Questo quassù è il promo di “La Cena”, uno spettacolo che ho preparato in circa 400 mila ore di prove in due mesi con Batisfera Teatro, regia di Angelo Trofa, con me in scena Emanuele Masillo. Non svelo niente, perché i lettori di questo blog prevalentemente sardi, si potranno gustare questo spettacolo a novembre nell’isola.
Si parte. Finalmente si parte. È da quasi due anni che non metto piede fuori dalla Sardegna e non vedo l’ora di cambiare aria. Tra l’altro la gestazione dello spettacolo è stata lunga ma concentrata in poche settimane di lavoro. Credo che giovedì 27 ottobre al Sipario Strappato di Arenzano (Genova) e sabato 29 al Teatro le Colonne di Milano, andrà in scena un lavoro bellissimo, ambizioso, affatto semplice.
Devo verificare se Milano mi fa davvero schifo come ho pensato quel pomeriggio che ci son passato sei anni fa. Devo scrivere il mio diario di viaggio (prossimamente su queste pagine) e godermi una mini-vacanza (ebbene si: venerdì 28 non devo fare niente per tutto il giorno, sarò a Milano in panciolle).
Il tragitto è una via crucis: oggi alle 16 Cagliari-Olbia in macchina; la nave salpa stanotte alle 22 da Olbia e arriva a Livorno domattina alle 6:30; Livorno-Genova in macchina domattina sono 2 ore; poi venerdì mattina Genova-Milano in macchina son altre due ore circa; e alla fine di tutto, domenica si fà una Milano-Livorno in macchina per tre ore; Livorno-Olbia in nave e Olbia-Cagliari in macchina con stesse durate. In sostanza: torno più stanco di prima. Ma pronto per festeggiare Halloween senza preoccuparmi della sveglia imminente il mattino dopo per le prove e con le batterie sicuramente ricaricate per affrontare gli ultimi due (impegnativi) mesi dell’anno.
Si, perché siamo una compagnia giovane anche se esistiamo da quattro anni e di cose ne abbiamo fatte parecchie. Ne parlava proprio ieri il monologo di Scheiße: nonostante lagiovane età Ferai ha già al suo attivo 11 produzioni diverse (e altre tre in preparazione) di cui quattro sono una quadrilogia di Baratto Teatrale che ha girato e gira per la Sardegna, abbiamo avuto in quattro anni di giovaneetà circa 200 allievi nei nostri laboratori di teatro, il nostrogiovane entusiasmo ci ha permesso di scrivere un libro scaricabile gratuitamente, e abbiamo creato un centro filmico in cui sperimentiamo anche con una giovane cinepresa. In quattro anni. E siamo considerati una compagnia giovane.
È vero, esistiamo solo da quattro anni e non c’è nulla di male ad essere considerati una compagnia giovane. Ma son stufo di sentirmi dare del giovane di una giovane compagnia da gente che coi contributi teatrali della Regione Sardegna ha fatto in 10/15 anni la metà (per essere generosi) di ciò che abbiamo fatto noi. Con un po’ di puzzetta sotto il naso magari, un po’ di spocchia.
Scusate lo sfogo, ma ce l’ho proprio qui ‘sto rospo.
2001-2011: compio dieci anni da attore di teatro. In un paio di puntate vi racconto come è iniziata, come è andata. Nomi, cognomi, esperienze, retroscena, fatti e misfatti senza peli sulla lingua.
16 settembre 2003: parto per l’Erasmus, borsa di studio che mi permette di passare 9 mesi in Inghilterra a studiare Politics secondo il mio piano di studi in Scienze Politiche. L’unico dramma vero è quello di fermarmi nel lavoro. Un anno senza teatro. E poi chi più mi vorrà in Sardegna su un palcoscenico?
Così tre settimane più tardi dal mio arrivo in quel di Lancaster eccomi alle audizioni per le tre nuove produzioni della LUTG al Nuffield Theatre. Pigrizia e timidezza vogliono che mi presenti solo a uno dei tre: “R+J”, da “Romeo e Giulietta” Shakespeare, regia di Danny Price. Si, è banale debuttare in Inghileterra con uno spettacolo così, lo so. Ma sputaci sopra…Mi trovo con 40 inglesi bravissimi a fare esercizi e training teatrali, finché Price chiede di dividerci in Montecchi e Capuleti e di inscenare improvvisamente un incontro con scontro verbale. I miei dieci anni di inglese scolastico (tre delle medie, cinque delle superiori e due universitari) mi servono a poco, saprei dire benissimo che “the pen in on the table” e “the cat is black”, ma la padronanza che ho della lingua in confronto a quei 40 che la parlano da quando sono nati è imbarazzante. Potevo pensare “Ok, I’m fucked!” e lo penso, ma il colpaccio di genio arriva quando al mio turno di improvvisazione col gruppetto di attori/attrici locali, inizio un pistolotto cattivissimo, un monologo rabbioso e cazzutissimo indirizzato a loro: in italiano. Loro diventano pietra e il regista, esaltatissimo, mi sceglie per interpretare Frate Giovanni. Non sono di certo il protagonista, ovvio, ma da qualcosa si deve pur cominciare.
Dopo due mesi di prove nelle quali ho avuto a che fare con un cast di ragazze e ragazzi preparatissimi e bravissimi, il 2 dicembre 2003 c’è il grande debutto di fronte a una nipote della Regina Elisabetta, poi si sarebbe replicato i due giorni successivi. C’è da dire che ho vissuto il mio incubo peggiore. Si, perché sotto pesantissimi antibiotici per guarire da una laringite pazzesca, e dovendo entrare in scena nella seconda parte dello spettacolo, attendo diligentemente il mio turno dietro le quinte (immense e completamente buie, nel teatro Nuffield che è di per se gigantesco), succede che mi addormento. Improvvisamente mi desto e mi affaccio per capire a che punto dello spettacolo s’era giunti. Toccava a me. Fortuna ha voluto che entrassi in scena con “soli” cinque secondi di ritardo. Epico. Ancora sudo freddo a ripensarci.
A gennaio 2004 riaprono le selezioni per altre tre produzioni, faccio i provini solo per “Antigone“ di Jon Adams e di nuovo vengo scelto. La parte è corposa, il regista ha diviso il coro in tre interpreti e io sono uno di loro. Lo spettacolo non è granché a livello registico, ma il cast è fantastico, sono tutti bravissimi e io non credo alla fortuna che ho. Arriva marzo e decido di presentare ai soci del LUTG il mio progetto. “Pinocchio: true fake!“ con l’aiuto del mio amico David T., italo-inglese e bilingue che da R+J in poi, non mi ha più mollato, e senza il quale la mia esperienza teatrale inglese sarebbe stata più difficile. Bene, bando alle ciance, il progetto viene approvato e mi trovo a dirigere il mio primo spettacolo da regista, in inglese, con inglesi, in Gran Bretagna. Ecco il promo dello spettacolo (parte al decimo secondo)
Sono stati due mesibellissimi e molto divertenti, da aprile a giugno tutti i ragazzi hanno fatto da cavie alle mie idee bizzarre e le hanno vestite al meglio, sono stati pazientissimi quando ho svalvolato e hanno guadagnato un posto indelebile nel mio cuore e nel mio percorso artistico. Lo spettacolo è andato benone, la stampa l’ha acclamato, pure l’Erasmus è stato una figata e gli esami discretamente.
Ma il 16 giugno 2004 è ora di tornare a casa e di capire se il teatro sardo mi vuole ancora.
P.S: quà sotto vedete la locandina dello spettacolo e ancora più giù una foto ricordo col cast. Sorvolerei volentieri sulla mia bandana bianca, grazie.
2001-2011: compio dieci anni da attore di teatro. In un paio di puntate vi racconto come è iniziata, come è andata. Nomi, cognomi, esperienze, retroscena, fatti e misfatti senza peli sulla lingua.
Ecco che inizia la gavetta (no, la foto sopra non c’entra nulla, lo so), quella seria, quella tosta, quella da ricordare col sorriso dopo dieci anni. Inizia con uno spettacolo per la Compagnia Teatro Santa Lucia, poche settimane dopo quel “Pinocchio” che terrorizzò metà uditorio. L’occasione venne con “L’isola che non c’è”, uno spettacolo sociale che mi proposero così su due piedi, e io mi sentivo tanto una stella nascente che aveva un’altra occasione fondamentale per la sua carriera. Il “regista” era un ragazzo balbuziente pieno di sputacchi più che di genio creativo. Il testo era una cazzata, il resto del cast un gruppo di ragazzini e ragazzine dell’oratorio. Io ero “l’emigrato africano” e affrontai la parte come se fosse il centro dell’universo. Credo che questa sia stata la mia unica e sola qualità da sempre: metterci tutto me stesso anche in una cosetta piccola piccola.
Continuavo a fare l’aiuto regista per Teatro Studio, ma fioccavano anche le richieste come attore. Ecco che una compagnia isolana mi propone un paio di spettacoli a tema religioso. Io sempre eccitatissimo mi preparo al meglio, prendo autobus e viaggio a piedi pur di arrivare a teatro in orario e resto basito dall’approssimazione, dalla superficialità e dal ritardo che i padroni di casa mettono nell’affrontare il lavoro. È imbarazzante, soprattutto ora alla luce di dieci anni di esperienze, quel modo di fare teatro. Un covo familiare di gente che fa compagnia da anni ma si odia come fosse ieri. Dispettucci e pochissimo talento artistico. Le parti vengono assegnate in base alle relazioni familiari (i “capi” sono due fratelli) e la protagonista è quasi sempre quella “cagna maledetta” (cit. Boris) della figlia/nipote dei due. Io vengo scelto perché uno dei pochi maschi ventenni in circolazione. Che culo.
Ma io mi dico: sto imparando, imparo cosa non si deve fare.
Poi arriva anche la proposta di un giovane che ha un gruppo teatrale in un paese vicino alla mia città. Allo spettacolo parteciperà anche mia madre, potremo viaggiare insieme. Noi due immersi in una realtà divertente ma assolutamente fuori dall’ambito teatrale. Questo ragazzo ha fatto il DAMS, è pieno di entusiasmo ed energie, ma si circonda di un cast in cui spicca lo zio, poi il farmacista del paese, la contadina e il proprio padre. Tutti ci mettono grande energia, ma il risultato è quello che è. Una robetta. Il ragazzo dl DAMS si perde tra un’insensata regia ambiziosissima (che senza il giusto cast è come avere un paio di pattini su ghiaccio ultimo modello in una pista di ghiaia) e la smania di lucrarci sopra. Una tristezza…
Insomma, le prime esperienze fuori dall’ala protettiva di Parodo sono state utilissime e formative benché affatto brillanti, ma il sottoscritto ha voglia di spiccare il volo e al secondo anno di università, quasi per caso viene a conoscenza della borsa di studio Erasmus e nel settembre 2003 (il 16) vola a Lancaster, in Inghilterra per nove mesi. Lontano dal palcoscenico? Non sia mai.
Viva la ciccia, abbasso i fisici figli della dieta ferrea e dell’anoressia sfiorata o perseguita. Per carità, non direi mai e poi mai nulla contro qualche curva in più, soprattutto nel mondo delle celebrities e soprattutto in tempi in cui i giovani hanno un rapporto col cibo abbastanza difficile: ma per favore, qualcuno dica a Christina Aguilera che non può continuare a vestirsi come quando aveva vent’anni e zero figli.
Non smettere mai di farsi domande. Ecco la mia forza e la mia debolezza. Coltivare il dubbio, riflettere. What if…
Perché una storia d’amore finisce? Come si può arrivare a lasciarsi? L’amore può essere davvero soffocato da immotivae gelosie e rabbia repressa? E perché bisogna per forza far diventare odio ciò che è ancora amore? Perché cercare a tutti i costi di detestare la persona che fine a poco tempo prima era la nostra ragione di vita? Come le si può augurare il male se ci lascia perché si dichiara fragile e impreparata a condividere in questo modo questo amore?
Amore…esiste l’amore? O è soltanto un’illusione, una gomma da masticare – come diceva Oriana Fallaci – a chi ha di cosa lagnarsi nella vita? Non lo so. Io non ho la risposta a tutte queste domande, posso solo fare congetture e credere (e mettere in pratica) la coerenza dei sentimenti: per me il sentimento prescinde dalle parole o dalle azioni che una persona compie nei miei riguardi. Puoi fare e dire ciò che vuoi, ma i miei sentimenti per te non cambieranno mai, neanche se dovessi amare o odiare altre persone dopo di te. Perché ciò che sento per le persone è esclusivo, non può essere toccato dallo scorrere della vita.
Perché la vita scorre, noi con lei. E solo le montagne non si incontrano mai.
Quando inizierò davvero a scrivere i cazzi altrui e pure i miei, allora sarò davvero alla frutta, anzi: all’ammazzacaffè.
Esorcizzare:scongiurare tentare di allontanare qualcosa di negativo. (fonte)
Cosa sto facendo:
laboratorio teatrale “Il mestiere dell’Attore” – due corsi a Cagliari: base e veterani, come insegnante;
laboratorio “La Maschera” – a San Sperate, come insegnate;
prove per “Chi è senza peccato”, come regista e attore;
prove per “Snuff – pornografia allo stato impuro”, come regista e autore;
prove per “La cena”, come attore (tournée a fine mese a Genova, Milano, Torino e forse Novi Ligure”;
prove per “senza titolo” (devo ancora deciderlo), come regista, attore e autore.
Secondo voi, ho il tempo per fare altro se non cazzeggiare e guardare le repliche di “Uomini e Donne” su La5 ogni sera alle 23.05? Ho davvero tempo per dedicarmi ad altre persone che non siano il sottoscritto? Ma magari…
Questo post è classificato nella categoria di questo blog: scemo chi legge. E ho detto tutto.
Il mio blog sembra un carnaio, ce l’ho con dio e tutto il mondo e non ne risparmio a nessuno. È solo un blog, una valvola di sfogo che assume l’importanza che le si dà. Tutto qui.
Chi mi conosce lo sa: non sono un represso che le manda a dire tramite web, io le cose che scrivo le dico sempre prima ai diretti interessati. Le scrivo solo perché vorrei servissero da esempio e perché mi serve esorcizzarle in maniera brutale e/o spiritosa.
Non ho un fegato grosso, anche se sarebbe facile pensarlo da ciò che scrivo. Anzi, proprio perché scrivo non ho il fegato grosso. Ho tanti motivi per essere felice:
il mio lavoro - non è facile capirlo, ma il mestiere dell’attore è quanto di più totalizzante credo ci sia, lo si capisce dai racconti che faccio qui sulla mia carriera oppure dal fatto che per fortuna e purtroppo è sempre la mia priorità nel concreto;
la mia famiglia attuale e quelle d’origine - Ga’ è tutto, lui è famiglia, lui è lavoro, lui è me, la persona che meglio mi conosce al mondo e proprio per questo la famiglia che ho scelto di avere; poi i miei genitori, mie sorelle e la mia nipotina che son li a ricordarmi chi sono;
gli amici che non mi lasciano mai - Percy, Manuel, Lara ci sono sempre e comunque, il primo mi fa tanto ridere (ed è un dono speciale), il secondo mi tiene coi piedi per terra (ed è fondamentale che non stia li ad assecondarmi), la terza è la sorella lontana che sento sempre vicina;
la salute - faccio di tutto per comprometterla ma finora ha vinto lei, per fortuna.
Questo post è assolutamente dedicato, totalmente ispirato e velenosamente scritto apposta per una persona. E chi mi conosce sa di chi sto parlando perché capirà leggendo la descrizione.
Superati i quaranta, ti piacciono i ragazzini (cosa non faresti per rivivere la giovinezza persa?) e sfoggi un look imbarazzante che contrasta con tutte quelle brutte rughe che la tua faccia – cotta dal fumo – porta con molta frustrazione. Ridicolo.
Non sei un cazzo di nessuno (perché sennò non staresti nuotando nella mediocrità di una vita di merda) però ti riempi la bocca di frasi fatte e veleno soprattutto nei confronti di chi dichiara l’età che dimostra e dimostra di valere quello che i fatti concretamente mettono sotto la luce del sole. Fa male vedere quello che non sei mai stato e mai sarai? Patetico.
È meglio per te: tentare di sconfiggere la malcelata frustrazione cercando – miseramente – di scopazzare quelli che per età potrebbero essere i tuoi figli e che ti danno del Lei spontaneamente (magari riempendoli di complimenti o puntando a ragazzini fragili di cui è possibile approfittare per via delle loro debolezze) oppure giocare a fare l’artista, sparandole grosse e sperando che qualcuno ci creda? Imbarazzante.
Si, perché ogni volta che riesci a strappare anche solo un bacio alla carne fresca, un complimento da una persona ignorante o che si lascia abbindolare da due frasi imparate a memoria, allora sì: ti senti giovane. Idiota.
Non sarò mai così. Ho 28 anni e li dichiaro e non vedo l’ora di averne il doppio per dichiararne 56. E tra quarant’anni (se non mi ammazzano prima) ne dichiarerò quasi 70 e tra sessant’anni ne dichiarerò 100 perchè così mi diranno che li porto bene. Tanto a quel punto sarò già un demente senile e avrò almeno questa giustificazione. Io.
Ecco. C’è una linea sottile che divide il bene dal male, la cura dalla malattia, il patetico e il geniale, causa ed effetto, Rik e Gian, Al Bano e Romina. Io forse l’ho superata ieri notte?
Domenica mattina, la prima delle cinque domeniche di quest’Ottobre 2011, non sono ancora le 8 e son già sveglio da mezzora. Ho dormito dopo vari giorni, per sette ore circa in maniera continuativa. Che metodo ho utilizzato per combattere più che l’insonnia i cattivi pensieri e la tristezza?
Ho fatto qualcosa di irripetibile e che nuoce gravemente alla salute: pizza fatta in casa con tanto ketchup sopra, C’è posta per te su Canale5 e una bottiglia di vino. Con questa formula è stato pressoché matematico crollare verso le 23 dopo aver svuotato le sacche lacrimali: ho bevuto, ho pianto sfogando tutte le tristezze e stancandomi emotivamente e fisicamente (chi non piange davanti a C’è posta per te non ha un cuore, sta male, puzza e non avrà mai nulla di buono dalla vita). Ergo: nanna assicurata.Ubriacatura.In solitaria. Davanti a Maria de Filippi. Ho detto tutto su quanto in questo periodo ho bisogno di me.
Non c’è bisogno che scenda in particolari in merito a quello che sto passando e che cerco in tutti i modi di sfogare su questo blog in maniera spiritosa e simpatica invece che far venire l’orchite a tutti mentre posto video di Laura Pausini e aforismi dalle canzoni di Alessandra Amoroso.Bisogna solo rendere inesistenti le motivazioni della tristezza.
Ciò che non vale nulla non produce nessun effetto. Detta così sembra molto molto cinica. Mettiamola così: la medicina amara in mezzo a una cucchiaiata di nutella. Diluire. Sarà il mio motto.
nevermind I’ll find someone like you / Non ti preoccupare troverò qualcuno come te I wish nothing but the best for you too / Ti auguro solo il meglio anche per te don’t forget me I beg / non ti scordar di me ti prego I’ll remember you said sometimes it lasts in love / Ricordo che hai detto a volte l’amore dura but sometimes it hurts instead / ma a volte, invece, fa male
CIO’ CHE SEGUE E’ PER LA SERIE “SI RIDE PER NON PIANGERE”
Sono le 4.50 del mattino, sto ascoltando “21″, il secondo album di Adele e queste due cose messe insieme fanno di me la persona più meno titolata per dire che cos’è cosa NON è l’amore.
Se sbaglio – diceva Papa Wojtyla – mi coriggerete.
Tanto per cominciare, l’amore NON è stare svegli, insonni, alle 4.50 del mattino in preda a brutti pensieri, per l’ennesima notte di fila, ascoltando “21″, il secondo album di Adele, scrivendo sul proprio blog un post su cosa non è l’amore. Su questo non ci piove.L’amore NON è possesso, la persona che sta con te non è il tuo telefono cellulare da smanettare a piacimento, parlarci ogni tanto e portare sempre con te.L’amore NON è pretendere a tutti i costi che qualcuno faccia qualcosa per noi: in quel caso pagati una badante. O una puttana. O un maggiordomo.L’amore NON è sofferenza, masochismo, soffocamento: per quello esiste il sadomaso.Litigare sempre e comunque? Vai in una trasmissione di Maria de Filippi a piacere.
No, non c’è niente da ridere. Lo so. Faccio come Grace Adler, guardo le mie foto da piccolo (questa qua sotto dovevo usarla per un delle puntate in merito alla celebrazione dei miei dieci anni da attore professionista a teatro) e mi chiedo: come hai potuto farti questo?