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Archivio Mensile: agosto 2011

Qualcosa di cui mi vergognerò

Questa quassù è la foto più rappresentativa di tutte le mie foto delle vacanze: sono ad un party anni ’90 col cast quasi completo (non si può avere tutto dalla vita) di Beverly Hills 90210. Vedo le foto e traggo qualche importante considerazione su cui riflettere:

  1. Sono arancione. Andare al mare praticamente ogni giorno e prendere il sole è davvero bellissimo, rilassante e può essere divertente con la compagnia giusta, ma sembro Donatella Versace, e questo non può andare bene. Perché io non sono una sessantenne che si ammazza di lampade e stravizi vari che le rovinano la pelle. Non ancora…Sono talmente abbronzato che quando perderò l’abbronzatura perderò i tratti somatici, mi sbuccerò come una patata bollita.
  2. Le prime settantacinquemila foto in cui ho l’espressione (volutamente) da idiota sono carine, simpatiche. Poi inizio a sembrare un coglione. Ho ventotto anni e neanche una foto “normale” dell’estate 2011. Ma se resto con una espressione relativamente neutra sembro ancora di più un idiota. Che fare?
  3. I miei capelli sono bizzarri. Li ho decolorati e tagliati lesbo-punk per uno spettacolo teatrale nel quale ho incarnato un Narciso nudo e consapevole. Ora negli album di foto o sembro Vanna Marchi oppure un nazi. Ma che cazzo.
  4. In vacanza uno si rilassa no? Io ho deciso di vivere tre mesi in tre settimane (le uniche di vacanza vera che ho): ecco perché ho due occhiaie che neanche Dario Argento e una stanchezza che neanche quando lavoro. Però mi diverto.
  5. Le tag di facebook sono le mie nuove nemiche. Se mi immortali durante un party, nudo al mare di notte, a una cena mentre ingollo qualunque cosa o whatever, non sei costretto a taggarmi su facebook. Davvero, nessuno ti obbliga, soprattutto se non sei fornito di buon gusto e senso del pudore. Non puoi taggarmi se sembro Britney Spears nel suo periodo grigio.
  6. L’estate sta finendo. Ho sempre odiato la canzone dei Righeira, mi ha sempre messo ansia, tristezza. Però è anche vero che mi aspetta un autunno bellissimo pieno di progetti stimolanti che non vedo l’ora di portare avanti. E sono curioso di scattare nuove foto al mio look settembrino.

 
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Pubblicato da su 27 agosto 2011 in scemo chi legge

 

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13.

C’è una città chiamata Utopia, dove la gente vive serena, ognuno per sé e con lo spirito di solidarietà. Vige la regola “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” e lì, tra giornate mai troppo calde e mai troppo fredde io sto bene. Sono sereno ed equilibrato per due giorni di fila. Non corrodo tutto quello che tocco, non consumo tutto il buono che c’è. Non mi frega mai nessuno, il rispetto che do è pari a quello che ricevo: nessun trucco, nessun inganno.

Sto bene a Utopia.

La gente non si perde in pettegolezzi e meschinità. Io neppure. La gente non è frustrata. Il clima è fantastico. La notte un’amaca, un bicchiere di vino, musica e candele. Il giorno tutti lavorano e fanno ciò che vogliono fare di mestiere. Il pomeriggio e la sera si adora l’unico dio esistente: la bellezza della cultura. Io riesco a portare avanti una relazione senza vomitare ogni cinque minuti. Il mio girovita è perfetto. La mia pelle è fantastica. Non sento MAI il bisogno di fumare. Il cioccolato, la pasta (soprattutto la pasta al forno) e i dolci fanno dimagrire e sviluppare il six pack addominale. Ho dei glutei d’acciaio.

Sto bene a Utopia. Alla faccia.

 
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Pubblicato da su 21 agosto 2011 in scemo chi legge

 

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La coerenza truccata con tre tipi di fondotinta

L’avevo giurato: mai più drag queen, è un mondo che non mi appartiene, fatto di fatine che talvolta diventano streghe che si fanno la guerra per ottenere quel niente che per loro è tutto. Un mondo piccolo piccolo dove un maschietto si mette una parrucca, le autoreggenti, si copre la barba e tra una battuta e un’altra fa un playback di Shirley Bassey o di Loredana Bertè.

Intrattenimento. Cabaret. Dovrebbe essere questo. Col cazzo, anzi senza.

Ne avevo già scritto all’inizio della mia esperienza, quand’avevo fatto il giurato a un concorso di drag queen QUI e poi anche QUI. Ed era anche successo un mezzo pandemonio che doveva farmi capire come giravano le cose già un anno fa esatto.

-Cagliari, Pianeta Terra, 2011-

Invece è tutt’altro, è molto di più. Si mente, si ruba addirittura, si sparla di chi ieri era l’amica più cara e si sparla con chi ieri era la vittima della lingua tagliente. Un’orgia di coltellate. Un perbenismo che gli ambienti bigotti si sognano. Sono tutte pappa e ciccia, ogni tanto si scelgono il capro espiatorio e ci danno dentro di brutto.

Per cosa poi? Per una serata in più. Per un primato che sanno benissimo nessuna potrà mai avere perché le altre saranno sempre lì a ricordare all’illusa di turno che non è altro che una patetica travestita senza speranze. Ecco: il vero momento di celebrità si ha quando si fa parte del gregge, solo così si è forti e davvero famose. Perché si ha la bacheca di facebook invasa da commenti e “mi piace” delle colleghe e relativo ciarpame finocchio di fans delle colleghe.

Non le conosco tutte nell’ambiente cagliaritano. Mi guardo bene da dire che sono tutte così. Alcune avrei preferito non conoscerle così bene, perché erano bellissime o spiritosissime. Una addirittura sembrava coltissima. Invece sono più o meno tutte poraccissime, sfigatissime e inutilissime.

Ne salvo ancora una o due al massimo, una che conosco a livello lavorativo extra-drag (anche se mi chiedo come mai ultimamente si sia mischiata al gregge… voglio sperare sia sempre la solita mosca bianca che apprezzo e stimo tanto). Ma perdo sempre di più le speranze.

È passato un anno esatto dal primo contatto con il mondo drag cagliaritano e dopo aver fatto il giurato per un concorso di drag, dopo aver presentato un concorso per stilisti di drag queen e dopo aver preparato una drag (mio amico) per nientepopodimenoché Miss Drag Queen Italia in Sardegna, ho giurato col sangue: mai più, fine.

Invece, per non fare la parte dello snob ho accettato di fare (sabato 20) il giurato a un concorso tenuto dalla fazione concorrente a quella con cui finora ho “lavorato”. Una roba tamarrissima, una sorta di sagra dell’impepata di cozze in cui si premia la Miss Drag Queen del locale dove si svolge il concorso. Vorrei avere un euro per ogni Miss Drag Queen eletta nel 2011. Comunque, una roba dichiaratamente senza pretese che accetto di fare per un semplice motivo: chi me l’ha chiesto mi sta molto simpatico e non si prende affatto sul serio.

Non è una questione di convenienze o ripicche o guerra tra froci. Voglio solo godermi l’estate. E se posso passare una serata a ridere e bere gratis perché faccio il giurato in un concorso baraccone del genere, lo faccio, e fanculo chi pensa chissà cosa.

Mischio l’alto e il basso, il trash e l’aulico, il pop e il rock riuscendo sempre e comunque a camminare a testa alta perché dico le cose come stanno chiamando “pane” il pane e “vino” il vino. Non c’è nessuno sopra di me e nessuno sotto di me, sono libero da ogni meccanismo, ambiente, rapporto di dipendenza e convenienza. Questo è il mio unico credo, questa la mia unica coerenza.

Quindi baciatemi il culo.

 
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Pubblicato da su 18 agosto 2011 in scemo chi legge, sesso e sessualità

 

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Io odio

La misantropia è l’odio totale o sfiducia nei confronti del genere umano, l’attitudine all’antipatia e alla sfiducia verso le altre persone. L’etimologia della parola proviene dal greco μῖσος (“odio“) + ἄνθρωπος (“uomo, essere umano”). Un misantropo è una persona che odia o non si fida dell’umanità. La misantropia non implica necessariamente sadismo o masochismo, o una disposizione antisociale e sociopatica verso l’umanità.

http://it.wikipedia.org/wiki/Misantropia

E per la consueta rubrica “CHISSENEFREGA” scrivo dei tipi di persona che ultimamente mi capita (sfortunatamente) di frequentare. Si, ogni fatto, situazione e descrizione non sono casuali e inventate.

[Mi rivolgo al singolare maschile, ma solo perché è più comodo.]

Io odio le persone che leccano il culo alle altre persone: la priorità massima di questa sottospecie d’esseri umani è allisciare, sviolinare. Un giorno o l’altro troveremo tante lingue inutili, di persone altrettanto inutili, attaccate a culi inutilissimi di gente inutile. Provo anche un po’ pena di chi si dedica a questa pratica a scapito del resto: preferisci esser ricordato per il tuo zelo nel lecchinaggio oppure per quello che fai?

Io odio gli pseudo: pseudo-artisti, pseudo-intellettuali: quelli che mangiano arte cagando nozioni e frasi fatte. Mangi wikipedia a colazione, treccani a pranzo e link di facebook a cena. Sfigato. E non ho altro da dire.

Io odio le superstar: quelle persone che arrivano puntuali come trenitalia e lo fanno apposta. Non credo ai cosiddetti “ritardatari cronici” che chiamerei piuttosto “maleducati cronici”: arrivare puntali agli appuntamenti non è come cercare il Sacro Graal, per cui quando credi che arrivando tardi fai un entrata da leone, in realtà la stai facendo da coglione.

Io odio chi deve sminuire il lavoro altrui per sentirsi superiore: se pensassimo tutti che non c’è nessuno sopra e sotto di noi, si eviterebbe la patetica figura del personaggio-a-tutti-i-costi.

Io odio i colleghi di palcoscenico che non sanno comportarsi educatamente e artisticamente a teatro quando sono spettatori: se io venissi a un tuo spettacolo importunando gli interpreti in scena con foto, frasi e ammiccamenti, tu come ti sentiresti? Cosa penseresti di me? E soprattutto se questo è il rispetto che mi dimostri, io come uno specchio dovrei renderti pan per focaccia. E sai perché non lo faccio? Perché ho un cervello, una dignità umana e professionale e un’educazione che me lo impediscono. Ringrazia il cielo o chi per lui.

Io odio i talenti sprecati: c’è chi per ragioni inspiegabili si mischia con il ciarpame oppure smette di fare ciò che sa fare meglio. Mi incazzo, non mi deludo. Mi girano proprio gli Amici di Maria. Come si fa a mischiarsi con gente senza talento che per di più ti ha sputato alle spalle ripetuti vomiti di cattiverie? Resto basito.

Ho finito, per ora. Dovevo scrivere, dovevo far si che leggessi e ti ritrovassi in una di queste descrizioni.

Perché ogni volta che mi guardi non puoi leggere la scritta D E F I C I E N T E sulla mia fronte.

Ora so che tu sai che io so.

Punto.

 

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La vita.

“Tu che non sai perché rido così forte quando rido,

e piango così fitto quando piango,

e mi accontento di così poco quando mi accontento,

ed esigo tanto quando esigo”

Oriana Fallaci

“Nientee  così sia”

In poche parole, la descrizione di un universo di vita. Grazie, ora e sempre Oriana mia.

foto di Lara Valle, Villasimius, 15-08-2011

 
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Pubblicato da su 16 agosto 2011 in non classificato

 

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Chi non lavora non fa l’amore [e viceversa]

È stato un periodo abbastanza di merda. Non posso negare l’evidenza, né voglio farlo, perché non sarei quello che sono senza le batoste ricevute. Ne avrei fatto volentieri a meno, ma tant’è. State leggendo le ultime sull’uomo più sfigato della terra (dopo l’urologo di Berlusconi). N.B: Il periodo abbastanza di merda è finito.

Nella vita personale tutto è come sempre: dolcemente complicato, tremendamente bello, alti e bassi come una montagna russa senza fine con parecchi giri della morte. Vorrei scendere ogni tanto. Viaggiare da solo a volte. A volte con un gruppone di gente. Insomma è difficile barcamenarsi tra relazioni e affetti, ma è facile, grazie ad essi, affrontare tutto il resto. Mi sento come un tormentato tronista di Maria de Filippi (sbaglio anche i congiuntivi a volte) e a volte come una sciacquetta corteggiatrice. Si, in sostanza mi sento senza arte né parte.


Nel lavoro è stato tutto molto bizzarro. Il fatto è che abbiamo lavorato come pazzi e a pioggia, e ovviamente le gocce che cadono nel secchio vanno bene, quelle che cadono fuori fanno un casino inzaccheroso. Purtroppo un paio di cose sono andate male, qualcuno ci ha truffato di tanti bei soldini e qualcun altro non ha mantenuto le sue bellissime promesse. E fa male più la truffa, la menzogna, la presa in giro, che perdere soldi. Anche perché dio solo lo sa quanta energia, creatività, passione e forza ci abbiamo messo. La morale è che ci hanno maledettamente inculato.

Non ci sono mezze misure per dirlo.

E adesso? Adesso si lavora per pagare i debiti contratti grazie al sesso anale che ci hanno fatto subire (vedi sopra) e si ricaricano le batterie per un quinto anno coi fiocchi. Mettendo le energie dove vanno messe e risparmiandole dove non vanno messe.

Giuro!

 
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Pubblicato da su 9 agosto 2011 in non classificato

 

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Barattando…

 
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Pubblicato da su 4 agosto 2011 in non classificato

 

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