La guerra di Natale

Ogni anno durante le feste di Natale e a Pasqua, si consuma una guerra non dichiarata. Ogni anno viene versato del sangue. Ogni anno degli innocenti assistono inerti ad una lotta senza esclusione di colpi.

Di che parlo?

Ogni anno per le feste comandate, mia madre si piazza in trincea (in cucina) con armi di contrabbando (poi dicono che una visione multipla de La prova del cuoco, Cotto e Mangiato, Gusto e vecchi retaggi di cucina familiare non creano danni all’umanità) e inizia la lotta senza esclusione di piatti versus mia cugina Simona, brava cuoca, fuoriclasse della cucina.

Premetto che mia madre è un’ottima cuoca, ma quando si mette in testa di competere la fa proprio fuori dal vasino.

Menù del pranzo di Natale 2010:

Antipasti

(Quest’anno ho deciso di puntare tutto sugli antipasti ha detto come Bush che puntava tutto sull’Afghanistan):

tartine in salsa di gamberetti;

crema di formaggi;

salame e formaggio;

mini polpi;

funghi sott’olio;

voule vont di wustel;

insalata di patate, tonno emaionese scolpita a forma di pesce;

insalata russa;

cozze.

Ora, tralasciando il fatto che un’accozzaglia di roba così non s’era mai vista (manco i cantanti al Festival di Sanremo), trascurando il fatto che questi antipasti erano così freschi che avrei mangiato una zolla di prato di un campo di calcio post partita all’oratorio (ho dovuto mangiare i pezzettini di pomodoro che galleggiavano nella salsa cocktail delle tartine), mi spiegate che cazzo c’entravano le cozze?

Primi piatti:

pasta (malloreddus) al sugo di salsiccia;

pennette carciofi e bottarga.

Mi sembra giusto. Bisogna stare leggeri dopo un’ora di antipasti del genere. Ma non si voleva puntare tutto sugli antipasti? Ed ecco l’armeria pesante:

Secondi piatti:

salsiccia arrosto;

pollo piccante.

La coerenza culinaria è impeccabile. Mia madre (giuro su quel che volete) ha detto “Non bisogna rompere l’armonia della tavola”. Volevo morire. L’apogeo della guerra è stato toccato al dolce: bignè alla panna, e tortini di cocco alla panna, e siccome tutta questa panna poteva rompere-l’armonia-della-tavola, si torna alla crema col pandoro farcito in casa (ergo: un pandoro da mezzo chilo con 6 chili di crema e 1 kg di cioccolato in scaglie seppellito da tre centimetri di zucchero a velo). Non ho contato quanti bignè ho mangiato e quante fette di pandoro.

Ma d’altra parte la guerra è guerra.

Chi ha vinto? Non lo so, ho disertato alle 16, quando stavano facendo il caffè. Credo che mia madre abbia assunto le sembianze di Antonella Parodi (un mix diabolico di Antonella Clerici e Benedetta Parodi) e che mia cugina o è morta oppure si sta attrezzando per renderle la pariglia il 6 gennaio, data in cui si va a casa sua e cucina lei. Io scappo.


2 pensieri su “La guerra di Natale”

  1. tzè!già il fatto che vi siate presi il caffè alle 16 indica che avete mangiato poco…ai tempi d’oro dei megapranzi natalizi di mia nonna alle 17 si passavano i dolcetti…ricordo pranzi iniziati con affettati misti :prosciutto crudo su grissini,salame sardo,roselline di prosciutto cotto,mustela.pecorino fresco a spicchi,crema di formaggio piccante con crostini o pane carasau,olive,funghetti,cardi selvatici sott’olio (rigorosamente preparati da nonna)primo culurgiones al sugo di salsiccia sia di ricotta che di patate e a quelli che non andava una pasta al forno farcita (peso specifico molto vicino a quello del mercurio)pasta e ravioli naturalmente fatti a mano.per secondo olocausto di terra e mare…per gli amanti del pesce gamberi e anguille arrosto in alternativa maialino di latte pollo arrosto e salsiccia…con la padrona di casa che per tutto il tempo ci istigava a finire quello che c’era in tavola.pandoro e panettone erano un classico ma il meglio arrivava con i dolci fatti in casa dal gatteau di mandorle alle pabassine ,fino alle pardule inarrivabili e i biscottini con la marmellata…uno schiaffo alla carestia…ma come tutte le persone che hanno sperimentato la fame vera (non quel languorino pomeridiano da noia)mia nonna pensava che il cibo non fosse mai troppo…

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