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Archivio Mensile: dicembre 2011

Ciao e grazie.

Ci arrivo col magone a scriverlo, perché quando mi guardo indietro non riesco a vedere solo cose brutte o cose così belle da non doverne neanche parlare: mi guardo indietro e vedo giornate, persone, azioni e esperienze che mi hanno portato fin qui. E dico comunque grazie: a chi ho incontrato, a chi ho salutato con un addio, a chi mi ha fatto del bene e a chi ha cercato di farmi male, ai posti che ho visto, ai libri che ho letto, alle lacrime e alle risate, e alla mia famiglia d’origine per esserci quando serve ma soprattutto alla famiglia che mi sono scelto ormai quattro anni e mezzo fa e che mi sostiene senza condizioni insegnandomi cos’è l’Amore vero.

Prima di conservarla, agenda alla mano, ecco cosa resta di questo 2011:

GENNAIO: il mese della grande soddisfazione di mettere in scena “El Club Silencio” (sabato 22 e domenica 23, mostra di arti visive che si è dimostrato vincente sia nella carta che nel concreto) e di preprarare “I Monologhi della Vagina” che è andato in scena il 14 FEBBRAIO e che ha assorbito tutto il mese in un gran dispendio di energie (ma ne è valsa la pena perché è stato un successo da qualsiasi parte lo si guardi). Da MARZO a tutto MAGGIO è stato solo lavoro, lavoro e lavoro: mille laboratori, prove di spettacolo e spettacoli veri e propri (il 29 maggio ho visto “Macadamia Nut Brittle” di Ricci/Forte e sono stato meravigliato). A GIUGNO ha debuttato lo spettacolo per il quale ho sacrificato 200 ore della mia vita più estenuanti viaggi e sessioni di prova (per ottenere poi solo 3 repliche e una truffa da 4mila euro). A LUGLIO salta senza tanti complimenti “Holy Peep Show” di LucidoSottile nel quale dovevo recitare: è la goccia che fa traboccare il vaso e io (provatissimo dall’inculaa colossale del mese prima) mi chiedo seriamente se valga la pena continuare a fare questo mestiere, al quale finora ho dato anima e corpo come a nient’altro e a nessun altro nella mia vita. Il 5 AGOSTO alle 21.30 vado in scena (assolutamente controvoglia) con la seconda versione di “El Club Silencio” e la vivo così bene che alle 23.30 mi sento rinato, non ho più dubbi che valga la pena dedicarsi al teatro. So che non è facilmente comprensibile, ma grazie a questo spettacolo e ai successivi 3 della rassegna di Baratto Teatrale fatta nella mia città, ho ritrovato la luce dopo due mesi che ho passato abbastanza vicino al mio suicidio artistico. E a poco è servita la presenza di amici attorno a me (compresa Lara che d’estate è venuta a trovarmi da Londra ogni mese) perché da SETTEMBRE a NOVEMBRE la difficoltà l’ho vissuta a livello personale (il blog ha preso una piega strana, da bimbominkia desperado, ma stavo male, davvero malissimo, bordeline, un disagiato) e contemporaneamente ho preparato uno spettacolo (“La Cena“) che mi ha portato a Milano e Genova (dal 26 al 31 ottobre) con un gruppo di lavoro molto sereno, che mi ha fatto stare bene e ho allestito le overture della rassegna di teatro contemporaneo a San Sperate che la mia compagnia ha portato a casa con successo. E finalmente “Holy Peep Show” di LucidoSottile va in scena (24, 26, 27 novembre) e io la vivo come una bella e giusta rivincita per tutti. DICEMBRE è stato il mese di “Snuff, pornografia allo stato impuro – precum” (venerdì 16). Troppo presto per parlarne ora, ma si sta rivelando fondamentale a livello professionale. E a livello personale? Riserbo assoluto.

E ora che la mia vita è già organizzata e impegnata fino a fine Aprile 2012, voglio salutare come si deve questo 2011 che nel bene e nel male mi ha portato fin qui, a fare ciò che faccio e ad essere ciò che sono.

Che tutto ciò che facciamo agli altri, ci venga reso 100 volte di più. Questo è l’augurio più equo e giusto, perché sistema i buoni e i cattivi in una botta sola, no? Salutate come si deve questo bel 2011 e accogliete bene il 2012. Io lo farò.

 

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Abitudini dure a morire.

Siccome non sono un tipo scaramantico (sic), anche quest’anno espleterò alcune ritualità che ormai fanno parte del mio 31 dicembre – 1 gennaio. E speriamo, come già ho scritto, di porre fine al solito anno pari = sfiga.

31 DICEMBRE

Rompere il piatto vecchio a mezzanotte. Con tutti quelli rotti durante l’anno (coi bicchieri, ovviamente) non mi sono già portato avanti col lavoro?

Bruciare il calendario dell’anno finito. Lo faccio ogni anno, di pomeriggio-sera. Prima lo sfoglio, leggo cosa ci ho scritto sopra: spettacoli, avvenimenti importanti….è finito da un sacco il tempo delle Frasi da Calendario.

Indossare la mutanda rossa. Non che mi abbia portato mai particolarmente bene. Tra l’altro ho delle mutande rosse improponibili.

Mettere le lenticchie in tasca per tutto il veglione. Crude. E distribuirle a chi passa il capodanno con te. Ricordo la prima volta che l’ho fatto, nel capodanno 2001-2002. E non vi dico come ho passato il primo gennaio. Diciamo che funziona alla grandissima come cosa. Giuro.

Nel capodanno 2006-2007 ho fatto il rito de La Doce Uvas. Funziona. Ma ero a Valencia. Dubito a Cagliari abbia qualche valore. Provo con i Dodici shottini di mirto?

1 GENNAIO

Svegliarsi con la consapevolezza che hai 365 giorni prima del prossimo capodanno. Non sei che all’inizio di un anno. Non mette allegria la cosa, no?

Piangere per tutto. L’anno scorso ho pianto quand’ho visto il trailer di “Pina 3D” di Wim Wenders, ho pianto perché avevo litigato (ma davvero!?) con la mia (ormai ex) dolce metà, ho pianto perfino quando è ripartito un amico della mia amica Lara (un tizio che ho visto 3 volte nella mia vita e che non mi sta neanche particolarmente simpatico) e ho pianto per aver speso al cinema 7 euro per vedere “Natale in Sud Africa” (ma per amicizia questo e altro). Un anno piansi per “Pleasenville” su Italia 1. Un altro anno per un ballo di gruppo in un paese. A capodanno divento un vitello… da macellare.

Vediamo quest’anno come va.

 
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Pubblicato da su 29 dicembre 2011 in scemo chi legge

 

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Meno quattro

Oggi mi sono svegliato di pessimo umore.

Sarà che sono andato a letto immerso nella stesura del “pezzo” che Francesco mi ha mandato : una bomba. Una bomba di emozione e di sensazioni. Ecco perché decisi di portare sul palcoscenico quelle parole (teatralizzandole): perché è un testo universale che parla anche di me, parla di tutti. E anche questo giro Francesco ha fatto centro secondo me. Non so perché non si apra un bel blog suo e non gliel’ho chiesto, intento com’ero ad asciugare i lacrimoni. Dice che gli piace come scrivo e ciò che esprimo. E poi lo proteggo: non si chiama Francesco e forse non è neppure un uomo. A qualcuno dissi che ero io. Ma la verità è che non rivelerò mai e poi mai chi è Francesco: è stato troppo generoso con me per meritarsi una banalizzazione così.

Oggi mi sono svegliato di pessimo umore.

Sarà che ho sognato che tra due mesi esatti al prossimo spettacolo di Ferai Teatro (che ancora non abbiamo rivelato) il pubblico va via appena al prologo. Più che un sogno un vero incubo: la gente non è minimamente interessata e se ne va. Punto. La cosa inquietante è che sul pavimento restano un sacco di capelli. Proprio ciocche di capelli. Da paura. Non posso sapere che significato può avere la cosa perché qualunque “interprete” dei sogni ha sempre a che fare con capelli del sognatore che cadono, che si sporcano, che vengono tagliati…io ho sognato che un pubblico annoiato lascia il teatro gremito di capelli. Che schifo e che inquietudine. Ma la cosa principale è che un mio spettacolo veda il pubblico abbandonare la sala.

Oggi mi sono svegliato di pessimo umore.

Sarà che se c’è una cosa che odio è essere preso in giro e ormai ho perso il conto di quanta gente e da quanto tempo vengo preso in giro. Perché sono così vulnerabile nei sentimenti? Perché sono così cretino? Mi dispiace quando vengo preso in giro, perché significa che qualcuno mi ha reputato indegno di rispetto, ma quel che è peggio è che lo sono stato. Ho 28 anni e mezzo e mi sento sempre un tredicenne. Ma si può? In faccia ho la scritta “idiota” e sulle spalle “prendimi a calci in culo” e non importa quanti propositi mi faccia ogni volta, perché ci casco sempre. Mi dico sempre che no-questa-potrebbe-essere-l’ultima-occasione-della-vita; oppure diamo-un’altra-possibilità; oppure ancora ma-si-questa-persona-merita-di-entare-nel-mio-cuore. E poi? Poi finisce sempre che le persone fanno solo i loro comodi. È come una festa affollata: si prende ciò che c’è da prendere e quando c’è da dare, restano in pochissimi.

Oggi mi sono svegliato di pessimo umore. Ma l’umore può sempre cambiare, no?

Da oggi riprendo a tempo pieno (cioè 18 ore su 24) la mia attività lavorativa. Ga’ dice che il lavoro che facciamo ci ha sempre e solo dato soddisfazioni, anche nella fatica ci ha sempre ripagato, ne è sempre valsa la pena. Ha ragione. E ha ragione anche quando mi dice che quando lavoro sto bene, perché sotto sotto so che, al contrario delle persone, il teatro non mi deluderà mai. Perché il teatro sono io. Io al meglio di me. Ga’ ha sempre ragione.

 
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Pubblicato da su 28 dicembre 2011 in non classificato

 

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La senti questa voce?

Francesco vuole che parli di lui. Che legga, riveda e pubblichi i suoi pensieri. Lo farò.

Ecco cosa mi disse (l’ho portato perfino in scena durante SNUFF – PORNOGRAFIA ALLO STATO IMPURO, PRECUM : http://andreaibbamonni.wordpress.com/2009/04/20/io/

A breve scriverà ancora, ancora e ancora.

 

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Sempre uguale mai.

Parole che ho cancellato dal vocabolario
ce ne sono una dozzina e anche di più
Ho cominciato da quelle
che si sa che son delle bugie
come per sempre
che fondamentalmente è uguale a mai

E tu ti permetti di tornare in auge
dopo così poco tempo
Neanche fossi un movimento artistico, una moda, una mania

E poi come diavolo ti vesti?
Io che ti ho sposata senza anelli
ed eri bianca
e avevi tante cose per la testa
E poi ricordo avevi tutti gli occhi illuminati
e mi leggevi tante poesie

E una notte che mi illuminavi, ho pensato qui non manca niente
anche se non è così

E a tutti i baci che mi hai dato
ho dato un peso
Così da non farli andare via

daidaidida…

Poi mi hai detto che hai pensato che volevo divorziare
perché ti ho trattata male
solo che una settimana fa

Sapessi il male che mi hai fatto,
quando mi hai cacciato a calci in faccia
da una vita che pensavo fosse solamente mia
Ma si sa che tutto quello che si sa e che si conosce
spesso dista dalla verità

Così ho finito con il cancellare, oltre le parole, le persone che dicono bugie

A tutti i baci che ho voluto dare un peso, è bastato un soffio per andare via…

Daidaidida…

 
 

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Natale 2011 – seconda parte

Mi sento un sopravvissuto. Ma non è andata così male in fondo.

Mi sento un sopravvissuto perché ho mangiato tanto, perfino troppo e sono riuscito a non litigare con i miei. Dopo quasi due mesi di dieta e palestra ho lo stomaco e tutto l’apparato digerente di una top model tredicenne, aver stramangiato (ieri notte ho dato il peggio e me ne pento) non ha giovato affatto. Se sono vivo lo devo a qualcuno che lassù mi protegge. Ma ancora di più mi sento un sopravvissuto perché non ho litigato coi miei! Neanche quando hanno cianciato di teatro, di recitazione e di cinema; neppure quando hanno sparato cazzate sulla politica di Berlusconi e su quella di Monti, disquisendo sull’importanza delle missioni militari all’estero; mi sono trattenuto quando per l’ennesimo Natale mia madre ha raccontato i medesimi aneddoti alle medesime persone che ostentavano il medesimo stupore; ho fatto finta di nulla quando un commensale ha osato dire che solo se sei vestito Alviero Martini e Gucci sei vestito decorosamente. Mi stavo per trasformare in un super sayan e sono andato via. Ok, forse i sopravvissuti alla fine sono loro e non io.

Ma non è andata così male in fondo dato che non s’è ripetuta la follia dello scorso anno (clicca qui se vuoi leggere com’è andata). Solo io mi vedo uno straccio emotivamente e fisicamente provato da questi due giorni di gozzovigli? Mi son fatto una foto con la webcam e ho avuto paura. No, non lo rifarò. Presentabile come un manifesto sulla castità firmato da Cicciolina. Poi vado su facebook e scopro di non essere l’unico emotivamente provato. È tutto un criticare e contestare e contrastare queste feste. Si si, la gente fa tanto i Grinch, ma poi i regali li ha scartati lo stesso. Coerenza.

P.S: non ho mai visto il film “Il Grinch”. È così grave?

 
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Pubblicato da su 26 dicembre 2011 in scemo chi legge

 

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Natale 2011 – prima parte

ANTEFATTO - Cenone della Vigilia a casa di Consuelo, insieme a Ga’. Praticamente i tre vertici di Ferai Teatro allo stesso tavolo. Si mangia di gusto, si beve come poche volte (vini eccellenti). Dalle 23 circa, non si parla che di lavoro.

Ore 00:06 - Alessio mi manda un sms con scritto “Tanti auguri comunque”. E io cado dalle nuvole, perché ormai sono immerso in calcoli SIAE e campagne pubblicitarie per i prossimi spettacoli. Era inevitabile che accadesse, conoscendomi. Rispondo all’sms imbarazzato, guardo gli altri e dico “E comunque auguri, buon Natale” con l’aria di chi dice “Mi passi l’acqua?”. La risposta degli altri è stata “Auguri” con l’aria di chi dice “Ecco l’acqua”. E si torna a parlare dei prossimi progetti teatrali imminenti. Stachanov ci fa un baffo.

Ore 02:36 - Dopo aver aspettato sveglio per fare una telefonata che non ho fatto (e non aggiungo altro che è meglio), decido di spegnere pc e cellulare e andare a letto a leggermi Harry Potter e il prigioniero di Azkaban per la millesima volta. Tutto va alla grande, lo scaldasonno è acceso da ben cinque ore, le lenzuola hanno raggiunto la temperatura di 76° che volevo: è Natale insomma.

Ore 09:04 - Sono stato invitato al compleanno di Mina. La cantante abita in un condominio in cui non ci sono pianerottoli, perché le scale condominiali passano per i soggiorni degli appartamenti. Quindi passo momenti di imbarazzo a entrare nelle case altrui dato che la signora della canzone italiana abita all’ultimo piano. Arrivato a destinazione, per ingannare il tempo mi metto a ballare ed ecco che arriva lei, bellissima, rossissima, accenna un ballo scatenato e poi si siede sul divano. Non so perché mi ha invitato, non ci conosciamo in effetti, e non so perché scopro che è un uomo. Si toglie la parrucca rossa ed è un signore di settant’anni, simpatico e alla mano, con una bella voce, ma cazzo Mina è un uomo! La guerra è finita finalmente e non capisco perché i soldati che ci scortano in nave e ci portano verso la libertà sulla stiva si divertono a sparare contro di noi per farsi due risate mentre sgambettiamo. Dall’alto veniamo bombardati, la nave sta per affondare, ma nonostante il freddo io suggerisco a Ga di buttarci in acqua e raggiungere la terraferma che non sembra poi così lontana. Siccome il mare di notte mi fa paura, spunta la luna. Siccome mi fa paura lo stesso, raccomando l’anima a dio o chi per lui, prendo il viso di Ga’ tra le mani e gli dico “Ci vediamo a riva amore, a riva! A riiivaaaaa!”. Snuff ci ha dato tante belle sddisfazioni appena 9 giorni fa. Il pubblico era più di quanto il teatro potesse contenere, erano tutti entusiasti dell’evento, noi assolutamente appagati e soddisfatti artisticamente. Si deve replicare. La scenografia non è pronta, il cast sta cazzeggiando, il teatro è un buco. Non so da che parte girarmi, sono nero, avvilito, incazzato, ne va della mia carriera e tutto è sulle mie spalle. Assurdo!

Ore 09:05  – Realizzo che erano tutti sogni. Si, ieri notte ho decisamente mangiao molto molto pesante. Mi preparo per il pranzo di Natale a casa dei miei genitori. Speriamo bene.

….continua

 
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Pubblicato da su 25 dicembre 2011 in scemo chi legge

 

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Cosa NON voglio per Natale da Babbo, Gesù e tutti voi

Niente bilanci, niente promesse, niente speranze, niente di niente.

Ho tutto ciò che mi serve, questo basta. Tutto quello che voglio? Giammai lo avuto, giammai ce l’ho, giammai l’avrò e lo vorrò. Perché poi non mi resterebbe ragione per cui vivere.

Basta pesare, basta promettere, basta sperare, basta e basta. Ora si vive, si vive di brutto, si vive guardando avanti e non indietro. Si vive sfidando per l’undicesima volta l’anno pari che-di-solito-mi-porta-sfiga.

1992-1994-1996-1998-2000-2002-2004-2006-2008-2010

Questo 2012 no. Col cazzo. Per cui, caro Babbo Natale, Gesù Bambino o chi per voi, quest’anno il regalo ve lo faccio io, da voi non voglio nulla. Grazie del pensiero. In quanto ad amici e parenti che si premureranno di donarmi qualcosa, evitate accuratamente:

  1. LIBRI – tanto i miei gusti non li conoscete da secoli, e poi il libro è qualcosa di molto personale ormai, il libro regalato mi sembra imposto e quindi difficilmente mi verrà voglia di leggerlo (se poi riuscissi a staccarmi da Harry Potter, dato che sto rileggendo l’intera saga per la quinta volta…);
  2. ABBIGLIAMENTO – non ci avete (quasi) mai azzeccato, non ci sono ragioni affinché questa sia la volta buona;
  3. TAZZE – avevo 16 anni cazzo. Ne sono passati ben 12 (dodici!) e da allora non colleziono più tazze. Né bustine di zucchero (che per fortuna nessuno mi ha mai regalato);
  4. CALENDARI – soprattutto quelli di personaggi famosi con orribili foto giganti e i numeri minuscoli;
  5. CD – ascolto musica di merda, fatevene una ragione.

Tutto il resto è ben accetto. Soprattutto le mutande: quelle non bastano mai.

update

ore 1.27 – Mi hanno regalato un calendario. Rivediamo il punto 4. Questo ha metà paginona di foto e l’altra metà di caselle dei giorni, nulla da dire. Le foto sono bellissime, nulla da dire. Per di più il personaggio famoso sono io, nulla da dire.

 
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Pubblicato da su 24 dicembre 2011 in non classificato

 

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Buon Natale.

Caro Babbo Natale,

sto per andare a fare animazione teatrale al microcitemico, dove tanti bambini terminali passeranno il Natale. Non è la prima volta che ci vado e ciò che mi ha impressionato di più non sono loro (loro sono bambini che vivono l’unica realtà/dimensione che conoscono, stanno “bene”) quanto i loro genitori. Quella è la faccia della disperazione. Mentre noi facciamo i buffoni e il loro figlio ride e si diverte, seppure affaticato, mamma e papà guardano quelle faccine smunte e si imprimono nella memoria quella che può essere una delle ultime risa del sangue del loro sangue

E io starò lì, vestito da elfo di Babbo Natale, con la mia voce in falsetto a fare l’idiota e a cercare di strappare quello che può essere l’ultimo sorriso di una creatura. E penserò: sono sato fortunato, finora.

Caro Babbo Natale, devo aggiungere altro?

 
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Pubblicato da su 23 dicembre 2011 in amore&affetti vari, teatro

 

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Dedica

Dedicato a chi per salire su deve buttare giù qualcun altro

Dedicato a chi spara merda sperando così di apparire più pulito

Dedicato a chi si arrampica sugli specchi cercando di salire più in alto

Dedicato a chi sparla sperando di confondere l’interlocutore

ma anche

Dedicato a chi ci crede

Dedicato a chi guarda il dito che indica la luna

Dedicato a chi spera di superare il dolore con l’odio

Dedicato a chi sceglie il male minore

 
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Pubblicato da su 23 dicembre 2011 in non classificato

 

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1 + 1 = ?

Facendo i conti in tasca (leggi “cuore”) non sempre ci si raccapezza. Bisogna aspettare. Prendere tutti i respiri di sorta. Usare pallottoliere, calcolatrice scientifica. Anche carta e penna.

La coppia esiste quando esistono i singoli che la formano. Se manca uno mancano i due. È difficile. Oppure molto più semplice di quanto pensiamo che sia. Ecco perché è tutto così complicato.

Quoto:

Devo pensare, devo riflettere. 

Devo fare i conti in tasca e vedere 
se quello che mi aspetta
è ciò che voglio.
Nulla rimane fisso, tutto è soggetto a variazioni.
La questione principale riguarda il fatto di doversi aggrappare a lasciarsi trascinare da queste variazioni.
Cosa fare?

 

 

 
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Pubblicato da su 21 dicembre 2011 in non classificato

 

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Lettera (seria) a Babbo Natale

Caro Babbo Natale

lo so, non mi merito un cazzo. Però una cosa volevo chiedertela. Vorrei tanto l’equilibrio, la serenità. Per me e per tutto il mondo. Vorrei la forza che non ho, la coerenza che metto costantemente alla prova. Vorrei liberarmi dall’egoismo e essere davvero altruista quando me lo propongo. Vorrei la salute. Vorrei la consapevolezza. Vorrei la costanza. La chiarezza dentro e fuori di me. Vorrei poter essere felice. Vorrei che qualcuno a questo mondo fosse felice grazie a me o per lo meno vorrei che nessuno fosse triste o frustrato o dispiaciuto a causa mia. Vorrei volere meno. Vorrei la felicità per le persone che amo. Vorrei fare le scelte giuste affinché questa felicità arrivi davvero. E vorrei una macchina del tempo oppure vorrei far si che non ne abbia bisogno in futuro.

Per il resto ho tutto. Grazie.

 
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Pubblicato da su 20 dicembre 2011 in amore&affetti vari

 

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Col senno di poi (ovvero: come capire troppo tardi di aver fatto una cazzata)

Perché non torni dì, tempo passato?

Perché non torni dì, tempo perduto?

Quanto mi saresti stato utile, tempo, se in tempo ti avessi conosciuto.

Mi chiamo Andrea, ho sprecato gli ultimi due anni della mia vita e non intendo ripetere l’errore. Mi chiamo Andrea, ho 28 anni e non so ancora capire le persone sebbene sia mia madre che Ga’ siano in grado di farlo al posto mio, io non ci credo mai e finché non succede il patatrac li tratto come Pinocchio tratta il Grillo Parlante: di merda. Peggio per me. Mi chiamo Andrea e sono stufo di fare il parafulmine. Basta. Adesso basta portarsi dietro sensi di colpa, basta farsi trattare a pesci in faccia e sentirsi più colpevole che vittima. Perché se una persona sente il bisogno di farti stare male si merita soltanto un bel vaffanculo detto come si deve. E bada bene: se una persona si dedica solo al culto dell’apparenza ma in realtà è schifosa dentro, farà di tutto per renderti ai suoi occhi e agli occhi degli altri ciò che in realtà vede allo specchio. Non ci sto. Se mi comporto male, anche inconsapevolmente, chiedo scusa o per lo meno sto zitto. Ma adesso mi sono rotto i coglioni. Chi ti ama e chi ti ha mai amato fa di tutto per farti stare bene, non male. Chi ti ama o ti ha mai amato non vuole il tuo male, vuole il tuo bene. Chi ti ama o ti ha mai amato non sbatte la porta ma va via in punta di piedi. L’amore è una cosa bella. L’amore è una cosa facile. L’amore è una cosa spontanea. L’amore ti fa stare bene. Quando non è bello, quand’è difficile, quando non è spontaneo e ci stai male: non è amore, è il suo contrario. Mi chiamo Andrea, ho sprecato gli ultimi due anni della mia vita e non intendo ripetere l’errore.

POST SCRIPTUM: Non ho scelto una foto a caso. E chi me l’ha scattata lo sa, spero.

 
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Pubblicato da su 18 dicembre 2011 in amore&affetti vari

 

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Devo, voglio.

Nulla mi può toccare. Nulla mi deve toccare.

Ormai divento impermeabile a qualunque cosa. Devo, voglio. E pazienza se per mettere la barriera da una parte, resto scoperto da un’altra. Devo, voglio. Pazienza se faccio finta che no, non è mai successo. Devo, voglio.

No, non l’ho mai detto. No, non l’ho mai fatto. No, non l’ho mai pensato.

Devo, voglio ricacciare in fondo all’anima un potente conato di vomito. Devo, voglio cercare di volare alto sopra questa merda che cerca di giungere fino a me. Devo, voglio buttarmi sul lavoro per far sì che tutto questo diventi superfluo. Devo, voglio convincermi che il mondo reale è altro, è sempre stato altro e mi sto risvegliando. Devo, voglio.

E il mio corpo diventa simbolo, ancora una volta, di quello che è la mia anima: sempre più assotigliata, sempre più segnata dal tempo, però sempre meno morbida ma anzi sempre più dura e reattiva a quello che succede. Ormai anima e corpo quasi non li riconosco più talmente si sono trasformati.

Tra 14 ore esatte va in scena SNUFF, PORNOGRAFIA ALLO STATO IMPURO – PRECUM. E niente e nessuno mi rovinerà questa giornata di lavoro, nulla può intaccare questo spettacolo su cui ho lavorato tantissimo (che è simbolo di un periodo di transizione personale a 360 gradi), questi 80 minuti che per me saranno preziosi ed è grazie a questo snuff che mi farà morire, che io rinascerò. Ancora una volta. Per poi chissà, forse rimorire e rinascere ancora infinite volte. Devo, voglio.

 

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Goin’up/Goin’down

7 novembre 2011 - dopo un periodo di merda in cui ho affrontato le avversità a cibo e Adele, decido di dare una svolta alla mia vita: torno davvero in palestra. Peso 88 chili. Roba da suicidio considerando il fatto che solo sei mesi prima ne pesavo 84.

7 dicembre 2011 - dopo un mese di palestra, di vita talmente frenetica da non capire più se il periodo di merda è finito oppure sta continuando in sordina, la bilancia della palestra segna 82 chili. Adele non l’ascolto più, non mangio praticamente più, se non il minimo indispensabile per reggermi in piedi.

Ma ho raggiunto l’obiettivo: arrivare a SNUFF, PORNOGRAFIA ALLO STATO IMPURO – PRECUM nella forma che desideravo. Ora devo solo superare bene le feste senza ingrassare e da gennaio cerco di mettere su muscoli.

Fiero di me e dei miei 82 chili. Mai stato così magro. Pesavo 82 chili a 8 anni forse. Ah, mia madre dice che sono alto due metri, ma che dichiaro 193 cm di statura perché mi vergogno. AIUTATELA.

 
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Pubblicato da su 13 dicembre 2011 in scemo chi legge

 

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Bagnato.

Ciò che più ami al mondo non ti verrà mai strappato via.

E così è. Sempre.

Può piovere quanto vuole, ma quella sensazione, quel sentimento e quell’odore non verranno mai lavati via.

Puoi farmi del male, ma resterai sempre qui.

Può arrivare la morte, la partenza, il dolore, il tradimento, la delusione, ma non cambiare niente dentro me.

Può succedere che quel sentimento che sembrava il massimo, vada oltre l’infinito e si trasformi in qualcosa di ancora più grande.

Può succedere davvero di tutto nella vita, ecco perché la vita è bella anche quando è brutta.

Perchè comunque vada ciò che più ami al mondo non ti verrà mai strappato via.

 

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Sono davvero una persona IN-

Non so cosa ne sarà di me, perché il lavoro che faccio mi porta a vivere sistuazioni e condizioni sempre diverse: non c’è mai una routine che duri per più di due mesi dal momento che vivo in funzione dei laboratori di teatro variegati, delle prove per gli spettacoli mai omogenee e della preparazione fisica e interpretativa di personaggi sempre differenti. E questa è una delle mille ragioni per le quali amo il mio lavoro. Di contro c’è la totale mancanza di stabilità in ogni senso. Ma mi va bene così.

Non so cosa ne sarà di me, ma mi guardo indietro e mi vedo uscito da un periodo buio che è durato parecchio. E bada bene: la colpa non è di nessuno, magari è solo mia. Non posso biasimare nessuno se non me stesso. Mi sono sempre circondato di belle persone a lungo andare (nel senso che qualche frequentazione evitabile l’ho avuta, ma è durata pochissimo), per cui se ho attraversato un tunnel, l’ho fatto con le mie gambe e nessun altro. E me lo sono costruito sto tunnel, tutto da solo. Ma ora l’importante è che ne sono uscito e fondamentale è il fatto che chi è stato accanto a me negli ultimi due anni della mia vita non si sia fatto troppo male a causa mia.

Non so cosa ne sarà di me, ma so cosa sono: sono instabile, incoerente, inaffidabile ma fondamentalmente inoffensivo, introvabile se voglio, indomabile, inacidisco come la crema. Siete avvisati.

 
 

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Traguardi

Ok, è roba da non crederci: oggi i miei genitori celebrano i loro 35 anni di matrimonio. Trentacinque. Scopro su internet che sono “nozze di giada”. Dodicimilasettecentosettantacinque (12775) giorni di convivenza. Trecentoseimilaseicento (306600) ore insieme sotto lo stesso tetto. Complimenti e grazie. Grazie per non essere finiti come Al Bano e Romina a sputarvi merda in televisione. Grazie per avermi dimostrato se non altro che ci si può e ci si deve rispettare e sostenere sempre. Grazie per essere la coppia di anzianotti che vi auguravo di diventare (così posso rinfacciarvelo). Dopo tutti questi anni insieme ve ne auguro altrettanti insieme: di più no, a un certo punto bisogna cambiare.

E io? Ecco cosa ho scritto dal cellulare su facebook alle 2.20 di stamattina sotto il piumone:

Korn flakes senza latte, harry potter e un veloce rewind di tutte le mie relazioni sentimentali finite. Un tenero sorriso mi spunta sul viso. Non sono affatto stupito di ritrovarmi single. Forse quel che mangio e quel che leggo a quest’ora sono la risposta alla domanda: perché sono single? ahahah

Patetico? No: tranquillo e sereno. Mia sorella dice scherzando che siamo maledetti di famiglia perché tutti e tre fratelli siamo single (io e le mie due sorelle); seriamente dice che siamo fortunati in tante cose e questo è un giusto prezzo da pagare. Io un po’ son d’accordo con lei, un po’ vado a comodo: quando tutto va male dico che aveva ragione Oriana Fallaci e che l’amore non esiste, è solo un contentino che si vuole dare la gente; quando tutto va bene mi dico che sono il dio dell’amore e che l’amore è l’ossigeno del mondo. Quando sono sobrio guardo i miei genitori e capisco che l’amore è stare insieme trentacinque (35) anni dandosi ancora i baci davanti ai figli e ormai la nipotina. Dodicimilasettecentosettantacinque (12775) giorni senza essere finiti come Al Bano e Romina. Trecentoseimilaseicento (306600) ore che io non avrò mai la fortuna di passare con nessuno. Auguri a voi.

Che invidia.

P.S: nella tabella online sui matrimoni, leggo che al quarto anno si chiamano “nozze di apparati elettrici”. WTF!?

 
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Pubblicato da su 4 dicembre 2011 in amore&affetti vari

 

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Le “perle” di Ibba Monni

Chi sputa sul passato, non se l’è mai davvero meritato.

PARLO DI AMORE, PARLO DI AMICIZIA, SENZA RIFERIMENTI PRECISI A PERSONE O SITUAZIONI, QUESTO È UN DISCORSO GENERALE. Questa mi è venuta così, adesso. E volevo esternarla piuttosto che covare il rancore, sentimento che non deve appartenermi. Sarebbe bello girare pagina senza sentimenti negativi e autodistruttivi, solo conservando ciò che di bello c’è stato…ci sto provando, ma non è facile. Forse è più comodo ricordare le cose brutte di un rapporto d’amore ormai finito o di un rapporto d’amicizia che non c’è più. Poi ti viene da pensare: se questa persona non serba belle cose, perché devi farlo tu? E la risposta che affiora spontanea e diretta, è affidata alla tua mano, non alla tua bocca:

Giusto per chiarire, il titolo del post è un omaggio simpatico a una pagina di facebook che seguo con piacere di tanto in tanto. Nessuna velleità, nessuna ambizione, nessuna derisione.

 
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Pubblicato da su 3 dicembre 2011 in i tempi andati, scemo chi legge

 

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Voce del verbo: ESSERE

IO SONO.

Io sono Andrea Ibba Monni, ho 28 anni e mezzo (il 26 Aprile 2012 ne compirò 29) ma me ne sento almeno dieci di meno. Certe volte anche venti di meno, ma non posso dirlo con fierezza. Tra qualche anno potrei uscire tranquillamente con amici giovanissimi, dando del Lei a gente della mia età. Il rischio di essere un uomo ridicolo è alto. Perché parlo di età? Onestamente non me ne frega un cazzo di quanti anni ho o di quanti anni ha chi mi sta di fronte. Non me n’è mai importato niente. È giusto un incipit per rompere il ghioaccio.

Io sono una persona incoerente. Come tutti, ma io l’ammetto. Non ne faccio un vanto, ma non do la colpa a nessuno se non a me medesimo. Sia chiaro, l’incoerenza alla fine non esiste davvero, perché tu rispondi solo a te stesso, e nel momento in cui fai qualcosa è proprio perché volevi farla davvero. Ebbene, io sono una persona coerente, nonostante per il pensare comune io possa essere considerato tutto il contrario. Ma je m’en fous.

Io sono organizzatissimo anche nella disorganizzazione. Programmo tutto e ho un’agenda alla quale affido la mia memoria degli impegni (sempre tantissimi): ma quando decido di andare allo sbando, posso essere davvero un disastro. Posso programmare nel dettaglio il totale sfacelo della mia esistenza. Ciò che può sembrare lasciato al caso è in realtà all’interno del programma: una bevuta colossale, la fine di un rapporto umano, un ritardo a un appuntamento, la mia camera da letto. Io posso decidere tutto. Io decido tutto.

Io sono ferito. Come tutti quanti, per carità, non ho nulla di speciale addosso. Ma sono ferito, mi porto dietro tante cicatrici che sono promemoria per il futuro. Cerco anche di non guardare al passato se non per l’insegnamento che può darmi soprattutto nelle cose negative successe. E voglio ricordarmi quelle. Tendo a non avere buona memoria, soprattutto in merito al passato. Meno male che esistono le cicatrici.

Io sono un teatrante e sto ancora scrivendo la mia storia su questo blog, quindi è inutile scrivere qua ora.

Io sono una persona libera. Una persona finalmente serena. Non è mica da tutti. Che ci posso fare?

 
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Pubblicato da su 2 dicembre 2011 in non classificato, scemo chi legge

 

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SNUFF – PORNOGRAFIA ALLO STATO IMPURO


  • Ga’ e Andrea Ibba Monni di Ferai Teatro ( http://www.wix.com/ytrium/ferai) hanno ideato e creato lo spettacolo teatrale SNUFF – PORNOGRAFIA ALLO STATO IMPURO e lo presentano in versione PRECUMvenerdì 16 Dicembre alle ore 21, al Teatro Nanny Loy, in via Trentino, Cagliari, nel suo primo studio.

    — Nell’ultimo periodo stanno succedendo delle cose strane a Cagliari: prima hanno chiuso un nostro programma in radio perché abbiamo spiegato che “camp” in italiano significa “frocio”.

    Poi abbiamo fatto sold out coi “Monologhi della Vagina” al Teatro Massimo (750 posti) di lunedì e per di più nel giorno di San Valentino e i giornali non ne hanno parlato né prima, né dopo.

    Poi ancora hanno censurato senza battere ciglio lo spettacolo “Holy Peep Show” di Lucido Sottile al quale abbiamo partecipato anche noi in qualità di performers e alcuni allievi della nostra scuola di teatro di Cagliari come comparse.

    Infine, la proiezione del film di Bruce Labruce “Otto or Up with the dead people” per la rassegna “Uno sguardo normale 2011″ organizzata dall’ARC è stata vietata all’interno del cineteatro Nanny Loy.

    Sentivamo quindi l’esigenza di esprimerci riguardo alla pornografia mortale, al fatto che nei media c’è spazio per tutto, tranne che per le cose vere. Volevamo esprimerci contro il dilagante perbenismo che ci violenta ogni giorno, in un’orgia disgustosa che vuole portare alla morte culturale chi la subisce.

    In scena:

    Alex Cock

    Ilenia Cugis

    Sammhin’ Carretta

    Giulia Paderi

    Miele Caprera

    Ga’

    Sally Carpaccio

    Andrea Ibba Monni

    INGRESSO LIBERO E GRATUITO VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI

    ORGANIZZAZIONE: Ilona Staller

    COSTUMI: Jessica Rizzo

    REGIA E DRAMMATURGIA: Jeff Stryker

    TRUCCO: Linda Lovelace

    SERVICE TECNICO: Jenna Jameson

    un grazie speciale a: Arc Cagliari, Laboratorio teatrale “Il Mestiere dell’Attore” di Ferai Teatro, Compagnia Teatro “La Maschera”, Luca Cantarelli, 3Minds, Michela Cogotti, Rocco Siffredi, Moana Pozzi, Cicciolina, Silvio Berlusconi, Alessandra Mussolini.

    – info 3492380281
    Ga’ & Andrea Ibba Monni
    Ferai Teatro
    via Caprera 5/7 09045 Quartu Sant’Elena

    barattoteatrale@gmail.com
    http://www.wix.com/ytrium/ferai
    http://www.youtube.com/user/dandy4ever

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2011 in non classificato

 

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