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Non abituiamoci.

Non c’è solo la violenza fisica ed è come se ci fossimo abituati a prenedere schiaffi e pugni e calci in faccia, in pancia, sugli stinchi. Non c’è nulla di peggio dell’abitudine che rende ciuco da soma un asinello e inermi gli esseri umani.

Non c’è solo la violenza fisica, c’è anche quella morale che è ancora più subdola e pericolosa perché rende bestia chi bestia non era. Parlo di quanto e come e quando ci siamo abituati alle guerre, al turpiloquio disinvolto, agli Erika e Omar, ai corpicini dei bambini siriani spiaggiati.

A furia di verità, ci siamo così tanto abituati alla realtà che ci sembra fantascienza, ci sembra lontana, non nostra e allora ci rifugiamo nel mondo cinematografico dei supereroi e dei maghi. A furia di farci parlare alla pancia invece che, non dico al cervello ma almeno alle orecchie, ci siamo abituati a sentire di tutto, a vivere tutto.

Ho paura, tanta paura. Mi manca lo sdegno per un fatto di cronaca nera, mi manca la paura della guerra, mi manca il rispetto per i morti, il rispetto per la Politica, il rispetto per il vicino di casa, il rispetto per il vicino di casa e per il lontano, il rispetto per noi stessi. Mi manca il confronto civile, mi manca il dibattito vero, quello in cui ognuno dice la sua senza inventare baggianate o insultare il contraddittorio.

Ci siamo abituati così tanto a questa violenza morale che non sappiamo più ascoltare qualcosa che non sia urlato, aggressivo, martellante. Ci siamo abituati così tanto a questa violenza morale che non restiamo più incollati alla tv, con la forchetta a mezz’aria perché un barcone di migranti è affondato portando a morire esseri umani. Ci siamo abituati così tanto a questa violenza morale che ci sentiamo legittimati a perpetrarla sempre di più attraverso l’insulto sistematico.

Ci siamo abituati così tanto a questa violenza morale che non sorridiamo più. Non piangiamo più. Non ci viene più la pelle d’oca. Ho paura. Non abituiamoci.

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Su Oriana parlo io.

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Potete parlare della Fallaci dopo aver letto ciò che ha scritto e non solo stralci manipolati da chi, da destra a sinistra, ha fatto taglia e cuci a proprio piacimento? Facile prendersela con lei da viva perché non era schierata e lo diceva (“credo nella soggettività, nel mio punto di vista” non significa “credo nella mia infallibilità”), facilissimo da morta. Merde, siete merde. Quando non riuscite a incasellare qualcuno cercate di ridicolizzare, di etichettare…Non avete il minimo senso del pudore, sennò parlereste solo di ciò che davvero conoscete. Sì, amo visceralmente Oriana, trovo che sia stata coerente fino alla fine, credo che per moltissime cose avesse ragione, credo che oggi come allora ci indicava la luna e tutti guardavate il dito puntato, credo che una vita come la sua valesse cento, mille vite delle vostre e dei terroristi di merda: da quelli che urlano “Allah Akbar!” a quelli che berciano “Libertè, egalitè, fraternitè!” fino a quelli che dicono “All right man!” e soprattutto “Viva la libertà!”.

Schifo. Vergogna. Ecco cosa provo in giorni di frastornato caos mediatico. Vile citare a sproposito una persona che ha fatto la storia del giornalismo, della letteratura e della Storia stessa. Mediocre e infame è renderla inerme simbolo di questa o dell’altra parte. Stomachevole insinuare che gli ultimi anni si sia “rincoglionita” per colpa del cancro che ce l’ha portata via. Tipicamente italiano è continuare a mangiarsi il fegato per il fatto che lei abbia sempre, da sempre e per sempre attaccato tutti i nostri vizi. 

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Ecco come salveremo il mondo.

normalQuesto è un post dedicato ad alcune persone, a determinate associazioni, qualche collega del mondo del teatro. Ma in fondo è dedicato a me stesso (è il mio promemoria) e a chiunque viva su questa terra. Umilmente e dal cuore firmo e sottoscrivo tutto.

È un sentimento cattivo l’odio, perché ci consuma e ci rende di pessimo umore, ci ruba energie che potremmo dedicare a cose più importanti o estremamente futili, ma comunque cose belle. Invece l’odio ci porta a concentrarci su come fare cose brutte in risposta alle brutte cose, su come subire brutte cose che invece dovremmo mandare via con un bel colpo d’indifferenza. Arrivare a odiare significa che quella persona o quella cosa non la vogliamo più nella nostra vita: non sarebbe meglio cancellarla fin da subito?

nodoneC’è un dato di fatto inequivocabile: con la polemica non si risolve nulla. Fare polemica, dare aria alla bocca, farsi sudare la lingua in infiniti blablabla (che spesso sputiamo dalla tastiera del pc tramite i tasti schiacciati dai calli dei polpastrelli) ha mai portato a qualcosa che non fosse altra polemica? È vero o non è vero che sono sempre e solo stati i fatti concreti a cambiare le cose? Perdere tempo a rispondere ad attacchi verbali o informatici ti infogna: se hai ragione dimostralo con le tue azioni, non hai necessità di giustificare né di dimostrare nulla a nessuno; se hai torto abbi almeno la decenza di tacere e non arrampicarti su specchi che renderai sempre più scivolosi cercando di rispondere.

stopE poi ci sono quelli che si ergono a paladini contro ogni forma d’odio e discriminazione e (inconsapevolmente o meno) nutrono e si nutrono di odio, di rivalità malsane, di menzogne e di ghettizzazione: sono quegli italiani piccini di cui scriveva Oriana mia, quelli che battendosi per i diritti altrui in realtà si battono per il loro ego, per sentirsi utili. E te ne accorgi subito perché quando c’è qualcuno che combatte le loro battaglie, invece che pensare che l’unione fa la forza, loro iniziano a dare di matto, a sentirsi minacciati non si sa da cosa e non si sa come. Perfino il volontariato in Italia è una giungla in cui conta più il proprio orticello che il campo di coltivazione globale. Che fare se non tirarsene fuori?

Una volta ho letto una scritta di cui non ricordo esattamente le parole, ma mi ha colpito molto. Diceva pressapoco: commettete atti di gentilezza a casaccio. Ecco come salveremo il mondo.

 

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No.

Preferire sempre di no.

Non rispondere a inchieste, rifiutare interviste, non firmare manifesti, perché tutto viene utilizzato contro di te, in una società che è chiaramente contro la libertà dell’individuo e favorisce il malgoverno, la malavita, la mafia, la camorra, la partitocrazia, che ostacola la ricerca scientifica, la cultura, una sana vita universitaria, dominata dalla Burocrazia, dalla polizia, dalla ricerca della menzogna, dalla tribù, dagli stregoni della tribù, dagli arruffoni, dai meridionali scalatori, dai settentrionali discesisti, dai centrali centripeti, dalla Chiesa, dai servi, dai miserabili, dagli avidi di potere a qualsiasi livello, dai convertiti, dagli invertiti, dai reduci, dai mutilati, dagli elettrici, dagli studenti bocciati, dai pornografi, poligrafi, truffatori, mistificatori, autori ed editori. Rifiutarsi, ma senza specificare la ragione del tuo rifiuto, perché anche questa verrebbe distorta, annessa, utilizzata.

Rispondere: no.

Non cedere alle lusinghe della televisione. Non far crescere i capelli, perché questo segno estremo ti classifica e la tua azione può essere neutralizzata in base a questo segno. Non cantare, perché le tue canzoni piacciono e vengono annesse. Non preferire l’amore alla guerra, perché anche l’amore è un invito alla lotta.

Non preferire niente.

Non adunarti con quelli che la pensano come te, migliaia di no isolati sono più efficaci di milioni di no in gruppo. Ogni gruppo può essere colpito, annesso, utilizzato, strumentalizzato. Alle urne metti la tua scheda bianca sulla quale avrai scritto: No. Sarà il modo segreto di contarci.

Un No deve salire dal profondo e spaventare quelli del Sì.

I quali si chiederanno cosa non viene apprezzato del loro ottimismo

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I Monologhi della Vagina – quello che non via bbiamo detto

Il gran giorno è arrivato. A quei pochi che non verranno a vederlo, la settimana prossima raccontiamo com’è andata. È tutto pronto, tutto meravigliosamente pronto. Perfetto. Ora manca solo la gente.

L’avventura di FERAI TEATRO con i MONOLOGHI DELLA VAGINA inizia un anno e mezzo fa con l’ideazione del grande spettacolo di un anno fa e si chiude definitivamente domenica 26 febbraio 2012.

Grande, faticosissima e gratificante avventura.