Il Cinese

il cinese, l’Amica, l’obesa, l’innamorato, la mezza tedesca, l’attore, la corsa, il musone, la barista

No, non è la lista di nove dei prossimi abitanti della casa del Grande Fratello 10, bensì la lista dei nove coinquilini che ho avuto nella mia esistenza. Persone con cui spesso ho condiviso molto più che le spese di casa, altre con cui non ho condiviso proprio nulla, altre ancora con cui non avrei mai voluto avere a che fare.

hanHan era sicuramente una personcina curiosa. Avete presente lo stereotipo del cinesino perfettino, nervosetto, veloce e curioso? Lo stereotipo del cinesino simpatico come una crosta anale? Ecco Han!

Dall’ottobre del 2003 al febbraio del 2004, abbiamo condiviso casa a Lancaster, Inghilterra, quando ero in Erasmus e al numero 8 di Ridge Street.

Durante una festicciola arrivò il padrone di casa con quest’omino bizzarro che voleva una camera. Non ricordo se già vivevo con l’Amica oppure non ancora. Ma ricordo con sicurezza che io e l’Amica lo abbiamo deriso senza tregua e senza pietà. Ecco perché.

Porello, si sforzava di essere più occidentale possibile, più giovane possibile, ma combatteva ineluttabilmente contro mulini a vento. Aveva un età indefinita, dai trenta ai cinquant’anni, insegnava inglese in Cina. Ma quando scoprimmo (io e l’altra coinquilina, l’Amica) che aveva 48 anni, e quando lui disse, riferito a sua moglie: “HE is my wife” capimmo che era sempre stato un vecchio, probabilmente anche da giovane, e che insegnava agli studenti cinesi delle basi di inglese sbagliate.

Insomma, ha perso subito credibilità, aveva un futuro nella politica italiana però…

Insieme all’età scoprimmo anche il suo vero nome. Frugando in una cartellina di documenti lasciata in salotto,scoprimmo anche che si chiamava Deshun, Han era il suo cognome. Al punto restammo di stucco e ci inventammo una storia bizzarra per rivelargli che conoscevamo il suo segreto. Abboccò a quell’improbabile scusa (che suonava tipo che in sogno ci era apparsa Mila Azuki che ci aveva rivelato l’arcano) e ci spiegò che si faceva chiamare per cognome, perché per noi era più facile pronunciare Han piuttosto che Deshun. HAN con la acca aspirata e la velocità di pronuncia era effettivamente più semplice di Deshun che si pronuncia Desciùn e che non rischi di pronunciare male confondendolo con una parola omografa che però significa “vassoio” o “cavaturaccioli”.

Certe volte mi sorprendo a pensare a cosa sta facendo quel piccolo principe Made in China, avrei sempre voluto conoscere la sua famiglia, ad esempio suo figlio, che si chiamava Biao che non ho mai capito come si pronunciava come nome proprio, perché a seconda dell’accento invece che chiamare il figlio del mio coinquilino, potevi vederti arrivare:

biǎo
1. esteriore; apparente
2. parentela tra i figli di un fratello e una sorella
3. esprimere; manifestare; esternare
4. modello; esempio
5. lista; elenco; modulo
6. strumento di misura
7. orologio

Personaggino…

Una volta che ero in preda alla malinconia, scrissi e bruciai una lettera nel piccolo barbecue del piccolo cortiletto dietro casa (in Inghilterra tutte le case hanno un piccolo cortiletto dietro casa). Quanto fumo può fare una lettera bruciata? Tanto quanto basta affinché un cinese di mezza età che si lava i denti in bagno al piano di sopra corra giù con lo spazzolino in bocca a gridare “fire! fire! (al fuoco! al fuoco!) per aver visto un po’ di fumo dalla finestra. Mi ci vollero bei cinque minuti a calmarlo e mi guardava come se avesse quattro anni e io gli spiegavo che Babbo Natale non esiste, se ne facesse una ragione.

Passò quattro mesi a congelarsi le chiappe nel nord Inghilterra, chiuso in cameretta a fare chilometri di essay per il suo master, vestendo i suoi pigiamini che prevedevano panta collant marroni invece che pantaloni, bevendo acqua calda perché fa bene al corpo ed esclamando senza posa “uoztubidàn” (ossia what’s to be done) in ogni occasione. Doveva sempre chiedere “Why?” come un bambino di quattro anni. E quando dico sempre, intendo SEMPRE. Quattro mesi così, a bere acqua calda  e a fare i compiti, poi l’hanno rispedito in Ciaina perché non aveva il permesso di soggiorno in regola. Non ha manco potuto prendersi il suo master. Ha sprecato quattro mesi, lontano dalla famiglia e a farsi bonariamente prendere per culo da noi due. Lo adoravamo Deshun! Era il nostro tamagochi, era la mascotte perfetta. Chissà che casini sta combinando in Ciaina, chissà se ha imparato i pronomi personali, chissà se è tornato a Lancaster a prendersi il master per cui ha versato litri di inchiostro, chissà cosa pensava di me e dell’Amica.

Ovunque tu sia, Deshun Han, mi manchi…

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4 pensieri su “Il Cinese”

  1. …mi sento un po’ presa in causa….visto che l’amica in questione sono io.
    hai fatto una descrizione perfetta….!!!!!!!!!
    io ho ancora il suo indirizzo e-mail, se vuoi fare un tentativo te lo posso mandare!
    hai dimenticato i suoi trucchetti di prestigio la sera e quando risucchiava le ossicine del suo pastone quotidiano…

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