Andrea Ibba Monni: so Dandylicious!

Luglio 8, 2009

2 anni

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Ecco: due anni splendidi con la mia dolce metà.

Chi l’avrebbe mai detto? Io, subito dopo che quella sera d’estate del 6 luglio 2007 ho scambiato con lui una conversazione sull’Arte. E ho riconosciuto la purezza, la coerenza, l’umanità. E mi sono follemente innamorato. E ci ho creduto fino in fondo.

Conviviamo da quattordici mesi, ma fin da subito è stato difficile dormire separati, perché una volta scoperto che nel mondo c’era quest’essere che ti apparteneva e a cui appartenevi, era disumano e ingiusto e sbagliato star lontani e non condividere il respiro della notte e i baci al mattino e le carezze tra le lenzuola.

Una volta toccato il cielo con un dito è difficile scendere. E in questi due anni io sto sempre su. Ho affianco una persona che mi ama incondizionatamente, che mi capisce, che mi sostiene, che mi sprona, che mi migliora, che mi dà tutto. Una persona con cui ho deciso di condividere, di costruire, di pontificare, di progettare, di essere un individuo che si lega a un altro individuo.

Non abbiamo mai litigato, non ci siamo mai mancati di rispetto, non una volta ci siamo lasciati, neanche per gioco, neanche per scherzo.

Gli sono grato. E’ un Uomo tutto d’un pezzo. Cerco sempre di rendergli tutto ciò che mi dona, e forse proprio per questo, credo che staremo insieme per sempre.

Ti amo.

Luglio 7, 2009

Feelin’ good

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Il grande passo. Chissà dove mi porterà.

In un mese di palestra ho perso 6 chili e il cinque percento di massa grassa e ora la mollo. Sia perché il Sergente Hartman mi sta simpatico come un micino appeso ai testicoli, sia perché in questa seconda mensilità tra uscite scout, spettacoli, campi scout eccetera eccetera, avrei potuto andarci solo sei giorni. Quindi in attesa di tornare dal Rovermoot per ri-iscrivermi in palestra (la stessa? non so) devo stare attento e cercare fonti di allenamento sostitutive:

  1. sesso a volontà? potrebbe essere un’idea, ma se avesse concrete conseguenze sul mio peso, non avrei mai preso quei famosi 15chili (che ora sono solo nove in più)
  2. corsa e allenamento da solo? ma qui in Sardegna ci saranno 35 gradi Celsius, quindi o faccio l’alba per andare a correre con 20 gradi alle cinque del mattino oppure vedo di sfidare il mio cuore e correre comunque
  3. fregarmene e sperare che i due campi scout e le varie attività mi facciano perdere peso.

Ora mi godo il mare. E il teatro. Per il resto chi se ne frega. Sono bello così come sono e questa sarà un’estate bellissima! Già lo è!

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Frasi da calendario: Giugno 2009

Archiviato in: non classificato — Andrea Ibba Monni @ 6:56 am
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Nino: Rinco, ce l’ho in mano: la vuoi vedere?

Banana: Ce l’ho caldo…. (e parlava di dita)

Banana2: Guarda quanto ce l’ha grande Andrea. Guarda in confronto agli altri! (e parlava di pollice della mano)

Silvia: Guarda io l’ho messa lì e tutti me l’hanno messa dietro! (la macchina)

Silvia: Devi sapere che Ga’ è un coglione (e intendeva proprio ciò che ha detto)

mese di Giugno un po’ avido di frasi a doppio senso, per chi s’aspettava che il summer party fosse occasione giusta, si sbagliava. E si che gli amici hanno fatto di tutto per rimpolpare il calendario, ma non c’è stato nulla da fare: ogni cinque minuti venivano a dire che tizio aveva detto o fatto….ma ci voleva una malizia pazzesca per trovarne doppi sensi. E’ andata così. :-)


Luglio 4, 2009

Video: Chi è senza Peccato?

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CAIFA: attrice: Ilenia Cugis

MARIA E GIUSEPPE: attori: Federica Cuccu e Ga’

PIETRO E GIOVANNI: attori: Alessio Pes e Sara Serra

GIUDA: attore: Andrea Ibba Monni

Questi sono i video dello spettacolo, le schede dei testimoni. Successo di pubblico e di critica, grossa soddisfazione per me e dispiacere di averlo già finito. Il “mordi e fuggi” non mi piace.

Prometto che metto su presto le frasi del calendario Giugno 2009, ma ora non mi va.

Buon fine settimana.

Luglio 3, 2009

feisbuccando

Archiviato in: non classificato — Andrea Ibba Monni @ 12:13 pm

facebook Andrea è totalmente e perdutamente innamorato

a Dandyboy piace questo elemento

Luglio 1, 2009

Addio. E grazie di cuore.

Archiviato in: teatro — Andrea Ibba Monni @ 2:34 pm
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pinabauschLa prima e unica volta che ho visto Pina Bausch danzare nel suo celeberrimo spettacolo Caffè Muller, ero a Barcelona, nel settembre 2008 al Teatro del Liceu sulla Rambla e mi sono sentito l’uomo più fortunato del mondo. Perché lei che ha inventato il Teatro Danza era un interprete gigantesca che mi ha lasciato senza parole, col cuore in gola e le lacrime agli occhi. Ho detto tutto.

I suoi danzatori sono stati più fortunati ancora di me.

E oggi, ventiquattro ore dopo la sua scomparsa a 69 anni, trattengo a malapena le lacrime dal dolore di aver perso un’Artista unica, un importantissimo pezzo della mia formazione teatrale. Una musa.

Fotografai Pina Bausch all’uscita del teatro e non si fermò, perché non c’era molto da dire alla folla urlante. Così mentre tutti la acclamavano io restavo di sasso di fronte a quella piccola tedesca che ha cambiato il teatro e la danza: ero davanti a un personaggio della Storian del Teatro.

Oggi mi sento privilegiato nell’essere riuscito a vederla in scena in una delle sue ultime performances. Oggi trattengo a malapena le lacrime perché non so quanto bisognerà aspettare affinché il mondo riesca a riavere una creativa del genere.

Oggi vado in scena col mio spettacolo che dedico umilmente a lei, che mi ha fatto capire la differenza tra il teatro del fare e del non fare.

Auf wiedersehen Frau Bausch, plus danke.

Giugno 30, 2009

Chi è senza Peccato?

Archiviato in: teatro — Andrea Ibba Monni @ 6:56 am
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locandina

Mercoledì 1 e Giovedì 2 Luglio alle 20 al Teatro della Chiesa di Santa Lucia (VEDI INFO QUI) andiamo in scena pronti, motivati e energici. Per chi volesse venire a vederci, l’ingresso è libero e gratuito e lo spettacolo merita tantissimo, sia per i contenuti che per la forma. Merda merda merda!

locandina2QUI IL TRAILER

Giugno 29, 2009

Birighinno!

2009062519124088Una settimana tosta, un po’ particolare e per nulla noiosa.

Mi sento un bambino che ha rubato la marmellata.

Il summer party di sabato 20 è andato alla grande, eravamo quasi trenta e saremo stati quasi 40 se qualcuno non avesse avuto degli imprevisti. Peccato, ma fatto stà che ho passato una serata molto tranquilla, divertente e finalmente serena, senza stress o cose così. Il giorno dopo la festa, insieme a Karen, Duncan, Banana e consorte, siamo andati in uno dei posti più belli della Sardegna a passare una giornata al mare e anche lì relax, sole, risate. Ma come ogni vita che si rispetti, ad ogni nota positiva corrisponde un evento negativo:

Il mio rapporto col Sergente Hartman è ai ferri corti, perché ho questo brutto vizio di bere acqua e mangiare il tanto che basta per reggermi in piedi. Quindi, pigro bastardo che sono, sto continuando a perdere peso, ma non ho perso i venti chili che lui s’aspettava di trovare sulla bilancia in queste tre settimane. Forse se mi amputassi un braccio ed entrambi i piedi potrei rendere quell’uomo felice e fiero di me. Ma ho un altro brutto vizio: fregarmene delle aspettative altrui se non combaciano con le aspettative che ho su me stesso. Così ora io e il Sergente Hartman non abbiamo più quel rapporto di prima, cioè mi faccio le mie due ore di palestra senza che lui si avvicini a guardarmi con disprezzo e a parlarmi livido di rabbia per aver perso mezzo chilo in un giorno e non settecento grammi. Morale della favola: adesso in palestra non mi rompe più i coglioni ed io riesco a star sereno davvero.

O forse voleva frantumarmeli affinché pesassi di meno?


Quinta personaggi bnMercoledì e Giovedi alle 2o debutta il mio spettacolo

“Chi è senza Peccato?”(clicca qui per vedere il trailer)

e mi sento come non mi sentivo da tempo per uno spettacolo teatrale: emozionato, con le viscere contorte e il cuore a mille. P

perché non sarebbe dovuto andare in scena questo testo bellissimo ma un altro di un altro genere; perché mi hanno detto che non sarei mai riuscito ad andare in scena in così poco tempo; perché finalmente in questo spettacolo sono riuscito a metterci dentro con coerenza tutto ciò che avevo pensato registicamente.

Nessun intoppo tecnico, logistico o interpretativo: sta tutto filando liscio come l’olio e siamo pronti.

E dopo questa esperienza comincio a preparare altri spettacoli per la seconda metà dell’anno. Mai lavorato così tanto e così bene come quest’anno.

E tra un mese la bellissima avventura del Rovermoot 2009….

Giugno 27, 2009

Féscion

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ap-gaga-01__oPtjem_cast

Lady Gaga ha uno stile un po’ suo….

E poi ci sembravano bizzarre Jem e le Holograms!

Buon week end a tutti, parto per il week end.

Ieri ri-summer party con Ga, Flavia, Rita e Karen Walker. Serata ventosa ma carina.

Ho sonno.

Giugno 26, 2009

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2009062601404088Non so se fosse un grande musicista perché non capisco molto di musica.

Era un grande arstista perché riusciva a comunicare ed è restato sulla cresta dell’onda per anni, decenni.

Forse era anche un pedofilo, ma non si sa qual’è la realtà delle cose e credo non si saprà mai. Nella mia mente resterà questa macchia riguardo lui.

Da piccolo pensavo e speravo si sposasse con Madonna, benché mi inquietassero entrambi parecchio. Da grande si sposò con Lisa Marie Priesley. Ridicoli.

Ieri mentre passavo una bella serata con amici, mi è arerivato un messaggio della mia nostroma che mi diceva, addolorata, che Michael Jackson era deceduto.

Non mi è mai interessato troppo a livello musicale né a livello umano, non capivo l’ossessione per la chirurgia plastica e per i bambini. Mi infastidivano entrambe le cose.

E mi dispiace comunque per il banchetto mediatico che ne è stato fatto. Di lui come di Britney Spears e di altri. Che schifo.

Resterà uno dei miti indiscussi della musica mondiale, insieme a Freddie Mercury e compagnia bella.

Giugno 25, 2009

Felicità!?

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hpe7L’ho sposata solo perchè è incinta, e sua madre è così ubriaca da non reggersi in piedi.

geniale…

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donatellaversace

Mi piace scrivere alle 6.30 del mattino quando sto per andare a lavorare. Oggi per la cronaca ho un gruppo di turisti che hanno acquistato un tour panoramico con refreshment in un ristorantino tipico sardo. Che se vai a pensare a tours in complessi nuragigi o archeologici di derivazione fenicio-punico-romana oppure a tours gastronomici fatti in agriturismo, questo di oggi ti sembra una cosa da poco. E va beh…….

Oggi non vado in palestra perchè devo lavorare. Mi mancherà il girone dei golosi, così come il Sergente Hartman, detto anche  Roger,  che ieri mi ha fatto arrabbiare. Davvero. Perchè mi tratta come uno pronto a infilarsi in bocca un piatto di spaghetti a ogni angolo di strada. Quindi un indegno bugiardo che mente a ogni costo. Ora io dico: sto dimagrendo a vista d’occhio, vado lì ogni giorno a fare più di due ore di esercizi senza mai lamentarmi: ma che cazzo vuoi?

L’altro giorno ho visto Coaraline e la porta magica e ho avuto più paura dei bambini presenti in sala. Sto fremendo in attesa del 15 luglio, quando uscirà nelle sale Harry Potter e il Principe Mezzosangue. Li nessuno mi fermerà.

Mi sono annoiato da solo a rileggere questa roba che ho scritto. Ciao.

Giugno 23, 2009

Altro che il papi e le sue veline…..

Archiviato in: non classificato — Andrea Ibba Monni @ 6:55 am
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quadratoAlle prossime elezioni ci candidiamo tutti….

Giugno 18, 2009

Umido

courtneylove789

Notte bollente, in tanti sensi.

Doppi sensi.

Sensi unici.

Sensi vietati.

Sensi alternati.

Sensi alterati.

Alterazioni mentali.

Il mio corpo sta cambiando, reagisce molto in fretta e drasticamente al training quotidiano a cui lo sottopongo e ha delle reazioni bizzarre. Non posso rivelare tutto quanto, ma lascio immaginare. Tanto c’è chi lo fa comunque. Sono come tu mi vuoi. Come tu mi vuoi. Na na na na na. La paura del cambiamento sta diventando una forza, riscopro forme e linee che non avrei sperato di ritrovare in cosi poco tempo (solo dieci giorni) e acquisisco una enorme sicurezza. Un’arma. Bang.

Foto http://hedislimane.com/diary/

Giugno 17, 2009

Pillole di questa fine primavera

Archiviato in: non classificato — Andrea Ibba Monni @ 6:40 am
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  • ImmagiLa primavera sta finendo e sabato celebreremo l’ESTATE con un consueto Summer Party, sono un po’ indeciso sul menù, a parte crudité di verdure, sangria ghiacciata e tantissimi cocomeri. Ga’ cucinerà dolci a sorpresa, ma cosa mettere sotto i denti?
  • Per ora al mare ci vado solo di sabato per giocare a interminabili ma avvincenti partite di pallavolo, in vista del torneo tra un mese esatto. Ancora troppe prove di teatro, scout, impegni di vario genere per buttarmi in spiaggia a prendere la tintarella. Non va bene, ma conto di recuperare prestissimo.
  • Ogni mattina la mia sveglia era Listen di Beyonce, ma siccome poi ero sempre molto malinconico e in vena di acuti pazzeschi, ho optato per un’altra canzone “tranquilla” che mi destasse. La scela è caduta su Come Foglie di Malika Ayane. Mi chiedo ogni mattina come mai “ha piovuto il caldo”
  • Ieri shopping folle con tanto di zaino nuovo per i campi: è bellissimo!

Devo prepararmi per andare in palestra, questo post vale la pena solo per la bellissima foto, il resto andrebbe nella rubrica “CHI SE NE FREGA”. Mi sa che creo la categoria.

Giugno 16, 2009

Ballata del carcere di Reading, Oscar Wilde

Archiviato in: gay, teatro — Andrea Ibba Monni @ 6:19 am
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Egli non indossava più la sua tunica dal colore scarlatto, poiché il sangue ed il vino sono rossi ed il sangue ed il vino erano sparsi sulle sue mani, quando lo trovarono assieme con la morta, quella povera donna ch’egli amava e che aveva uccisa nel suo letto. E

gli camminava in mezzo agl’imputati, vestito d’un abito grigio logoro; aveva in capo un berretto da sport e gaio e leggero pareva il suo passo ; – ma io non vidi mai un uomo fissare così intensamente la luce. Mai io non vidi un uomo fissare con occhio così ardente quella esigua striscia d’azzurro che i prigionieri chiamano il cielo ed ogni nuvola che fluttuava e passava come vela d’argento.

Con altre anime in pena io camminavo in un altro recinto, domandandomi se quell’uomo avesse commesso un piccolo o un grande delitto, quando sentii qualcuno che mormorava a bassa voce dietro di me: quello sarà impiccato. Ah! Cristo !

Le mura stesse della prigione parvero improvvisamente vacillare e il cielo sulla mia testa divenne come una volta d’acciaio; e, benché io pure fossi un’anima in pena, la mia pena io non la potevo sentire più. Io seppi solamente quale ostinato pensiero affrettava il suo passo e perché egli guardava la tormentosa luce del giorno con un occhio così intenso : l’uomo aveva ucciso colei che amava : e per ciò egli doveva morire.

Eppure ogni uomo uccide ciò ch’egli ama, e tutti lo sappiamo: gli uni uccidono con uno sguardo di odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, l’eroe con una spada! Gli uni uccidono il loro amore, quando sono ancor giovani ; gli altri, quando sono già vecchi ; certuni lo strangolano con le mani del Desiderio, certi altri con le mani dell’Oro; i migliori si servono d’un coltello, affinché i cadaveri più presto si gèlino.

Si ama eccessivamente o troppo poco; l’amore si vende o si compra ; talvolta si compie il delitto con infinite lagrime, tal’altra senza un sospiro, perché ognuno di noi uccide ciò ch’egli ama – eppure non é costretto a morirne. Non é costretto a morire d’una morte infamante in un giorno di tetra jattura, non ha intorno al collo il nodo scorsoio, né la maschera sulla sua faccia ; non sente, attraverso il palco, i suoi piedi precipitare nel vuoto.

Non é costretto a vivere assieme a degli uomini taciturni che lo sorvegliano di giorno e di notte ; che lo spiano quando vorrebbe piangere o quando tenta di pregare; che lo spiano per la paura ch’egli stesso defraudi la prigione della sua preda. Non é costretto a destarsi sul far dell’alba per scorgere delle spaventose figure raccolte nella sua cella; il Cappellano che trema, paludato di bianco, lo Sceriffo severo, in attitudine di compunzione e il Governatore tutto nero e cerimonioso – con una gialla faccia da Giudizio Universale. Non é costretto a levarsi con una fretta che fa pietà, per indossare i suoi abiti di condannato, mentre il medico dalla bocca volgare lo cova cogli occhi e prende nota di ogni gesto grottesco e di ogni contrazione nervosa, maneggiando un orologio i cui deboli tic-tac somigliano ai colpi sordi di un orribile martello. Non é costretto a conoscere la sete bruciante che strazia la gola, prima che il carnefice con i suoi guanti di ruvido cuoio entri per la porta ferrata e vi leghi con tre cinture, in modo che la vostra gola non abbia più sete. Non è costretto ad inginocchiarsi per ascoltare il salmo dell’Ufficio dei Morti ; e, mentre il terrore della sua anima gli accerta che non é morto, non incontra la sua bara, entrando nell’orrida baracca. Né é costretto a gettare un estremo sguardo al cielo attraverso un piccolo pertugio di vetro ; e non prega con delle labbra argillose che la sua agonia termini presto; e non sente sulla sua guancia che rabbrividisce il bacio di Caifa.

Durante sei settimane il condannato a morte fece la sua passeggiata nel cortile, vestito del suo abito grigio logoro; e in capo aveva il berretto da sport e il suo passo pareva gaio e leggero, ma io non vidi mai un uomo fissare così intensamente la luce. Mai vidi un uomo guardare con un occhio così intenso quell’esigua striscia d’azzurro che i prigionieri chiamano il cielo e ciascuna delle nuvole vagabonde che trascinava nell’aria la sua capigliatura scarmigliata.

Egli non torceva le sue mani, come fanno quegli insensati che osano tentare di far vivere la Speranza, questo figlio maledetto, nella tomba della cupa Disperazione: non guardava che il sole e respirava l’aria del mattino. Non si torceva le mani e non piangeva e non si tormentava, ma respirava a grandi sorsi l’aria, come se avesse contenuto qualche ignota virtù; con tutta la bocca aperta egli beveva il sole come se fosse stato del vino!

E le altre anime in pena ed io, che passeggiavamo nell’altro cortile, dimenticammo ad un tratto che noi stessi avevamo commesso un piccolo o un grande delitto e osservavamo con uno sguardo di freddo stupore l’uomo che doveva essere impiccato. Ed era strano il vederlo passare con un’andatura così leggera e disinvolta – ed era strano il vederlo fissare così intensamente la luce – ed era strano il pensare ch’egli aveva un così gran debito da assolvere.

Perché l’olmo e la quercia hanno delle gaie fronde che erompono in primavera; ma orrendo a vedersi é l’albero della forca con le sue radici morse dalle vipere e, sia pur verde o secco, un uomo deve morire prima ch’esso rechi il suo frutto ! La più alta vetta é quel trono di grazia verso il quale tendono tutti gli sforzi degli uomini ; ma chi vorrebbe trovarsi con una corda di canapa al collo, alto sul patibolo, e attraverso il collare dell’assassino, gettare l’ultimo sguardo al cielo? Dolce é danzare al suono dei violini quando l’Amore e la Vita sono propizi : delicato e rarissimo é il danzare al suono dei flauti e dei liuti; ma non é troppo dolce danzare per aria con agile piede. Così, con curiosi occhi e con paurose ipotesi, noi l’osservavamo di giorno in giorno e ci domandavamo se ognuno di noi non sarebbe finito nella stessa maniera – perché nessuno può dire in quale rovente inferno la sua animasi si può perdere.

Infine – l’uomo morto non passeggiò più con gl’imputati e seppi ch’egli si teneva in piedi nell’orribile e nera tana in cui compaiono gli accusati e che mai più in questo mondo soave del Signore io avrei veduto la stia faccia. Come due bastimenti in pericolo che passano nella tempesta, noi ci siamo incontrati in cammino ; ma non abbiamo fatto nessun segnale, non abbiamo detto la più piccola parola; non avevamo nulla da dirci; perché non ci siamo incontrati nella notte santa, ma nel giorno di vergogna.

Il muro di una prigione ci rinserrava entrambi; due diseredati eravamo : il mondo ci aveva rigettato dal suo cuore e Dio dalle sue cure : e l’insidia di ferro che attende il peccato ci aveva colti nella sua trappola. Nella Corte degl’Indebitati ruvido é il lastrico e alte le mura fuligginose, ed era là ch’egli prendeva l’aria sotto il plumbeo cielo e da ogni lato un Guardiano gli camminava accanto per timore che l’uomo morisse.

Oppure egli si poneva a sedere con coloro che spiavano la sua angoscia di giorno e di notte; che lo sorvegliavano, quando s’alzava per piangere o quando s’inginocchiava a pregare; che lo spiavano per la paura che da sé medesimo si sottraesse al capestro. Il Governatore era forte negli Articoli del Regolamento ; il Medico diceva che la Morte non era che un fatto scientifico e due volte al giorno il Cappellano giungeva, lasciando un piccolo trattato. E due volte al giorno egli fumava la sua pipa e beveva la sua tazza di birra; la sua anima era pronta e in nessun angolo avrebbe potuto insinuarsi la paura; spesso diceva ch’era contento del supplizio prossimo.

Ma per quale ragione egli dicesse una così strana cosa, nessun Guardiano osava di chiederglielo; perché colui che ha ricevuto dalla sorte il compito di custode deve sigillare le sue labbra e portare sul volto una maschera. Altrimenti potrebbe commuoversi e che dovrebbe dunque fare la Pietà Umana chiusa nell’Antro degli Assassini? Quale parola di grazia in un tal luogo potrebbe confortare l’anima d’un fratello ? Con un’andatura pesante e cadenzata, intorno al cortile, noi formavamo la Parata dei Pazzi! Che importava a noi! Sapevamo d’essere la Brigata del Diavolo e le teste rase e i piedi di piombo facevano invero un’allegra mascherata.

A filo a filo laceravamo la corda incatramata con le nostre unghie logore e sanguinanti ; strofinavamo le porte e lavavamo i pavimenti, e forbivamo le lucide sbarre e, a gruppi, insaponavamo le intelaiature, urtando con frastuono le secchie. Si cucivano i sacchi, si spezzavano le pietre, e si girava il trapano polveroso; si urtavano le carrette e si sbraitavano gl’inni e si sudava al mulino ; ma nel cuore d’ognuno il terrore era nascosto e tranquillo.

Tanto tranquillo esso era che ogni giorno si trascinava come un’onda carica d’àlighe ; e noi dimenticavamo il crudo destino che attende la vittima e il birbante, sino a che, una volta, ritornando da una « corvée » passammo accanto ad una tomba aperta. Con la bocca, spalancata la fossa giallastra sbadigliava nell’attesa del suo vivente pascolo ; perfino il fango chiedeva del sangue al cortile d’asfalto e sapemmo che prima della bionda alba uno di noi penderebbe dal capestro. Direttamente rientrammo, con l’anima assorta nell’idea della Morte, dello Spavento e del Destino ; il carnefice passò, recando il suo piccolo sacco, con i piedi strascicanti nella tenebra e ciascun prigioniero tremava, entrando nella sua tomba numerata.

Quella notte i corridoi deserti furono ingombri di paurose immagini e dall’alto al basso della Città di Ferro s’indovinavano dei passi furtivi che non si potevano distinguere e attraverso le sbarre che nascondono le stelle, delle facce livide sembravano guardare con curiosità. Egli riposava come qualcuno che dorme e sogna sulla dolce erba d’un prato ; i custodi esaminavano il suo sonno e non riuscivano a spiegarsi come si possa dormire d’un sonno così quieto con il boia alla porta. Ma non esiste sonno, quando é giunto il momento di piangere per coloro che non hanno mai versato delle lagrime : così noi – le vittime, i farabutti e i malfattori – interminabilmente vegliammo e attraverso ogni cervello, strisciando sulle sue mani di Dolore, filtrò la pena dell’altro. Ahimé ! é una spaventevole cosa il provare il delitto di un altro !

Infatti, diritta all’anima, la spada del Male penetrava dentro di noi sino alla sua impugnatura avvelenata e come del piombo fuso furono le lagrime che spandemmo per il sangue che non avevamo versato. I custodi con le loro calzature di feltro scivolavano dinanzi ad ogni porta sbarrata; osservavano e scorgevano, attraverso gli sportelli, con occhi di stupore e di paura, delle forme indistinte al suolo; e si domandavano perché mai s’inginocchiassero per pregare coloro che non avevano mai pregato. Durante l’intera notte, inginocchiati noi pregammo, come dei folli che portano il lutto d’un cadavere. Le ali agitate di mezzanotte erano simili ai pennacchi d’un carro funebre e come un aceto di cui s’imbeve una spugna era il sapore del Rimorso. I

l gallo grigio cantò e cantò il gallo rosso, ma non si fece mai giorno : e delle forme stravolte di Terrore si accucciarono negli angoli dove noi stavamo ; ed ogni spirito maligno che volteggia nella notte sembrava giocare con la nostra paura. Scivolavano essi e passavano, scivolavano rapidi, come trascorrenti nella nebbia imitavano la luna in una serie di figure, di contorsioni delicate ; e con delle movenze cerimoniose e delle grazie di odiosa smanceria i fantasmi arrivavano al loro convegno. Li vedemmo passare, labili ombre, stretti per mano, con smorfie e con buffonate; intorno intorno con una ridda fantastica essi ballarono una sarabanda ; e i dannati grotteschi disegnavano degli arabeschi come fa il vento sulla sabbia ! Con piroette da burattini danzavano leggermente sulla punta dei piedi; ma coi flauti della Paura assordavano le orecchie, guidando la folle mascherata e rumorosamente cantavano e cantavano assai lungamente – poiché essi cantavano per destare colui che era morto.

« Oh! – essi gridavano – il mondo è grande, ma le membra impacciate barcollano – e lanciare i dadi una volta o due volte è un gioco corretto e comme-il-faut, ma colui che gioca col Peccato nella misteriosa Casa della Vergogna non vincerà mai ». Ma non erano affatto immagini aeree quegli esseri grotteschi che se la sgambettavano con tanta allegria davanti a coloro che restavano incatenati ed immobili. Ahi Piaghe di Cristo !

Erano purtroppo vivi e terribili a vedersi. Intorno intorno – essi ballavano il valzer e turbinavano ; alcuni giravano avvinti in coppie leziose; altri con passi affettati di mezze virtù sfioravano le scalee e con sarcasmi sottili e occhiate languide ciascuno di loro ci assisteva nelle nostre orazioni. Cominciò a gemere il vento del mattino, ma la notte continuò : sul gigantesco telaio la trama delle tenebre scivolò fino a che ogni filo non fu tessuto;. e, mentre stavamo pregando, fummo presi dalla paura della Giustizia del Sole. Il vento con i suoi gemiti venne ad errare intorno alle mura della prigione ; fino a quando, come una ruota d’acciaio che giri, noi sentimmo i minuti che penetravano nelle nostre carni: O vento lamentoso !

Che avevamo dunque fatto per avere un tal compagno d’insonnia? E infine io vidi l’ombra delle sbarre, simile ad un traliccio di piombo ben tornito, proiettarsi sulla parete bianca di calce in faccia al mio letto di tavole e seppi che in qualche parte del mondo la terribile alba di Dio sorgeva color di sangue. Alle sei ciascuno spazzò la sua cella, alle sette tutto era in calma, ma il soffio fremente d’una potentissima ala parve riempire la prigione, poiché il Signore della Morte dall’anelito di ghiaccio vi era penetrato – per uccidere. Egli non passo adorno d’una fastosa porpora e non cavalcava un destriero dal candore lunare.

Tre metri di corda e un palco scanalato – ecco tutto ciò che occorre alla forca : così con la sua corda d’obbrobrio l’Araldo venne a compiere la sua opera segreta. Noi eravamo come gente che proceda a tastoni in uno stagno d’oscurità immonda ; non osavamo sospirare una prece, né abbandonarci alla nostra angoscia; qualcosa era morto in ognuno di noi e ciò che era morto era la Speranza.

La Giustizia selvaggia dell’Uomo va diritta per la sua via, senza permettersi la minima deviazione ; essa colpisce il debole, essa colpisce il forte; il suo cammino é implacabile: con un tallone di ferro schiaccia il forte, la mostruosa parricida ! Attendemmo che battessero le otto.

Le nostre lingue erano rosse e inaridite ; perché il suono delle otto é il colpo del Destino che rende maledetto un uomo e il Destino adopera un nodo scorsoio tanto per l’uomo migliore, quanto per quello pessimo. Non avevamo altro da fare che attendere il segnale; così, simili a pietre in una valle solitaria, eravamo seduti, immobili e silenziosi; ma il cuor di ciascuno batteva forte e rapido, come un pazzo sopra un tamburo.

Con un urlo improvviso l’orologio della prigione scosse l’atmosfera con un lungo fremito e da tutto il carcere s’innalzò un lamento d’impotente disperazione – simile al grido di qualche lebbroso nella sua tana, che già dovettero udire le paludi spaventate. E come si vedono i più paurosi spettacoli nel cristallo d’un sogno, noi vedemmo la saponosa corda di canapa appesa al trave nerastro e afferrammo la preghiera che il laccio del boia mozzò in un grido di spasimo.

E tutto il dolore che lo scosse talmente da farlo erompere in quel grido spaventoso e il suo lancinante rimorso e i suoi sudori di sangue – nessuno li conobbe al pari di me, perché colui che vive più di una vita deve morire anche più d’una morte. Non si recita l’officio il giorno in cui si impicca un condannato : il cuore del Cappellano é troppo malato o il suo volto é troppo pallido o c’è scritto ne’ suoi occhi ciò che nessuno, deve leggere mai. Perciò fummo tenuti chiusi fin quasi a mezzogiorno e allora venne suonata la campana e i custodi colle loro tintinnanti chiavi aprirono ogni cella e scendemmo pesantemente la scala di ferro, liberi alfine dal nostro ben distinto inferno. E – fuori – camminammo immersi nella viva aria di Dio, ma non secondo l’usata maniera, perché il viso dell’uno era bianco e quello dell’altro era cupo – e mai io non vidi degli uomini tristi guardare così intensamente la luce. Mai io non vidi degli uomini tristi fissare con un occhio così intenso quella piccola striscia d’azzurro che noi, prigionieri, chiamavamo il cielo e ogni nuvola indifferente che navigava libera e felice. Ma ce n’erano alcuni tra noi che camminavano colla testa bassa, perché sapevano che, se a ciascuno fosse data la parte che gli spetta, essi avrebbero pur dovuto morire: quell’altro non aveva ucciso che una cosa viva, mentre essi avevano assassinato una cosa morta. Colui, infatti, che pecca una seconda volta richiama al mondo della sofferenza un’anima morta e la trae dal suo maculato sudario e la fa sanguinare di nuovo, e la fa sanguinare di larghe gocce di sangue – e la fa sanguinare invano !

Come delle scimmie o dei pagliacci, in mostruosa parata, tatuati di frecce in irregolari disegni, silenziosamente noi andavamo lungo il cortile di lubrico asfalto; silenziosamente andavamo intorno intorno e nessuno faceva motto. Silenziosamente andavamo intorno intorno, e dentro ad ogni cervello vuoto, la Memoria di terribili cose s’ingolfava come un vento terribile e l’Orrore caracollava davanti a ciascuno e il Terrore assaliva ciascuno alle spalle. Si pavoneggiavano, i Custodi, qua e là, sorvegliando il loro armento di bruti; le loro divise erano nuove di fiamma – ed era la tenuta dei giorni di festa; – ma noi ben sapevamo quale compito avevano assolto, guardando la calce viva delle loro scarpe. La, infatti, dov’era stata scavata una tomba non c’era più tomba alcuna ; soltanto un po’ di terra e di sabbia accanto all’orrido muro della prigione e un mucchietto di calce bollente – per dare un sudario a quell’uomo. Ed ha un sudario, l’infelice ! come non tutti ne possono avere: in fondo in fondo, al limite estremo d’un cortile di prigione, e ignudo per massima vergogna, egli giace, con delle catene strette ad ogni piede, ravvolto in un drappo di fiamma ! E per l’eternità la calce viva divora la carne e le ossa, corrode le fragili ossa durante la notte, corrode la tenera carne durante il giorno, avida a volta a volta di carne e di ossa, ma il cuore se lo mangia senza tregua. Durante tre lunghi anni la sopra non semineranno e non pianteranno : durante tre lunghi anni l’angolo maledetto rimarrà sterile e ignudo e si rivolgerà al cielo meravigliato con uno sguardo senza rimproveri. Essi credono che il cuore d’un assassino corromperebbe la buona semente che seminano. Oh, non è vero! La benevola terra di Dio é più generosa di quel che non pensino gli uomini – e la rosa rossa vi sboccerebbe più rossa e la rosa. bianca più bianca ancora. Dalla sua bocca una rosa, una rossa rosa di porpora ! Dal suo cuore – una rosa bianca !

Chi può dire in quale strana maniera Cristo esprima la sua volontà, poiché l’arido bordone del pellegrino si coperse di fiori alla presenza del grande Papa. Ma né la rosa candida come il latte, né la rosa rossa di porpora possono fiorire nell’aere d’una prigione ; frantumi, ciottoli e selci – ecco tutto quel che ci danno qui; poiché lo sanno bene che talvolta i fiori hanno calmato la disperazione dell’uomo semplice. Perciò la rosa rossa come il vino, e la rosa bianca non si sfoglieranno mai, a petalo a petalo, su quel po’ di terra e di sabbia, accanto all’orrido muro della prigione – per dire agli uomini che passano nel cortile che il Figlio di Dio é pur morto per tutti. Eppure, benché l’orrido muro della prigione lo serri ancora tutto intorno, benché non possa errare la notte uno spirito carico di catene e benché uno spirito che giace in una terra così empia non possa fare altro che piangere, egli é in pace. Egli é in pace – lo sventurato ! – egli è in pace o lo sarà tra poco: là non v’é nulla che lo possa impaurire e il Terrore non gli si mostra di pieno giorno, perché la Terra senza luce nella quale egli giace non ha né Sole, né Luna. Lo impiccarono come s’impicca una bestia : non suonarono nemmeno un rintocco per confortare un poco la sua anima spaventata, ma precipitosamente lo trascinarono via e lo nascosero in una fossa.

Gli tolsero gli abiti di tela e lo lasciarono in pasto alle mosche; si beffarono della sua gola rossa e gonfia e de’ suoi occhi puri ed assorti e con delle sghignazzanti risate fecero un mucchio del sudario nel quale il condannato riposa. Il Cappellano non s’inginocchierebbe mai su quella tomba disonorata, né vi metterebbe la Croce benedetta che il Cristo santificò per i peccatori — perché quell’uomo era di coloro che Cristo venne a salvare. Ma tutto é bene ; egli non ha varcato che i limiti conosciuti della Vita ; e – per lui – delle lagrime di estranei riempiranno l’urna della Pietà spezzata da molto tempo, perché coloro che lo piangeranno saranno i reietti, e i reietti sanno piangere sempre. Io non so se le Leggi hanno ragione o se le Leggi hanno torto : tutto ciò che sappiamo – noi, i prigionieri del carcere – si é che il muro é ben solido e che ogni giornata equivale ad un anno, un anno i cui giorni sono molto lunghi. Ma questo io so: che ogni Legge fatta dagli uomini per l’Uomo da quando un Uomo per la prima volta troncò la vita del suo fratello e da quando ebbe origine il mondo della sofferenza – ogni Legge disperde il grano buono e conserva la crusca, col peggiore crivello. Ed anche questo io so – e quanto sarebbe saggio, se ciascuno lo potesse ugualmente sapere! – che ogni prigione edificata dagli uomini é costrutta con i mattoni dell’infamia ed é chiusa con le sbarre – per paura che Cristo veda come gli uomini straziano i loro fratelli.

Con delle sbarre essi sfigurano la graziosa luna e accecano il buon sole ; e bene fanno a nascondere il loro Inferno, perché vi accadono delle cose che non dovrebbero mai esser viste né dal Figlio di Dio, né dal Figlio dell’Uomo. Le azioni le più vili, simili ad erbe avvelenate, vigoreggiano nell’atmosfera del carcere; là dentro s’esaurisce e si sciupa soltanto ciò che é buono nell’Uomo ; la pallida Angoscia vigila alla pesante barriera e la Disperazione ne è la Custode. Vi si affanna il piccolo fanciullo spaventato sino a farlo piangere giorno e notte ; vi si flagella il debole, vi si frusta l’idiota, vi si scherniscono i vecchi dai capelli bianchi e alcuni diventano folli e tutti diventano peggiori – e nessuno può aprir bocca. Ogni angusta cella che noi abitiamo é un’infetta e cupa latrina, e il fetido, soffio della Morte vivente soffoca ogni abbaino sbarrato e tutto – tranne il desiderio – é ridotto in polvere nella macchina Umanità. L’acqua salmastra che noi beviamo, filtra con una melma nauseabonda e il pane amaro che pesano con precauzione é pieno di calce e di gesso e il sonno mai non s’addorme, ma cammina con dilatati occhi – implorando grazia dal Tempo.

Ma quantunque la Fame sfinita e la livida Sete combattano tra di loro come l’aspide e la vipera, poco ci si preoccupa del cibo della prigione, perché ciò che estenua e uccide interamente si è che ogni pietra sollevata durante il giorno diviene il vostro stesso cuore durante la notte. Sempre con la mezzanotte fosca nel cuore e col crepuscolo dentro la cella noi giriamo la manovella e sfilacciamo la fune, ciascuno nel suo separato inferno, e il silenzio é più terribile che il rintocco delle campane di bronzo. E mai una voce umana si approssima per pronunciare una dolce parola e l’occhio che scruta attraverso gli sportelli e inesorabile e duro, e, dimenticati da tutti, noi imputridiamo e imputridiamo con l’anima e il corpo marciti. Così arrugginiamo la catena di ferro della Vita, avviliti e solitari, e alcuni rompono in maledizioni e altri piangono – ed altri ancora non si lasciano sfuggire il minimo lamento ; ma le eterne Leggi di Dio sono elementi e spezzano il cuore di pietra.

Ed ogni cuore umano che si spezza in un cortile o in una cella della prigione è simile a quel cofano spezzato che offerse ilproprio tesoro al Signore e riempì dell’aroma del più ricco nardo l’impuro tugurio del lebbroso. Ah ! beati coloro i cuori dei quali si possono spezzare e guadagnar la pace del perdono! Altrimenti come potrebbe l’uomo purificare la sua anima dal peccato? Dove, dunque, se non in un cuore infranto, potrebbe entrare il Cristo Signore’”? E l’uomo dalla gola rossa e gonfia, dagli occhi puri ed assorti, aspetta le mani sante che trasportarono il Ladro in Paradiso – perché il Signore non disprezza un cuore infranto e contrito. L’uomo paludato di rosso che interpreta la Legge gli concesse tre settimane di vita per mettere la sua anima in armonia con la sua anima, e per purificare dalla più piccola goccia di sangue la mano che aveva impugnato il coltello.

E con delle lagrime di sangue egli purificò la sua mano, la mano che brandì l’acciaio ; perché solamente il sangue può lavare il sangue e soltanto le lagrime possono guarire e la macchia vermiglia di Caino divenne il sigillo di Cristo candido come la neve. Nel carcere di Reading, accanto alla città, c’é una tomba d’infamia e vi giace un miserabile divorato da denti di fiamma – in un sudario ardente egli giace e la sua tomba non ha nome.

E là, fino al giorno in cui Cristo chiamerà i morti al Giudizio, egli riposa in pace; non c’é nessun bisogno di piangere e di sospirare: egli aveva ucciso colei che amava ; e per questo ha dovuto morire. Ma ognuno uccide la cosa che ama; lo sappiano tutti; gli uni uccidono con uno sguardo di odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, l’eroe con una spada!

Giugno 15, 2009

Spirito di emulazione – UPDATED

fatTra 45 minuti sarò sulla bilancia del Sergente Hartman, che poi mi metterà in mano un arnese che misurerà senza pietà e compassione la mia massa grassa. Non vado in palestra da 48 ore, ieri era domenica e la palestra era chiusa. Ciò significa che non avrò perso i 10 chili che farebbero in modo che l’aguzzino non mi umili di fronte allo specchio.

E sarò costretto a ridergli in faccia come sempre mi succede quando si scandalizza se perdo “solo” 200 grammi al giorno. Questa settimana è qualla della verifica, cioè dovrò verificare se ogni giorno riuscirò a metter piede nel girone dei golosi e squagliare quanto più grasso possibile.

I will.

L’obiettivo è almeno perdere altri due chili. E continuare a pompare un po’ di muscoli, visto che ho il fisico di una vecchina di ottant’anni. Devo seguire le orme sane di una persona che passo dopo passo e con sacrificio si mette in forma, non di un’ennesima Kate Moss che mangia un filo di lattuga, tredici martini e una striscia di polvere bianca dopo i pasti per restare in forma (forma di un filo per cucire).

Sono molto felice. Quest’anno farò tre campi (lupi/esploratori, rovermoot e cfq) e con le mie atlantidee si è creato un rapporto bellissimo. Voglio un bene dell’anima a quelle ragazze che mi rendono orgogliosissimo di loro. E mi diverto un sacco in sezione…ora c’è perfino un altro lupetto che, a detta della madre:

  • vuole diventare come te, Dandy!
  • grasso?
  • ma no!
  • bellissimo!
  • Dandy, come te in tutto quanto: si sta facendo anche crescere i capelli per somigliarti!

Che responsabilità! Se sapesse quanto è stata lunga e difficoltosa la strada per diventare ciò che sono diventato e che ne sia valsa davvero la pena, ancora non sono persuaso del tutto.

Buon inizio settimana.

UPDATE: Sono appena tornato dalla palestra, la pesata consueta pre-allenamento ha sancito che ho perso un altro chilo nel week end, quindi in totale sono tre chili persi e pure la massa grassa sta riducendosi! Nonostante ciò il Sergente Hartman mi tratta come un tossicodipendente che sniffa sale, si spara grassi e carboidrati in vena e venderebbe un rene per una kinder delice. Mah, e meno male che son dimagrito, sennò mi fustigava legato alla chest press!

Giugno 14, 2009

Prima settimana

Sono passati sei giorni da quando armato di forza, coraggio e ciabattine anti-funghi, mi sono presentato in palestra, ho pagato la prima quota e mi sono messo nelle mani di colui che voglio chiamare il Sergente Hartman:

Ogni giorno, due ore al giorno mi presento nel girone degli ingordi e mi do da fare come poche volte nella mia vita. Ho perso già 2 chili e ne vado fierissimo. Credo che per quanto mangio, una modella balcanica mi faccia un baffo, non mangio nulla che contenga sale, glutine, glucosio, proteine, carboidrati e fibre, non mangio nulla che sia solido, liquido, gassoso o evanescente e nulla che riesca a proiettare un’ombra. Insomma perdo peso, non mangio un cazzo e il mio umore farebbe sembrare Vittorio Sgarbi una docilissima Antonella Clerici.

Evvai così.

Ma poi in realtà seguo una dieta abbastanza bilanciata, mangio davvero poco ma regolarmente e quattro volte al giorno. La gente comincia a vedermi più in forma e si premura di dirmi di “non esagerare” … Sti cojoni! Prima mi chiedono il perché della lievitazione del mio stomaco, giorno dopo giorno mi domandano quanti chili sono ingrassato, ancora un po’ e mi pagano per vestirmi di rosso e animare feste di compleanno al tormentone di “Mea besugo! Ti spacco la faccia!” e ora si preoccupano del fatto che perda sti cavolo di quindici chili in più (anzi, ormai sono tredici, tiè!) e non possano più dire di conoscere Cicciabomba-Cannoniere. Ma vaffa! 

Giugno 13, 2009

La legge della giungla

Scandalo! Al fuoco! Al fuoco!

Due link (un collegamento) su Facebook a due  articoli di questo blog ( “ciarpame senza pudore” e “cazzi grossi, cassi suoi, cazzi nostri”) fanno infuriare la polemica.  Perché? Nessuno s’è fermato a leggere davvero ciò che ho scritto, ma hanno visto il pisello di Fabrizio Corona ed ecco che hanno tutti dato il meglio di loro: colpetti di tosse, gomitatine, conversazioni a  mezza voce e compagnia bella, perché la regola “si fa ma non si dice” è una legge della giungla e va rispettata sempre sempre sempre. Sopratutto quando qualcuno ti regala un succulento pettegolezzo su cui ci puoi ricamare sopra per giorni interi. Quella foto, che ha catturato e continua a catturare persone che poi si ritrovano a leggere una cosa molto seria. Quella foto, peraltro, è una foto che è stata pubblicata su un settimanale nazionale, e ha fatto il giro di internet, non è che era una cosa mia privata.

Non ho avuto fin’ora la fortuna di incontrare persone virtuose, che possono insegnarmi qualche valore che mi sono perso per strada. Anzi….

Odio l’ipocrisia.

Giugno 10, 2009

Tanta tecnologia per un peto

Archiviato in: teatro — Andrea Ibba Monni @ 6:32 am
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Mi hanno detto che “il teatro è qualcosa che non esiste” ….

L’ultima volta che sono andato in quel teatro ho visto le Lucidosottile e una delle prime battute, quella che più mi ha colpito, è stata “Cosa vorranno vedere? Cosa vorranno capire” che una delle protagoniste dice riferendosi al pubblico in sala. Ieri ho visto uno spettacolo a teatro, ma non ne voglio parlare, perché per la prima volta non riuscirei a parlarne bene, nonostante sia stato uno spettacolo con due amici interpreti e con un regista che rispetto tantissimo. Non mi ha lasciato niente, non mi ha dato quasi niente.

37271_3Ero lì con le migliori intenzioni, giuro, ma nulla da fare. Non ho fatto caso al foyer del teatro gremito di attorucoli, attricette o aspiranti tali, con qualche rara eccezione di Artisti veri, tutti (tutti) lì a vedere uno spettacolo da criticare a prescindere. E’ un ambiente che fa schifo, quello del teatro cagliaritano, è penoso pensare che qualcuno che dovrebbe capire il lavoro che fai (perché lo fa anche lui) non lo rispetta. E’ vergognoso.

Ma lo spettacolo non decolla. Tutto bellissimo, ma manca la cazzimma, manca il carisma, manca qualcosa di vero. E manca come l’aria. Ce n’era bisogno sul serio.

S’è sbagliato stavolta?

E poi ormai il teatro è come una multisala cinematografica: la gente fa quel cazzo che vuole, senza ritegno o uno straccio di cura verso il prossimo.

Avrei fatto meglio a stare a casa mia.

….Mi hanno detto che “il teatro è qualcosa che non esiste” : cazzate, esiste. Esiste talmente tanto che quando non c’è te ne accorgi.

Giugno 8, 2009

Day 1 (in Pillole)

Archiviato in: non classificato — Andrea Ibba Monni @ 8:43 pm
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spartaSveglia presto dopo il minicampo = stanco
Iscritto in palestra:

  1. peso 98 virgola qualcosa
  2. massa grassa 26 virgola qualcosa
  3. istruttore militaresco (meglio)
  4. un’ora e mezza di allenamento
  5. anche domani, ora e per sempre (spero)

Sto per uscire, si va in spiaggia a  bere e ballare. Ho un senso strano addosso, ho rismesso di fumare perché mi stava di nuovo prendendo il vizio. Cattura lo stronzo.

Mi sento strano.

Helianthus annuus

girasole0ie2krMi hanno conferito il nome di totem, cioè il nome con il quale mi si conoscerà nel mondo scout e non solo. Da me, me ne sono conferito tanti nel corso della mia vita, cercando di trovare sempre qualcosa di originale e di sorprendente. Sono stato Rusty Shayne, Andrasko, Dandyboy (e lo sono ancora e lo sarò per sempre) ma stavolta è diverso, perché un gruppo di persone (precisamente le ragazze del Quadrato Atlantis di cui ho la fortuna di essere il Capo) e gli adulti della sezione, hanno voluto scegliere un nome per me, che rispecchiasse come loro mi vedono. Hanno scelto

Girasole Seducente

nonostante fossero indecisi su (Girasole Sorprendente e animali di vario tipo quali lontre, donnole e marmotte).

Ne sono molto onorato. Felice, davvero.

Stiamo lavorando bene insieme, la strada è lunga e ci regala sempre grandi soddisfazioni nonostante il sacrificio sia tanto. Ma è la vita: non si dà mai niente per niente.

E ci stiamo davvero impegnando tanto.

Buon Vento.

Giugno 6, 2009

Io ci voglio credere

noemiNon sarebbe possibile che un Presidente del Consiglio spergiuri sui propri figli. Sarebbe alquanto malato se un ulrasettantenne “frequentasse delle minorenni” e che quest’ultime siano diposte a stargli dietro solo per fare successo.

Che succede?

Vivo in un totale momento di confusione. Non mi era mai successo di essere così tanto stravolto. Ieri per caso ho visto un pezzetto della puntata di Matrix in cui Silvio Berlusconi diceva la sua su Noemi Letizia, sulle gaffes fatte in giro per il mondo e sui “complotti della sinistra”. E se Alessio Vinci gli chiedeva se mettesse in discussione l’autorevolezza dell’Istituzione e la dignità dell’Italia con le sue cazzate, Berlusconi rispondeva geniale e brillante di no, argomentando impeccabilmente e non perdendo un colpo. Pareva “Frost/Nixon”.

Nessuno sputtanamento.

Tutt’apposto a parte la sinistra complottistica e invidiosa della sua popolarità.  Hanno mandato in onda un filmato in cui per oltre due minuti si vedeva solo la folla che acclamava il leader del PDL. E lì ho sentito un brivido lungo la schiena, perché se è vero che fino a quel momento il conduttore del programma era incalzante e poco accondiscendente, tanto da castrare gli applausi al premier invocando la par condicio, mi è sembrato viscido mandare in onda quel filmato. Oppure no. Oppure ha ragione lui, la gente lo ama e lo adora e le sinistre sono invidiose e livide di rabbia per questo piccolo grande uomo che venderebbe il ghiaccio al Polo Nord e che sta cercando di portare avanti il cambiamento italiano.

Non ci sto capendo più nulla. In giro si sente solo parlar male di lui e nessuno l’ha votato (ma alle elezioni ha avuto un successo clamoroso), lui continua a proclamarsi più amato della Cuccarini e io credo davvero che il caso di Noemi Letizia e delle minorenni sia una prova del fatto che c’è realmente qualcuno che cerca di ostacolare il percorso di quest’uomo.S’è detto tutto e il contrario di tutto a spese di una ragazza che è diventata ingiustamente la puttana d’Italia.

Silvio Berlusconi è un politico che non mi rappresenta e credo non mi rappresenterà mai. Così come tantissimi altri. E mi fa più incazzare il fatto che non ci sia una politica di opposizione che questo ultrasettantenne che fa lo spiritoso con le ragazze, fa cucù ad Angela Merkel o lo stronzetto con Obama.

Vorrei tanto crederci. Vorrei credere che è un santo, vorrei credere che è satana. Vorrei avere le certezze che sembrano avere tutti quanti, perché altrimenti cosa li spingerebbe a parlare e discutere solo sull’affaire di Noemi, il suo fidanzato e sua zia in carriola? Voglio credere che siamo talmente avanti che non ci serve altro.

Aveva ragione la Fallaci: ognuno si coltiva il proprio orticello e tutto il resto se ne va a puttane.

Giugno 4, 2009

Senza titolo

yNon ho ancora capito come utilizzare Twitter e perchè i pigolii altrui non arrivano nella mia home page, e dire che di uccelli dovrei saperne. Eppure sebbene non mi importi di Demi e Ashton o delle vacanze di Linsday Lohan o del culo nudo di Lenny Kraviz, vorrei usare twitter. Perchè? Boh.

Non ho ancora capito l’utilità di “rapitore seriale” e la moda dilagante e sgrammaticata di “quanto ne sai bene di….”, ossia i test fatti da qualcuno che decide di sottoporre agli “amici” Facebook. Conosco chi ha litigato per un risultato deludente. Ovviamente ho fatto anche io il test su me stesso. Yawn.

Ho da fare un sacco di spettacoli entro la fine dell’anno, non ho mai avuto così tanti impegni come quelli che mi stanno aspettando al varco di settembre. Saranno tre mesi di fuoco gli ultimi mesi del 2009. E devo già da ora farmi un promemoria di tutto, perché tutto deve filare liscio.

Ho una voglia matta di mare tutti i giorni. Credo farò come nell’estate del 2002: ginnastica la mattina e mare fino a sera per avere dopo tre mesi 30 chili in meno e un’abbronzatura da urlo. Questa volta di chili ne devo perdere 15 o al massimo 20. Cazzo.

Sto vedendo con Ga’ la seconda serie di Skins e tra poco cominceremo My name is Earl. Tutto ciò aspettando di fare una full immersion in occasione della quinta serie di Lost.

15 Luglio 2009: Harry Potter e il Principe Mezzosangue. Non vedo l’ora.

Sono le 7:09, ora finirò la mia colazione e poi comincerò questo busy busy thursday.

Giugno 3, 2009

Pillole: Viscere

Archiviato in: recensioni — Andrea Ibba Monni @ 7:22 am
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Riassunto della puntata precedente

  • Sono andato al cinema con Marco e Silvia che hanno soprannomi fruttati.
  • Lars Von Trier è un maghetto del cinema che fa il matrimonio coi fichi secchi ma lo fa da dio.
  • Antichrist “è una roba incredibile” per rubare la frase preferita di mia cognata.
  • “Dogville”, “Dancer in the dark” e “Idioti” idem.
  • La gente ha reazioni bizzarre se è messa di fronte all’Arte senza filtri ipocriti.
  • C’era Zappareddu in Sardegna che ci stava dentro di brutto come Trier.

Giugno 2, 2009

Viscere

lvt

Quest’uomo, è un danese di 53 anni, si chiama Lars Von Trier ed è una di quelle anime tormentate che rendono grande l’Arte. Scava l’anima. Negli “Idioti”, senza paura affrontava il tema della demenza in tutte le sue sfaccettature, facendo una poesia unica in un film che è stato anche titolo omonimo di un mio spettacolo. “Dancer in the dark” è un musical in cui lui ha preso Bjork, ci ha fatto delle litigate tremende e l’ha fatta diventare un’interprete enorme e toccante. In “Dogville” ha chiuso Nicole Kidman e un cast strepitoso in un teatro disegnando le scene col gesso, perchè tanto bastava quello: un buon cast e il gesso per tracciare le scene. Un poeta d’altri livelli insomma.

Ieri sono andato al cinema con Ga’, Banana e Bananina (si, sono una coppia, Marco e Silvia, chiamati così dagli amici, non ci posso fare nulla) e abbiamo visto “Antichrist”, l’ultima fatica di Lars Von Trier, film che a Cannes ha fatto molto discutere, premiando Charlotte Gainsbourg come miglior attrice. Il film, manco a dirlo, era uno Spettacolo, ma il pubblico ha fatto l’altro spettacolo, perchè il regista è riuscito a trasformare la sala in un teatro in cui il pubblico si è sentito parte attiva dello show. Giocando con immagini e tematiche molto vicine alla gente (la morte, il cazzo, la figa,  il cazzo nella figa, la natura sempre in primo piano) è riuscito a rendere scomoda quella poltroncina del Warner Village che certe volte ha cullato i miei sogni di spettatore annoiato.

gggLa gente era rumorosa, molesta perché molestata, ma attratta e turbata. E cosa c’è di meglio che turbare e attrarre un pubblico che si aspettava di vedere un film horror? Metà pubblico ha abbandonato la sala durante la proiezione, la metà che è rimasta era indignata dal fatto che c’era chi usciva e io prendevo nota del fatto che, come sempre, la gente ha paura dell’onestà artistica, di vedersi riflessa su un palcoscenico o nello schermo del cinema. All’inizio nella scena della doccia, il regista ha ripreso in primo piano la penetrazione, quasi a dire “qui si fa sul serio, si, stanno scopando”. Ed è sempre sulle viscere che ha fatto muovere la bravissima Charlotte Gainsbourg e il grande Willem Dafoe, immergendoli prima in un quotidiano pericoloso, poi nel selvaggio del diavolo. Primo piano dell’auto infibulazione, della masturbazione sanguigna, della carne viva e martoriata degli animali, della tortura, perché non ci sono alibi per nessuno: o si fa sul serio oppure meglio cambiare mestiere (sia per chi il film l’ha fatto che per chi l’ha visto).

Un pugno nello stomaco. Davvero. Di film così sinceri ce ne sono pochi

Ho lavorato con un artista simile a Lars Von Trier, uno che litiga tremendamente con gli attori ma li fa diventare enormi, uno che gioca (e gioca davvero con rispetto) con queste tematiche “vere” e fa scappare metà sala durante i suoi spettacoli, perché o lo ami o lo odi, non ci sono sfumature. Scuola danese anche lui, Odin Teatret, Pierfranco Zappareddu è una delle ultime voci in Sardegna di quell’Arte che chiama pane il pane e vino il vino. Bella esperienza lavorarci e rubare tutto ciò che c’era da rubare. Un percorso formativo di un paio d’anni, cinque spettacoli e tanti bei ricordi. Una vita fa, un secolo fa, altra storia.

Ma questa è la mia noiosa vita, non un film.

Giugno 1, 2009

Frasi da calendario: Maggio 2009

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Accozzi: “Per fare il notaio ci vogliono dieci santi in paradisi” Karen Walker e la vita

Scelte di vita: “Io voglio diventare trans” Marco Banana prende delle decisioni

Constatazioni: “Checco è sporco sulla punta”, Wallace si riferiva a un’altra cosa, ma il doppio senso era triplo

Giochi: “Ci sarmo divisi un sacco giocando a nascondino!” volevi dire “divertiti” Silvia Baloobananina?

Idee chiare: “La pena di morte era la morte” Camilla non ha ancora imparato la parte

Salilla!: “Anche perché Murtas si merita Angelina Jolie” disse Manuela in un attimo di follia

Sardità: “Pesha!” e il pastore che è in Pasticcio Murtas si fece avanti

La migliore: “Ah, è un culo! pensavo fosse una mia foto!” Silvia Baloobananina si dà la zappa sui piedi

Maggio 29, 2009

Chicchirichì!

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rihanna-cock

Maggio 26, 2009

Hanno detto

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La serenità deriva dalla capacità di essere in pace con se stessi. Il fare del nostro meglio non ci regala certo la felicità. In compenso ci dona l’armonia. Come si può essere sereni? Dedicandosi agli altri, cercando di non dipendere dal potere, dedicandoci ai valori reali della vita.

Rita Levi Montalcini

rlm

Maggio 22, 2009

Pillole

Archiviato in: non classificato — Andrea Ibba Monni @ 5:10 pm
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pillsPer la serie “Ne sentivamo proprio la mancanza“, quando avrò un attimo libero da dedicare al blog, le cose che scriverò verranno accompagnate da una versione light, corta, low fat, senza calorie e coloranti aggiunti.

Qualcosa tipo “veniamo incontro alle capacità mentali di chi non ha voglia di leggere un botto”.

Dal momento che a gran voce la gente mi dice cose tipo: “Scrivi davvero bene e vorrei tanto leggerti sempre, ma scrivi troppo e non ho mai il tempo”, che suona tanto come un “hai rotto il cazzo”, togliamo la scusa della lunghezza e ogni post sarà accompagnato dalla versione breve:

PILLOLE.

Tiè.

Maggio 21, 2009

Londra 12-19 maggio 2009

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19 maggio 2009, mezzanotte passata all’aeroporto di Luton, tra sei ore circa aprirà il check-in del volo EsayJet per Cagliari Elmas e non so ancora se seguire l’esempio di Ga’ e dormire, oppure vivere questa notte qui in maniera bizzarra. Non so come, ma “bizzarra” è sicuramente l’aggettivo giusto per la notte che mi si prospetta davanti. Tutto avrei immaginato, ma non che Ga’ si mettesse a dormire come un sasso questa notte. Beato lui.

Per i motivi che spiegherò, se fossi inglese sarei un ventiseienne grassissimo e molto superficiale,  destinato ad avere problemi di deambulazione per via della mole corporea e problemi al fegato per via dell’alcol e del junk food a valanga, forse. Oppure sarei una persona esattamente come sono, cioè un lottatore: perenne lotta con la bilancia e perenne lotta tra eclettismo e superficialità culturale. Ma sono sardo, anzi italiano o comunque entrambe le cose e ho passato una settimana bellissima a Londra con la mia dolce metà da quasi due anni, per festeggiare i trent’anni della mia carissima amica Lara. Grazie al cielo non sono inglese, perché potrei essere un ciccione superficiale. Oppure un teatrante pieno di stimoli? Un attore famoso? Meglio non pensarci troppo.

Questa settimana Pret-A-Manger, Gregg’s, Caffè Nero, Starbucks, Carluccio’s, Paul’s, WHSmith, Bar&Grill and so on mi hanno sfidato a duello con la loro presenza costante e la pressione fortissima sulla mia fame. Hanno vinto of course, la pressione psicologica si è ben incontrata con la volontà di non negarmi nulla di nulla e di straviziare chiunque fosse nel mio raggio d’azione CIBOCIBOCIBOCIBOCIBOCIBOCIBOCIBOCIBOCIBOCIBOCIBOCIBOCIBOCIBOCIBOCIBCIBCIBCIBOCIBCIBOCIBOCIBOCIBCIBOCIBOCIBCIBO A Londra non manca il cibo, il cibo è dappertutto, il cibo è troppo, il cibo è da vomitare i succhi gastrici. ENOUGH OF THAT!

Non so quanto abbiamo mangiato e camminato, ma abbiamo di sicuro sostenuto e perpetrato la cultura occidentale consumistica in tutto e per tutto.

  • Abbiamo sfruttato la Oyster Card ogni giorno e più volte al giorno, facendo della Tube la nostra migliore amica (abbonamento weekly), abbiamo svaligiato H&M tra scarpe, camicie, orpelli di ogni genrere, forma, dimensione e colore.
  • Abbiamo visto tutto ciò che c’era da verdere, perfino Greenwich e Chelsea e un’infinità di musei: arte fruibile per tutti quanti, musei pieni di ragazzi e bambini, un esempio di civiltà pazzesca.
  • Abbiamo calpestato ogni centimetro di Soho sino a finire nella toilette pubblica dove pare sia d’obbligo la messa in mostra del pisello.
  • Abbiamo alloggiato in un monolocale convenientissimo in rapporto alla qualità del posto e alla sua ubicazione (tra la zona 1 e la zona 2 a tre minuti dalla fermata della tube station).
  • Siamo stati perfino al binario 9 e ¾ in cui molte volte ho visto Harry Potter prendere il treno per la scuola di Hogwards.
  • Abbiamo cenato a Covent Garden e nei migliori ristorantini del centro, Soho e Carnaby Street e festeggiato Lara nell’esclusivo Prohibition nel quartiere della City e poi nella discoteca da urlo Ruby Blue (quella di fronte al cinema Odissea in cui ci sono le più importanti premieres del cinema occidentale per intenderci).
  • Ho visto Ga’ e la sua espressione impagabile quando ha aperto gli occhi per la prima volta su Piccadilly Circus e Backingham Palace (perché l’ho costretto a chiuderli prima di arrivare così da avere una visione a impatto dei due simboli della città) ed era felice e io ero felice.
  • Ho rivisto David T, il ragazzo che mi ha aiutato e sostenuto quando in erasmus avevo l’ambizione di recitare in inglese con una compagnia inglese e ci sono riuscito, arrivando perfino a esserne regista. David è stato un amico e per me è insieme a Lara, Claudia e Laura il simbolo umano del mio erasmus. Ed è arrivato da Wimbledon per salutarmi e raccontarci la vita dopo cinque anni, bere insieme e scatenarci in discoteca come ai vecchi tempi.

Londra è più bella, la gente meno alienata e frustata, tutto pare più bello e pulito: un po’ come tornare a casa e con piacere scopri che qualcuno ne ha avuto cura per te. Ho vissuto in Inghilterra per un anno e Londra non mi è mai sembrata così bella. Forse l’ho vista con altri occhi stavolta.

La vita è meravigliosa, perché quando sei in credito di felicità, salda sempre il debito in un modo o nell’altro. Non parlo solo del viaggio, parlo in generale del fatto che ho trovato la strada giusta e ogni giorno di più me ne rendo conto. E devo tutto al mio passato fatto di sofferenza e di incontri, di gavetta e di umiltà, un passato con cui faccio i conti serenamente, con gioia e tenerezza. Sperando di avere tutta la vita davanti ancora.

QUI TUTTE LE FOTO DI LONDRA CHE PIANO PIANO INSERIRO’

E il prossimo viaggio è già in fase di programmazione.

Maggio 12, 2009

Dandy goes to London

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Un viaggio a Londra.

Due innamorati che esplorano il mondo.

Tre mega discoteche in cui ballare.

Quattro giorni di festeggiamenti per il compleanno di Spisulin.

Cinque anni di amicizia coronati dall’ennesima reunion.

Sette giorni di follia.

Vacanza. Una vera vacanza, una rilassante vacanza. Una bellissima vacanza. Ci vediamo tra una settimana. Un abbraccio a chi mi vuole bene, un saluto a chi passa di qui senza conoscermi, un’alzata di spalle a chi passa di qui proprio perché mi conosce e non mi vuole bene. Goodbye!

Maggio 10, 2009

BARATTO 2009: ready to go

Requiem Natura, cerca il proprio pene tra le gambe, e non lo trova, tra i peli ricci e tendenti al castano, sono agganciate minuscole radici verdognole, l’odore del rosmarino, ma l’aspetto di una pianta carnivora che si è rinchiusa sul suo membro

link: REQUIEM NATURA

Summary / rn Main Menù:

  1. whirl wind maze
  2. carro di nerthus
  3. stupro#
  4. elements
  5. arpa de abel
  6. endless [way to Giudecca]

Spettri d’Acque Profonde, un viaggio mentale… spettri un paragone appropriato, spettri d’acque profonde, anzi, profondissime, dove non riconosci più il fresco scorrere delle impressione dal gelido lago dell’incoscienza.

link: Spettri d’Acque Profonde


Baratto Teatrale. www.ilbaratto.wordpress.com

Maggio 8, 2009

Ciarpame senza pudore

corona-nudo-1“Mi domando in che paese viviamo, come sia possibile accettare un metodo politico come quello che si è cercato di utilizzare per la composizione delle liste elettorali. In Italia la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti. Mio marito insegue lo spirito di Napoleone, non di un dittatore. Il vero pericolo è che in questo Paese la dittatura arrivi dopo di lui, se muore la politica come temo stia succedendo”.

Veronia Lario Berlusconi

brindaconpapixfactor

Fabrizio Corona saluta l’Italia, anzi l’italietta, come l’italietta merita di essere salutata. Nella mano destra un dito medio che si alza a suggerire che si infilerà laggiù, dando sollazzo e fastidio a seconda dei momenti, e nella mano destra sinistra un membro abbronzato e due testicoli pronti per l’uso. E’ quello che ci aspetta, è quello che ci meritiamo.

L’unico pregio della puntata di Annozero di ieri è stata sentire le parole di Veronica Lario Berlusconi, che a tratti lascia da parte la sua vicenda personale e lancia un monito da Cassandra. Le parole sono quelle soprascritte, interpretate da una Monica Guerritore che si sente inspiegabilmente un’Antigone nel suo monologo finale. Una trasmissione snervante come il Tg4 di Emilio Fede, perché quando non c’è contraddittorio e il padrone di casa è fazioso, non è stimolante seguire la sequela di parole di chi la pensa in maniera estrema da una parte all’altra.

Questa non è politica, è l’opposto della politica. E parlo di Berlusconi che ne spara a raffica e lancia il berlusconismo,  così come  mi riferisco alla politica dell’opposizione che si basa sull’antiberlusconismo. Una buffonata da entrambe le parti. E nessuno fa nulla, perché c’è fame di gossip, di cazzi altrui ed è fantastico che si unisca il pettegolezzo al mondo ancora inesplorato della politica: si sublima il bisogno ancestrale di cazzi altrui. E ce ne freghiamo abbondantemente del fatto che dovremo interessarci a dove stiamo andando. La tanto scandalosa lista elettorale del PDL alle europee che doveva comprendere puttanelle e presunte tali, in realtà mette in politica direttamente dalla tv solo Barbara Matera e Iva Zanicchi, i cui scheletri nell’armadio sono rispettivamente una parte nel polpettone Incantesimo e l’ultima canzone al Festival di Sanremo (Ti voglio senza amore, ma dammi tutto il resto. Fai quello che ti piace, però non finire presto…). E quindi? Voglio sperare che non siamo arrivati a fare politica rinfacciando queste cose. Dove sono i dibattiti pubblici? Dove sono i programmi? Dov’è la democrazia?

Ci infiammiamo tanto per _bigspilla-obamaMister President Barak Obama vedendo anche per l’Italia la svolta (ma perchè?) e versiamo lacrime da coccodrillo sul com’è la  politica e come dovrebbe essere, e poi chi se ne frega.

Ma si, l’America è lontana quando ci fa comodo e gli americani sono tanto simpatici a volte, Angelina e Brad adottano un paio di cambogiani, Madonna dà 500 mila dollari al sindaco abruzzese che glieli chiede, ma tutto qui. Il resto è roba nostra, perchè l’unica cosa che pare essere utile da conoscere del mondo politico e il cugino, lo zio, l’amico, l’amico del cugino o l’amico dello zio (meglio ancora entrambi) che ci dia una mano, una spinta, un pizzino di raccomandazione.

io-faccio-un-favore-a-te-e-tu-fai-un-favore-a-me

Il resto è noia. Troppo difficile. Ma lamentiamoci della crisi economica, delle pensioni, della mancanza di lavoro, del treno in ritardo, delle buche nelle strade, del costo della sanità pubblica o della carenza dell’istituzione scolastica.

Come? Tra di noi, mentre scorre la pubblicità del nostro programma tv preferito:

I CAZZI ALTRUI.


Maggio 6, 2009

Cazzi grossi, Cazzi suoi, Cazzi nostri

big_silvioberlusconinoemiletiziae21moiraorfei

No, mi fa tremnendamente incazzare quando scopro che le persone organizzano le cose senza di me. Uffa, mancavo solo io.  CLICCANDO QUI ho scoperto che praticamente ero l’unico a non esserci! Ma forse non ci sarei andato mai….

corona-nudo-31Scherzi a parte, mi fa ribrezzo l’interesse morboso che l’italietta piccina piccina mostra sempre per i cazzi altrui. Silvio Berlusconi e Veronica Lario stanno divorziando, hanno dei figli in comune e dei nipotini.

E si stanno lasciando.

E sono persone.

E sticazzi?

La satira va sempre bene, ma a me sapere quante ville si beccherà la signora e quante veline si sbumbazzerà il premier non interessa.

Perché agli altri si?

Perchè non si mostra lo stesso interesse quando c’è da valutare le azioni di governo e le scelte politiche del paese? Perchè non si parla delle politiche sociali e del lavoro precario?

Chi se ne frega se Fabrizio Corona e Belen Rodriguez facevano il bagno nudi? Mi viene da dire “bravi, fare il bagno nudi è meraviglioso”, ma poi c’è la vita vera, c’è  l’omofobia da combattere, le case da ricostruire in Irpinia e in Abruzzo, c’è la questione dell’immigrazione clandestina, della mafia e della camorra.

Ci siamo abituati o non ce ne frega davvero nulla?

Siamo assuefatti e indifferenti ai problemi concreti o riteniamo solo che il cazzo di Corona e le tette di Belen siano la nostra priorità?

Nulla è come sembra

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Può capitare di svegliarsi un giorno e scoprire che l’infanzia è finita. O forse non è mai esistita.


Maggio 5, 2009

Mezzi uomini spazzatura: storie di gay, prostituzione, morte e rinascita

Quando una persona ha delle certezze, molto raramente ha il privilegio che siano salde e inconfutabili per sempre. La stessa cosa succede sempre a me. La mia unica certezza è mio fratello, e tra l’altro me lo sono scelto io.

Fatto: ho giocato e mi sono scottato.

Ingredienti: io, la mia amica Talpa, la comunità gay di Cagliari.

Esito: indignazione, senso di schifo.

littleredIo e la mia amica Talpa parliamo tanto da sempre e di tutto. Lui è un giovane brillante, molto maturo che da tempo ha una relazione stabile con un altro ragazzo. Insieme si sono tirati fuori dalla comunità gay di Cagliari, fatta di discoteca gay (la più conosciuta di Cagliari) e di vita chat (sinonimo di realtà per molti). È stato il mio informatore su vita, morte e miracoli di tutti quanti ma non credevo a una sola parola di ciò che mi diceva quando mi raccontava cosa è stato vivere dentro quella realtà e tirarsene fuori, pensavo che non potesse esistere un mondo del genere dove il bianco e il nero appaiono l’uno col colore dell’altro e anche sotto forma di altri colori. Cosi decidemmo insieme di inserirmi nella vita di chat, anche perché di andare in una discoteca ghettizzante e ghettizzata non ne ho né intenzione, né voglia, né soldi. Ho chiacchierato ore in quella chat, ho conosciuto una decina di persone di quel posto e tutto filava dritto: si rideva, si scherzava, si parlava, si cazzeggiava. Ho coltivato anche un’amicizia e svariate conoscenze interessanti, stavo bene la maggior parte delle volte e la Talpa continuava a dirmi “Attento, le cose non sono come sembrano”. Ma io no, io continuavo, volevo confutare le sue asserzioni, volevo amici nuovi, contavo su persone che in quanto omosessuali in una città provinciale come Cagliari, sicuramente sono speciali, sicuramente sono maturi, corazzati, hanno sofferto tanto per la loro natura “diversa ma uguale”. Quando si parlava degli altri-della-chat o gli altri-della-disco le facce si facevano serie, rabbiose, timorose, come quelle della Talpa. E questo mi faceva pensare: in tre mesi ho ricevuto più avvisi io di “stai attento a quello la…” che cappuccetto rosso. Non era possibile, concepibile. Fino a quando sono uscite fuori cose pazzesche come quello che controlla tutto e tutti con azioni illegali di violazione della privacy gravissime; il mio amico che avrebbe pagato un minorenne per fare sesso; quell’altro che dichiara in discoteca di aver fatto sesso con un fidanzato e per questo viene minacciato, isolato, ghettizzato nel ghetto; tradimenti, liti, minacce, violenze….tutto il mondo è paese. Si, un omofobo ne avrebbe ben donde, ma non serve un fautore di ingiustizie e pregiudizi quando il discriminato si discrimina da solo. Si torna sempre al solito orticello che si cerca di picchettare, coltivare a discapito altrui. Ognuno pensa per se, ognuno ha da conquistarsi la fama (ma quale fama?) facendo piangere sangue agli altri. Ho visto gente disperarsi, gente minacciare, gente promettere morte…ho visto che i pregiudizi nascono la, dove dovrebbero combattersi. Ho avuto paura quando improvvisamente i miei fatti personali sono stati discussi i chat, quando ricevo (tuttora) telefonate anonime minatorie per i troppi no detti rifiutando sesso o pettegolezzi.

Questo articolo che ri-pubblico nel mio blog, modificato nella sintassi, non sapevo cosa mi avrebbe portato. No, non sono Oriana Fallaci e le “fatwa” degli “Imam” omosessuali di Cagliari non mi fanno paura, non credo che possa rischiare la vita. Non temo le minacce dei mezzi uomini spazzatura, tanto meno temo loro nonostante venga loro permesso di fare il buono e il cattivo tempo nel loro minimondo, molte cose scritte e dette da queste persone non meritano risposta. Ho imparato a rispondere solo alla mia coscienza perchè nel bene o nel male la gente può inventarsi e dire qualsiasi cosa. Mi coglie un dubbio: perchè queste persone se la prendono tanto per una cosa scritta su di un blog? Quale problema può recare? Io capisco se queste mie parole fossero lette da mezza Italia, ma un blog che ha neanche 10mila commenti in un anno e mezzo non farebbe tremare nessuno. Nel MIO blog, dalla MIA mente, attraverso le MIE mani del MIO computer scrivo quello che mi va. E’ come il-gioco-è-mio-e-tu-non-giochi…..guarda un po’! Una persona che esprime una sua opinione, sorpresa sorpresa, non lo fa sempre per guadagnarci qualcosa o vendicarsi di qualcosa e magari dice anche la verità: ho scritto quelle cose solo ed esclusivamente per dare voce a quelle persone che si sentono succubi.Avevo toccato la realtà, elemento sconosciuto a molti.

Come Pierpaolo. L’ho incontrato finalmente, non era neanche tanto lontano da me, più vicino di quanto pensassi. Ha insistito talmente tanto per vedermi che alla fine ho ceduto e ho deciso di mettere da parte i miei impegni e il mio rifiuto categorico per l’argomento di cui dovevamo parlare. Indossa dei capi d’abbigliamento anonimi, è di aspetto anonimo, a maggior ragione lo racconterò come un anonimo chiamandolo con il nome fittizio di Pierpaolo, perché come Pasolini cerca inconsapevolmente ma inconsciamente la morte nei ghetti degli omosessuali. Pierpaolo prende un caffè e si accende una sigaretta più lunga del normale, dice che cosi fuma di meno, mi guarda negli occhi e mi dice che qualcuno ha abusato di lui da piccolo. Punto. Nient’altro. Come esordio di una conversazione non è male, almeno è uno che passa subito al sodo. L’argomento è quello dei mezzi uomini spazzatura, prendo carta e penna, accendo il registratore e mentre lui chiede un altro caffè e una minerale e si accende un’altra lunga sigaretta comincio a fare domande.

Andrea Ibba Monni- Pierpaolo stiamo parlando di te e della tua omosessualità…

PIERPAOLO- No, stiamo parlando di tanti come me e della nostra omosessualità qua in Sardegna, e se ti ho detto che da piccolo mi hanno molestato sessualmente è per farti capire che la mia condizione di gay è quasi indotta, non innata. E molti hanno avuto la stessa mia esperienza. Intendiamoci: sono contento di essere quello che sono, ma capirai che è tutto molto diverso quando non riesci a superare un trauma perché l’unico ambiente che puoi frequentare ti risveglia continuamente questi incubi di ricatti morali e sessuali, di calunnie, minacce.

AIM- Parli di quella che io chiamai discoteca(ina) e quella che chiamai chatt(ina) sminuite non dal fatto strutturale in se ma da certe persone che le frequentano, le dominano?

P- Esattamente. Parlo di quella chat e di quella discoteca e delle persone che spadroneggiano la dentro perché cosi si sentono importanti ma non capiscono che in realtà la vita vera è un’altra, che in realtà le cose importanti sono altre e loro sono dei perdenti.

AIM- Io mi sono sempre incazzato contro chi sputa nel piatto dove mangia. Boicottate sia quella chat che quel locale, no? Che senso ha andare la a subire certe cose?

P- Questa considerazione è un po’ superficiale, pensa a chi non ha altre alternative. Pensa a chi vive l’essere gay sotto copertura, pensa a chi non l’ha detto a mamma e papà e magari neanche a nessun altro e vuole sentirsi libero di vivere per una sera, di ballare col suo ragazzo.

AIM- Ne convengo, la mia è un’accusa superficiale, ma io al posto vostro forse non cederei a questo genere di condizioni, considerando anche il fatto che ormai quella discoteca pullula di agenti in borghese pronti a scoperchiare il vaso di Pandora…

P- Si, ma io manco ci vado sempre. Comunque la maggior parte di quegli mezzi uomini spazzatura sono figli senza almeno uno dei genitori, con una fallita finta vita matrimoniale alle spalle, con figli lasciati allo sbando per seguire i figli degli altri. Da certe persone che non sanno cosa sia l’etica che ci si può aspettare se non cazzate su cazzate? falsità su falsità? abituati come sono a vivere nella merda non posso che dare merda e buttare fango sugli altri che invidiano. Mi fanno solo pena! Sai cosa dicono di te Andrea?

AIM- Ne dicono tante, lo so. Quando raccoglievo materiale in chat a gennaio-febbraio ho scritto di tutto la dentro e loro ci hanno ricamato su un bel po’. Cavoli loro, dicano ciò che vogliono: io mi posso guardare allo specchio, loro no. Come scrissi il primo Aprile “Non mi manca nulla, la mia sessualità ha poco a che fare con ciò che dico e su chi lo dico. Non ragiono col cazzo”.

P- Dicono che hai fatto sesso non so con quanti di loro e che ti sei fatto penetrare senza profilattico e altre precauzioni. Lo dicono sempre di chiunque gli vada contro.

AIM- Questa è nuova!

P- Ho visto gente che giurava di averti sodomizzato senza precauzioni. E ne andavano anche fieri, coglioni.

AIM- Andiamo oltre. Dimmi perché mi hai chiesto di incontrarmi.

P- Perché mi sono stufato, perché ci siamo stufati. C’è gente che in quella chat vuole andare per passare un po’ di tempo, chi vuole andare in quella discoteca per divertirsi. Invece no: bisogna per forza pagare il conto a quelli li. Che poi non sono tanti ma abbastanza pochi, solo che circuiscono gli altri. E quindi cacciano dalla chat chi vogliono, mandano via dalla discoteca chi vogliono con le minacce, ricattano, rubano, calunniano dicendo quello che hanno detto di te e di altri, mentono. Poi accusano gli altri di cose che fanno loro: dallo spaccio alla pedofilia alla prostituzione.

AIM- E vai alla polizia non da me.

P- Dalla polizia, carabinieri eccetera ci sono andato ma senza prove non fanno nulla. Per questo il locale è pieno di poliziotti in borghese e la chat pure è piena di infiltrati. Hanno le ore contate, ma qualcosa non torna. Penso che questi malati mentali stiano per farla grossa. Ma sono solo mie idee.

AIM- E io che ci posso fare? Mi sono tolto da quel pantano fatto di ignoranza e cattiveria da quando ho terminato il mio reportage…

P- Tu puoi scrivere ancora, raccontare queste cose, farle sapere a loro e a tutti quanti che non fanno paura a nessuno questi mafiosi falliti. Puoi scrivere a quei ragazzetti che frequentano la chat e la discoteca e dirgli di non avere paura e di non farsi mettere paura. Puoi dirgli di non subire senza lottare. Lo farai? Io ci sono passato, so cosa significa non vivere da gay dichiarato e dover andare li a conoscere altri gay come me, sperando di incontrare la persona giusta che mi faccia innamorare, ma ogni volta la storia si ripete in due varianti: o c’è chi ti si vuole solo scopare e basta, oppure incontri quello giusto ma gli altri fanno in modo di farti lasciare. È successo a tanti, è un ambiente chiuso, dove si fanno differenze di classe a livelli spaventosi, dove tutti ti sorridono ma poi ti ficcano coltelli alle spalle. Dove nel bagno o in mezzo alla pista trovi le stesse cose: gente che scopa, droga e merda. E la chat ancora peggio: spiati in ogni conversazione privata si è come succubi di una dittatura dove tutto ciò che scrivi viene passato al setaccio, le informazioni passate da persona a persona e ti uccidono socialmente.

Ho di nuovo la nausea. Chiedo a Pierpaolo di non parlarne più, ho abbastanza materiale e non ne voglio più sapere. Parliamo d’altro, parliamo di amore, parliamo di cos’è la vita, le ambizioni, i sogni. Ma non ascolto tanto, sono distratto da ciò che ho sentito, anzi risentito. Mi chiedo dove sia la soluzione e quali colpe abbia anche Pierpaolo che pur di sopravvivere nega i principi di vita avallando uno strapotere ingiusto, gratuito. Non so se farei ugualmente o se mi comporterei diversamente, so solo che Pierpaolo non è felice, ha gli occhi di Pasolini tristi e infelici di chi la notte vuole uscire a divertirsi e poi invece deve stare attento a non finire ammazzato in spiaggia. Credo che non possa mai accadere una cosa del genere qua (almeno me lo auguro) ma immagino che il sabato sera, quando varca la soglia di quel postaccio, abbia il passo di chi va alla guerra, non quello di chi per una sera vuole sentirsi libero di vivere per una sera, di ballare col suo ragazzo.

Sono passati tre anni circa da questo articolo che ebbe uno strepitoso e inaspettato successo a livello locale. La polizia si interessò molto del caso e ancora oggi mi protegge. Non è cambiato molto, ma almeno l’essenziale è mutato e abbiamo fatto passi avanti. Ma ancora c’è da fare. Tanto e mai abbastanza.

Maggio 4, 2009

Frasi da calendario: aprile 2009

APRILE 2009

Quinto Potere: “Si, l’ha detto Barbara D’Urso, è vero” Fagiolino

Le idee un po’ confuse: “Una Ferrari che sfreccia i cavalli” sempre Fagiolino

“A me piacciono anche quelli duri” Jack, anche?

Lobbies lavorative “Sono nel branco della medicina” Jack

Medicina: “Le malattie trasmittibili” Wallace che cazzo dici?

Porno1: “Sei senza barba, tutto scappellato!” Fly

Porno2: “Minca, sono una porca!” Fly pop porno

Modelli di vita: “Dandy voglio essere il tuo culo” Julia Mela quando ha saputo che puffo scout mi ha sculacciato

Dalla Germania da 30anni: “Sono serviti e riferiti” Karen Walker colpisce ancora

Lealtà: “Non mi voglio sfruttare a tuo vantaggio” Ga’

Ludicamente: “Prima ho fatto un’impastatura del gioco” Silvia Baloobananina

Scrivendo metà delle farsi di cui sopra sul calendario: “Oggi dovete farmi finire il dizionario! Il vocabolario! E vabbè ci siamo capiti” Io.

Maggio 3, 2009

Altro. Escape (separare i tag con le virgole)

Deve essere sempre tutto difficile, sennò pare che non vada bene.

Sette anni, di cui 2550 giorni passati a:

litiGare recriminareE accusare difenderepropaganda_mother1

offendere ferire uccidere Morire rInascere

distruggere costruire scopare ridere

PiangEre rompere correRe scappare

sucChiare avvelenare incHiodare scrivere lEggere

strappare caNtare incOllare tagliare stappare

Nascere fermare cucire castrare PUlire

Osservare reprimere pregare godere EStinguere

SEcernere REsuscitare soccombere

vomitare ubriacare TUTTO

sanguinare penetrare EASIER ricordare

ENOUGH OF THAT

Forse ho raggiunto il mio limite, e non ne posso davvero più. Forse non ne vale più la pena. Non lo so. Ho scoperto che sono altro, che la vita può essere altro, che l’amore può essere altro, che l’amicizia può essere altro. Io sono stanco di cose successe una vita fa, in cui la redenzione dei peccati non è mai stata ammessa, in cui l’amnistia è utopia e il coltello quando affonda affonda sempre più giù. Ma poi,    P E R C H E ‘ ? Che senso ha? Ci capisco sempre di meno.

The road to heaven, paved with good intentions

Aprile 30, 2009

Bucolico

Ormai sono un fattore. Due per tre? No, uno che ha una fattoria, o per lo meno un destino segnato. In una delle innumerevoli attività che io e le mie bellissime atlantidee facciamo col Quadrato Atlantis, ieri ho scoperto che il cerchio si chiude, il karma mosaico si compone, ed è un puzzle fatto di natura. Cacca, animali e erba.

pedro

Infatti ieri, spinto dalla voglia di far fare alle ragazze del lavoro vero, quello che sporca, sfianca e bagna, e spinto dal fatto0 che l’autofinanziamento è cosa buona e giusta, abbiamo fatto servizio di pulizia di un giardino. Che poi era una giungla. Che poi ho ucciso talmente tante lumache, che ho fatto pure servizio di disinfestazione (dico e preciso involontariamente, anche perché se avessi voluto ucciderle non l’avrei fatto a ginocchiate). Ci siamo divertiti, adoro quelle cinque piccole donne piene di garbo ma ognuna con il carattere giusto, la cazzimma necessaria per cominciare a farsi le ossa nella vita.

Inoltre……

Il giorno della mia festa a sorpresa (il 27 aprile, un giorno dopo il mio effetivo compleanno), mi è stato fatto un regalo particolare dai ragazzi del teatro. Mettendo la mano sull’enorme pacco ho sentito che sotto c’era una gabbia. Ho avuto paura. Ho pensato a un gatto, non so perché, forse perché la paura mi spingeva a tranquillizzarmi. Poi ho abbassato la testa e ho visto una mangiatoia con cibo. Non crocchette o latte o carne, ma bacche, semini. Ho creduto di morire. Un criceto no, dio ti prego, no.

Già mi ci vedevo sopra una sedia a liberare il criceto in cortile e darlo in pasto a 100 gatti chiamati per l’occasione tramite un evento su facebook…

Invece ecco tutto nero e batuffoloso un coniglio. Con gli occhi neri. Si perché se fosse stato bianco e con gli occhi rossi avrei traslocato e cambiato nome, visto che i conigli bianchi dagli occhi rossi mi fanno l’effetto che fa loro vedere un cane da caccia: paura.

Ora io e Pedro (l’ho chiamato così in onore dell’ultimo santo che ho interpretato sul palcoscenico e a grande richiesta di chi me l’ha donato), viviamo guardinghi una convivenza imposta che ci ha reso nervosi, ma giorno dopo giorno cerchiamo di abbattere i pregiudizi. Chi l’ha dura la vince, no?

Aprile 28, 2009

Happy birthday to me

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26 anni.

Mah.

Alle 23.35 del 26 aprile 1983, nascevo lungo 60centimetri per 5,1 chilogrammi. Cazzo, un vitello non saprebbe fare meglio.

Sveglia alle 5.30 de la puta manana, freddo, nuvole da armageddon e in scooter fino a Cagliari, per salutare le mie atlantidee in partenza senza di me.

Perché alle 10 c’era la prova generale de Sa Die, e lo scooter non poteva fare a meno di farsi scoppiare la gomma posteriore. Poi la prova generale, tutto molto bene, per poi pranzare a casa coi miei (mitico pani frattau) e dormire un’oretta a casa. Un po’ di cazzeggio, vado a prendere le mie atlantidee meravigliose e al ristorante per cena col mio amore. Tutto qua, serenamente, felice. Sono solo 26, che sarà mai?

Invece ieri, abbiamo fatto lo spettacolo vero e proprio e poi ho optato per una giornata a casa, con tutte le conseguenze del caso. Niente spazzola, creme per il viso, dormitina sul divano, pigiamone comodo e medicine per curare il principio di influenza. Brrrrr. A un certo punto Wallace mi attacca bottone nello studio e stiamo li a parlare ore, finché suonano alla porta e quando apro: SORPREEEEEEEEEEESAAAAAAA.

C’erano tutti: le mie atlantidee quasi al completo, i ragazzi del teatro, mia sorella, infiniti scout, Dadda, tutti, tutti quelli importanti, a cui ho dedicato molto in tutto questo tempo. E che ieri mi hanno omaggiato. E’ stato pazzesco, la mia prima reazione è stata fuggire in camera per rendermi presentabile e godermi la serata. Bellissima. Mi hanno regalato un paio di libri, l’elettrodomestico che tanto bramavo, una cintura, bicchieri favolosi fucsia e viola, una lampada di quelle psichedeliche meravigliose e poi Pedro, un coniglio nero piccolo piccolo che  già mi odia profondamente. Secondo me è una questione di karma. I conigli mi inquietano alquanto, ma ora lui è in cucina con la sua mela, le sue carotine e io ho intenzione di andarci d’accordo.

Auguri.

Aprile 25, 2009

Sa Die, il Giorno.

28 aprile del 1794. Quel giorno, di tanti anni fa, i sardi si sono ribellati contro i piemontesi.

Il quartiere di Castello, a Cagliari, era riservato ai nobili e alle truppe: un reggimento piemontese e un reggimento svizzero. Cagliari era come una città occupata con al centro una grande caserma. E ci trattavano male. Sapete come ci chiamavano? Sardus molentis! Sardi asini!

Pensate che nel 1793 i francesi volevano conquistare la Sardegna e i piemontesi erano già pronti ad arrendersi, ma noi sardi abbiamo combattuto e abbiamo vinto. E il re di Torino, signor Savoia, sapete a chi ha dato i premi della vittoria? Ai piemontesi che comandavano qui e che non avevano combattuto.

I sardi dicevano “comenti? Nosus eus cumbattiu e su Rei at premiau custus mandronis” “Come? Noi sardi abbiamo combattuto e il Re ha premiato quei fannulloni!” “Chi funti bennius innoi langineddus e senz’e mudandas e s’indi andant grassus e arricus?” “Che sono venuti qui morti di fame e senza mutande e se ne vanno belli grassi e ricchi! Andiamo a protestare a Torino!” Una delegazione di personalità sarde va a Torino, dove, allora, c’era il Re e la sua corte. Ma il re non li riceveva. Allora scrivono agli altri compatrioti:

“Dobbiamo ribellarci a Cagliari perché qui il re e i suoi ministri non ci ascoltano”. Si decide di preparare la protesta per il 4 maggio, a sa torrada ‘e sant’Efis, la sera che la statua di S.Efisio torna da Nora: c’è la sfilata, i cavalli, gente, e si approfitterà per fare la protesta al vicerè Vincenzo Balbiano.

Ma una spia avverte il viceré, su visurrei baioccu, l’odiato Balbiano. Sapete cosa vuol dire “baioccu” in sardo? Orbo, era orbo ad un occhio, aveva una vistosa benda sull’occhio sinistro.

La mattina del 28 aprile, il Viceré Balbiano fa arrestare, come capi della rivolta, due cagliaritani molto conosciuti all’epoca: Vincenzo Cabras e Bernardo Pintore,. Ma invece di fermare la rivolta con questo gesto scatena la rivoluzione sarda.

Era cominciata la rivolta per liberare Cabras e Pintore. Dai quartieri popolari di Cagliari, Stampaxi, Sa Marina, Biddanoa, dalle chiese dove si erano radunati, erano partiti, uomini e donne, armati con tutto quello che potevano, per dare l’assalto a Castedd’e susu.

Per la cronaca, i piemontesi sono tornati in Sardegna 9mesi dopo, e ci sono rimasti fino all’Unità d’Italia.

Domani, 27 Aprile, in Piazza Palazzo a Cagliari, interpreterò un rivoltoso nella rievocazione storica di Sa Die.

Aprile 23, 2009

Paturnia

top10qcreadercommentsVien voglia di mordersi le labbra fino a farle diventare rosse. Sangue. Odio chi si piange addosso, odio piangermi addosso. Paturnia. Paranoia. Sinonimo simpatico: gattino piccolo piccolo che con le sue unghiette piccine piccine si aggrappa con caparbietà alla pelle dei testicoli. Ahia, ma non troppo da far malissimo, il tanto poco che basta a dare un fastidio feroce, quasi assassino.

Non sopporto più. Tolleranza zero = intolleranza.

Mi sento male, debole e fiacco. Non è influenza purtroppo. E’ stanchezza.

Litigio con madre non aiuta. Insostenibile. Bisogna mantenere il livello dei discorsi superficiale. Bisogna mantenere le apparenze. Bisogna non permettere a chi si finge sordo di non sentire.

Aprile 22, 2009

Certe cose non accadono per vanvera

fs1Stamattina mi sono svegliato e aprendo la mia pagina di Facebook ho visto che mia sorella mi ha inviato un gift, un regalo. Lo “scarto”: è Maria de Filippi.

Ieri c’era la cena col cast di Mercante di Libertà, e con il regista e il presidente della compagnia, abbiamo ricordato i bei vecchi tempi, per accorgerci e dirci che è meglio ora, che ci si evolve con gioia e intraprendenza, che è stato bello quello che abbiamo raggiunto insieme, ma quello che stiamo facendo qui e ora e quel che stiamo progettando per il futuro è sempre meglio. Così’ è bello ragionare: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato…

Ho lavorato per un mese alla preparazione della messa in scena di uno spettacolo, di cui la locandina sarebbe dovuta essere questa qui al lato, invece mi hanno stoppato per motivi di ordine pubblico. Lo spettacolo sarebbe stato troppo. Troppo. Quindi ho piacevolmente e felicemente “ripiegato” su un altro testo: Processo a Gesù di Diego Fabbri. Mica cotica.

Certe cose non accadono per vanvera. No.

E spesso la domanda è: ma perché? Il destino è una parte fondamentale dell’esistenza, insieme all’autodeterminazione del prorpio percorso. Ritengo che ogni uomo si fa da solo, ma a tutto c’è un senso e un significato.

Mi sono trovato talmente tante volte nel posto giusto al momento giusto, che ci credo. Anche se non capisco perché mia sorella mi abbia regalato Maria de Filippi su feisbuk.

Boh.

That’s life, e così sia.

Aprile 20, 2009

io

Siediti anche tu, per favore. Perché anche a te voglio raccontare una storia.

Se mi farai la cortesia di ascoltarla e soprattutto di sentirla, sentirla col cuore e con le viscere, ti prometto che nulla sarà più come prima. Qualcosa deve cambiare, sennò non avrebbe senso mettersi a sedere e leggere delle parole insignificanti oppure dei significati senza le parole giuste. E allora mi ci metto di impegno a scrivere questa lettera per cercare con le parole giuste i significati giusti di provocare un cambiamento giusto. O almeno questo è ciò che spero.

Mi ci è voluto tanto e forse fin troppo tempo per decidermi a buttare giù queste righe, perché quando si parla di amore non lo si deve fare alla leggera, ma bisogna dosare bene le forze in gioco: dall’anima bisogna filtrare con la mente, e dalla mente c’è un filtro che passa per le mani. E poi bisogna scrivere in maniera opportuna (correttamente e intelligibilmente) e far si che i filtri che ci metterai tu (i tuoi occhi e il cuore e le viscere) non abbiano tanta influenza. Si parla d’amore per dio, mica del sesso degli angeli o delle frivolezze qualsiasi. Questa storia inizia adesso, nel momento in cui la scrivo, forse nel momento in cui la leggi. No, prima no, perché l’amore è nella storia del mondo e quindi non riuscendo ad attribuirle una data di nascita, non riesco neanche a darle una scadenza.

È eterna: sempre ci sono state e sempre ci saranno le storie che parlano d’amore. Pensa a quelle eterne perché vere o verosimili della storia o della letteratura. Questa storia parla di Francesco e di come ha vissuto e vive l’amore. Ha smesso di cercare le ragioni per le quali ha certe abitudini durante la quotidianità e cerca anche di correggere quelle che reputa sbagliate, quindi ha deciso di non interrogarsi brutalmente sulle ragioni che legano la sua visione dell’amore alla sofferenza. Si, Francesco soffre, soffre da sempre e in maniere sempre diverse su come, quando e perché le circostanze che lo legano alle relazioni con il mondo sono strane. Francesco vuole la normalità, ma vorrebbe anche capire cosa significa la normalità per poi ottenerla e fare come fanno gli altri, per i quali tutto è più facile, tutto è più lineare, meno difficile. Cosi a lui sembra. Francesco non vuole sapere perché si sente da una vita un combattente che forse perderà la battaglia, che forse si ritroverà davvero solo al mondo. Questo perché non vuole dare le colpe della sua situazione alla sua famiglia o alle persone che l’hanno circondato fino ad ora: un po’ perché ha paura che la colpa sia davvero la loro e non vuole odiarli, un po’ perché pensa che la colpa sia solo la sua, anzi, del destino che ha voluto questa anormalità per tutte le cose che gli sono accadute.

Cominciamo dall’inizio: anormale è stata la sua nascita, podalica e sofferta; anormale la sua crescita circondato solo da donne; anormale il rapporto con suo padre che è sempre stato apparentemente lontano e distaccato; anormale il rapporto con il suo corpo troppo grande e grosso per la sua età e poi troppo pieno di acne e poi troppo magro e sgraziato repentinamente; anormale il suo andamento scolastico che dal mediocre raggiungeva picchi di eccellenza e poi di mediocrità in un turbinio di liti e polemiche infinite con insegnanti; anormali le sue amicizie che si aprono con passione e si chiudono con disprezzo; spesso coi soldi necessari a tutto e spesso a fare la fame quando nessuno lo verrà mai a sapere. Anormale in tutto, anormale per tutto, dalla A alla Z. Anormale anche l’amore che prova. Francesco è innamorato di se stesso finalmente. Ha imparato ad avere l’unica cosa normale della sua vita: si ama incondizionatamente. Francesco ha stabilito la sua scala di valori e di priorità e la rispetta. Francesco rispetta se stesso e ciò che vuole. Francesco decide sui suoi sentimenti. Francesco ama le donne. Francesco ama gli uomini. Francesco ama sia le donne che gli uomini, anzi, come dice lui, Francesco “ama le persone”.

Inconsapevolmente o meno Francesco ha fatto l’anormalità una sua caratteristica e non crede che ci sia nulla di male in tutto ciò. Francesco è felice di essere nato grande, di essere cresciuto grasso e brufoloso, di avere avuto la famiglia che ha avuto, di aver litigato con i docenti ignoranti e di non essersi mai ammazzato per avere un andamento scolastico lineare, Francesco è orgoglioso delle amicizie nate con precocità e morte con amarezza, gli dispiace di passare periodi di disagio economico ma è la vita. La cosa importante è che ama se stesso e “le persone”. È stato picchiato, deriso, assoggettato, minacciato, usato, lapidato, isolato e chissà che altro ancora perché ama “le persone”. Ora la cosa che più lo rattrista è il fatto che le botte, le prese in giro, le minacce, le pietre scagliategli e tutto il resto, siano state frutto di cattiveria, di ignoranza: ma rifarebbe tutto, rivivrebbe tutto, perché senza tutto quel bagaglio di vita, di cose belle e di brutte esperienze, di persone conosciute e addii irrimediabili, di un papà distante e di una madre ancora più assente, Francesco non sarebbe ciò che adesso è: una persona che ama se stessa, che ama “le persone” e che non prova rancore per nulla e per nessuno. Gli chiedo perché senta quest’impellenza di raccontarmi e raccontarti queste cose. Perché diavolo ha bisogno di spiegarci quest’amore bisessuale? Grande e vaccinato com’è, ormai nessuno lo picchierà più, nessuno lo potrà più rendere oggetto di scherno, insulti o bersaglio di pietre.

La risposta è semplice. Francesco ha pianto. Francesco ha pianto tanto e forse troppo per tutte queste cose e ora vuole sapere se lo possiamo accettare cosi com’è, un bisessuale che ama “le persone”, vuole sapere se rispettiamo il suo passato solitario di sofferenza e di solitudine, Francesco vuole sapere se può contare su di me. Su di te può contare? Francesco si è reso conto presto che provava lo stesso amore per le donne così come per gli uomini, un amore che va al di la dell’aspetto esteriore e del tipo di organi genitali che una persona si porta addosso. Un amore frutto di un’anima che parla ad un’anima senza preconcetti di sorta. Punto e basta. Anche se suo padre non gli parlava perché è stato assente fisicamente, l’assenza di sua madre è stata la medesima (perché una presenza distratta è come un’assenza, se non peggio), la loro educazione gli faceva capire che forse era sbagliato questo amore promiscuo. La solitudine che lo ha avviluppato per anni e anni di adolescenza prima lo ha arrestato, giudicato e condannato, colpevole di essere un anormale. Ma negli anni di carcere sentimentale, di cella di isolamento sociale, Francesco ha capito che forse era tutto il resto un errore, che forse la famiglia tradizionale come istituzione, la coppia eterosessuale o la vita dedicata a dio erano solo scelte fra tante, non le uniche scelte possibili. Una persona sceglie, deve scegliere. E spesso lo fa senza rendersene conto, andando verso ciò che a lei pare naturale.

E per Francesco è naturale amare sia le donne che gli uomini, lontano dallo stereotipo che non ha mai capito e mai ha condiviso del macho conquistatore di mille fanciulle o dell’omosessuale gaio e poco maschio che vive l’amore soffrendo per sempre di una deficienza che si attribuisce da solo. Mai confondere l’amore col sesso e mai vivere ghettizzandosi e sentendosi diversi: la vergogna è il vergognarsi di ciò che si è. E in questi tempi, dove ci si richiama alla famiglia come valore, Francesco pensa che l’unico valore a cui ci si debba aggrappare sia il valore dell’amore. E nel nome dell’amore fa la sua piccola rivoluzione, la rivoluzione individuale, la sola che è in grado, secondo lui, di cambiare il mondo. Perché l’uomo diventa forte quando riesce ad essere solo, la forza che ne deriva dall’unione con altre persone può essere solo espressione amplificata di una forza del singolo, sennò è gregge e come gregge è destinato a non cambiare nulla nella società. Ci sono casi in cui parlare diventa un obbligo morale, un diritto irrinunciabile e un dovere verso se stessi e il mondo che ci circonda. E cosi l’amore lo spinge a parlare, a renderci partecipi senza pretendere nient’altro che l’ascolto e il sentire con il cuore e con le viscere. Perché non c’è niente di più normale che parlare ed essere ascoltati. Normale è avere la possibilità di essere ciò che si è senza essere giudicati se non da se stessi. Normale è il poter decidere della propria persona senza essere contestati.

La normalità è questa.

Avendo avuto un percorso di vita anormale, nessuno ha mai ascoltato Francesco quando parlava ad eccezione del suo migliore amico che però ora è lontano. E si è giudicato, dio solo lo sa quanto è stato severo con se stesso quando s’interrogava sulle sue scelte consapevoli e sulle scelte istintivamente naturali che faceva. È stato contestato quando cercava di decidere di se stesso e mai è stato appoggiato se non da qualcuno che sporadicamente pareva stargli vicino: è stato il peggior giudice di se stesso e le condanne che si è inflitto non sono mai state tenere. Ma ora si sente un uomo libero, ha espiato ogni colpa che gli pareva dovesse scontare e il ciclo di sofferenza è chiuso. Non vuole da me e da te un’approvazione oppure un giudizio. Vuole poter contare sul fatto che noi accettiamo lui e il suo passato e il suo presente e il suo futuro. Vuole parlare ed essere ascoltato. Essere sentito. Vuole che la normalità, la sua normalità, venga raggiunta.

Nel nome dell’amore.

Con la speranza di aver cambiato le cose

Aprile 19, 2009

Il curioso caso di Benjamin Button: Mariah Carey

Archiviato in: non classificato — Andrea Ibba Monni @ 3:53 pm
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mariah-carey-botox Sembra che Mariah Carey si sia trasformata in un cagnolino.

Questo botox è una “rogna” per il look delle star.

Bau bau…

Sardinian Socialite

Ieri abbiamo festeggiato i 18 anni di Ilenia all’Alfieri Cafe, a359_romaniniun po’ di gente, eleganza e open bar.

Open Bar.

Adoro la parola Open Bar, la scrivo maiuscolo perché porto rispetto e mostro gratitudine all’Open Bar. Quanti cocktails? Almeno 18, uno per ogni anno della pupa. No, non sarei in piedi dopo pochissime ore di sonno (ho prove di teatro stamattina).

Mancava alla festa la tipa nella foto, tale Michaela Romanini, scovata nel web e che subito colpisce per la freschezza e la sobrietà dell’immagine, un’immagine che sprizza salute e ispira natura. La chiamano Italian Socialite, che sarebbe il suo lavoro. Cioè va alle feste. Ma vaffanculo. Beata lei e tutto il botulino che le paralizza il viso. Sembra un incrocio di laboratoio tra Paola Perego, Nina Moric e un insalatiere.

Che i posteri sappiano che la pupa ha avuto in regalo da me e Ga’ due cose serie, perché è una donna e l’ha dimostrato ben prioma dei fatidici diciotto. Quindi ecco Beatriz e i Corpi Celesti della scrittrice valenciana  Lucia Etxebarria (che ho letto a Torino quando volevo diventare sabaudo) e Luminal della scrittrice e poetessa Isabella Santacroce. Mica Moccia.

Ci siamo divertiti un sacco e come ero bello tutto curato ed elegante. E poi ormai è ufficiale: sono dimagrito, perchè un mesetto fa la giacca gessata quando mi vedeva diventava la parte superiore di una tuta aderente, ieri era perfetta. Ma oggi salto l’allenamento perchè senno shekero un mix di cocktails che potrebbe causare un’esplosione tale da far finire la Sardegna sopra Bastia, Corsica. Effetto isola di Lost per intenderci.

Evviva gli Open Bars! Evviva le quattro ore di sonno! Sia giubilo nel regno!

Aprile 18, 2009

Il curioso caso di Benjamin Button: Rupert Everett

jesusrupert1Queste persone che pensano che iniettandosi veleno in viso diventano più belle e attraenti mi fanno sorridere.

Rupert Everett e il suo fascino brizzolato e un po’ ammaccato mica da buttare via, hanno lasciato spazio a una sorta di Betty Boop coi capelli di Pippo Baudo.

In questi giorni ho troppe cose da fare e poco tempo per dedicarmi al blog. Peccato, ce ne sono tantissime di cose che voglio scrivere.

Buon fine settimana blog.

Aprile 14, 2009

Checche, cioccolata e religioni varie: passata la pasqua , gabbato lo santo.

Buona Pasqua anche a tutti voi… commentando l’amico virtuale sarcotrafficante mi scappa l’articolo per il blog. Cose da raccontare di nessunissima rilevanza.

La domenica di Pasqua l’ho passata con i miei genitori (di cui padre sempre più figo bello magro), le mie sorelle Anastasia e Genoveffa e con due parenti che continuavano a guardare la mia dolce metà chiedendosi perché fosse li quel ragazzo che ci guardava come se fossimo dietro una lastra di vetro e la scritta “Non date da mangiare agli animali. Grazie”.
E mia sorella aveva addirittura al seguito un amico, un amico non omosessuale ma totalmente ricchionazzo che continua a farle battute orrende a triplo senso, fomentando ancor di più le paranoie di mia madre che crede che quel Cristiano Malgioglio incrociato con Moira Orfei si finga una checcona enorme per approfittarsi di lei, innocente creatura ingenua. Ora, giusto per chiarire, se quello è un finto gay, io sono un finto umano venuto a conquistare la Terra nel nome di Alpha33. Tra l’altro mia sorella è una Crudelia de Mon che come minimo si mangia la testa di chi s’accoppia con lei, mi ricordava con inquietudine Erika de Nardo, la ragazza assassina di Novi Ligure. E non dico altro.

527361959_01cfb2ce17E a proposito di festività, cito la mitica Bree Odge Van de Kamp delle Desperate Housewives che ha detto:

“non mi piacciono i cattolici, tutto quell’inginocchiarsi, rialzarsi, genuflettersi…io vado a pregare in chiesa, non a fare ginnastica!”

Ormai, inserendo tutto ciò nella rubrica chissenefrega, l’ho eletta a mio personaggio preferito. Perfino in un test di Facebook, probabilmente la cosa più inutile che abbia mai fatto su internet, l’ho inserita tra i cinque personaggi famosi che vorrei avere come vicini di casa. Insieme ai Beckham per andare alle loro feste, Tiziano Ferro per farci du spaghi e un paio di canzoni al karaoke e non ricordo chi altro.

Per la cronaca domenica 12 ho festeggiato un mese di allenamenti salendo sulla bilancia. Nonostante tutto non ho perso un grammo. Pare. Ma va bene lo stesso, mi sembrava comunque inutile andare a correre per tre quarti d’ora, mangiare poco a pranzo e sgarrare ogni sera, ogni cena. Un giorno c’era un compoleanno, l’indomani c’era l’anniversario, poi la pizzata di bentornato, la cena d’addio, la festa a sorpresa…è stato un mese duro per la mia dieta. Ma l’importante è che comunque si sia convertito un po’ di grasso in muscoli. Va bene così. E adoro andare a correre. Per la digestione degli stravizi pasquali consiglio l’idraulico liquido. Yuppy!

Aprile 13, 2009

Love is the the air. E nient’altro.

loveIl nostro coinquilino Wallace e Fly si sono rincontrati dopo un mesetto di erasmus di lei e da venerdì sono partiti per un paio di giorni insieme. Che carini!

Anche Schiaccianoci e Gelsomina sono stati lontani per un po’ perché lui studia a Torino e in questi giorni sono  due piccioncini inseparabili, eccezion fatta per oggi che si dedicano agli amici.

L’amore è nell’aria in questi giorni di festa.

Oggi è la mia prima vera giornata di vacanza dopo il tour de force dello spettacolo che da gennaio non mi ha lasciato tempo a molto altro. Oggi sveglia alle undici, giusto il tempo per fare pipì, controllare facebook ed emule e tornare tra le coperte tra le sue braccia. Non capivo dove iniziavo e dove finivo. Poi a mezzogiorno mi ha preparato la colazione e ci siamo visti un paio di puntate di Scrubs, dopo aver finito ieri la quarta serie di Desperate Housewives ed esserci visti il film Wall-E. Ora mentre la mia dolcissima metà si dedica allo studio (mr stakanov), io cazzeggio sul mio blog. Da ieri il gruppone di amici  festeggia la pasquetta, cosa di cui quest’anno mi sono lavato le mani, visto che non avevo la benchè minima intenzione di svagliarmi presto, dormire male, fare liste di spesa o giochi o altro. Ozium religiosorum. Abbiamo declinato un paio di proposte interessanti per fare di oggi la giornata mondiale del cazzeggio.

Evviva. Da domani ci sono un sacco di cose nuove da fare, cose che mi porteranno dritto dritto all’estate 2009. Non vedo l’ora.

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