Intro – IL SILENZIO DELL’ANIMA

Apro gli occhi e non so dove mi trovo. Mi capita spesso di addormentarmi in una stanza di casa mia e di risvegliarmi in un’altra, ma stavolta è diverso. Non sento l’odore del gatto ma sento l’odore pungente di cacca e alcool etilico: conosco bene entrambi gli odori, perché spesso mi sporco con le mie stesse feci e mi piace sentire l’odore dei detersivi, delle medicine.

È tutto così difficile.

Sono legata a un letto, mentre una donna mi guarda dall’alto. È piccola piccola, ha gli occhi da rospo, la pelle del viso rovinata, le sporgono i denti dalle labbra che tenta di lasciare serrate in un ghigno bizzarro. Puzza di merda anche lei. Biascica parole.

È tutto molto strano.

Mi picchia sulla testa, mi da un bacio sulle labbra e me le lascia appiccicate. Se ne va. Arriva una donna col camice bianco, mi sorride, mi chiede delle cose, non mi va di rispondere, salgono le lacrime, le chiedo acqua, ma non capisce. O finge di non capire. Mi chiama con un nome che non mi appartiene, cerco il gatto, cerco mia madre, cerco di alzarmi, voglio dell’acqua.

Dopo un’altra dormita mi sveglio completamente rintontita. Scopro di essere in una struttura psichiatrica. Lo capisco. Bevo una bottiglia d’acqua, sono completamente piena di urina. Mi cambiano, mi lavano, mi mettono dei vestiti puliti. Sono felice.

Mi alzo, esco dalla camera e li vedo, tutti lì, ad aspettare che la vita venga a prenderli. E se la vita non dovesse ricordarsi di loro, almeno la morte.

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