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La generazione X

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Ma cosa vogliamo? La vita dei ventenni coi soldi dei cinquantenni e le relazioni dei teenagers. Eccoci, figli degli anni ’80, ci hanno chiamato “la generazione X” perché sembravamo incognite variabili e invece ci siamo rivelati essere prevedibili e banali.

Siamo cresciuti coi fratelli Walsh che vivevano a Beverly Hills ed erano bellissimi, ricchissimi, con amici bellissimi e ricchissimi e facevano qualche marachella che si risolveva sempre perché erano bellissimi e ricchissimi e dal 90210 siamo passati agli studi di Uomini&Donne in cui vediamo galline e galli lottare per la pollastra o il pollo di turno: maleducati, ignoranti e firmatissimi, hanno (apparentemente) tutto facendo (assolutamente) niente. 

Ci hanno imbrogliato facendoci credere che la vita fosse bella vita, come quella dei nostri connazionali in Vacanze di Natale: furbacchioni e grevi ma tuttavia simpatiche canaglie a cui si perdona tutto ed eccoci fregati a dover affrontare i problemi reali sperando di incontrate Kelly Taylor o di fare fortuna come quel tronista là, male che vada in vacanza riusciamo a farci la straniera. 

Ma la vita va avanti e noi con lei, senza mappe né riferimenti. Non siamo più i giovanissimi a cui son dedicate offerte e promozioni né i grandi che forti del boom nel quale siamo nati, hanno saputo mangiarsi tutto, lasciando a noi le briciole o meglio: lasciandoci niente.

Non abbiamo capito niente e facciamo finta di aver capito tutto: chi ci salverà da noi stessi?

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Non sono una persona simpatica

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Metto il parmigiano sulla pasta al tonno e me ne vanto, immagina quanto me ne sbatto del giudizio altrui. Non faccio nulla per risultare simpatico alla gente ma non perché credo di essere superiore o perché sia timido (cosa che per altro è assodata) il fatto è che proprio non sono una persona simpatica.

NON

SONO

UNA

PERSONA

SIMPATICA

Chi mi conosce davvero sa che ho ragione, sa che la mia vita è tutta casa e lavoro: una casa poco curata sotto tanti punti di vista e un lavoro totalizzante; una casa che non è adibita a ricevere più di due persone (a parte me e Ga’ che ci viviamo) e un lavoro che assorbe ogni mia energia; una casa che rispecchia il mio essere (lunatico e umorale quindi a volte incasinata e a volte maniacalmente impeccabile) e un lavoro verso cui ruota tutto ciò che faccio quando non sono né a teatro né a casa.

Non sono una persona simpatica non solo per il luogo in cui vivo e il modo in cui lavoro, ma anche perché non riesco a conciliare la simpatia con: la pigrizia, la schiettezza, il mio senso dell’umorismo, il mio essere.

Ci sono persone che non devono sforzarsi per essere simpatiche, io dovrei ma non ne ho voglia né intenzione. Ci sono persone che emanano calore, io sono semplicemente cortese ed educato (con chi è cortese ed educato, mica sono un cretino totale).

MA:

nell’ultimo periodo ho palesemente perculato chi mi ha palesemente peculato e questa non è una bella cosa, anzi fa proprio schifo. Più di una persona ha cercato di trattarmi da cretino e io ho fatto specchio-riflesso alimentando la consuetudine dell’essere furbettini, gnorri. Ho sprecato tante energie preziose. 
Dobbiamo cercare di essere trasparenti che di schifo ce n’è fin troppo al mondo.

Non siamo persone simpatiche ma neppure i parafulmine di queste merde che vivono tra noi e pretendono di prenderci per il naso. 

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Per-donare.

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Qualcuno prima di me avrà anche scritto che PER-DONARE è un regalo che si fa a se stessi prima che agli altri, ok, ma perché bisogna perdonare sempre e comunque? Io ho perdonato? La risposta è no: ho ricevuto più perdoni di quelli che ho elargito.

È così difficile dimenticare, così doloroso far finta che le cose non siano successe… mi aiuta il tempo che passa il fatto che ho una pessima memoria e quindi tendo ad annacquare le cose che accadono e ogni tanto mi capita di dovermi sforzare per ricordarmi come mai una determinata persona mi sta sulle palle. È bellissimo, ma pericoloso.

Se tutti sapessero cosa passa per la mia testa sarei più impunito di Berlusconi. Sbaglio tanto, sbaglio sempre ma sbaglio convinto di agire per il meglio, sempre e sempre più credo di agire per il meglio tanto più sto facendo un errore madornale.

È difficile essere me, ma forse è ancor più difficile avere a che fare con me.

Una cosa è certa: la cosa più giusta fatta nella mia vita è stata quella di perdonare me stesso. 

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Fallocrazia.

Che vergogna essere un maschietto di questi tempi. Siamo i molestatori, siamo i ricattatori, siamo i violentatori, siamo gelosi e possessivi. La verità è che ci sta mancando la terra sotto i piedi, perché tutti si stanno rendendo conto che alla fin fine questa cosa che abbiamo tra le gambe non è poi tanto importante: ormai se ne stanno rendendo conto tutti, ma noi già da un pezzo.

Il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini: perfino Dio ha deciso che dovevamo esser noi per primi a colonizzare il Paradiso Terrestre, lei è arrivata dopo a far casini per il capriccio di mangiare una mela e per colpa sua l’abbiamo pagata cara pure noi poiché chi-dice-donna-dice-danno, nient’altro che questo. Per non parlare di Allah che ci promette ben 72 vergini nell’aldilà se ci martirizziamo: lei è un premio, una ricompensa, nient’altro che questo. Sì, ci siamo ritrovati in un mondo costruito ad hoc per noi da chi ci ha preceduti, ma la favola è finita e la principessa si salva da sola…e il drago siamo noi. 

Perfino nei processi sommari che ci piaccion tanto sui social di questi tempi noi dibattiamo se lei-doveva-parlare-prima, se lei-se-l’è-cercata, non se lui se lo poteva tenere nei pantaloni e basta.

Ma io dico: irresistibili come siamo, data quella cosa che abbiamo tra le gambe, perché dovremmo approfittare della nostra posizione di potere o della nostra supremazia fisica per portarcela a letto? Ah, giusto: forse non siamo poi tanto irresistibili.

Che vergogna essere un maschietto di questi tempi, perché essere Uomini è tutta un’altra storia.

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Non sono una persona simpatica.

Non sono una persona simpatica. Anzi, a me piace dire che sono come un dito nel culo: a volte piacevole, altre volte del tutto fuori luogo. Se nel privato sono un vero disastro, sul lavoro ho scoperto di avere una fama a metà tra Goebbels e Hitler

Non starò qui a spacciare i miei pregi per difetti (non sono quel tipo di persona), ma ultimamente sto facendo i conti con la mia condizione di spigolosetto e mi voglio fermare un attimo ad analizzare con voi la situazione: non sia mai vogliate lasciarmi un feedback.

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Parlando di Andrea abbiamo un quindicenne grasso e pieno di brufoli imprigionato nel corpo di un uomo: goffo, sciocco, timido e impacciato. Non sono bravo a coltivare le amicizie perché penso di essere così poco interessante che non ci provo neppure. Ho iniziato da poco a praticare la pallavolo con il solo obbiettivo di farmi nuove amicizie, eppure la mia capacità di conversazione non riesce ad andare oltre il classico “mia!” due volte a settimana. Ci ho provato un po’ di più andando a fare crossfit, ma la prima volta non riuscivo a inserirmi nella discussione sulle motociclette (che soggetto), la seconda volta la tipa che ha iniziato a parlare con me (con mio grande sollievo) in due frasi ha fatto crollare ogni mia predisposizione:

Stai dimagrendo molto. Ma hai il fondoschiena flaccido.

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Parlando di Ibba Monni le cose diventano decisamente più serie. Ibba Monni l’ho creato io negli ultimi 20 anni: è tutto quello che mi serviva per proteggere Andrea. Ibba Monni non guarda in faccia a nessuno, per lui esiste solo il lavoro e la dedizione ad esso: potrei fare un elenco di persone che deludendomi professionalmente non sono mai riuscite a far breccia nel mio privato, ma resterei qui fino a ferragosto 2018. So quello che voglio e so come ottenerlo senza mai andare contro me stesso e i miei valori, questo sì, ma è anche vero che per me i rapporti personali sono addirittura un ostacolo nel lavoro.

Tra le cose che mi sono state rimproverate più o meno bonariamente negli anni:

  1. Ma non ci droghiamo dopo? – Non mi sono mai drogato prima, figurati dopo.
  2. Ma perché non sei più felice per l’articolo sul giornale? – Perché non è il primo, non ho 12 anni e non sono ancora finito su Vaniy Fair.
  3. Ma perché non vieni mai agli aperitivi/cene? – Perché faccio teatro, non il critico culinario e poi perché sono sempre a dieta.
  4. Ma perché lavori sempre? – Perché sono povero!
  5. Ma perché non vai mai a teatro? – Io ci vivo a teatro e ne ho così tanto rispetto che quando vado (e ci vado più spesso di quanto si sa in giro) vado solo a vedere cose interessanti (sempre troppo poche) o progetti che mi incuriosiscono (salvo poi pentirmene il 99% delle volte).
  6. Ma perché non (più) siete amici di tizio/a? – Perché non necessariamente ci si trova simpatici o si ha rispetto di qualcuno/a che sotto-sotto non è come appare: a volte scopro che dietro il personaggio non c’è una persona o c’è una persona di merda; altre volte sono io a non piacere a qualcuno. Non è che siccome siamo colleghi dobbiamo essere amici, no?

Com’è e come non è, né Andrea né tanto meno Ibba Monni sono contenti di essere come sono: il primo vorrebbe stare più sereno mentre il secondo vorrebbe diventare più morbido.

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Chi l’avrebbe mai detto? Io.

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Scrivevo questa mattina su facebook: “Si deve puntare sempre più in alto: non mi piace stare nella confort zone”

Che misky!

È presto per parlarne, ma oggi ho fatto una cosa:

  1. da solo,
  2. fuori dall’ambiente teatrale,
  3. senza nessuno che conosco.

Il risultato? Sono una persona timida la persona più timida che conosco. Non ci credi? Neppure io ci crederei al posto tuo, nel senso che sotto sotto, intimamente, sapevo di essere uno sfigato, ma stasera ne ho avuto la conferma: goffo, sciocco, scemetto.

Ne avevo bisogno, anzi ne ho bisogno perché è da secoli che non faccio altro che vivere di teatro 24 ore su 24, però dai…sono io, sono solo io.

P.S: tra mille anni leggerò sta roba e dirò “E quindi? Cos’era?” per cui lo scrivo, così me lo ricordo: ho iniziato con la pallavolo.  

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Autunno – cadono le foglie, speriamo non le palle

Oggi inizia l’autunno 2017 e io non sono tanto d’accordo. Ok, ho passato un’estate bellissima – no complains – però ora non potrò più decidere di non andare al mare. Io sono fatto così: devo decidere io, nessuna imposizione.

Estate strana, bella ma strana, felice ma non serena… ormai ci sono sceso a patti: sono un Artista e noi artisti siamo belli e dannati. Più o meno tutti, diciamo che io sono più dannato che bello. 

Ma voglio scrivere d’altro.

In questi giorni in cui faccio il count down per riprendere a pieno regime il mio lavoro (che non si è mai fermato, ma solo fatto meno intenso) è tutto un godere-di-ogni-momento, che altro non vuol dire che fare-schifo-come-se-non-ci-fosse-un-domani:

  1. Netflix – ovvero come divorare serie tv (“Friends”, “That’s 70s show”, “Grace&Frankie”, “Atypical”, ecc…) intervallandole con “Grey’s Anatomy” (e siamo alla nona stagione);
  2. Vino – che sia beverello o prosecco, preferibilmente fresco e rosato, le bollicine hanno preso il posto dell’anguria, la quale deteneva il primato come Simbolo dell’Estate da almeno due decadi;
  3. Crossfit – la mia nuova passione, povero me, tre volte la settimana trascorro un’ora abbondante ad uccidere la mia autostima con gente dal fisico marmoreo che fa il doppio di quel che faccio io in metà del tempo;
  4. Cibo – qui siamo alle solite: il buon vecchio rapporto di amore e odio con qualunque cosa sia commestibile e non. Work in progress since 1983.

Volevo mettere una foto-simbolo di questa estate, ma non ne avevo molta voglia. Quindi:

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