Archivio Mensile: dicembre 2010
2010- un anno di ordinaria follia
MAGGIO no comment (va bene tutto, ma non getto i fatti importanti in piazza). Si sappia solo che taglio la chioma che cresceva da due anni. E quando uno ci dà un taglio, cambia immagine così radicalmente, c’è qualcosa che cambia anche nella sfera personale. Son cose delicate e con le cose delicate non si scherza.
GIUGNO no comment + primo incidente (poi dicono che il karma non influisce…). Quando tutto il mondo sembra amare il sottoscritto, è il sottoscritto che non si ama e che cambia le carte in tavola. Finisce qualcosa? No, si trasforma.
LUGLIO no comment (anche quando si tratta di cose belle, meglio tenersele, no?). Il Silenzio dell’Anima riempie il Teatro Massimo coinvolgendo critica e pubblico in uno spettacolo che ci lascia enormi soddisfaziloni artistiche e umane. L’idea di fare I Monologhi della Vagina prende forma concreta.
AGOSTO e SETTEMBRE- tra drag quuen e spettacoli tutto sembra normalizzarsi sul fronte privato. L’estate mi regala giornate al mare molto belle, nonostante qualcuno cerchi di farmi la festa. La cosa migliore è che questo qualcuno, me lo sento, sparirà. Gli spettacoli vanno alla grande, lavoriamo come matti ma i frutti che raccogliamo sono molti buoni. Più che soddisfatti dall’estate di lavoro.
NOVEMBRE- finisce Drag Queen Stylist Competitio, m’arriva la macchina, pubblico il libro online, apre la scuola di teatro di Ferai, tutto pare più sereno. Si ricomincia a lavorare come pazzi, mentre finalmente il cast de I Monologhi della Vagina è chiuso.
L’insostenibile leggerezza dell’essere
Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno. Desiderava distruggere brutalmente tutto il passato dei suoi ultimi sette anni. Era la vertigine. L’ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.
L’insostenibile leggerezza dell‘essere (in ceco: Nesnesitelná lehkost bytí) 1982, Milan KunderaA Natale siamo tutti più….
A Natale siamo tutti più buoni: ipocriti, falsi, buonisti, perbenisti. Perché ci hanno messo in testa che un signore col cappello rosso e la barba bianca oppure un bambino nato da una vergine ci porteranno i doni se saremo buoni con chi ci circonda. Pare che però tutti siano pronti, per un giorno, a sorridere, amare e abbracciare tutti. Per un giorno. Per. Un. Giorno. Poi il 26 tutto daccapo: è Santo Stefano perdinci, chi se lo incula?
A Natale siamo tutti più cretini: perché spendere soldi preziosi in regali a chi sai che ti lascerà un pacco dono sotto l’albero? Per evitare una magra figura. Io lo farò, ci casco, sono un cretino, lo so. Però mi dispiacerebbe che qualcuno mi facesse un regalo e avesse in cambio solo un sorriso e un grazie imbarazzatissimi. Fuck it.
A Natale siamo tutti più incazzati: riceviamo tanta di quella spazzatura da vivere in casa una piccola Napoli sommersa dai rifiuti. Nulla potrà però mai battere i regali della mia laurea: quel set da ufficio in ecopelle ancora em lo ricordo. Regalare a un ventiduenne un set da ufficio dall’inconfondibile odore puzza di ecopelle è davvero un’idea brillante.
A Natale siamo tutti più grassi: o per lo meno tendiamo ad esserlo. Ci prende come una sorta di stupideira collettiva, mettiamo in bocca qualunque cosa possa vagamente esser commestibile: perfino il panettore della Lidl, sette chili di pasta, canditi del ’76 e noccioline del dopoguerra, 99cent. Una spennellata di nutella o simile e via in bocca dopo aver trangugiato noccioline a iosa e prima di mangiare crostini con aglio e pomodoro. Uno schifo. Ecco perché sono tornato in palestra prima di Natale. Almeno, spero, di pensarci due volte prima di rovinarmi mezz’ora di ellitica per un boccone di spazzatura.
Spero vivamente di sbagliarmi.
STARDUST – polvere di stelle
La celebrità e la fama, due costanti priorità, ultimamente pare siano più importanti dell’ossigeno che si respira. I wannabes divi che spesso sono tuttaltro che celebrità, si rendono abbastanza ridicoli nello sfoggio di una fama che spesso non è nient’altro che fame.
Saranno parecchi personaggi che descriverò quassù e sicuramente qualcuno storcerà il naso o si offenderà perché ci si riconosce, ma pazienza, non ho la pretesa di piacere alla gente o di giudicare nessuno: lo si fa solo per divertirsi con poco, e poi, scritto da uno il cui blog porta il suo nome… Quindi non rompete le palle, non vi offendete, o dovrò pensare che un po’ di verità le ho scritte.
Avremo tutti i tipi di starlette e divetti, ce ne sono per tutti i gusti: la drag queen, l’attrice, l’attore, lo studente, il poeta, il discotecaro, il nerd.
Tutti convinti di essere qualcuno, e infatti si, lo sono: qualcuno di cui sparlare.
A volte ritornano (in palestra)
L’assassino torna sul luogo del delitto. Sempre. E così dopo un’assenza [in]giustificata (ossia dovuta all’incidente di giugno e alla poca voglia di arrampicarsi sugli attrezzi, visto che ho ripreso allegramente cinque chili (che nel mio metro e novanta spariscono quasi ma che col mio metabolismo possono aumentare esponenzialmente) ho deciso di tornare in palestra.
Si arriva nel salone che odora di gomma e si raccomanda l’anima a Dio mentre modelli e modelle coi fisici scultorei ti guardano compassionevoli dai loro poster. Ci si sfoga e si butta via lo stress smadonnando quando alla fine della consueta ora e mezza di allenamento quotidiano si è madidi di sudore e ebbri di fatica. Una domanda echeggia nel cervello per tutto ilo tempo: chi cazzo me lo fa fare? Forse il fatto di volere un fisico come questo:
Ora, io sono realista e credo che un fisico così non sia certo frutto di una vita di palestra ad intermittenza e stravizi culinari. o ci nasci o non ci nasci strafigo, oppure fin dalla pancia di tua madre segui una dieta scrupolosa e fai 700 addominali al giorno. Ecco, non è proprio il mio caso. Me la cavo alla grande fisicamente, solo che la mia tendenza ad ingrassare solo guardando La prova del cuoco mi fa stare sempre sul chi-va-là.
Vediamo come va.
Piccoli mostri
Ho due account facebook, uno privatissimo dove ho un nome fake e un pugno di amici veri; e un account pubblico dove ho più contatti froci che un gay pride o un palazzetto degli studi mediaset. In questi giorni Lady Gaga (per quelli che hanno vissuto su Plutone è Nostra Signora della Checca) era a Milano per fare un concerto, precisamente sabato 4 dicembre (e chiamare “concerto” un’esibizione di Lay Gaga è come dire che Rocco Siffredi fa semplicemente film scollacciati). Ora voi fate la somma:
Lady Gaga a Milano + contatti facebook gay= palle trifolate davanti al pc
E’ tutto un inneggiare, un ringraziare, un celebrare, un postare foto, video, status in cui si cerca di far crepare d’invidia l’amico finocchia rimasto a casa a mangiarsi i gomiti. Se scoppiava una bomba al Mediolanum Forum di Assago la comunità LGBT sarebbe stata composta solo da L, qualche B e T. Invece abbiamo facebook intasata da foto, link e florilegio di mostri.
Detto tra noi: beati loro che hanno vissuto il concerto dell’anno. Rah, rah rah rah rahhhhh rommance romma mmmaaance!
Muoio d’invidia.
I Giusti
Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire. Chi è contento che sulla terra esista la musica. Chi scopre con piacere una etimologia. Due impiegati che in un caffè del Sur giocano in silenzio agli scacchi. Il ceramista che premedita un colore e una forma. Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace. Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto. Chi accarezza un animale addormentato. Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto. Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson. Chi preferisce che abbiano ragione gli altri. Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
Un hombre que cultiva su jardin, como queria Voltaire.
El que agradece que en la tierra haya musica.
El que descubre con placer una etimologia.
Dos empleados que en un cafè del Sur juegan un silencioso ajedrez.
El ceramista que premedita un color y una forma.
El tipografo que compone bien esta pagina, que tal vez no le agrada.
Una mujer y un hombre que leen los tercetos finales de cierto canto.
El que acaricia a un animal dormido.
El que justifica o quiere justificar un mal que le han hecho.
El que agradece que en la tierra haya Stevenson.
El que prefiere que los otros tengan razon.
Esas personas, que se ignoran, estan salvando el mundo.
Jorge Luis Borges
I GIUSTI / LOS JUSTOS
(La cifra)
Le 2 del mattino
Sono queste le notti che mi fanno sentire vivo, quelle in cui mi sento più solo in assoluto e giro per la casa congelata come quando ero solo. Anni fa. Non un amico, nessuno. E stavolta sono felice perché non sono realmente solo, ma ho costruito qualcosa di vero, di concreto. Esisto. E non ho paura.
Vero è, che quando giro per la casa congelata come quando ero solo, è perché solo mi ci sento un po’, le cose girano male. Sono le due del mattino e non c’è nessuno, neanche il sonno. E penso.
Pensare.
Penso a tutto quello che devo fare. Ed è un botto di roba. Tanto lavoro, e io amo il mio lavoro. Quindi tanto amore. Vabbè. Sono emozionato, quasi commosso da ciò che scopro di poter fare. Sono felice. Ho tutto.
Scopro che certe volte vorrei proprio che mi vedessero: quelli che mi hanno amato e sono morti, quelli che non hanno creduto in me e morti lo sono solo a livello figurato. Sbatterglielo in faccia. Fanculo.
A chi non c’è più vorrei dire grazie.
A chi è morto per me l’ho già mandato a fanculo.
Il silenzio di stanotte. Me lo godo.
Libri abbandonati
Andrea Ibba Monni scrive (01:46:09):
indovina l’insonne
Percy scrive (01:46:17):
…l’avevo immaginato dalle strette di amicizia su facebook
Andrea Ibba Monni scrive (01:47:05):
già
ho letto il tuo vabbè
son andato a letto e non son riuscito a dormire
ho anche abbandonato un libro
bret easton ellis ci ha rimesso le penne definitivamente




















