È questo che è successo a Narciso: non è vero che si era innamorato di se stesso. Mi chiedo chi se lo sia inventato, perché lui si odiava. Però senza quel riflesso che lo guardava negli occhi lui non esisteva.
Six Feet Under
35 anni e una figlia di 6. Questo basta a dirla tutta.
A me piaceva Pietro Taricone, il suo Grande Fratello era fantastico (prima edizione, mitica Daria Bignardi) e lui un personaggione unico che univa muscoli e cervello (o almeno così sembrava a me, diciassettenne ciccione e brufoloso che cercava modelli cui ispirarsi disperatamente).
Ricordo quando disse a Cristina Plevani “Jamm’a fa l’ammore” e l’Italia andò in brodo di giuggiole. Ricordo quando venne ospitato dal TG5 di Enrico Mentana in un collegamento del telegiornale delle 20. Ricordo che “fare il Taricone” era un modo di dire in auge fino al 2001. Ricordo l’uno-contro-tutti in prima serata condotto da Maurizio Costanzo e visto da me e altre 10 milioni di persone. Ricordo un ragazzo semplice, guascone, che giocava a fare il famoso.
Ricordo che aveva 35 anni e una figlia di 6. Questo basta a dirla tutta.
Rieccoci. A distanza di tre settimane, ieri alle prove dello spettacolo che andrà in scena il 2 luglio (IL SILENZIO DELL’ANIMA) mentre il corpo si dirigeva da una parte, il peroneo tibiale restava dov’era. Mi sono sentito la gamba come un barattolo di cetrioli sottolio e il mio ginocchio era il tappo, quello che si apre con il sonoro e agghiacciante schiocco CLAP.
Esilarante la reazione alla mia caduta rovinosa col ginocchio infuocato e le stelle del firmamento (tutte! Le ho viste tutte!):
Vabbè, ora, dopo un’altra serata al pronto soccorso (danno la carta fedeltà?) mi prenoto la risonanza magnetica e il consulto dall’ortopedico che mi diranno se dovrò operarmi. Pare che sia un problema al menisco. WTF! E la mia carriera da promettente calciatore?
L’unico motivo è che vogliono un pubblico. Diamo un grande valore alla privacy, ma allo stesso tempo ne abbiamo paura, come se una vita vissuta solo nell’intimità fosse una vita priva di significato. Credo che la gente abbia paura di sentirsi sola e così crea questo pubblico irreale, virtuale.
Jonathan Coe - scrittore
Su ki no si mostrat no si cummerciat – Ciò che non si mostra non si commercia
Susy Monni – mia madre
Ci sto riflettendo
Mi sono svegliato con una voglia di pasticcino al cioccolato.
Mi sono alzato, preparato e dopo venti minuti sono qui a fare colazione con caffellatte e pasticcino al cioccolato.
Quando voglio una cosa me la prendo, punto e basta.
Da oggi il blog torna ad essere quel che era, senza pretese. Un po’ come uno specchio di me, che torno a essere ciò che son sempre stato, senza pretese.
Quant’ero fanatico di Giorgia e di tutta la sua produzione 2001? Sempre elevato sempre!
Siete un uomo di fumo non è vero? Già vedo benissimo, e in questi giorni mi sono molto interessato al vostro caso, ma perdonatemi non posso approvarvi che in parte. Avete senza dubbio merito grandissimo, ma come si fa a non completare il vostro prodigio? Da che eri sul fuoco, dovevi bruciare fin in fondo. Che interesse è il vostro di tornarvene qua, mezzo cotto e mezzo crudo? Siete nelle mie identiche condizioni… e sono le peggiori che possano capitare ad un uomo.Quel pazzo di mio padre mi agguantò le caviglie quando m’ero lasciato andare nel più bel salto del mondo: chi è più mentecatto tra me che mi voglio uccidere e gli altri che non vogliono?
Voi amate Dio? Dio è tutto, Dio è nulla, giacché la perfezione creata dagli uomini non può essere che il nulla, hanno voluto dare un nome al nulla e lo hanno fatto diventare qualche cosa. Come voi, voi siete ancora qualcosa, il fumo non è nulla, è fumo, come Dio, che è nulla e non è più nulla dal momento che è Dio. Voi potreste essere un Dio per gli uomini, perché gli uomini hanno bisogno di dare un corpo al nulla: che il nulla si possa vedere e anche toccare, che si possa dipingere sopra la tela, scolpire nel marmo e nella pietra, descrivere sulla carta, e a poco a poco vi accorgerete che ha un naso come il vostro e un fazzoletto per poterselo soffiare quando è raffreddato, e una bocca con la quale finirà per dirvi un sacco di fesserie, delle gambe per andare dove voi stesso vorreste andare, delle orecchie per stare a sentire le scempiaggini che vi vengono in mente. E una volta che lo hanno fatto diventare un pidocchio come loro, non gli piace più. Sapete perché gli uomini pregano Iddio? Lo sapete perché? Perché li tenga da lui il più lontano possibile. Se il Diavolo fosse sopra la terra sarebbe il loro Dio, non ne vorrebbero un altro, e chiederebbero di stare con lui in eterno.
Non vogliono mai morire e considerano la morte la disgrazia più grande. Non appena hanno un morto per le mani incominciano a lamentarsi e non la finiscono mai di trasportarlo con tutti i mezzi e sulle spalle, e lo posano e lo ripigliano, seguono a trastullarsi con lui e finché non l’hanno visto tutti non smettono di cantare. La verità è che sentono dalla nascita, nel loro corpo, la puzza del cadavere. Sentite questo fetore orrendo che ammorba l’aria? Sentite che cosa riprovevole? Ebbene non siamo mica noi, Sappiate, non siamo noi per nulla, il porco che fa tanto puzzo è questo morto che portiamo sopra le spalle, lui e non altri.
Gli uomini innalzarono a Dio grandi quantità di torri per avvicinarsi a lui quanto possibile e per gabbarlo nel modo più fine. Non dimenticatevi mai di Alloro, signor Perelà, perché io e te siamo leggerissimi…
Il Codice di Perelà
Aldo Palazzeschi
ore 17.35 L’immagine è chiarissima nella mente: lo scooter che guido frena per fermarsi allo stop, arriva su un poster traslucido spinto dal vento in mezzo alla strada e scivola come su una buccia di banana. Il sottoscritto cade, la faccia verso una macchina parcheggiata, cercando nella mente il miglior modo di cadere. Ovviamente il tutto è successo in un nanosecondo, quindi, dal momento che di solito le mie elucubrazioni cominciano con “cazzo” oppure “ma porca…” non ho fatto in tempo a pensare ad altro se non salvare la faccia dalla portiera del mezzo parcheggiato e la testa dall’asfalto.
ore 17.36 Mi metto seduto reggendomi la spalla sinistra, battuta insieme al ginocchio destro nella caduta. Un genio del capitombolo può sbattere contemporaneamente due arti opposti. E mi incazzo tremendamente, comincio a sbraitare come un matto perché:
ore 18 circa In ambulanza mi vogliono tagliare i jeans per controllare il ginocchio. Fermo restando che sono uno dei due jeans che indosso perfettamente dopo aver perso settanta taglie in due mesi, propongo di abbassarli semplicemente, benché sotto indossi un paio di mutande coloratissime, con disegni kitsch che neanche la tappezzeria di casa Malgioglio. Amen, non taglieranno mai i miei Denim!
ore 18.40 Arrivo in ospedale. Da qui si apre un varco spaziotemporale che mi catapulterà nella Cagliari del 1 Giugno 2010, ora locale 22.13. Ho appena chiamato mia sorella Angelica, chiedendole di venire DA SOLA in ospedale. Si, perché non voglio allarmare nessuno e perché non ha senso avere mia madre al pronto soccorso: sarebbe come avere un alcolista in enoteca, un diabetico in pasticceria, una prostituta in parlamento. Ed ecco che da li a poco arriva mia sorella. Con sua figlia, Giulia, di quasi 4mesi. E mio padre. E ovviamente mia madre. Con rassegnazione chiedo “Dov’è Laura?” ossia mia sorella maggiore. No, dico, visto che c’è tutta la famiglia, tanto vale fare il cambio di residenza.
Mia madre arriva verso di me e con cipiglio apprensivo mi chiede informazioni afferrandomi la spalla sinistra. Bada bene, non la destra che non s’è fatta nulla, ma proprio la sinistra che mi duole come se mi avessero staccato il braccio. Il problema di mia madre coi Pronto Soccorso è che quasi trent’anni fa si stava per laureare in medicina. Quasi trent’anni fa. Il che significa che frattanto han scoperto la penicillina, che hanno inventato l’anestesia e che le donne partoriscono sui letti. Ma lei si sente un medico rampante di ER, una Dott. House in gonnella.
I soggetti del Pronto Soccorso ci sono tutti:
Mi fanno le radiografie alla spalla, al ginocchio e alla mano, che nel frattempo mi dolgono sempre di più. Il radiologo mi prende e mi sposta, mi fa fare le lastre mettendo le tre articolazioni in mille modi diversi e io gli auguro mille modi diversi per ritrovarsi evirato.
Dopo un’eternità nella quale l’ipocondriaca, sua nipote, la vecchina coi figli, un tipo con le costole contuse e il sottoscritto, chiusi in una stanza si raccontano la vita (o meglio, io annuisco mentre loro mi raccontano la vita), mi portano in ortopedia.
Il medico fa un paio di battute che non sento ma fingo siano divertentissime. Non me ne frega un cazzo delle ciance: voglio sapere se è gesso oppure se con una mossa alla Bruce Lee o Chuck Norris mi sistemi la spalla!
Sublussazione. Non so cosa sia. So cos’è la lussazione (una mia fobia) ma non capisco se la SUB, sia meglio o peggio, non so se preoccuparmi o tranquillizzarmi. SUB significa sotto: o è meno importante o è più profonda, più seria.“Come agiamo” faccio io serio, sentendomi un po’ mia madre in Pronto Soccorso.
Tutto si risolverà con due settimane di antidolorifici e riposo, considerando che sono allergico ai fans, devo sperare che il paracetamolo faccia effetto.
E che sta sfiga mi abbandoni magari.
SUBLUSSAZIONE: Grado di lussazione in cui i capi articolari non hanno perso completamente i loro normali rapporti di contatto, si può verificare con una lacerazione di legamenti associata a una rottura della capsula e si manifesta con una parziale perdita di contatto articolare.
Due: spalla sinistra e ginocchio destro. Ieri in scooter.
Ahia