Il punto è che a me piace fare teatro, perchè ti conosci e conosci un sacco di cose nuove, entri in contatto con persone (colleghi di lavoro, pubblico e personaggi), tieni la mente allenata alla memoria e ti istriusci sempre di più, impari a controllare le tue emozioni e il tuo corpo, ti fai una cultura non enciclopedica.
Il teatro non è (io non voglio che per me sia) ritrovo di un gruppo elitario, fondato sull’opportunismo, il pettegolezzo, i formalismi, cementato da conformismo, chiusura ed esclusione. E purtroppo, anzi per fortuna, accade che quando i punti di vista sono oppposti, gli obiettivi diversi, e i mezzi per raggiungere gli scopi viaggiano su binari paralleli, ci si debba dire addio.
[...] un gruppo di lavoro che condivideva gli stessi valori, o comunque lo stesso punto di partenza: non è il teatro ad avere bisogno di te, sei tu che hai bisogno del teatro. Stavolta PFZ aveva ragione: un gruppo di amici è destinato al fallimento.
da un mio precedente post…oggi mi sento così autoreferenziale…