Amor proprio

Non è il fatto di millantare nulla né di fare quello che sta su un piedistallo. È una questione di consapevolezza, mia e altrui, sul fatto che bisogna dare il giusto peso alle cose e rendersi conto che nonostante il grigio che ci pervade, siamo migliori di quanto ci sembra a un’occhiata superficiale allo specchio.

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Parliamo di politica? Parliamo di quanto siamo choosy e bamboccioni? Per quanto mi riguarda credo che sia un po’ vero, credo che soprattutto queste due battute mal riuscite siano vere e che le reazioni suscitate non abbiano fatto altro che dimostrare che quando qualcuno mostra la luna, lo sciocco guardi il dito che la indica. Ma siamo un po’ meglio di come vogliamo sembrare. Da chissà quanto tempo alle persone tra i venti e i trenta anni viene detto che appartengono a una generazione brutta e imbruttita (e la cosa più triste è che questo rimprovero viene da chi se l’è sentito dire quando ancora non aveva compiuto i trentuno). Rimboccarsi le maniche e dimostrare agli altri a se stessi, quanto si vale.

Parliamo di rapporti umani? Nonostante la superficialità che ci pervade tutti, nonostante l’amicizia 2.0 sia un male del nostro tempo, quanto è vero che non dev’essere per forza così la vita? Perché devo sentire che c’è gente a cui voglio bene che si accontenta? Perché ho l’impressione che siano tutti sempre più soli? Ci siamo già dimenticati quanto sia bello prendersi un caffè insieme? No, non può essere. Non accetto più di sentir dire che l’aspetto fisico è imporante e che i gay sono tutte troie. È davvero così semplice crogiolarsi nella mediocrità e dire di appartenere alla forma mentis dei tronisti d Maria che ti scartano perché hai la scarpa sbagliata oppure al sottobosco gay che vai che ce n’è e chi c’è c’è (“da ubriaco hanno tutti una busta in testa”).

Non lo posso accettare. Me ne tiro fuori. Mi piae troppo litigare dal vivo e abbracciare una persona. Mi piace incazzarmi quando mi dicono “sei giovane” per sottolineare un mio errore così come mi piace lusingarm quando me lo dicono per rimarcare un mio successo. Non mi voglio accontentare di chattare con qualcuno, io voglio sentire che odore ha quel qualcuno, guardarlo negli occhi. Voglio scegliere chi frequentare e voglio frequentarlo dal vivo. La cultura del mi piace a una frase o a una foto o a un link mi fa ribrezzo. Mi viene da vomitare quando qualcuno giudica una persona solo per come si veste oppure quando in discoteca la gente si accoppia senza neanche sapere il  nome di chi ha la sua lingua nella propria gola.

Voglio volere.

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