Chi è causa del suo male…

Travolto dall’inevitabile voluttà dell’ineluttabile (in sardo si dice agudiziosu), la finisco a fare sempre gli stessi errori. Ma non ho riaperto il blog per parlare dei fatti miei (non sia mai), per cui continuerò il post confessando che ho peccato (per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa) e che ieri avevo un appuntamento con mio padre per fare dei lavoretti in casa mia.

incredibileConsiderando che l’ultima volta che doveva solamente imbiancare il corridoio ha fatto sì il tutto in due mezze giornate, ma iniziando una mattina di novembre e finendo una mattina di marzo (nel mezzo ho vissuto per quattro mesi con un corridio sventrato), stavolta gli starò alle calcagna come la zecca al cane randagio. Non lo so perché mi sia imbarcato ancora in questo tunnel di frustrazione: lui è gentile e disponibile, ma non ha affatto senso pratico: è capace di interrompersi a lavoro quasi terminato e tu gli dici “perché non lo finisci visto che ci sei?” e lui assume quello sguardo da cucciolo impaurito e messo davanti alla semplicità delle cose, non dice una parola e se ne va. Mio padre è uno di quei film dal finale bizzarro, ecco: non ci puoi fare niente, sei impotente davanti ai titoli di coda. Ci mise tredici anni a montare due cazzo di tende nella vecchia casa in cui abitavamo anni fa. Tredici anni per due tende in salone. Sono 4745 giorni.

Comunque “stringimi forte, ché nessuna notte è infinita” è senza dubbio una delle frase-delle-frasi della canzone italiana.

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