In grassetto, quel che ha scritto lui, il mio amico Enrique, nel suo blog dopo l’uscita di ieri per la prima volta. In verde (per problemi tecnici) ciò che scrivo io.
Uff dai dai che ce la devo fare…i capelli non si pettineranno da soli, giù di brutto con la piastra e via…Pantene, Fructis o chissà che diavolo è per lisciare, ed eccomi, perfetto: una chioma degna del miglior spot tv.
Scus a Ga, mi puoi dire qual’è il miglior modo di fare manovra? Uscire con sta macchina dal cortile di casa è un casino.
Ok ecco, quella è l’uscita…
Sì allora lì danno i biglietti: fila 16 posto 390, fila 16 posto 390, fil…ma cazzo non hai capito: ne voglio uno vicino ai nostri! Ecco, grazie mille.
Ah ma quello è…
Era partito tutto come uno scherzo, ci siamo conosciuti per caso su Facebook nel profilo che definisco “pubblico” e come con altre persone, ho scambiato parecchie battute. Tutto è partito come la solita impresa che mi intriga e mi porta lontano: non ho nulla da perdere, quasi quasi ci scambiamo il numero e prima o poi ci si vede. Ma questa è reale: troppo strano il fatto che abbiamo le stesse lunghezze d’onda, lo stesso modo di comunicare, le stesse esperienze affettive, lo stesso tipo di aggettivi attribuiteci dagli altri. Mica sarà un caso…scopriamolo, vediamo. Quasi quasi lo invito a vedere lo spettacolo.
Favolosissimo spettacolo, Speradiserabeltemposi…rosso! delle LucidoSottile. Il primo! Il primo? Ma davvero? Cioè questa è la tua prima volta a teatro e ti ci sto portando io? Oddio, che responsabilità, che bellezza, che destino! La sala è piena, gente di tutti i tipi. Solito gruppo di stereotipi LGBT, solita cerchia di stereotipi teatrali che vanno a questi spettacoli per criticarli (perché loro così in alto con così tanta leggerezza non ci sanno arrivare) Scenografia minimal, l’attenzione non era per quella. È seduto accanto a me, sento il suo Acqua di Roma ed è bello vedere le facce che fa, sentire come ride, scoprire questo nuovo e inesplorato mondo. La piuma viola, mi sono appeso all’orecchio quest’orecchino perché so come farmi notare con piccoli segni e infinitesimi dettagli, il rosso della pashmina mi salverà, lo so. Due ragazze mi ti han sverginato, sì proprio a teatro caro Enrique, perché prima eri puro e ora il teatro ti ha contaminato, non guarirai più.
Un panino al freddo, e un buon bicchiere di vino rosso, tante chiacchiere calorose occhi negli occhi e scopriamo che siamo sempre stati veri anche davanti allo schermo del pc. Passato e presente si mescolano nei reciproci discorsi. Un gruppo di vogliosi, una congrega di omosessuali datati che ci fissa e chissà che vuole, meno male che Ga’ risolve tutto con la proverbiale simpatica perfidia; una camminata sotto i portici, poi il lungo mare illuminato malissimo qualche foto malriuscita fermi la nel porto di Cagliari. La mela sulla macchina che ci permette di riconoscere quel mezzo prestatoci che guido fino a casa sua. Le locandine lette per filo e per segno perché come sono io, anche a lui piace informarsi. Tutto Perfetto. Tutto perfetto.
“Perché il teatro è spifferi, polvere e scarafaggi!”
“Perché il teatro è spifferi, polvere e scarafaggi!”
Una cosa tremendamente d’altri tempi.
!!!!!!!!!!!!!!!! E noi, per fortuna, siamo tremendamente d’altri tempi.