Diario di viaggio: trenino verde

– TRENINO VERDE MANDAS-ARBATAX –

2 settembre 2011

h.08:02

Svegliarsi alle 5.30 del mattino mi ha riportato ai tempi delle scuole superiori: ho subito controllato se avevo sporcato le lenzuola con la crema contro l’acne. Traumatico.

Sono sul treno che mi porterà a Mandas tra poche decine di minuti, da lì, tra un’ora esatta partirò col famigerato Trenino Verde per Arbatax. Non ho mai fatto questa esperienza che è per un sardo l’equivalente de La Mecca per un musulmano: una volta nella vita la fai. Saranno 10 ore dieci di treno, più quest’ora di treno Monserrato-Mandas e un’altra ora Mandas-Monserrato  in autobus e si incrocia tutto l’incrociabile per i ritardi. Un suicidio.

Con me c’è Ga’ che ora ascolta musica, MrG che pensa chissà cosa guardando gli altri passeggeri e una coppia di suoi amici portoghesi, Rita e Gonzalo, che vivono a Barcellona e coi quali rispolvererò il mio spagnolo que duerme desde dos anos, mierda! Dieci ore di spagnolo. Col trenino verde. Aiuto. Mi consola solo il fatto di essere con due degli uomini che amo di più al mondo. Mi chiedo se il mio corpo reggerà alle 4 ore di sonno e alle prossime 13 di viaggio.

h. 11:53

Non è un viaggio particolarmente esaltante, l’unico paesaggio degno di nota è questo che ho fotografato passando per Villagrande:

Per il resto, il viaggio è fatto di sorrisi e convenevoli coi compagni di viaggio (anche loro un po’ delusi forse) e ho scoperto con piacere che il mio spagnolo non è così male. L’unica cosa davvero degna di nota è la bellezza della ragazza portoghese, Rita: calda e sensuale, semplice e ammaliatrice come le donne di Bigas Luna.

Sono figlio dei tempi e lo dimostro coi miei già tanti sms e mms che scambio con chi non è quì. Sono cose già viste la fuori, ma stacco per una giornata dal solito paesaggio della mia vita, e non è male. Poi ci sono il prosecco, il vino rosso, il formaggio a cubetti, i panini genuini, le patatine e i gelati comprati ai bar, le ciambelle fatte in casa…

h. 17:01

Il mio diario di viaggio, dopo 30 minuti trenta passati ad Arbatax, un bagno veloce veloce di Ga’ sotto le rocce rosse, si ferma quì, sul treno di ritorno verso casa. Perché come un fulmine a ciel sereno qualcuno ha fatto cambiare direzione alla mia vita. Non ne parlerò, è qualcosa di troppo personale per scriverla quì, però preferisco evitare di scrivere anche del viaggio, che ne è ovviamente condizionato. Del resto questa storia del trenino verde è una truffa (un viaggio Cagliari-Iglesias è più degno di nota) e io ho da pensare adesso a cosa farò del mio futuro.

Andrea Ibba Monni

2/9/2011, h. 17:11

le Rocce Rosse di Arbatax

su e giù i miei compagni di viaggio

1 commento su “Diario di viaggio: trenino verde”

  1. La prossima volta chiamatemi anche solo per venire e farvi compagnia! Voi fate il viaggio, lavorate, e io faccio solo il viaggio. E vi tengo compagnia. Si può fare? 😀 Mi servirebbe tanto un bel viaggetto del genere con qualcuno. In treno, in pullman, in vespa… su un battello a vapore o in un camion guidato da un urbiacone standocene seduti dietro, di nascosto, in mezzo a mille scatoloni… E magari senza neanche una meta precisa. Insomma, portatemi da qualche parte. Pur seguendo solo il vento.
    E se poi non si finisce a “Chi l’ha visto?”, ancora meglio.

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