La Carmen

Posted in ho visto/ho letto/ho ascoltato con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 febbraio 2010 by Andrea Ibba Monni

Due ore di musica raffinata e voce potente, testi poetici e energia positiva.

Peccato per la regia, ma GRAZIE cantantessa!

Week-ing

Posted in non classificato con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 febbraio 2010 by Andrea Ibba Monni

Appena conclusa una bellissima settimana nella quale ho provato tutti gli stati d’animo possibili e immaginabili (quelli positivi), sono diventato zio e mi son divertito un sacco, mi appresto a cominciare un’altra pazzesca settimana ricca, ricchissima di eventi. Perché questa vita la si deve vivere alla stragrande, così come ogni breve e intenso respiro va assaporato con gusto.

Lunedì dopo un’intera giornata di lavoro laboratoriale alla Fondazione Stefania Randazzo e all’AIAS di Decimo, di corsa ci si prepara per quello che sarà il primo concerto dell’anno: quello di Carmen Consoli. Al Teatro Lirico di Cagliari, con Ga, Paola ed Elvio, si va a sentire la cantantessa in tutta la sua magnificenza per farsi divinamente riempire le orecchie, il cuore e lo stomaco di bella musica e raffinate parole.


Martedì dopo una mini riunione in radio e una mattina passata a cercare i costumi per gli spettacoli in un mercatino dell’usato segreto, si torna in palestra. Come un figliol prodigo rimetterò il mio corpo adiposo nelle maglie e nei pantaloncini ad hoc, e salirò sugli attrezzi che tanto mi son stati cari fino a metà dicembre. Quasi due mesi di lontananza dovuti a impegni di lavoro, viaggio in Germania (finirò di pubblicare il diario di viaggio presto) e poca voglia di sudare. Si ricomincia, senza indugi. L’obiettivo è facile e raggiungibile: perdere dieci chili in due mesi.

Mercoledì a parte il lavoro e la palestra, di sera si va con Ga’ e Filippo a vedere A Single Man di cui sto preventivamente leggendo il libro di Christopher Isherwood che Adelphi ha ripubblicato in occasione dell’uscita del film di Tom Ford. Si va al piccolo cinema d’essay con le dita incrociate affinché non sia uno di quei mini polpettoni ben confezionati sul male di vivere gayo.

Giovedì dovrebbe essere una giornata abbastanza tranquilla, con la terza puntata di Spettacolando – di Andrea Ibba Monni (ospite Giampaolo Loddo) e i due laboratori e basta. Quindi un po’ di riposo.

Venerdì sarò tutto il giorno solo soletto, perché Ga’ se ne va a finire delle riprese video per il nuovo progetto di Ferai Teatro e io credo uscirò con Enrique per un giro panoramico del centro storico di Cagliari e quattro chiacchiere d’altri tempi. Poi la sera l’ultimo spettacolo della rassegna SuperQuattro: La Mascula di Enzo Iannacci, con Egidia Bruno.

Sabato si carnevaleggia col Quadrato Atlantis alla grande, sperando di non rovinare la prima settimana in palestra con zeppole e quant’altro. Da cosa ci vestiremo? Ovviamente da bimbiminkia-emo-truzzi. Tunz Tunz Tunz…

Alla grandeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Lui scrive, io scrivo

Posted in amore&affetti vari con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 febbraio 2010 by Andrea Ibba Monni

In grassetto, quel che ha scritto lui, il mio amico Enrique, nel suo blog dopo l’uscita di ieri per la prima volta. In verde (per problemi tecnici) ciò che scrivo io.

Uff dai dai che ce la devo fare…i capelli non si pettineranno da soli, giù di brutto con la piastra e via…Pantene, Fructis o chissà che diavolo è per lisciare, ed eccomi, perfetto: una chioma degna del miglior spot tv.
Scus a Ga, mi puoi dire qual’è il miglior modo di fare manovra? Uscire con sta macchina dal cortile di casa è un casino.
Ok ecco, quella è l’uscita…
Sì allora lì danno i biglietti: fila 16 posto 390, fila 16 posto 390, fil…ma cazzo non hai capito: ne voglio uno vicino ai nostri! Ecco, grazie mille.
Ah ma quello è…
Era partito tutto come uno scherzo, ci siamo conosciuti per caso su Facebook nel profilo che definisco “pubblico”  e  come con altre persone, ho scambiato parecchie battute. Tutto è partito come la solita impresa che mi intriga e mi porta lontano: non ho nulla da perdere, quasi quasi ci scambiamo il numero e prima o poi ci si vede. Ma questa è reale: troppo strano il fatto che abbiamo le stesse lunghezze d’onda, lo stesso modo di comunicare, le stesse esperienze affettive, lo stesso tipo di aggettivi attribuiteci dagli altri. Mica sarà un caso…scopriamolo, vediamo. Quasi quasi lo invito a vedere lo spettacolo.
Favolosissimo spettacolo, Speradiserabeltemposi…rosso! delle LucidoSottile. Il primo! Il primo? Ma davvero? Cioè questa è la tua prima volta a teatro e ti ci sto portando io? Oddio, che responsabilità, che bellezza, che destino! La sala è piena, gente di tutti i tipi. Solito gruppo di stereotipi LGBT, solita cerchia di stereotipi teatrali che vanno a questi spettacoli per criticarli (perché loro così in alto con così tanta leggerezza non ci sanno arrivare) Scenografia minimal, l’attenzione non era per quella. È seduto accanto a me, sento il suo Acqua di Roma ed è bello vedere le facce che fa, sentire come ride, scoprire questo nuovo e inesplorato mondo. La piuma viola, mi sono appeso all’orecchio quest’orecchino perché so come farmi notare con piccoli segni e infinitesimi dettagli, il rosso della pashmina mi salverà, lo so. Due ragazze  mi ti han sverginato, sì proprio a teatro caro Enrique, perché prima eri puro e ora il teatro ti ha contaminato, non guarirai più.
Un panino al freddo, e un buon bicchiere di vino rosso, tante chiacchiere calorose occhi negli occhi e scopriamo che siamo sempre stati veri anche davanti allo schermo del pc. Passato e presente si mescolano nei reciproci discorsi. Un gruppo di vogliosi, una congrega di omosessuali datati che ci fissa e chissà che vuole, meno male che Ga’ risolve tutto con la proverbiale simpatica perfidia; una camminata sotto i portici, poi il lungo mare illuminato malissimo qualche foto malriuscita fermi la nel porto di Cagliari. La mela sulla macchina che ci permette di riconoscere quel mezzo prestatoci che guido fino a casa sua. Le locandine lette per filo e per segno perché come sono io, anche a lui piace informarsi. Tutto Perfetto. Tutto perfetto.
“Perché il teatro è spifferi, polvere e scarafaggi!”
“Perché il teatro è spifferi, polvere e scarafaggi!”

Una cosa tremendamente d’altri tempi. :) !!!!!!!!!!!!!!!! E noi, per fortuna, siamo tremendamente d’altri tempi.

A calci

Posted in teatro con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 febbraio 2010 by Andrea Ibba Monni

Siamo tornati nel luogo del delitto, le LucidoSottile, il loro Speradiserabeltemposi…Rosso e quella inarrestabile energia sessuale, teatrale che sprigiona il duo consolidato formato da Michela Sale Musio e Tiziana Troja. Quello che colpisce è proprio la simpatia, vera, che va oltre il muro delle maldicenze e della malelingue di li a pochi passi…piccolo gretto mondo di piccoli gretti teatrantucoli… Loro se la ridono alla grandissima e ne hanno ben donde, dopo aver riempito anche stavolta un teatro con uno spettacolo alla ennesima replica e all’ennesima potenza.

Sono state mie ospiti in radio e sono davvero come le si vede sul palcoscenico. In sostanza, confermo quanti scrissi il 28 marzo dell’anno scorso. Queste due calciano culi!

E ci lavorerò insieme.

Vediamo…

IL FATTO DEL GIORNO

Posted in non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , on 3 febbraio 2010 by Andrea Ibba Monni

E allora?

La fiera dell’ipocrisia.

A Sanremo i cocainomani possono solo presentare o  andare ospiti?

Cronaca per niente seria di una nascita e buoni propositi per il futuro della bambina

Posted in amore&affetti vari, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 febbraio 2010 by Andrea Ibba Monni

Quando sono arrivate le prime fitte la nonna (mia madre) si alzava per fissare la pancia della mamma (mia sorella) e non diceva nulla. Era abbastanza inquietante la situazione. La piccola Giulia è nata ieri alle 21.55, pesa 3,250 Kg ed è di 50centimetri. È sana. Non volevo che nascesse quando ero in Germania e infatti non l’ha fatto. Ma forse aspettava che facessi un altro viaggio prima di nascere, perché non solo è nata di una decina di giorni in ritardo, ma per di più ha fatto fare alla madre ben 17 ore e mezza di travaglio. Piccola stronza ingrata. Io (lo zio) ho avuto una paura fottuta di avvicinarmi all’ospedale, telefonavo di continuo e sentivo le urla da Emily Rose di mia sorella al telefono. Quando sono entrato all’ospedale, dopo essere stato avvisato del cesareo erano le 21.55 e la piccola è venuta fuori. Io, il mio uomo, mio padre e l’altra mia sorella eravamo tutti nella sala d’aspetto, appena la piccola è venuta fuori dall’ascensore (con le infermiere, ma ancora un po’ di tempo in pancione e ne sarebbe uscita con le sue gambe sorseggiando un caffè) mia madre le è andata dietro seguita dai rimproveri di mio padre, mia sorella e del mio uomo. Anche io l’ho rimproverata, mi sono voltato verso gli altri con l’aria sconfitta e poi…ho seguito mia madre! Sono stato il primo a prendere in braccio quella bella bimba che aveva le mani di un vecchio di centodieci anni, le pupille dilatate di un Morgan alla fine di una puntata di X Factor e i piedi di un giocatore di basket. Emozione…

E nel corridoio tutte le foto dei bambini piccolissimi nati in quel reparto…il muro degli orrori salvato da qualche pupo carino e rarissimi pupi belli. Per il resto tanti esserini scappati dall’inferno, gente nata dall’incontro tra Satana e un satiro,  uomini e donne del futuro, proseguimento della specie che è anello di congiunzione tra l’uomo e la fogna: mostruosi. E il lampo di mia sorella, la madre, quando le dico Tua figlia era talmente brutta che l’abbiamo fatta cambiare con questa, decisamente più carina, ma se neanche lei ti piace la facciamo portare indietro”.

Quanto ho pianto e riso allo stesso tempo andando all’ospedale…mi sento un po’ papà di questa pargola che ho già calcolato che a quattordici anni avrà lo zio quarantenne fighissimo, a venti lo zio quarantaseienne incazzatissimo e a venticinque lo zio cinquantunenne (sic!) orgogliosissimo…ma sempre fighissimo.

E cambia tutto ora:

  1. non sarò più io il piccolo di casa, vorranno più bene a lei;
  2. non riuscirò più a stare lontano da casa dei miei genitori in cui mamma e figlia vivranno;
  3. mia sorella puzzerà di vomitino e cacchina;
  4. tra un anno i soprammobili di mia madre verranno distrutti (un po’ glie lo insegnerò come si fa a rompere le cose di nonna, un po’ ci penserò io e darò la colpa a lei);
  5. parlerò solo in inglese con lei, come mi ha chiesto mia sorella, e le insegnerò colori e numeri per prima cosa, le parolacce non appena saprà come usarle nel miglior modo possibile.

E cambia tutto ora.

Esisti

Posted in amore&affetti vari, i tempi andati con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 febbraio 2010 by Andrea Ibba Monni

All’improvviso ho saputo che c’eri. Una goccia di vita scappata dal nulla.

È la donna più importante della mia vita. È il 1995 e quel corridoio è squallido, puzza di piscio, tutto quell’ospedale puzza di piscio e di merda stantii. In quella stanza numero 201 guardo quella donna che non c’è più. È morta dentro. Le chiedo se quando sarebbe morta fuori, poteva darmi un cenno, non lasciarmi mai. Mi dice di si, ma forse delira, non ha capito un cazzo. Il mostro le ha mangiato il cervello, mi chiama però figlio mio come sempre mi aveva chiamato. Guardo il cielo mentre vado via da quell’ospedale pieno di gente morta dentro. Mi sento terribilmente solo.

È la donna più importante della mia vita? È oggi, è poche ore fa e quel corridoio non è più squallido bensì accogliente, profuma di pulito, l’hanno riqualificata tutta quella struttura che ora è un policlinico. In quella stanza numero 201 guardo quella donna che è mia sorella. È stanca. Le chiedo se quella bambina che le hanno messo in braccio le piace, sennò – scherzo – glie la facciamo cambiare. Mi sorride. Guardo il cielo mentre vado via da quell’ospedale pieno di vita. Mi sento terribilmente felice.

E all’improvviso ho capito che c’eri.

Posted in non classificato on 2 febbraio 2010 by Andrea Ibba Monni

nasceeeeeeeeeeeeeeee

A/B passeggiata perplessa…

Posted in ho visto/ho letto/ho ascoltato, teatro con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 febbraio 2010 by Andrea Ibba Monni

Non lo so.

La brochure dice:

A|B è un testo sull’ambiguità dell’amicizia.

Nell’incontro con l’altro si cerca il riflesso della propria immagine, la misura di quello che siamo.

O non siamo.

Ma più che ambiguo a me è sembrato chiaro che le due fossero rivali, ostili, una persona sola che cade in mille contraddizioni e fobie e che si perde nella banalità del quotidiano. Non mi ha catturato seppure le attrici fossero brave, la scenografia bella e i video pure. Non c’era motivo forse. Non lo so.

Non ha toccato corde a me affini.

E nasci….

Posted in non classificato con i tag , , , , , , , , , , , , , , on 1 febbraio 2010 by Andrea Ibba Monni

Magari ti fa schifo nascere in un mondo del genere. Nessuno ti biasima.

Forse nessuno te lo fa fare di abbandonare quella calda dimora.

Però ti giuro che ne vale la pena. Parola mia che ne vale la pena anche quando penserai che il mondo fa schifo e ti chiederai chi te l’ha fatto fare di venire al mondo.

Ma dovevi nascere una decina giorni fa, vedi di darti una mossa, che non puoi ostinarti a voler nascere del segno del toro. Di questo passo ne verrai fuori con le tue gambe che parlerai già.

P.S: questo sfogo a mezzo stampa è dovuto al fatto che mia sorella ha avuto le doglie. Ma non la bambina. Pare che ancora ce ne vorrà (ma entro dopodomani nasce per forza, a costo di stanarla col ddt)

Chat

Posted in non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

[23:40:06] E. dice:
devi sapere che è tradizione (per quel che mi riguarda) fare spogliarelli scherzosi – quando festeggio con i miei amici per capodanno e si è tutti brillini

[23:40:13] Dandy dice:
fai vedere il pisello?
[23:40:47] E. dice:
scherzi?! rimango in boxer per chi mi prendi U_U

[23:41:09] Dandy dice:
allora nn è strip
[23:41:19] Dandy dice:
io quando bevo molto faccio vedere il pisello
[23:41:20] Dandy dice:
cioè
[23:41:27] Dandy dice:
il pisello è fuori, ce lo metto io,  si vede di conseguenza
[23:41:27] Dandy dice:
ahah
[23:41:32] Dandy dice:
detta così sembra porca
[23:41:40] Dandy dice:
effettivamente lo è

Spettacolando – puntata zero

Posted in ho visto/ho letto/ho ascoltato, teatro con i tag , , , , , , , , , , , , , , , on 28 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

In onda, ogni giovedì mattina dalle 11.30 alle 12.30 su www.radioxcaso.,tdm2000.org. Da stamattina. Panico, niente sonno, tutto doveva filare come dicevo io. Così è stato, ma che fatica. Le musiche le ho provate e riprovate ma ovviamente alla settantesima prova, due minuti prima di uscire, non partivano. Così invece che arrivare alla sede della radio quaranta minuti prima del dovuto, son arrivato con solo mezz’ora d’anticipo. Maniaco. Mi faccio paura da solo.

L’ospite è il primo regista con cui ho lavorato, Enzo Parodo, me lo son scelto per sentirmi a mio agio e perché so che parlantina spaventosa ha. E infatti potevamo andare avanti 16 ore. La musica che ho mandato è simbolica pure quella: una canzone della prima edizione di Amici, Wannabe delle Spice Girls. Lo so, non è un granché, ma l’obiettivo è quello di parlare di teatro e non fare il deejay. Ma prometto grandi sorprese per le prossime puntate.

La citazione di oggi è stata:

Il teatro…cos’è? Rappresentazione della vita degli altri, per avere qualche informazione della vita propria

Michelangelo Pira

Anche questa simbolica, perché battuta del primo spettacolo fatto da professionista, nel 1998, con Teatro Studio. Abbiamo parlato di tutto: dal teatro anni ‘60 e la motivazione “ragazze da conquistare” fino alle rassegne, l’attualità della cultura sarda e italiana. Insomma di tutto un po’.

Poi ho rotto il ghiaccio, mi sentivo un cane sciolto, credo che le prossime volte sarò sempre più sfacciato. Si può dire “cazzo” in radio? Se non si può lo dico, sennò non ne vale la pena.

E come ci si sente a parlare da soli ma seguiti da tante persone (ottimi ascolti) e nel frattempo sms e email che arrivano cariche di complimenti. Si, un po’ coglione, ma con un ego soddisfatto.

Alla prossima puntata, la numero uno!

Perché questa era la zero? Non so, scaramanzia.

spettacolando

Posted in non classificato con i tag , , , , , , , , , , , , , on 28 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

puntata zero…andata alla grande

sparkling 9

Posted in ho visto/ho letto/ho ascoltato con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

D’accordo, sfido chiunque a non riuscire a fare un bel film avendo nel cast Daniel Day Lewis, Penelope Cruz, Nicole Kidman, Marion Cotillard, Judy Dench, Sophia Loren, Kate Hudson e Fergie. Sfido chiunque a fare una schifezza avendo come comprimari Ricky Tognazzi, Elio Germano e Valerio Mastandrea, Martina Stella e Remo Remotti. Sfido chiunque a non saper mettere insieme un copione con questi nomi e 55 milioni di dollari di budget.

Io invidio Rob Marshall, che dopo Chicago e Memorie di una Gheisha crea Nine ispirato all’8 e 1/2 di Fellini: perfetto come piace a me,  preciso come piace a me, teatrale come piace a me. Accattivante, poetico, arrogante, sensuale, pulsante. Senti l’odore dell’umidità e della polvere degli studios di Cinecittà. Puoi toccare le pallettes dei costumi di scena, infastidirti per l’odore di fumo di tutte quelle sigarette.

Penelope Cruz e Nicole Kidman sono da Premio Oscar, riescono a mischiare la diva, l’icona, insieme alla donna. Non è poco dimenticarti che quelle due erano le compagne di Tom Cruse, hanno fatto altri film enormi, riempito pagine di gossip. Eppure te lo dimentichi, dimeni il culo sulla poltroncina quando loro lo dimenano sul grande schermo, ti perdi in quella profondità di quegli occhi quando loro parlano, ti viene voglia di schiaffeggiarle quando fanno le stronze, piangi quando loro piangono. Tom chi?

Datemi quel cast, datemi quei soldi, voglio giocare anche io!

Giornata della memoria? Io trovo vergognoso….

Posted in non classificato con i tag , , , , , , , , , , , , , , , on 27 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

Sull'antisemitismo di Oriana Fallaci

Io trovo vergognoso che in Italia si faccia un corteo di individui che vestiti da kamikaze berciano infami ingiurie a Israele, alzano fotografie di capi israeliani sulla cui fronte hanno disegnato una svastica, incitano il popolo a odiare gli ebrei. E che pur di rivedere gli ebrei nei campi di sterminio, nelle camera gas, nei forni crematori di Dachau e Mauthausen e di Buchenwald e di Bergen-Belsen eccetera, venderebbero a un harem la propria madre.

Io trovo vergognoso che la Chiesa Cattolica permetta a un vescovo, peraltro alloggiato in Vaticano, uno stinco di santo che a Gerusalemme venne trovato con un arsenale di armi ed esplosivi nascosti in speciali scomparti della sua sacra Mercedes, di partecipare a quel corteo e piazzarsi a un microfono per ringraziare in nome di Dio i kamikaze che massacrano gli ebrei nelle pizzerie e nei supermarket. Chiamarli "martiri che vanno alla morte come a una festa".

Io trovo che in Francia, la Francia del Liberté-Egalité-Fraternité, si bruciano le sinagoghe, si terrorizzano gli ebrei, si profanino i loro cimiteri. Trovo vergognoso che in Olanda e in Germania e in Danimarca i giovani sfoggino il kaffiah come gli avanguardisti di Mussolini sfoggiavano il bastone e il distintivo fascista. Trovo vergognoso che in quasi tutte le università europee gli studenti palestinesi spadroneggino e alimentino l'antisemitismo. Che in Svezia abbiano chiesto di ritirare il Premio Nobel per la Pace concesso a Shimon Peres nel 1994, e concentrarlo sulla colomba col ramoscello d'olivo in bocca cioè su Arafat. Trovo vergognoso che gli esimi membri del Comitato, un Comitato che (a quanto pare) anziché il merito premia il colore politico, abbiano preso in considerazione la richiesta e pensino di esaudirla. All'inferno il Premio Nobel e onore a chi non lo riceve.

Io trovo vergognoso (siamo di nuovo in Italia) che le Televisioni di stato contribuiscano al risorto antisemitismo piangendo solo sui morti palestinesi, facendo la tara ai morti israeliani, parlando in modo sbrigativo e spesso in tono svogliato di loro. Trovo vergognoso che nei loro dibattiti ospitino con tanta deferenza i mascalzoni col turbante o col kaffiah che ieri inneggiavano alla strage di New York e oggi inneggiano alle stragi di Gerusalemme, di Haifa, di Netanya, di Tel Aviv. Trovo vergognoso che la stampa scritta faccia lo stesso, che si indigni perché a Betlemme i carri armati israeliani circondano la Chiesa della Natività, che non si indigni perché nella medesima chiesa duecento terroristi palestinesi ben forniti di mitra e munizioni ed esplosivi (tra loro vari capi di Hamas e Al-Aqsa) siano non sgraditi ospiti dei frati (che poi dai militari dei carri armati accettano le bottiglie d'acqua minerale e il cestino di mele). Trovo vergognoso che dando il numero degli israeliani morti dall'inizio della seconda intifada (quattrocentododici), un noto quotidiano abbia ritenuto giusto sottolineare a gran lettere che nei lori incidenti stradali ne muoiono di più. (Seicento all'anno).

Io trovo vergognoso che l'Osservatore Romano cioè il giornale del Papa, un Papa che non molto tempo fa lasciò nel Muro del Pianto una lettera di scuse per gli ebrei, accusi di sterminio un popolo sterminato a milioni dai cristiani. Dagli europei. Trovo vergognoso che ai sopravvissuti di quel popolo (gente che ha ancora il numero tatuato sul braccio) quel giornali neghi il diritto di reagire, difendersi, non farsi sterminare di nuovo. Trovo vergognoso che in nome di Gesù Cristo (un ebreo senza il quale oggi sarebbero tutti disoccupati) i preti delle nostre parrocchie o Centri Sociali o quel che sono amoreggino con gli assassini di chi a Gerusalemme non può recarsi a mangiar la pizza o a comprar le uova senza saltare in aria. Trovo vergognoso che essi stiano dalla parte dei medesimi che inaugurarono il terrorismo ammazzandoci sugli aerei, negli aeroporti, alle Olimpiadi, e che oggi si divertono ad ammazzare i giornalisti occidentali. A fucilarli, a rapirli, a tagliargli la gola, a decapitarla (Dopo l'uscita de La Rabbia e l?orgoglio qualcuno in Italia vorrebbe farlo anche a me. Citando versi del Corano esorta i suoi "fratelli" delle moschee e delle Comunità Islamiche a castigarmi in nome di Allah. A uccidermi. Anzi a morire con me. Poiché è un tipo che conosce bene l'inglese, in inglese gli rispondo: "Fuck you").

Io trovo vergognoso che quasi tutta la sinistra, quella sinistra che venti anni fa permise a un suo corteo sindacale di deporre una bara (quale mafioso avvertimento) dinanzi alla sinagoga di Roma, dimentichi il contributo dato dagli ebrei alla lotta antifascista. Da Carlo e Nello Rosselli, per esempio, da Leone Ginzburg, da Umberto Terracini, da Leo Valiani, da Emilio Sereni, dalle donne come la mia amica Anna Maria Enriques Agnoletti fucilata a Firenze il 12 giugno 1944, dai settantacinque dei trecentocinquantacinque uccisi alla Fosse Ardeatine, dagli infiniti altri morti sotto le torture o in combattimento o dinanzi ai plotoni d'esecuzione. (I compagni, i maestri, della mia infanzia e della mia prima giovinezza). Trovo vergognoso che anche per colpa della sinistra anzi soprattutto per colpa della sinistra (pensa alla sinistra che inaugura i suoi congressi applaudendo il rappresentante dell'OLP, in Italia il capo dei palestinesi che vogliono la distruzione di Israele) gli ebrei delle città italiane abbiano di nuovo paura. E nelle città francesi e olandesi e danesi e tedesche, lo stesso. Trovo vergognoso che al passaggio del mascalzoni vestiti da kamikaze tremino come a Berlino tremavano la Notte dei Cristalli cioè la notte in cui Hitler avviò la Caccia all'Ebreo.

Io trovo vergognoso che obbedendo alla stupida, vile, disonesta, e per loro vantaggiosissima moda del Politically Correct i soliti opportunisti anzi i soliti parassiti sfruttino la parola Pace. Che in nome della parola Pace, ormai più sputtanata delle parole Amore e Umanità, assolvano da una parte sola l'odio e la bestialità. Che in nome d'un pacifismo (leggi conformismo) delegato ai grilli canterini e ai giullari che prima leccavano i piedi a Pol Pot aizzino la gente confusa o ingenua o intimidita. Che la imbroglino, la corrompano, la riportino indietro di mezzo secolo cioè alla stella gialle sul cappotto. Questi ciarlatani ai quali dei palestinesi importa quanto a me importa di loro. Cioè nulla.

Io trovo vergognoso che tanti italiani e tanti europei abbiano scelto come vessillo il signor (si fa per dire) Arafat. Questa nullità che grazie ai soldi della Famiglia Reale Saudita fa il Mussolini ad perpetuum e che nella sua megalomania crede di passare alla Storia come il George Washington della Palestina. Questo sgrammaticato che quando lo intervisti non riesce nemmeno a compilare una frase completa, un discorso articolato. Sicché per ricomporre il tutto, scriverlo, pubblicarlo, duri una fatica tremenda e concludi che paragonato a lui perfino Gheddafi diventa Leonardo da Vinci. Questo falso guerriero che va sempre in uniforme come Pinochet, mai che indossi un abito civile, e che tuttavia non ha mai partecipato ad una battaglia. La guerra la fa fare, l'ha sempre fatta fare, agli altri. Cioè ai poveracci che credono in lui. Questo pomposo incapace che recitando la parte del Capo di Stato ha fatto fallire i negoziati di Camp David, la mediazione di Clinton. No-No-Gerusalemme-la-voglio-tutta-per-me. Questo eterno bugiardo che ha uno sprazzo di sincerità soltanto quando (en privé) nega a Israele il diritto di esistere, e che come dico nel mio libro si smentisce ogni cinque secondi. Fa sempre il doppio gioco, mente perfino se gli chiede che ora è, sicché di lui non puoi fidarti mai. Mai! Da lui finisci sistematicamente tradito. Questo eterno terrorista che sa fare solo terrorista (stando al sicuro) e che negli Anni Settanta cioè quando lo intervistai addestrava pure i terroristi della Baader-Meinhof. Con loro, i bambini di dieci anni. Poveri bambini! (Ora li addestra per farne kamikaze. Cento baby-kamikaze sono in cantiere:cento!). Questa banderuola che la moglie la tiene a Parigi, servita e riverita come una regina, e che il suo popolo lo tiene nella merda. Dalla merda lo toglie soltanto per mandarlo a morire, a uccidere e a morire, come le diciottenni che per meritarsi l'uguaglianza con gli uomini devono imbottirsi d'esplosivo e disintegrarsi con le loro vittime. Eppure tanti italiani lo amano, sì. Proprio come amavano Mussolini. Tanti altri europei, lo stesso.

Io trovo vergognoso e vedo in tutto ciò il sorgere d'un nuovo fascismo, d'un nuovo nazismo. Un fascismo, un nazismo, tanto più bieco e ributtante in quanto condotto e nutrito da quelli che ipocritamente fanno i buonisti, i progressisti, i comunisti, i pacifisti, i cattolici anzi i cristiani, e che hanno la sfacciataggine di chiamare guerrafondaio chi come me grida la verità. Lo vedo, sì, e dico ciò che segue. Io col tragico e shakespeariano Sharon non sono mai stata tenera ("Lo so che è venuta ad aggiungere uno scalpo alla sua collana" mormorò quasi con tristezza quando andai a intervistarlo nel 1982). Con gli israeliani ho litigato spesso, di brutto, e in passato i palestinesi li ho difesi parecchio. Forse più di quanto meritassero. Però sto con Israele, sto con gli ebrei. Ci sto come ci stavo da ragazzina cioè al tempo in cui combattevo con loro, e le Anne Marie morivano fucilate. Difendo il loro diritto ad esistere, a difendersi, a non farsi sterminare una seconda volta. E disgustata dall'antisemitismo di tanti italiani, di tanti europei, mi vergogno di questa vergogna che disonora il mio Paese e l'Europa. Nel migliore dei casi, non una comunità di Stati ma un pozzo di Ponzi Pilati. Ed anche se tutti gli abitanti di questo pianeta la pensassero in modo diverso, io continuerò a pensarla così.

© Oriana Fallaci - Panorama - 18/04/2002.

Una serata al Grande Fratello

Posted in non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

È accaduto. Come un virus, come il latte che straripa dal pentolino, come la diarrea nei momenti meno opportuni. Mi sono visto tutte le ore di diretta (saranno state sedici, diciassette?) della prima serata del Grande Fratello, decima edizione, cosa che, per capirci, non accadeva da otto anni. Tutta la puntata. Baci, lacrime, bestemmie, eliminazioni e “nominescio”.

C’è la bonona, Veronica, che conosco perché è regina dei link di Facebook e che lì  gode di una reputazione tale da far sembrare Patrizia Daddario un’educanda d’altri tempi. Me la vedo avvinghiata a tanti uomini diversi, in mille foto compromettenti e invece su canale cinque, sarà che è la serata fortunata, stasera giura amore eterno e lingua in bocca a tale Sara. Ha finito i maschi?

Questa Sara, han detto in diretta, era una coniglietta di Playboy. Resto basito, perché da quel poco che vedo e che sento, dice cose sensate, ridimensiona situazioni grottesche e pantomime idiote, ride del proprio fisico burroso (eh si, è grassa, avrà una taglia 40 abbondante!) e ha uno sguardo intelligente. Ha sbagliato trasmissione?

C’è in studio un tale George, un mezzo sfigato che da ciò che ho capito è entrato nella casa sposato e con un figlio e s’è trastullato con un’altra mezza sfigata (le due metà insomma), Carmela, le ha chiesto di sposarlo mentre spuntano fidanzate ed ex amanti da ogni orifizio catodico. Questo si sarà bombato pure signora Rina, la bidella della mia ex scuola elementare?

Massimo ha bestemmiato. L’ho letto su internet un paio di giorni fa. La Marcuzzi, che ormai ha le tettone in pancia, gli ha detto che la trasmissione avrebbe preso dei provvedimenti. Ha negato, ha fatto spallucce e musetto. Dopo tre minuti d’orologio era in ginocchio, implorava perdono alla madre e si scusava con la nazione. Proprio un grande esempio. A casa. E meno male.

Mauro, un tipo che parla come Natalino Balasso, ha fatto eliminare Sara non so come. Ma da come lo guardano, gli parlano e lo trattano, credo che abbia anche sparato a Kennedy, fatto la spiata che ha fatto catturare Anna Frank e scatenato la guerra del Vietnam. Bah.

Ho poi intravisto una statua di cera, un tale Maicol (non Michael, no no, ho controllato, si chiama proprio Maicol) che indossava un gilè viola orrendo e talmente tanto make up che credo di cognome faccia Gecson. Altra gente che entra, esce, parla, passa…un porto di mare.

Ho fatto una cazzata. Ho sprecato una serata.

E non so ancora perché.

Buonanotte blog.

Dandy goes to the radio!

Posted in teatro con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

Ogni giovedì alle 11.30 su

www.radioxcaso.tdm2000.org

“Spettacolando – di Andrea Ibba Monni”

Teatro, Arte, Musica e dintorni on line,

in una trasmissione molto particolare

non mancare!

Senza parole

Posted in non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

Avevo già scritto riguardo la stilista della foto sopra in un post intitolato “10 cose che renderebbero Donatella Versace meno arancione”. Oggi questa foto. Che paura. Certe cose ti lasciano senza parole. E dire che per vivere, questa donna insegna e diffonde una cosa chiamata Stile.

No, comunque il seno è naturale.

casomai

Posted in non classificato con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

casomai qualcuno ne avesse dubbio
casomai ci si potesse lasciar prendere dallo sconforto
casomai ci si sperasse
casomai lo si aspettasse
casomai se ne fosse convinti
casomai qualsiasi cosa passi per la testa

…..

ci sono pochi punti, ma fermi e saldi

…..

sono ancora felicemente fidanzato
il lavoro va a meraviglia
il Quadrato è sempre più numeroso, unito e produttivo dal punto di vista umano, affettivo e metodologico
non sono ancora diventato zio
io e Karen Walker, si la Mezza-Tedesca si, siamo sempre amici

casomai….vaffanculo ai menagrami iettatori! vaffanculo agli uccellacci del malaugurio! vaffanculo agli invidiosi, agli spostati….

I AM WHAT YOU’LL NEVER BE
I HAVE WHAT YOU’LL NEVER HAVE

Diario di viaggio: GERMANIA 2010 (giorno 2)

Posted in non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

MARTEDÌ 12/1/2010

Stoccarda ce la siamo girati ieri notte. Doveva essere un giro di ricognizione, una roba tipo “facciamoci due passi”, e invece è diventato un giro città, tant’è piccola Stoccarda, tant’è comoda Stoccarda. Carina, intercambiabile con altre città, nulla di particolarmente interessante. Abbiamo già fatto shopping (proprio perché non c’è nulla di particolarmente accattivante in una città come le altre). Dopo una colossale dormita tutta la città è sotto la neve, ed è la prima volta che ne vedo così tanta, dappertutto: ieri pomeriggio, appena arrivati in città avevo la faccia paralizzata dalla gioa e dal freddo. Era bellissimo. Bello quanto faticoso camminarci sopra, ma non mi importava, mi sarei fatto l’Everest se me lo fossi trovato davanti, per la mia volta con la neve. Ne vale la pena, è solo per altri cinque giorni, poi in Sardegna, dove sto io nel sud della pianura del Campidano, non ne troverò di neve. Qui viverci sarebbe impossibile per me, per me l’acqua deve stare allo stato liquido e lungo un orizzonte. L’ho cercato, come sempre, come un idiota, senza accorgermene, come sempre coi bei panorami: il mare. Non c’è. E la delusione, come sempre, s’è mischiata a quanto mi sentivo cretino.

Oggi vediamo il centro città di giorno, il museo d’Arte moderna e poi cerchiamo di stupirci. Arte, KUNST, è una delle poche parole tedesche che conosco.

Anche qui ci sono i bimbo-minchia, gli adolescenti italiani e quelli tedeschi son diversi solo per il colore dei capelli e della carnagione. Gli adulti sono sciattini e scopro che così come esiste lo stereotipo, anzi l’icona, del tedesco estivo con sandalo, calzino bianco (rigorosamente corto), esiste anche il tedesco invernale con impermeabile anni ‘40 e pantaloni tre taglie più grandi. Verità che devono venire alla luce.

Son tutti gentili e simpatici, devi scacciarli perché appena ti fermi per strada e metti il naso per aria per leggere un nome e capire dove sei, metti mano alla cartina e la fila di gente che ti chiede se hai bisogno d’aiuto, ti ricorda tanto la fila alle Poste Italiane il giorno 27 quando arriva la pensione.

Si ride un sacco, battezziamo le “pardule assassine”, ossia cicciottissimi esemplari candidi e giallini come le formaggelle sarde. Ga’ parla in tedesco, io capisco qualcosa. Mi sembra l’Italia, più pulita e meglio organizzata e civile. È solo Stoccarda e ci sono da meno di 24 ore.

P.S: mia madre che notoriamente sa che quando parto non voglio essere contattato al telefono, anzi di solito lo tengo spento, ha chiamato sapendo che il cellulare l’ho tenuto acceso perché aspetto da un momento all’altro il parto di mia sorella e che avrei risposto e che risponderò sempre, proprio perché Angelica partorirà a momenti. Grrrrr

Il Musone

Posted in i tempi andati, non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

personaggi e situazioni sono di pura fantasia e totalmente inventati. O forse no.

il cinese, l’Amica, l’obesa, l’innamorato, la mezza tedesca, Frengo, l’attore, la corsa, il musone, la barista

No, non è la lista di dieci dei prossimi abitanti della casa del Grande Fratello, bensì la lista dei  dieci coinquilini che ho avuto nella mia esistenza. Persone con cui spesso ho condiviso molto più che le spese di casa, altre con cui non ho condiviso proprio nulla, altre ancora con cui non avrei mai voluto avere a che fare.

Pare che il musone abbia paura di ciò che scriverò su di lui. Il musone ha sempre avuto una gran paura di un sacco di cose…forse avrei dovuto chiamare il coniglio pavido (da qui la foto sopra di Mel Gibson in Braveheart – Cuore Impavido) piuttosto che come l’ho soprannominato (da cui la foto sotto). Ma cosa potrei dire di così tremendo, tanto da farmi pervenire ultimatum e minacce? Forse le cose che mi ha confidato faccia a faccia quelle rare volte che non teneva il muso? No, mi ha insegnato la moralità (sic), la lealtà verso le persone (sic), quindi non potrei mai fare qualcosa di così vigliacco (io). Non rivelerò mai i segreti di stato di nessuno, sarebbe patetico, sarebbe poco divertente (sopratutto perché smetterei di averli tutti in pugno).

Lui tempo fa mi ispirò la figura del carismatico a tutti i costi, post che di per se spiega che tipetto bizzarro e in fondo simpatico ha vissuto sotto il mio tetto. Non so perché era sempre più triste, forse pensava di trovare il fan club venendo a vivere qui, fatto sta che nonostante sia stato il coinquilino perfetto che non sporca, pulisce, si fa i fatti suoi, diventava sempre più antipatico, chiuso, negativo. Si, era il migliore in assoluto per discrezione e privacy, ma sarà che l’ambiente lo deprimeva, sarà che gli stavo sul culo, l’aria in casa era sempre più pesante. Primo coinquilino a non pagare l’affitto (dividevamo solo le spese, come con La Barista), unico coinquilino che andando via (poi ho scoperto perché è andato via) mi ha tolto un gran peso in fatto di serenità. Da quando è andato via mi mancano le risposte monosillaba, niente più “uhm” alle mie domande “come stai?”, “com’è andata?”, “che ore sono?”. Una roba che se avessi avuto come coinquilino un tronco di pino, ci avrei avuto dialoghi più avvincenti. Il peso me l’ha levato proprio perché in casa non c’era più la nuvola grigia enorme.

Ripeto: magari gli stavo antipatico, magari è tutta una mia idea bislacca, magari sono stato l’unico che ha stimolato in lui l’espansività e il calore umano che possono avere alla pari solo i Polaretti Dolfin. Non lo so, non mi interessa ma sicuramente è uno dei migliori coinquilini mai avuti: un tipo caloroso alla Cristina Parodi, simpatico alla Jose Mourino, incarnazione dello scout in tutto e per tutto, pregi e difetti.

Un amico mancato, nel senso che sarebbe stato sicuramente uno valido. In altre circostanze forse. In un’altra vita sicuramente. Troppo diversi, grazie a dio.

Diario di viaggio: GERMANIA 2010 (giorno 1)

Posted in scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

LUNEDÌ 11/1/2010

Scrivo nel momento in cui si placa il nervosismo dovuto al viaggio: preparare, arrivare in orario, passare i controlli, salire sull’aereo, trovare posto, lasciare la terraferma e decollare. No, non sono un viaggiatore sereno coi miei riti, le pipì continue da dieci ore prima a due ore dopo il viaggio (altro che le miss Italia e le acque della bellezza plin plin!).

Questa vacanza, decisa e prenotata cinque mesi fa, è poi caduta nel dimenticatoio e cascata tra capo e collo ieri, dopo tanto lavoro: “ops, domani parto!”. Di soilito mi struggo da un mese prima per cercare cartine, mappe, orari, collegamenti, prezzi, peli del culo eccetera…stavolta ho pigramente prenotato il primo albergo che la ricerca mi ha fornito a Stoccarda, clickclick, i treni tedeschi che prenotati online non costano nulla, clickclick, e ho fatto il check-in online per l’aereo (perché nella vita, oltre la morte è certa solo una cosa: bisogna avere a che fare coi dipendenti RyanAir il meno possibile), clickclick.

Sembra estate da quassù dove il sole cuoce le nuvolette e i nuvoloni dabbasso. So già che ci attende la neve, il freddo germanico, rischiavamo addirittura di non partire con mezza Europa in freezer, ma non mi preoccupo, non mi importa di nulla: voglio solo staccare per sette giorni, anche se la mente sarà sempre al pancione di mia sorella Angelica che tra sta settimana e l’altra darà alla luce la mia prima nipote, Giulia. Però penso anche a me, a Ga’, a noi e a quanto sia prezioso scegliersi ogni giorno. Condividere le quotidianità.

Le paure dell’aereo passano, scenderò come sempre sono sceso dagli aerei con aria tronfia, vescica gonfia e l’aria stupida di chi pensa “lo sapevo che atterravo”. Speriamo.

continua…

Posted in non classificato con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

Il latte alle ginocchia

Posted in scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

Sottotitolo: ma se uno ha il latte alle ginocchia, dove trova, presumibilmente i cereali, il caffè e lo zucchero? Forse tra le palle che sono ormai a terra?

La gente più la tratti male e più ne è felice, più sei sincero e umano e più ti sputa in faccia la propria bile. Ma perché? È un mistero inesplicabile. Pare che nel mondo regni sovrano il masochismo.

Ve lo lascio tutto.

Noli me tangere, nulla mi tocca. Ho perso troppo tempo in passato, adesso che so quanto preziosa sia la vita, non posso più permettermi di star dietro alle meschinità mie e altrui.

Superato un certo livello non si può (e non si deve) scendere più in basso. Si può (si deve) solo salire.

La Corsa

Posted in amore&affetti vari, i tempi andati, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

personaggi e situazioni sono di pura fantasia e totalmente inventati. O forse no.

il cinese, l’Amica, l’obesa, l’innamorato, la mezza tedesca, Frengo, l’attore, la corsa, il musone, la barista

No, non è la lista di dieci dei prossimi abitanti della casa del Grande Fratello, bensì la lista dei  dieci coinquilini che ho avuto nella mia esistenza. Persone con cui spesso ho condiviso molto più che le spese di casa, altre con cui non ho condiviso proprio nulla, altre ancora con cui non avrei mai voluto avere a che fare.


La Corsa veniva dalla Corsica. E io perdo colpi in quanto a originalità di nomi. Il Cinese era cinese, l’Amica guardava Amici con me, l’Obesa era grassa, l’Innamorato mi amava, la Mezza Tedesca era mezza tedesca e mezzo sarda, Frengo aveva un nome molto vicino a quello che gli ho dato io, l’Attore faceva l’attore e vi preannuncio che il Musone aveva un carattere abbastanza negativo e che la Barista fa la barista.

Sfigato.

La Corsa era una ragazza arrivata qui dopo l’Attore tramite un annuncio sul web. Ero terrorizzato dalla francesina, perché due cose sono certe nella vita: la morte e il fatto che i francesi siano teste di cazzo. Ma lei era dell’isola sopra la mia e c’era una differenza, come più tardi avrei imparato. Non ero in casa quando è arrivata, lo ricordo come fosse ieri: ero a teatro a lavorare con la testa a casa e al fatto che a quell’ora, alle 19, lei sarebbe arrivata dopo uno scambio di email, e ad accoglierla Ga e la Mezza Tedesca che subito mi mandano un sms rincuorante: “È una tipa apposto, troppo simpatica!”. Che detto dalla Mezza Tedesca vale quanto un biglietto da 3euro, detto da Ga ne vale quanto uno da 500. Ce ne passa.

By the way, avevano ragione. La Corsa era un raggio di sole in questa casa che spesso e volentieri lasciavo per stare a casa di Ga, dato che odio e fortissimamente odio le negatività (ne parlerò infatti quando pubblicherò Il Musone e lì si capirà l’avversità per i musi lunghi). Ma lei bilanciava il clima da post guerra-pestilenza-carestia creato dalla Mezza Tedesca, anzi, la rendeva migliore. Era lesbica, con piercing, capelli rossi, carnagione bianchissima, sorrideva scoprendo eccessivamente le gengive, era una di quelle brutte ma belle, affascinanti.

Curava il mal di denti bevendo grappa, sparava fesserie enormi in italiano (dubbiosa su “maionese tonnata” o “tonno maionesato”), convinta che le lesbiche avrebbero colonizzato il mondo, condivideva con il sottoscritto la passione per il mondo di David Lynch (that’s why la foto sopra), i video e la fotografia. Aveva un passato movimentato, turbolento, con scelte sbagliate e redenzioni miracolose. Si rideva di gusto, ci si passavano le ore a chiacchierare e piaceva a tutti, piaceva tanto, sopratutto in paragone alle persone che frequentavo in quel periodo lei era davvero al top. Una sorella perfetta. Ovviamente volatilizzata, ovviamente le cose belle durano poco e  lei aveva mille problemi da cui scappare ancora una volta.

Peccato. Spero che ora stia bene, ovunque lei sia.

Devo

Posted in scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , on 18 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

Devo tornare in palestra,m guardare l’istruttrice negli occhi e confessare le mie colpe e i miei peccati salendo sulla bilancia: devo dimagrire. Devo essere al meglio domani pomeriggio per un incontro che sento super importante per il mio percorso lavorativo e di vita (incrocio le dita e taccio per scaramanzia). Devo pubblicare gli ultimi racconti già scritti sui miei ex coinquilini. Devo pubblicare un bel po’ di foto del viaggio. Sono tornato da una splendida vacanza…tanto splendida quanto breve. E a breve pubblico il consueto Diario di Viaggio. Devo.

Auf Wiedersehen

Posted in scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , on 11 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

Che bello, si parte. tra poco meno di quattro ore sarò seduto sul volo 4811 della Ryan Air diretto a Karlsruhe e alle 15 sarò arrivato a Stoccarda, prima meta del viaggio che mercoledì continuerà a Tubingen e poi fino a domenica 17 Monaco di Baviera. Tra una settimana si torna, perché il lavoro non ci ha permesso di fare di più, ma è prezioso già questo poco tempo e va bene così.

Terrò il consueto diario di viaggio, poi non so se lo pubblicherò. A Stoccarda e Karlsruhe stiamo in hotel, a Monaco dalla cugina della Nana Malefica che ci raggiunge mercoledì. Se per l’hotel non ho dubbi (in Germania sono precisi), ovviamente per la casa della cugina sono perplesso. Speriam bene. Se non altro, è sarda: si parte bene.

Ci si sente lunedì 18 Gennaio, sperando che tutto fili liscio e che mia nipote non faccia lo scherzo di nascere ora che parto.

Auf Wiedersehen

Voglio

Posted in non classificato con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

Voglio partire, staccare la spina per una settimana, congelarmi il culo in Germania  (a Stoccarda fa -7 gradi, idem a Monaco di Baviera), vedere facce diverse, sentire la cacofonia del tedesco sfondarmi le orecchie, vedere la faccia della Nana la mattina, fare l’amore in hotel, prendere l’aereo, prendere il treno.

Voglio che mia nipote nasca quando sarò a cinque isolati dalla clinica dove nascerà, cioè qui, non quando sarò in un’altra nazione a bere birra e mangiare brezel.

Voglio che mia nipote sia sana. Non me ne frega un cazzo se è femmina (lo volevo maschio), se somiglierà al padre (è brutto) o avrà il carattere della madre (è una stronzetta) che è poi uguale al mio (sono uno stronzetto). Deve solo essere sana. A farla intelligente, felice e rabbiosa ci si pensa poi.

Voglio che continui sempre così nel mio cuore, nella mia vita privata. Così va bene.

foto di Haikal Noyes

Fly me to the moon

Posted in non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

C’erano le vacanze di Natale? Perché io non le ho festeggiate. Perché non le sentivo, perché sono stato rapito dal mio bellissimo lavoro. Perché allora non sono più andato in palestra e mi sono mangiato la qualunque? parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce parolacce….eccetera

Tra due giorni parto. Vado in Germania col mio amore. Una vacanza che avrebbe dovuto aver luogo esattamente un anno fa, ma non successe perché la RyanAir (quella volta e solo quella volta) decise che la mia patente non era un documento valido per l’espatrio, così treni e alberghi ci sono stati rimborsati al 70% (e vabbè) ma io e Ga’ abbiamo dovuto rinunciare alla nostra vacanza (abbiamo passato solo un paio di giorni a Roma e poi siamo partiti a Londra a Maggio).Per la cronaca, dato che non sono stato l’unico cliente ce la RyanAir ha trombato, date le nostre giuste proteste, sti stronzi stanno chiudendo i voli dall’Italia. Sono contento onestamente.

Quest’anno verso Agosto ci siamo detti: quando andiamo in vacanza visto che questa estate è tutta dedicata al Baratto Teatrale? Così, agenda alla mano, abbiamo prenotato un viaggio il prima possibile: esattamente dopo cinque mesi da quando l’abbiamo deciso. Lavoro, lavoro lavoro. Meglio così.

Tra due giorni si parte, a Stoccarda e a Monaco di Baviera farò ovviamente anche gastronomia…già me la immagino la mia istruttrice della palestra, quando lunedì 18, alla chetichella entrerò in sala e poserò le mie chiappone sugli attrezzi….

Lady Vendetta

Posted in ho visto/ho letto/ho ascoltato, non classificato con i tag , , , , , , , , , , , on 8 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

Un angelo? è mai possibile? crede davvero che ci sia un angelo in me? se è così allora dove era quell’angelo quando ho commesso un crimine così atroce, ho pensato molto alle sue parole mi sono chiesta perchè il pastore mi ha detto questo e poi ho capito: l’angelo che è in me si manifesta soltanto quando sono io a chiamarlo! Dove sei? perfavore vieni da me… Io sono qui, quest’atto di invocare un angelo in realtà non è altro che un preghiera, e la prigione è un posto ideale per imparare a pregare, per me è stato così, perchè qui non possiamo fingere, noi sappiamo di essere tutti peccatori…”

(dal film “Lady Vendetta”)

Follia

Posted in scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , on 8 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

Les hommes sont si nécessairement fous que ce serait être fou par un autre tour de folie, de n’ être pas fou

gli uomini sono cosi necessariamente pazzi che bisognerebbe essere pazzi di un’altra follia per non essere pazzi-

Blaise Pascal

Posted in non classificato con i tag , , , , , , , , , on 7 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

L’Attore

Posted in i tempi andati, non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

personaggi e situazioni sono di pura fantasia e totalmente inventati. O forse no.

il cinese, l’Amica, l’obesa, l’innamorato, la mezza tedesca, Frengo, l’attore, la corsa, il musone, la barista

No, non è la lista di dieci dei prossimi abitanti della casa del Grande Fratello, bensì la lista dei  dieci coinquilini che ho avuto nella mia esistenza. Persone con cui spesso ho condiviso molto più che le spese di casa, altre con cui non ho condiviso proprio nulla, altre ancora con cui non avrei mai voluto avere a che fare.


Andiamo con ordine.

Mi chiama questa tipa che ha letto l’annuncio della camera che ho messo in affitto su un sito e mi dice che viene a vederla la sera stessa. La camera in questione è quella che è stata dell’innamorato e poi di Frengo, percui le cose son due: o la sfiga perseguiterà queste mura, oppure riuscirò a trovare un coinquilino sano di mente. La ragazza che ha chiamto arriva a casa nel pomeriggio, già ci conosciamo, è la bellissima Raffaela con cui speattacolavo due anni fa e che ora vive a Roma e cerca una camera per un mese per un amico, un certo Vanni, dice che è un attore. Non lo conosco, pare essere una celebrità che mi è sfuggita, ma chi se ne frega, mi piglia la camera per un mese e va bene, poi si leva dalle scatole. E invece le cose non vanno lisce.

Arriva quest’uomo di mezza età, un misto tra un affascinante George Clooney e una fogna (quindi un pattume), l’anello di congiunzione tra l’uomo e la merda (ora si capisce il concetto del “pattume”?), esordendo con “Sei molto giovane” al quale seguirebbe un mio “E te stai morendo” vista l’età avanzata dell’esemplare, ma l’educazione me lo impedisce. Poi segue un inspiegato monologo (suo) sulla concezione del bello, sembrava di sentire le miss Italia di Katia e Valeria a Zelig. A parte il fatto che si rivela un pessimo coinquilino (e infatti prenderà un calcione nel culone flaccido a ore) è anche una persona disgustosa sotto tanti punti di vista. A partire dal fatto che la porta del bagno è aperta quando entra per scatarrare sul lavabo, fino alla pipì (e io convinto che avesse il catetere). A seguire col fatto che ha delle opinioni sul teatro più uniche che rare. Tanto da far apparire tutti i branchi e gli individui del mondo teatrale isolano dei piccoli geni, delle persone intellettualmente stimolanti e stimolate.

Si parte dal fatto che “senza offesa per i sardi, ma il teatro non è per tutti i pubblico” fino al fatto che a lui le parti le hanno proposte tutte ma lui le ha rifiutate tutte perché non accetta lavori per meno di 1500 euro al giorno, lui non è “servo come gli attori sardi”. E visto che c’è gente come Mauela Arcuri e ragazzi del Grande Fratello che fanno film, fiction e teatro pagati a peso d’oro, penso che sia proprio vero che a lui hanno proposto qualsiasi cosa. Si si, ed io sono la reincarnazione di Buddah (piccolo inciso: chi lavora a teatro sa che è normale e sicuramente veritiero rifiutare parti a 1200 euro al giorno…ma magari!)

Il soggetto in questione è talmente professionale e serio nel suo lavoro di attore, che vorrebbe pagarmi l’altra metà dell’affitto facendomi conoscere registi, attori e triccheballacche: senza mai avermi visto recitare. Complimenti, che esempio di virtù! Mi puzza tanto di prostituzione dell’Arte in nome di pochi spiccioli, ma come dice lui “sei giovane e devi imparare”. Cosa? Che non è detto che in età avanzata si diventi persone con cervello? Gli chiedo di pagarmi l’affitto e se ne esce con “Io ti presenterei questo regista…pensavo che con te si potessero evitare i discorsi economici”. Insomma, un paraculone tremendo con le pezze al culo. E ovviamente doveva capitare a me.

Lui, l’attore. è il modello a cui non voglio aspirare, quello che con mezzi più o meno validi ha seguito la strada dei palcoscenici sacrificando il resto: gli affetti, la cultura personale e la dignità. Andiamo, sarà in età da pensionamento e fa l’Attor Giovane che tutti vogliono e nessuno ha perché lui è troppo figo! L’avrei perdonato se avesse la mia età e come tanti ne ho incontrati (e perdonati) della mia età, si sentisse il migliore. A vent’anni si chiama impudenza giovanile, a cinquanta suonati è demenza senile.

In due settimane ha sloggiato: è inutile, chiunque abitasse in quella camera accanto alla cucina faceva una brutta fine. Avevo capito. Dopo dieci giorni sarebbe arrivata la Corsa, la nuova coinquilina che veniva dalla Corsica (e da qui l’originale soprannome) e avrebbe occupato un’altra camera graziaddio. Quella grande portava sfiga  e la dovevo esorcizzare. Son partito dal colore (non più quel bluette-striato-idiota ma un bel arancio-giallo o viola) e credo si finirà con sacrificare una capra vergine su un altare di marmo con venature rosate.

Perché mi piace Lady Gaga?

Posted in ho visto/ho letto/ho ascoltato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

Stefani Joanne Angelina Germanotta mi piace perché:

non si chiama più Stefani Joanne Angelina Germanotta,

si chiama Gaga (che è due volte il nome del mio amore),

è tamarra da morire,

non ci crede fino in fondo ma interpreta un ruolo egregiamente,

sa cantare,

sa ballare,

ha presenza scenica,

è giovane,

è scafata,

è brutta ma bellissima,

ha una voce potente,

è teatrale in ogni cosa che fa,

la conoscevo mentre in Italia ancora stavano dietro a Rihanna e al suo ombrello.

Inoltre come potrebbe non piacermi l’incarnazione di un cartone animato, quale Roxy delle Misfits del cartone animato Jem e le Hologram?

GIA

Posted in ho visto/ho letto/ho ascoltato con i tag , , , , , , , , , , , , , , on 3 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

vita e morte

energia e pace

se mi fermo oggi ne valeva comunque la pena

anche gli sbagli terribili che ho fatto

e che disferei se potessi

le pene che mi hanno bruciato e lasciato cicatrici sulla mia anima

ne valeva la pena

perché mi hanno permesso di camminare dove ho camminato

che è stato l’inferno in terra

il paradiso in terra

e il ritorno all’interno

sotto lontano in mezzo attraverso dentro e sopra

Ieri ho rivisto “Gia” il film tv prodotto dalla mitica HBO e con una Angelina Jolie che nel 1998 ha incarnato l’animo tormentato della modella Gia Marie Carangi, semplicemente Gia, morta di AIDS dopo una fulminante carriera nella moda. Bellissimo. Le parole della poesia sono di Gia, quella vera, che teneva un diario.

Che culo!

Posted in i tempi andati, non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , on 3 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

Il 2009 è andato, così come il 31 dicembre che-bisogna-divertirsi e la mia personale maledizione che mi vede ammalato ogni primo gennaio da tre anni. Il fatto è che mi ammalo quando sono in vacanza, e questa volta sarò in vacanza dal 7 gennaio al 19. Quindi prendo provvedimenti e cerco di scansare la cosa.

Si, il 2009 è andato, un anno alla grandissima che mi ha regalato bellissime cose: il Rovermoot è stata una di queste, ma anche i momenti condivisi con persone speciali, i successi teatrali e tutto il resto. Mi dicono che dovrei essere più ambizioso e sfacciato, dovrei chiedere di più e volere un 2010 ancor migliore. No, a me sembra di esser più che sfacciato un ingrato. Se quest’anno dovesse essere come il 2009, mi reputerei più che fortunato.

P.S: Ho bruciato il calendario, come ogni 31 dicembre dopo averlo letto e aver ricordato cos’è stato il 2009. Ecco la prova:

Frengo

Posted in i tempi andati, non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 gennaio 2010 by Andrea Ibba Monni

personaggi e situazioni sono di pura fantasia e totalmente inventati. O forse no.

il cinese, l’Amica, l’obesa, l’innamorato, la mezza tedesca, Frengo, l’attore, la corsa, il musone, la barista

No, non è la lista di dieci dei prossimi abitanti della casa del Grande Fratello, bensì la lista dei  dieci coinquilini che ho avuto nella mia esistenza. Persone con cui spesso ho condiviso molto più che le spese di casa, altre con cui non ho condiviso proprio nulla, altre ancora con cui non avrei mai voluto avere a che fare.


Frengo è un incrocio tra un hoompa loompa di Willy Wonka e le macchiette dei classici froci da telefilm USA, stile Jack McFarland senza Karen Walker, senza talento e senza simpatia. Un viscidissimo e ridicolo omosessuale di quarant’anni che è stato qui a casa per quattro giorni ma ha fornito materiale di prese per il culo per anni. Andiamo con ordine.

L’Innamorato lascia la sua stanza in preda a crisi isteriche degne di una regina della notte e siccome pare che il destino non voglia abbassare il livello di checcaggine in quella camera, arriva a casa questo Pietro Taricone del GayWorld alto un metro e un pene e coi muscoli pompati a mille. Una Priscilla Regina del Deserto senza camper ma con una collezione di perizoma degna di Ru Paul. Mi rintraccia da un annuncio sul web per AAA cerco coinquilini, arriva qui ammiccando manco fosse Sharon Stone in Basic Instinct 3, mi racconta la (presunta) storia della sua vita fatta di sesso, orge e steroidi per gonfiarsi i muscoli con l’aria dell’uomo che non deve chiedere mai. Io trattengo il vomito e piagnucolo dalla prima sera ogni qual volta mi ritrovo da solo con La Mezza Tedesca o con Ga: io qua dentro non ce lo voglio quello la! Frengo racconta di provenire dal Sud Africa, dove fugge da un matrimonio con un uomo violento (mah1) e di voler rifarsi una vita qui in Sardegna (mah2) e di riprendere i vecchi contatti dell’ambiente gay sardo (mah)3, tutta gente che lo invidierebbe a morte (mah4) ma lui è di molto superiore e se li vuole riscopare tutti (mah5 e che schifo).

Si alza all’alba, spunta dalle porte come in un film del terrore mentre hai la faccia accartocciata dal sonno. Dopo aver passato sei mesi di convivenza con la mezza tedesca, sai bene che rivolgerle parola la mattina significa ricevere un grugnito e nient’altro, ma lui non si dà per vinto e attacca interminabili bottoni anche con lei, anche la mattina presto. Insomma, tempo 24 ore e sta sulle palle a tutti. Quando trova lavoro e mi dice che ha trovato anche una camera vicino all’ufficio, stappiamo bottiglie di champagne appena Frengo varca la porta con i suoi boa di struzzo e le pasticche per i muscoli e diciamo addio al coinquilino di quattro giorni.

Richiama dopo un paio di settimane. La mia faccia è tipo quella di chi riceve la telefonata di Samara di The Ring. Mi dice che nella nuova casa sta malissimo, lo prendono tutti in giro, lo odiano, lo snobbano…chissà come mai… Mi implora di tornare da noi. Ovvio e scontato il fatto che la telefonata s’è conclusa con un due di picche enorme, appoggiato da Ga’ e dalla mezza tedesca. Povero Frengo…il nano da giardino di Elton John.

duezerozeronove-duezerozerodieci

Posted in amore&affetti vari, ho visto/ho letto/ho ascoltato, i tempi andati, non classificato, politica&società, scemo chi legge, sesso e sessualità, teatro on 31 dicembre 2009 by Andrea Ibba Monni

Chiedo solo che il prossimo anno sia almeno come questo. Davvero. Ho avuto tutti i successi che ho perseguito, ho eliminato le cose superflue e ho guadagnato un pacco di soldi facendo ciò che amo. Sono libero, felice, sto per avere la mia prima nipotina, la salute regge e tutto va. Non serve altro. Speriamo bene, facciamo le corna e non ci si pensa più.

Questo capodanno fanno tutti i bilanci del primo decennio del duemila. Io credevo fosse passato almeno un ventennio…l’ho cominciato bambino e l’ho finito uomo…chissà tra dieci anni che scriverò.

Stasera cena e festa da e con amici, poi domani si cerca di combattere la mia eterna avversione per il primo giorno dell’anno. Felice. Auguro a tutti, ma davvero a tutti, questa serenità. Credo che se fossero tutti felici come me, non ci sarebbero più rotture di palle per nessuno. A U G U R I

Canta che ti passa

Posted in scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 dicembre 2009 by Andrea Ibba Monni

CLICCANDO QUI si sente Noemi Letizia miagolare “All I want for Christmas”. Adesso siamo veramente apposto. Manca solo che Mariah Carey stenda un piano regolatore per l’urbanizzazione, che Daniele Interrante finisca il discorso che il Presidente Napolitano leggerà a fine anno e che io decida le coreografie del prossimo tour di Madonna e nel mondo tutti quanti si occuperanno di cose che non sono in grado di fare.

Modalità: Come Eravamo. Come saremo?

Posted in amore&affetti vari, i tempi andati con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 dicembre 2009 by Andrea Ibba Monni

Ecco questo presepe vivente: Angelica a sinistra, porta in grembo Giulia, che tra un mesetto si rotolerà vittoriosa nel sole; al centro io, che sfido il principio per il quale le righe orizzontali sfinano, parcheggiato strategicamente a fianco alla mia rotonda sorella all’ottavo mese di gravidanza e al grasso albero di Natale (dai che sembro più magro!); a destra, di nero vestita, Laura, la nostra sorella maggiore futura madrina di Giulia.

Se potessi bloccare questo momento per sempre, credo che non esiterei. Ero convinto di essere immune dal classico sole-cuore-amore natalizio e invece mi ritrovo a scrivere certe cose ricordando come eravamo. Tre piccoli esseri che giocavano per interi pomeriggi e ogni trenta minuti c’era la pausa litigio. Un fratello piccolo (che poi sono io) che piccolo non è mai stato, felice di essere agli ordini di Angelica che, col dito in bocca era la “dura” del trio, quella che le giravano i cinque minuti e picchiava, mentre Laura, la primogenita un anno più grande di Angelica era quella delicata, che ci godevi troppo a farle perdere la pazienza. Inutile dire che loro erano un duo e in età di scuole medie mi hanno scaricato. Inutile dire quanto questo abbia segnato la mia adolescenza. Inutile dire che ora vivo serenamente quel loro rapporto che piano piano si sta ricostruendo dopo anni in cui non si rivolgevano più la parola.

E siamo cresciuti. Ieri Laura ha fatto un regalo di Natale a me e Ga’, un regalo per la casa…ormai io ho con chi fare coppia. Angelica farà il suo duo con sua figlia, Laura tra poco troverà pure lei con chi stare in combutta. Ma ci dimenticheremo mai di come eravamo? Io no. Risento ancora quei sapori, quegli odori, la luce che c’era la fuori quando si giocava, a dieci metri da dove scrivo.

Non mi sembra il caso di piangere.

Oggi pranzo da amici e festa notturna con altri. Se domattina mi sveglio sarà un miracolo.

Modalità: Natale

Posted in amore&affetti vari, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 dicembre 2009 by Andrea Ibba Monni

25 DICEMBRE ORE 11: Ci siamo svegliati. Non era da dare per scontato, perché ieri dai miei cognati, ossia da sua sorella e il marito di lei, abbiamo sfidato le leggi della natura. Solo gli antipasti comprendevano tutto ciò che di commestibile ci sia in terra, mare e aria e in un’ora abbiamo dimostrato la banalissima affermazione “l’uomo è onnivoro”. E ci siamo portati avanti con l’alcool. Al primo l’immancabile pasta al forno che emanava un profumo talmente buono da ricordare il paradiso: alla mia domanda se il ragù aveva avuto un percorso di cottura di minimo tre ore accademiche, la cognata ha accartocciato la faccia (come solo lei e suo fratello sanno fare) e con l’aria di una che pensa ma-come-cazzo-ti-permetti, ha risposto, decisa, che il suo ragù ha cotto per quattordici (14!) ore. Due porzioni, così le faccio capire che quella cottura, che più che una cottura è il tempo che ci vuole per arrivare in aereo dall’altra parte del mondo, non è stata vana. Poi il pesce “giusto due spigoline”. Si, due spigoline da quattro chili l’una. E noci, nocciole, noccioline e arachidi, arance, melone, torta al cioccolato e vino vino vino (roba da cantina di intenditori). Lo si può raccontare per lo meno.

Adesso ci si prepara per un’altra sfida, non da poco: il pranzo di Natale a casa dei miei.  Ne scriverò dopo, sempre se sopravvivo. L’ultimo Natale nella formazione che conosco da 26 anni, perché dal prossimo Natale avremo tra noi anche Giulia, la figlia di mia sorella.

Modalità: Natale (la vigilia)

Posted in amore&affetti vari, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 dicembre 2009 by Andrea Ibba Monni

Dopo una lunga, lunghissima giornata di lavoro, mi prendo esattamente 65 ore di relax, riposo, svacco, un’anticipazione di vacanza. Cosa farò? Mangerò, berrò, scarterò regali e mi godrò le facce di chi scarta quelli fatti da me e starò con le persone che amo: le famiglie d’origine mie e della mia dolce metà, i nostri amici comuni e personali. Circondati d’amore e senza pensare alle incombenze lavorative per 65 ore.

Non ce la farò. Amo troppo il mio lavoro per dimenticarmene tutto il tempo. Ma giuro che ci tenterò, in queste vacanze di Natale con un caldo inusuale (mentre scrivo ci sono ben 15 gradi la fuori), senza la benché minima intenzione di addobbare casa a festa e con tanto, tantissimo lavoro da fare, fino al 5 gennaio. Poi inizieranno le vacanze finalmente.

È sempre un casino fare regali…è sempre peggio. Tra l’altro, a uno che domani compie 2009 anni e che ha dato la sua vita per te, lui che è lo stesso che ha creato tutto quanto: cosa gli si regala?

La mezza tedesca

Posted in i tempi andati con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 dicembre 2009 by Andrea Ibba Monni

personaggi e situazioni sono di pura fantasia e totalmente inventati. O forse no.

il cinese, l’Amica, l’obesa, l’innamorato, la mezza tedesca, Frengo, l’attore, la corsa, il musone, la barista

No, non è la lista di dieci dei prossimi abitanti della casa del Grande Fratello, bensì la lista dei  dieci coinquilini che ho avuto nella mia esistenza. Persone con cui spesso ho condiviso molto più che le spese di casa, altre con cui non ho condiviso proprio nulla, altre ancora con cui non avrei mai voluto avere a che fare.

La mezza tedesca è il più bizzarro incontro di sangue crucco e sangue sardo, proprio perché prende gli elementi più strani da tutt’e due le sue patrie d’origine. Insomma, una che beve succo di mela dopo essersi lavata i denti (“perché la menta ne esalta il sapore”) e che non parlando una parola di sardo e non essendo particolarmente legata all’isola è invece una irriducibile barricadera (tipo mia madre, e chi conosce sa cosa intendo) non può che esser ritenuta uno scherzo della genetica.

Dico subito che la mia quinta coinquilina in ordine di coabitazione, nonché giro di boa di questa serie di racconti, è una delle poche dei dieci di con cui mi sento a disagio a scriverne, l’unica, inoltre a stare qui con me per quasi due anni. Non sarò obiettivo e distaccato come sono stato o sarò invece con gli altri, poiché  gli altri li divido in due categorie: indifferenza e amicizia. Lei sta nel mezzo, lo è sempre stata. Distaccata e fredda come una tedesca, tenera e amabile come una sarda. E a questo genere di persone io ci muoio dietro. A lei nello specifico, ci morivo, ora non più, forse un po’.

Quando si è trasferita a casa, in sostituzione dell’obesa io l’ho amata subito come si ama l’animale curioso dello zoo: la osservavo, la scrutavo, ne ero affascinato. Addirittura ne ho provato quasi attrazione. Lei è una donna di mezza età, anzi una ragazza grande non particolarmente bella né particolarmente interessante di per se, ma la sua fragilità e nello stesso tempo la sua forza di donna, la rendono affascinante, proprio perché da scoprire, scomporre, capire cosa c’è li dentro.

Amava Boy George quand’era un’adolescente e credeva che lui potesse amarla. Un po’ come le ragazzine d’oggi che si infatuano del primo ricchione di turno che fa un bel filmetto o canta una canzoncina con gli addominali in bella vista. E pazienza se lo guardi da vicino e vedi che è più truccato di te. Lui è etero. Si, e Carla Fracci e la donna più simpatica del mondo. Ora io dico, Boy George non era certo uno che si trucca discretamente come Zack Efron, è più un Bill Kaulitz degli anni di piombo: come puoi non accorgerti di nulla e provarne addirittura adorazione ormonale?

Mi ha fatto un regalo grande quanto inaspettato (e forse proprio perché è inaspettato che è grande): Milagros. Milagros è sua figlia, ora diciottenne, un’amica, una persona come poche se ne conoscono. È venuta a vivere qui anche lei per un po’, e non è nell’elenco perché la sua è stata una conseguenza al vivere qui della madre.

Punto.

Non ho grosse cose da raccontare sulla mezza tedesca, la donna più odiata del vicinato. Si sappia infatti che io per vicini di casa ho una sorta di Olindo Romano e Rosa Bazzi, due famiglie di quartesi (abitanti di Quartu Sant’Elena) della peggior specie, che non hanno mai capito e tollerato tutto ciò che va al di fuori della portata del proprio naso. Figuriamoci una donna divorziata che va a vivere con un ragazzo quasi coetaneo della figlia, una donna non sarda, una che non sta a spettegolare con loro, una che non va a fare finta di essere cristiana in chiesa, una che a malapena ti saluta se ti vede per strada….dio, dovrei scrivere delle robe sui miei vicini, quelli si che ne avrebbero da raccontare….

Invece sulla mezza tedesca non ho altri aneddoti divertenti se non dentifricio+succo alla mela, Boy George e strafalcioni linguistici (non se e quanto possano essere scusabili visto che ha vissuto solo 13anni in Germania). Lei è infatti Karen Walker,  una delle celebrities di questo blog che contribuisce a rendere la pagina Frasi da Calendario una delle più lette.

E le voglio bene, nonostante tutto.

P.S: nonostante gli ultimi due post siano stati semi-seri, giuro che dal prossimo ci sarà di nuovo da ridere e basta.

Scusate il ritardo….

Posted in non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , on 23 dicembre 2009 by Andrea Ibba Monni

AGOSTO 2009

Ga: l’acqua di sole (mah)

Mauro superquark: Il ghepardo è la donna del leopardo

Rovermoot 2009: La senti questa voce? POBAAAAAAAAAA

Ga (sardo sono lampu!): Andrea, non voglio vederti addosso a gente picchiandovi

Rita: La tarma del legno…. (il tarlo??)

Wallace: Nessuno apriva parola!

SETTEMBRE 2009

Menù del Ristorante cinese (vero): gambery con salsa, spighitti in piastra e maiale con mabbù e finghi.

Karen Walker: La nave stava affogando (e vai e falle la respirazione bocca a bocca)

Rosy: Oggi è stato un tour de cors!

Baloo: Sento la presenza di un pene a fianco a me

OTTOBRE 2009

Al laboratorio:

lei: “M’illumino di immenso”

io: “Ora falla arrabbiata”

lei: “Era questa”

io: “ah….”

Hermione: Che pizza! Non sono come Claudia con le tette a qui!

NOVEMBRE 2009

Rosy: A Giulia (sua figlia, n.d.r.) le mettiamo un pisello nella schiena che lo sente bene e forte, come la principessa che gliel’hanno messo nel materasso.

E se vi siete persi gli arretrati cliccate QUI

I sogni sono….?

Posted in non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 dicembre 2009 by Andrea Ibba Monni

Stanotte ho sognato di tornare tra i banchi di scuola delle superiori. È una cosa che sogno spesso, forse legata al fatto che voglio prendere una seconda laurea, forse legata alle mille messe alla prova che ho ogni giorno e che mi creo sempre nuove, forse una cosa che sogno perché ho tante cose in sospeso, tante rivincite che mi vorrei prendere tra quei banchi che odoravano di gomma per cancellare e ormoni maschili di pubertà.

Nei sogni precedenti avevo una enorme lacuna in geografia (materia con la quale non ho mai avuto problemi nei primi tre anni di superiori in cui era d’obbligo) ma oggi ho sognato quella enorme stronza che all’istituto nautico dove mi sono diplomato perito per i trasporti marittimi, insegnava (insegna tuttora?) biologia e chimica. L’ho odiata la puttana. Sminuiva tutti quanti col suo modo di fare viscido e arrogante, accoltellava alle spalle i colleghi quando era con noi. Accoltellava alle spalle noi quando era coi colleghi.

Oggi, nel sogno, decido di tornare a scuola, alla soglia delle vacanze natalizie decido di parlare coi professori per stabilire insieme a loro un calendario di verifiche così da recuperare i tre mesi persi per lavoro. Cazzo, sono Dottore in Scienze Politiche, devono tener conto del fatto che l’istruzione è un diritto e io me ne voglio avvalere onestamente! Invece la troia mi butta giù. I miei compagni di classe sono tutti i miei allievi del laboratorio teatrale.

Mi sveglio incazzzato e vengo subito a scrivere questo sognaccio quassù, seguendo la teoria che mi ispira fin da bambino: se racconti il sogno non lo rifai mai più. Speriamo.

Ferai Teatro: 2010

Posted in teatro con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 dicembre 2009 by Andrea Ibba Monni

http://www.wix.com/Ytrium/Ferai

Arriva “Ovunque Proteggi”, nuovo cortometraggio di Ferai Teatro, la compagnia di Cagliari che nel 2010 ha un bel po’ di progetti artistici e culturali in serbo per l’isola e non solo. Stay tuned!

Nella foto la performance Video Art dello spettacolo “L’Arte come veicolo”: “Spettri d’acque profonde” di Andrea Ibba Monni, con Andrea Ibba Monni, Andreina del Raso, Giulia Paderi, Camilla Mulas, Alessio Pes, Mauro Ferrari. Foto di Margherita Vargiu, QUI IL VIDEO.

Natale alle porte

Posted in amore&affetti vari, ho visto/ho letto/ho ascoltato, politica&società con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 dicembre 2009 by Andrea Ibba Monni

Clima natalizio? Non lo sento per niente, un po’ il Grinch, un po’ Ebenezer Scrooge si, ma sopratutto persona impegnata che pensa al lavoro, al viaggio in Germania e sopratutto al fatto che tra un mesetto entrerà nella sua vita (per sempre) la sua prima nipote: Giulia. Quest’anno in cui non dovevo fare regali a nessuno, ho speso un sacco di soldi per fare regali a chiunque, un po’ è successo, un po’ mi ci hanno obbligato le cose della vita (tipo un’amica incaricata di comprare tre regali, per tre persone ne ha invece presi  quattordici per quattordici persone, stronza!). Ma sta passando questo periodo dell’anno nel migliore dei modi: sto lavorando, che per me significa che mi sto divertendo.

E come sempre son pieno di curiosità per l’anno che verrà, 2010. Come sempre spero sia un anno positivo almeno quanto questo che sta finendo e son sicuro che sarà così, perché le prospettive son queste.

Ieri son andato al cinema con Ga’ ed Enrico a vedere A Christmas Carol, di Robert Zemeckis, bellissimo film. Ma non ero nel clima natalizio né prima né dopo. Né stranamente durante. Però mi piace il Natale, la gente che si ama un po’ di più (ipocrisie  a parte) e il pensiero a quel Cristo venuto al mondo per morire per noi ha un fascino ancora intatto.

A proposito, ma a uno che è figlio di Dio, che compie 2009 anni e che ha dato la vita per miliardi di persone, cosa si regala senza cadere nel banale?

Posted in non classificato on 21 dicembre 2009 by Andrea Ibba Monni

L’innamorato

Posted in amore&affetti vari, i tempi andati, non classificato, scemo chi legge con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 dicembre 2009 by Andrea Ibba Monni

personaggi e situazioni sono di pura fantasia e totalmente inventati. O forse no.

il cinese, l’Amica, l’obesa, l’innamorato, la mezza tedesca, Frengo, l’attore, la corsa, il musone, la barista

No, non è la lista di nove dei prossimi abitanti della casa del Grande Fratello 10, bensì la lista dei nove coinquilini che ho avuto nella mia esistenza. Persone con cui spesso ho condiviso molto più che le spese di casa, altre con cui non ho condiviso proprio nulla, altre ancora con cui non avrei mai voluto avere a che fare.


“Periodo di puttanesca chat”, alzi la mano dalla tastiera chi non l’ha avuto, sopratutto quelli che come me non disdegnano,  oppure non hanno disdegnato o non disdegneranno mai le nuove conoscenze online. Fai “amicizia” in chat a tema, riempi il carrello di infinite conversazioni, é come un supermercato senza luce elettrica: apri le confezioni e assaggi qualcosa, poi rimetti tutto sullo scaffale oppure butti per terra (tanto non se ne accorge nessuno, nessuno ti vede).

Io ho passato quel periodo, ormai da due anni e mezzo sono assolutamente fedele e totalmente appagato dalla mia vita amorosa. Ma tanto tempo fa mi lasciavo travolgere dalle onde della navigazione in internet, alla disperata ricerca di un qualcuno che mi amasse, o almeno mi volesse bene, ma con la consapevolezza che quel qualcuno non l’avrei trovato online. Quindi sapevo di perdere tempo, ma mi davo il beneficio del dubbio. Il solito coglionazzo che si dà il beneficio del dubbio anche quando prende quel che è palesemente zucchero per condire l’insalata. Magari mi sbaglio. Idiota.

Ecco che nel naufragio più totale, alla deriva dei sentimenti e compagnia bella, conosco un ragazzo che sempre virtualmente mi presenta il suo ex fidanzato: l’innamorato. Tante risate e una valanga di complimenti per il sottoscritto, il suo ego e l’ego del suo ego. Fregato. Tutto ciò avviene a giugno o luglio di un po’ d’anni fa, e dopo l’esperienza torinese durante la quale l’innamorato diventa un amico su cui sfogo le mie frustrazioni, si va a vivere insieme: io, lui e l’obesa. E da qui inizia la parabola discendente.

Comincia a nascere qualche sospetto sulla natura di quest’amicizia quando io mi buco le orecchie e lui pure,  io apro l’account flickr e lui anche, io ho il blog e se lo fa anche lui, io parto e lui vuole partire con me (viaggio quasi disastroso), io mi iscrivo all’università e anche lui si immatricola, io mi gratto il culo e lui mi imita, io scappo da lui ma lui purtroppo non scappa da se stesso (ed ecco che non si può affermare che fa tutto ciò che faccio io). Il sospetto cresce quando mi fa regali costosi che dopo un po’ gli restituisco; il sospetto diventa certezza quando mi fa scenate perché io, uccel di bosco, mi interesso a questa ragazza o a quel bel tipo; il sospetto diventa concreto quando mi dice che è innamorato di me (e da qui il bel soprannome originale che ho creato per questo post).

A parte questa piccola ossessione che poi era un lusinghiero culto della mia persona (il mio ego e l’ego del mio ego insomma ne hanno giovato sempre), la convivenza è stata quasi sempre positiva. Era bello parlare prima di dormire o mangiare schifezze davanti alla tv, o fargli scherzi insieme a l’obesa o successivamente alla tedesca. Era un amico, bizzarro, pettegolo e particolarmente brutto, ma pur sempre un amico che mi era stato vicino in un momento delicato della mia vita: è  stato nella sua buffa personcina, uno dei coinquilini più divertenti mai avuti, uno con cui si vedevano i reality e con cui si rideva per tutto.

Peccato che non abbiamo saputo gestire questo sentimento che non aveva a che fare con l’amore, ma forse era capriccio o proiezione di qualcosa che non c’era. Mi è capitato spesso di diventare un idolo sacro di persone che poi, accorgendosi che non sono un idolo e tanto meno degno di sacralità, me ne han fatto una colpa e mi hanno riversato addosso la rabbia  e la frustrazione di chi ha comprato un Dolce&Gabbana che poi s’è scoperto essere un Golce&Dabbana. Ma non c’è scontrino che valga la garanzia, mi spiace. Forse alla lunga mi viene da pensare che non era nemmeno amicizia, ma poi mi do il beneficio del dubbio. Ancora.

La convivenza è durata fino a quando io mi sono innamorato davvero (ma di un’altra persona) e da bravo uccel di bosco ho fatto il nido. Tra l’altro il pretesto è stato uno scontro politico su opuscoli di Forza Nuova trovati per casa e che avevo chiesto a un conoscente di fornirmi perché volevo tanto sapere quanto fossero coglioni quelli di Forza Nuova e invece ho scoperto quanto fosse coglione l’innamorato. La convivenza è finita così, come fosse stata nulla, per un pugno di nostalgici fascisti e per la consapevolezza che quell’Amore non gli sarebbe mai e poi mai toccato. Un vero peccato per ciò che è stato fino a quel momento, un gran sollievo per quello che poi è successo dopo.

P.S: tra i vari coinquilini, ho dimenticato di citare quello che lo è stato per una settimana, ma senza dubbio uno dei più strani personaggi sotto questo tetto: Frengo.