Dichiaro di non capire e di essere in dubbio.

Andare a teatro è sempre una bella emozione, perché facendo “teatro” di mestiere sai sempre a cosa vai incontro e su cosa potresti scontrarti vedendo un lavoro altrui. Ecco così che “MDLSX” dei Motus è stato un altro specchio sul quale riflettersi e riflettere domenica 31 gennaio 2016 al Teatro MiniMax di Cagliari.

Domenica ero reduce da una terribile lombalgia che mi ha tenuto fermo una settimana circa e anche da una full immersion di lavoro niente male: la mattina in prova con Alessandra Leo per “Intrannias de amargura” (ispirato alla “Yerma” di Garcia Lorca) e ancora di più dal pomeriggio di prova per “Carne/Flesh” di teatro contemporaneo. Se poi si aggiunge il fatto che c’è “Cuore di Tenebra” alle griglie di partenza e che ho parlato con Giorgia Barracu del suo primo lavoro da regista…già il foyer del Teatro Massimo era una prova da superare.

Tante facce da evitare o da cui essere evitato, alcune simpatiche, altre calorose, comunque un senso di disagio e imbarazzo che farà sì che mai io sia un animale sociale, che veda il teatro cagliaritano come un mostro da combattere che ho rinunciato a domare per sempre. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando muovevo i primi passi in quest’ambiente, ma tuttora, nonostante conosca perfettamente quel mostro, mi fa sempre paura, non mi piace, ma dovrei scenderci a patti. Lo so. Ma è dura.

Dico sempre che di mestiere faccio arte e non pubbliche relazioni, ma le domande sono sempre e per sempre le stesse: come far capire che il teatro a Cagliari non è morto come dicono? Perché ignorano questo fermento? Perché non concepiscono che il teatro non è solo nei grandi teatri dei circuiti come vogliono farci credere? Perché non vedono che il teatro non è solo dei big della TV come vogliono far passare? Il teatro c’è e vive, sempre. Con e senza di noi, prima e dopo di noi.

“MDLSX” dei Motus mi è piaciuto, sì. Ma non ho capito perché quello stesso pubblico non ama e non segue con tanta passione anche i bei fermenti artistici che ci sono qui. Sbaglio ad accusare il pubblico cittadino di provincialismo? Non lo so. So solo che se a fare uno spettacolo del genere fosse stata una compagnia di qui, nessuno avrebbe sostenuto il progetto come invece è stato fatto. Perché ho visto progetti altrettanto ambiziosi e fatti bene, forse persino meglio, da miei colleghi della città. 

Ripenso a qeulla porcata che fu “Not here not now” di Andrea Cosentino, sullo stesso palco (il 29 dicembre 2014), applauditissimo e acclamatissimo. Penso a ciò che mi ha detto ieri Ritanna, una mia allieva “Sarò scema, ma il “Tradimenti” di Pinter con Ambra Angiolini mi ha fatto schifo…ma applaudivano tutti”.

Ecco, penso a tutte queste cose, penso a quel che pensavo distratto dalla lombalgia e dal poco coinvolgente “MDLSX”, penso alla mia intera giornata di domenica, alle cose fatte e dette e alle conversazioni con Giorgia Barracu (“Macbeth in sardo è un’eresia!” …ma perché Giorgia?) e non arrivo a nulla. Solo che devo lavorare, migliorarmi e fare. Fare a costo di sbagliare per poi rifare meglio. Perché tanto non capirò mai i mostri del foyer, il pubblico che applaude o che snobba…Datemi un sussidiario, please.

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