Non sono una persona simpatica.

Non sono una persona simpatica. Anzi, a me piace dire che sono come un dito nel culo: a volte piacevole, altre volte del tutto fuori luogo. Se nel privato sono un vero disastro, sul lavoro ho scoperto di avere una fama a metà tra Goebbels e Hitler

Non starò qui a spacciare i miei pregi per difetti (non sono quel tipo di persona), ma ultimamente sto facendo i conti con la mia condizione di spigolosetto e mi voglio fermare un attimo ad analizzare con voi la situazione: non sia mai vogliate lasciarmi un feedback.

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Parlando di Andrea abbiamo un quindicenne grasso e pieno di brufoli imprigionato nel corpo di un uomo: goffo, sciocco, timido e impacciato. Non sono bravo a coltivare le amicizie perché penso di essere così poco interessante che non ci provo neppure. Ho iniziato da poco a praticare la pallavolo con il solo obbiettivo di farmi nuove amicizie, eppure la mia capacità di conversazione non riesce ad andare oltre il classico “mia!” due volte a settimana. Ci ho provato un po’ di più andando a fare crossfit, ma la prima volta non riuscivo a inserirmi nella discussione sulle motociclette (che soggetto), la seconda volta la tipa che ha iniziato a parlare con me (con mio grande sollievo) in due frasi ha fatto crollare ogni mia predisposizione:

Stai dimagrendo molto. Ma hai il fondoschiena flaccido.

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Parlando di Ibba Monni le cose diventano decisamente più serie. Ibba Monni l’ho creato io negli ultimi 20 anni: è tutto quello che mi serviva per proteggere Andrea. Ibba Monni non guarda in faccia a nessuno, per lui esiste solo il lavoro e la dedizione ad esso: potrei fare un elenco di persone che deludendomi professionalmente non sono mai riuscite a far breccia nel mio privato, ma resterei qui fino a ferragosto 2018. So quello che voglio e so come ottenerlo senza mai andare contro me stesso e i miei valori, questo sì, ma è anche vero che per me i rapporti personali sono addirittura un ostacolo nel lavoro.

Tra le cose che mi sono state rimproverate più o meno bonariamente negli anni:

  1. Ma non ci droghiamo dopo? – Non mi sono mai drogato prima, figurati dopo.
  2. Ma perché non sei più felice per l’articolo sul giornale? – Perché non è il primo, non ho 12 anni e non sono ancora finito su Vaniy Fair.
  3. Ma perché non vieni mai agli aperitivi/cene? – Perché faccio teatro, non il critico culinario e poi perché sono sempre a dieta.
  4. Ma perché lavori sempre? – Perché sono povero!
  5. Ma perché non vai mai a teatro? – Io ci vivo a teatro e ne ho così tanto rispetto che quando vado (e ci vado più spesso di quanto si sa in giro) vado solo a vedere cose interessanti (sempre troppo poche) o progetti che mi incuriosiscono (salvo poi pentirmene il 99% delle volte).
  6. Ma perché non (più) siete amici di tizio/a? – Perché non necessariamente ci si trova simpatici o si ha rispetto di qualcuno/a che sotto-sotto non è come appare: a volte scopro che dietro il personaggio non c’è una persona o c’è una persona di merda; altre volte sono io a non piacere a qualcuno. Non è che siccome siamo colleghi dobbiamo essere amici, no?

Com’è e come non è, né Andrea né tanto meno Ibba Monni sono contenti di essere come sono: il primo vorrebbe stare più sereno mentre il secondo vorrebbe diventare più morbido.

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