In alto i nostri cuori! – ecco cos’è successo domenica 24 maggio

È un Paese così diviso, l’Italia. Così fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali! Si odiano anche all’interno dei partiti, in Italia. Non riescono a stare insieme nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo stesso distintivo, perdio! Gelosi, biliosi, vanitosi, piccini, non pensano che ai propri interessi personali. Alla propria carrieruccia, alla propria gloriuccia, alla propria popolarità di periferia. Pei propri interessi personali si fanno i dispetti, si tradiscono, si accusano, si sputtanano…

O. Fallaci “La rabbia e l’orgoglio”

La strada per i Diritti Civili è lastricata di buone intenzioni. Siamo in Italia e trovi gli avversari perfino tra i compagni della tua stessa squadra.

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Lo sapevo e già lo avevo messo in conto: l’iniziativa performativa che poi ha preso il nome di “In alto i nostri cuori!” (questa) non sarebbe stata esente da critiche, allusioni, speculazioni, bugie e trallallera. Ecco perché l’ho affrontata così bene quella domenica 24 maggio in cui, ancora coi postumi della febbre e degli acciacchi (eravamo reduci da 3 spettacoli in 4 giorni in 2 città diverse dell’isola) sono stato coadiuvato da oltre cento persone e dai loro cuori rossi. Mi ha dato addosso chiunque in questi due giorni, ma onestamente sono state molte di più le persone che mi hanno supportato, scritto, voluto incontrare e che hanno voluto darmi prova tangibile del loro sostegno.

Ma io cos’ho fatto? Ho agito da libero cittadino. Non sono voluto restare a casa mentre le sentinelle in piedi occupavano uno spazio anche mio per urlare silenziose che un DDL come quello proposto da Scalfarotto era ingiusto, che orientamento sessuale e credo religioso non sono parimenti intoccabili, che un DDL come quello proposto da Cirinnà non deve equiparare le unioni etero e quelle omo e che il DDL proposto da Fedeli è assurdo perché non si può fare educazione gender nelle scuole. Non potevo stare a casa e permettere che questa loro mobilitazione passasse cammuffata per “non abbiamo nulla contro i ghei, vogliamo solo essere certi che la famiglia tradizionale (sic!) sia in salvo e che la libertà di opinione (sic!) sia inviolabile”. Povera famiglia tradizionale, povera libertà d’espressione… Come se esistesse una tradizione familiare e come se libertà fosse uguale a licenza…

Mi hanno rimproverato di dar loro visibilità, ma in realtà non ho questo potere (ahimè), e i giornalisti presenti (numerosi) non erano lì per me, bensì per documentare il flash mob delle sentinelle che hanno scelto uno scorcio suggestivo della bella Marina Piccola. E affinché questo scorcio fosse reso ancora più bello, io e Ga’ abbiamo deciso di fare la nostra performance posizionandoci tra loro (le circa 40 sentinelle) e il mare. Immagina che suggestione: i fotografi e i video operatori hanno dovuto fare i salti mortali per tagliarci fuori dalla visione raccapricciante di una quarantina di individui ritti e silenziosi per aver la libertà di dire a me che non posso sposarmi e di potermi chiamare frocio senza timore di punizioni o castighi di legge.

Loro la visibilità ce l’avevano, garantita da quegli stessi media che quando parlano del Pride, ogni anno si dimenticano di parlare delle famiglie tradizionali presenti alle manifestazioni LGBTQ e che pubblicano solo le foto di drag queen scosciate, spesso foto pescate da manifestazioni sudamericane.

Noi la visibilità gliel’abbiamo tolta.

Abbiamo fatto sì che ci fosse, visibile e rumorosamente festoso, un contraddittorio.

Abbiamo fatto sì che loro, le sentinelle, avessero ben chiaro il concetto che la libertà di cui si riempiono la bocca è un bene comune che sappiamo sfruttare pure noi.

Abbiamo fatto sì che non potessero minimamente gridare al martirio, perché li abbiamo ignorati e umiliati con un pizzico di cultura in più (non serviva tanto).

Abbiamo fatto sì che non si sentissero a loro agio a posare coi libri in mano senza quel fastidiosissimo “in alto i nostri cuori”.

Abbiamo fatto sì che non potessero raccontare la favola degli “eravamo più di 100 sentinelle!” perché eravamo noi più di cento, e ognuno di noi non è arrivato a contare più di 50 pseudo lettori muti.

L’abbiamo fatto: e lo rifaremo.

Spero e confido che le varie associazioni che operano da anni per la lotta al conseguimento dei diritti civili non perdano più occasioni come questa e che tutti insieme si proceda per un futuro che non può lasciar spazio, ignorare, snobbare, ecc… le sentinelle in piedi. Troppo facile stare su un piedistallo, fare spallucce e dire “tanto sono ignoranti cretini”. Troppo facile.

IN ALTO I NOSTRI CUORI!

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2 pensieri su “In alto i nostri cuori! – ecco cos’è successo domenica 24 maggio”

  1. Art. 3

    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

    È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. basterebbe che ognuno capisse bene questo. art.3 nel cuore.

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