Pubblicato in: ho visto/ho letto/ho ascoltato, i tempi andati

Maria, piena di grazia: il libro completo (post in aggiornamento settimanale)

CAPITOLO UNO

Nella chiesa di Santa Rita, non ci si ricordava di aver vissuto un momento così imbarazzante dalla volta in cui la giovane Luisanna Spada si era sposata con il vecchio Arturo Corongiu che aveva dovuto abbandonare l’altare poiché se l’era fatta addosso.

Don Paolo Piludu era arrivato in paese poco tempo dopo e quella storia gli era stata raccontata da quelle pettegole che andavano a pulire la chiesa una volta la settimana e che ogni volta dovevano raccontare qualcosa di succulento per le orecchie del parroco del paese, convinte che i loro e gli altrui segreti del confessionale non fossero abbastanza. Ma lui che si era ormai abituato ai piccoli e grandi difetti della gente a cui dava la comunione ogni domenica mattina da sette anni, non si era ancora capacitato delle reazioni spropositate della sua perpetua, Orsola Boi, che questa mattina aveva innescato lo scompiglio durante l’offertorio.

Infatti, durante la messa, passando tra i suoi compaesani nella navata centrale con la bottiglia di vino rosso in una mano e il cesto di dolci alle mandorle nell’altra, si era fermata accanto al banco della famiglia Lobina e aveva intimato a Veneranda di portare via “quella piccola pazza malata” prima che ci pensasse lei stessa a “cacciarla dalla casa di Dio a calci nel culo”. Mentre proseguiva tronfia verso l’altare e ignara di aver detto davvero la parola “culo” di fronte a tutti e durante la messa, la “piccola pazza malata” che rispondeva al nome di Maria aveva iniziato a piangere e singhiozzare mentre il resto della sua famiglia cercava di dissimulare la vergogna. Tutti i fedeli avevano chiaramente sentito prima Orsola sputare veleno e ora Maria piangere, ma tutti fingevano che non fosse successo nulla: gli occhi puntati alla statua della Santa e le bocche che ne cantavano le lodi.

Ecco quel che questa comunità fa molto bene” – pensava Don Paolo prendendo dalle mani della perpetua sorridente la bottiglia del vino – “fingere che tutto sia normale anche quando normale non è”. E con un forte senso di calore in viso congedò in maniera sbrigativa le pecorelle del suo gregge facendo terminare la messa prima che poteva.

È una creatura di Dio” disse con un rimprovero bonario Don Paolo alla perpetua che lo aiutava a togliere le vesti talari.

È una piccola anima dannata” rispose Orsola sull’orlo delle lacrime.

Maria Lobina ha bisogno di stare vicino a Dio quanto me e quanto te, Orsola”

Quella non era così padre, lei non lo sa perché è qui solo da sette anni! Prima era una bambina normale, poi ha iniziato a farneticare e non ha più smesso. È colpa del diavolo! Ecco perché durante la messa interrompe sempre con quella sua parola dannata! Maria Lobina ha Satana dentro!”

Poi entrambi si voltarono verso la porta della sacrestia e videro Speranzina Curreli con quei suoi occhi da cerva neri e profondi incastonati in quel viso da bambola, bianco come il latte, i grossi capelli neri, le labbra a cuore e il fisico minuto e proporzionato, bella come nessuna nel paese. Si zittirono subito sia il prete che la perpetua, non appena comparve Speranzina Curreli, come succedeva ovunque in paese al suo passaggio e come accadeva perfino quando lei andava in campagna: sembrava che si zittissero anche il vento tra gli alberi e le bestie al pascolo: tutto il creato pareva ammutolire davanti a tanta bellezza.

Padre, può confessarmi?” chiese con quel tono da bambina, quasi un impercettibile sospiro, varcando la soglia mentre Orsola Boi guardando sia lei che Don Paolo correva via in lacrime. Inspiegabilmente.

***

Bazìpie!”

Maria, basta!” disse Veneranda a sua figlia mentre tornavano a casa dopo la messa. Eccoli lì, tutti scossi più dalla reazione della comunità che dalla sfuriata della perpetua, ma tutti insieme, come sempre e nonostante tutto, nella strada che li avrebbe condotti a casa in quella fredda domenica mattina di novembre. Veneranda pregustava un po’ di pace al rientro della sua famiglia numerosa tra le mura domestiche: avrebbe lasciato da soli i suoi figli non appena avessero varcato l’enorme portone in legno, perché tutti i suoi figli sapevano cosa fare in ogni momento della giornata. E così, mentre lei avrebbe bevuto il suo caffellatte da sola, alcuni di loro sarebbero andati nella loro camera, altri ad aiutare le serve, qualcuno avrebbe sicuramente badato a Maria mentre lei avrebbe avuto modo di fare quel che amava fare di più al mondo: appena poteva, da circa vent’anni Veneranda Lobina stava da sola a fissare il ritratto del suo defunto marito. Questa era l’unica cosa che poteva darle pace e sostenerla nei momenti difficili e solo Dio sapeva cosa le passasse per la testa mentre se ne stava immobile come una statua, senza espressione, seduta sul letto con gli occhi fissi in quella cornice.

Bazìpie!” disse Maria mentre inciampava su un gatto addormentato per poi proseguire, coi suoi fratelli e sorelle dentro casa. Veneranda si fermò invece appena dopo aver oltrepassato il portone, seguì quel gatto con lo sguardo, lo osservò correre verso la pianta di limoni, stirarsi in piedi sull’albero facendo strisciare le unghie sul tronco per poi inseguire un insetto tra i cespugli. In quel momento invidiò quel gatto e la sua libertà e pensò che senza Maria sarebbe stata libera, se non altro, dall’imbarazzo quotidiano che quella figlia ritardata le causava. No, non si vergognò neppure per un secondo di quel pensiero e lasciò che l’aria ghiacciata di quella mattina le entrasse nel naso e le riempisse i polmoni, prima di rientrare in casa, ignorare le necessità dei figli e le domande delle serve, prendere la tazza di caffellatte dalla cucina e andare a consumarla seduta sul letto, mentre fissava il ritratto di suo marito sciogliendo i suoi capelli grigi.

CAPITOLO DUE

Antonia Spiga era abituata ai momenti solitari della sua padrona. Si erano conosciute da ragazze, quando la madre di Antonia aveva iniziato a fare la serva a casa della famiglia Agus, la casa natìa di Veneranda e insieme erano rimaste quando Veneranda aveva perso i genitori nel crollo della chiesa campestre del Buon Pastore, quando poi si era sposata con Giuseppe Lobina, quando sua sorella Ada era partita per Roma in fretta e furia per non gettare la famiglia nel baratro della vergogna Insieme quando a Veneranda erano iniziati a nascere quei figli malaticci, così come quando Antonia era rimasta vedova. Sì, insieme: più amiche che padrona e serva, addirittura quasi sorelle.

Antonia era disposta a tutto per far sì che la vita della sua padrona fosse una bella vita, perché non si era mai dimenticata che Veneranda l’aveva aiutata a mettere al mondo il suo unico figlio, Francesco, e che aveva accolto anche lui a servizio a casa Lobina, perché suo marito aveva avuto la bella idea di farsi ammazzare da un compare, un pomeriggio qualunque, in seguito a uno stupido diverbio alcolico.

Il rapporto speciale tra loro era così forte proprio perché Antonia rispettava il bisogno di Veneranda di stare sola: quei silenzi e quegli spazi erano il cemento del loro connubio perfetto.

Fu per amore di Veneranda e per la devozione alla sua famiglia che Antonia digerì l’ingresso in casa di Vincenza Mereu, una serva assunta dalla padrona perché da sola non sarebbe riuscita a star dietro a quella casa e ai bambini coi loro problemi di salute: col tempo aveva imparato a voler bene anche a Vincenza che quasi trattava come trattava Francesco, perché Antonia Spiga, mani grosse e cuore semplice, voleva sempre un po’ bene a tutti.

Per amore di Veneranda e per la devozione alla sua famiglia, oggi Antonia accoglieva un’altra serva.

Signora, non ne abbiamo bisogno. Ci siamo già io, Vincenza e Francesco a mandare avanti tutto quanto, i suoi figli sono grandi e…”

E tu sei vecchia come me.” – la interrompe Veneranda – “E come me devi riposare. Non discutere con me Antonia, non abbiamo più le energie per farlo.”

Discorso chiuso.

Il giro della casa e le relative istruzioni su come pulire le cassapanche del salotto, dove conservare gli utensili della cucina, come svuotare e poi disinfettare i vasi da notte dura da circa un’ora, Vincenza prende in mano la situazione e mentre Antonia si dirige verso le camere da letto dei padroncini, afferra Orazia per le spalle: “Continuiamo un’altra volta Antonia? Oggi proprio non è la giornata che possiamo perdere in istruzioni. Orazia questo è il loggiato: la padrona vuole che ci mettiamo qui a fare i lavori che non sono di cucina, come ad esempio la cucitura e il ricamoe ci mettiamo sempre qui a preparare tutto per la processione di Santa Rita.”

Le ceste coi petali e la menta vogliono dire solo una cosa: sa ramadura. C’è da spezzettarne il contenuto in modo da stendere un tappeto aromatico appena prima del passaggio della statua della Santa.

Bella casa Lobina, vero?”

Molto bella Vincenza…” risponde Orazia. Stamane si è alzata prima dell’alba per prepararsi più emotivamente che altro al nuovo lavoro e adesso ha un poderoso mal di testa che fatica a dissimulare. In una frazione di secondo si accorge che sta probabilmente compromettendo la sua vita a casa Lobina e subito, correggendosi aggiunge: “…e ben tenuta Antonia, complimenti!”

Grazie!” Antonia è seccata, vede il mondo andare avanti mentre lei sta per lasciare il suotrono”.

Dal momento che il rapporto con la serva più vecchia sembra ormai compromesso fin da subito, Orazia che nella sua vita non è mai stata abituata a combattere per alcunché, decide di lasciar perdere Antonia e di spendere ogni energia per conquistare Vincenza:

Vincè, ma hai sentito che Speranzina Curreli sta sempre in sacrestia ultimamente?”

Missione compiuta con facilità: il pettegolezzo è un’arma potente per creare alleanze.

Me l’ha detto Orsola Boi, la perpetua. Ma io non ci credo!”

Questa casa è bella e ben tenuta perché noi serve lavoriamo più che parlare e spettegolare.” Dice Antonia, sperando di chiudere il discorso sul nascere. Ma le altre due continuano come se non avesse detto niente.

Anche a me l’ha detto Orsola Boi, e io ci credo alla perpetua.”.

Io no: per Orsola Boi sono tutte innamorate del suo Don Paolo. Per carità: bello è bello, ma è pur sempre un uomo di Dio!”

La stavano proprio ignorando? Di già? Antonia non poteva permetterlo: “Callàdi e traballa! Che sa ramadura non si fa da sola!”.

Ma secondo me Speranzina Curreli se ne mette pochi di problemi!”

Orsola Boi dice così perché è innamorata di Don Paolo Piludu: la perpetua è gelosa!”

Uffa. Tagliate i fiori e state zitte!” interviene Antonia, accorgendosi dell’imminente arrivo della padrona. Infatti, mentre l’odore della menta si fa sempre più pungente, fa il suo ingresso una trafelata Veneranda Lobina: “Maria! Marì! Vincenza, avete visto Maria?”

Antonia è preoccupata, Lucia le ha raccontato cosa è accaduto in chiesa con Orsola Boi. “E dove sarà andata a finire stavolta?”

No signora Veneranda, non la vediamo da prima che arrivasse Orazia!” risponde Vincenza. E nel clima di quotidiana apprensione per Maria che quella stanza della casa è da sempre abituata a ospitare, entra Francesco Spiga, il figlio di Antonia, col sorriso sul volto e l’eccitazione nel corpo. Tutte le donne presenti nella stanza notano il rigonfiamento nei suoi pantaloni: il buon Dio l’ha messo al mondo senza dargli troppa altezza o massa muscolare, ma di certo s’è lasciato andare con le misure del suo membro. Veneranda si irrigidisce, Antonia è imbarazzata, Vincenza è divertita: la prima non è mai riuscita, nonostante tutto, ad avere confidenza col figlio della sua serva-quasi sorella, la seconda sa che l’entusiasmo anatomico del figlio è rivolto alla padroncina Assunta, la terza sghignazza perché ha l’ennesima prova che il soprannome “burriccuche in paese hanno dato a Francesco, non è per via della sua prepotenza. Tuttavia rompe il silenzio e getta un salvagente all’una e all’altra: “Serve qualcosa, signora?”

Sì, che Francesco si metta a lavorare! È da stamattina che sta gironzolando per casa invece che andare fuori a pulire il vicolo!”.

Francesco fa per dire qualcosa, ma Antonia lo colpisce alla nuca con uno schiaffo violento. Lui protesta umiliato ma lei in una parola lo zittisce, la mano pulsante.

Antonia sa che la padrona ha capito da tempo che Francesco è infatuato di sua figlia Assunta.

Io continuo a cercare Maria, se la trovate fermatela e chiamateci per piacere. Antonia finisci di istruire la nuova serva e assicurati che tuo figlio faccia quel che ho ordinato”.

Veneranda esce, ricomincia a chiamare Maria.

Orazia, lui è mio figlio Francesco, un buono a nulla, ecco cos’è!”

Piacere, Spiga Francesco. Mamma, il vicolo l’ho preparato già stamattina per la processione: è tutto pronto!”

E vai a pulire il cortile allora, disgraziato. Cosa ci fai dentro casa? Nulla! Sempre dietro a signorina Assunta, ecco cosa ci fa lui qui dentro!” E prima che arrivi un’altra protesta del figlio, Antonia lo schiaffeggia di nuovo alla nuca, come da routine.

Vincenza, più per alleggerire il clima che per umiliare ulteriormente quel ragazzo a cui vuol bene come un fratello piccolo dice: “Vai Francesco, vai a pulire il cortile per gli ospiti che devono arrivare. Ché signorina Assunta non ce l’ha il babbo, ma i fratelli Efisio e Guido possono sistemarti al posto tuo!”.

Signorina Assunta è la figlia di signora Veneranda Lobina? E non ha un padre?” chiede scioccata Orazia. “Cioè signora Veneranda non ha marito?”

Quanto sei bella sei tonta, Orazia! Se lavori con le mani come ragioni con la testa, siamo messe male!” ridacchia Vincenza mentre Antonia, colto l’alone di scandalo che passa per la testa della servetta precisa: Non dire stupidaggini Orazia! Signor Lobina è morto tantissimi anni fa, talmente tanti che mio figlio Francesco non era ancora nato e Vincenza non era ancora arrivata.”

E io sono arrivata perché signora Veneranda non ce la faceva a mandare avanti la casa e crescere sei bambini. Neppure con l’aiuto di Antonia!”

E meno male che sei arrivata tu Vincenza! Lingua lunga!”

Sei figli? Signora Veneranda ha sei figli?” chiede Orazia.

Nove ne ha avuti! Nove! Ma due sono morti da piccoli e uno appena nato, iscùru!” risponde Antonia. Ogni volta che pensava a quei tre le si bagnavano ancora gli occhi, perfino dopo così tanti anni.

E questi figli chi sono?” chiede Orazia, curiosa di sapere tutto sulla famiglia da cui deve prendere servizio. Vincenza si fa scura in volto, improvvisamente seria: Non si può dire che i Lobina siano stati fortunati coi figli eh!”. E insieme ad Antonia, iniziano a raccontare alla nuova serva chi sono i fratelli e le sorelle Lobina.

CAPITOLO TRE

Antonia è furiosa, scatta sempre all’attacco quando qualcuno parla male, anche vagamente, della famiglia che serve con amore e devozione da tanti anni.

Ma callàdi Vincè! Giuseppe e Veneranda Lobina sono stati fortunatissimi coi figli! Nostro Signore ha fatto dono a queste due belle persone di creature bisognose di particolari attenzioni.” E calmandosi inizia ad elencare alla nuova serva di casa, Orazia, i nomi dei figli di Veneranda Lobina: “C’è Gesuina…”

Una macca!” dice Vincenza con leggerezza “Crede di essere “una Santa destinata a morire vergine e martire!”

Tutti conoscono Gesuina Lobina: anche nei paesi vicini, come in quello di Orazia, il soprannome ‘La Santa Mancata’ l’ha resa celebre. È un vero e proprio personaggio del paese e se non fosse per la corazza costruita intorno a lei dalla madre, dai fratelli e dalle serve, sarebbe trattata da scema del villaggio qualunque. Non che Gesuina abbia un aspetto bizzarro, anzi, è una ragazza graziosa, con un viso regolare, un seno florido e due mani rubate all’arte neoclassica.

Ma i suoi occhi… i suoi occhi tradiscono uno spirito tutt’altro che sereno: spiritato e fisso, lo sguardo di Gesuina Lobina pare abituato a vedere apparire Dio e la Madonna ovunque, trasferendo alle labbra una durezza stonata con quei lineamenti. Tutti, compresa Vincenza che pure vuole bene a quella padroncina bizzarra, ridono o sorridono al suo passaggio, ma Antonia è preoccupata perché presagisce una fine terribile per quella creatura tanto vicina a Dio da non poter stare a lungo su questa terra.

C’è Guido…”

Nato zoppo a una gamba!”

Guido è il figlio che ogni madre desidera, pensa Antonia vergognandosi un po’ di amare di più il padroncino rispetto al proprio figlio Francesco. Guido è sempre stato bello, studioso e mai è rimasto con le mani in mano quando si trattava di lavorare; il suo animo sensibile, sempre pronto a mitigare situazioni di tensione piuttosto che fomentarle, lo ha portato ad essere un degno sostituto del capo famiglia, mancato troppo presto.

S’omineddu di casa Lobina è un giovane uomo affabile, pieno di amici, solido come una roccia e corteggiato da tutte le giovani donne che lo conoscono. Preferisce i libri alle donne e ha un amico speciale, Giovanni Ledda, con cui divide tutto il suo poco tempo libero da quando erano due bambini dai calzoni corti. Né Giovanni, né anima viva, ha mai avuto fastidio, turbamento o un moto derisorio nei confronti della zoppia di Guido; le uniche voci malevoli che girano su Guido Lobina sono quelle riguardanti l’amicizia con Giovanni, voci che Antonia combatte con decisione e che Veneranda spazza via con uno sguardo di superiorità.

La gente è cattiva e furba” dice Veneranda “Non volendo apparire malvagia per il difetto fisico di mio figlio, si inventa devianze che non esistono. Quando Guido si sposerà staranno tutti zitti una volta per tutte. Ma ora è meglio che continui a pensare allo studio.”

Lucia…”

Nata cieca.”

Queste due parole, pronunciate per pettegolezzo da Vincenza e da chiunque, sono sempre state come due lame per il cuore di Antonia. Lucia Lobina non è nata cieca, anzi era la prima figlia sana di Veneranda e Giuseppe Lobina, dopo quei figli nati morti, quegli altri mai nati e quelli nati malati.

Ma a pochi giorni dalla sua nascita, Gesuina volle rendere giustizia al nome di sua sorella e cercò di cavarle gli occhi dalla testolina: fermata in tempo proprio da Antonia, Gesuina riuscì a rendere la sorella Lucia cieca per sempre. Per paura delle reazioni della gente, nemmeno il padre delle bambine venne informato dell’accaduto.

Giuseppe morì pochi mesi dopo questo fatto, mentre Veneranda era inconsapevolmente in attesa dei due gemelli, Efisio e Maria. Il capofamiglia morì convinto di non aver avuto figli sani. Lucia era cresciuta con tantissimo amore da parte di tutti, era bella e simpatica, dolce ma non stucchevole, la sua risata era robusta e il suo aspetto era assai gradevole come quello dei fratelli e delle sorelle.

Maria…” Sospira Antonia, continuando l’elenco.

Abarraedda!” Taglia corto Vincenza.

Cioè?” chiede Orazia.

Maria è ritardata, mì! Non è pericolosa”

Maria non è nata così, all’inizio era normale, cresceva, parlava e giocava. Poi da piccolina, all’improvviso, avrà avuto otto anni, ha cominciato a rincretinirsi e adesso dice solo Bazìpie”! Comunque, poi c’è anche Efisio… Bellixeddu e buono come il pane! Protegge la sorella Lucia, quella nata cieca, come se fosse suo padre Giuseppe impersonificato! E poi…”

Vincenza la interrompe: “…e poi c’è Assunta che è la grande, che ha un filarino con Jaime Curreli, figlio di Caterina. L’usuraia.”

E te l’ho detto io che hai una lingua lunga Vincenza!” ribatte Antonia “Lampu ti calit e ‘stitzia ti currat! Signorina Assunta non ha “filarini”: è quasi fidanzata al figlio di Donna Caterina. Sono in fastiggiu. E Caterina Curreli non è un’usuraia! Queste cose non si dicono!”

No, non è un’usuraia, è una donna molto gentile. Che se hai bisogno di soldi te li presta…e te ne chiede il doppio quando devi renderglieli”

Orazia e Vincenza non riescono a dar sfogo ad uno dei pettegolezzi più chiacchierati del paese e del circondario, ossia quello sulla famiglia Curreli, poiché proprio il giovane rampollo di Donna Caterina, fa il suo ingresso nel loggiato accanto a Veneranda.

Eccolo Jaime Curreli: alto, bello e dinoccolato, col suo sorriso sornione, riempie la stanza con la sua voce maschia e virile: “Salve a tutte.”

Maria? Nulla?” chiede Veneranda.

Nulla signora.”

Veneranda prosegue: “Il signorino Jaime Curreli è venuto a portarci qualche bottiglia di vino rosso, sapete dov’è Francesco?”

Mi serve aiuto a scaricare le casse, da solo non riesco.” giustifica Jaime.

Non è in cortile?” Si fa apprensiva Antonia.

Non mi pare.” Jaime si rivolge alla padrona: “Assunta è in casa? Volevo salutarla.”

Veneranda si fa rigida, lui finge di non averlo notato e dice: “Prima scaricherò le casse di vino, con permesso.”

Veneranda e Antonia si scambiano uno sguardo d’intesa eloquente: a nessuna delle due fa piacere che venga ufficializzato quel fidanzamento: ma le cose non possono andare altrimenti.

CAPITOLO QUATTRO

Apollonia Congiu parla spesso da sola: “Mettere in ordine i pensieri fa bene, pronunciarli a voce alta dà loro la giusta dimensione e proporzione: se te li tieni in testa, le briciole rischiano di diventare montagne.”

Lei è la guaritrice del paese e a lei si rivolgono tutti in gran segreto e per ogni genere di necessità medica: Luigia Curreli le aveva chiesto una polvere che rinvigorisse la virilità del marito, Francesco Spiga le aveva chiesto di guarirlo da quei fastidiosi pidocchi dentro le mutande e Maria Cristina Denotti le aveva chiesto un rimedio per quella barba che le cresceva sul viso.

Insomma, laddove le preghiere a Dio sembrano non bastare per risolvere guai imbarazzanti, l’ultima risorsa sono gli unguenti e le pozioni della bruxia del paese.

Tutti la evitano pubblicamente, tutti segretamente ne hanno bisogno e lei di tutti conosce i segreti: quanto è loquace una persona che sta male e che cerca conforto!

Sono nata, sono cresciuta e voglio morire qui: in questo paese che Dio non ha affatto dimenticato, anzi, lui si diverte mentre io cerco di porre rimedio, nel mio piccolo. Tutti mi scacciano come la peste ma segretamente tutti mi cercano quando hanno da combattere contro quello che chiamano “malocchio”, “mal di fegato”, “mal di reni”, “dolore di parto”, “sfortuna”, ma che in realtà si chiama “Dio”.

Io, Apollonia Congiu, attraverso gli occhi della verità vedo la sofferenza di questa gente, non causata dall’avversità, ma dal senso di colpa instillato nelle loro menti da un orribile Dio che fa accadere al mondo cose orribili: io lo maledico dal profondo del mio essere, poiché io sono l’avversario, il nemico, di tutto ciò che di orribile esiste. Loro non comprendono chi sono veramente, quindi condannano se stessi credendo ad un Dio che nemmeno esiste, se non loro stessi!

Sporca bruxia malefica” mi chiamano, ma me ne faccio ben poco della purezza se non conosco la verità. Ed io conosco la verità. Io sono il serpente, la mela, l’albero della conoscenza, io sono la verità, l’avversario dell’orribile, il nemico dello scempio. Credono di avere la verità in mano quando non si rendono conto che nel loro palmo vi sono soltanto inutili briciole!

La verità? Che cos’è la verità? Ponzio Pilato lo chiese a Gesù Cristo, ma il figlio del loro Dio tacque. Perché la verità uccide realmente quando è temuta. Non si vergognano di adorare un infame concetto, parto grottesco della psiche collettiva, che è Dio stesso. Quel Dio che 1900 anni fa mandò sulla croce il suo amato figlio, non oso nemmeno pensare cosa potrebbe fare alle pecorelle del suo gregge!

La fede… La loro povera fede…Con questa chiudono gli occhi su ciò che li circonda: la menzogna ad ogni costo! E soltanto chi soffre nella realtà ha bisogno di creare menzogne! A cosa gli servirebbe portare a spasso “un’anima perfetta” in un cadavere di corpo? A cosa? Se per godere bisogna soffrire allora la somma beatitudine diverrà sofferenza!”

Quanti paroloni che sai dire!”

Succedeva sempre così: Caterina Curreli, come un’ombra compariva e sentiva e vedeva qualcosa che era meglio non sentisse né vedesse. Nata povera e divenuta presto orfana, la piccola Callina riuscì a diventare la donna più ricca del paese grazie a un’idea che le venne una mattina quando rubò, quasi per gioco, dei soldi dalla casa di Arturo Corongiu nel giorno del suo matrimonio con la giovane Luisanna.

E adesso che te ne fai di quei soldi Callina? Me ne presti un po’ fino alla domenica che viene?”

le chiese un suo compare di povertà che voleva stupire il paese comprando del pane per la sua famiglia invece che del vino per i suoi bagordi.

Certo che te li presto Zuanni! Ma tu domenica che viene me ne rendi il doppio!”

Rideva Callina, che quando rideva, rideva forte.

E rideva, rispondendo Zuanni: “Ma anche tre volte tanto te ne rendo Callì!” e ridevano…ridevano mentre Arturo Corongiu e Luisanna Spada lasciavano la chiesa di Santa Rita dopo la figuraccia del vecchio sposo che se la fece addosso al momento del “sì”.

Aveva appena dodici anni a quel tempo Callina, quando la domenica successiva tagliò con un colpo secco d’ascia le dita della mano del suo compare di povertà che non aveva rispettato il patto:

Hai tempo fino alla prossima, di domenica, e ne voglio il doppio ancora, sennò ti taglio tutta la mano! A bicculos ti fatzu!

Ecco come era diventata una donna ricca e aveva abbandonato per sempre quel nome “da povera orfanella”. Poi un giorno aveva deciso che di soldi ne aveva avuto abbastanza per questa e per altre dieci vite, si era detta che di dita mozzate non ne voleva vedere più e scelse di sposare Remigio Curreli.

Mise al mondo Jaime e Speranzina ed era felice perché aveva tutto quello che sognava quando era piccola e povera: una casa enorme e piena di ogni ben di dio, un marito devoto, due figli bellissimi e una fama di donna pericolosa.

Ma non smise mai di fare l’usuraia: i soldi chiamano soldi e chi non ne ha avuti, appena ne ha, ne vuole sempre di più.

***

Cosa vuoi Callina? Perché sei venuta fino a qui?” chiede Apollonia turbata. Non le piace quando qualcuno la sente mentre parla da sola.

Sto per andare a casa Lobina e ho bisogno di avere la certezza di alcune cose: voglio conferme e solo tu puoi darmele.”

E perché dovrei dartele?”

Perché ne ho bisogno.”

Tu pensi che tutto quello che vuoi te lo prendi?”

Sì. Lo penso. Lo so.”

E cosa te lo fa pensare?”

Caterina è di fretta, le mette in mano un mazzo di soldi così corposo che Apollonia è costretta ad aiutarsi con l’altra e la fissa dritta negli occhi con quello sguardo ambizioso che ha da sempre.

Col passare degli anni ha imparato a vestirsi di tessuti e gioielli importanti, ha messo al mondo due splendide creature e si è guadagnata perfino l’amore della burbera suocera, Luigia Curreli, ma se la si guarda negli occhi, si può riconoscere lo sguardo deciso della piccola e intrigante Callina tra mille: uno sguardo di chi ha fame, uno sguardo che fa paura.

Ridendo, ridendo forte, Donna Caterina Curreli si avvia verso casa Lobina: oggi è un giorno di festa e Veneranda non può negarle il fidanzamento tra i loro figli.

CAPITOLO CINQUE

Ad Apollonia Congiu i soldi servivano sempre e sempre di più, perché le cure che prestava ai suoi compaesani e agli abitanti dei paesi vicini, raramente le venivano retribuite in moneta sonante o biglietto frusciante: spesso si accontentava di carne, frutta, uova o anche solo di un’eterna gratitudine. Apollonia, che chiamava la medicina “la mia missione”, era una donna molto bella, robusta, intelligente, coi capelli e gli occhi più neri della notte più nera, e viveva in una casetta diroccata grande quanto un pollaio, con suo fratello Anacleto, anche lui dedito alle scienze sia occulte che non.

Insieme avevano vissuto l’esperienza più triste della loro missione di vita qualche anno prima della visita di Donna Caterina Curreli: era un nuvoloso e freddo giorno di novembre, quando Gesuina Lobina aveva bussato alla loro porta con un sorriso raggiante e gli occhi colmi di lacrime. In quel tempo aveva 13 anni, era una bambina e già aveva fatto capire al mondo che la sua testa funzionava in modo decisamente particolare.

Sono incinta signorina Congiu.”

Gesuina, ma come? Ma che dici?”

Ieri notte mi è apparso un angelo di Dio e mi ha detto che avrò un bambino.”

L’angelo di Dio altri non era che Giovanni Ledda, un amico di suo fratello, che nottetempo si era introdotto a casa Lobina per intrattenersi con Guido e che aveva pensato di prendersi gioco della piccola pazza di casa.

Mi serve qualche tonico, di quelli che sa fare lei: Vincenza ha raccontato di aver bevuto qualche tonico quando aspettava sua figlia Giacoma.”

Pensando di fare cosa gradita alla famiglia Lobina, ossia credendo di risparmiare a tutti nove mesi di follia pura, dopo essersi consultata con Anacleto, Apollonia fece bere alla novella Madonnina un buon decotto di foglie di alloro con tanto zucchero.

Ora è tutto sistemato.”

Signorina Congiu, cosa vuol dire?”

Che ora non sei più incinta anima mia: non sta bene che una bambina così graziosa come te partorisca un bambino, non trovi?”

Mai i fratelli Congiu videro piangere così tanto anima viva – e di tristezze e scene di disperazione ne avevano viste molte e molto profonde – ma si dissero che non potevano comportarsi altrimenti.

Sai Maria” disse Gesuina a sua sorella, poco tempo dopo “Apollonia Congiu, cussa bruxia mala, ha ucciso il Salvatore che portavo in grembo.”

Bazìpie.” rispose Maria, come sempre.

Penso proprio che sia un demonio. Non appena il Signore me lo ordinerà, credo che la brucerò viva.”

Bazìpie.”

***

Apollonia e Anacleto erano i custodi dei segreti della gente del paese e del circondario. I rapporti con la famiglia Lobina erano delicati perché entrambi erano stati in qualche modo coinvolti nella fuga di Ada a Roma: la sorella di Veneranda, amica dei due, era partita in fretta e furia lasciando in terra sarda tutta la famiglia e molte domande senza risposta. Da quel giorno erano passati quasi vent’anni e Ada non si era più vista.

Ecco come erano andate le cose.

Erano tutti e tre ragazzini, Anacleto aveva dismesso i pantaloni corti e Apollonia e Ada avevano sanguinato per la prima volta da poco tempo quando quest’ultima, in lacrime, aveva detto ai suoi due amici che sarebbe partita, congedandoli con un abbraccio, due baci e poche parole frettolose.

I due fratelli si erano offesi così tanto che si erano tenuti ben lontani da casa Lobina per qualche tempo, ma qualche mese dopo Anacleto ci aveva ripensato ed era andato a parlare con la sorella della sua giovane amica: Veneranda Lobina, da poco sposa di Giuseppe. Fermato sull’uscio del cortile da Antonia Spiga, era giusto riuscito a dare uno sguardo alla facciata della grande casa: il tanto che era bastato per restare di sasso.

E ti dico che l’ho vista sorri mia! Era lei, proprio lei!” disse subito alla sorella.

Anacleto, hai bevuto ancora?” Apollonia continuava a rimestare le erbe per un medicamento.

Te lo posso giurare Apollò: neanche un bicchiere di moscatello! Ti dico che Ada era dietro la finestra di camera sua!”

Ellus!” lo canzonò lei cercando l’agave.

Ma secondo te non riconosco la mia fidanzatina? Era lei, solo più grassa!”

Ma se Ada è sempre stata secca come un ramo di mandorlo, babbeo!”

E io ti dico che era lei, grassa come quando tzia Maria Pipia era incinta della figlia!”

Sei un babbeo fatto e finito, lasciatelo dire fratello mio! Proprio uno scherzo mal riuscito! Quando mai Ada potrebbe essere incinta? È troppo giovane per sposarsi, figuriamoci se può avere un figlio!” e secca chiuse il discorso. Parlare di quell’amica che l’aveva abbandonata di punto in bianco era per lei doloroso.

Solo cinque anni più tardi, avevano ricevuto una missiva da Roma, in cui Ada gli spiegava tutto chiedendo, anzi implorando, che non ne facessero parola con anima viva o morta.

[…] Quindi neppure ai vostri amati spiriti dovete rivelare quel che io vi ho scritto. Vi basti sapere che ora sto bene e che ogni volta che passo per quella piccola piramide mi venite in mente voi e i libri che mi leggevate. Abbiate cura di voi, non vi ho dimenticati e mai vi dimenticherò: se il buon Dio a cui voi non credete mi darà la possibilità di salutarvi prima di morire, morirò felice. Dovreste crederci, sapete? Se Dio non esistesse, perché avrebbe senso questa nostra vita?

Con affetto

Ada

Una volta al mercato Antonia Spiga si era lasciata sfuggire – di proposito – che Anacleto e Apollonia Congiu si sarebbero dovuti pentire di fronte a Dio del destino di Ada e questo aveva scatenato un pettegolezzo che vedeva Ada morta ammazzata dai fratelli “stregoni” in un rito satanico.

Da quel momento i due erano stati bersaglio delle vessazioni dei bambini del paese: quante uova marce e quanta cacca avevano dovuto raccogliere dalla soglia della loro baracca e quanti insulti avevano dovuto sentire! Nel paese, il mistero di Ada Lobina aveva tenuto banco per molti anni:

La piccola di casa si è fatta suora di clausura a Monserrat, in Spagna!”,

No, fa la bagassa a Parigi!”,

Macché, è partita in America a fare fortuna”,

ma quando la gente del paese si era stufata di ipotizzare tante fesserie, nessuno ne parlava più.

Ma loro non potevano smettere di pensare alla loro amica: non potevano non pensare che adesso Ada era sana e salva a Roma, lontana da quell’uomo che viveva nel paese, frequentava spesso casa Lobina e che l’aveva stuprata per anni, fin da quando era una bambina.

CAPITOLO CINQUE

Ad Apollonia Congiu i soldi servivano sempre e sempre di più, perché le cure che prestava ai suoi compaesani e agli abitanti dei paesi vicini, raramente le venivano retribuite in moneta sonante o biglietto frusciante: spesso si accontentava di carne, frutta, uova o anche solo di un’eterna gratitudine. Apollonia, che chiamava la medicina “la mia missione”, era una donna molto bella, robusta, intelligente, coi capelli e gli occhi più neri della notte più nera, e viveva in una casetta diroccata grande quanto un pollaio, con suo fratello Anacleto, anche lui dedito alle scienze sia occulte che non.

Insieme avevano vissuto l’esperienza più triste della loro missione di vita qualche anno prima della visita di Donna Caterina Curreli: era un nuvoloso e freddo giorno di novembre, quando Gesuina Lobina aveva bussato alla loro porta con un sorriso raggiante e gli occhi colmi di lacrime. In quel tempo aveva 13 anni, era una bambina e già aveva fatto capire al mondo che la sua testa funzionava in modo decisamente particolare.

Sono incinta signorina Congiu.”

Gesuina, ma come? Ma che dici?”

Ieri notte mi è apparso un angelo di Dio e mi ha detto che avrò un bambino.”

L’angelo di Dio altri non era che Giovanni Ledda, un amico di suo fratello, che nottetempo si era introdotto a casa Lobina per intrattenersi con Guido e che aveva pensato di prendersi gioco della piccola pazza di casa.

Mi serve qualche tonico, di quelli che sa fare lei: Vincenza ha raccontato di aver bevuto qualche tonico quando aspettava sua figlia Giacoma.”

Pensando di fare cosa gradita alla famiglia Lobina, ossia credendo di risparmiare a tutti nove mesi di follia pura, dopo essersi consultata con Anacleto, Apollonia fece bere alla novella Madonnina un buon decotto di foglie di alloro con tanto zucchero.

Ora è tutto sistemato.”

Signorina Congiu, cosa vuol dire?”

Che ora non sei più incinta anima mia: non sta bene che una bambina così graziosa come te partorisca un bambino, non trovi?”

Mai i fratelli Congiu videro piangere così tanto anima viva – e di tristezze e scene di disperazione ne avevano viste molte e molto profonde – ma si dissero che non potevano comportarsi altrimenti.

Sai Maria” disse Gesuina a sua sorella, poco tempo dopo “Apollonia Congiu, cussa bruxia mala, ha ucciso il Salvatore che portavo in grembo.”

Bazìpie.” rispose Maria, come sempre.

Penso proprio che sia un demonio. Non appena il Signore me lo ordinerà, credo che la brucerò viva.”

Bazìpie.”

***

Apollonia e Anacleto erano i custodi dei segreti della gente del paese e del circondario. I rapporti con la famiglia Lobina erano delicati perché entrambi erano stati in qualche modo coinvolti nella fuga di Ada a Roma: la sorella di Veneranda, amica dei due, era partita in fretta e furia lasciando in terra sarda tutta la famiglia e molte domande senza risposta. Da quel giorno erano passati quasi vent’anni e Ada non si era più vista.

Ecco come erano andate le cose.

Erano tutti e tre ragazzini, Anacleto aveva dismesso i pantaloni corti e Apollonia e Ada avevano sanguinato per la prima volta da poco tempo quando quest’ultima, in lacrime, aveva detto ai suoi due amici che sarebbe partita, congedandoli con un abbraccio, due baci e poche parole frettolose.

I due fratelli si erano offesi così tanto che si erano tenuti ben lontani da casa Lobina per qualche tempo, ma qualche mese dopo Anacleto ci aveva ripensato ed era andato a parlare con la sorella della sua giovane amica: Veneranda Lobina, da poco sposa di Giuseppe. Fermato sull’uscio del cortile da Antonia Spiga, era giusto riuscito a dare uno sguardo alla facciata della grande casa: il tanto che era bastato per restare di sasso.

E ti dico che l’ho vista sorri mia! Era lei, proprio lei!” disse subito alla sorella.

Anacleto, hai bevuto ancora?” Apollonia continuava a rimestare le erbe per un medicamento.

Te lo posso giurare Apollò: neanche un bicchiere di moscatello! Ti dico che Ada era dietro la finestra di camera sua!”

Ellus!” lo canzonò lei cercando l’agave.

Ma secondo te non riconosco la mia fidanzatina? Era lei, solo più grassa!”

Ma se Ada è sempre stata secca come un ramo di mandorlo, babbeo!”

E io ti dico che era lei, grassa come quando tzia Maria Pipia era incinta della figlia!”

Sei un babbeo fatto e finito, lasciatelo dire fratello mio! Proprio uno scherzo mal riuscito! Quando mai Ada potrebbe essere incinta? È troppo giovane per sposarsi, figuriamoci se può avere un figlio!” e secca chiuse il discorso. Parlare di quell’amica che l’aveva abbandonata di punto in bianco era per lei doloroso.

Solo cinque anni più tardi, avevano ricevuto una missiva da Roma, in cui Ada gli spiegava tutto chiedendo, anzi implorando, che non ne facessero parola con anima viva o morta.

[…] Quindi neppure ai vostri amati spiriti dovete rivelare quel che io vi ho scritto. Vi basti sapere che ora sto bene e che ogni volta che passo per quella piccola piramide mi venite in mente voi e i libri che mi leggevate. Abbiate cura di voi, non vi ho dimenticati e mai vi dimenticherò: se il buon Dio a cui voi non credete mi darà la possibilità di salutarvi prima di morire, morirò felice. Dovreste crederci, sapete? Se Dio non esistesse, perché avrebbe senso questa nostra vita?

Con affetto

Ada

Una volta al mercato Antonia Spiga si era lasciata sfuggire – di proposito – che Anacleto e Apollonia Congiu si sarebbero dovuti pentire di fronte a Dio del destino di Ada e questo aveva scatenato un pettegolezzo che vedeva Ada morta ammazzata dai fratelli “stregoni” in un rito satanico.

Da quel momento i due erano stati bersaglio delle vessazioni dei bambini del paese: quante uova marce e quanta cacca avevano dovuto raccogliere dalla soglia della loro baracca e quanti insulti avevano dovuto sentire! Nel paese, il mistero di Ada Lobina aveva tenuto banco per molti anni:

La piccola di casa si è fatta suora di clausura a Monserrat, in Spagna!”,

No, fa la bagassa a Parigi!”,

Macché, è partita in America a fare fortuna”,

ma quando la gente del paese si era stufata di ipotizzare tante fesserie, nessuno ne parlava più.

Ma loro non potevano smettere di pensare alla loro amica: non potevano non pensare che adesso Ada era sana e salva a Roma, lontana da quell’uomo che viveva nel paese, frequentava spesso casa Lobina e che l’aveva stuprata per anni, fin da quando era una bambina.

Pubblicato in: scemo chi legge

Estate 2016 – non conosco le mezze misure

Non conosco le mezze misure, e questo lo sapevo. Ma mi stupisco di me stesso se penso che lunedì 15 agosto ho passato 14 ore di fila in spiaggia: a parte l’odiosa sabbia asciutta sui piedi asciutti (chi ha visto “Cuore di Tenebra” sa) è stato tutto pressoché perfetto tra sorgere e tramonto del sole, sangria, amici, cibo, birra, acqua cristallina e un clima caldo ma per niente afoso. Anche se dopo 14 ore stavo più o meno così:

tumblr_o59dqiH9jm1s7ub96o1_400

La la verità è che la mia estate 2016 è iniziata giovedì 11 agosto nel momento in cui è stato siglato l’accordo nero su bianco per l’apertura della Ferai Arts Factory, luogo in cui lavorerò. Cosa vuol dire? Che stavo demmmerda, ero pressoché disperato:

tumblr_o9kx1dF7B51s7ub96o1_400

Vuol dire che ho passato un mese e mezzo a drogarmi di telefilm e cibo perché non si trovava un posto in cui trasferire le attività di Ferai: la situazione non era così disperata (abbiamo tanta gente che ci sostiene) ma io che non conosco le mezze misure, non riuscivo neppure a dormire. Ed ecco che pure quest’anno l’unica prova costume superata sarà quella del costume di carnevale. Ma mi basta scorrere nella memoria (e credo in gran parte dei post di questo blog) per trovare lamentele sulla forma fisica e/o promesse sul dimagrirò, andrò in palestra, da lunedì dieta, eccetera blablabla.

Ora dunque, è giunto il momento di godersi l’estate 2016: tanta spiaggia, amici, dolce-far-niente, bei film, riposo. Sono carico a mille per l’inizio di questo autunno, amo l’autunno: rassicurante autunno, né troppo freddo né troppo caldo, quando bisogna trovare un senso alle giornate “fragili” improvvisamente piovose invece che dover cercarlo in quelle “arroganti” giornate soleggiate e calde dell’estate. In autunno io sto bene, anche perché, diciamolo: non mi so godere il relax. Dopo un po’ che sto in panciolle mi rompo il cazzo, sclero male, devo fare qualcosa “di produttivo”.

  tumblr_nuu84qYoZn1s7ub96o1_400.gif

Ho tutta l’intenzione di godermi l’estate (quel che resta) al massimo, anche perché se è vero che non conosco le mezze misure, non ho intenzione di perdermi un istante: non riesco a stare neppure sui social (io che ne sono drogato) tanto sto bene. Ora stacco e parto per Bosa (qui qualche immagine), non ci sono mai stato.

Pubblicato in: amore&affetti vari

Un post altamente patetico.

“Hai un difetto: non ti apri mai, non parli mai davvero dei tuoi problemi” Quante volte me la sono sentita dire questa frase? È vero, e lo so che è un difetto. Solo che c’è sempre una sorta di paura e di pudore: la paura che l’interlocutore non capisca, il pudore che la mia apertura sia pesante, noiosa. (tipo adesso che scrivo questa confessione, questo post altamente patetico).

Non ho mai avuto amici, mai una famiglia che mi chiedesse “come stai?” interessandosi davvero alla risposta. Sono sempre stato io e solo io coi miei problemi da risolvere e le riflessioni solitarie sui massimi sistemi e sul sesso degli angeli, così come su cose più concrete e vere (insomma le seghe mentali). È tremendamente difficile per me aprire il cuore, perfino con la mia dolce metà (e dopo due anni e mezzo non va per niente bene). È praticamente impossibile che riesca a farlo per più di qualche minuto. Qualcosa mi blocca…ma cosa?

Tengo le persone distanti, lascio avvicinare con molta cautela alcune (il 90% delle quali si rivela tutto fuorché meritevole di ossigeno) e il risultato è che sono solo. Una persona sola e felice di esserlo, ma (e qui sta il problema) con la frustrazione, a volte, di non avere amicizie facili, quelle relazioni superficiali, divertenti…a volte ci provo a coltivarle, ma poi voglio approfondire (perché è più forte di me) e rovino tutto, cado vittima di cocenti delusioni o io stesso vengo smascherato come persona poco interessante. Non so che pesci prendere, davvero. (giuro che non lo so davvero)

In questi giorni in cui vorrei tutto (dall’abbraccio al rimprovero), ma tengo tutti lontani (perfino la mia stessa testa: mi sto ammazzando di puntate di qualunque telefilm e pagine e pagine di libri)  perché sono alla ricerca di un nuovo spazio di lavoro (lo spazio di Pirri del Ferai Teatro Off ha chiuso per sempre e appena sarà possibile racconterò cosa è successo) e questa ricerca sembra impossibile (come la ricerca di forme di vita intelligente negli studi di Uomini&Donne per intenderci), è davvero dura. Durissima.

Cioè: ne sto parlando qui, capisci?

E se sei arrivat* a leggere fino a qui, significa che ti importa davvero (o che non hai un cazzo di meglio da fare) e allora voglio rivelarti una cosa: io ho paura delle persone, non so come comportarmi. Avevo già capito di non essere un animale sociale e di essere tutto fuorché un PR, ma ora parlo a livello personale, non lavorativo: ho paura di essere noioso o pedante, poco simpatico o troppo euforico. Ci sono una marea di persone che frequento per lavoro, i miei allievi, gente che vedo regolarmente ogni paio di giorni la settimana per lavoro appunto, alcuni dei quali vorrebbero avere un rapporto normale al di fuori dal laboratorio. Ma no, ho paura. Paura di deluderli come persona (diciamocelo: loro sono “attratti” da Ibba Monni, io temo il giudizio su “Andrea”) e quindi prima di “concedermi”devono sudare sette camicie. E “se mi concedo” (sto usando troppe virgolette in questo post) lo faccio in punta di piedi. E che rapporto può crearsi con qualcuno se sono così “finto” (e basta con le virgolette del cazzo!)?

12552640_10205649501735525_1208202988611314268_n

Pubblicato in: non classificato

Pensieri sparsi, girandole emotive, tante altre cose.

Non è importante chi arriva, ma chi resta. Do spazio a molti con entusiasmo, ma con altrettanta passione ed energia. Restano in pochi, nonostante tutto, nonostante me: persone pronte a dirmi di no, a correggere i miei sbagli, a sopportare i momenti bui e a gioire nei momenti felici; persone che hanno capito che non c’è nulla da guadagnare e va bene così. E io le ringrazio una per una, ci metto poco: le conto sulle dita delle due mani e mi avanza pure spazio.

E la gratitudine:

Un blog che mi chiedono di leggere, un diario di pistola e gatti, smalto rosso e baci con la lingua.

Seguire su facebook da lontano e con discrezione e rispetto un amico e i suoi “trains”.

Un audio su whatsapp di chi mi offre il suo aiuto incondizionato sapendo che non ne ricaverà nulla, se non la mia eterna gratitudine.

Un’ecografia in allegato a un messaggio facebook di chi tiene a dire a me prima che a casa sua di essere in attesa.

E poi Ga’ che c’è anche se forse vorrebbe essere, come me, altrove.

Lottare, lottare inevitabilemente, non c’è vai d’uscita a questa vita. Lotti per restare a galla finché non muori. Punto. Io no, lotto per lasciare un’eredità artistca, morale, etica, sicuramente non economica. A chi poi?

Pubblicato in: non classificato

Sto morendo felice.

Schermata.png

Se dovessi morire ora in questo istante, morirei felice. Perché non ho debiti né crediti affettivi, solo estreme gratitudini. Perché sono riuscito ad avere più rimorsi per aver fatto qualcosa che rimpianti per non aver fatto nulla. Perché penso, nel mio piccolo, di aver lasciato qualcosa. Sì, sto morendo…

…Sto morendo, sì, ma non più di quanto stia morendo tu che leggi. Infondo siamo tutti “malati terminali” che si infettano di dispiaceri e veleni una volta concepiti. Nell’ottica del “vivo tutto ciò che posso, tanto prima o poi si muore” ho fatto e faccio tanti di quegli errori che potrei sbagliare altre tre vite almeno. Ma l’ho fatto. Ma lo faccio e vivaddio lo farò. Ha ragione Oriana mia quando dice che “la vita è bella anche quando è brutta”, perché anche scandagliare gli abissi quando stai male è stupefacente benché terribile. È una giostra la vita, è meravigliosa la vita, è misteriosa, intrigante, seducente. E bisogna viverla tutta.

Perché questo post? Perché ieri mi sono sorpreso a cantare a squarciagola in macchina mentre andavo a teatro, il mio teatro, poi avrei visto l’amore, il mio amore e ho tanti progetti in testa, i miei progetti e sono circondato da talmente tanto affetto che (anche questo) basterebbe per altre tre vite…e ho pensato: “se dovessi morire adesso, morirei felice? Sì.”

Pubblicato in: ho visto/ho letto/ho ascoltato

Il diario di Laura Palmer

11397186378.jpg

Il mio nome è Laura Palmer,e da soli tre piccoli minuti,ho ufficialmente compiuto dodici anni!E’ il 22 luglio 1984,ed ho proprio avuto una bella giornata!Tu sei stato l’ultimo regalo che ho aperto e sono riuscita a stento ad aspettare di venire al piano superiore ed iniziare a dirti tutto riguardo me e la mia famiglia.Sarai l’unico con cui mi confiderò di più.Prometto di dirti tutto ciò che succede,tutto ciò che sento,tutto ciò che desidero.E ogni singola cosa che penso.Ci sono alcune cose che non posso dire a nessuno. Prometto di dire queste cose a te. Comunque,quando questa mattina sono scesa per la colazione,ho visto che Mamma aveva appeso i festoni di carta per tutta la casa,e persino Papà aveva indossato un cappello da party e suonato un kazoo per un momento.Non pensavo che Donna ed io potessimo mai smettere di ridere! Oh,Donna è la mia migliore amica.Il suo cognome è Hayward,e suo padre,il Dott. Hayward, mi fece nascere dodici anni fa oggi!Non posso credere che alla fine ce l’abbia fatta.Mamma ha urlato dal tavolo perché diceva che prima che lo sappia sarò una donna adulta.Sì,certo.Mi ci vorranno ancora anni per avere le mestruazioni,lo so esattamente.E’ pazza se pensa che sarò adulta in men che non si dica,specialmente se continua a darmi animali imbalsamati per il mio compleanno! Oggi è stato proprio come volevo che fosse,con solo Donna e Mamma e Papà.E Jupiter,il mio gatto,naturalmente.Per colazione abbiamo preso frittelle di mele,che sono le mie preferite,con un sacco di sciroppo d’acero e toast di pasta acida. Donna mi ha dato la camicetta che avevo visto nella vetrina del Horne’s Department Store, e so che l’ha comprata con le sue mance perché le stava risparmiando tutte da molto tempo e non voleva dirmi perché.E’ la più bella camicetta che tu abbia mai visto!E’ bianca e lucente ed ha minuscole rose ricamate dappertutto,ma non così tante da farla sembrare brutta.E’ proprio perfetta.Al compleanno di Donna,le farò qualcosa di extra-speciale anch’io. Mia cugina Madeline,Maddy per brevità,arriverà domani e resterà un’intera settimana.Lei e Donna ed io costruiremo una fortezza nei boschi e dormiremo in tenda se Mamma ce lo permetterà.So che Papà lo permetterà.A lui piacciono i boschi tanto quanto a me.Una notte ho sognato che Papà ci aveva trasferiti in una casa immersa nei boschi e la mia camera da letto aveva un grande albero fuori dalla finestra con due uccelli canterini che lì nidificavano. Sarò di ritorno tra un minuto,Diario,Papà mi sta chiamando dal pianterreno.Dice che ha una sorpresa!Ti dirò tutto quando ritorno!

22 luglio 1984, più tardi
Caro Diario, Non crederai mai a cosa è appena successo!Sono scesa al pianterreno e Papà ha detto a Mamma ed a me di andare in macchina e di non fare domande finché non saremmo arrivati dove stavamo andando. Naturalmente,Mamma ha fatto domande per l’intero tragitto.Non mi importava perché pensavo che forse qualcosa sarebbe stato strappato dalla bocca di Papà, ma non lo è stato.Sono stata buona sennò non avrei perso la mia sorpresa.Quando ci siamo fermati alle The Broken Circle Stables,l’ho saputa!Papà mi aveva comprato un pony! Diario,è così bello,molto più bello di quanto potessi aver mai sognato.I suoi colori sono rosso cannella e marrone cupo,ed i suoi occhi sono grandi e dolci.Mamma non ci poteva credere quando l’ha visto ed ha cominciato a chiedere a Papà come ci sia riuscito senza che nessuno lo sapesse.Papà ha detto che avrebbe rovinato la sorpresa se lei lo avesse saputo,ed ha ragione. Mamma ha quasi avuto un attacco di cuore quando mi ha vista sotto la gamba del pony per scoprire se era un maschio o una femmina.Ho dovuto esplicitamente guardare per scoprire che era un maschio.Come se non ho mai visto uno di quelli prima.Mamma non conosce la sua ragazzina nel modo in cui pensa dovrebbe,hmmm? Ritorno al mio pony.Ho deciso che il suo nome sarebbe stato Troy,come il pony nel libro di foto della Sig.ra Larkin.Zippy,che lavora alle scuderie,ha detto che avrebbe fatto una targhetta per me con scritto TROY a grandi lettere,e la appenderà proprio davanti cosicché tutti sapranno il suo nome quando lo vedranno.Troy è ancora troppo piccolo per cavalcare,ma tra due mesi potrò montare a cavallo e correre attraverso i campi!Oggi l’ho fatto camminare al passo e l’ho nutrito con carote(Papà le ha portate con noi nel baule)ed un cubetto di zucchero che Zippy mi ha dato.A Troy è piaciuto tutto.Prima di lasciarlo,ho sussurrato nel suo caldo,soffice orecchio che l’avrei rivisto domani e che avrei scritto tutto riguardo a lui,qui,nel mio diario.Non vedo l’ora di mostrarlo a Donna! Quasi dimenticavo,anche Maddy lo vedrà! Durante il ritorno a casa dalle scuderie Papà ha detto che Troy ed io,abbiamo lo stesso compleanno,perché quando un pony è regalato a qualcuno che lo amerà,loro condividono tutto. Perciò buon compleanno anche a Troy! Sono felice di non sapere da dove è venuto,perché in questo modo,è quasi come se il Paradiso lo avesse mandato giù proprio per me. Comunque,Diario,domani è un gran giorno e stanotte dormirò molto bene,sognando Troy e tutto il tempo che trascorreremo insieme.Sono la più fortunata ragazza del mondo.
Con affetto, Laura
P.S. Spero che BOB stanotte non venga.

Caro Diario,
23 Luglio 1984
E’ notte tarda e non sono in grado di dormire.Ho avuto un incubo dopo l’altro e alla fine ho scelto di evitare di dormire del tutto.Immagino che Maddy sarà stanca per il viaggio ed in ogni caso domani vorrà schiacciare un pisolino,perciò posso dormire allora.Forse se il cielo è chiaro quando dormo,i miei sogni non saranno così scuri. Uno di essi era proprio spaventoso.Mi sono svegliata piangendo,ed avevo paura che Mamma sarebbe entrata se mi avesse sentita,e adesso voglio soltanto stare da sola,e lei questo non lo capirebbe.Entra sempre e mi canta “Waltzing Matilda” quando non riesco a dormire,o quando faccio brutti sogni come questa notte.Non è che non voglio che lei canti per me,è soltanto che c’era questo strano uomo nel mio sogno che cantava proprio quella canzone con la voce di Mamma,e mi ha terrorizzata così tanto che riuscivo a muovermi con fatica. Nel sogno stavo camminando attraverso i boschi vicino ai Pearl Lakes,e c’era questo vento molto forte,ma solo intorno a me.Era caldo.Il vento.Ed a circa venti piedi da me c’era quest’uomo con i capelli lunghi e mani molto grandi,callose.Non erano molto ruvide e me le tendeva mentre cantava.La sua barba non soffiava nel vento perché il vento era solo intorno a me.Le punte dei suoi pollici erano nere come carbone ed egli li agitava attorno in cerchi mentre le mani si avvicinavano a me.Continuavo a camminare verso di lui,anche se non volevo affatto perché mi spaventava così tanto. Ha detto,”Ho il tuo gatto”,e Jupiter correva dietro di lui e lontano nei boschi come una piccola macchiolina su di un pezzo di carta nera.Ha solo continuato a cantare ed ho cercato di dirgli che volevo andare a casa e volevo che Jupiter venisse con me,ma non potevo parlare.Poi ha alzato le mani molto,molto in alto,come se stesse diventando più forte e più grande ad ogni minuto,e mentre le sue mani salivano,sentivo il vento intorno a me fermarsi e diventare tutto silenzioso.Pensavo che mi stava lasciando andare perché poteva leggermi nella mente,almeno così sembrava.E così quando ha fermato il vento con le mani in quel modo,pensavo che mi stava lasciando libera,lasciandomi andare a casa. In seguito,ho dovuto guardare in basso perché c’era questo calore tra le mie gambe,non un caldo piacevole,ma rovente.Mi bruciava e perciò ho dovuto distendere aperte le mie gambe per farle raffreddare.In modo che avessero smesso di scottare.Ed hanno iniziato a stendersi da sole come stessero per spezzarsi dal mio corpo,ed ho pensato,morirò in questo modo,e come potrà chiunque essere comprensivo perché ho cercato di tenere le gambe chiuse,ma loro bruciavano e non potevo.E poi l’uomo mi ha guardata ed ha sorriso in modo terribile,e con la voce di Mamma ha cantato,”You’ll come a’waltzing Matilda with me…”.Ed ho cercato di parlare di nuovo ma non potevo,ed ho cercato di muovermi ma non potevo fare neanche quello,e ha detto,”Laura,sei a casa”.E mi sono svegliata. A volte quando sogno mi sento intrappolata là e così spaventata.Ma adesso quando guardo cosa ho appena scritto,non sembra così spaventoso.Forse scriverò tutti i miei sogni d’ora in avanti cosicché non ne avrò più paura. Una notte,l’anno scorso,ho avuto proprio un sogno terribile che il giorno dopo a scuola non riuscivo a lavorare.Donna pensava che stessi impazzendo perché in classe ogni volta che diceva il mio nome o toccava la mia spalla per passare un biglietto,io sobbalzavo.Non stavo impazzendo,come Nadine Hurley o tutta,ma mi sentivo ancora come se fossi in un sogno.Non me lo ricordo proprio,ma tutto quello che so è che nel sogno ero in un sacco di pasticci perché non avevo superato questo misterioso test in cui devi aiutare un certo numero di persone da una parte all’altra di questo fiume con una barca,ed io non riuscivo a farlo,perché volevo soltanto nuotare o pressappoco,e così mi hanno mandata a chiamare da qualcuno,per toccarmi in maniere sgradevoli,volgari.Non mi ricordo più,e credo non sia una perdita. Sono così stanca di aspettare di crescere.Qualche giorno accadrà e sarò l’unica persona che mi farà sentire male o bene riguardo qualsiasi cosa faccia. Parleremo domani.Sto diventando piuttosto stanca.

Caro Diario,
23 Luglio 1984
La cugina Maddy sarà qui da un momento all’altro.Papà è andato a prenderla alla stazione da solo perché Mamma non voleva che mi svegliasse.Ho dormito giusto fino a quindici minuti fa.Nessun sogno affatto,tranne Mamma che dice di avermi sentita chiamarla in aiuto e poi ho urlato come un gufo!Sono così imbarazzata.Ha detto che è entrata nella mia camera ed io ero mezza addormentata ma…ho urlato di nuovo,e poi dice che ho ridacchiato e mi sono girata e sono tornata a dormire.Spero che non dirà a nessuno di questo.Dice sempre alle persone cose così quando abbiamo cene con gli Hayward o pressappoco.Inizia sempre con,”Laura ha fatto la cosa più graziosa,più stravagante…”.E so che accadrà. Come una notte che ha detto di fronte a tutti,che avevo camminato da sonnambula nella cucina una notte poco prima che stesse andando a letto.Mi sono tolta tutti i vestiti,li ho stipati nella stufa,e sono ritornata a letto.Adesso ogni volta che vado alla stufa dagli Hayward quando Donna ed io aiutiamo per la cena,la Sig.ra Hayward fa uno scherzo riguardo se mi rendo conto o no che la stufa è una stufa e non una lavatrice. Mamma aveva bevuto la notte che ha detto quello,perciò la perdono.Ma se dice a chiunque che ho urlato come un gufo,morirò.Non penso che ci sia mai una volta in cui i genitori la smettano di essere una fonte di costante imbarazzo per i loro figli.I miei non fanno eccezione. Forse se potessi smettere di fare cose stupide nel sonno,lei non avrebbe niente da dire alle persone.Ti dirò altro più tardi
Laura (gu,gu)

Caro Diario,
27 luglio 1984
Ho così tanto da dirti.Queste parole ti vengono dall’interno di una fortezza che Donna e Maddy ed io abbiamo costruito.Papà e Mamma hanno detto che andava bene purché rimanevamo esattamente fuori sul retro.Abbiamo usato il legno che Ed Hurley ci ha dato,e Papà ha martellato il tutto insieme.Donna dice che se arrivava un temporale,per noi sarebbe tutto finito,ma io ho la sensazione che sarebbe rimasto in piedi,non importa cosa succedeva. Maddy è così carina adesso.Ha sedici anni e sono così gelosa della sua vita!Magari avessi sedici anni! Abbiamo riso così forte da farci venire il mal di stomaco. Maddy stava descrivendo come bacia il suo ragazzo con la lingua, e questo ha fatto impazzire Donna e me. Donna ha fatto una faccia e ha detto che non le piaceva l’idea di baciare con la lingua, ed io facevo finta di pensare lo stesso…ma onestamente, Diario, quando ho sentito come si fa, ho avuto una sensazione molto strana, curiosa nel mio stomaco. Diversa da…non importa. Ho avuto la sensazione che mi potrebbe piacere baciare con la lingua e lo proverò con un ragazzo che mi piace non appena posso. Maddy ha detto che dapprima era timorosa, ma lo sta facendo da un anno e le piace. Ho detto ad entrambe riguardo al mese scorso quando avevo la febbre e sono andata nella camera da letto dei miei genitori e li ho visti nudi con Papà sopra. Ho lasciato la camera e Mamma è venuta a vedermi pochi minuti dopo con dell’aspirina e 7-Up.Non ha detto una parola riguardo quello. Donna dice che stavano di sicuro facendo sesso, e lo sapevo già, ma non sembrava piacergli. Sembravano solo muoversi molto lentamente e nemmeno guardarsi. Maddy pensa che probabilmente era “solo una sveltina”. Ugghh. I miei genitori che fanno sesso. Che cosa volgare. So che è da dove sono venuta, ma non mi importa se non lo rivedo di nuovo. Adesso sto promettendo che se e quando farò mai sesso, sarà molto più divertente di quello. Dunque, Mamma e Papà sono appena venuti a dirci buonanotte, e a dire a Donna che i suoi genitori avevano chiamato e detto che non doveva andare in chiesa domani di modo che potrà dormire più del solito con noi. Eravamo tutte felici di sentirlo. Papà ci ha fatto chiudere gli occhi ed aprire le mani, e ci ha messo un candy bar in ciascuna e ha detto di non dirlo a Mamma. In seguito è entrata Mamma e mi ha dato una piccola borsa e mi ha detto non dirlo a tuo padre. Nella borsa c’erano altri tre candy bar! Maddy ha guardato il suo candy bar ed ha sospirato. “Foruncoli”, era tutto ciò che riusciva a dire. Ma li ha aperti tutti e due e tutte abbiamo forzato entrambi i candy bar nelle nostre bocche ed abbiamo cercato di cantare “Row, Row, Row Your Boat” mentre le nostre bocche erano piene. Donna ha detto che il candy bar masticato sembrava qualcosa che Troy avrebbe lasciato per noi, e tutte lo abbiamo sputato fuori. Maddy ha raccontato una storia piuttosto bella, una spaventosa, riguardo una famiglia che esce per la notte e ritorna a casa per trovare delle persone che si nascondono nella loro casa aspettando di ucciderli tutti. C’era dell’altro, ma non sono sicura di quello che voglio ricordare più tardi. Non voglio alimentare i miei sogni. Donna è uscita per far pipì, e Maddy mi ha detto che anche lei stava facendo dei brutti sogni. Ha detto che non voleva parlarne di fronte a Donna perché forse non avrebbe capito. Dice che sta facendo dei sogni di me nei boschi.Ora Donna è ritornata e Maddy non ne parlerà di più. Mi domando se Maddy ha visto l’uomo dai capelli lunghi? O il vento? Maddy scrive poesie nel suo diario perché dice che a volte sono più divertenti da scrivere delle solite cose vecchie e noiose, e nel caso in cui qualcuno abbia visto il tuo diario, potrebbero non aver capito niente se era scritto in poesie. Proverò ciò domani.
Ti dirò altro più tardi.

Aha! Ti avevo detto che potevo far provare una sigaretta a Donna. Maddy le ha tirate fuori e ne ha accesa una, poi l’ha passata a me da provare. Mi piace soffiar fuori il fumo dalla bocca. Una specie di spirito che esce fuori da me, uno spirito danzante, fluente, sottile. Come se fossi una donna adulta con delle persone tutte intorno a me, che spalancano gli occhi come se volessero essere me. Persino Donna ha detto che sembravo una persona matura quando fumavo. Non ho inalato così mi chiedo come sarebbe stato se l’avessi fatto. Donna è stata la prossima e prima che potesse dire di no, ho detto, “Sono felice di averla provata, e non devo farlo di nuovo se non voglio”. Così lei l’ha presa ed ha fatto alcuni soffi di fumo nella fortezza. Anche lei sembrava bella mentre fumava, ma sembrava piuttosto spaventata ed ha inghiottito del fumo ed ha iniziato a tossire veramente forte, così abbiamo spento la sigaretta ed abbiamo arieggiato rapidamente la fortezza nel caso Mamma e Papà si fossero svegliati. Penso che comprerò un pacchetto di sigarette qualche giorno e le terrò come fa Maddy. Non sarò pescata. Io sono troppo prudente. Bene, adesso andremo a letto e stiamo tutte concludendo sui nostri diari. Buonanotte a te. Penso che tu ed io saremo compagni meravigliosi.

Caro Diario,
29 luglio 1984
Ecco una poesia.
Dalla luce nella mia finestra egli può esaminarmi
Ma io non posso vederlo finché non è vicino
Che respira, con un sorriso alla mia finestra
Viene a prendermi
Mi fa girare e girare
Viene fuori e gioca Viene a giocare
Giacere immobile Giacere immobile Giacere immobile.

Piccole rime e piccole canzoni
Pezzi della foresta nei miei capelli e vestiti
A volte lo vedo vicino a me
quando so che non può esserci
A volte lo sento vicino a me
e so che è soltanto qualcosa da sopportare.

Quando grido
Nessuno può sentirmi
Quando sussurro, pensa che il messaggio
Sia solo per lui.
La mia vocina dentro la gola
Penso sempre che ci deve essere qualcosa
Che ho fatto
O qualcosa che posso fare

Ma nessuno nessuno viene ad aiutare, Egli dice,
Una ragazzina come te.
Con affetto, Laura

Caro Diario,
30 luglio 1984
Maddy ha portato con sé un mucchio di vestiti, e me li ha fatti provare tutti di fronte allo specchio. Potrebbe dire che mi sentivo depressa per qualcosa…credo. Alcuni suoi vestiti sono molto belli. Mi è piaciuto il modo in cui mi hanno fatta sentire. Specialmente la gonna corta ed i tacchi alti con questo corto e soffice maglione di lana bianco. Maddy ha detto che sembravo Audrey Horne. Lei è la figlia dell’uomo, Benjamin Horne, per il quale mio padre lavora. Benjamin è molto molto molto ricco. Audrey è una ragazza carina ma è taciturna ed a volte malvagia. Suo padre non fa molta attenzione a lei, ed è probabilmente per questo che si comporta in quel modo. Egli è stato molto attento a me, tuttavia, tutta la mia vita. Ogni volta che c’è un party o una riunione al Great Northern, Benjamin mi mette sul suo grembo o ginocchio e canta dolcemente nel mio orecchio. A volte mi sento molto male per Audrey, perché quando lo vede che canta per me, la deve rendere triste perché spesso corre in camera sua e non ritorna finché sua madre non la fa tornare. Altre volte mi sento piuttosto bene quando corre via. Come se fossi il centro dell’attenzione, e che per lui io sia più speciale della propria figlia. Lo so che non è bello da dire, ma sto solo essendo onesta. Ad essere onestissima, penso di piacere anche il modo in cui sembravo nei vestiti di Maddy. Qualcosa si muoveva dentro di me come una bolla. Il modo in cui ti senti su una giostra quando non sei ancora abituato al su e giù. Scommetto che se mi vestissi tutto il tempo in questo modo, le cose sarebbero molto diverse. Più tardi Maddy ed io abbiamo fatto una passeggiata, ma naturalmente, nei nostri jeans e T-shirts. Twin Peaks non vede molti tacchi alti e gonne corte senza delle bandiere tutt’intorno che annunciano un ballo o un festival. Abbiamo camminato fino all’Easter Park e ci siamo sedute nel gazebo per un po’. Maddy ha detto che la sua vita a casa andava benissimo, “eccetto per quella a volte incredibile ficcanasaggine dei miei genitori”. Mi sono assicurata di citarla esattamente perché ho pensato che fosse proprio messa bene. Ha detto che ci sono un sacco di cose nella vita, pensa, che dapprima non sembrano giuste, e poi ti ci abitui. Forse è come dovrei iniziare a pensare. Forse dovrei essere una persona migliore e non pensare così tanto tutto il tempo a cosa mi sta succedendo. Spero che qualche giorno, presto, sarò abbastanza brava in questo da sbarazzarmi di tutte le cose che mi preoccupano tanto. Cose che ancora non riesco nemmeno a descrivere tranne che in mille pezzi. Se sarò una persona migliore, e se proverò tenacemente ogni giorno, forse tutto questo si risolverà.

Un giorno o l’altro crescere diventerà più semplice

30 luglio 1984, più tardi

Nel profondo ci sono colline di donna in procinto di spuntare
Per vedere il cielo Per vedere il sole e la luna
E le minuscole stelle nel nero di una mano di uomo
A volte al mattino Guarderò attraverso me stessa
Vedrò colline e valli che si stanno formando Penserò a fiumi sotterranei.
Esternamente Sto fiorendo Dentro sono arida
Se solo potessi capire La ragione del mio pianto
Se solo potessi fermare questa paura Di sognare che sto morendo.

Caro Diario,
2 agosto 1984
Non ti ho scritto per molto tempo, e sono veramente spiacente per questo. Maddy è partita tre giorni fa, e mi sento molto spaventata, dentro, per qualcosa che non capisco. E’ successa una cosa bella. La notte scorsa, in piena notte, ho avuto la più meravigliosa sensazione dentro di me. Come qualcosa di caldo nel mio petto, e di caldo tra le gambe. Il mio intero corpo si è rivoltato, sembrava, e mi sono sentita come potessi soltanto essere trascinata via. Penso di aver avuto uno di quegli orgasmi nel sonno. E’ così tremendo e così imbarazzante da scrivere, ma piuttosto bello allo stesso tempo. Esattamente dopo di esso, ho avuto questa fantasticheria che un ragazzo fosse entrato nella mia camera ed avesse messo la sua mano attraverso la mia camicia da notte e mi toccasse dolcemente. Ha sussurrato cose gentili, piacevoli, e poi ha detto che dovevo giacere proprio immobile o se ne sarebbe andato. Poi mi ha trascinata alla fine del letto vicino ai piedi, e quando le mie ginocchia si sono piegate oltre la fine del materasso, mi ha fatto chiudere gli occhi e l’ho sentito aprirmi, sempre più forte, ed ho dovuto guardare per vedere cosa stava succedendo, e quando l’ho fatto, se n’era andato. Ma ho guardato il mio stomaco ed ero incinta. Egli era dentro di me, ma piccolo come un neonato. Magari non fosse finita così. Non so perché il mio cervello ha fatto ciò. Mi piaceva di più quando egli mi abbassava delicatamente e mi prendeva con dolce autocontrollo. Laura

Caro Diario,
7 agosto 1984

Oggi ho trascorso il pomeriggio con Troy, pulendolo, e spazzolandolo e nutrendolo. Sono rimasta affascinata da quanto egli sembra capire come mi sento. Ha strofinato il muso contro di me per molto tempo mentre spazzolavo la sua criniera e testa, e quando mi sono seduta nell’angolo della sua stalla, ha abbassato la testa, e l’ho lasciato respirare da una parte all’altra sul mio collo e viso. Mi chiedo se le persone si innamorano profondamente dei cavalli nel modo in cui io amo il mio, o se sbaglio a pensare o sentire queste cose. Magari Donna fosse qui. Magari Maddy fosse qui davvero. Chiamerò Donna e vedrò se potrà venire a dormire o qualcosa. Forse potrei andare là io. Questo potrebbe persino essere meglio. A volte la mia camera da letto è il miglior luogo del mondo, ed altre volte è come un luogo che mi circonda e mi soffoca. Mi chiedo se è così quando muori…soffocare. O se è come dicono quando sei in chiesa. Che galleggi sempre più in alto finché Gesù ti vede e prende la tua mano. Non sono sicura di voler essere vicino a Gesù quando muoio. Potrei commettere un errore, magari uno piccolissimo, ed irritarlo. Di lui non so abbastanza per capire cosa potrebbe renderlo furioso. Certo, la Bibbia dice che lui perdona ed è morto per i miei peccati ed ama tutti nonostante le colpe…ma le persone dicono che io sono la figlia perfetta, la ragazza più felice del mondo, ed una senza preoccupazioni. E questo non è affatto vero. Perciò come posso sapere se Gesù è davvero come me? A volte impaurito e cattivo anche se la maggior parte delle persone potrebbe non sapere quanto e quando? Probabilmente sarò un regalo per Satana se non sto attenta. A volte quando devo vedere Bob, penso di essere con Satana, tuttavia, e che non ce la farò mai ad uscire dai boschi in tempo per essere Laura, buona e vera ed innocente, mai più. A volte penso che la vita sarebbe molto più semplice se non dovessimo pensare di essere ragazzi o ragazze o uomini o donne o vecchi o giovani, grassi o magri…se potessimo soltanto essere certi di essere gli stessi. Potremmo annoiarci, ma il pericolo della vita e del vivere sarebbe scomparso. Ritornerò dopo aver chiamato Donna. Donna ha detto che sperava potessimo fare qualcosa insieme, ma questa sera la sua famiglia avrà “la serata in famiglia”. Immagino che saremo soltanto io e te, Diario. Magari possiamo andar fuori nei boschi, presto, e fumare una delle sigarette che Maddy ha lasciato per me. Ce ne sono quattro, e le ho nascoste accuratamente nella colonnina del letto. E’ dove nascondo i biglietti di scuola che non voglio che Mamma trovi quando è qui dentro a pulire/curiosare- lo sai, le cose da mamma. Le voglio bene, ma non sempre capisce cosa cerco di dirle. Probabilmente avrebbe un attacco di cuore se sapesse tutte le cose che si susseguono nella mia testa. Ad ogni modo, il pomo si stacca e lì c’è un buco. Papà lo chiamerebbe una “cavità”. E’ profondo circa quattro pollici ed è il nascondiglio perfetto. Non diresti che il pomo si stacca finché c’è una borsetta di pelle o un maglione di lana sul palo. Così magari possiamo uscire,solo tu ed io, con una torcia elettrica ed una sigaretta e parlare. So che tu, persino più di Donna, puoi mantenere un segreto. Non potrei mai dire a Mamma le cose provocanti che penso. Ho paura che se le lascio uscire dalla mia bocca Gesù le sentirà, o che qualcuno saprà quanto sono cattiva, e diranno…Nessun altro pensa mai cose del genere. Scommetto che loro non lo fanno.Scommetto che non avrò mai l’uomo che voglio, perché in qualsiasi momento cerchimo di baciarci o di scherzare, egli penserà che sono una persona pazza che è malata e bizzarra. Spero di non esserlo. Sarei così terribilmente triste se ciò fosse vero. Come posso smettere di pensare nel modo in cui faccio? Non posso fermare la mia mente dal voler pensare cose così. I pensieri che rendono caldo il mio corpo, e fanno salire e scendere il mio petto, riempiendolo con aria e lasciandolo andare, come lo fanno nei libri e nei film, ma tuttavia diverso, perché essi non parlano mai delle fantasie che ho io. Adesso scenderò dabbasso per la cena Magari potessi inserirti nella colonnina del letto. Per adesso ti legherò con un nastro al muro dietro la mia bacheca. Spero che non cadrai!

Bene, Diario,
11 agosto 1984

Eccoci. A circa un miglio da casa,poco prima del calar della notte.I mesi estivi sembrano rendere i boschi meno pericolosi fino a notte tarda. Fuori fa caldo, e tu ed io siamo seduti insieme, appoggiati alla base di un grande albero. Un abete Douglas. Il preferito di Donna e mio. Quando alzo gli occhi, è come se l’albero mi cullasse. Penso che fumerò quella sigaretta. Ho portato una soda così potrò mettere la cenere ed il mozzicone nella lattina per non dar fuoco all’intera città di T.P.. A volte a scuola chiamiamo Twin Peaks T.P.. Il mondo elimina il mozzicone su T.P.. Per la maggior parte è Bobby Briggs a dire ciò. Poi egli tira i capelli a tutte le ragazze e ci rutta in faccia. Ci ama tutte, naturalmente. Un giorno dopo la scuola ero nella Double R. ed egli è entrato proprio dopo di me e ha dato uno strattone molto forte ai miei capelli. Norma mi ha fatto l’occhilino ed ha chiesto se avevamo già stabilito la data del matrimonio. E’ matta se pensa che gli vado dietro. Qualunque ragazzo a cui vado dietro non tirerebbe i miei capelli in quel modo…Penso che egli tirerebbe i miei capelli come fanno nelle mie fantasie. Con tutta la mano, lentamente, facendo un pugno dietro la mia testa, e tirandomi vicina per un bacio con la lingua. Mi chiedo se tutti i peni assomigliano a quello di Papà Posso ancora vedere Mamma che quella notte cercava di coprirlo con il lenzuolo. In un certo senso mi ricordava qualcosa di scorticato. Qualcosa che potrebbe andar bene per un momento, o andava bene un momento fa, prima che qualcuno strappasse via tutta la pelle e lo facesse sembrare tutto rosa e strambo. Forse un giorno o l’altro ne vedrò uno più bello. Dio, lo spero. Non giacerò là come faceva Mamma. Proprio come un pesce sulla banchina, cercando di imparare a respirare fuor d’acqua. Piccoli e minuscoli risentimenti e soffi, ma nient’altro. Se troverò l’uomo giusto, forse sarò abbastanza a mio agio da comportarmi nel modo in cui penso che le ragazze dovrebbero quando sono con qualcuno. Per metà in controllo e per metà…non conosco la parola. Forse sto diventando troppo disgustosa. Morirei se qualcuno vedesse cosa ho scritto. I gufi hanno iniziato ad urlare. Uno di essi e proprio sopra di me in quest’albero…Qualcosa in lui è strano. So che è un gufo maschio, e mi sento come se mi stesse guardando. Mi chiedo se sa cosa sto scrivendo. Dio, farei meglio ad iniziare ad essere una brava ragazza. Immediatamente. Forse è un uccello come in quella storia che ho letto. Questo grande uccello potrebbe scendere in picchiata ed arrestarsi sulla spalla di qualcuno, comportarsi dolcemente, ma poi potrebbe leggere la mente della persona. Se la persona aveva pensieri cattivi, l’uccello le beccherebbe gli occhi e le orecchie cosicché nella mente della persona ci sarebbero solo problemi di suono e vista, invece di pensieri cattivi e disgustosi. A volte sogno di volare. A volte mi chiedo se gli uccelli sognano di andare a scuola o di lavorare. Di avere completi e vestiti invece delle piume che noi sognamo. Volerei dritto sopra Twin Peaks e sopra la terra al di là di essa. Non ritornerei mai se non dovessi. Scriverò una poesia, poi mi dirigerò verso casa.

Dentro di me c’è qualcosa
Che nessuno conosce
Come un segreto
A volte esso assume il controllo
E vagabondo
Nelle tenebre profonde
Questo segreto mi dice
Che non invecchierò mai
Non riderò mai con gli amici
Non sarò mai chi dovrei se rivelo
Il suo nome.
Non posso dire se è reale
O se lo sogno
Perché quando mi tocca
Mi addormento gradualmente
Nessuna lacrima scende
Nessun urlo
Sono avvolta
In un incubo di mani
E di dita
E di piccole e minuscole voci nei boschi.
Così sbagliata
Così bella
Così cattiva
Così Laura.
Devo andare a casa. Adesso. E’ troppo buio. Questo non è un bel posto per me.

Caro Diario,
16 agosto 1984

Mai prima d’ora, nella mia vita, sono stata così confusa. Sono esattamente le cinque e trenta del mattino, e riesco appena a sostenere questa penna da quanto sto tremando. Sono stata ancora nei boschi. Ma ci sono stata condotta. Penso di essere una persona molto cattiva. Domani inizierò un nuovo modo di vivere. Non farò più cattivi pensieri. Non penserò più al sesso. Forse egli smetterà di venire se provo tenacemente ad essere buona. Forse potrei essere come Donna. Lei è una brava persona. Io sono cattiva.

Caro Diario,
31 agosto 1984
Non ti scrivo da secoli perché sto cercando accanitamente di essere felice e buona e tutto il tempo attorno alle persone cosicché non sia mai sola a pensare le cose sbagliate.Oggi devo scriverti,però,per dirti la notizia. Mi sono arrivate le mestruazioni.Non è affatto ciò che pensavo sarebbe stato.La scuola inizia la settimana prossima e adesso questo.Stavo uscendo dal letto,questa mattina,ed ho visto il sangue.Ho chiamato Mamma,e lei naturalmente si è occupata dell’intera cosa.Ha chiamato Papà quando le avevo detto di non dirlo a nessuno.E adesso su al Great Northern lo sanno probabilmente tutti.Tutto quello che volevo era qualche maledetto tampone o roba simile,e lei deve impicciarsi di questa cosa di come adesso sono una donna e tutto il resto.Va bene.Va bene.E così è piuttosto speciale.Ma questo può solo peggiorare le cose se non sto attenta.Adesso sono a letto con i crampi. Mamma ha spostato la televisione nella mia camera, il che è stato piacevole,ed ho una borsa dell’acqua calda sulla pancia ed un mucchio di aspirina sul comodino.La televisione non mi interessa molto,così mi lascio andare ancora una volta a strani pensieri di vita e di…altre cose.Suppongo che ciò che viene da me deve essere la fonte di vita di qualche altro essere vivente.Sono felice che adesso non ci sia nessuno dentro di me.Almeno non un bambino. A volte penso che ci sia qualcuno dentro di me.A volte la vedo nello specchio.Non so se vorrò mai avere bambini miei.Qualcosa succede ai genitori,o alle persone che diventano genitori.Penso che essi dimentichino di essere stati bambini a loro volta e che a volte le cose possano imbarazzare o turbare i loro bambini,ma hanno solo dimenticato o deciso di ignorare ciò.A volte troppe cose cattive mi succedono a tarda notte,dunque probabilmente non sarei una buona madre.Questo mi rende triste dentro. Sono felice di una cosa.Jupiter è accanto a me nel letto e sta facendo le fusa dolcemente.Come te,egli non mi criticherebbe mai.

Caro Diario,
1° settembre 1984
Il dolore ai miei seni,il che è quasi stupido perché sono così minuscoli.Ammetto che sono più gonfi di quanto erano la settimana scorsa,e certamente sembrano più belli.Sempre duri sulle punticine rosa.Ma Dio,fanno male. Mamma è entrata prima ed abbiamo davvero fatto una bella chiacchierata.Le ho detto che desideravo non avesse detto a Papà delle mie mestruazioni,e si è scusata ma ha detto che l’ha fatto solo perché sapeva quanto orgoglioso sarebbe stato della sua ragazzina che diventava una donna.Ha cambiato l’acqua nella borsa dell’acqua calda e mi ha strofinato a lungo lo stomaco.Per un momento non abbiamo avuto bisogno di dirci alcunché,e mi sono sentita come se stessimo ancora chiacchierando. Dopo questo E’ scivolata nel letto con me per circa un’ora e mi ha lasciata addormentare sulla sua spalla.Quando mi sono svegliata abbiamo condiviso una soda,e per la prima volta dopo un lungo periodo,mi sono sentita come se fossimo davvero intime. Spero di riuscire a dormire questa notte.

Caro Diario,
9 settembre 1984
Ho scoperto qualcosa su di me.Ti ricordi la notte che ti ho detto che mi sono svegliata con quella meravigliosa sensazione?Bene!Nel mio corpo c’è un posto speciale dove tutto il resto svanisce ed io sono libera di sentirmi davvero bene.Il mio piccolo segreto bottone rosso.Questo è tutto mio.Alla fine qualcosa che mi porterà via con le mie fantasie.Posso farlo nel letto,molto dolcemente con la punta del dito,che è così piacevole.Posso farlo nella vasca da bagno con l’acqua mentre esce dal rubinetto.(Non ho mai saputo che un bagno potesse essere così divertente!)O nella doccia,con una piccola corrente d’acqua che viene da sopra.Mi muovo e salto ed a volte devo afferrare un cuscino e metterlo sopra la testa perché è buio e nessuno possa sentirmi fare piccoli rumori.E’,dopotutto,un segreto,e sia che sia giusto o sbagliato,mi sento benissimo quando succede e nessuno ha bisogno di saperlo,eccetto tu,caro Diario. E’ passata giusto una settimana da quando mi sono arrivate le mestruazioni,e adesso questa scoperta dolce come il miele.Adesso sto iniziando a sentirmi come una donna,ed un giorno o l’altro,molto presto,forse condividerò questo con qualcuno di speciale. Buonanotte, buonanotte, buonanotte!

Alla persona che invade la mia privacy:
15 settembre 1984
Non riesco a credere alla diffidenza che provo per la mia famiglia ed amici.So per certo che il mio diario è stato preso e letto da qualcuno,forse svariati qualcuno.Non scriverò più in questo diario per molto tempo,se mai.Tu hai distrutto la fiducia ed il mio senso di sicurezza.Ti odio per questo,chiunque tu sia! Su queste pagine ho scritto cose a volte troppo spaventose o troppo imbarazzanti persino per me da rileggere….Confido che queste pagine siano sfogliate soltanto da me,solo quando lo desidero.Molte cose mi stanno facendo male e confondendo.Ho bisogno delle mie pagine private,per vedere la mia mente fuori di me,spingerla via. Per favore stai lontano da questo diario. Lo voglio.

Caro Diario,
3 ottobre 1985
Ho deciso,più di dodici mesi dopo,di iniziare a parlarti di nuovo.Ho trovato un nascondiglio di cui non parlerò,in caso fossi trovato al di fuori di esso e qualche ficcanaso desideri sapere il luogo dove si trova. So che non è stata colpa tua se qualcuno ti ha trovato ed ha deciso di spiare,ma mi ci è voluto molto tempo per sentirmi abbastanza sicura da scrivere di nuovo nelle tue pagine.Tante, tante cose sono successe dall’ultima volta che mi hai sentita,e tante di queste cose hanno dimostrato che i miei pensieri sul mondo che è per lo più un posto crudele e doloroso sono veri e sono stati confermati come tali. Non credo a nessuno,e solo raramente a me stessa.Mi dibatto la maggior parte delle mattine,dei pomeriggi e delle sere su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.Non capisco se sarò punita per qualcosa di sbagliato che ho fatto,qualcosa che non ricordo,o se questo succede a tutti,ed io sono troppo stupida per capirlo. Prima di tutto,ho scoperto che non è stato Papà a darmi Troy.E’ stato Benjamin Horne.I dettagli non sono importanti,ma diaciamo solo che ho udito per caso Audrey discutere con suo padre di questo,quando ero su al Great Northern per fare una visita a Johnny.Johnny è il fratello di Audrey,l’altro figlio di Benjamin.Johnny è tardivo.E’ più grande di me,ma ha la mentalità di un bambino.Almeno,è quello che dicono i medici. A volte penso che egli abbia soltanto deciso di starsene zitto perché a volte è molto più interessante ascoltare le persone invece di parlare loro.Non parla mai tranne per dire “Sì” o “Indiano”.Gli piacciono gli indiani.Indossa costantemente un copricapo ornamentale.Uno fatto di magnifiche piume colorate e strisce di pelle.Ai suoi occhi il mondo è uno strano misto di felicità e sofferenza,ed io penso di capire Johnny più di molte altre persone.Forse potrei trovare un modo per trascorrere più tempo con lui.E’ così spesso lasciato solo. Sono felice che Troy sia il mio pony,e mi piace cavalcarlo,camminare con lui,e guardarlo pascolare.Ma adesso mi sento imbarazzata per Papà.Come se fosse un uomo meno onesto per aver finto che Troy fosse un suo regalo.Forse Benjamin voleva così,non so.Ma non importa,in qualche modo adesso sono più affascinata da Benjamin e mi sento come se gli dovessi qualcosa più che a Papà. A volte penso che piuttosto non avrei voluto avere un pony mio,perché in quel modo non avrei perso alcun rispetto per Papà,e Benjamin sarebbe soltanto stato Benjamin.Ancora peggio,adesso probabilmente Audrey ed io non andremo mai più d’accordo.Sono un po’ disgustata dentro per essere l’unica ad aver causato ciò.Mi da anche una sensazione di potere.Perché queste cose succedono a me? Sai,trovo che tra tutti gli uomini che conosco,il Dott. Hayward sia stato il più affettuoso con me.E’ altruista,gentile,e mi mostra sempre un gentile sorriso di ispiratore o perdono- o qualsiasi cosa che in qualche modo riempie sempre perfettamente il vuoto che sento dentro di me.Tredici anni fa,egli mi ha portata al mondo ed ha tenuto stretto il mio corpicino,solo per un momento.Nei sogni ad occhi aperti,immagino che quel momento sia uno dei più affettuosi della mia vita.Gli voglio bene per avermi tenuta,quella bambina spaventata nuova all’aria ed alla luce,e per avermi fatto credere,senza nemmeno una parola,che mi avrebbe tenuta di nuovo se mai avessi avuto bisogno di lui. Egli mi ricorda qualcuno che non mi dispiacerebbe vedere ogni giorno della mia vita.Una dolcezza di nonno,dentro una mano di padre che ti da aiuto. Sarò di ritorno dopo cena.Ci sono molte altre notizie.

Caro Diario,
3 ottobre 1985
La cena era buona questa sera. Uno dei miei piatti preferiti, frittelle di patate con un’eccellente crema di mais e verdure come contorno. Presto dovrò iniziare a cambiare il modo in cui mangio, o corro il rischio di scoppiare come un pallone. Stasera Mamma l’ha resa speciale per me perché sa che sono ancora sconvolta per Jupiter. Invece lei e Papà hanno mangiato pollo. Jupiter è l’altra notizia. Di solito usciva sul retro e giocava nel giardino. Non è recintato, ma egli non vagabondava mai. Credo che fosse troppo intelligente per lasciare una casa che lo amava così tanto e lo nutriva così bene. Sebbene non ti scrivevo spesso di lui, per me era una delle cose più speciali al mondo, sempre dolce e gentile. Mi ha sempre voluto bene non importa cosa sembrassi o cosa avessi fatto di giusto o di sbagliato durante la giornata. Spesso, le notti in cui non riuscivo a dormire, noi due eravamo soliti giocare dabbasso con una palla di stringa, alla sola luce della minuscola lampada da parete. Dopo eravamo soliti gradire il gelato in cucina. Egli era un vero fan della vaniglia. In casa sarebbe stato buio, e noi due ci aggiravamo insieme finché il sonno non ci trovava, ore dopo che avevamo smesso di prenderne. Ho ancora una foto che Papà ha scattato di Jupiter e me sul divano in salone dopo una di queste notti. Non ce l’avevamo fatta a salire di sopra per dormire e ci eravamo addormentati sul divano, invece. Ho dato una foto di Jupiter allo Sceriffo Truman affinché la potesse affiggere nella stazione di polizia. Spero che trovino chiunque abbia colpito Jupiter. So che probabilmente è stato un incidente, perché pochi minuti prima che succedesse, aveva trovato un topolino o qualcosa…non ci avevo badato molto, ma è corso fuori con esso ed è stato colpito fuori sulla strada. Mamma ha sentito il rumore e mi ha chiamata per rimanere dov’ero finché lei avesse saputo cosa fosse successo. Ma a volte Mamma ed io abbiamo gli stessi pensieri, facciamo gli stessi sogni, e lei ha tanto buonsenso da non pensare che sarei rimasta nella mia camera quando l’avessi saputo. Così non l’ho ascoltata e sono uscita a vederlo, che respirava ancora per pochi istanti, e che sanguinava dagli occhi e dalla pancia. Non riesco a credere che qualcuno possa colpire un gatto così, proprio in pieno giorno, e non dirlo a nessuno. Non pensare di fermarsi ed andare alla casa più vicina e riferire cosa è successo. Mamma ha sentito stridere la macchina, e Papà dice che magari fosse stato a casa perché avrebbe potuto essere capace di dire che tipo di macchina era che l’ha colpito, solo dal suono. Ne dubito, ma è stato un pensiero gentile. Adesso è seppellito fuori. Un caro amico che se ne è andato, quando serbo in cuore i pochi che ho. Magari fosse morto qualcos’altro invece di Jupiter. Ad essere onesta con te, come lo sono sempre, io piaccio a molte persone di Twin Peaks. Molti conoscono il mio nome, e specialmente a scuola mi sento abbastanza popolare. L’unico problema è che io veramente non conosco nessuna di queste persone nel modo in cui pensano di conoscere me. E penso di essere prudente nel dire che loro non mi conoscono affatto. Donna è quella che mi conosce di più. Ma temo ancora di dirle delle mie fantasie e dei miei incubi, perché a volte è comprensiva, ed altre volte ride scioccamente, ed io non ho il coraggio di chiedere perché delle cose del genere per lei sono divertenti.Così mi sento male di nuovo e zittita a lungo. Voglio molto bene a Donna, ma a volte mi preoccupo che lei non rimarrebbe affatto intorno a me se sapesse come sono le mie interiora. Nere ed incomprensibili, ed imbevute di sogni di uomini grandi grandi e dei diversi modi in cui essi potrebbero tenermi e controllarmi. Una principessa delle fate che pensa di essere stata soccorsa dalla torre, ma scopre che l’uomo che la porta via non è lì per salvarla, ma invece per entrare dentro di lei, in profondità. Per cavalcarla come se fosse un animale, per importunarla e farle chidere gli occhi, ed ascoltare mentre le dice tutto quello che fa. Passo dopo passo. Spero che ciò non sia una brutta cosa da pensare.

Caro Diario,
12 ottobre 1985

L’altra notte ho provato una sigaretta alla marijuana.Donna ed io dovevamo dormire a casa sua, ma la sera i suoi genitori sono andati con i miei al Great Northern per un party che Benjamin stava dando.Donna ed io non volevamo davvero andare,ed io specialmente non volevo a causa di Audrey.Ho detto a Donna di andare con le nostre biciclette su alla Book House per incontrare delle persone nuove.Mi è toccato come sempre convincerla che non lo avrei detto a nessuno,e che saremmo ritornate prima dei nostri genitori.Alla fine ha acconsentito perché entrambe eravamo terribilmente annoiate di avere attorno le stesse facce per tutto il tempo. Eravamo là appena una mezz’ora prima che questi tipi,Josh e Tim,ed un altro,ma non riesco a ricordarmi il suo nome,venissero verso di noi.Stavo fumando una sigaretta che avevo sottratto dal banco della reception al Great Northern un giorno che avevo portato a Johnny un libro di racconti indiani. Pensavano che noi fossimo più grandi perché una di noi stava fumando.Così Josh ci ha raggiunte con Tim e l’altro individuo.Hanno detto di essere del Canada,e non c’era alcun dubbio perché non riuscivano a smettere di dire “ay”.”Vuoi una sigaretta migliore, ay?”.A Tim è piaciuta immediatamente Donna,il che le ha fatto dare un po’ i numeri perché tutti e tre sembravano avere vent’anni.Nessuno di loro mi ha ostacolata.Sembravano tutti ragazzi gentili.Mi sono sentita piuttosto al sicuro,ma non eccitata…sai cosa intendo? Ad ogni modo,ho detto che volevo provare una sigaretta migliore,e Donna ed io li abbiamo seguiti fuori sul retro della Book House per farlo.Donna ha costruito questa storia elaborata di come stavamo visitando Twin Peaks per la serata,e che dovevamo incontrare il nostro autobus tra meno di un’ora.Ha detto che facevamo parte di un giro turistico chiamato In giro per i boschi.Immagino che le abbiano creduto perché si sono sbrigati ad accendere questa cosa.Josh ha detto che alla prima volta potevamo non sentirla,ma Donna ed io gli abbiamo dimostrato che aveva torto.Ha detto che dovevamo “Tenerlo dentro,ay?”.E noi lo abbiamo fatto…sei volte!Diario, è stato stupefacente.Sto parlando di sentirsi rilassati e caldi ed un pochino…sexy. Ho chiamato Donna “Trisha”,e lei mi ha chiamata “Bernice”!(Nel caso loro tornassero e chiedessero di noi…per qualsiasi ragione.Non volevamo che qualcuno sapesse).Dunque,stavamo ridendo molto più forte di quanto avessimo mai fatto prima.Ogni singola cosa che vedevo ero isterica.Tutto era offuscato e piuttosto ondeggiante,come se stessi guardando il mondo attraverso il fondo di un bicchiere d’acqua vuoto.C’era un caldo vento estivo,e gli alberi adoravano di buono. Tim ci ha portato una tazza di caffè con dentro del cioccolato,e tutti e cinque ci siamo seduti ed abbiamo parlato di ogni sorta di cose,come se forse il nostro universo fosse pittosto un minuscolo puntino bianco di filaccia che un enorme gigante non aveva notato sul suo maglione,e presto,un giorno o l’altro,chissà se questo grande gigante ci avrebbe tolti con la spazzola,o buttati nella lavabiancheria e sommersi tutti fino a morire.Donna ha detto che forse la nostra idea di centinaia di anni per questo gigante è soltanto una frazione di secondo,e presto qualcosa sarebbe dovuto succedere,perché per quanto tempo si può tener su un maglione? A tutti è piaciuta l’idea che ci potrebbero essere altri piccoli universi o “palle di filaccia” su questo maglione,ed abbiamo pensato che un giorno o l’altro ci sarebbe piaciuto incontrare alcune persone di questi altri posti,purché fossero gentili con noi.Potevamo sentire della musica che veniva fuori dalla Road House,ed io mi sono alzata per ballare un po’.Mi sono sentita meglio di quanto non sia stata da secoli,galleggiare nell’aria notturna e sentirsi calda dentro. Persino Donna ha ballato con me per pochi minuti fino a che si è resa conto che dovevamo andare ad incontrare…IL NOSTRO AUTOBUS TURISTICO!Abbiamo dovuto mentire e dire che avevamo noleggiato le biciclette dal lost- and-found alla stazione dello sceriffo,ma non penso che i ragazzi abbiano bevuto questa storia.Sono stati gentili a non dirci niente,se lo avessero saputo per davvero.Forse questo ha aggiunto dell’eccitazione anche alla loro serata.Magari no, perché sono più grandi di noi e probabilmente hanno avuto ben altre notti più eccitanti di questa. Quando stavamo andando a casa, continuavamo a fermarci perché facevamo delle risatine sciocche. Poi ho avuto la più atroce voglia di latte e biscotti, come se stessi per morire se non ne avessi avuto, e Donna era d’accordo al cento per cento che dovevamo mangiare qualcosa di dolce. Ha detto che a casa sua c’era della torta, ma questo non sembrava giusto. Così ci siamo svuotate le tasche e siamo entrate nel Cash and Carry per delle specialità. Abbiamo comprato così tante sciocchezze che abbiamo dovuto accompagnare a mano le nostre biciclette a casa di Donna in modo che ognuna poteva tenere una borsa. Per tutta la strada del ritorno siamo state paranoiche proprio come i ragazzi ci avevano detto che saremmo state perché i nostri occhi erano tutti iniettati di sangue e noi volevamo arrivare a casa prima che lo facessero i nostri genitori. Siamo state fortunate perché proprio quando siamo entrate in casa,il Dott. Hayward ha chiamato e detto che avrebbero fatto un po’ più tardi perché Benjamin stava mostrando delle diapositive o roba simile.Grazie a Dio!Siamo corse di sopra a mettere il collirio negli occhi, poi abbiamo acceso lo stereo e mangiato e ballato e riso,ed eravamo profondamente addormentate quando tutti sono tornati. Lo so che le droghe sono dannose,ma inizio ad avere la sensazione che mi piace sentirmi in quel modo.
Piuttosto cattiva.

Ti dirò altro domani, Laura

Caro Diario,
20 ottobre 1985
E’ trascorsa poco più di una settimana ed ho altre notizie. Scusa se non ti ho scritto, ma è veramente stato piuttosto folle qui intorno… bé, qui dentro di me, almeno. A casa è sempre lo stesso. Irritante più di quasiasi altra cosa. Dio, a volte mi sento così intrappolata, come se dovessi portare questo permanente largo sorriso sul mio viso o altro che tutti mi fanno diventare matta. Mi chiedo se il dolore, del tipo che non sopravviene quando il tuo gatto viene ucciso, o quando una zia muore, ma del tipo con cui devi vivere…potrà mai essere un amico? Il dolore come un’ombra o un compagno. Mi chiedo se ciò è possibile… Ad ogni modo, la notizia è strana. Sono un po’ nervosa per quanto mi sia piaciuto il pericolo, ma ti dirò tutto e lo farò uscire dal mio petto. Forse sarà come i miei sogni, meno difficile da capire se lo vedo sulla carta. Ecco. Lo scorso giovedì sera, l’altro ieri, Donna ed io siamo ritornate alla Book House alle quattro circa del pomeriggio. Credo che vi siamo ritornate con la speranza che Josh e Tim ed il loro amico fossero lì di nuovo, e che potessimo farci un’altra sigaretta strana. Ci siamo in un certo senso messe in ghingheri, non troppo eleganti o folli perché in città conosciamo davvero praticamente tutti, e non volevamo che lo riferissero ai nostri genitori. Ma indossavamo gonne che erano considerevolmente corte ed un po’ più strette di quanto la maggior parte delle persone approverebbe, a parte i ragazzi, naturalmente, ed abbiamo giocato con del trucco che la mamma di Donna, la Sig.ra Hayward, le ha dato come regalo di Pasqua perché Donna voleva provarne un po’ e sua mamma voleva che lei avesse il suo. Ad ogni modo, un’altra volta! Siamo andate alla Book House e non c’era nessuno eccetto Big Jake Morrisey. E’ l’individuo che gestisce il posto. Credo che dovrei dirti di questo posto così puoi immaginare dov’ero. E’ una coffee house, per lo più per ragazzi–le ragazze sono ammesse–ma è più un ritrovo per maschi. Ci sono libri ovunque sui tavoli e scaffali, che collegano tutte e tre le pareti, tutt’intorno fino al retro. Sa di sigarette, dopobarba e caffè. C’è sempre del caffè che sta per essere preparato. E questa volta che ero dentro, ho notato una foto dell’uomo perfetto per le mie fantasie! Non ho detto niente, naturalmente, ma è proprio perfetto. Rude e robusto, ma ha gli occhi di un cucciolo di cane e la pelle liscia. La foto di lui in jeans e giacca di pelle, che regge un libro ed è seduto sulla sua motocicletta. Ne sono immamorata! Così noi eravamo le uniche nel locale, e Jake ci ha dato del caffè e ci ha detto che le persone sarebbero presto arrivate, e che sarebbe stato saggio se ce ne fossimo andate quando avrebbero iniziato ad arrivare, specialmente vestite com’eravamo. Per metà stava scherzando e per metà era serio quando ci ha chiesto, “Ragazze state cercando un disturbo di natura maschile?” Donna è diventata tutta rossa, ed io gli ho detto proprio quello che avrei detto a Mamma e Papà se mai lo avessero scoperto. “Stiamo solo giocherellando e fingendo. E’ solo per divertirci, non per fastidio. Ha capito, o “l’ha bevuta”, piuttosto, e dopo che abbiamo finito il caffè ce ne siamo andate. Uscendo però, ho detto a Jake che circa una settimana fa, tre ragazzi canadesi veramente simpatici erano stati qui ed avevano aiutato Donna e me ad aggiustare le nostre gomme a terra dopo che avevamo investito il vetro della bottiglia di birra rotta che è sempre fuori di fronte alla Road House. Gli ho detto che se li avesse visti– Josh, Tim e l’altro individuo con i capelli biondi– gli avrebbe detto che volevamo ringraziarli con una tazza di caffè, o qualcosa. Poi gli ho detto che probabilmente saremmo rimaste fuori sul retro, a parlare, se si fossero fatti vivi. Jake ha detto che avrebbe riferito il messaggio se sarebbero venuti. L’avresti scommesso! Si sono fatti vivi. Jake deve aver detto loro quello che ho detto perché sono usciti ridendo e dandoci vita dura per avergli mentito, prima. Donna è stata considerevolmente veloce e sveglia da dire che “volevamo essere sicure che voi ragazzi foste tranquilli prima di dirvi chi eravamo o qualsiasi cosa”. Hanno tutti detto che sembravamo veramente simpatiche, ed ho scoperto che il nome del terzo individuo era Rick, e che hanno tutti ventidue anni! Noi abbiamo detto che la nostra età non era importante e che non ci avrebbe impedito di divertirci purché fossimo a casa per le dieci. Se sarebbe stato più tardi, avremmo dovuto chiamare. Josh ha detto che aveva dell’alcool, e che se c’era un posto che noi conoscevamo dove accendere un piccolo fuoco o qualcosa fuori nei boschi, avremmo potuto andare tutti là e fare una piccola festa. A quell’ora erano circa le cinque e mezzo o pressappoco. Questa volta erano in camion invece che su delle motociclette, e così Donna ed io siamo salite sul retro aperto e gli abbiamo detto di attraversare la Lucky Highway 21 e di dirigersi nei boschi dietro alla Low Town. Entrambe abbiamo calcolato che sarebbe stato più sicuro lì, e se succedeva qualcosa, avrei potuto dire che mi ero persa con Donna, che avevamo fatto una passeggiata o qualcosa e avevamo perso la cognizione di dove eravamo. Sarebbe stato okay, ho immaginato, non importa cosa. Questi ragazzi sembravano abbastanza simpatici, così ci siamo fidate di loro una seconda volta. Siamo andati in un posto dove c’era un corso d’acqua e quasi nessun ago per terra, in modo che il fuoco sarebbe stata un’idea sicura. Tim e Rick hanno cercato del combustibile mentre Josh ha aperto questa bottiglia di… credo fosse gin che avesse. L’unico alcool che Donna ed io avessimo mai preso era un bicchiere di champagne– un bicchiere, l’anno scorso alla festa di compleanno del Dott. Hayward. Questo era nuovo di zecca per entrambe. Donna sembrava eccitata, ma anche nervosa. Io ero chiaramente eccitata e sono stata la prima dopo Josh a berne un sorso. Ce lo siamo fatto passare… finché fu vuoto. Donna ed io siamo state messe sottosopra quasi all’istante. Rick continuava a dire, “Sono tostate, caspita”. Sia Donna che io dovevamo fare pipì, così ci siamo allontanate circa trenta piedi dal fuoco e ci siamo accovacciate dietro un albero. Per un momento, ci siamo spaventate entrambe. Veramente spaventate. Non sapevamo come comportarci, ed entrambe continuavamo a pensare di dire cose stupide o che sembravamo troppo giovani o qualcosa. Quando mi sono alzata, la mia mente si è illumunata. Ho pensato, ” Ormai è troppo tardi, sei già ubriaca, faresti meglio a divertirti, e non dimenticare di controllare l’orario!”. Donna era d’accordo che avremmo fatto meglio a seguire la corrente ed a metterci vicine nel caso ci fossimo spaventate di nuovo. Tim ha acceso lo stereo del camion, ed io ho chiesto se sarebbe stato stupido se avessi ballato per un momento, perché mi piaceva la canzone. Tutti e tre hanno detto che andava bene, e Donna si è seduta lì fissando il fuoco per un attimo. Tim è andato a sedersi molto vicino a lei ed ha sussurrato qualcosa nel suo orecchio. I suoi occhi si sono ingranditi ed ha riso alquanto e poi si è rilassata. Suppongo che egli l’abbia fatta sentire bene o carina o qualcosa. Dovrò ricordarmi di chiederle cosa le abbia sussurrato. Così stavo ballando, e Josh e Rick non riuscivano a smettere di guardarmi… e mi sentivo piuttosto a mio agio, o fiduciosa, o entrambe le cose, ma sono impazzita un po’ e mi sono fatta prendere da un ballo più sexy. Uno che mettevo in pratica da sola nella mia camera di fronte allo specchio. Muovevo i fianchi in cerchi e lasciavo muovere le braccia lentamente, ed a volte mi toccavo i fianchi come se sembrasse bello toccarmi. Maledizione! Mamma mi sta chiamando dabbasso per lavare i piatti. Ritornerò. C’è molto altro!

Diario, sono tornata. Scusa se ho dovuto fermarmi. Così stavo ballando, e Donna ha visto cosa stavo facendo e mi ha guardata come se fossi pazza. Ha guardato in giro per un minuto e credo che anche lei volesse essere parte dell’attenzione, o qualcosa perché ha guardato il suo orologio e ha detto, “Andiamo a fare il bagno nudi!”. Questo ti dirà quanto Donna era ubriaca. Tutti sono rimasti zitti ed hanno ascoltato la musica per un secondo, poi hanno detto, “Sì, va bene”. Così Donna ed io ci siamo tolte i vestiti… tutti. Avevamo quasi lasciato su le mutandine, ma temevamo che pensassero che fossimo delle stupide ragazzine. Erano tutti nel corso d’acqua seduti sulle rocce quando siamo ritornate verso il fuoco. Il corso d’acqua è profondo probabilmente tre piedi e mezzo nel punto più profondo. Così erano seduti là e noi abbiamo messo giù i nostri vestiti e siamo state vicino al fuoco per un minuto. Quando ci siamo mosse verso l’acqua, Josh ha detto, “Ferme. Lì. Solo per un minuto”. E così abbiamo fatto. E dopo un minuto che aspettavamo, egli ha detto a Tim e Rick, “In vita vostra avete mai visto uno spettacolo così bello come queste due ragazze?”. Entrambi hanno fatto dei rumorini come se piaceva anche a loro. Donna ed io ci siamo mosse un pochino quando ci siamo rese conto che ci stavano fissando in quel modo… così minuzioso, lo sai? Tim ha detto, “Guardate il modo in cui il fuoco disegna ombre sulla loro pelle”. Donna ed io ci siamo guardate, poi abbiamo guardato loro. Erano difficili da vedere perché noi eravamo così vicine alla luce e loro erano nel buio del corso d’acqua. Rick ha detto, “Per favore, per favore venite nell’acqua con noi”. Lo abbiamo fatto. E’ stato così sbalorditivo. Il modo in cui sembravano quando ci siamo avvicinate sotto l’acqua, soffici e scivolosi, era come se stessi sognando. Non ho mai provato qualcosa di così bello e di così vicino a ciò che avevo immaginato. Avevano tutti… duri… duri… credo che li chiamerò cazzi, perché “pene” sembra una parola che leggi solo nei libri di educazione sessuale. E così erano tutti duri.

E ho detto (soprattutto perché sapevo che Donna aveva perso il controllo più di me, per via di tutto questo), ho detto, “Rendiamo questa serata una serata con libertà d’azione… possiamo tutti andare a casa con quella bella sensazione di desiderare che fosse successo di più… ? Donna ed io non non andremo fino in fondo con voi”. Quando è uscito dalla mia bocca, per un secondo non riuscivo a crederci. Chi stava parlando? Che cosa stavo io, Laura Palmer– tredici anni– facendo qua fuori nei boschi così con questi tre ragazzi nudi di nove anni più grandi di me? Tutti hanno detto che andava bene, ma Josh ha detto, “Possiamo almeno toccarvi, e magari avere un bacio?”. Donna mi ha guardata nello stesso modo di un anno fa quando Maddy stava parlando del baciare. Ho detto loro che non mi dispiaceva, ma se a Donna sì, non potevano forzarla. Adesso qualcosa mi dice, quando lo ripenso, che questo era probabilmente quanto di più eccitato questi ragazzi siano mai stati. Non penso che avrebbero fatto qualcosa di cattivo anche se lo avessimo chiesto, perché erano proprio spaventati. Era proprio una notte strana e privata. Era come se i boschi ci facessero comportare tutti follemente, come se gli alberi ed il fatto che si era fatto buio ci aveva fatto dimenticare che qualsiasi altra cosa esistesse. Erano le otto e mezza ed avevamo solo circa un’ora prima che dovessimo ritornare a casa. Mi sono inginocchiata nel corso d’acqua di fronte a Josh e mi sono bagnata i capelli. Poi, l’ho guardato e ho detto, “Puoi toccarmi se vuoi. E’ okay”. Così egli era veramente lento, e ha messo le sue mani sui miei seni, che sono diventati della giusta grandezza, penso, per la mia età, ed ha tremato per un secondo, come se fosse sbalordito. Mi sono sentita come se fossi in cima al mondo. Stavo facendo impazzire dentro questo ragazzo di ventidue anni! Le ha toccate, poi ha toccato solo i capezzoli, e ho avuto difficoltà a non dire quanto bello sembrava, perciò ho riso. Tim ha iniziato a toccare i seni di Donna, e lei l’ha solo guardato silenziosamente mentre lo faceva. Rick non aveva nessuno con cui stare, perciò ho detto, “Puoi toccarmi anche tu… ma ricorda, abbiamo tutti fatto un accordo, giusto?”. Ha acconsentito col capo ed è avanzato lentamente nell’acqua verso di me ed ha messo la bocca sul mio capezzolo. Ho dovuto chiudere gli occhi in modo che non mi uscissero completamente dalla testa. Sembrava così incredibile! Non potevo che pensare al ragazzo della foto nella Book House, e anche se questo sembra bizzarro, lo dirò. Ho avuto il pensiero più sexy che egli si stesse nutrendo di me. Come se dentro di me ci fosse tutto questo calore e nutrimento di cui avesse mai avuto bisogno… questo ragazzo più grande, che aveva bisogno di me. Mi sono sentita forte e quasi come se per loro fossi un’immaginazione. Josh ha messo la sua bocca sul mio altro capezzolo, e Tim e Donna si sono allontanati un poco nell’acqua ed hanno iniziato a parlare. Poi Donna è uscita con Tim e si è vestita e si è seduta vicino al fuoco… parlando ancora di più. Non mi importava, o non mi poteva importare. Non avrei interrotto questo finché non avessi dovuto, sembrava troppo bello per rovinarlo.

Ho sussurrato a Josh e Rick che desideravo che uno di loro mi baciasse, teneramente e lentamente… e che magari l’altro poteva continuare a toccarmi nel modo in cui stavano già facendo. Rick ha detto che poteva baciarmi Josh, a condizione che ne ricevesse uno anche lui, più tardi, e cose simili. E così Josh si è inclinato verso di me e si è fatto molto vicino, e prima di baciarmi mi ha detto, calmo– “Teneramente, giusto?”. Ed io ho detto di sì. E lui ha detto, “Teneramente e lentamente…”. Ed ha aperto la bocca, ed io ho aperto la mia, e le nostre lingue hanno iniziato a muoversi insieme come se volessimo avere sempre di più… ma non era veloce, era lento… così bello e lento. E Rick stava succhiando i miei capezzoli e facendo rumorini come se fosse affamato o si stesse nutrendo, o come se stesse mangiando un gelato che fosse delizioso. Non importa cosa stesse pensando, credimi, mi sentivo dieci volte meglio di quanto sembrasse. Ho sognato non so per quanto tempo mentre questo stava succedendo, ed era come se non mi fosse mai successo niente di brutto. E’ scomparso tutto e all’improvviso non mi importava se non avessi visto Donna, Mamma, Papà, chiunque… mai più. Questa calda sensazione di essere necessaria, voluta, e speciale, come se fossi un tesoro… era tutto ciò che volevo sentire, per sempre. Non avevo età, e non c’era tempo o compiti o preoccupazioni o faccende domestiche o qualsiasi cosa ad offuscare la mia mente o a riportarmi indietro alla piccola Laura. Ero senza età, ed ero tutto ciò che questi due ragazzi volevano. Ero qualcosa per i loro sogni! Rick è stato il prossimo a baciarmi, ed era proprio dolce e gentile, ma aveva un modo diverso di baciare. Ha mosso la lingua e le labbra diversamente, e si fermava ed a volte mi mordicchiava le labbra molto teneramente, come una persona importuna. So che sto parlando ininterrottamente, Diario, ma devo dirlo a qualcuno, e Donna, anche se era là, non era veramente là nel mio in cui lo ero io. Non era pronta per questo o per il modo in cui ti avrebbe fatta sentire. Non che ci sia qualcosa di sbagliato in esso, ma Donna è ancora più interessata ad essere buona… per tutto il tempo. Io, io penso di essere buona, tanto quanto posso, e forse più della maggior parte delle persone, ma adesso ho avuto bisogno di dimenticare le cose per tanto tempo… e questa era una soluzione incredibile.

Niente più di questo è successo nel corso d’acqua, tranne che li ho toccati entrambi tra le gambe. Con loro sono stata tenera nel modo in cui loro lo sono stati con me, e pensavo che fosse meraviglioso che essi fossero così duri, e che la loro durezza galleggiasse nell’acqua… qualcosa che potevo solo sentire e non vedere. Proprio come volevo. Ero capace di volere di più, ma capace di godere di ciò che avevo. Tim e Donna si sono scambiati i numeri di telefono mentre mi stavo vestendo, e la sola cosa di cui ero proprio preoccupata era che ero veramente ubriaca ed iniziavo a sentire un po’ di nausea nello stomaco. Credo che anche Donna l’avesse, perché Tim ha detto, “Magari potremmo aiutarle a vomitare o qualcosa, in modo che non succeda quando arrivano a casa… Donna, qui, è preoccupata, sapete, su come lo potrebbe spiegare ai suoi genitori”. Non riuscivo a credere quanto questi ragazzi fossero fantastici con noi. Non ci lanciavano battute o ci facevano sentire come se fossimo delle nullità in confronto a loro. Lo so che non lo siamo, ma era bello, specialmente nello stato in cui eravamo, non sentendo niente del genere. Rick ha detto che nel cassetto del cruscotto del camion c’era della gomma da masticare, e se ne volevamo un po’, potevamo averla. Ho cercato di immaginare di andare a casa nello stato in cui ero, brilla e tutta intontita. Vomitare non sembrava divertente, ma Tim ha suggerito che ci avrebbe aiutate a farci smaltire la sbornia, e così Donna ed io siamo andate fuori ed ci siamo ficcate le dita in gola. E’ venuto su. Era orrendo, ma mi sono davvero sentita meglio, e Donna ha detto che per lei era più semplice camminare dopo di ciò. Ho detto che probabilmente avremmo dovuto andare, e che se a loro non dispiaceva, magari ci avrebbero potute lasciare ad un isolato da casa, forse a casa? Pensavo che ci avrebbero aiutate anche la passeggiata in camion e l’aria fresca. Aspetta un secondo, Diario– Mamma vuole il bacio della buona notte.

Okay, sono tornata. Grazie a Dio non ti ha visto. Quando i ragazzi ci hanno fatte scendere, siamo saltate giù dal retro, e Tim ha baciato molto romanticamente la mano di Donna, e Rick e Josh hanno detto che a loro era veramente piaciuto incontrarla. Sono andata alla finestrino del conducente, dov’era Josh, e stavo per ringraziarlo… e credo che stavo per dire qualsiasi cosa veniva fuori… ma mi ha fermata. ( Un brivido mi è corso per la schiena). Ha messo il suo dito sulle mie labbra e ha detto, “Non penso che ti dimenticherò mai, Laura”. Ed ha sorriso e Rick ha detto, “Grazie per esservi fidate di noi nel modo che avete fatto”. Si sono allontanati, e Donna ed io abbiamo quasi pianto.

Eravamo ad un isolato dalla casa di Donna ed abbiamo messo in bocca un ulteriore pezzo di cicca e ripetuto la nostra storia. Eravamo nei boschi, a parlare. Stavamo inventando storie e parlando di sogni che avevamo fatto… del futuro. Donna ha detto che non si sentiva come se stesse mentendo perché è quello che lei e Tim hanno veramente fatto. Si sono baciati un paio di volte, e Donna ha ammesso, proprio prima che entrassimo in casa sua, che le è veramente piaciuto. Io ho deciso che non avremmo spiegato niente di quello che avevamo fatto mentre eravamo fuori, a meno che qualcuno ce lo avesse chiesto. Ho visto delle persone spiegare e rispiegare le cose e sembra che stiano mentendo o nascondendo qualcosa, che è ciò che avremmo fatto. I genitori di Donna erano addormentati sul divano quando siamo entrate, e noi siamo andate oltre e salite in camera di Donna. Ci siamo lavate i denti e sistemate un poco i capelli, e prima che scendessimo, ci siamo abbracciate. Non abbiamo detto una parola. Ci siamo solo abbracciate. Penso che fosse il nostro modo di dire che era il nostro segreto, e che eravamo ancora amiche, e che stavamo bene. Eravamo a casa, e stavamo bene. Donna ha svegliato suo papà e ha detto che avevamo aspettato a svegliarlo perché sembrava così pacifico, che dormiva lì appoggiando la testa sulla spalla della Sig.ra Hayward. Egli si è offerto di riaccompagnarmi a casa, perciò ho chiamato Mamma, e lei ha detto che non si era nemmeno resa conto dell’orario perché stava leggendo un libro veramente bello. Ha detto che Papà era già a letto. Ha detto che sarebbe rimasta in piedi ad aspettarmi. Non mi sento colpevole per quanto è successo, ma penso che sia solo perché nessuno era preoccupato, ed i ragazzi erano così gentili. Non posso che rattristirmi dentro quando mi rendo conto che è tutto finito. Quella notte è andata, ed io sono di nuovo Laura. Tredici anni, e la pupilla degli occhi di mio papà. Non con rabbia, ma con attesa, non vedo l’ora di essere più grande, e per conto mio, con nessuno tranne me a cui rispondere. Dio benedici Mamma e Papà, Troy, Jupiter– riposi in pace–

Potevo vedere nei suoi occhi che qualcosa l’aveva ferita, ma non potevo nemmeno iniziare a capire cosa fosse fino a che Mamma me l’ha detto quando sono tornata a casa. Ha detto che Margaret ( la Signora Ceppo ) aveva un marito che era un vigile del fuoco. E’ rimasto ucciso mentre domava un incendio, e Mamma ha detto che è stato terribile perché ha inciampato in una radice o qualcosa ed è caduto a testa in giù nel fuoco e si è bruciato, la testa per prima. Loro erano sposati da poco quando egli è morto, e da allora Margaret è stata molto silenziosa ed ha tenuto il suo dolore per sé. Mamma ha anche detto che non aveva il ceppo fino a che suo marito è morto. Non sapevo niente di questo quando ero laggiù al 1400 di River Road con lei, ma non importava, credo. Le ho detto che pensavo che lei fosse una persona molto gentile e speciale, e che ero felice di aver fatto attenzione al mio sogno, perché non avrei voluto perdermi il fatto di averle potuto parlare. Le ho detto che speravo avesse ragione sulla mia vita che avrebbe avuto delle cose speciali, che le aspetterò, perché voglio che la mia vita sia buona. Poi le ho detto qualcosa che spero non ripeterà mai. Non mi aspettavo nemmeno di dirlo, e a dire la verità non so da dove è venuto fuori. Le ho detto che a volte le cose succedono e nessuno lo sa. Succedono nei boschi quando è molto buio. Le ho detto che a volte non ero nemmeno sicura che queste cose fossero reali, ed a volte penso che siano più reali del sole che sorge al mattino, e che questo pensiero mi spaventava molto. Ha guardato lontano, mi ricordo, quando ho finito. Pensavo di aver detto qualcosa che l’avesse turbata. Ha afferrato il suo ceppo, poi mi ha guardata di nuovo e ha detto che ero una ragazza molto bella, e che molte persone mi avrebbero amata, nella mia vita. Spero davvero che molte persone mi amino, nella mia vita. Un giorno qualcuno mi amerà nel modo in cui fecero i ragazzi, persino di più. Mi chiedo dove sia adesso questa persona, e se si stia domandando dove sia io e come sia, e quando alla fine ci incontreremo. Mi chiedo se Margaret abbia mai pensato al sesso nel modo in cui faccio io. Sulla strada del ritorno ho cercato di canterellare la canzone che lei mi aveva canterellato, ma non riuscivo a ricordarmela. Mi sentivo molto buona dentro quando ho lasciato il 1400 di River Road, e questa sensazione è rimasta con me, per tutta la cavalcata alle scuderie, per tutto il tragitto di ritorno a casa con Mamma nella macchina, ed è forte persino adesso. Spero che adesso Margaret non si stia sentendo sola. Spero che sia felice tanto quanto lo sono io. Magari avessi potuto darle notizia di quanto felice sarebbe stata la sua vita. E’ così triste che non avevo niente per lei.
Ti dirò dell’altro più tardi, Laura

P.S. Donna ancora non mi ha richiamata.

Ascoltando il bosco
13 novembre 1985

Dentro gli alberi ci sono anime penso
Anime che crescono e cambiano
Dentro ogni foglia, così tranquilla
Una memoria di momenti che nessun altro ha visto
Ma nessun uomo ascolta mai
Si prende il tempo di pensare
Che gli alberi possano vedere cosa succede
Che nel modo in cui stormiscono
E’ un accenno che vorrebbero parlare.

Essi potrebbero aver cercato di sussurrare
Nel palmo della mano di qualcuno
il loro ricordo della ragazzina
Come ci sia un nuovo buco dentro di lei
Ed una nuova e piccola bocca
Ma a nessuno interessa o crede
Che forse
L’albero potrebbe sapere
Che qualcosa era molto sbagliato
Che vuole parlare della tristezza
Che ha visto così tante notti
Penso che il mondo
Dovrebbe camminare immerso nei boschi
Ascoltare molto attentamente,
Le voci nelle foglie.
Vedere i dettagli, le minuscole mappe
Delle orme, ed a volte macchie
Essi dovrebbero vedere che le foglie
Sono sagomate come lacrime
Essi dovrebbero studiare il disegno negli aghi caduti
Forse ci sono dei segni per terra
Che condurrebbero il mondo
A chi ha fatto
Il buco.

E’ tardi, e stanotte egli è venuto. Non so se la Signora Ceppo stesse parlando della giusta Laura Palmer.

Caro Diario,
20 novembre 1985

Ho appena fatto un sogno che mi fa supporre che stanotte non dormirò. Ero in una stanza. Era vuota, e mi sentivo malissimo perché era vuota. Pensavo che fosse colpa mia se non ci fosse niente. Ero rannicchiata in uno degli angoli della camera, e stavo fissando quell’unica macchia all’altro angolo della camera, perché sapevo che qualcosa sarebbe presto stato lì. Dopo un minuto, ho iniziato ad avere molto freddo. Ed ho pensato di aver visto qualcosa, ma è scomparso. Poi ho guardato lontano perché stavo cercando di trovare la porta che immettesse in un’altra stanza e fuori da essa, perché volevo vedere se i mobili fossero in un’altra stanza. Mi sentivo proprio male per qualcosa e volevo aggiustare le cose, in modo da poter smettere di sentirmi così… colpevole. Credo che è come mi stavo sentendo. Colpevole. Mi sono girata per guardare attraverso la camera e c’era un enorme ratto seduto là. Nel sogno sapevo che mi stava seguendo , e che voleva portarmi via il piede con un morso. Mi è venuta una paura ! L’ho visto venirmi sempre più vicino ed ho pensato ad un modo per fermarlo, o ad un posto dove fuggire, ma non c’era alcun luogo dove andare, o niente che potessi fare ! So che può sembrare divertente, ma era così spaventoso. Sono rimasta immobile ed ho cercato di tenere i piedi stretti contro il corpo in modo che il ratto non potesse afferrarmi il piede. Non riuscivo a smettere di pensare a quanto sarebbe stato terribile quando avrebbe serrato la bocca intorno alla mia caviglia e morso. Non volevo sentire ciò, e non volevo che il ratto mi si avvicinasse. Non venirmi vicino ! Ho solo continuato a pensare a quanto dolore ci sarebbe stato… E così, nel sogno, perché sapevo che tutto ciò che voleva era il mio piede, mi sono portata via il piede con un morso. Quando mi sono svegliata, riuscivo appena a respiare, ero così spaventata ! Riesco ancora a vedere il ratto, e penso che mi stesse dando la caccia perché qualcosa della camera era sbagliato, o stavo per essere punita per qualcosa. Ma avevo più paura dei denti del ratto e a quanto mi avrebbe fatto male… Perciò ho deciso che l’avrei fatto io. Mi sarei fatta male da sola, prima che lo potesse fare lui. Anche se non capivo perché il ratto volesse farmi male, sapevo solo che dovevo farlo da sola , o l’avrebbe fatto lui. Il sogno non mi è affatto piaciuto. Per favore, Diario, so che sembra stupido, ma non giudicarmi nel modo che potrebbe fare qualcuno se mi udisse raccontargli questo sogno. Spero che non sognerò mai più così. Non voglio nemmeno sapere che cosa significhi, o se sono sicura di volerlo ricordare. Lo deciderò domani, quando non sarà più buio, e le cose sono più semplici da vedere quando ti seguono. Impazzisco se penso che non posso andarlo a dire a Mamma. Ho paura che lei riderà e forse poi lo dirà a tutti e mi imbarazzerà. Ho così paura che le persone ridano di me. Cercherò di essere più come Donna. Sarò buona e farò tutto quello che sono tenuta a fare. In questo modo, non ci sarà niente che nessuno potrà scoprire e prendersi gioco di me. Non ci sarà niente che potranno dire che ho fatto di sbagliato. Scommetto che quello che ho fatto con Donna ed i ragazzi sta causando questo. Francamente non riesco nemmeno a pensare abbastanza se una sensazione valesse l’altra. Qulcosa deve causare le notti come questa. Cercherò di essere migliore. Smetterò di fare le cose che le ragazze più grandi dovrebbero fare. Non permetterò a nessuno di farmi male, come nel sogno. Prima mi farò male da sola. Conosco i posti più delicati. D’ora in avanti mi farò male, finché tutto questo non si fermerà !!!! Magari potessi parlarne alla mia mammina.

Caro Diario,
16 dicembre 1985
Non so se ti scriverò per un po’. Ho appena fatto un altro sogno. Devo essermi addormentata mentre aspettavo l’alba. Non so perché, ma continuavo a vederti apparire e scomparire sui grembi delle persone. Sulle loro sedie al ristorante, quando andavano al jukebox.Sul cofano delle loro macchine quando guidavano. Io cercavo di riprenderti, ma tu continuavi a scivolare via. Stavi per dire a tutti che cosa c’era in te. Poche persone avevano letto che cosa c’era scritto e queste persone si erano trasformate in ratti. Volevano portarmi fuori nel modo in cui fa BOB. Penso che finché non ne capirò di più, non dovremmo parlare. Non so perché ho sognato questo . . . ma ho troppa paura per sfidarlo. Se questo non fa andar via gli incubi ed il fuoco e le funi e le piccole lame d’argento . . . Forse sono condannata a loro. Forse questo è ciò che mi è destinato. Forse devo solo essere paziente e smettere di combatterlo, e se ne andrà via. Odio salutare un ascoltatore bravo quanto te. Sento che devo, però, finché non scoprirò se tu stai in qualche modo parlando alle persone quando io non lo so. Sto impazzendo ? Non vedo l’ora che le vacanze siano finite e la scuola inizi di nuovo cosicché avrò qualcosa con cui tenermi occupata. Guardo le altre ragazze che conosco, le altre ragazze che vedo, e sorridono tutte, come faccio io. Dentro stanno iniziando a perdere tutto ciò che conoscono ? Hanno smesso di credere a loro stesse ed a chiunque intorno a loro ? Per favore non farmi scoprire che sono l’unica sulla terra con questo dolore.

Caro Diario,
23 aprile 1986
E’ passato molto tempo dall’ultima volta che ti ho scritto. La scuola va bene ma ormai la trovo troppo semplice. Non è abbastanza per impedire alla mia mente di vagare ai ragazzi, o alle fantasie. Donna ed io abbiamo avuto diversi litigi quest’anno perché lei dice che mi comporto in modo strano con lei, e che non sono l’amica che ero. Detesto piangere, ma perché ultimamente mi capita così spesso ? Sto solo cercando di essere buona, e di tenermi occupata, e di non parlare troppo o sognare ad occhi aperti perché penso che potrebbe dare fastidio alle persone e farmi succedere delle cose cattive. Adesso Donna è arrabbiata perché non le dirò cosa sento veramente, perché ho paura ! Non posso dirle che ho paura perché mi farebbe dire perché. Non lo dirò mai. Non mi sono nemmeno più toccata dove so che posso farmi sentire bene. Ho paura, perché questo riguarda il sesso, e avevo deciso che non avrei più pensato a questo … ma è così difficile !!! Odio me stessa, ed odio la mia vita ! Ultimamente Papà è stato indaffarato tutto il tempo con Benjamin ed il suo lavoro là al Great Northern, ed io sto iniziando a sentirmi nel modo in cui deve Audrey quando suo padre trascorre più tempo e fa attenzione a me di quando faccia con lei. Adesso sta succedendo al contrario, ed io sto solo cercando di essere buona e di falo smettere, e mi è difficile dormire e persino mangiare ! Non voglio sentirmi più in questo modo. Se lo faccio, so che succederà qualcosa di terribile. La notte scorsa ho sognato di aver scavato un buco per un pozzo nel giardino, perché stavo cercando di aiutare con l’acqua, e pensavo che un pozzo sarebbe stato una bella cosa da costruire per la famiglia. A Mamma è piaciuta l’idea e sorrideva felicemente. Ma quando è venuta fuori, più avanti nel sogno, mi stavo seppellendo nel buco, stavo cercando di uccidermi. Si è resa conto che le avevo mentito, e questo l’ha sconvolta. E’ corsa fuori per fermarmi, ed io ho urlato che non volevo più svegliarmi nel cuore della notte con tutte le foglie addosso. Volevo essere un albero in modo da poter ascoltare la sofferenza nei boschi. E tutt’a un tratto sono rimasta seppellita. Ma ero dentro qualcosa che non era un buco nel terriccio. Mamma è venuta subito dopo in camera mia per chiedermi se tutto era a posto, e le ho detto che stavo bene. Stavo solo facendo incubi sui boschi, è tutto. Il suo sguardo è passato dalla tristezza alla speranza. Poi, sfortunatamente, ha iniziato qualcosa che non avevo affatto bisogno di sentire ! Ha iniziato a dirmi degli uccelli e delle api, e del controllo delle nascite, e tutta questa roba ridicola su come i miei sogni erano solo una parte del mio corpo in mutamento, e che forse avevo bisogno di avere delle risposte. Per tutto il tempo che mi ha parlato, ho pensato a qualcos’altro. Dovevo pensare ai fiori ed ai volti sorridenti ed a qualsiasi cosa … grossi camion pieni di legname, agli uccelli, a Donna Donna Donna … solo cose buone. Non ascoltare, non potevo ascoltare quella voce che diceva tutte le cose che erano come delle piccole chiavi per le porte e le camere che non ero tenuta essere ! Come poteva succedere questo ? Non si è fermata per quasi un’ora, ed ho dovuto trattenere giù la mia mano … Volevo colpirla, schiaffeggiare quel viso sorridente e servizievole ed urlare “Come puoi farlo ! Cos’è successo a quella parte di me ?”. Vuoi sapere la parte che mi spaventa di più ? L’unica cosa che le persone pensano di me adesso è che sono nella mia adolescenza ! Tutti vedono ancora la sorridente Laura Palmer. La ragazza con i voti perfetti ed i capelli perfetti e le perfette piccole dita che a volte vuole, a tarda notte, andare nello specchio per strangolare il sibillatore sogno ad occhi aperti che vedo nel riflesso ! Oggi andrò a vedere Donna e le parlerò. Parlerò come meglio potrò. Non ho più compiti da fare, ed ho già finito due progetti supplementari. Ho fatto la lista degli honor, ed il dibattito della squadra dei junior. Prego tutto il tempo, ma non mi sono mai sentita peggio in vita mia. Sto iniziando a pensare che pochi momenti di bene, in mezzo a miglia e secoli di male, siano meglio di niente bene affatto. Spero che Donna voglia ancora essere mia amica. Se posso, ti dirò cosa succede con Donna.

A presto, Laura Mi è appena successo qualcosa …

24 aprile 1986
Un ricordo di saltellare
Ero piccola, lo guardavo dal basso
Prima che mi dicesse di sdraiarmi
O di dire cose
Prima che mi dicesse
Che aprire la bocca fosse spiacevole
Che avevamo un segreto
Prima che iniziasse a rivoltarmi
Con le sue sporche mani
Prima che mi sedessi sulla minuscola collina
Eravamo soliti saltellare
Tenerci le mani
Parlare di quello che vedevamo
Egli mi diceva cosa vedere
Ma io non lo vedevo
Sono cieca
Penso
Da quando il saltellare è finito.
Voglio essere lasciata sola come lo sono le altre persone. Voglio sapere di questo soffice vestito bianco che indosso nel modo in cui lo fanno tutti gli altri. Voglio dimenticare le cose che mi succedono all’improvviso …. Qualcosa di molto cattivo sta succedendo …. Perché sta succedendo a me ? Penso che sia reale. Penso che sia reale ! Dopo aver visto Donna, magari posso dirti quello che mi ricordo. Avevo dimenticato così tanto … ma non posso dire se so come stanno le cose o se non lo so affatto. Per favore sii ancora mia amica, Donna, per favore !

Caro Diario,
21 giugno 1986
Ieri ho trascorso la giornata con Donna. Per un lungo momento non mi ha detto niente. Quando ho iniziato a piangere, sono corsa fuori da casa sua e ho continuato a correre. Ero così felice quando mi è venuta dietro, e anche lei stava piangendo. Le ho detto tanto quanto potevo. Che ero preoccupata di essere buona perché stavo facendo brutti sogni, sogni molto brutti, e non la stavo proprio prendendo in giro quando dicevo che non stavo dormendo affatto. Le ho detto che speravo potessimo parlare della sera con i ragazzi al corso d’acqua, ma sembra sempre che mi odi o qualcosa, o che avrò un sogno terribile e penso che quello che è successo sia cattivo. Le ho detto che avevo bisogno di sentire cosa pensava di quella sera. Avevo bisogno di sapere se pensa che dovremmo essere punite per questo, o se lo dovrei io, perché io ho fatto più di quello che ha fatto lei. . . . Avevo proprio bisogno di saperlo. Donna mi ha detto che aveva paura che non le stessi parlando perché ero arrabbiata che lei non si fosse spinta così lontano quanto avevo fatto io, e che non le volessi più bene a causa di questo! Le ho chiesto come potesse pensare ciò quando ci siamo date un bell’abbraccio alla fine della serata, ed io ricordo ancora quell’abbraccio come una delle parti più chiare, più belle dell’intera serata! Le ho detto che ero solo molto confusa, e le ho detto che per la metà del tempo non sapevo se dovessi divertirmi come stavo facendo, o se avessi dovuto sentirmi male. Donna ha detto che l’unica ragione per cui è uscita dall’acqua è che non era sicura su cosa sentiva giusto fare, anche se tutti i ragazzi erano simpatici. E poi ha pianto e mi ha guardata, molto stranamente, e ha detto qualcosa che mi ha fatto veramente sentire strana. Ha detto che un’altra ragione per cui non si è addentrata in questo era che aveva paura perché io sembravo da subito troppo brava in questo, e lei non sapeva cosa dovesse fare, o come farlo. Voleva sapere se mi venisse naturale, o se stessi vedendo un ragazzo e non glielo avessi detto. Per molto tempo non sono riuscita a risponderle. Non penso che conoscessi la risposta. Che cosa intendeva, brava in questo ? Le ho detto che ricordavo di sentirmi sexy, e molto felice che piacessi a loro e che mi volessero, ma metà, se non di più, era quello che facevano i ragazzi, non quello che facevo io. In più quella sera eravamo ubriache, e mi sentivo così bene a fare cose che avevo chiesto da così tanto tempo. . . . Mi ha interrotta e ha detto che anche lei pensava in quel modo ai ragazzi. Le ho chiesto come pensasse a loro, come cosa facessero loro quando lei li sognava, e lei ha detto che la portavano a ballare, o la vedevano a scuola e la lasciavano guidare nelle loro macchine. Ha detto che pensava di essere con ragazzi più grandi che la trattassero come se fosse una principessa, e di notte sarebbero andati in questo grande, bel letto e si sarebbero sdraiati da parte a lei, e avrebbero parlato e si sarebbero baciati, e a volte avrebbero fatto l’amore. Ha detto che non le piaceva spingersi così lontano perché sembrava troppo violento per il resto del sogno ad occhi aperti. Pensa al sesso, però, ha detto. Ma è quel tipo di sesso che è molto lento come nelle soap operas. Ha detto che lo vede al rallentatore e che può sentire la musica fluttuare, e loro rotolano, lei e questo ragazzo, molto lentamente, finché sparisce dalla sua mente. Ha detto che sperava che le mie immaginazioni fossero sexy quanto le sue. Oh, Dio, Diario, tutto andava bene finché abbiamo parlato di quello ! Ho proprio dovuto dirle che le mie immaginazioni erano esattamente come le sue, e che non avremmo mai dovuto discutere, e ho detto che mi dispiaceva se avevo ferito i suoi sentimenti. Avrei dovuto essere più aperta con lei, e che ero solo preoccupata che avesse iniziato ad odiarmi per essermi spinta così lontano quella sera. Ha detto che pensava che fossi molto coraggiosa, e che se mi faceva sentire bene, allora dovrei pensare ad esso come ad una cosa buona. Ma che dire delle immaginazioni che ha ! Stavo per morire quando ho sentito quanto pure e dolci e gentili erano. Perché non pensa le cose che penso io ! Speravo proprio che avessimo gli stessi pensieri. . . . Ci contavo. So che stava dicendo la verità da come me lo diceva, e da quanto fosse imbarazzata quando ha parlato di questo ragazzo a letto con lei. E’ così pura, non riesco proprio a crederci. Penso che le volte che devo andare nei boschi di notte mi abbiano avvelenata. Sarei come Donna, scommetto, se stessi ancora solo saltellando tra gli alberi, invece di . . . quello che succede adesso. Ma . . . non avrei mai e poi mai desiderato quello che succede adesso ! Io desidero cose che mi fanno sentire sexy ed allegra, cose che non mi portano a fare tutto il lavoro, cose come qualcun altro che cerca di compiacermi, invece di io che cerco sempre di far felici gli altri. Vorrei che ci fosse un luogo dove potresti andare e dove qualcuno potrebbe rispondere a tutte le tue domande, e dirti se stessi facendo la cosa giusta o no. Come sono tenuta a sapere quando non posso nemmeno realmente parlare delle cose ? Continuo a dire sempre le stesse cose. Sto girando in tondo, ed è ora che mi fermi. Donna ed io siamo ancora amiche, ed io le voglio ancora bene, ma a me le cose appaiono diverse. Non riesco a pensare nello stesso modo in cui pensa lei,e nemmeno posso più cercare di farlo. Penserò quello che sento, e cercherò di far vedere alla gente le cose nel modo in cui le vedo io. Vorrei avere una sigaretta alla marijuana, adesso. Mi sento come se non avessi riso per anni e anni e anni. Grazie per avermi ascoltata.

Caro Diario,
22 giugno 1986
Scriverò senza pensarci troppo e magari posso ricordare altro. Mi sono appena svegliata; sono le 4:12 del mattino. Non ricordo quando è iniziato, ma lui ha sempre avuto i capelli lunghi. Sa tutto di me e sa come spaventarmi più di qualsiasi sogno di cui ti ho parlato. Dapprima ha iniziato a giocare con me. Ci rincorrevamo nei boschi, e lui mi trovava sempre . . . ma io non riuscivo mai a trovarlo. Saltava fuori da dietro di me e mi afferrava le spalle e mi chiedeva il mio nome. Gli dicevo che era Laura Palmer, e mi avrebbe lasciata andare e girare e ridere. Pensandoci, non stava giocando nel modo in cui avrebbe dovuto. Era molto malvagio con me, e mi spaventava per tutto il tempo. Penso che gli piaccia quando sono spaventata. Mi fa sentire così ogni volta che mi porta con lui. Gli piace imbarazzarmi tirandomi giù le mutandine e mettendo dentro le sue dita, profondamente. Quando sa di farmi male, le tira fuori e annusa la mano. Mi dice sempre che puzzo come le cose cattive. Urla ad alta voce tra gli alberi che puzzo, e che sono sporca, e che non sa nemmeno perché gli piaccio. Dice che se non lo supplicassi per tutto il tempo di venire, non ritornerebbe mai. Io non lo supplico mai di venire. Mai. Vorrei che fosse lontano da qui. Lo giuro. Quando ho iniziato a crescere, mi diceva delle cose su me che non conoscevo. Non penso che stesse dicendo la verità. Penso che mi stesse mentendo e le inventasse mentre procedeva. Ha sempre saputo esattamente ciò che mi spaventava, e le cose da dire per farmi piangere. Poi mi prendeva il collo . . . e stringeva. Mi stringeva forte il collo finché non smettevo di piangere. Avrebbe mollato prima che svenissi . . . Penso che stessi svenendo . . . a volte questo succede ancora. Tutto diventa sfumato e scuro, e dentro la mente corre e non riesco a vedere niente, e devo smettere di piangere o continuerà a stringere. A volte dice, “Cos’è questo quaggiù ? . . . Cos’è questo quaggiù, Laura Palmer ? “. Pronuncia sempre il mio intero nome come se non mi si avvicinerà così, ma lo farà ad ogni modo. A volte torno a casa sanguinando. Sanguino e non posso dirlo a nessuno, e rimango alzata nel mio bagno, tutta sola, ad aspettare che smetta di uscire. A volte mi taglia tra le gambe, e altre volte mi taglia dentro la bocca. Sempre minuscoli taglietti, centinaia di minuscoli taglietti. Nel bagno devo usare una torcia elettrica altrimenti i miei genitori potrebbero svegliarsi e vedere la luce, e sarei in guai peggiori. Certe notti mi fa appiccicare. Sfregarlo velocemente, e dice che devo tenere l’appiccicoso nelle mani, chiudere gli occhi, e recitare questa piccola poesia mentre mi lecco le mani. Me ne ricordo solo un pochino. Questo non è successo per molto tempo, l’appiccicaticcio. Mi faceva dire:
La puttanella
E’ terribilmente dispiaciuta
La puttanella
Ti beve
( Non riesco a ricordare altro, tranne l’ultimo verso).
In questo sperma c’è davvero la morte.
Vuole che mi piaccia, quando è con me. Vuole che io dica che sono sporca e che puzzo. Dovrei essere gettata nel fiume in modo da essere pulita. Sono così attenta di sapere di pulito, per tutto il tempo. Mi lavo sempre tra le gambe, e vado sempre a dormire con mutandine pulite, nel caso mi faccia andare con lui. Mi preoccupo sempre che egli verrà per me, e non avrò le mutandine pulite. Dice che sono fortunata che rimanga a trascorrere il tempo intorno a me. Dice che è il solo uomo che vorrà mai toccarmi. Viene alla finestra, e io lo vedo. Io lo vedo sempre, ed egli sorride sempre come se stessimo per divertirci insieme. Sono così vicina a chiedere aiuto ai miei genitori, ma ho paura di quello che potrebbe succedere. Non posso far sapere di lui a nessuno. Se continuo a vederlo, potrebbe stancarsi di me e andare via. Magari se smetto di combatterlo, non gli piacerà più rendermi visita. Se non avessi paura. Se solo potesse non avere paura . . . Non ho mai pensato a lui in questo modo prima d’ora. Spero che se ci sia un Dio, capirà che sto cercando di tenermi pulita, e se questa è una prova che mi sta dando, troverò il modo di superarla. Scommetto che è una prova. Scommetto che Dio vuole che gli dimostri che riesco a prendere ordini, o forse che non ho paura di morire e di andare con lui. Magari BOB conosce Dio, ed ecco perché sa sempre cosa sento dentro. Dio deve dirgli cosa farmi. Dio vuole che io non abbia paura, forse, di essere sporca. Se non avrò paura, mi porterà in paradiso. Spero di sì.

Caro Diario,
25 luglio 1986
Sto provando con molta difficoltà a non avere paura. Sto vedendo un ragazzo di cui prima d’ora ti ho parlato una volta. Allora non mi piaceva, ma adesso penso sia proprio giusto per me. Mi ricorda molto il ragazzo sul muro della Book House. Si veste nello stesso modo, ma non ha una motocicletta. Adesso ho quattordici anni. Non ho lasciato festeggiare a nessuno il mio compleanno. Ho fatto promettere a Mamma che non avrebbe progettato niente. Le ho detto al tavolo della cucina il giorno prima che avevo molto su cui riflettere. Volevo solo trascorrere il mio compleanno da sola. Volevo camminare da sola, e magari portare fuori Troy a fare una cavalcata: mi sono assicurata che sapesse che non volevo ferire i suoi sentimenti, ma avevo solo bisogno di trascorrere del tempo da sola. Si è agitata un momento ed ha continuato a dirmi perché non potessi trascorrere da sola il giorno successivo. Alla fine le ho detto che mi sentivo confusa e volevo tornare a casa la sera del mio compleanno con tutto accordato. Non sarei andata lontano, le ho promesso questo. Volevo solo andare. Le ho promesso che l’anno prossimo ed il seguente, il sedicesimo, avrei avuto una festa di un tipo o dell’altro. Così ho trascorso da sola il mio compleanno. Sono uscita dove vado con BOB. Fuori c’era la luce, e tutto sembrava come un orribile sogno, finché ho visto un pezzo di corda che giaceva dietro la base del suo albero preferito. Mi è venuto freddo, ma me lo sono fatta passare. Ho cercato di guardare l’albero attentamente, per trovare qualcosa che spiegasse perché avesse scelto questo luogo, questo albero. Non c’era niente. Mi sono assicurata di essere sola prima di fare ciò che avevo pianificato. Ho guardato molto attentamente, e quando ho saputo di essere sola, ho tolto dalla tasca una sigaretta alla marijuana. Me ne sono fatta procurare una da Bobby. Voleva che la condividessimo ma gli ho detto che non poteva. Avremmo potuto fare qualcosa insieme più tardi, magari. L’ho fumata molto lentamente ed ho iniziato a pensare al sesso. Agli uomini, di tutti i tipi, dentro di me. Ho cercato di pensare alle cose che piacerebbero a BOB. Ho tolto dalla tasca un paio delle mie mutandine e le ho stofinate sull’albero. Le avevo indossate proprio prima di uscire per venire qui, così sapevo che il mio odore sarebbe stato forte. . . . Non ho neanche più paura di sapere di cattivo. So che non lo sono. Penso di sapere come una ragazza dovrebbe. Quando porto le mutandine al naso e respiro, di fronte a me immagino una ragazza, e a come un uomo vorrebbe toccarla. Avvicinarsi. BOB la chiama micina. Voglio toccare, riesci a sentirmi, BOB ! Quando l’annuso, non ho paura, mi dico. L’ho detto ad alta voce molte volte mentre ero là, fumando e pensando a tutti i modi in cui potrei toccare Bobby. . . . Cose che vorrei fargli fare. Ho pensato ad ogni pensiero che potesse fare arrivare BOB. Penso che egli fosse lì, ma si stesse nascondendo. Così mi sono rivestita con delle pietre, e mi sono spinta sullo sporco, strisciando sulle foglie e gli aghi di pino per terra, e ho guardato in alto al grande albero. Volevo che l’albero mi guardasse, memorizzasse il volto della nuova ragazzina che era venuta a coricarsi. L’altra se n’è andata. Doveva uscire di scena. Uso solo la sua voce a volte; è molto più facile ottenere quello che voglio quando lo dico dolcemente, e come una ragazzina. Mi sono tolta i vestiti ed ho iniziato a toccarmi i seni, leccarmi le dita, e poi strofinarmi i capezzoli con l’umido. Facevo cerchi nel modo in cui i ragazzi fanno con le loro lingue. Emettevo rumorini quando mi faceva stare bene. Gridavo quando li stringevo forte e li facevo diventare rosa. Il vento ha iniziato a levarsi, e lo sentivo muoversi sopra il mio petto nudo, e mi ricordo di aver detto, “Ohh, chiunque sia, mi piace. . . . Sì. . . . Mi piace moltissimo. . . . “. Ho sentito dell’umido nelle mie mutandine . . . così mi sono spogliata completamente ed ho parlato a BOB ad alta voce, mentre toccavo il mio pulsante segreto. Ho detto, “BOB . . . Bobby . . . Laura ha una dolce tartina da tè per te. . . . Bella e pulita e mmmmmmm . . . Scommetto che è anche buona. . . . Vieni fuori, BOB . . . vieni fuori a giocare. . . . “. Il vento si è alzato, ma non vidi mai BOB. Sono giunta dove non ero mai stata prima d’ora. Il mio corpo non riusciva a fermarsi, e ho dovuto far presa sull’albero, togliere la corteccia in un posto, far presa di nuovo, scavare con le mie unghie . . . e poi ho rallentato. Mi sentivo così calda con la marijuana ed il mio piccolo spettacolo per i boschi che ho quasi schiacciato un pisolino, là, giacendo nuda. Ma non potevo farlo. Questa volta ho vinto. Egli non si è fatto vedere. Notte o giorno non ha importanza. Gli ho dimostrato che non avevo paura. Mi sono toccata sotto il suo albero. L’ho chiamato e mi sono beffata di lui. Supererò questa prova . . . vedrai. Se BOB vuole il disgustoso, tutto quello di cui ho bisogno è un po’ di tempo. Posso essere la cattiva ragazza che lui vuole. All’uscita dai boschi, sono stata quasi uccisa mentre un gufo è piombato giù dal nulla. Riuscivo a sentire il potere nelle sue ali mentre mi è rapidamente passato vicino. Ho pensato alla Signora Ceppo. A qualcosa che aveva detto: “Molte cose non sono quello che sembrano”. Questo soleva spaventarmi. Questo luogo, l’umiliante pensiero di toccarmi, e stuzzicarmi, mi spaventava. Non più. No, questo luogo che ho visitato non è ciò che sembrava. Adesso vedo che è un luogo di oscurità, ma lo amo. Gli do’ il benvenuto. Non lo combatterò, anche quando scivola nel mio profondo e mi taglia. Ho trovato luce e piacere dentro questo orrore. Non ho finito con il mio piano. Ritornerò, BOB. Ritornerò per aprirmi e chiudermi intorno a te come pensavi che non avrei mai potuto. Ritornerò.

Caro Diario,
Tanto per riempirti, ho trascorso il resto del giorno con Troy alle scuderie. Stare attorno a lui mi ha rilassato e quella sera sono andata a casa tardi, sentendomi molto forte, molto rinnovata dentro. Così facendo non ho avuto in mente nessun pensiero riguardo all?essere cattiva, al fatto di sbagliare. Volevo smettere di essere ferita e derisa da quest?uomo. Un uomo di cui conosco solo il primo nome. Non so dove vive o da dove viene. Ma lo farò tornare. Non c?è divertimento in un gioco di tortura se la vittima urla per qualcosa di più. Questo è successo quasi due settimane fa?no, forse una settimana. Ultimamente mi sto concentrando molto. Vedere Bobby Briggs è divertente. Lui è dovunque io voglio che sia, con qualsiasi cosa io voglio che porti. Appena ieri ho deciso che aveva aspettato troppo a lungo per stare con me nel modo in cui voleva. Anche io ero stanca del processo di petting e di andare a casa sentendomi come se un tappo fosse stato ficcato dentro di me e avesse intrappolato tutto ciò che io volevo così tanto lasciare andare. Ma dovevo lasciargli pensare che ero la quattordicenne che apparivo? Mamma e papà erano usciti per l?intero pomeriggio e gli ho detto che sarei rimasta fuori almeno quanto loro ma che volevo aiutare per la cena quella sera, quindi sarei arrivata a casa non più tardi delle sei e mezza. La faccia di mamma si era illuminata al suono di tali parole. Devo fare felici i miei genitori. Devo continuare ad amarli, come la loro piccola bambina dovrebbe. Devo sostenere ciò che non ho scelto, ma che mi è, molto semplicemente, stato dato. Due vite. Due vite molto diverse. La Laura birichina aveva un appuntamento con Bobby Briggs a Low Town. Lui aveva detto di conoscere una baracca abbandonata dove nessuno ci avrebbe trovato. Mi era piaciuta l?idea che lo avrei avuto da sola in qualche posto in cui avrei potuto fare la pazza con lui. Sono stata nervosa, per un po?, perché improvvisamente mi sono resa conto che questo non era il BOB che odiavo, ma il giovane Bobby che gironzolava attorno alla sorridente Laura Palmer e le chiedeva se avrebbe voluto essere sua. Non importa, avrei giocato con lui nel modo in cui lui ne aveva bisogno. Sapevo che era consapevole del fatto che non avevo mai fatto l?amore con un ragazzo prima?Sapevo che sarebbe stato diverso con qualcuno che avesse avuto cura di me?Sapevo che mi avrebbe potuto riportare indietro a quando avevo tredici anni, quando imparai ad amare le mani di un uomo in un ruscello di notte e piansi perché se n?era andato così in fretta subito dopo. Non potevo lasciare che ciò venisse fuori. Sapevo che dovevo essere forte. BOB avrebbe potuto guardarmi proprio in quel momento?in ogni momento. Non potevo innamorarmi?non apertamente. Bobby era delizioso e potevo capire che era nervoso perché le parole non gli uscivano molto bene e la coperta che aveva portato sul retro della bici non si apriva mentre provava diligentemente di stenderla. Questo lo ha reso molto nervoso, perché io stavo reggendo una bottiglia di vodka, una di quelle piccole, per due, e una sigaretta di marijuana(un po? di fumo) fra le mie dita e non avevo una presa così buona come avrei voluto e ho dovuto inginocchiarmi per evitare di rompere qualcosa. Si sentiva in colpa ma io ho rigirato la cosa in modo tale da farlo sentire un eroe piuttosto che un asino. Non era né l?uno né l?altro ma gli ho permesso di abbracciarmi. Potevo pensare solo a quanto volevo bere qualcosa e fumare un po? in modo da poter rilassarmi. Le cose mi vengono più facili quando sono sciolta e mi sento sicura. Una delle ragioni per cui più mi piace Bobby è che mi può procurare il fumo quando voglio?può farci comprare alcohol da un amico, ogni volta che voglio. Mi piace il modo in cui ci si sente, quel tipo di attenzione. Mi piace il modo in cui lui si muove, piccolissime onde dentro di lui, quando mi sporgo verso di lui e dico ?Non posso aspettare ma prendiamoci il nostro tempo?. Il suo sorriso immediato e la sua prontezza a lasciarmi iniziare per prima. Io, dopotutto, per la prima volta stavo iniziando un?esperienza sessuale con interesse e affetto. Un po? di controllo di me stessa. Sapevo che avrebbe iniziato una volta che avesse sentito che lo avrei lasciato fare. Ma per ora, se avesse continuato a farmi piccole coccole per tutto il tempo, volevo che sentisse che ne valeva la pena?che non aveva scelto un pesce morto, come avevo promesso che non sarei mai stata. Un?ora più tardi, dopo essermi presa il mio tempo con le sue labbra e talvolta dandogli il fumo, o la vodka, ero pronta e gli ho detto di sdraiarsi e immaginare qualsiasi cosa desiderasse. Gli ho detto di costruire un sogno dentro alla sua testa e lasciare che la sua immaginazione mi seguisse. Era solo per lui, entrambi lo sapevamo. L? ho messo, duro, dentro la mia bocca e nella mia testa avevo un?immagine delle mani di BOB che si masturbava?che ci metteva sopra la mia mano?e poi rieccomi nella baracca. Ho rallentato e ho trovato il ritmo che gli piaceva e dentro ho continuato a muovere la mia lingua e ad andare su e giù, seguendo i rumori che faceva, i lamenti?ascoltando con delicatezza, assicurandomi di tenerlo dove lui voleva rimanere. Questa volta non si trattava di stuzzicarlo dentro e fuori dal suo piacere . E? venuto nel modo in cui sogno gli uomini venire?all?improvviso, dopo una lunga salita interna, stando dritto con uno sguardo di sbalordimento e timore?gratificazione. Un sorriso. Abbiamo passato più o meno un?altra ora abbracciati l?uno nell?altro, finché non è dovuto succedere ed è scivolato dentro. Ho aperto gli occhi e l? ho visto mentre i suoi occhi si chiudevano. Ho scacciato il ricordo di volere questo. Sentirmi così avrebbe dovuto essere così semplice, ma ancora, non riuscivo a sciogliermi. Ci siamo mossi insieme, e l? ho trovato più facile da gestire, più facile da godere, con gli occhi chiusi. Mi sono spostata con lui, mi sono girata e messa sopra, ho messo le sue mani dove mi piace sentirle. E? così buono con me, senza nessuna parola. Volevo che sapesse quanto è stato meraviglioso, bloccato li dentro, senza mai voler uscire, ma volendomi sempre di più! Ci siamo girati e ci siamo tirati e spinti e separati qualche ora dopo, quando ci fu impossibile fare altro. Mi sono sentita veramente soddisfatta, come se anni di derisioni e di emozioni abbracciate e respinte fossero stati liberati. La barra d?acciaio che immaginavo dritta, mentre mi possedeva, si stava piegando, stava diventando carne, si stava sciogliendo. La tensione e l?ansia che ho sentito per così tanto tempo, riguardo a come sarebbe stato quando qualcuno mi avesse voluto veramente. E non perché volessero che piangessi o morissi lentamente di una tristezza che non posso nominare. Qualcuno che si preoccupasse di come fosse per me, che si assicurasse che fosse bello. Mi sono sentita nel modo in cui dovrei sentirmi, come tutte le ragazze dovrebbero sentirsi?ma non sono riuscita a dimenticare che c?erano altri mondi a cui pensare. Altri momenti. Bruschi risvegli nelle ore più buie della notte. Un uomo alla mia finestra, che sorride?lanciandomi una sfida agitando un guanto nero. Io rimango sdraiata li, domandandomi se arriverà presto o se una mia semplice decisione lo farebbe smettere di spaventarmi, se in qualche modo lo eliminerebbe. Non potevo fare affidamento su sogni di questo tipo. E improvvisamente ci fu un terribile problema. Un problema terribile e triste che ho dovuto affrontare senza l?emozione che avrei voluto dare! Dalla bocca di Bobby sono uscite, lentamente, piccole parole d?amore, le confessioni. Subito dopo, promesse di fedeltà e felicità per sempre. Laura, Laura, non posso lasciarti ascoltare questo. Guarda solamente le sue labbra muoversi, non ascoltare, mi sono detta, più e più volte. Ma Bobby lo diceva sul serio. Era, dopotutto, il ragazzo che mi aveva ammirato per anni, che mi aveva tirato le trecce per tutto il tempo che le ho portate, che in seguito aveva il punto fisso di passarmi vicino almeno una volta al giorno nei corridoi a scuola, o di catturare la mia attenzione in classe. Sorridi, come se fosse uno sguardo inaspettato. Sapevo che lo aveva programmato. Ma la Laura che lo contraccambiava, la giovane ragazza che sperava così disperatamente che lui le andasse dietro, quando fosse il momento giusto, non può uscire a giocare. Lei sta riposando dentro. Dentro, in profondità, cullata nella metà più coraggiosa. Quella che trova questo ragazzo, Bobby, soddisfacente si, ma al di là di ciò, non interessante. Non c?è forza in lui?nessuna sfida. Lo terrò con me, lo risparmierò per lei, per quando sarà sicuro per lei ritornare. Ma queste parole d?amore sono troppo reali, troppo innocenti. Questo ragazzo, così giovane, per la Laura che sta vivendo qui adesso è soltanto un messaggero. Sono stata costretta a fare qualcosa di crudele. Qualcosa che forse lo avrebbe fatto ripensare all?intera idea di Laura. Doveva vederla come qualcosa che non avrebbe mai pensato esistesse. Ho dovuto ridere di lui. Duramente. Ridere finché i suoi occhi non hanno perso la loro luce. Ho dovuto buttarlo giù, non potevo lasciare che fosse così attraente per la stessa giovane Laura che BOB vuole. Quella che, sono sicura, lui sta aspettando. Per salvarmi, ho dovuto ridere in faccia ad un ragazzo, che potrebbe non essere mai più così sincero. Ho dovuto farlo! Perché fa così male proteggere me stessa? Dov? era questo amore per cui supplicavo accasciata sulle mie ginocchia? Dannazione. So che l? ho ferito? Spero che un giorno capisca il perché. Non schiaccerei mai nessuno nel modo in cui sono stata schiacciata io. Se fossi stata io quella derisa, non so se sarei mai stata di nuovo così onesta ? in grado di avvicinarmi a qualcuno anche con il più piccolo complimento, perché il ricordo della risata risuonerebbe di nuovo nelle mie orecchie. Ancora mi vergogno e sono confusa per le cose che mi accadono. E? per caso uno scherzo che BOB mi sta facendo? Un altro test? Sta rovinando la mia occasione d?amare il ragazzo giusto, costringendomi ad umiliarlo, nel modo in cui sono stata umiliata io, e ora sono diventata fredda e aspra a causa delle sue cicatrici??Bobby diventerà più forte e capirà che non intendevo farlo? O sono stata vittima di uno scherzo nel rovinare un?avventura nella quale avrei potuto essere protetta almeno durante il giorno? Che cosa vuole la vita da me? Che cosa ho fatto e cosa farò ora?! Volevo solamente fermare il dolore, non iniziare a spargerlo io stessa. Sto pensando?sto pensando. Tutto ciò che doveva essere fatto è stato fatto. Se questo è qualcosa che BOB ha fatto, allora gli porterà solamente una sorprendente vittoria se mostro pentimento ? o ? rimorso. Non deve importarmi. Devo credere che Bobby ritornerà, scodinzolando la coda. Se non sarà così posso usare il fischio al quale risponderà. Lasciare che il ragazzo si guadagni la mia attenzione al di fuori della baracca della lussuria, al di fuori dei baci che do solo quando ne ho voglia, e non solo perché. Diventerò una professionista nel non provare alcuna emozione. Troverò un modo per farlo. Non posso arrendermi. Non ci credo nemmeno per la metà del tempo che ciò che sto vivendo sia reale. Sono perduta. Perduta. Ma una Laura più forte, più manipolativa sta alzando la sua testa e aprendo se stessa alle minacce e ai giochi che si fanno solamente nel buio. Quando scoprirò chi è, lo farò sapere a tutti quanti!
Con l?augurio di una nuova forza,
Laura

3 Agosto 1986

Caro Diario,

Sono le dieci passate nella sera del disastro con Bobby Briggs. Mi sorprendo nel dire che mi ha telefonato neanche quindici minuti fa e? in qualche modo, nell’insieme di parole che suonavano più raccontate che sentite di cuore, ha chiesto scusa per essere stato troppo veloce nel recitare tali parole d’amore quando forse io non le trovavo così attrattive in un ragazzo. Che forse volevo qualcuno che si scoraggiasse un po’ prima di lasciare uscire tutto quanto? Mi ha detto che provava veramente cio’ che aveva detto ma che lo aveva detto troppo presto. Tutto il discorso suonava come se fosse stato estratto dal dizionario, e per un momento non ho potuto fare a meno di desiderare di essere morta. In questo caso sta chiedendo scusa per qualcosa che io, e sono certa le ragazze in qualsiasi posto, perfino al di fuori di Twin Peaks, sognano di sentire un ragazzo dire. Ha scelto le sue parole attentamente, cercando di dimostrare che è ancora, ore dopo il suo orgasmo, innamorato. Un altro miracolo? e cosa posso fare? Sono costretta a rimanere zitta al telefono, a reprimere parole d’amore, dal mio cuore, semplicemente per paura che tutto questo faccia parte di un complotto per guidarmi, senza soste sull’ autostrada, alla via per la pazzia. Sono intrappolata in una parte di me che odio. Una parte dura, maschile che è emersa per combattere, dopo che piccoli ricordi e cicatrici sono uscite da me con una rapidità che mi rende sobria e terrorizzata allo stesso tempo – e combatto per salvare la Laura che vorrei poter essere di nuovo. Quella che tutti pensano sia ancora intorno, io un vestito al sole, capelli al vento ed un sorriso scolpito all’interno delle mie guance per l’intensa paura che un uomo possa visitarmi in ogni momento questa sera e tentare di uccidermi.

4 Agosto 1986 3:30 A.M.

Caro Diario,
Mi rendo conto ora di aver deciso di continuare a giocare. Dopo essermelo ripetuta per anni finalmente mi sembra di sentire un senso di proposito di unirmi a lui con l’unica intenzione di combattere. Unirmi all’oscurità e forse aggrapparmi a quel po’ di luce che è rimasta dentro di me e usarla come se fosse la forza che avrebbe sempre dovuto essere. Ah, la bellezza della vita. Quel momento speciale in cui una mano si alza, che sia visibile o verbale, urlando, STOP, sta morendo! Questa bambina sta morendo senza la sicurezza con la quale tutti gli altri sembrano combattere, come se fosse un disturbo. Ho cercato attentamente e ho trovato un posto dentro di me che dice che ormai è troppo tardi, i miei non sono gli occhi di una ragazza di quindici anni, ma gli occhi di qualcuno che è stato spaventato di guardare attorno a se stesso e domandarsi le cose più semplici. La mia mente, va avanti, non è la mente di una giovane ragazza che immagina la vita come una serie di maglioni di lana mentre fuori è freddo. Mi avvisa che la mente in cui vivo appartiene a qualcuno che conosce troppo della vita e di come spesso questa termina senza preavviso. Che la vita ci infligge raffiche di vento, ci permette di sognare quando in verità ciò non ha senso. Che evita il fatto che nel pianeta c’è un piano gia scritto per me. Questo è ciò che la mente sa. La realtà che non c’è possibilità di scegliere gli eventi del giorno, o perfino di un momento in cui prima di aver aperto i tuoi occhi per vedere la luce per la prima volta, qualcuno di grande malignità e furtività sceglie te. Fa girare una bottiglia e sghignazza per il suo potere in un semplice gioco di selezione.

6 Agosto 1986 4:47 A.M.

Caro Diario,

Non posso addormentarmi perché devo vedere BOB quando arriva attraverso la finestra. Devo essere pronta. Ho pensato ad un importante aspetto della mia vita. Sto crescendo senza il mio permesso. Credo che quando verrà a prendermi, o che lascerò casa e ritornerò ferita sebbene soddisfatta dalla morte brutale di un nemico, oppure non farò più ritorno. E nella morte ammetterò silenziosamente che non conoscevo né la forza né i desideri del mio visitatore. Per ora sono mezza intontita. Una ragazza che riesce ancora ad alzarsi ogni mattina ed uscire dal posto che, me ne devo essere ricordata ultimamente, si chiama casa. Come se niente fosse più rilevante della traccia di sangue lasciata dietro di me mentre cammino. Non dubito che BOB sia al corrente di ogni mio movimento. Che questo orrore che dice di essere un uomo se ne sta seduto ritto quando il sole splende o che forse si torce verso il basso. Non importa. Mi guarda con occhi che scavano dentro, vedendo ogni ombra di dubbio, sentendo ogni palpitazione del mio cuore quando passa un ragazzo, ogni abbraccio di una madre che non sa niente di quanto la camera di sua figlia è diventata distante. Provo ogni giorno a memorizzare la faccia che vedo riflessa quando mi guardo allo specchio. Mi aggrappo ad essa. Immagino di essere in volo quando la paragono ai resti di me che spesso sogno verranno presto ritrovati. Ho spesso una rabbia ed un impulso di accusare il cielo e chiamare il vento un ladro per non mostrarsi mai. Un impulso di gridare contro i due che hanno permesso che nascessi. Urla di aiuto per tutti quelli che li sentiranno. Gridare per la strada che c’è mancanza di miracoli in Madre Natura stessa. La sua divinità è una bugia. In una foresta d’alberi, ancora e ancora, sono stata abbattuta. Ha luogo uno stano ed indescrivibile intervento chirurgico. Il sangue viene lasciato. Questa Madre Natura non ha tolto di mezzo questa malignità, e non ha nemmeno lasciato un varco fra i boschi per permettere ad un urlo di uscire. Al contrario, culla quest’ uomo e lo rende sicuro dall’essere scoperto, sicuro dalla luce del giorno. Lui sa che il pianeta non lo tradirà. Questa luce arriverà e rimarrà, se ne andrà solo per poi ritornare come da tabella. Lui avrà una promessa. L’abitudine dell’universo, che convenientemente richiede dodici ore fisse per i due poli. Il suo tempo è la sera, l’ora durante la quale il soccorso è meno possibile e quando le speranze più pure e i sogni e i ricordi piacevoli sono presto dormienti. I loro occhi si muovono velocemente sotto le palpebre. Non vedendo niente. Non c’è mai un rumore che fa svegliare quelli che dormono nella stanza accanto. Mai una volta che il modo si appoggi a me, voti per me, e faccia così aprire un occhio… Vedere l’uomo… vedere il modo in cui i suoi occhi sono fermi sull’immagine della mia faccia che urla. Nessuna spiegazione del PERCHE’ ha scelto me, e se ha un piano finale. Posso solo aspettare. Tenere i miei stanchi occhi aperti con l’energia di una sfida. Infatti combatto per vedere chi sia il più oscuro. Chi infatti, quando costretto a vedere l’altra metà, sopravvivrà? Sto seduta aspettando il suo arrivo, tenuta sveglia dalla nozione che dovrei crescere abituandomi più facilmente all’ oscurità piuttosto che alla luce. Laura

10 Settembre 1986

Caro Diario,

Qui racchiusi troverai la mia mente e i miei ricordi. Anche una caratteristica che manca eccessivamente alla coscienza del nemico. “Colpa” è semplicemente una parola che usa per farmi tacere. Non ha riguardo per la mortalità e per il pericolo. Come può un tale intruso avere paura della morte o della possibilità di essere imprigionato e tuttavia riuscire a salire con frequenza al lato della mia casa, usando la mia finestra come se gli fosse familiare? Mi schernisce entrando nei panni di qualcuno che potrebbe essere il mio migliore amico. Un vicino di casa. Un commesso viaggiatore che casualmente si auto invita, ha il coraggio di chiedere il caffè, regolarmente, prima di dissolversi all’interno di un sogno ad occhi aperti come talvolta è. Si aspetta di sedersi e chiaccherare prima di prendere l’unica bambina della casa, dalla propria camera, e trattarla come fosse un esperimento? O che lo sto sognando e materializzando nella vita reale e lentamente sto uccidendo me stessa, oppure lui ha detto ai miei genitori delle sue visite ed ha offerto, in cambio della loro stessa sicurezza, che queste visite continueranno senza possibilità di interruzione. Loro farebbero semplicemente finta di nulla. Posta da buttare, da qualche parte nella casa. Immagino che dovrebbero sentirmi mentre vengo portata fuori. E’ possibile che non gliene importi niente?

11 Settembre 1986 2:20 A.M.

Caro Diario,

Non ti dico quanto mi sconvolge il fatto che non rappresento una minaccia per lui. E’ troppo sicuro dell’idea che guadagnerà sempre l’ingresso nella mia casa e potrà uscirne illeso e senza far rumore. Sa che nell’oscurità troverà una presa attorno al mio polso, forte abbastanza per farmi tacere e per condurmi, come un bambino che trascina una bambola, in un posto dove sa che nessuno mi troverà. Lui sa questo perché il posto è a diverse miglia di distanza da ogni fonte di luce, diversa da quella che è presente a volte, così chiaramente, nei miei ricordi, dalle sua labbra e dai suoi occhi – la luce rubata da dentro di me. La ragazza che, fin da quando riesce a ricordare, ha fatto un paziente sforzo per tollerare, e tenere segreto proprio quell’uomo che vorrebbe rubare la sua innocenza, senza permettergli mai di maturare, senza mai permettergli le gioie della maturità. Il momento che questa ragazzina ha sognato fin da quando ha imparato a saltare e correre e sorridere anche al venticello più leggero, al modo in cui esso la solleticava cosi tanto. Disinteressatamente ha dato e ridato se stessa, vuotando il delicato cestino dentro di lei, della sua anima. Spero di chiamarlo presto alla mia finestra. Ho paura che stia aspettando che mi stanchi di queste incontri di scrittura che durano tutta la notte. Questi momenti in cui scivolo dentro e fuori dalla parte di me che pensa di aprire la finestra e questa volta porgere la mano desiderosamente. La parte di me che dubita che esista veramente qualcosa e che perciò non c’è assolutamente niente fuori dalla finestra di cui preoccuparsi, e quindi sono così desiderosa di avventurarmi nel solito punto, senza sforzi. Io, che giuro che un rumore o un potente schiaffo dietro alla testa non causerebbe nemmeno il più piccolo cambiamento nei miei passi . La parte di me che ha pianto diverse volte per più e più incisioni, inserzioni, insulti e minacce, ed ha pensato di continuare finché il suo appetito, prima insaziabile, diminuisca. L’animale imbalsamato di fronte al suo fucile, che prega di riempire quello spazio sul suo muro. Cancella la paura. Programmati. Ci sarà dolore, ma mai peggiore di prima. Aggrappati all’immagine di casa e del letto e del suo tiepido odore mentre tu ti lavi, ti lavi, ti lavi. Casa ti aspetta, come sempre. Gioca con lui come lui gioca con te. Accetta il fatto che dovresti essere gettata in pasto ai lupi come avanzi di carne, che non dovrai mai partorire bambini, perché chi può sapere dietro a quali facce potrebbero essere intrappolati dalla nascita fino alla morte… Ricordati di ignorare. Lascia un entrata grande abbastanza per accogliere il peso del suo corpo con odio e metodi di restringimento che riguardano solamente le parti emotive di se stessi, le più vitali ed insostituibili di tutte. Convinciti che lui è solamente attratto dalla paura che genera, dalla mancanza di interesse che mostri nei confronti della vita quando ti riporta a casa tua. Finge di suonare il campanello, si fa beffe di te, della tua vita, delle tue speranze, delle tue più personali insicurezze, ti guarda mentre di dibatti con la sensazione che non ti meriteresti nemmeno di entrare nella casa in cui hai fatto i tuoi primi passi, senti che ti guarda mentre fermi una lacrima prima che esca dal tuo occhio – ti guardi attorno per vederlo e non c’è più. Come se fosse una religione, mi sono cantata suggerimenti, ormai è da giorni che piango e sono tesa e ho quasi desiderato che venisse, ma non è venuto. Mi è venuto un incredibile mal di testa cercando di pensare alle sue debolezze, quando in effetti, non potrò conoscerle. Forse mi sbaglio a riguardo del suo piacere per la paura che prova la sua vittima… devo dire che onestamente sono stanca di fare luce sulla situazione e credo che se non dormo presto potrei iniziare a vedere BOB dappertutto. E questo, devo ammetterlo, non sarebbe una cosa buona per me al momento. Sono sola qui, e mi ritrovo a pensare a Bobby, che so mi stringerebbe fra le sue braccia nel modo in cui non riesco ad immaginare nessun altro fare. Stai attenta, Laura

1 Ottobre 1986

Caro Diario,

Mi dispiace di non aver scritto, ma sono accadute molte cose. Stasera mentre stavo iniziando a svestirmi per andare a letto Bobby Briggs è venuto alla mia finestra. Una vista meravigliosa e sognante che mi ha fatto vacillare. Dice che c’è una festa che non possiamo perderci verso la fine dello Sparkwood. Un suo amico, Leo – di cui mi sembra gia aver sentito parlare nell’aria dei pettegolezzi, che ho sempre cercato – dà una festa. L’ ho avvisato che avevo solo pensato di raggomitolarmi con lui e gli ho confessato che avevo più bisogno di dormire che di stare in mezzo alla gente. Mi ha promesso che non ci sarebbero stati problemi riguardo alla stanchezza dato che aveva un nuovo trattamento per me che a volte può eliminare completamente il bisogno di dormire. Sono fuori dalla finestra, Diario. Shhhh! Ti dirò tutto quando torno. Ora ti nascondo…attento a BOB…a volte è pigro.* Laura

3 Ottobre 1986

Caro Diario,

Non so da dove cominciare! Sono tornata a casa il pomeriggio seguente, senza un solo lamento da parte dei cani da guardia, mamma e papà. Ero gia a metà del muro sul lato della casa quando mi sono resa conto che stavo lasciando il centro della città per andare ad una festa piena di persone di almeno sei o dieci anni più vecchie di me… e pensavo di poter tornare verso l’alba? Mai! Per non parlare del fatto che Bobby aveva un po’ di “Vai Veloce” per me da qualche parte…almeno pensavo che questa fosse la situazione prima di arrivare da Leo…Pensando ciò sono colpevole dell’ affermazione inadeguata dell’anno. Ma comunque, innanzitutto mi devo vantare dell’intricata tela che ho tessuto e di come nessun punto era fuori posto o è stato discusso quando sono arrivata a casa quasi alle sei del pomeriggio del giorno dopo! C’è bisogno di dire che ormai sto attraversando una dimensione di intensa privazione del sonno? Tre giorni e quattro notti… e sto prendendo in considerazione il regalo che mi è stato dato come un premio consegnatomi alla porta prima di andarmene, potrei rimanere sveglia fino al prossimo mese, perdendo, tranquillamente, libbra dopo libbra…(sei e mezzo dall’ultimo giorno che ho dormito). Trovo che non mi importa quale droga, se ne ho qualche tipo, dentro di me, meno dormo meno mangio. Il biglietto diceva qualcosa di semplice e dritto al punto. Saltalo se ti annoia, ma credo di aver ottenuto un senso di soddisfazione e gioia nel gettare fumo negli occhi dei miei “vecchi”(come dice Bobby). Mamma, sono quasi le cinque del mattino e ho provato e riprovato di riaddormentarmi. Dopo quasi due ore di inutili tentativi, improvvisamente mi è venuto in mente quel punto in mezzo al bosco, senz’alberi. A Troy è piaciuto così tanto cibarsi in quel punto e credo che una coperta ed un libro sono quello che servono per creare la distanza di cui penso di aver bisogno. Non da te, mamma! Mi sembra di vederti prenderlo come un fatto personale, non farlo. Intendo solo lontano dalla gente. Soltanto un paio d’ore con il mio pony, Troy, e forse un pisolino su un libro di Nancy Drew o qualcosa del genere? Per favore non preoccuparti, chiamerò prima delle sei se non sono ancora tornata per quell’ora. Con affetto, Laura. Ho passato la notte alla festa più sconvolgente mai vista, e mamma se ne stava tranquillamente seduta in casa, immaginandomi immersa nelle parole di un buon libro, giacendo teneramente su una coperta stesa sull’erba. Devo accertarmi che Troy faccia una passeggiata stasera… in qualche modo…merda. Non avevo pensato a lui fino a questo momento… Spero che Zippy non telefoni per suggerire di portare Troy fuori… dannazione. Torno subito. Devo telefonare subito alle scuderie. Allora! Bobby aveva preso in prestito il furgone di suo zio per la notte, e purché rimanessimo alla larga dalla 21 non avremmo corso il rischio di essere beccati… Bobby senza patente… io senza aver dormito, ed una enorme bugia alle spalle dei miei genitori…? Te lo immagini? Così siamo andati, la musica suonava sorprendentemente forte e chiara per l’età del furgone…mi ha fatto sentire come se tutto stesse funzionando. Il modo in cui gli alberi erano agitati dal vento, la velocità del furgone, la musica, i miei nervi mentre ho iniziato a svestirmi per indossare il mio regalo di compleanno, mandato per POSTA AEREA dalla cugina Maddy. Ti ho detto che le ho parlato per quasi un ora la scorsa settimana? Bene, questo vestito è bello da morire, aderente alla pelle e c’è un’aggiunta nella parte del seno che ti permette, se lo desideri, di alzare i seni verso l’alto, invece di lasciarli in posizione orizzontale, come in molti vestiti. Bobby ci ha quasi fatto ammazzare, quando ha mancato un albero di un quarto di pollice. Ha detto che ne sarebbe valsa la pena di morire con “i miei occhi inchiodati su un seno così dolce come il tuo”. Non suona come una canzone country o qualcosa del genere…inchiodati su un seno così dolce come il tuo…? Bobby mi ha aperto la portiera prima di entrare nella casa. Mi ha baciato e poi ha detto che era importante che sapessi che Leo, a distanza ravvicinata è un grande, è divertente e sa gestire molto bene un discorso. Poi ha scosso la testa in un drastico “N.O.” Volevo sapere cosa diavolo significasse, voglio dire, cosa sarebbe successo se avessi fatto ciò a cui Bobby alludeva con quel N.O.? Bobby si è girato proprio mentre ci trovavamo sulla porta e ha detto, “Per stasera non importa, sono abbastanza sicuro che rimarrai con me…l’unica cosa, non scherzare troppo con il ragazzo. E’ dentro a certe strane cose questo Leo…” Gli ho fatto cenno di aver capito e sono rimasta improvvisamente, inequivocabilmente intrigata dalla frase “strane cose” e dal suo contenuto sessuale. Bobby era andato a prendermi una birra, immagino, e Leo è venuto da me. Merda… era proprio li, ora. Entrambi lo sapevamo e mi ha detto, “Laura Palmer…allora? L’ultima volta che ti ho visto il vecchio Dwayne Milford ti stava consegnando una targhetta o qualcosa del genere… qualche premio che hai vinto…?” Ho dovuto interromperlo – “Miglior Esecuzione / Cinque Anni Consecutivi”. Mi ha chiesto se avessi una prova della qualità d’esecuzione e l’ ho assicurato che di prove ce n’erano in abbondanza ma che stavo per addormentarmi e morire di sete allo stesso tempo. Ha chiamato Bobby, al quale fui riconoscente, dato che stavo entrando in una camera da letto, dopo l’avvertimento e il resto. (Aspetta, devo fare un paio di righe… Sto iniziando ad andare giù e sto per dirti certe cose incredibili – aspetta). Quindi, sono in questa stanza con Leo e Bobby e mentre stiamo per passarci la cannuccia si apre la porta di un bagno. Un bagno fuori dalla camera da letto… e Ronnette Pulaski esce fuori, con l’aspetto di aver appena rimesso del cibo, ed ha iniziato a prendersi cura di ogni parte del suo corpo, eccetto il naso. Era abbastanza fatta, e il modo in cui Leo ha mosso la sua testa verso di lei e gli ha detto velocemente hey, mi ha portato a credere che ciò fosse qualcosa di normale. Vuoi sentire qualcosa di bizzarro? non mi era stato chiaro fino ad ora ma quando sono andata al punto in cui BOB mi porta… e dicevo che a volte annusavo le mie mutandine e volevo mettere la mia faccia fra le gambe di una ragazza ed assaggiarla… (Dio, a volte sembra giusto da dire, altre volte non posso)? Bene, in quel momento ho pensato a Ronnette, soltanto perchè era l’unica ragazza oltre a Donna che ho visto nuda… eravamo ad una assemblea insieme circa due anni fa, forse di più, eravamo le uniche a dover cambiare i costumi e nel mezzo del programma ci siamo cambiate i vestiti… e ci siamo scambiate un sorriso e penso di essere stata attratta da lei in qualche modo… dal modo in cui i suoi occhi sembravano tristi e freddi. Mi era piaciuto il suo corpo… tuttavia, era strano vederla qui. Non ho idea di cosa lei pensi di me… dubito che sia una cosa intelligente da chiedere. Ciò che mi serve sono giusto voci su di me, riguardo al fatto che Ronnette e io ci vediamo ogni volta che possiamo. Dovremmo mandare mamma dagli Hayward, se non addirittura all’ospedale, e papà, con tutte le probabilià crederebbe che stiamo parlando di un nuovo gioco… un ampliamento di ‘kick the can’, forse? Chi se ne frega!!! Dio, sono così fatta, non riesco a smettere di scrivere qualcosa come mille parole al minuto. Spero per te che questo sia leggibile, perché, il Signore sa, non ho la possibilità che mi scenda adesso. Questa è la droga che ho aspettato per tutta la vita! Mi sento forte, sicura, sexy, intelligente, abbastanza fottutamente figa, devo dire, e nessuna persona la notte scorsa ha accennato alla mia età. Posso fottutamente gestire me stessa… Potevo sentire le vibrazioni quando siamo entrati. Sapevo che sarebbe stata una di quelle, Bobby aveva ragione, feste. Roba fottutamente pazza, come promesso. Leo stava guardando qualcosa, praticamente concentrato al 100 percento, quindi Bobby e io siamo andati a vedere. Cavolo, c’era questa tipa, sdraiata con la sua gonna tirata su, e scommetteva che nessuno sarebbe riuscito a farla venire, e in caso affermativo avrebbe pagato cinquecento dollari. Chiedeva cinque dollari a chi volesse provare. Tieni presente che sono rimasta alla festa per un casino di tempo ed ero abbastanza accesa e attutita e pazza allo stesso tempo… Ho dato un’occhiata intorno, a tutti quanti, e credo che si sia visto molto perchè Bobby mi ha tirato un po’ indietro per il braccio, e io gli ho detto che volevo provarci, se non gli dispiaceva troppo e lui mi ha guardato come se non ci fosse stato modo di farmi cambiare idea… quindi… non penso che lui credesse che avrei mai preso in considerazione quel tipo di cose… Le ho chiesto se le potevo parlare privatamente all’orecchio… prima di prendere una decisione, e lei mi ha detto che le sarebbe piaciuto molto sentire la mia voce da vicino… cosi mi sono piegata verso di lei e le ho detto ti sto per far sentire davvero bene… fai conto di aver gia speso quei cinquecento dollari. Ho guardato in su per un momento e le ho chiesto se fosse rilassata. Lei ha detto che stava gia provando una strana sensazione riguardo al fatto che io sapevo bene ciò che stavo facendo… L’ ho fatta spostare un po’ sul divano e l’ ho baciata, un bacio leggero, sulle labbra… Prima ancora di averla toccata voleva che sapessi il suo nome… Le ho detto che l’avrei chiamata come preferiva. Stava iniziando a farmi davvero eccitare, cosa che non pensavo sarebbe successa, ma ha aiutato perché le sensazioni hanno funzionato molto bene insieme. Ho aperto le sue gambe e le ho detto che era bella, lo sapeva? Lei ha fanno cenno di si. Le ho detto che non potevo sentire ciò che diceva…E lei ha detto SI! Ho sorriso… “Si cosa?” Ho detto… “Non ti ho sentito…” Ha preso un gran respiro e si è portata le dita alla bocca, e i ragazzi dietro di lei hanno iniziato a dire “Yeah”. Ho sentito qualcuno dietro rompere una bottiglia e diceva “Cazzo amico, questa ragazza vuole che lo faccia, glielo sta persino chiedendo, amico…” So che lei voleva dire cose che non stava dicendo. Ho fatto in modo che dovesse chiedermele, bisbigliarmi qualcosa… Sapevo che lo voleva sentire.. affinché lo sentissero gli uomini nella stanza. Le ho detto che tutti la stavano guardando. Le ho detto che tutti potevano sentirla ed assaggiarla con i loro occhi… qualcuno di loro ha mosso le proprie dita per fare uscire il calore dalle proprie mani. So che stava succedendo per lei, dovevo soltanto farla sentire al sicuro… lo voleva di brutto, e le ho detto che era meravigliosa. Boom! Si stava aggrappando a me … tirandomi i capelli … dicendo, “Laura, Laura … Dio, sapessi come mi stai facendo sentire…!” Questo grosso ragazzo stava cercando di intromettersi e io gli ho detto di stare indietro per un minuto… è rimasto sorpreso ma poi ha visto quanto la ragazza aveva disperatamente bisogno di un momento per sé. Mi ha preso per i capelli e mi ha detto, “Non sono riuscita a farlo per quasi due anni… Mi piacerebbe vederti di nuovo qui, se non ti ho gia spaventato abbastanza”. Mi sono resa conto che era il momento giusto di dire che stavo iniziando un po’ a scendere, forse a causa dei baci cosi dolci… Questo ragazzo è venuto da me e mi ha guardato, dritto negli occhi. “Piccolina”. Ha aspettato. “Dovevo venire a vederti, vedere la tua pelle e tutto il resto”. Ha sorriso. “Non ho mai visto così tanti ragazzi che prima guardavano lei come se non esistesse, desiderare di essere te”. Gli ho detto che ero felice che gli fosse piaciuto… Non intendevo interrompere la festa nel modo in cui ho fatto… Io stesso faccio fatica a crederci… Immagino di non essere proprio in me… Immagino che se ne sono andati perché mi sono spinta un po’… Lui ha sorriso e ha detto, “Nessuno sta andando da nessuna parte eccetto fuori in giardino con un immagine di te nelle loro teste… Torneranno non appena si sono svuotati”. La donna finalmente ce l’ ha fatta ad alzarsi dal divano ed è venuta a baciarmi il petto, dove il vestito è scollato, sotto il collo… Voleva farmi sapere, nel caso in cui ci fossimo riviste, che era in debito con me… Leo mi ha fatto sapere che ho fatto la sua festa, e che i ragazzi parleranno per un po’ di questo… di uno strano modo di conoscere la gente… Mi sa che dovrei tornare presto da Leo e vedere quanti dei miei pensieri lo impressionano… Forse farà qualcuna di quelle strane cose di cui Bobby mi ha avvisato… Scommetto che ho spaventato Bobby questa notte, tuttavia… Non riesco a capire che cosa mi sia successo, ma lo volevo… volevo provare, e li c’era. Non mi importa quanto sono fatta o quanto ero fatta… Mi è piaciuto farlo dopotutto. Puoi scommettere che lo farò di nuovo. Laura

14 Dicembre 1986

Diario… Ho sognato BOB la notte scorsa. Non un bel sogno davvero, un po’ nauseante a mio parere perché ho così tanto odio per il modo in cui mi ha rovinato, fatto sentire brutta e cattiva per volere amore o affetto. Per un lunghissimo tempo ha rovinato tutto il mio orgoglio e la mia autostima… Potevo solo essere bella e dolce, perché bella e dolce era facile. Nessuno mi voleva… Non avrei nemmeno lasciato trasparire che sapevo cos’ è il sesso. Mi ha rovinato, non è vero? Voglio dire, nel sogno veniva alla mia finestra da Leo e mi vedeva. E’ stata una scena più oscena in sogno di quanto non lo fosse in realtà. Ha continuato a mostrare quest’immagine di me ancora e ancora. Poi se ne stava in piedi accanto all’albero e diceva, NON SARESTI STATA IN GRADO DI FARE NESSUNA DI QUELLE COSE SE NON FOSSE STATO PER ME. Gli ho detto che si sbagliava. Gli ho detto che ho imparato tutto ciò che ha visto quando ero da sola, cosicché potessi in qualche modo sentirmi bene ed essere in grado di curare le ferite che mi ha fatto. Lui ha detto, “OH, SI, ALLORA PERCHE’ VUOI CHE LEO TI LEGHI, CHE TE LA MANGI MENTRE SEI LEGATA, CHE TI FACCIA SUA SCHIAVA…LO SO CHE LO VUOI… PROPRIO COME TI HO INSEGNATO, PICCOLA PUTTANA. TI HO VISTO CON LA BACCHETTA, GIOCARE CON TE STESSA… STAVI PENSANDO AL CATTIVO RAGAZZO LEO, NON AL PICCOLO RAGAZZO BOBBY CHE PIANGE DOPO ESSERSI FATTO SCOPARE DA UNA PICCOLA PUTTANA COME TE”. Poi mi sono svegliata. Mi vergognavo. Ero terrorizzata. Mi sentivo colpevole. E improvvisamente l’ ho immaginato al bordo del mio letto. DIMENTICHI, LAURA, CHE IO SO TUTTO, VEDO TUTTO, VADO DOVE MI PARE… POTREI DIRTI DI PIU’ SU CIO’ CHE TU PENSI SIANO I TUOI SEGRETI DI QUANTO TU STESSA SAI! HAI ABBASSATO LA GUARDIA, NON E’ VERO, SE MI PRENDESSI UNA BELLA PAUSA DA QUEL TUO PUZZO… MI RICHIAMERESTI… PICCOLA PUTTANA RANCIDA! SEI MOLTO SCORTESE CON ME A VOLTE QUANDO SCRIVI, NON E’ VERO! DOVREMMO PARLARNE. FARE IN MODO CHE TU MI AMI COME UN TEMPO. IO ME NE RICORDO… E PRESTO ANCHE TU? Poi è scomparso. Ho bisogno di fare qualcosa che sia giusto e carino, Oggi! Chi cazzo è e perchè mi odia così tanto? Voglio morire e dimenticare tutto. Non ce la faccio più! Inizio a sentirmi bene e all’improvviso qualcuno mi fa sentire sporca. Poi qualcuno mi bacia e io mi sento di nuovo desiderata ed eccitata. Ho bisogno di sapere se ciò che sto facendo è giusto. Non posso permettere che BOB sia l’unico ad avermi insegnato a desiderare di essere qualche volta legata. Non voglio nemmeno soffrire. Non ho mai voluto. Voglio solamente fare i giochi in cui a volte devo dire cose sporche, non cose scortesi come BOB pensa, e in cui se vengo punita vengo punita con il sesso e non con il dolore. Non è BOB che mi mette queste idee in testa. Non lascerò che sia lui. Questi sono i miei pensieri privati. Sono spaventata del fatto che non riuscirò mai ad avere un’esperienza sessuale senza essere preoccupata che lui verrà e dirà a tutti bugie su di me. Se qualcuno che mi ama legge ciò che segue in questi anni, per favore cerchi di non odiarmi. Mi sento come mi sento. Non faccio del male a nessun altro e non ne ho intenzione. Tento ogni giorno di essere migliore e cerco di essere come il mondo vorrebbe vedere una ragazza come me. Ma: io sono Laura. Sono triste. Dio, sono di nuovo triste! Perché! Mi mancano le risate e un giorno trascorso con i miei amici a cui non importa cosa io pensi la notte tardi. Non mi odiano perché a volte sogno, tardi la notte, con la mia mano infilata tra le gambe, con vergogna, mentre desidero che l’altra tiri il grilletto. BOB, ti proibisco di tornare da me, nei sogni o nella realtà. Non sei benvenuto! Ti odio. Mi sento così sola, Laura

10 Gennaio 1987

Diario,

Ho provato a parlare a papà per colazione e lui se ne stava semplicemente li facendo smorfie, come se non avesse tempo per nessun pensiero extra. Non ha tempo per i fottuti sogni di suicidio che sua figlia sta facendo. Nessuno dei miei genitori vuole parlarmi… Cosa significa? Una specie di sogno? Papà si è tolto tutti i vestiti ed ha gridato, “E’ un sogno…Cazzo rilassati, va bene?… Quindi tua madre ha visto le tue foto in cui lecchi le parti intime di altre donne. Da queste foto sembrava che ti stessi divertendo. E’ vero?” Non sono mai stata più spaventata di quanto lo sono in questo momento. Non mi ero nemmeno resa conto che stavo dormendo quando questa cosa è stata scritta… stavo dormendo? Merda, tutto questo è troppo strano. Un po’ troppo strano. BOB è stato qui? Era dentro… Non voglio nemmeno pensarci. L

3 Febbraio 1987

Caro Diario,

Non c’è cocaina. E’ finita. Odio il modo in cui mi sento… come se fossi stata svuotata, il mio corpo è stato violato, i miei pensieri, i miei sogni, le immagini che ho di mamma e papà adesso sono immagini terribili e deprimenti che non riesco a smettere di vedere… Oh, se lei sapesse le cose che sono successe. Mi domando se qualcuno mi crederebbe se raccontassi tutto ciò che so su di lui… potrei farlo aspettare dalla polizia, quando arriva, ma lui lo saprebbe, così come sa ogni cosa che ho in mente. La mia mente è il suo giocattolo. Qualcosa che sbatte di qua e di la con le sue manacce. Devo dirlo a tutti e convincerli. Dire… DIRGLI COSA, LAURA PALMER? DIRGLI CHE MI PACE PORTARTI VIA E TU NON DICI MAI UNA PAROLA A RIGUARDO? CHE NON URLI MAI PER CERCARE AIUTO? DIRE CHE TU MI VEDI MA TUTTI GLI ALTRI NO? NESSUNO TI CREDERA’, LAURA PALMER… SONO TROPPO ATTENTO. Caro Dio… è successo di nuovo… si è intromesso nella pagina… Questo non è affatto ciò che stavo cercando di scrivere! Mi spaventa terribilmente sapere che BOB riesce a trovare il modo di entrare nelle pagine del mio diario come se stesse dettando le parole alla mia mente, giusto qualche secondo prima che io pensi che siano parole mie. C’è qualcosa che ti posso dare, BOB… qualcosa che la mia famiglia possiede e che accetteresti in cambio della tua permanente assenza? Parlami BOB… di uno scambio…scambiami per qualcos’altro. DACCORDO. FARO’ UNO SCAMBIO. Chi sarà? NON TE LO SO DIRE… PUO’ DARSI CHE IO CAMBI IDEA. … Lo immaginavo. L

2 Aprile 1987

Diario,

Ho bisogno di coca, di brutto, o non ce la farò mai. Devo raggiungere Bobby. Dove cazzo è quando ho bisogno di lui! Tutto questo è davvero grandioso. Eccomi qui, Laura Palmer, studentessa d’onore, cittadina modello di Twin Peaks… ed ho un vizio. Ed ho appena cominciato. Non sono pronta per questa cosa… sono ancora preoccupata che BOB stia aspettando. Se è nel bosco mi prenderà, perchè col cazzo che non sto pensando di avere una grande e grossa riga di confidenza su per il mio naso in mezz’ora circa. Una grande riga bianca che chiama il mio nome come dovrebbe fare un amante. Spero che BOB voglia trattare. In caso affermativo cercherò di trovare la persona e dirgli di fare attenzione ALL’UOMO CHE PUO’ SCIVOLARE DENTRO E FUORI DA TE COME UN VENTO CHE PASSA SENZA ESSERE NOTATO, E POI TI SORPRENDE ALLE SPALLE E INFILA UN PUGNO NELLA CAVITA’ FEMMINILE DELLA QUALE SEMBRI ESSERTI COSI’ TANTO INNAMORATA, LAURA PALMER… NON DOVRESTI DESIDERARE NIENTE… NON OTTERRAI CIO’ CHE VUOI, ME NE ASSICURERO’. RICORDATI, LAURA PALMER, POSSO MANIPOLARE LA TUA COSCIENZA IN MODO TALE CHE TU NON SENTA NIENTE TRANNE CIO’ CHE IO DECIDA DI FARTI SENTIRE. NON TI SENTI COME SE STESSI MORENDO, LAURA PALMER… NON TI SENTI COME SE TI STESSI ARRENDENDO DI NUOVO A ME. RIPRENDIMI E NON CAUSERO’ UN TERRIBILE INCIDENTE PIU’ TARDI, OGGI. SE QUALCUNO SI FA MALE, NON PUOI SORRIDERE SAPENDO CHE E’ SUCCESSO TUTTO A CAUSA TUA. EGOISTA, DROGATA, LESBICA! Vaffanculo! Magari se vado da Leo a cercare un po’ di coca posso rimettere le cose insieme e riprendermi la mia libertà. La mia riservatezza di pensiero, tutto quanto. Me lo riprenderò. Mi appartiene, ho solo bisogno di un po’ di coca… Ho bisogno di uscire da qui… fanculo, funzionerà. Adesso mi alzo e scendo ed esco dalla porta come se non stessi facendo niente di sbagliato. Troverò un po’ di coca e tutto si aggiusterà. Sarò in grado di pensare. Andrò da Leo e tutto sarà a posto. Ti porto con me, Diario- Laura

2 Aprile 1987

Caro Diario,

Leo era in compagnia della persuasione femminile e non sono potuti venire alla porta. Oh, Dio… i soldi… merda! Forse mi può anticipare la coca, e lo potrò pagare un’ altra volta, o… aspetta, sta’ uscendo di casa. A tra poco, L Leo sarà ragionevole sui soldi per la coca, spero spero spero.

2 Aprile 1987
Sono tornata, e sono stata felice a casa di Leo: Ce l’aveva, ed è buona. Mi ha ridato la carica con un bel tiro e la mia testa sta iniziando a rimettere in ordine tutti quanti i pensieri e sento di nuovo il sangue scorrere nelle vene?Ho detto a Leo che non ero poi così dipendente, ma che però era da molto tempo che non dormivo?Aspetta! BOB se n’è andato. Non lo sento più intorno. Forse perché sono fatta. Forse sono pazza e ho solamente immaginato BOB. No, fanculo. Sono pazza se credo che sia solo nella mia immaginazione, è reale. So che è reale. Lo so. Non potrei e non vorrei mai creare qualcosa di così malvagio come l’uomo di cui parlo. Sto veramente iniziando a diventare ciò che BOB mi ha detto che sarei diventata. Una ragazza perduta, abusata, non creduta, irrecuperabile, che ama il sesso e le droghe perché sono sempre li, per farmi raggiungere lo sballo che mi aspetto? nessuna sorpresa. Non vedi che mi stai uccidendo, BOB? E’ questo il punto? Mi mancano i giorni di circa un anno fa quando potevo a malapena ricordarmi una cosa? sapevo soltanto che in qualche modo certe notti andavo a casa, piangevo tanto e mi nascondevo dietro alla porta del bagno, con vergogna. Mi ricordo quello che mi dicevi, tu merda! Me lo ricordo! So che mi tagliavi quando ero molto piccola, diverse volte, e mi dicevi che ero in un mare di guai perché sanguinavo. Mi dicevi che i bravi bambini non sanguinano in mezzo alle gambe. Mi dicevi che non ero una bambina di Dio! C’è stato almeno qualcosa riguardo alla quale hai deciso di farmi sentire normale! Sono cresciuta con te sempre accanto, che mi mostravi l’evidenza della mia natura cattiva. Tu eri quella voce? tu, figlio di puttana. Leo ha bisogno di vedermi per i soldi? Spero che questa cosa proceda facilmente e silenziosamente. Ho detto a Leo che se Bobby si fa vedere ho bisogno di lui immediatamente. Dobbiamo trovare un altro spacciatore per questa sera? mi è rimasta l’ultima di quella pura, a parte la riserva personale di Leo, ed è esattamente ciò che la parola dice. Personale. Se non avessi così tanta confusione in testa, non me ne servirebbe altra, oltre a questa, per stasera, ma ne ho bisogno, devo averla. Cavolo, è tutto ciò che ho al momento. La mia amica, la riga bianca, della quale giustamente mi ricordo ogni volta che viaggio su una grande strada o vedo una tempesta di neve o un mucchietto di borotalco, seduta nella mia fottuta casa. Spero che riusciremo a trovarne altra. Dobbiamo. Dopo gli ultimi due giorni passati senza dormire pensando a questo patto con BOB?non posso andare a dormire. Troppo pericoloso. E QUANTO, LAURA PALMER, SONO PASSATI DUE, TRE GIORNI DA QUANDO HAI SNIFFATO PER LA PRIMA VOLTA? SEI UNA PUTTANA INGUAIATA? SONO SEMPRE QUI. Vaffanculo, BOB. Quindi non sono che quello che mi hai sempre detto che ero. Una piccola puttana, sporca e lurida e che si scopa la gente per pagarsi la droga. Hai vinto. Mi hai dato dolore quando non ne avevo, e quando l’ho avuto, hai detto che era solo colpa mia? Penso che tu sia il più ripugnante, malvagio, disonesto uomo che mi sia mai capitato di incontrare nella mia vita. Che cazzo vuoi! Hai la meglio perché non hai mai bisogno di litigare con qualcuno abbastanza forte per combatterti? Prova a battere qualcuno così e allora ammetterò che hai vinto, addirittura ti seguirò. Nessuna protesta. Laura Palmer crede che tu sia un imbroglione. L

24 Giugno 1987

Caro Diario,

E’ notte, molto tardi, e non mi importa di controllare o avvertire qualcuno di dove sono o se sono al sicuro. Non mi importa nemmeno di pensarci. Non voglio più sapere altro di me stessa, da nessuno? troppe bugie sono entrate dentro di me, come pallottole che hanno provocato ferite? che sanguinano lentamente. Potrei aver aspettato anni prima di accorgermene, iniziando a sentire la debolezza. Cadere nel mondo della droga. Il mondo del sesso per lo spettacolo e il potere. Per cercare la forza che volevo sono andata dalle persone sbagliate. La parte di me con l’abilità di decidere da sola se qualcosa è giusta o sbagliata mi è stata portata via. Una decisione dura solo un istante per me, prima di dubitarne e maledire me stessa per aver pensato di essere stata in grado di scegliere il giusto invece che lo sbagliato? Avrei dovuto imparare anni fa come ricordarti. Magari avrei potuto riservarmi qualche momento triste? sogni molto brutti e diversi tentativi disperati di riconquistare la parte migliore di me. Quella che ti ha dato il benvenuto. Quella verso la quale sei in debito di un’ intera vita. Spero davvero che tu abbia ottenuto ciò di cui avevi bisogno. Non posso avere cose buone, non ora. Non conosco la strada della responsabilità, nel modo in cui la conoscevo una volta. Vado semplicemente avanti? Ho mandato via Troy. L’ho liberato con diverse sculacciate nel culo (un metodo che mi ha fatto correre per un po’ di tempo, come dovresti ricordarti, BOB). Se n’è andato. Non lo merito, così come lui non merita una vita che inizia e finisce ogni giorno in un piccolo recinto. Qualcosa che ti fa ricordare che lui non è libero, ma posseduto. Ho lasciato andare il pony. Una delle ultime cose in cui avevo creduto, prima di ricordarmi di tutta la tua? merda. Comunque non importa. Spero che Troy abbia capito perché l’ho fatto andare via da me. Ho paura che ogni cosa che tocco corra il rischio di venire in contatto con BOB. Penserò alla morte? non ti preoccupare. Posso sentirti decidere come e quando. Bastardo. Laura

12 Novembre 1987

Caro Diario,

Spero che Dio legga questo: Potrebbe aiutarmi. E’ definitivamente la fine della mia vita, la fine della mia speranza verso me stessa? fiducia? tutto finito! Leo e Bobby sono venuti a prendermi alle scuderie perché non sarei riuscita a fare un altro passo. Bobby mi ha detto che aveva chiamato a casa mia e detto ai miei genitori che mi avrebbe portato fuori per una cena a sorpresa? e che saremmo tornati tardi. E’ stato dolce e molto scrupoloso da parte sua, devo ammetterlo. Ma come ho detto a Leo e Bobby dal sedile di dietro mentre mi cambiavo i vestiti (ancora un grazie a Bobby per avermi preso in prestito qualcosa da vestire da Donna- che ha detto a Bobby di essere preoccupata per me). Sono sorpresa di questo, non che dubiti della fedeltà di Donna o della sua amicizia, ma credo ormai troppo in BOB. Ho detto loro che ero spaventata. Che avevo una buon motivo per non andare da nessuna parte. Ho detto che ero abbastanza spaventata al punto che, se fossimo stati tutti d’accordo, avremmo potuto tornare indietro e dimenticarci la coca fino al giorno dopo. Bobby ha riso e Leo mi ha dato una pacchetta sulla mano come se avessi detto qualcosa di davvero intelligente. Spingendomi a fare ciò che voleva, senza essercene bisogno. “Non penso che sia una cosa sicura da fare”. Abbiamo passato Mill Town e Low Town. Non ho mai visto una notte così buia. Niente luna in cielo. Questo ha spaventato persino Leo, che sono sicura si prenderà cura di me, finché non sarà il momento di andare. Tutto ciò di cui ho bisogno ora è o la sostanza o i soldi per comprare la sostanza. La mia piccola amica bianca. Un’ altra bugia, ma almeno questa volta l’ho guardata in faccia e mi sono detta che ci avrei creduto. La felicità temporanea è meglio che lasciare lentamente intravedere agli amici, alla famiglia, agli amanti, quanto sono ormai vicina all’autodistruzione. Non avvicinarti troppo, non c’è più sicurezza nei numeri. Te lo posso garantire. Ci siamo diretti su per una stradina che non era contrassegnata da indicazioni di nessun tipo, ma ho immaginato che fosse la strada giusta dato che era l’unica nel giro di miglia. Bobby se s’è fermato prima di dirigersi verso la casa. Leo l’ha invitato a proseguire, del tipo “Forza Bobby, guida”. Anch’io ho tentato di attirare la sua attenzione, ma onestamente era in un altro mondo. La sua faccia sembrava qualcosa di simile alla Twilight Zone. Nel momento in cui è uscito dai suoi pensieri ha iniziato a guidare veloce, davanti a noi buio totale, che da qualche parte nascondeva una casa. Una casa che speravo fosse smisuratamente piena di cocaina e un drink veloce se fossi riuscita a fare un sorriso? Mostra i denti, ho pensato. Per un momento Leo mi ha guardato come se stesse pensando che trovarsi li fosse sbagliato, in quelle circostanze, senza conoscere nessuno e poi ha sistemato il denaro in modo da arrivare al migliaio di dollari. Io mi sono riappoggiata al mio sedile e sono stata zitta, rendendomi improvvisamente conto di quanto fosse stato ridicolo da parte mia cambiarmi i vestiti? Sono semplicemente vestita per guai a Low Town in un momento di buio che ancora non è stato spiegato dai notiziari o alla radio. Non hanno nemmeno comunicato che manca la corrente. Ho detto, “Mi domando, quanto tempo ci vorrebbe prima che la polizia arrivi qui dopo una telefonata?”. Bobby ha messo la mano nella giacca e ha preso la pistola di suo padre. Luccicava, e gli ho detto che si era completamente fottuto il cervello a portarsela dietro. Non ero sicura che fosse un mal di stomaco quello che stavo provando, al contrario un ovvio istinto di fare marcia indietro ed andare a casa. La macchina non ha fatto manovra, né ha rallentato. La strada non mostrava segni di vita, nessuna casa, nessuna cazzo di anima in giro, beh forse un’anima o due?che era una ragione in più per svignarsela finché avessimo ancora la possibilità di farlo tutti insieme. Dal nulla, così è sembrato, Bobby ha inchiodato. Il furgoncino si è girato in due testacoda, la polvere si è alzata e ha iniziato a riflettersi nelle luci davanti. Finalmente ci siamo fermati. Eravamo tutti un po’ shockati. “Mi sembra di aver visto qualcuno?” ha detto Bobby. “Non volevo metterlo sotto”. Siamo scesi e ci siamo mossi lentamente nel buio. All’improvviso qualcuno mi ha preso da dietro ed ha iniziato a stringermi il collo. Ho pensato, non posso credere che sto per morire così? a Low Town durante un blackout, nessuno crederebbe che stia davvero succedendo, mentre sto cercando di comprare droga, cocaina per la precisione, e nessuno degli uomini forti e robusti che sono con me sa che mi stanno strangolando! Ho pensato che fosse fatta? La presa si è allentata, la mia vista annebbiata e sono svenuta. Mi sono svegliata nella casa di questo spacciatore con un tale mal di testa che pensavo fosse un aneurisma. Bobby e Leo sono venuti nella stanza a sedersi accanto a me e Bobby sembrava veramente preoccupato per la mia testa, e la sua preoccupazione mi ha fatto ripensare a ciò che era appena successo. E ho detto (con un bel po’ di sarcasmo, devo aggiungere), Di chi cazzo è stata la bella idea di strangolarmi fino a farmi svenire? Nessuno ha risposto. “Allora immagino questo sia il modo in cui voi ragazzi fate conoscenza con le ragazze qui a Low Town?” Silenzio in cambio. “Di classe”. Il più grasso dei quattro tipi ha tirato fuori una pistola dalla sua camicia e me l’ha puntata addosso. L’ho guardato, come se stesse un po’ esagerando? forse un “Taci” o un “Vaffanculo” mi sarebbe stato perfettamente chiaro. Ha caricato la cazzo di pistola e me la puntata in faccia. “Mi dispiace, dolcezza? Non posso aspettarmi che tutti quelli che indossano un vestito siano ragazze” Mi ha guardato, leccando la sua pistola. “Belle tettine”. “Lo so”. Non che la sua spiegazione per avermi quasi strangolato avesse senso. Ho accettato le sue scuse, preferendole sicuramente ad un buco permanente nella mia testa. Ho allungato la mano e l’ho ringraziato per non avermi sparato. Mi avrebbe veramente fottuto la serata. C’è stata una pausa? e nessuna stretta di mano. Lentamente, e con gran piacere, ha iniziato a piegare gli angoli della bocca verso l’alto, sempre di più ed ha finito la sua performance con un ghigno del tipo “magia la merda e muori”, che avevo visto solo una volta prima d’allora. Mi sono ritrovata intimata a tacere dalle quattro pistole appoggiate su parti molto importanti della mia faccia. Metallo freddo. Un brivido alla base del mio collo. Spaventoso. Chiamami pazza ma le armi mi causano spesso iperventilazione e desiderio di respirare il prima possibile grandi quantità d’aria fresca. Ho detto loro che sarei andata nel furgoncino. Ho pensato che una delle pistole avrebbe sparato e tracciato una linea verso di me. Dovevo prendere un po’ d’aria, cosa che è stata resa più difficile dallo stringimento del mio collo. Inoltre mi fanno paura le pallottole e scommetterei un bel po’ di soldi che fanno male quando entrano nella carne ad alta velocità. Mi sono improvvisamente accorta di persone in abito militare, poste tutt’attorno la casa come incubi immobili. Uno dei soldati è venuto al finestrino, io ero tutta raggomitolata perché faceva freddo ed ero spaventata. Con una delle espressioni più calme che io abbia mai visto mi ha chiesto, “Pensi mai alla morte?”. “Non in una situazione come questa. No signore”. Mi ha guardato come se gli avessi fatto ottenere una promozione un paio di giorni prima del previsto e ha detto, “Dovrai scendere dal veicolo, per favore, signorina”. “Mi stai per sparare o qualcosa del genere?” “Una grande quantità di cocaina è stata rubata dall’interno della casa. Ho pensato che magari ti piacerebbe mostrarmi che questo furgone è pulito così noi possiamo andare avanti con gli affari?a norma”. Sono scesa ed ho pensato che stavo per frantumarmi in piccoli pezzi di ossa, ero così spaventata. “Tutto a posto?”. “Sulla canna della mia pistola si, lo è”. Non riuscivo a muovermi. “La tua morte non deve essere una gran festa, vero?”. “No. No, è più una veglia? nessuna festa alla quale vorrei andare. Signore”. “Puoi tornare al tuo posto e rilassarti”. “Cosa sta succedendo in casa adesso?”. Ha alzato le spalle. “Immagino che i ragazzi siano seduti e stiano pensando se sparargli in faccia o farli tornare in città esattamente come sono arrivati”. “Oh. Mi sento molto più tranquilla adesso. Grazie”. Sono dovuta restare in quel fottuto furgone per quasi quaranta minuti aspettando di scoprire se a Bobby e Leo fosse stato permesso di tornare a casa in forma solida piuttosto che liquida. Alla fine sono usciti dalla porta d’ingresso dando pacche sulle spalle a questi bulli e ridendo mentre si dirigevano verso di me. Ho pensato, wow, questo è magnifico. Sono qui, mi stanno per sparare di punto in bianco per aver fregato un chilo di cocaina (l’ho attentamente inserito sotto il mio vestito, che sembra ancora attillato e mi sono mostrata innocente del furto) e il ringraziamento che ottengo è una lenta camminata da parte loro fino al furgone. Ed un falso esempio delle relazioni tra maschi, se ne ho mai visto uno. E poi uno sguardo di paura totale negli occhi di Bobby ed ho capito, “Attenzione!”. Le pistole hanno iniziato a sparare come se la NRA avesse reclutato persone completamente cieche. Si stavano sparando fra di loro? in modo paranoico, e così fatti che se fossero stati colpiti se ne sarebbero accorti in qualche modo il giorno dopo. Mi sono spostata nel posto del conducente e mi sono diretta dove Leo era nascosto, senza armi, che pregava come un pazzo, e ce ne siamo andati a tavoletta lungo la strada che porta in città. Poi è stato il mio turno a dire “Oh, merda” guarda. Quando eravamo a metà strada ho guardato nello specchietto retrovisore ed ho visto che c’era qualcun altro su letto del furgone con Leo, e Leo si stava perdendo qualcosa di veramente terribile. Bobby ha tirato fuori la sua pistola e con la sua mano libera si è sporto dal finestrino e ha detto al tipo che aveva due secondi per sparire oppure sarebbe morto. Doveva scegliere in fretta? Il tipo si è alzato e Bobby gli ha sparato nel petto da una distanza di tre, forse quattro piedi. La velocità del proiettile ha fatto cadere il ragazzo indietro e poi per terra sulla strada. Bobby mi ha urlato, “Andiamocene da qui. Guida!”. Appena tornati sulla strada asfaltata, Bobby si è steso sul sedile, stringendo ancora la pistola nella sua mano come se fosse pronto a far fuoco. Bobby è stato silenzioso per tutto il tragitto verso casa. Leo se ne stava seduto dietro ringraziando Dio per il miracolo della sua preghiera. Mi sono domandata se ci fosse molto sangue sul letto del furgone e se l’uomo fosse morto? Arrivati a casa di Leo sono entrata e gli ho chiesto se fossimo soli. Mi ha detto di si e quindi ho tolto l’intero chilo di cocaina dalla mia gonna, plastica in perfette condizioni. Un bel lavoro, ho pensato per una dilettante come me. Ho chiesto scusa a Bobby per l’uomo in più nascosto nel furgone. Ero stata perquisita tuttavia e il ragazzo aveva detto che ero pulita. Ho pensato ci avessero dato su, vedendo che tutti si stavano abbracciando mentre uscivano dalla casa. “Ci stavano dicendo in modo chiaro e tondo” ha detto Leo “come ci avrebbero presi e tagliato i genitali un pezzettino per volta?con un piccolo coltello, se il bimbo* con noi stava sedendo su un chilo della loro coca, e che non ci sarebbe voluto molto prima che facessimo il giro di tutti gli ospedali ed andassimo direttamente all’inferno”. Mi sono seduta ed ho pensato per un momento alla parola “bimbo”. “Hey ragazzi”. Ho detto. “Mi dispiace davvero. Non lo avrei fatto se avessi saputo che ci avreste girato così tanto attorno”. Nessuna risposta. “Sono stata io ad aver suggerito di non andare, ricordate?” Un sorriso da entrambi. Leo ha indicato il chilo con la testa e ha detto, “Ti sei portata via un bel po’ di divertimento in quel sacchetto”. Bobby si è girato e mi ha guardato con inaspettato orgoglio. “Una normale coppia di Bonnie e Clyde”. Quel dramma era appena finito e un altro stava per iniziare. Abbiamo ovviamente deciso di iniziare a sniffarci la roba in quantità mai accettate prima dal corpo umano. Se le pallottole non ci avevano ucciso, la montagna di cocaina lo avrebbe fatto presto. Eravamo fatti. Avevo bisogno di uscire. Volevo prendere un po’ di roba al Cash and Carry. Nessuno di loro avrebbe mai pensato di lasciare il divano. Erano dentro alla televisione, seduti davanti ad una montagna di cocaina, con tre cannucce sporgenti da un buco in cima al sacchetto. Entrambi mi hanno guardato con occhi da cagnolino e pupille dilatate e hanno detto, ti dispiace se ci abbracciamo solamente? Ero un po’ incazzata con Bobby per non essersi offerto di accompagnare la sua ragazza, quella che aveva rischiato la sua vita, sebbene inutile al momento, per assicurarsi che lui potesse essere fatto come lo è adesso. Ho pensato vaffanculo e ho deciso che sarei tranquillamente riuscita a guidare per un paio di isolati fino al negozio, senza iniziare a sudare o a provare un esaurimento emotivo. Sono partita, e mentre ho passato le altre due uniche case lungo la strada ho notato una rivista, per terra dentro al furgone, che non avevo notato prima. Fleshworld Magazine. La mia testa era confusa, una rivista che magari avrebbe potuto insegnarmi qualcosa a cui io stessa non avevo pensato?e BAM! Ho accostato e prima di uscire dal furgone per vedere cosa avevo colpito ho rivisto me stessa quattro anni prima. Una ragazzina, svegliata dal rumore, è uscita correndo dalla porta d’ingresso e poi ha iniziato a rallentare non appena ha visto l’animale sulla strada. L’ha guardato e ha fatto un altro passo senza però avvicinarsi di più, come per non voler vedere la realtà. Mi sono girata ed ho visto Jupiter. Un gatto identico a quello che consideravo il mio migliore amico, prima che una strippata come me arrivasse senza pensare, interessandosi più alle storie di una rivista porno che a quello che avrebbe potuto attraversare la strada. Non ho potuto trattenermi dal piangere. Poi non riuscivo a smettere. Io ero la persona che anni prima avevo odiato per avermi portato via il mio gatto quando più avevo bisogno della sua compagnia. Ho detto alla ragazzina che avrei fatto qualsiasi cosa lei volesse. Se voleva un nuovo gatto sarei stata felice di comprarlo? Mi ha guardato – e ha cercato di consolarmi! Il suo gatto è immobile sulla strada, a causa delle mie insicurezze sessuali, e lei sta cercando di farmi sentire meglio. E’ venuta accanto al furgone, dove ero appoggiata. Non ero in grado di guardarla in faccia. Ho sentito una vergogna tremenda, potevo a malapena muovermi. “Per favore, smetti di piangere”. Gesù, sembrava proprio me. “Perché sei così triste? Non avevo intenzione di farti sentire così male”. Ho guardato in basso verso di lei ed ho visto qualcosa che mi mancava tantissimo. Una volontà cosi grande di perdono. Un cuore così grande, questa ragazza avrebbe potuto amare tutti gli Stati Uniti e non lasciare che nessuno si sentisse solo. “Quando avevo la tua età avevo un gatto uguale al tuo. L’avevo chiamato Jupiter ed era probabilmente il migliore amico fra tutti quanti. Qualcuno lo ha investito nella strada ed io avevo sentito il rumore ed ero uscita correndo per aiutarlo. Mi ricordo di essere stata così impressionata da quanto velocemente? la morte decide di essere affamata”. C’è stato un momento in cui c’era solamente il vento. Non dicevamo niente. Poi ha guardato in su e mi ha chiesto, “Hai perdonato la persona che ha investito il tuo gatto?”. Mi sono piegata sulle ginocchia verso di lei e le ho detto che Jupiter era stato ucciso da qualcuno che poi è fuggito. “Ho immaginato che fosse in paradiso, ma mi mancava molto? e ho perdonato la sua morte ma non credo di aver mai dimenticato che qualcuno ha ucciso il mio gatto, ma non ho mai smesso di pensare che fosse dispiaciuto”. Ha allungato la sua mano, e la sua camicia da notte, di flanella, mi ha fatto sorridere, “Il mio nome è Danielle”. Ha stretto la mia mano forte. “Il mio nome è Laura Palmer”. L’ho abbracciata e lei ha avvolto le sue braccia attorno a me, caldamente. “E’ un piacere conoscerti, Danielle, ci vuole una persona straordinariamente speciale per perdonare qualcuno così facilmente”. Ha tenuto la mia mano per un po’ e dopo aver pensato a qualcosa molto attentamente ha guardato in su verso di me e ha detto, “Quando ho sentito il rumore ero preoccupata che il gatto fosse stato ferito? Ma sono uscita, ed ho visto te, e stavi piangendo più di me, perché ti sei ricordata del tuo gatto, e ti ha reso triste aver fatto del male al mio. Perché dovrei volere farti sentire male per qualcosa che hai fatto? Penso che tu sia carina, Laura Palmer”. “Danielle, io penso che tu sia super carina, con una ciliegina in cima”. Ho guardato il gatto e poi lei di nuovo. “Mia mamma lo prenderà”. La piccola Danielle mi ha fatto sentire, più di ogni altra persona che mi è stata vicina da anni, come se ci fosse ancora una chance per tutti quanti. Ho persino iniziato a pensare che un nuovo gatto sarebbe stata una cosa carina? Mi sono appena ricordata di aver lasciato andare il mio cavallo. Spero di non averlo mandato da qualche parte dove potrebbe essere ferito o non curato nel modo adatto. Immagino che avrei dovuto pensarci prima di farmi coinvolgere nel dramma di liberarlo e farlo andare ovunque desiderasse facendo qualsiasi cosa desiderasse? Da solo. Non sto cercando di dare una buona impressione di me questa settimana, non è vero? Che oscuri eventi, quasi come presagi, sto attraversando. Perché? Devo tornare alla vita e trovarmi un lavoro? Oppure sono ancora diretta verso la morte? Tutto ciò che so è che ora riporterò indietro il furgone e mi lascerò dietro le droghe per una sana camminata verso casa. Forse mamma mi farà la cioccolata calda e posso raccontare gli eventi della serata e stare semplicemente con la mia mamma. Riporterò indietro il furgone e me ne andrò subito a casa. Semplicemente camminerò verso casa. Ti scriverò quando ci arriviamo. L *Bimbo, nella versione originale. E’ un termine usato come insulto per indicare una ragazza attraente ma stupida.

13 Novembre 1987

Caro Diario,

Sono a casa. E’ presto. Leo e Bobby non erano molto felici riguardo al fatto che volevo andare a casa. Leo aveva deciso che sarebbe stata una notte di cose nuove e “inusuali”. Bobby era davvero, davvero fatto e penso che Leo gli avesse detto che mi avrebbe parlato riguardo al fare qualsiasi cosa lui volesse fare, perché non l’ho mai visto così preso nel farmi rimanere. I suoi sguardi costanti verso Leo mi hanno fatto pensare che Bobby si sentisse colpevole, o forse incerto nel coinvolgermi o meno in quella storia. Sventolare il formaggio davanti al topo? un piccolo topino biondo, molto spaventato. Vedi la trappola? La vedi? Vai. Tu hai sempre voluto questo comunque, ricordi? Leo ha scosso la testa quando gli ho detto che avevo deciso di andare via, che era successo qualcosa che mi aveva fatto sentire? Mi sono fermata. Non ho finito la mia frase perché improvvisamente ho visto che loro due non erano in nessuna posizione nemmeno per fingere che gli importasse di qualche gatto sulla strada. Un animale bianco, forse ancora là? o come lo avevo immaginato mentre guidavo lentamente, a luci spente, tornando indietro. Ho visto i suoi occhi morti bloccati nella visione di una madre, probabilmente stanca e che si domandava se sua figlia stesse bene. Che si domandava, mentre delicatamente sollevava il corpo dell’animale, se la morte si fosse fermata proprio in quel punto. Forse ha pensato al lavoro da fare il giorno successivo, pensava a pulire la strada? così stanca, sempre stanca. Credo che ora sto pensando a me stessa. Sono stanca. Sono quella che si domanda, è la morte solo l’immagine immobile che abbiamo del corpo dell’animale? Le ceneri del nonno, solamente un modo più facile di mettere il suo corpo in un urna? E’ solo un corpo tuttavia, perché non decorare i resti? Quando muoio, immagino che mi seppelliranno. Spero che quel gatto sia stato seppellito. Avevo pensato di rimanere là ad aiutare ma tutto era troppo vicino. Il corpo era come un messaggio. Forse le morti sulle strade sono più di quante sembrano. Messaggi, come quello di oggi? o esempi ai quali non prestiamo mai attenzione. Ecco ciò che è. Pigrizia. Non volevo rimanere con i ragazzi questa notte. Volevo andare a casa, dormire nel mio letto, essere di nuovo una bambina. Simulare una malattia o i crampi e chiedere a mamma di prendersi cura di me. Di leggermi Sleeping Beauty o Stuart Little, sorseggiare caffè mentre sfoglia le pagine e mi guarda. Lo volevo, ma sapevo che avrei finito per rimanere a casa di Leo. Che sarei entrata silenziosamente in casa al mattino presto, prima dell’alba? e avrei preceduto l’allarme della sveglia di pochissimo. Mi sarei spogliata e infilata nel letto. Sapendo che ti avrei raccontato ciò che era successo. Semplicemente. Con una penna e senza alcun suono. Le parole sono state strane per me in questi ultimi giorni. Le mie sono state bugie, ancora e ancora. Una arriva per aiutare l’altra a sopravvivere? a rimanere reale. Le parole di Bobby sono state come piccoli coltelli. So che non vuole farmi soffrire, ma la sua sorpresa nel mio comportamento, la notte scorsa, la differenza che vede quando sono fatta? e c’è stata una grande differenza. Lui dice di non aver mai saputo che fossi così selvaggia dentro. Penso che volesse dire che non ha mai saputo che fossi così cattiva. Non ha mai conosciuto Laura Palmer nel modo in cui il bosco, gli alberi, la terra la conoscono. Spesso agitata e arrabbiata, minacciata, paralizzata, incapace di correre. Oppure non ci ha mai provato. A Laura Palmer è stato detto che merita dolore e un tipo di rapporti di cui gran parte della gente non parla o a cui non pensa perché sa che è sbagliato. Laura Palmer? E’ nata senza la possibilità di scegliere. Gli è stato detto molto chiaramente, una notte tanto tempo fa, che le sarebbe piaciuto oppure sarebbe stata uccisa. Sono rimasta alla casa. Leo voleva che bevessi qualcosa. Che mi rilassassi. Ha detto che voleva che fossi come ero stata altre volte. Mi ha detto che glielo avevo promesso. Si sarebbe assicurato che tornassi a casa in tempo? nessuno l’avrebbe saputo. Si è inginocchiato davanti a me e mi ha afferrato per i polsi, forte. Ho pensato a BOB e ho chiuso gli occhi. Devo aver sussultato, fatto un suono, qualcosa, perché mi ha detto, “Lo sapevo. Sapevo che questo significava qualcosa per te”. Ha mosso la sua presa sulle mie mani. Le ha strette più dolcemente, “Bene. Sapevo che avresti capito. Lo avevo visto”. Ho udito Bobby alzarsi dalla sua sedia e ho sentito Leo fermarlo. “Siediti Bobby. Ora. Laura ti porterà qualcosa da bere. Aprirà i suoi occhi ed avremo tutti qualcosa da bere”. Ho aperto gli occhi lentamente. Leo mi ha lasciato le mani. Mi sono alzata e sono andata in cucina per il drink di Bobby. Potevo sentirli parlare nell’altra stanza. Hanno iniziato a litigare riguardo a qualcosa. Penso su di me, i piani per la notte. Mi ha fatto veramente male la testa, le orecchie sentirli litigare. Non volevo che continuassero un minuto di più. Sono andata dove erano seduti e gli ho detto di stare zitti. Volevo che stessero zitti. Avrei fatto o detto qualsiasi cosa i “giochi” della serata prevedevano. Non c’era bisogno di litigare. Volevo divertirmi. Volevo essere fatta. Fatta come loro. Volevo dimenticare quello che era successo fuori in strada. Bobby è venuto in cucina e mi ha detto che ero stata fortunata che Leo non mi avesse dato un ‘bel bacio’ per avergli detto di stare zitto in casa sua. Gli ho risposto che non era fortuna. Sapevo di piacere a Leo. Se mai mi picchiasse, sarebbe parte dell’accordo. Bobby ha detto che gli sarebbe piaciuto uscire, solo noi due, magari la prossima settimana, un appuntamento. Gli mancava stare con Laura. L’ho odiato per avere detto quella cosa. Volevo dargli uno schiaffo. Invece, gli ho detto che a ma non mancava per niente Laura. Gli ho detto che avrebbe potuto non rivederla mai più. Abbiamo bevuto a lungo, rimanendo seduti là, facendo delle righe e guardando Leo. Non so per quale motivo, ma sapevo che dovevo essere pronta. Leo avrebbe potuto essere carino o forse no. Non ho guardato Bobby per tutto il tempo. Mi sono assicurata che mi vedesse con Leo. Non mi piaceva il fatto che a Bobby mancasse la dolce Laura. Non posso svegliarla ora. A lei non piacciono notte come queste. Non vorrebbe giocare. Io invece ho giocato. Avevo bisogno di essere qualcuno di diverso da lei… Dovevo scuotere ciò che Bob dice. Scuotere il profumo dell’innocenza. Avevo deciso qualcosa. Ho detto lor che volevo uscire, nel bosco. Leo ha guardato deliziato e ha sorriso a Bobby. Lui mi ha guardato, ha fatto con la testa un cenno verso il mio bicchiere. “Ti sei fottuta il cervello?”. Gli ho detto di si, ma non volevo più rimanere in casa. Non mi piaceva la luce. Gli ho detto che rendeva le cose troppo facili. Ho iniziato a impacchettare un po’ di coca per il bosco e Leo mi ha guardato come se stessi rubando o giù di li. Gli ho detto, “Senti, la merda l’ho rubata io, giusto? Sono io quella che sta per fare la tua serata… e non ho intenzione di iniziare a scendere mentre sono la fuori nel bosco”. Mi ha detto che mi stava soltanto guardando. Mi ha detto che avrei dovuto rilassarmi. Poi è venuto verso di me, vicino. Ha detto che gli piaceva quando sapevo stare in piedi da sola, ma che non ci sarebbe stata una camera nel bosco. Improvvisamente mi sono immaginata fuori al buio con le braccia che girano intorno, vedendo Leo e Bobby ogni volta che giravo… Poi un sogno di Leo, i suoi grandi occhi, deliziati, le labbra che sia aprono, le sue mani che si uniscono ancora e ancora mentre applaude lentamente la mia performance. Prima di andare, Bobby è uscito dal bagno e ha detto che aveva deciso che era stanco e che non voleva stare in giro. Ha detto che sapeva che comunque quella sera era fra Leo e io. Ha detto che forse mi avrebbe chiamata in un paio di giorni. Leo ha sorriso mentre Bobby sbatteva la porta. “Bobby è un ragazzo intelligente”. Ho fatto cenno di si, ma dentro volevo uccidere Bobby per avermi fatto sentire male. Voleva Laura, dolce e pura, che gli corresse dietro, camminare verso casa al suo fianco, mano nella mano. Mi ha fatto desiderare lei per un momento. Non era una cosa sicura. Non capiva quanto fosse pericoloso per tutti noi, specialmente là fuori. Il bosco aveva bisogno di vedermi. Dovevano vedere quanto sono cresciuta, cosa sono diventata. Poi potranno dire a BOB di stare lontano da me. Penserà che il suo lavoro con me è finito. Leo si è avvicinato a me e ha infilato la sua mano nella mia gonna, mi ha guardato fisso negli occhi, ha trovato il capezzolo con il suo dito. Mi ha guardato negli occhi, non mi avrebbe lasciato guardare altrove, ha detto, “Non ti mancherà, non ti mancherà nessuno”. Ha lasciato andare i miei occhi; le mie gambe si sono quasi abbandonate da me. “Portami da qualche parte, fammi dimenticare”. Ho preso il suo braccio in modo tale da poter riacquistare equilibrio. Ha detto che aveva qualcosa in mente. Ha detto che avrebbe potuto spaventare, ma che sarebbe stato okay. Ha detto che se gli fossi piaciuta dopo quella sera avremmo potuto iniziare a vederci. Prima voleva vedermi quella sera però, da sola. Mi ha chiesto se mi piacesse essere spaventata. Gli ho risposto che a volte le cose spaventose succedono, ma che se ne vanno al mattino. Gli ho detto che volevo eccitarmi tanto, che ne avevo bisogno. Che non mi ero sentita così da tanto tempo. Che ero stata impegnata a fare sentire così gli altri. Quando abbiamo lasciato la casa ha messo una benda attorno alla mia testa. Ha sussurrato, “Riesci a sentire l’oscurità?” Gli ho risposto si. Ha detto, “Bene. Sto per portartici dentro, proprio come volevi. Ti guiderò, cammina con me finché non ti dico di fermarti”. Abbiamo iniziato a camminare, e nel frattempo ho sentito gli alberi vicini a me, ho sentito il vento rallentare, girare attorno, incapace di tornare in cielo… Ho sentito Leo respirare. Ho sentito la sua mano sulla mia schiena, forte. Volevo dirgli che iniziavo a sentire quella sensazione nello stomaco. Quella che ti fa sciogliere, che ti fa desiderare le cose…? Ma non mi avrebbe lasciato parlare. Ha detto che sarebbe stato lui a parlare finché non avesse avuto bisogno di sapere qualcosa da me. Era abbastanza sicuro, ha detto, che avrebbe saputo come mi sentivo senza che io avessi bisogno di dirlo. Mi è sembrato che fosse passato molto tempo prima che ci fermassimo. E non sapevo cosa fare, quindi ho aspettato. Poi finalmente ci siamo fermati. Ho iniziato a sentire che mi stava girando attorno, i suoi passi sulle foglie che ricoprivano il terreno. Potevo sentire i suoi occhi come se fossero mani, su e giù, seguendo questa e quella curva. Si è fermato dietro di me. “Sai tenere un segreto, piccola?” Non ero sicura di dover rispondere. “E’ tutto a posto. Dimmi pure”. “Si. So tenere un segreto”. Improvvisamente ho iniziato a sentire lo stesso odore intenso del muschio del bosco. Lo conoscevo bene. Ho iniziato a sentire la paura arrivare, e ho dovuto lasciare che la mia testa si rilassasse… combatterla. Ricordare ciò che stavo facendo. “Il segreto è che a volte, proprio in questo punto, sento delle voci. A volte mi rendo conto di non essere da solo”. “Di chi sono le voci che senti?”. “Non lo so… Ma a volte, se me ne sto tranquillo, scopro di poter sentire questa gente attorno a me. Li posso sentire parlare di me, ma se cercassi di vederli scomparirebbero definitivamente”. “Senti qualche voce adesso?”. “Penso di sentirle in lontananza. Stanno venendo in questa direzione. Ti fa paura?”. “Penso di no, no”. Ero pronta a ricevere un gruppo di camionisti e iniziare un tipo di strana cerimonia… all’improvviso mi sono sentita molto esposta. Mi sono domandata quanta gente stesse arrivando. “Ti aiuterò a sederti. Qui sopra”. Leo mi ha fatto sedere e mi sono accorta di essere su una sedia abbastanza comoda, nel mezzo del bosco. Che posto era questo? L’ho mai visto di giorno? Della musica ha iniziato a suonare. Strani suoni di acqua e qualcosa che non riuscivo a capire… e una batteria… bassa. L’ho sentita nel mio petto. Era forte abbastanza da rendermi incapace di sentire se qualcuno mi stesse accanto o no. Sento nel mio orecchio, “Aspetta qui… rilassati. Divertiti”. Non sono nemmeno sicura di poter descriverti le cinque ore che sono seguite. La musica era costante, un ritmo che mi ha fatto contorcere e soffrire per avere di più. Per avere più di quelle mani che erano su di me, labbra sul mio collo, mani sul mio petto, cose, facce. Voci nelle mie orecchia, che sussurravano vicino… e poi si allontanavano. Penso ci fossero tre donne ed almeno quattro uomini, incluso Leo. Ero legata alla sedia con una corda che stringeva le mie mani quasi allo sconforto, che sapevo faceva parte del gioco, e ben programmato. Ogni fantasia che ti fai tardi la notte, ad eccezione della fattoria degli animali, è stata messa in atto, con o per me. Era come se fossi stata inghiottita in un sogno, perfetto in ogni singolo dettaglio. La mia unica responsabilità era di restare bendata e permettere a tutti quanti di stare con me. Potevo sentirli, gli altri che restavano in fila per vedermi, soltanto voce nel bosco, i cui corpi diventavano immagini che potevo ascoltare, vedere tramite i suoni che facevano… tutto era diventato molto sensitivo. Li sentivo per tutta la notte come se si stessero eccitando a vicenda fino ad arrivare a piccole convulsioni interne, milioni di piccole onde di luce, acqua, elettricità attraversavano i loro corpi. Tutti reagivano con una strana gioia ed eccitazione… una sete quando qualcuno raggiungeva l’orgasmo. Persino io, che sedevo separata da loro, come se fossi in esposizione su un tabellone, ho provato piacere a sentire i suoni attorno ai miei piedi. Queste persone, di diversa età, hanno passato serate nel bosco, dimenticando nomi e storie, usando solo i loro istinti più naturali e i desideri di essere stretti e toccati, desiderati, e completamente accettati, non importa che faccia avessero, o dove lavorassero o studiassero il giorno dopo. Era buio e strano e quasi intossicante a volte. Mi contorcevo, la mia testa pesante in questa oscurità. L’energia era cosi tanta, ho quasi sentito l’aria aprirsi, separarsi lentamente per lasciarmi muovere. Ogni nervo del mio corpo aveva qualcosa da dire… un grido sotto alla pelle, costante e sempre più grande perché non mi accorgevo che arrivava. Posso giurare che ci sono stati momenti in cui ero talmente sensitiva da sentire le impronte digitali di chi mi toccava. Le sentivo da come mi toccavano la pelle… Quando sono tornata a vedere, con i miei occhi, l’immagine era quella di casa mia. La luce su di essa, poco prima che il sole sorgesse… un misto di luce gialla che combatteva l’oscurità. Ci è voluto un minuto prima che capissi veramente. Leo era seduto di fianco a me nel suo camion. Ha detto che stava partendo, e che sua moglie sarebbe tornata a casa presto. Per incontrarci di nuovo avremmo dovuto fare attenzione. Mi ero dimenticata di sua moglie. Shelley. Piuttosto bella. Fa la cameriera con Norma al Double R. Comunque,gli ho detto di chiamarmi. Lui ha risposto che aveva un paio di cose di cui avrei avuto bisogno in sua assenza. Mi ha dato un sacchetto riempito esageratamente. Mi ha avvertito di non aprirlo finché non fossi da sola. Mi ha baciato, poi mi ha guardato andare alla porta ed è partito. Ho fatto un sogno ad occhi aperti, mentre facevo le scale, in cui mamma si svegliava… e mi chiedeva come fosse stata l’orgia. Io le davo tutti i dettagli e lei iniziava a rivelare tutte le sue esperienze personali di strane notti nel bosco. Voleva chiamare i suoi amici e dirgli che sua figlia era stata ad un’orgia… non era meraviglioso? Il sogno è finito quando sono arrivata in cima alle scale e ho visto la porta della mia camera aperta – mi sono fermata, immobile, sono morta di paura. Ho guardato verso la camera dei miei genitori. La porta era chiusa. Quando sono entrata nella mia stanza quello che ho visto era terribile! Vedevo chiaramente la scarpa di un uomo dietro alla mia porta, e poi è uscito, sorridente. Era BOB. Con una mano mi ha afferrato il polso, e l’altra se la portata alle labbra, “SHHHHHH”,con uno strattone veloce mi ha tirato in camera con lui. La porta ha sbattuto dietro di me. Stop. Deve essere stato un sogno. Sono fatta. Non ho dormito. Non svegliare mamma o papà adesso o sapranno che sei stata fuori. Avranno domande alle quali non puoi rispondere. Pensa. Sto impazzendo, mi sto dibattendo con pensieri, parole, l’immagine di quel ghigno spaventoso. Stai lontano da me, BOB! POSSO FARE QUELLO CHE MI PARE. Stai lontano da questa casa! Lasciami da sola o ti giuro che troverò un modo di farti pentire. NON POSSO PENTIRMI, LAURA PALMER. Guarda dove sono arrivata, per colpa tua, e la tua malattia, la tua debolezza, sei una creatura rivoltante. NESSUNA COSCIENZA. NESSUNA COLPA. L’ HAI DETTO TU STESSA. VEDO CHE TI SEI FATTA SCOPARE LA NOTTE SCORSA. ME L’ HA DETTO UN GUFO. CI SEI VERAMENTE DENTRO A QUELLA COCA, NON E’ VERO? RAGAZZA SPORCA, LAURA PALMER. ORMAI DOVRESTI AVER CAPITO CHE NON PUOI IMPRESSIONARMI… NON MI INTERESSA COSA FAI CON I TUOI PICCOLI AMICI DI COCA. SEMBRAVATE TUTTI RIDICOLI, O QUESTO E’ QUELLO CHE HO SENTITO DIRE. Esci dalla mia testa. Ora! NAH. Lasciami sola, brutto bastardo. Come osi! Non ti voglio qui! Vattene! Sono stanca di accettarti tutte le volte… Ti odio. Vattene! NON DIPENDE DA TE, LAURA PALMER. DOVRESTI CONTROLLARE QUEL TUO EGO. PIUTTOSTO INCREDIBILE. Vaffanculo. NEMMENO IL PIANTO MI DISTOGLIERA’ DAL RIMANERE. SONO IMMUNE ALLE TUE EMOZIONI, ADOLESCENTE, FOTTUTA LESBICA PUTTANA E AUTO COMMISERANTE. SONO LA COSA PIU’ BELLA DELLA TUA VITA. Non lo sei. Non è vero! NON E’ VERO? Smettila di mentirmi. Ho cose migliori di te nella mia vita. Lo so. OH, SI? DIMMENE UNA. I miei genitori. NE DUBITO. NON MI HANNO TRATTENUTO DAL PRENDERTI, OPPURE SI? NESSUNO DI LORO TI PARLA NEL MODO IN CUI FACEVA PRIMA. HANNO SMESSO DI INTERESSARSI A TE TANTO TEMPO FA. CI HANNO DATO SU CON TE. NIENTE DI PIU’. IO SONO MEGLIO. Donna. LA “MIGLIORE AMICA” ALLA QUALE NON PARLI MAI? QUELLA CHE TI SEI LASCIATA DIETRO PER LE DROGHE? TI STAI TRISTEMENTE SBAGLIANDO. Ho me stessa. Io. Io sono migliore di te! NO. SONO IO AD AVERE TE. TU MI APPARTIENI. NON FAI NIENTE CHE IO NON TI PERMETTA DI FARE. SONO IO A CONDURRE LA TUA VITA, E TI FACCIO ANDARE DOVE VOGLIO. No! SONO ANCORA QUI Non sei reale! Mi rifiuto di credere che tu sia reale! Ti sto solo immaginando… sono io a crearti… smetterò! Dovrai andartene se smetto di credere! PROVA DI NUOVO. SONO QUI DA ANNI E ANNI. CIO’ CHE TU CREDI NON SIGNIFICA NIENTE. LA TUA OPINIONE NON E’ NIENTE. PENSACI. GUARDA LA TUA VITA. SCOPI IN GIRO CON LA GENTE. DROGA PER TUTTO IL TEMPO. PRESTO AVRAI SEDICI ANNNI. LA TUA VITA E’ MERDA E NON HAI ANCORA SEDICI ANNI. GUARDA NELLO SPECCHIO E CONTROLLA TU STESSA. NON SEI NIENTE. Cosa… vuoi? VOGLIO TE. Perché? A quale scopo? INTRATTENIMENTO. MI PIACE VEDERTI COMBATTERE PER LA VERITA’. Quale cazzo di verità! LA TUA VITA E’ SENZA VALORE, PER TUTTI, INCULSO TE STESSA. IO TI FACCIO UN GRAN FAVORE. TI INSEGNO. MI DEVI LA TUA FEDELTA’. MI DEVI TUTTO. Non ti devo niente. SONO LA COSA MIGLIORE DELLA TUA VITA. Addio! TORNERO’. Vaffanculo. SI, PRESTO, CON TE. Stop. CI VEDIAMO NELL’OSCRITA’… LAURA PALMER. Vaffanculo! Vaffanculo! Vaffanculo! Vaffanculo! Cazzo, stai lontano da me questa volta. Sei nella mia testa. Nessun altro di vede o ti sente quindi devi per forza essere nella mia testa. Non ti lascerò tornare in questa stanza. Mai. Sei solo un’idea. Una paura. Sei solo la mia piccola bambina, paura del bosco, una creazione! Guarda! Non puoi tornare adesso, non è vero? Non hai potere se non sono io a dartelo… Questa volta ti terrò lontano. Questa è la mia vita! E’ mia! Non c’è spazio per te qui… Ha! Ho del lavoro da fare. Sonno da prendere. Sei morto. Non sei nemmeno un ricordo. Laura

P.S. GUARDA LA FINESTRA, LAURA PALMER.

15 Dicembre 1987

Caro Diario,

Mi dispiace di non aver scritto per così tanto tempo ma mi sono data molto da fare! Ci sono così tante cose che non sai! Innanzitutto ho deciso di fare un accordo con gli Horne. Mi sono resa conto, quando sono stata là l’ultima volta, che Johnny sembrava senza vita, abbandonato. Triste. Quindi gli proposto che potrei insegnare a Johnny, tre volte a settimana, trascorrere almeno un’ ora, un’ ora e mezzo con lui, leggendo, parlando, etc., per un piccolo compenso settimanale. Hanno adorato l’idea e sono stati d’accordo sul pagarmi, $50 a settimana, $200 al mese. I soldi mi aiutano molto con la coca, ma è anche bello stare vicino a Johnny perché lui mi ama a prescindere da ciò che faccio quando non sono con lui. Non mi fa soffrire, non mi stuzzica, non vuole dormire con me o legarmi o tagliarmi o fare una delle migliaia di cose che mi piace farmi fare dalla gente? Sempre a toccarmi e dicendomi cose, volendo sempre di più, ancora e ancora. Tutto ciò che Johnny vuole è che legga per lui. Sleeping Beauty è il suo preferito. Gli piace posare la sua testa nel mio grembo e guardare in su verso di me mentre leggo per lui. Spesso facciamo un pausa per guardare le figure, e a volte devo spiegarle, così come per certe parti della storia, in modo tale che Johnny possa capire meglio. A volte è molto confuso, sulla sua faccia uno sguardo perduto, come se fosse preoccupato di non capire niente. Mi fermo sempre quando vedo che si sente così e ritorno sull’argomento con lui. Molti pomeriggi usciamo, sul prato sul davanti, e giochiamo con l’arco e le frecce. Ha questi bisonti di gomma a cui lancia le frecce. Sorride cosi meravigliosamente quando li colpisce. E’ la sua fattanza. E’ la scena più strana. Johnny fuori, sul prato, l’erba d’un verde eccezionale sotto i suoi mocassini, la sua freccia stretta nell’arco mentre lo carica, sorridente. Lascia la presa dopo diversi minuti di concentrazione. La freccia sembra muoversi molto lentamente, Johnny abbassa le braccia, si alza sulle punte dei piedi e aspetta? Obiettivo centrato. E’ per aria, salta, salta. Poi si gira verso di me e sorride con una tale eccitazione. “Indiano!”, dice. Mi congratulo con lui per il bel tiro e lo incoraggio a farne altrettanti. Lui è sempre contento di farne. Devo fare un bel po’ di righe attorno a Johhny, o meglio, nel bagno? ogni qualvolta ne sento il bisogno. E’ bruttissimo quando perdo la pazienza con lui. E’ successo una volta e mi sono sentita miserabile finché non sono stata certa che aveva già dimenticato l’accaduto e mi aveva perdonata. Non andrò nei particolari perché il mio comportamento è stato terribile. Per farla semplice, ho fatto una perfetta imitazione di BOB. E’ stato crudele. La cosa più brutta che avessi mai provato. Ho fatto in modo di chiedere scusa e spiegare nel modo migliore che potessi subito dopo che la cosa era successa. Volevo che sapesse che me n’ero resa conto e che mi ero fermata. Mi sono allontanata e ho raschiato un bel po’ dal proiettile e dalle fiale che erano in fondo alla mia borsa, per essere fatta. Poi sono stata in grado di pensare. E’ difficile quando non ce l’ho. Ecco perché Bobby e io ci stiamo vedendo così innocentemente e frequentemente. Ma tu non sai niente a riguardo, non è vero? Beh, aspetta un attimo. Devo aprire la colonnina del letto? e fare un paio di righe prima che mamma venga su a dirmi che ho i piatti da lavare, la spazzatura da portare fuori etc. Merda, non riesco a credere a quanto la mia vita sia diversa quando esco dalla porta di casa. Tornerò il prima possibile. Laura

16 Dicembre 1987

Caro Diario,

Mi dispiace scriverti dopo un giorno ma mamma e io abbiamo fatto una chiacchierata in cucina mentre lavavo i piatti ed è durata quasi quattro ore. Papà è arrivato a casa e si è unito a noi per circa quarantacinque minuti prima di andarsene a letto. Immagino che Benjamin lo sta facendo lavorare piuttosto duramente su qualche nuovo piano. Papà ruota semplicemente gli occhi quando mamma e io gli chiediamo come và. A volte penso che mamma e io potremmo essere buone amiche. A volte la guardo negli occhi e penso, mi domando se mamma si è mai sentita come mi sento io?? Penso che alcune delle mie esperienze potrebbe capirle, ma viene da una famiglia ed una generazione a cui non piace parlare di cose che li fanno sentire a disagio. Forse è BOB a farla sentire a disagio. Forse anche papà conosce BOB, ma mamma non ci lascerebbe parlare di lui perché rende tutti? così sconvolti?? Non lo so. Penso che abbiamo fatto una bella chiacchierata comunque, perché so che era felice quando se n’è andata su a dormire. Io sono rimasta giù per un po’, poi sono uscita e ho studiato il muro sul quale BOB si arrampica sempre per arrivare alla mia finestra. E’ sorprendente che non si sia ancora ammazzato, o caduto. Le notti in cui me la sono svignata sono sempre stata aiutata a scendere. Mi domando se posso fare in modo che cada?? Troverebbe un modo di salire, non importa come, e inoltre voglio che Bobby Briggs continui a consegnarmi il mio sballo attraverso quella finestra? farmi una sveltina mentre i miei dormono o sono fuori. Ecco ciò a cui volevo tornare. Bobby Briggs. Ci vediamo come ragazzi e ragazze fanno quando sono al liceo. E’ strano. Vedo Donna di più adesso, e lei sta con Mike. Immagino sia felice, ma quei due mi ricordano un chewing-gum commerciale o qualcosa del genere. “Felicità e ambizione, atletica e istruzione, ah, ah, ah”. La settimana scorsa mi sono fatta un intero proiettile di coca passando un po’ di tempo con loro a mangiare un panino dopo il cinema. Bobby e io non abbiamo mangiato. Bobby si era mangiato una tonnellata di schifezze al cinema e io ero troppo fatta persino per guardare il cibo. Donna si è ingozzata e sapevo che avrebbe pagato per i brufoli e le cucitore dei suoi vestiti quando si sarebbe svegliata il giorno dopo. Scommetto che è ingrassata cinque libbra. Mike è un maiale. Ha continuato a riempirsi la bocca di patatine e hamburger, come se ingoiare non fosse necessario o giù di li. Lo giuro! Non mi piace nemmeno il modo in cui guarda Donna. Mi preoccupo per lei, perché lui sembra un tale stronzo? pensa di essere qualcosa come un supereroe con la sua giacca a lettere per tutto il tempo. Merda. Non m’interessa. Donna è intelligente. Non riesco proprio a credere che il dottor Hayward non abbia detto qualcosa. Quindi, la ragione per cui vedo Bobby così, andando al cinema, a cena, studiando a casa sua, andando al gazebo a pomiciare, andando con la macchina di suo padre a Pearl Lakes, etc, è perché ha finalmente accettato di iniziare a vendere cocaina per Leo. Per me. E’ da un po’ di tempo che aspettavo che dicesse che lo avrebbe fatto, ma voleva che gli promettessi che mi sarei comportata di nuovo come la sua ragazza. Quindi lo faccio. Quando mi va, o quando ho finito il mio sballo. Bobby mi piace veramente, ma non potrebbe mai capire quello che a volte mi succede. La ragione per cui vado alle orge da Leo, la ragione per cui lascio che lui mi leghi e talvolta mi picchi? l’intera ragione, a parte uno strano divertimento, è perché sento di appartenere a posti oscuri come quello. Appartengo a uomini perversi che sono poi bambini piagnucolosi. Li stuzzico e subito iniziano a chiamarmi “Mammina” e mettono le loro teste nel mio grembo piangendo per il loro dolore? e poi devo dire loro cosa fare. A loro piace così. Appartengo a loro. Devo, o non sarei cosi brava a farlo. Gli dico cosa farmi. Gli ordino di farlo. E quando lo fanno, quando mi sento bene e capisco che ci stanno davvero provando, inizio a dirgli ciò che sto sentendo. Quanto siano meravigliosi. Quanto siano “buoni, buoni ragazzi. Ragazzi così buoni”. Gli dico che Mammina è felice. Lo amano. Un bambino e un uomo allo stesso tempo. Tutti loro, questi amici di Leo e Jacques(di cui ti devo parlare!), sono molto carini con me. Se mai avessi bisogno di aiuto, credo che sarebbero li per me. Non lo so. Mi sono gia sbagliata prima d’ora. Quindi Bobby vende la coca in città e Leo vende la sua solita roba alla gente attraverso la frontiera, su in Canada. Ne ottengo sempre un po’ gratis e inoltre ogni volta che vedo Leo mi riempie il proiettile o una fiala se ne ho una. Bobby fa dei bei soldi e tutti quanti sono felici. Ecco l’intera questione della vita, giusto? L’unica cosa che mi fa incazzare è che l’altro giorno, quando sono andata con Bobby a prendere i soldi per la droga dalla mia cassetta di sicurezza (non è che potevo nascondere migliaia di dollari nella colonnina del letto!) ha detto che Mike avrebbe iniziato ad aiutarlo a vendere. Mi sono incazzata e gli ho detto che se lo avesse fatto – e Mike lo avesse detto a Donna – non gli avrei parlato mai più. Donna lo avrebbe detto a suo padre. Lo so. Non sarei in grado di gestirlo. Il dottor Hayward deluso da me? questa cosa mi avrebbe sicuramente ucciso. Bobby ha detto che non ne era ancora sicuro. Comunque l’ho fatto promettere, e lo ha fatto. Poi siamo andati all’albero sotto il quale è seppellita la palla da football, vicino a casa di Leo. I soldi e la droga vengono scambiati attraverso la palla da football. Leo prende sempre in giro Bobby per la sua scelta di nascondigli. “L’eroe del football”, così lo chiama. Bobby è davvero un eroe del football comunque. O almeno la scuola pensa che lo sia. Jacques ha detto di essere stato un giocatore di football, finché non ha scoperto che non era necessario correre in mezzo ad una mandria di grossi ragazzi per tutto il giorno per fare soldi. Jacques vive in mezzo al bosco, in un rifugio con il suo uccello, Waldo. Waldo parla e ha imparato il mio nome perfettamente. Jacques, Jacques Renault, lavora al di là della frontiera da qualche parte in un casinò. E’ un uomo grande e grasso, ma a volte riesce veramente a farmi arrapare. E’ anche il tipo di piccolo-bambino/grande-uomo, a parte il fatto che conosce un sacco di cose sul corpo di una donna, anche più di Leo. Una notte sono andata da Jacques da sola, ci siamo super fatti e abbiamo fatto tutti i tipi di incredibili giochi erotici. Siamo arrivati al punto che tutto ciò che doveva dire era, “Fammi vedere, ragazzina? fammi vedere”, ed io ero estasiata! Waldo ha ripetuto quasi tutto ciò che abbiamo detto durante la notte fino al mattino presto. Per tutta la strada verso casa ho continuato a sentire Waldo dire, “Fammi vedere? fammi vedere? ragazzina? ragazzina”. E’ stata la mattina in cui mi sono resa conto che le orge con Leo avevano luogo davanti al rifugio di Jacques. C’era la sedia? Mi ci sono seduta sopra per un minuto e l’ho capito. Tornerò a scrivere presto. Ho piani per la notte. L
21 Dicembre 1987

Caro Diario,

Il Natale è alle porte. Sto iniziando a cercare un altro lavoro, qualcosa con una vera paga ogni due settimane? denaro vero. Mamma inizia a preoccuparsi di quanto poco sto mangiando ultimamente. Mi piace. Giuro che non mi è mai piaciuto il mio corpo prima d’ora. Ho ancora dei bei seni, e i fianchi ricurvi, ma non c’è più del grasso come prima. Nessuno dei ragazzi con cui sono stata ha mai detto niente a parte gran bella roba del mio corpo. Ho bisogno di un lavoro in modo da avere più soldi, e per poter dire a mamma di aver mangiato mentre ero a lavorare. Non posso forzare un’altra cena giù per gola come ho fatto finora. Leo e Jacques mi hanno dato alcune copie della rivista Fleshworld la notte scorsa. Ho aperto le pagine e fatto alcune delle pose per loro, ho ballato un po’, un paio di cose per me stessa? e ho lasciato che mi guardassero finché tutti e tre ci siamo uniti. So che suona sporco, ma sto solo facendo ciò che improvvisante mi sono abituata a fare? Creare uno spettacolo da far vedere ad altre persone, mentre dentro alla mia testa entro in un sogno. Un’intera platea, almeno un centinaio di persone. (Lo faccio perché più gente c’è più sembra che è okay e non una cosa nascosta o cattiva). Tutta la gente, uomini e donne, mi guarda. Guardano come mi muovo, come piccoli suoni escono dalla mia bocca quando dentro inizio a sentirmi umida? Sogno un uomo o una donna, a volte entrambi? e li vedo davanti a me. Quindi scendo giù in platea e sto indossando qualcosa di nero e trasparente e lo prendo per la mano e lo faccio salire sul palco con me. Lui non vuole, ma gli prometto che non lo farò sentire in imbarazzo e che non gli farò del male. Mi crede e andiamo su, sotto le luci. Sussurro a tutti quanti che per me quest’uomo è bellissimo e spiego loro il perché. Lo descrivo in modo tale che acquisti confidenza in me e si ecciti. Gli spettatori ormai lo amano, come me. Spesso cambio il sogno ogni volta, ma finisce sempre con me e il mio prescelto che facciamo l’amore davanti a tutti. Mi sento fatta a volte quando penso che BOB mi possa vedere in questo sogno e capire che dovrebbe finalmente lasciarmi andare. Insomma ho queste riviste, e a volte la gente invia le proprie fantasie e queste vengono pubblicate. Ho detto a Leo e a Jacques, la notte in cui abbiamo giocato, alcune delle fantasie che ho a volte. Entrambi hanno detto che dovrei inviarne una, magari più di una? e vedere se la pubblicano. Hanno detto che se lo faccio, renderanno reale la fantasia, proprio nel modo in cui la scrivo. Proprio come la voglio. Penso che lo farò. Mi piace l’idea di una notte speciale, programmata per tempo, tutta per Laura Palmer. Forse scriverò la fantasia anche qui, così saprai cosa sarà programmato se viene stampato. Ci penserò su. Alcune delle foto nelle riviste sono così? sporche. Quasi troppo sporche per me, ma vedo anche quanta gente ne sia attratta. Sono per lo più foto di persone da qualche parte, o con qualcuno che è totalmente una persona fantastica. Non c’è domani o ieri. Niente ore o minuti o regole o genitori o mattine o qualsiasi cosa di cui preoccuparsi. Mi piace questa parte, ma alcune delle foto sono di donne catturate e portate via da questi uomini. Quelle non mi piacciono molto, perché per qualche ragione? Non so perché, mi fanno troppo pensare alle visite di BOB. Le donne sono troppo giovani o innocenti o qualcos’altro. Mi piace essere presa da qualcuno, ma mi piace essere stuzzicata e che mi facciano sognare. Non mi piace la paura o le bugie o gridare, e questo è ciò che qualcuna di quelle foto ritraggono. L’oscurità nel sesso è okay, purché sia un’oscurità strana e misteriosa e non l’oscurità dell’inferno o degli incubi o della morte. Quella roba non fa per me. A me piace la roba buona. Quasi cattiva, ma che stuzzica solamente la cattiveria, e non si fa prendere la mano trascinandosi dentro di essa. Devo andare a comprare i regali di Natale domani. Dio, non ho idea di cosa comprare. Suppongo sia cattivo da parte mia desiderare della coca per Natale? Una tonnellata di neve bianca e soffice che mi copre tutta. Ti dirò altro più tardi, Laura 23 Dicembre 1987 Caro Diario, Ti ricordi la notte che Leo, Bobby e io siamo andati a Low Town per comprare la coca? Ti ricordi? Ho rubato il chilo ed è scoppiato un casino e abbiamo dovuto scappare perché tutti avevano iniziato a sparare? Ho appena avuto un sogno a riguardo. Non ho mai veramente pensato al fatto che Bobby ha probabilmente ucciso quel ragazzo quando gli ha sparato. Bobby gli ha sparato veramente, io ho guardato e non mi è importato! Penso di essermi soltanto detta che era un sogno o qualcosa del genere ma so che è una bugia, completamente. Ho appena chiamato Bobby a casa e gli ho parlato di questa cosa per un minuto. All’inizio Bobby era okay e cercavamo tutti e due di sussurrare e parlare allo stesso tempo in modo da non farci sentire da nessuno? e ha iniziato a piangere penso. Non ne sono sicura ma penso che forse ha mentito a se stesso. Non penso che nessuno di noi si sia reso conto di ciò che abbiamo fatto. Ero al telefono nella mia camera e fissavo la colonnina del letto mentre Bobby stava zitto dall’altra parte della linea. Penso di aver la coca fin sopra alla testa, ma non riesco a smetterla. E’ stata l’unica cosa, oltre a Johnny Horne e ad ogni tipo di sesso, che mi ha fatto andare avanti? Mi domando se il sogno che ho fatto significa che andrò all’inferno. Io e Bobby Briggs all’inferno, fianco a fianco, facendoci di coca col diavolo. So che non è divertente. Non è per niente divertente. Nel sogno, il ragazzo a cui Bobby ha sparato si è alzava in piedi dopo che la pallottola era entrata nel suo petto, e diceva che la morte gli aveva concesso sessanta secondi per dirci il nostro futuro. Diceva, “Tu, con la pistola? stai attento. Quelli che muoiono in questo modo memorizzano la faccia del loro assassino e la descrivono alla Morte. La Morte viene a cercarti. Prende i tuoi amici, o un genitore. La Morte prende ciò che gli hai permesso di prendere. L’omicidio è soltanto un modo di stringere la mano della Morte e dirgli, ‘Ciò che è mio, è tuo’”. Nel sogno Bobby mi guardava e poi tornava con lo sguardo verso il ragazzo a cui ha sparato. Il ragazzo diceva, “Stai attento a quella tua ragazza. Qualcuno quaggiù le sta riservando un posto”. Ed è finito. Ho detto a Bobby del sogno e ha detto che doveva andare. Non ha detto dove, ha detto soltanto che doveva lasciare il telefono e andare. Ho comprato a Bobby un paio dei suoi stivali preferiti per Natale. Costavano molto ma ho risparmiato un bel po’, che tu ci creda o no, da ogni incontro con Johnny. Penso di aver iniziato a sentire che era sbagliato usare quel denaro per la coca. Non ne avevo avuto bisogno ultimamente perché Jacques e Leo si sono preoccupati di farmi raggiungere la mia fattanza e di fare dei giochetti. Non devo neanche più chiamarli. Jacques chiama me, e se risponde mamma o papà dice che sta chiamando per una domanda di lavoro che ho fatto. So sempre che sarà una notte selvaggia quando mamma dice che mi vogliono al telefono? “Un gentiluomo chiama per la tua domanda??” Dovrei trovare un lavoro vero. Un posto in cui possa vestirmi come voglio ed essere fatta e bella e pagata. Diario, spero che il mio sogno fosse soltanto il ricordo di un incubo e che se l’uomo a Low Town è morto, che sia in un bel posto o che almeno non stia soffrendo. Ho paura che se ora sta soffrendo in qualche modo la Morte possa riservarmi un posto. La Morte probabilmente lascerebbe che fosse BOB a tenermi quel posto. Non voglio pensarci. Mi farò una doccia e qualche tiro. Devo finire il regalo di Natale di Donna. Te ne ho parlato? No, immagino di no? non lo vedo qui sopra. Bene, mi sentivo di fare qualcosa che una buona amica farebbe, e volevo darle qualcosa che la distogliesse dalle idee che ha riguardo ai problemi in cui mi trovo. Sono affari miei ormai. Ho chiamato il dottor Hayward, gli ho parlato per un po’ e gli ho fatto fregare per me la giacca di jeans di Donna quando lei non era in casa. Sono andata alla merceria in città e ho comprato tutti gli ornamenti, le toppe e i fili da ricamo dei colori che le piacciono. Sono stata alzata le ultime due notti a cucire tutto sulla giacca in disegni ben precisi. So che lei stessa ha sempre voluto farlo da anni, quindi spero che le piaccia. Ho bisogno che smetta di preoccuparsi. Questa cosa mi causa soltanto problemi. Ci vediamo più tardi, Diario. Con affetto, Laura

23 Dicembre 1987

Caro Diario,

Ho finito la giacca di Donna e sono le 4:20. Non posso dormire e sto pensando di andare da Jacques o da Leo per un po’ di fumo, o forse Jacques ha uno di quei Valium che mi ha dato un paio di settimane fa. E’ stato stupendo. Forse è meglio che chiami prima. Non voglio camminare per il bosco senza una buona ragione. Torno fra un minuto. L. Rieccomi, e sono molto felice di non essere andata fin là a piedi senza chiamare. Non sono sicura di averti raccontato della notte in cui mi sono persa, e così spaventata nel buio del bosco che mi sono seduta e ho pianto finché il cielo aveva abbastanza luce da permettermi di trovare la via per andare a casa. Mi era stato offerto un passaggio fino a casa ma avevo paura che papà tornasse a casa tardi e che sarei stata beccata con Leo e Jacques proprio mentre sarebbe rientrato. A lui piace la sua bambina nel modo in cui è sempre stata? e in cui forse dovrebbe ancora essere?No. Comunque, prima ho parlato con Leo e mi ha detto che gli mancavo. Shelley è tornata dal funerale di sua zia e l’eredità che pensava lei dovesse ottenere non è arrivata. Forse avrebbe dovuto tornare là nel giro di una settimana perché sua zia ha lasciato un bel po’ di roba. Mi ha chiesto se avessi inviato la mia fantasia. Gli ho detto che pensavo di lavorarci su ma che avevo bisogno di scendere un po’. Ha riso un po’ e mi ha detto che Jacques aveva qualcosa da dirmi. Jacques è venuto al telefono e gli ho detto che mi dispiaceva di chiamare così tardi. Ha detto che sarebbe diventato matto se non avessi chiamato, poi mi ha chiamato la sua “dolce bambina” e io ho sorriso ma non ho detto niente. Ha detto che Leo gli aveva spiegato il motivo per cui ho chiamato ma che lui era gia preparato per questa cosa. Mi ha detto che nel reggiseno che indossavo la notte scorsa, quello con il laccetto bianco, aveva nascosto uno dei miei regali di Natale. Gli ho chiesto di aspettare che lo prendessi ma mi ha risposto che a Leo serviva il telefono. Shelley stava aspettando che la chiamasse da qualche area di servizio per camionisti in qualche posto al di fuori dello stato. Immagino che non voglia starle attorno ora. Ho riagganciato e cercato il reggiseno nel cassetto. Quello con il laccetto bianco è il preferito di Jacques. Ha un supporto rigido che mi fa veramente un bel seno. Quindi ho trovato il reggiseno? grazie a Dio non ho avuto tempo lavare le mie cose! Dentro il marchio di fabbrica ho trovato un pacchetto, della grandezza di un pacchetto di sigarette, ma più sottile. Sono così fortunata che mamma non l’abbia trovato. Quando l’ho aperto mi sono accorta che il foglio usato per arrotolare il tutto era una pagina strappata da Fleshworld, che mostrava un ragazzo della stessa corporatura di Jacques, inginocchiato davanti ad una ragazza bionda molto carina. Penso che fosse la ragazza più bella che io abbia mai visto in quella rivista. Nella foto, questa ragazza è quasi nuda, con un pappagallo sulla sua spalla, mentre l’uomo le bacia i piedi come se la adorasse. In fondo alla pagina Jacques ha scritto, “Pensando a te, ragazza della fantasia”. Dentro c’erano quattro Valium, due spinelli, un quarto di grammo di coca e una cannuccia. Nuova di zecca e luccicante. Mi sono eccitata moltissimo, ho quasi dimenticato che ora fosse e ho sentito mamma chiamarmi per sapere se andava tutto bene. Ho spento tutte le luci della mia camera tranne una, ho rimesso il pacchetto nel reggiseno e l’ho infilato sotto il letto. Ho messo la giacca di Donna sulle ginocchia e ho finto di dormire. Un istante dopo mamma è entrata, mi ha svegliato gentilmente e mi ha detto di mettermi a letto. Sono stata brillante nella parte della figlia innocente e addormentata. L’ho baciata e ho mormorato un pochino, e dopo che se n’è andata ho aspettato quasi quaranta minuti prima di lasciare il letto. Ho preso tutti i regali i li ho messi sulla trapunta e mi sono mossa al buio finché non è stato sicuro mettere un asciugamano sotto la porta e riaccendere di nuovo la luce. Ho usato soltanto la luce per la notte perché era più sexy dell’altra più chiara sopra la mia testa. Sono entrata in una profonda, drogata, felice, spaventosa e innocente fantasia. Devo raccontartelo meglio più tardi? Mi sento così assonnata adesso? Sono sotto due Valium, un’altra riga di coca e un mezzo spinello. Ho esagerato, ma mi sento benissimo adesso. Penso che darò un’occhiata alle copie di Fleshworld per un po’ finché non fa luce. Ti dirò anche la fantasia che ho appena avuto, o una per la quale mi viene una idea guardando le riviste. Notte, notte, L

Vigilia di Natale 1987 A Caro Diario, Sono al gazebo, cercando di togliermi dalla testa il suono delle canzoncine di Natale. Mamma le ha fatte suonare per tutta la mattina. Mi piace il Natale, ma avendo la testa nelle condizioni in cui era, non ce la facevo più . Papà mi ha beccato mentre stavo uscendo e ha chiesto un ballo con la sua ragazza preferita. E’ da anni che papà e io non balliamo. Ricordi di feste al Great Northern, festoni, buffet e cristallo mi sono venuti in mente, mentre papà e io giravamo attorno. Mi avrebbe fatto girare abbastanza veloce da fare flippare il mio stomaco nella direzione giusta e avremmo riso ancora e ancora. Questo ballo questa mattina è stato nel salotto. Le luci dell’albero erano già state accese in modo che mamma potesse cucinare nello spirito giusto, e io ho guardato il rosso e il verde e il blu e il bianco passarmi davanti. Ho guardato gli occhi di papà perché non mi girasse troppo la testa, e ho visto i suoi occhi lucidi, come se stesse per piangere e poi mi sono appoggiata alla sua guancia. La velocità dei giri è rallentata e lui mi ha afferrata stretto, mi ha stretto come se fosse preoccupato di qualcosa. Mamma è uscita dalla cucina e ha detto che vedere papà e me abbracciati davanti all’albero di Natale era il regalo più bello che potesse desiderare. Così tante cose strane accadono nella vita. La mia vita voglio dire. Soltanto qualche ore prima del ballo ero nella mia camera, profondamente immersa in un mondo completamente diverso. Spero di non dover mai scegliere fra i due. Ognuno di loro mi rende felice per ragioni diverse. Sono venuta qui a scrivere la mia fantasia, ma è troppo freddo e bello per pensarci ora. Qui e ora almeno. Sto per andare al Double R a prendere un caffè caldo. Forse troverò un posto in privato. Torno presto, L

Vigilia di Natale 1987, più tardi

Caro Diario, Quando sono entrata qui, al Double R Diner, Norma mi ha subito versato una tazza di caffè. Perfetto. Le ho detto che volevo scrivere un po’ in privato, cose per la scuola, quindi sarei andata nella parte di dietro anziché al bancone. Prima di sedermi ho preso il mio caffè dal bancone e ho notato una donna molto anziana che se ne stava tranquillamente seduta due posti più indietro. La sua faccia era assorta in un libro che portava il nome di Shroud of Innocence. Ha girato la pagina, completamente assorbita dalla storia. Ho visto dal suo piatto che aveva mangiato un pezzo di torta di ciliegie A la mode, e stava per domandare altro caffè. Ho guardato Norma, che ha sorriso, e ho scosso la mia testa come per dire, che personaggio. Una dolce donna dalla faccia gentile al ristorante per una torta e caffè, su un buon libro. Sono andata sul retro e mi sono messa comoda. Stavo per entrare nella fantasia con te, ma? Shelley Johnson è uscita dalla stanza di dietro. La moglie di Leo è più bella di quanto ricordassi. L’ho guardata. Mi sono assicurata di osservare attentamente il suo corpo mentre si muoveva, il suo sorriso, la sua voce. Improvvisante ho iniziato a sentirmi dibattuta fra il sentirmi totalmente competitiva e il non avere alcuna possibilità di competere con lei. Poi l’ho sentita dire qualcosa a Norma su di Leo. Qualcosa riguardo al fatto che non è mai a casa, e che quando c’è vuole sempre farlo. Avevo vinto. Mi sono sentita come una puttana per averlo pensato, ma ho pensato che era da un po’ di tempo che lo stavo facendo con lui? continuerò io a farlo se tu non vuoi.
Sapevo che non era quello che voleva dire, ma non riuscivo a sentirmi dispiaciuta per lei, o non sarei mai più stata in grado di rivedere Leo. Non potevo accettare una cosa simile. Ho guardato come la vecchia signora dal bancone provava ad uscire dal ristorante. Era ovvio che le riusciva difficile e per un momento mi sono sentita in dovere di alzarmi ed aiutarla? ma lo ha fatto Shelley. Norma è venuta da me con dell’altro caffè e mi ha detto che la vecchia signora viene spesso, ma che fa fatica a muoversi. Il suo camminatore l’aiuta ma ha difficoltà a fare ogni passo, come probabilmente potevo vedere. Norma ha detto che ci sono molti cittadini anziani a Twin Peaks che non hanno nessuno che si prenda cura di loro. Non c’è nessun posto in cui possano andare? almeno senza arrivare fino nel Montana. Gran parte di loro vogliono rimanere qui. E’ tranquillo. Si sentono felici qui. Ho iniziato a pensare a ripensare a questa cosa nella mia testa. Un problema da risolvere. Avrei fatto molto di più che aiutare la vecchia signora ad arrivare alla porta! Uh-oh. La Laura competitiva, che si dà da fare. Non mi sentivo così dalla scuola elementare. Mi sono arrovellata il cervello per trovare un modo di aiutare le persone anziane di cui Norma ha parlato. Ho lasciato un biglietto a Norma quando ho pagato il conto. Le ho detto che volevo approfondire questa cosa dell’aiutare queste persone? Le ho detto che avrebbe potuto chiamarmi quando avesse avuto un momento libero. Proverò a farmi dare un passaggio fino a Johnny da Ed Hurley. Lo vedo fuori dalla finestra. Spero stia andando in quella direzione. A presto, Laura
P.S. E’ tardi nella notte della vigilia di Natale. Ti dirò altro dopo ma ho sentito della “telefonata sconvolgente” di Norma prima al ristorante. Quando ero con Johnny ho sentito Benjamin parlare allo sceriffo. Poi ho saputo l’intera storia, perché Benjamin ne era turbato. So che Norma non potrà richiamarmi presto perché Hank, suo marito, che non mi ha mai impressionato in modo particolare, la notte scorsa, tardi, ha ucciso un uomo sulla strada, tornando sulla Lucky 21 dalla frontiera, penso. Comunque, si farà un po’ di prigione per omicidio colposo. Sono felice che se ne starà lontano per un po’. Norma sembra sempre così sconvolta a causa sua. Mi dispiace per Norma. Non per Hank.

3 Gennaio 1988

Caro Diario,

Il Natale è stato interessante. Papà si è preso tre giorni di vacanza e mi ha reso incredibilmente difficile, senza rendersene conto, farmi. Ho dovuto fingere i crampi premestruali per far si che me lasciasse andare in camera mia per stare da sola. Mentre salivo le scale mi sono fermata perché ho sentito papà dire, “Ma è l’anno nuovo? sono in vacanza? perché vuole rimanere da sola?” Ho sentito mia madre che gli spiegava, in modo molto intelligente e con voce saggia, che sono una adolescente. “I genitori sono come una piaga per gli adolescenti, Leland? Siamo fortunati che ha perfino passato così tanto tempo con noi. E’ rimasta fuori solo per tre ore per capodanno ed è tornata prima di mezzanotte per festeggiare con noi”. Mamma stava facendo un bel lavoro, quindi ho continuato a salire per le scale fino alla mia camera per un po’ di privacy e una ben meritata riga. Una riga cura tutte le ferite. Bobby e io abbiamo passato veramente un buon capodanno, come mamma ha detto, per tre ore. Dalle otto e mezza alle undici e mezza. Siamo andati al campo da golf, dove almeno altre trenta coppie avevano avuto la stessa idea: prendere una coperta e la droga preferita(l’alcool n’è uscito vincitore, sebbene Bobby e io ci fossimo fumati uno spinello), e sdraiarsi sull’erba a guardare le stelle. Eravamo distanti dagli altri ma abbastanza vicino da sentire, mentre ci fumavamo il nostro spinello,con le stelle sopra di noi, le altre coppie fare i piani ed esprimere desideri per il nuovo anno. Bobby si è girato sul fianco e mi ha messo lo spinello in bocca. Ho fatto un tiro e mi ricordo di aver pensato, “Adesso sta per dire qualcosa di serio? me lo sento”. Ha fatto un tiro veloce e lo ha trattenuto, ha guardato in su, ha mandato fuori il fumo? mi ha guardato di nuovo. “Laura?” “Si, Bobby”. Mi sentivo dolce e buona. Amo il fumo. “Laura, mi dispiace che le cose sono come sono a volte? fra di noi. Voglio dire, vorrei che fossimo entrambi, non so”. “Bobby, andiamo. Ti stavo ascoltando. Continua”. “Non posso parlare per te, ma sento che a volte tu e io siamo così vicini?” Mi sono girata sul fianco e ho appoggiato la mia testa sulla mia mano. Era da una vita che non ci parlavamo. Eravamo anche fatti però. “Vai avanti. Sono d’accordo”. “Altre volte – non so che diavolo succeda. E’ come se stessi facendo tutte le cose della mia vita? tutte le cose di Bobby Briggs? ma non mi riguardassero come forse dovrebbero. Capisci?” Volevo capire, così ci ho provato. “Vuoi dire come se ci fosse una parte di te che va a scuola, fa i lavori domestici, lavora part-time e così via, ma l’altra parte, la parte che sente le cose e si preoccupa delle cose, è dentro da qualche parte, addormentata?” “Si? si, ci hai quasi preso. Tuttavia sto dimenticando il vero punto”. Mi ha offerto l’ultimo tiro dello spinello. Ho deciso di prenderlo e di mandarlo fuori mentre lo teneva fra le dita. Amo l’odore della pelle di Bobby. Ho fatto l’ultimo tiro, poi ha continuato”. “Stavo pensando che tu e io stiamo insieme solo perché è dove ci aspettavamo di essere. Ha senso questo? Ho fatto cenno di si. Sapevo ciò che stava dicendo. “E’ soltanto che non voglio che stiamo assieme per un patto che abbiamo fatto a causa della? Voglio dire, Leo e tutta la ‘neve’ attorno a casa sua. A volte non penso che importi, e altre volte penso che se tu dovessi scegliere tra la neve e me? beh, penso che perderei”. Ho guardato in basso la coperta sulla quale stavamo. Ho provato a vedere i suoi disegni nel buio, ma ho visto soltanto delle vaghe ombre del tessuto scozzese nero e rosso, che conoscevo già. Ho iniziato a pizzicare la lana nervosamente. Finalmente sono stata capace di guardare in su verso di lui. Gli ho detto che a volte sceglierei la coca piuttosto che lui, ma che a volte sceglierei la coca piuttosto che qualsiasi altra persona. Gli ho detto che non volevo fare soffrire né lui né nessun altro. E’ soltanto che a volte sento di essere la miglior compagnia per me stessa, a causa di ciò che sta succedendo nella mia vita, di quanto lo sono o lo sarei per qualsiasi altra persona. Mi ha detto che poteva capirlo forse, ma voleva sapere se pensassi che la coca fosse il problema. Gli ho detto, molto tranquillamente, che la coca iniziava a piacermi veramente perché non dovevo preoccuparmi del “problema”. Gli ho detto che il fumo mi piaceva per lo stesso motivo. Mi ricordo di aver detto, “Non posso dirti tutto, Bobby. Semplicemente non posso. Capisco se tu mi vuoi lasciare a causa di questo, ma davvero non posso dirlo né a te né a nessun altro”. Sapevo che la coca era un problema, ma era niente in confronto a BOB. Non ha detto niente per gran parte del tempo. Poi mi ha baciato. Mi ha baciato a lungo, e quando si è fermato, e mi ha guardato, ha detto che nemmeno io conoscevo tutti i suoi problemi, e che avrebbe provato di capire le volte in cui non mi andava di fare salti di gioia. Qualcosa del genere. Poi ha detto che sentiva che apparteniamo l’uno all’altra, almeno in quel momento era così che si sentiva. Durante il resto della notte le cose sono state strane. Non strane cattive, soltanto diverse rispetto al modo in cui Bobby e io spesso stavamo insieme. Ci siamo abbracciati e baciati per tantissimo tempo, e poi, e dico questo con tutta onestà, abbiamo fatto l’amore. Nessun giochetto, nessun controllo, nessun ego, nessun cattivo pensiero o pensieri riguardo a qualsiasi cosa a parte ciò che stava succedendo. E’ stato meraviglioso. Entrambi eravamo d’accordo. Sapevo di amare Bobby in quel momento, e so di amarlo ora. Mi domando solamente se posso permettermi di provare uno di questi magnifici, puri sentimenti senza trovarmi nei guai con BOB. Perché devo sempre, sempre dover mettere in secondo piano la mia vita e i miei desideri? Perché non posso semplicemente amarlo, litigare con lui, baciarlo, etc., senza preoccuparmi che potrei morire a causa di questo? Perché le altre ragazze hanno vite felici? Perché non posso dirgli la verità? TU NON CONOSCI LA VERITA’. Sei qui. RAGAZZA INTELLIGENTE. Cosa vuoi? STO SOLO CONTROLLANDO. Bene. Sono qui. Hai controllato. Adesso vai. HO VISTO LA TUA LUCE ACCESA PER SEI NOTTI DI FILA. Come qualsiasi altra persona che camminava per la strada. LAURA PALMER? SII CARINA: Non me lo hai mai insegnato. CARINA:DEFINIZIONE: NON ESSERE RUDE. Sono arrivata al punto che non me ne frega più niente, BOB. Fai quello che hai bisogno di fare. IO NON HO BISOGNO DI NIENTE. Buon per te. Ora esci dalla mia testa! VOGLIO DELLE COSE. Non ti sento. ENTRAMBI SAPPIAMO CHE PUOI. Diario, sono qui da sola nella mia stanza, da sola. Ho avuto una giornata molto bella, e ora sono seduta sul mio letto, sulle coperte, e ti scrivo. So di poter controllare questa cosa. So che posso VEDERE BOB PERCHE’ E’ REALE. UNA VERA MINACCIA. PER TE, LAURA PALMER. PER TUTTI QUELLI ATTORNO A TE. SII CARINA. SII FELICE DI VEDERMI. Mai! PEGGIORI SOLTANTO LE COSE IN QUESTO MODO. E’ impossibile! Cazzo esci dalla mia testa! MI PIACE QUI. POTREI RESTARE PER UN PO’. Bene. SII CARINA. Carina? Hey, BOB, sei tu? Che gradevole è da parte tua entrare nella mia testa. La porta è sempre aperta, lo sai. Perché tu e io non ce ne andiamo a fare una passeggiata nel bosco, BOB. Andiamo. Facciamo due passi. Puoi scegliere tu il gioco del giorno. Quale sarà? sesso? NO: TU SEI SPORCA. Ti sbagli. PROVA DI NUOVO, LAURA PALMER. Non ne vale la pena. HO UN MESSAGGIO. Un messaggio da parte di?? UN UOMO MORTO. Sono pazza! Tu non sei reale! E’ semplice. Devo trovare un dottore perché sono io a creare questa cosa. Mi sto alterando. Calmati. Devo calmarmi. MESSAGGIO: UN POSTO E’ STATO RISERVATO PER TE? LAURA PALMER. Stop! TORNERO’ PRESTO. Vedi? Sei nella mia testa. Nessuno a parte te conosce i dettagli del sogno sulla morte. Nemmeno Bobby. BOB non è reale. Laura

7 Gennaio 1988

Negli Occhi del Visitatore Sono qualcosa di costante Un animale da caccia Non importa quante volte Sono attaccato Mandato a casa nel nido Sanguinando Io resto. Sono il più grande dei pazzi. Un difetto nel ciclo della vita. Nessuna creatura con qualsiasi forma di Rispetto Per la vita Per sé stessa Per il suo nemico Rimane ancora e ancora Sul sentiero del nemico Io resto. Non ho rispetto Per il nemico Per il nido Per l’albero Per la preda Aspetto Senza scelta Combatto la sua minaccia Per prendere questa bambina E consegnarla alla Morte.

20 Gennaio 1988

Caro Diario,

Ho delle buone notizie. Ho trascorso il pomeriggio con Johnny. Era di buon umore e ho deciso che la giornata era troppo bella per rimanere in casa. Siamo andati fuori sul prato sul davanti. Il prato è una grande distesa d’erba verdissima e di fiori curati da una squadra di uomini e donne con il pollice verde, le altre dita e il resto. E’ il posto perfetto per passare un sabato pomeriggio. Generalmente vedo Johnny il lunedì, mercoledì e venerdì, ma ieri uno specialista è venuto a visitarlo e Benjamin ha chiesto se mi fosse dispiaciuto venire oggi. Fra te e me, Diario, è stato molto meglio oggi per me. Ieri, per la seconda volta in tutta la mia vita, ho fatto fuoco a scuola. Ho trascorso il giorno intero nella mia camera, mettendo a posto le cose. Mamma e papà sono rimasti fuori tutto il giorno fino alle sei, a qualche convegno. Ho spostato un po’ i mobili e ho comprato un lucchetto per la porta della mia camera. E’ stato facile montarlo perché è soltanto un lucchetto a catena. Dopo un paio di cacciavitate ho avuto più privacy. Se solo fosse tutto così semplice. Non avevo chiesto a mamma o papà se l’idea li avesse infastiditi, quindi ho scelto la catena, immaginando che avrebbero pensato che volessi che la camera fosse chiusa quando ero dentro. Non che sia il caso, ma per ora, finchè non riescao a pensare ad una valida ragione che possano accettare, nessuna domanda? è così. Ho guardato alcune delle riviste più recenti di Fleshworld e ho capito che è il momento di inviare una mia fantasia. C’è un concorso che andrà avanti per un mese soltanto, “Fantasia del mese”. Il vincitore riceve $200. L’ anonimità è permessa, sebbene un indirizzo di posta sia necessario. La mia cassetta di sicurezza mi permette l’utilizzo gratuito di una casella postale per sei settimane. Penso di andarci più tardi per controllare. Nessun problema per entrare se uso un nome diverso. Oggi, sentivo il bisogno di iniziare. Il tempo trascorso con Johnny è stato meraviglioso, e mi azzardo a dire, quasi spirituale. Ce ne stavamo stomaco contro stomaco mentre lui mi chiedeva di leggergli storia dopo storia. Nel momento in cui ne finivo una mi applaudiva e diceva, “Storia!”. Non voleva che glie leggessi delle storie. Non voleva una finzione. Ma esperienze della vita. Tutto ciò che mi è passato per la mente inizialmente è stato, questo è impossibile. Non posso raccontargli nessuna delle mie storie! Poi mi sono resa conto che non solo avevo alcune storie adatte, ma che mi ero dimenticata della condizione mentale di Johnny. Avrei potuto leggergli la lista della spesa, con quell’intonazione che si usa per raccontare le storie, e lui sarebbe rimasto incantato a sorridere. Voleva essere reso partecipe di una discussione faccia a faccia, un po’ di interazione. Voleva che gli parlassi piuttosto che gli raccontassi. Ho smesso di auto commiserarmi e mi sono ricordata di qualcuno dei momenti più felici della mia vita, oltre ad alcuni dei più tristi. Ogni storia mi ha aiutato tanto quanto ha aiutato Johnny. Avevo bisogno di una occasione per rendermi conto di quanto ho tenuto distante la felicità, e di quanto mi è mancata. Come potrai immaginarti ho praticamente approfittato dell’occasione per borbottare su qualcuno, storia o non storia, senza essere interrotta. Niente domande, nessun commento, nessun giudizio su chi sono o dove andrei, una volta morta. Johnny è praticamente il miglior ascoltatore in zona. Mi sono sentita molto rinfrescata e intrattenuta, grazie alla mimica innocente di Johnny durante la conversazione. Faceva sempre cenno di si come se capisse? Rideva quando lo facevo io, e al menzionare la parola “fine” usava tutta la sua energia per applaudirmi. Alle due e mezza circa la signora Horne, che sono rimasta sorpresa di vedere senza pacchetti sotto alle braccia e biglietti aerei in bocca, ci ha chiamati dentro per pranzo. Quando ho guardato il mio orologio sono rimasta shockata nello scoprire che erano trascorse almeno tre ore e mezza. Prima di alzarmi Johnny mi ha preso le mani e ha sorriso con uno dei suoi sorrisi più grandi. Ha chiuso i suoi occhi, li ha riaperti e ha detto la sua prima frase! Ha detto, “Ti amo, Laura”. Potrei andare avanti per ore su quanto fosse stato meraviglioso, un incredibile passo per lui e anche per me. E’ stato il complimento più grande che mi sia mai stato fatto. Dopo pranzo sono andata ad abilitare la mia cassetta della posta. Dovrò pensare attentamente a questa fantasia. Forse non dovrei scriverla qui, nelle tue pagine, perché a meno che non venga pubblicata, non è qualcosa è successo davvero a me. Non è vero? Ti dirò altro presto. Laura

1 Febbraio 1988

Caro Diario,

Ho pensato e ripensato alle mie esperienze sessuali e ho deciso che è importante osservare almeno le iniziali di ogni persona con la quale sono stata. B., B.B., L.J., R.P., J.C.L., T.T.R., D.M.J., C.D.M., M.R.M., D.G., G.N., G.P., D.L., M.R., M.F., R.D., T.T.O., K.M.Y., S.R., A.N., M.D., J.H., M.F., C.S., B.G.D. L.D., J.H. (E diversi sconosciuti che non ho visto – fuori dal rifugio.), T.P.S., M.T., G.L., J.S., M.V.L., C.S., D.M.J., A.W.N., M.S.R., D.D., S.C., H.P., B.E.,

9 Febbraio 1988

Caro Diario,

E’ successo qualcosa di molto strano. Sono uscita di casa la notte scorsa per vedere Leo e Jacques al rifugio. Doveva esserci anche Ronnette ed ero abbastanza eccitata all’idea di vederla. Inoltre, è da una vita che non parlo di cose con una ragazza. Donna non lo capirebbe. Avevo bisogno di una ragazza con cui parlare, di brutto. Ho iniziato a camminare ma ero troppo impaziente(un grosso errore) quindi sono andato verso la Strada 21 sperando di farmi dare un passaggio per un miglio o due verso il rifugio. Sono passati circa quindici minuti prima di vedere un grosso camion, proprio come quello di Leo, arrivare in lontananza. Ho alzato i miei pollici, il camion si è fermato e la porta si è aperta. Dentro c’erano quattro camionisti molto ubriachi, che da quanto mi era sembrato di capire erano stati a bere in città. Uno di loro mi ha offerto una birra e l’ho accettata. Non tanto perchè mi andasse ma piuttosto perché ho avuto paura di sembrare una stupida. Gli ho spiegato dove volevo che mi lasciassero e appena prima del punto in cui dovevano fermarsi ho finito la birra e ho iniziato a sbucciare l’etichetta della bottiglia nervosamente. Mi sono resa conto che non ci saremmo fermati. Ho detto a quello che guidava che stava per passare il mio “punto” e lui mi ha detto che avrei dovuto stare molto attenta prima di fare l’autostop la notte tardi con un corpo come il mio e vestita in quel modo. Giuro che non ero “vestita in quel modo”. Il mio unico errore è stato lasciare il sentiero nel bosco e andare sulla strada da sola. E’ stato un grosso errore, ma io? non stavo pensando. Abbiamo guidato attraverso le colline gemelle e siamo arrivati in un sudicio motel che non pensavo nemmeno fosse posseduto da qualcuno o aperto a causa delle suo aspetto malridotto. Ma non c’è bisogno di dire che questi tipi avevano già due stanze e mi hanno praticamente trasportato nella prima. Ho memorizzato il numero della stanza, 207. Nel caso in cui riuscissi a chiamare aiuto, saprei dove mi trovo. Non ero affatto sicuro che sarei uscito da questo posto tutta intera. Sono diventati tutti incredibilmente rumorosi. Urlavano a pieni polmoni usando un linguaggio volgare. Per un momento ho pensato che se avessi potuto alzarmi senza che se ne accorgessero avrei potuto correre e seminare questi segaioli ubriachi. Sono stata molto attenta, ma nel momento in cui ho provato di alzarmi tre di loro erano attorno a me. “Dove stai andando bambina?” “Hey, perché tu e io non ce ne andiamo nella stanza a fianco e facciamo un ballo in privato?” Era il più brutto di tutti. Sapevo che se non avessi fatto qualcosa in fretta, qualcosa per manipolare la situazione a mio vantaggio, sarebbero diventati violenti e con tutte le probabilità mi avrebbero violentato. Mi sono resa conto che avrei potuto non uscirne viva. Ero terrorizzata. Ho forzato un sorriso, “Ascoltate? tutti”. Uno dei tipi mi ha guardato come se fossi fuori di testa per essermi presa simili “libertà”. Era interessato tuttavia, a quello che volevo dire, perché ha fatto stare tutti zitti ed è rimasto attorno alla sedia sulla quale stavo. Ho forzato un altro falso sorriso sulla mia faccia e ho continuato, “Ascoltate, se tutti voi volete giocare stasera? e sapete cosa voglio dire? allora facciamolo per bene, okay?” Uno dei ragazzi, quello con tatuaggi dappertutto, è salito sulla sedia e ha iniziato a calciarla. Cinque o sei volte. Ho cercato di non guardare, mortificata com’ero. Si è piegato, capelli unti sulla sua faccia, il duo fiato come spazzatura. “E’ meglio che stai attenta a quello che dici, piccola autostoppista, perché da dove vengo io, un buco come te non oserebbe mai dire a un uomo che non sta facendo un bel lavoro”. “Non intendevo dire che non hai esperienza. Anzi si vede che ce l’hai, soltanto a vedere come ti muovi”. Dio, erano tutti così disgustosi. La mia lingua stava tremando, nervosa e bugiarda. Ero così stupida! Un altro ragazzo, il più giovane, e l’unico con un po’ di rispetto per me, ha suggerito gli altri di ascoltare cosa avevo da dire. Mi sono piegata indietro e messa dritta sulla sedia e li ho guardati tutti, attentamente. Ho pensato, provaci. Vale la pena tentare o probabilmente ti violenteranno e poi ti uccideranno. Non puoi lasciare che gente come questa prenda la tua vita. Prova soltanto di inventare mano a mano che vai avanti, Laura. “Okay, non sono contro al bere, alle droghe o al sesso, tutto in dosi misurate. Non mi dispiace diventare un po’ bizzarra, assumere un atteggiamento materno o da bambina, più di una bambina, e non mi oppongo a fare uno spettacolino, per tutti”. Ci sono stati rutti e cenni affermativi. Otto grandi occhi, che si stavano spalancando. “Penso che a tutti voi piacerà molto il mio spettacolo? Inventerò perfino qualcosa di nuovo per voi, nuove toccate? e se vi venisse in mente qualcosa che volete vedermi fare, venite e me lo sussurrate all’orecchio. Giocherò”. “Ma ecco il patto: avrò un passaggio per tornare in città e uscirò da qui nello stesso modo in cui sono entrata. Niente violenza”. Uno dei ragazzi ha deciso che ne aveva avuto abbastanza e ha detto, “Ti darò uno sberlone in testa se ne sento il bisogno, puttana”. Mi sono piegata verso di lui e in modo confidente gli ho detto, “Se senti il bisogno di darmi uno sberlone, come tu hai detto, in testa, significa che non avrò fatto bene il mio? lavoro?”. Ho deglutito fortemente. “Puoi chiamarmi puttana o qualsiasi altra cosa, ma cerchiamo di andare d’accordo? okay?” Mi ci sono voluti altri quaranta minuti dopo che erano d’accordo sul mio spettacolo per farli smettere di gridare etc. Finalmente, ho offerto a ognuno un Valium nella loro birra e gli ho detto di sedersi sul divano, bere la birra e avrei iniziato. Non ero mai stata così spaventata, mai. Dimentica gli incubi, dimentica gli alberi mancati dall’automobile, dimentica persino BOB, perché paragonate e questo, si trattava di quattro contro uno. E ognuno di loro era abbastanza grosso da mangiarsi il mio interno corpo come merendina prima di pranzare. Si sono seduti tutti sul divano, a parte uno, a cui avevo detto di stare alla porta perché non pensassero che stessi progettando di scappare. Ho messo una sedia in mezzo alla stanza. Una sedia di legno, con schienale alto? quasi troppo perfetta. Ho fatto qualche passo nella stanza e ho spento le luci. Lentamente ho iniziato a spogliarmi, e ogni volta che toglievo un indumento memorizzavo dove l’avevo buttato in modo tale che (se si fossero addormentati come avevo programmato) sarei stata in grado di vestirmi in fretta e andarmene. Ho iniziato a parlare con me stessa. Ho immaginato di essere fatta in modo da potermi rilassare. Ero così dannatamente preoccupata che qualcuno potesse alzarsi e dire, “Sei storia, piccola”, ma nessuno l’ha fatto. Ho iniziato lentamente la routine della “bambina smarrita nel bosco”? una delle preferite di Leo e Jacques perché poi posso diventare “mamma” così in fretta. Ho pregato di poterli intrattenere abbastanza da guardare le loro palpebre appesantirsi. Sono andata dall’uomo alla porta, forse il più prepotente di tutti, e ho alzato la sua mano, che era sorprendentemente rilassata, sul mio seno e gli ho parlato delicatamente. Era da quindici minuti buoni che mi stava toccando e mi parlava e sentivo che stava diventando mansueto, proprio come Jacques. Uno degli altri è diventato egoista e ha detto, “Hey, e qui!” “Non preoccupatevi ragazzi, non mi stanco. Non mi annoio mai, e sarebbe impossibile dimenticare chi c’è qui in questa stanza”. Ho dovuto tenerli felici. Ho spostato la sedia e ho chiesto al tipo con me di inginocchiarsi. L’ho detto dolcemente, in modo da non farla sembrare una minaccia, e ho iniziato a ballare. Ho girato per tutta la stanza? e stavo attenta a tutti loro? ammiravo loro, ogni cosa di loro? mentendo? (nessuno di loro si stava addormentando!). Finalmente sono tornata sulla sedia. Ho iniziato la parte più calda di tutto lo spettacolo? rude ed eccitante durante la quale tutti loro si sono piegati in avanti e hanno mi guardato più da vicino mentre giocavo. Ho continuato così ampliando ed elaborando il numero? l’ho ingrandito. Ho fatto tutto ciò che pensavo potesse farli fisicamente ed emotivamente intossicare. Tutti guardavano con aria stanca, ma riuscivano ancora ad applaudire e a fischiare. Per farla breve, ho continuato questo giochetto finché tre dei quattro tipi si sono addormentati ed ero rimasta con uno solo. Un tipo grasso e tondo con la barba di tre giorni e gli occhi all’infuori. Mi ha detto che lo avevo ipnotizzato. Ha chiesto se volevo andare nell’altra stanza. Ha detto che aveva la chiave. Mi sono avvicinata e gli ho domandato, “Cosa ne pensi del camion? Possiamo farlo lì?” “Certo, la schiena è tua, bambina”. Quindi ho afferrato quello che ho potuto dei miei vestiti, a parte le calze e il reggiseno, e mi sono avventurata fuori nella notte, cercando di pensare ad un modo di andarmene da questo posto? il prima possibile. Avevo bisogno di andarmene. Essere fatta. Andare a casa. Non’appena ne sono stata in grado, mi sono seduta sul sedile del conducente e l’ho chiamato su di me con le mie labbra. Si è fatto strada sul sedile. Si è sprofondato nel mio seno ed ho pensato, okay, Laura, trova la bottiglia con la tua mano? lì! Non muoverti troppo in fretta, distrailo, e BUM! Ho colpito il tipo alla testa con la bottiglia ed è uscito del sangue. Stava sanguinando. Sono saltata fuori dal camion e ho iniziato a correre, mezza nuda? volevo così tanto andare lontano da loro, prima che si accorgessero di quello che avevo fatto. Sono andata al rifugio di Jacques, sperando che Leo fosse ancora lì, con Ronnette. Quando sono arrivata ero abbastanza sconvolta e sottosopra. Sono scoppiata a piangere e ho sentito le ginocchia cadere sul pavimento. Ronnette è venuta da me e mi ha aiutato a stendermi sul divano. Non riuscivo a smettere di piangere! Mi vergognavo persino del modo in cui ero riuscita a uscirne? Mi sono sentita come la persona più sporca mai vista! BOB aveva ragione. Aveva così ragione! Ho tenuto stretto il braccio di Ronnette e l’ho sentita dire, “C’è del sangue su di lei, puliamola. Non farà altro che rimanere sconvolta con del sangue su tutto il suo corpo”. La cosa successiva che ricordo è stato di svegliarmi nel mio letto, con un biglietto stretto nella mano. Cara Laura- Abbiamo cercato di calmarti il più possibile ma eri isterica? e continuavi a chiedere di andare a casa. Non penso che nessuno ci abbia sentiti entrare, ma se vieni beccata, raccontagli quello che è successo. E’ tutto a posto adesso. So che eri spaventata? Forse possiamo vederci fra un paio di giorni e parlare o fare qualcosa, okay? Ronnette Quindi, ecco qui la mia notte. Penserai che ho imparato la lezione, ma immagino di non esserci riuscita per qualche ragione. Ho anche avuto dei pensieri, da quando mi sono alzata, su come avrei potuto fare uno spettacolo migliore per quei bastardi! Il mio cervello ci pensa e ripensa, come se stessi riavvolgendo un nastro. Mi ritrovo a pensare di andare a cercarli! Mi sa che sto impazzendo? questi pensieri sono sbagliati! Io sono sbagliata! A più tardi, Laura 4 Marzo 1988 Caro Diario, Ieri ho trascorso la giornata con Donna e mi sono resa conto che non abbiamo più niente da dirci. Certo, chiacchieriamo, e lei parla, ma per tutto il tempo che sono stata lì tutto ciò a cui riuscivo a pensare era di uscire da casa sua. Sentivo i muri perfetti e puri chiudersi su di me. Mi ha portato nella sua camera e ha chiuso la porta per sussurrarmi che lei e Mike lo faranno presto. Stanno programmando tutto quanto? Giovedì sera?? Non mi ricordo. Quindi lei mi dice questa cosa e io dovrei dire, “Wow, Donna, sei sicura di volerlo fare?” Perciò immagino che Donna si trovi abbastanza bene con il migliore amico di Bobby, Mike. Te lo ricordi? Il chewing-gum commerciale? Tutto ciò che posso dire è che spero che sia buono con Donna. Ho sempre pensato che fosse uno stronzo? ma non sono io a dovermelo scopare, giusto? Divertiti Donna Laura 10 Marzo 1988 Caro Diario, Me ne stavo seduta qui nella mia camera, pensando a Bobby. Forse non avrei dovuto dirgli quello che è successo con i camionisti perché non mi ha più parlato da quel momento. Gli ho detto la verità, nello stesso modo in cui abbiamo parlato a capodanno. Voleva essere onesto? ha detto che eravamo innamorati? ho fatto quello che ho fatto solo per uscirne viva. Benjamin Horne ha appena chiamato. Mamma ha urlato dalle scale che era per me e che era Benjamin Horne. La mia prima domanda prima di dire “Pronto” è stata “Johnny sta bene, di cosa si tratta?” Ha detto che avrei dovuto sedermi per un minuto. Sapevo che papà era a casa, mamma era a casa? Johnny stava bene? “Cos’ è successo?” Ha detto che Troy è stato trovato questa mattina sulle rotaie vicino alla frontiera. La sua gamba era rotta e tre dei suoi zoccoli si erano staccati? per non parlare del fatto che era completamente denutrito. Non era stato capace di trovare cibo. Benjamin ha detto che era sicuro che fosse Troy per il marchio Broken Circle che aveva addosso. Benjamin ha detto che ha guardato la polizia di frontiera sparargli. Due volte, alla testa. Ha detto che sembrava che qualcuno lo avesse fatto uscire. Mi ha promesso al telefono che avrebbe trovato questa persona orribile e si sarebbe assicurato di fargli sapere ciò che aveva fatto ad un meraviglioso e giovane cavallo. Ho riagganciato. Mi sono guardata intorno e tutto è diventato grigio, nero, grigio, nero? sono così cattiva. Ovunque mi giro qualcosa mi dice che sono malvagia, sbagliata, una cattiva persona? Come posso aver fatto una cosa così a Troy? Se non fossi stata così testa di cazzo e malvagia avrei potuto uscire, proprio in questo istante e cavalcarlo. Andare insieme per i sentieri dove avremmo potuto in qualche modo sopravvivere insieme. Non riesco a credere a ciò che sta succedendo a me e alla mia vita! Come può un giorno essere così incredibilmente prezioso e un altro un incubo? un sogno tetro che mi fa sognare di voler morire? proprio in questo istante. L 7 Aprile 1988 Caro Diario, Non solo amo il mio lavoro al negozio di profumi ma adoro anche lavorare con qualcuno di così forte come Ronnette. Mi capisce sempre quando sono depressa e non me lo fa pesare. Bobby mi parla di nuovo e ci vediamo abbastanza regolarmente; diciamo cinque volte al mese. Una volta ci vedevamo tutti i giorni. Adesso a scuola difficilmente ci fermiamo a parlare. La cosa divertente è che questo semestre siamo stati votati “miglior coppia” dal corpo studentesco. Credo che ci preoccupiamo molto l’uno dell’altra, ma che siamo diventati oggetti di convenienza e conforto l’uno per l’altra- senza l’amore e l’attenzione di una volta. Ci facciamo insieme un casino- soprattutto da Leo o a Pearl Lakes. Quando andiamo a farci da Leo, soprattutto recentemente, Bobby è più attento a Shelley di quanto lo sia verso Leo o me. Immagino che prima o poi avranno una storia? se già non l’hanno segretamente. L’ho detto a Leo la notte scorsa, penso sia stato un grande sbaglio da parte mia. Vorrei poter dare la colpa di tutte le stupide cose che escono dalla mia bocca alla coca che sale nel mio naso, ma non ho questa fortuna. Ho dovuto pregarlo di calmarsi. Non ho mai visto tanta violenza scoppiare così in fretta. Non dubito nemmeno per un istante che Leo abbia un cattivo temperamento, ma è stata quanta rabbia ha sentito in così poco tempo che mi ha colpito. Personalmente, spero che Bobby e Shelley abbiano una relazione? Non mi piace l’idea di rimanere da sola, per niente, ma potrebbero succedere cose peggiori, e inoltre penso che Bobby e Shelley stiano bene insieme. Mi permetto di dire che Leo Johnson e Laura Palmer sono fatti della stessa pasta?? Comunque sia, in un modo o nell’altro, il punto è che Leo e io dormiamo assieme più spesso di quanto Bobby e io lo facciamo, e so che è lo stesso per Bobby e Shelley. Perché scegliamo la gente che scegliamo? Evitare la solitudine quasi a tutti i costi? scegliendo un compagno dal tipo di lavoro, dalla paga, o dalle sue abilità nella camera da letto sono buone ragioni, se sei abbastanza fortunata da trovare un ragazzo così che è anche un bel ragazzo. Bobby sembrava giusto per me. Era lì. Era carino, popolare, di buona famiglia? e mi ha dichiarato il suo amore ancora e ancora finché non si è reso conto che io non posso amare niente al momento. Innamorarsi è come sventolare una bandiera bianca ai tuoi nemici e dire, “Ci arrendiamo, siamo innamorati, l’amore si arrende”. Non posso farlo finchè non so per certo che BOB è veramente morto. Finché non c’è un corpo che possa calciare quante volte mi pare. Dio, spero che quel giorno arrivi presto. Laura 10 Aprile 1988 Caro Diario, Sono andata ai grandi magazzini Horne per il mio incontro di presentazione, sebbene è da un mese che sto lavorando lì. Immagino che pensassi di imparare più di ciò che gia so. Il signor Battis, il responsabile del negozio, mi ricorda un grande frutto – qualcosa che marcisce lentamente? Che cosa sta facendo qui e quando se ne andrà? Pover’uomo. Il signor Battis si sente cosi in colpa di sgridare gli “amici” del boss che non lascia mai la zona attorno al bancone dei profumi. Mi sento come se mi stesse spiando – una peste costante che non mi permetterà un tiro o una pacca sul culo di Ronnette. Mi ricordo di essere stata intimidita dall’ufficio di Benjamin quel giorno- la grandezza della stanza, il numero di linee telefoniche che lampeggiavano di continuo, la vista di lui, la grandezza del suo divano e?aha? Benjamin mi ha detto quel giorno, “Qualcuno del personale ti chiamerà a casa, Laura, per stabilire un incontro di presentazione, presto”. Che sfiga: il signor Battis è rotondo e anziano, meno distinto di quanto avessi immaginato e lontano dall’essere interessante. Comunque devo dirgli al più presto che è più noioso che utile e che personalmente sono stanca di fingere di sorridere alle sua ridicola faccia e al suo noioso senso dell’umorismo. Sono sicura che suono come una puttana, ma hey, me lo sono guadagnata. Lavoro duro e a volte le cose diventano un po’ troppo pesanti per me. Mi prendo una pausa: TORNO FRA QUINDICI MINUTI. Ho bisogno di una sigaretta e una riga. Sono tornata. Proprio mentre uscivo dal bagno delle signore ho visto Donna che si avvicinava al bancone. Dannazione, adesso che iniziamo a sentirmi meglio. Si è avvicinata e ha iniziato a parlare frettolosamente del suo viaggio fuori città la prossima settimana per visitare dei college, e di quanto le sarebbe mancato Mike, e , “Quanto costa questa piccola bottiglietta qui?” Sono stata felice di vederla, ma non felice allo stesso tempo. Mi colpisce che sia così felice con Mike, non che volessi che la maltrattasse, ma sotto sotto volevo sapere se io le piacevo di più, o se avesse bisogno della mia compagnia più di adesso. Mi rendo conto quando lo vedo scritto qui di quanto sono egoista, specialmente quando ho smesso di chiamarla. Non siamo nemmeno più amiche- Siamo come le altre persone, immagino. Ci promettiamo che qualcosa è per sempre, quando invece è soltanto finché non ce ne stanchiamo. Quando si è allontanata ed è uscita dalla porta, è stato come se se ne andasse per sempre. Laura

21 Aprile 1988

Caro Diario,

Ronnette ha appena chiamato dal lavoro per dire che, sebbene sia il mio giorno libero, l’assistenza non arriverà fino a sera, e che ha bisogno di un bel po’ di aiuto al bancone? mi sarebbe dispiaciuto andare? In altre parole, “di a tutti a casa che lavori fino a tardi: c’è una festa privata con Leo e Jaques al rifugio nel bosco”. Ronnette e io ci siamo inventate dei codici per le cose e posti specifici. “Ho bisogno della tua assistenza, subito!” significa “Ho bisogno di un tiro di coca, ne hai un po’?” o “Si richiede assistenza al bancone, adesso!” significa “Non c’è coca al rifugio, porta quello che hai”. Quindi Ronnette e io siamo andate fin là e nel tragitto ho cercato di convincerla che non sarebbe mai stata riconosciuta, mai toccata, e incredibilmente ricca se “lo” avesse fatto con me. Con “lo” volevo dire mandare delle sue foto a Fleshworld. Le ho detto di fare una piccola inserzione, dicendo di mandare cassette indecenti, mutandine e foto per una semplice somma di denaro? etc, etc. Di prendere una cassetta di sicurezza, e inventarsi un nome con una falsa storia- avremmo potuto perfino farci fare le foto da Jacques quella sera stessa. Avevamo bevuto al rifugio per un paio d’ore quando ho detto a Jacques che volevo che mi scattasse qualche Polaroid. Le tende rosse alla finestra erano uno sfondo abbastanza grande e il colore era abbastanza eccitante che se avessi posato nel modo giusto avrei venduto un milione di copie. Jacques e Leo erano entrambi eccitati da quello che stavo facendo. Ho trovato un nuovo modo per sedurli. Ronnette mi ha visto in azione e ha deciso che forse dopotutto era una buona idea. A presto, Laura

22 Luglio 1988

Caro Diario,

Felici sedici anni a me? Sembra tutto un sogno, un brutto e triste sogno, di una ragazzina che per tutta la vita ha sognato la sua vita a sedici anni. Dio, Diario, avevo delle immagini cosi meravigliose del ragazzo che mi avrebbe amata e che mi sarebbe sempre rimasto a fianco. Di come le mie amiche e io avremmo guidato la mia macchina nuova fino alla spiaggia, avremmo indossato i nostri bikini e ci saremmo tuffate nell’acqua. Avrei avuto un corpo perfetto, una pelle perfetta, una famiglia e una casa perfetta- una studentessa da A- che si rende utile e si guadagna il proprio denaro. Volevo il mio pony, un gatto, e forse un cane. Donna Hayward sarebbe mi sarebbe stata accanto, indossando un abito con un laccio bianco, e i nostri ragazzi ci sarebbero venuti a prendere alla porta di casa. I nostri genitori li avrebbero amati perché noi avremmo avuto genitori perfetti. Tutto ciò che sta qui sopra erano i miei sogni, finché un incubo è arrivato. Non che pensavo che avei avuto questa “immagine perfetta” dei momenti della mia vita, ma almeno avevo dei sogni, la speranza che tutto fosse possibile. Non saprei dirti quanto speciale e prezioso sia un sogno ad occhi aperti?Non mi è mancato finché non se n’è andato. Senza di esso sono diventata fredda, paranoica, egoista e aperta a tutti i tipi di cose orribili. Gran parte della verità già la conosci. I dolci sedici anni non sono come li avevo immaginati. Bobby Briggs e io abbiamo deciso di prenderci una pausa- Penso stia avendo un piccolo affare con Shelley- non importa. Non posso amare Bobby nel modo in cui merita di essere amato, e mi uccide dentro doverlo ammettere. Non sono fianco a fianco con Donna Hayward. Ci è successo qualcosa, siamo cresciute, insieme, poi improvvisamente sono cresciuta staccata da lei? alcuni eventi mi hanno fatto crescere, fatto più grande. Capisco di averla ingiustamente creduta una pazza perché non era cresciuta- nessuno andava da lei tardi la notte, dal bosco, per assicurarle che non c’è speranza. No. Quella era la mia vita. Non ho una macchina nuova. I miei genitori mi prestano la loro. Perché dovrei averne una, a Twin Peaks- non ce n’è molto bisogno. Cerco di lavorare duro, ma devo fare di più. Devo lavorare più duramente per redimere i miei comportamenti malvagi? i miei eccessi di cocaina, tutto il giorno, tutta la notte, per mesi. Sono dipendente, e ho spinto Bobby a vendere la droga, minacciando di lasciarlo se non lo avesse fatto. Adesso so che non mi riprenderebbe mai indietro. Non lo merito comunque. Un corpo forte e bello con un cuore d’oro? l’uomo delle mie fantasie. Devo smetterla con la coca. E con il sesso! Più di quanto una ragazza della mia età dovrebbe sapere. Molto di più. Il sesso che diventa più tetro e minaccioso- diventa un atto di vendetta, invece che amore. A volte mi piace dormire con le donne perché so esattamente come soddisfarle e mi da così tanto controllo! Desidero sempre una forza così, e questo spiega anche la cocaina. Spesso ho paura che tutte le mie azioni mi faranno andare all’inferno. Avevo un pony. Bellissimo. Troy. La sua criniera, color cannella intenso. Ancora una volta devo darmi la colpa? sebbene ci sono state delle circostanze nella mia vita che mi avevano portato a credere che quello che ho fatto fosse giusto. Non conta. L’ho fatto andar via, avvolta nel mio personale sogno di libertà. Ho frustato il suo culo, forte. L’ho guardato andarsene? e credo che si sia voltato indietro una volta, ma io mi sono voltata. In qualche modo avevo gia presentito ciò che gli sarebbe successo a causa mia. E’ stato trovato, denutrito, senza zoccoli, con una gamba rotta, sulle rotaie vicino alla frontiera. Benjamin Horne lo ha guardato accettare silenziosamente due pallottole in testa. Sono diventata una ladra proprio come il visitatore BOB. Rubo orgoglio e speranza, fiducia? Il mio gatto? meglio non parlarne. E’ abbastanza triste soltanto pensarci. Devo andare. Ti dirò altro dopo, Laura

22 Luglio 1988

Caro Diario,

Ne ho abbastanza del passato e del fatto di andare avanti e indietro sulle colpe del presente. Ho delle notizie che mi arrivano come un ceffone in faccia. Sono incinta. Incinta da sette settimane e mezzo. Nessuno lo sa a parte te e le donne alla clinica(oggi ho preso in prestito la macchina per vedere un dottore ed esserne sicura). Ne sono sicura. Ho così tante voci nella mia testa in questo momento? Non ho fatto una riga di coca dalla notte scorsa- sembra un eternità. Vorrei che tutta la mia vita fosse un sogno. Un grande, strano sogno con tante storie e relazioni realistiche, ma uh, uh. Questa non può essere la vita di Laura Palmer? Provo così duramente di fare bene! Perché? Non ho idea di chi sia questo bambino! Non posso più piangere oggi perché è il mio sedicesimo compleanno, e tutti vorranno sapere perché sono così sconvolta. Non ho intenzione di dirlo a nessuno. Laura

2 Agosto 1988

Caro Diario,

E’ da un’intera settimana che BOB non viene a trovarmi. Sono talmente insensibile che l’altro giorno mi è successo davvero di desiderare che venisse e mi tagliasse nel modo in cui faceva una volta. Che mi togliesse questo pensiero costante, facendolo sanguinare via da me. Certo non oserebbe farsi vedere se volessi che lui

PAGINA STRAPPATA

PAGINA STRAPPATA

In questi giorni penso alla morte come una compagna che desidero incontrare. Arrivederci, Laura

PAGINA STRAPPATA

PICCOLA PUTTANA. Sei qui, BOB? SEMPRE. Perché non mi prendi adesso, prendi la mia vita? adesso. TROPPO FACILE. Stronzate! Sto diventando pazza! Non posso più vivere così! O che esci dalla mia fottuta testa in questo momento, dalla mia vita, dalla mia casa, dai miei sogni, o che mi uccidi! COSI’ TOGLI TUTTO IL DIVERTIMENTO. Allora avevo ragion fin dall’inizio. E’ sempre stata tua intenzione uccidermi. A VOLTE LA VITA E’ QUELLO CHE SUCCEDE PRIMA DELLA MORTE. VOLEVO VEDERE COSA SI POTEVA FARE. Sono un esperimento. SI. L’AVEVI GIA’ DETTO IN PRECEDENZA. Non ho mai avuto una possibilità? CERTO CHE L’HAI AVUTA. Non ti credo. NESSUNO CREDE A ME. ECCO PERCHE’ STAI? CADENDO. Cadendo?? NELL’OSCURITA’. BELLO, NON E’ VERO? No. NO? Te l’ho detto! Odio tutto questo! Odio me stessa, e tutto quello che mi circonda! QUESTO E’ MOLTO BRUTTO. Sei reale, BOB? PER TE SONO L’UNICA REALTA’ CHE C’E’. Ma? CONTINUI A TORNARE INDIETRO. DICI SEMPRE CHE SMETTERAI DI FARE COSE CATTIVE? NON SMETTI MAI. Quando sei venuto da me per la prima volta non facevo cose cattive! Ero una bambina! Non ero niente? ero tutta bontà? ero felice! SBAGLIATO. Potrei parlare con te all’infinito senza mai imparare niente. E’ SEMPRE PIU’ DIFFICILE COMUNICARE CON QUALCUNO CHE HA BUON SENSO. QUESTO E’ IL FUOCO IN MEZZO AL QUALE DEVI CAMMINARE. Non voglio sentir parlare del fuoco. ALLORA NON VUOI LA RISPOSTA. Chi sei tu? veramente? SONO CIO’ CHE TU HAI PAURA CHE POSSA ESSERE. Ne ho abbastanza. Capisco. E’ sufficiente. Devo andare. Vattene ora. Per favore. Vai e basta. FELICI ULITIMI GIORNI, BAMBINO DI LAURA. Sono diventata matta. Non ti parlerò per un po’ di tempo. L