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Archivio Mensile: febbraio 2010

Transizioni

Questo è un pezzo di diario di quasi tre anni fa: l’istante preciso di transizione e cambiamento della mia vita. Impressionante per me rileggere e capire, ancora una volta, come la vita scorra e tu con lei. Bello.

Ho ventiquattro anni e nel giro di un mese ho perso mio fratello e, ieri, mia sorella. E ho avuto però anche cose belle, è che raccontarle tutte ora, cosi su due piedi è difficile, perché la vita è un tale disastro certe volte…non riesci ad afferrare una cosa che subito la perdi, non ti ci puoi mai adagiare sulla vita perché è come una sfera rotonda sulla quale si deve stare. Quindi non riesco a raccontare tutto ciò che è successo in passato perché ho cercato di fermarmi (anche ieri ho cercato di fermarmi e di dimenticare). Guai a fermarsi, bisogna sempre muovere i piedi sennò si cade. E come vorrei cadere! Invece non ne ho la forza, non ne ho il coraggio e continuo a sgambettare per restare su e continuo a dimenticare. Nessuno te lo dice quanto è difficile. A me hanno avvisato molto spesso, ma è inutile far capire cos’è un terremoto a un uccello, fino a quando non ne vive uno con le zampe piantate perlomeno su di un ramo. E a me nessuno è mai riuscito a farmi capire la portata delle sofferenze, ma anche delle gioie, che la vita dà.

Ma bisogna viversela. Perché non dimenticherò mai che “la vita è bella anche quando è brutta”. E non ho bisogno di chiarire questa frase. Ho un bel libro, un bel libro con la copertina gialla bello grosso, e di questo libro ne ho addirittura due copie perché due persone hanno pensato di regalarmelo. È un bel libro di Gabriel Garcia Marquez, uno degli scrittori che amo di più e che ha scritto questo “Vivere per raccontarla”. Io da oggi, per un certo periodo la racconto per viverla. Per viverla davvero.

6 luglio 2007,

sera- Tutto inizia qui. A teatro. Il luogo che non ho scelto, il “non luogo” che ha scelto me. Qua di fronte uno dei tanti ragazzi di buone speranze e di buona stoffa sta provando un pezzo sulla guerra. Successivamente andiamo tutti a una conferenza della signora Angela Staube, ossia la moglie di Tiziano Terzani. Spero di fare in tempo a chiederle qualcosa in merito alla guerra. Perché l’idea di buttare giù queste righe viene proprio da un reportage di guerra e di vita che è “Niente e cosi sia” di Oriana Fallaci. Il mondo è in guerra perenne. E io scrivo queste cose perché sono in guerra con il mondo, in guerra con la vita. E come dice Oriana Fallaci, l’uomo lo si scopre in guerra. Non del tutto perché è alla fin fine è inclassificabile nella sua bassezza e il suo grado di virtù non è qualificabile. È una macchina talmente misteriosa l’uomo…

Oggi è simbolico. Nasce tutto dalla guerra. La mia passione per la vita, la mia passione per la scrittura, per la guerra: tutto nasce dal “Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, libro che ho capito, ho capito a mio modo forse, ma va bene cosi. Cosi come ho interpretato a modo mio la Fallaci. E ora voglio capire me.

E tutto nasce dal teatro. Dalla guerra. Dal teatro e dalla guerra. Da quel teatro che è la guerra.

notte- La Terzani non l’ho vista. Il teatro era gremito. Impossibile entrare, impossibile parlarle e chiederle perché chi predica la pace facendo vedere quanto può essere bello l’uomo è più onorato di chi fa vedere quanto può essere brutto l’uomo predicando pure lui la pace. Ossia che differenza c’era, c’è e ci sarà sempre tra Terzani e la Fallaci? È giusto che i mezzi diversi di uno stesso fine abbiano per forza due considerazioni diverse? Si, come nella vita.

Mi ritrovo ad essere crocifisso perché invece che fare la pecora, faccio il lupo. Ne parlerò coi fatti.

È la guerra bellezza.

Fuori dalla conferenza solite facce di cattocomunismi e rivoluzionari del cazzo lesbo chic e barbuti caproni il cui puzzo di dogma stantio mi ha tenuto lontano dal foyer. Come mi fanno schifo i gruppi elitari, poi i comunisti hanno quella spocchia che mi fa proprio schifo. Comunque, penso non fosse davvero il tempo di porre quelle domande alla signora moglie di… mi è servito a conoscere ancora di più le persone e il fatto che certe volte mi faccio ancora mettere in soggezione dai pregiudizi e dalle sensazioni sbagliate che ho sulla gente. Chi l’avrebbe mai detto che nel gruppo teatrale che mi ha invitato a questa conferenza, ben due ragazzi mi avrebbero colpito stasera? Pazzesco. Uno in particolare, Ga’, mi ha sorpreso, mi ha spiazzato. Non faccio che pensare a lui. Non ha detto nulla di che, o fatto niente di particolare, ma credo sia proprio per questo che mi sento attratto come uno spillo da una grande calamita. Il suo modo è sicuro, deciso, non ha bisogno di sbandierare il suo carisma e il suo fascino, talmente è carismatico e talmente è affascinante.

Ci sono troppi avvenimenti e troppe cose da riportare da quando ho deciso di raccontare le cose che accadono, quello che vedo, quello che vivo, per capire cos’è l’uomo nella guerra della vita quotidiana. Mi si vorrebbe scoraggiare forse?

7 Luglio 2007,

Data particolare. 7.7.7. sette sette sette. Ennesimo armageddon? Quante volte avrebbe già dovuto finire il mondo?

mattina- Sono venuto a seguire l’esame di maturità della mia amica Astrid. Mi chiedo dove vogliano vivere e cosa vogliano fare questi ragazzi della mia generazione che non sanno neppure cosa significhi avere vent’anni. Perché credo che avere vent’anni significhi essere nel pieno delle possibilità che la vita può offrire: non sei più un bambino e hai finito l’adolescenza. Ma non sei neanche ancora un adulto, puoi benissimo permetterti di sbagliare, ma almeno hai l’obbligo di fare qualcosa. L’accidia culturale, ma anche la pigrizia pratica, la paralisi sociale, sono cose che conosco troppo bene per non detestarle. Cosa vuol dire? Vuol dire che se hai la possibilità devi correre (perché se cadi qualcuno ti aiuta a rialzarti o comunque non te ne fa una colpa nessuno), ma se ti limiti a camminare accusando una stanchezza che non puoi permetterti di accusare neanche a novant’anni, io ti disprezzo. Perdio, siamo uomini, mica bestie! Possiamo fare qualcosa. Dobbiamo fare qualcosa. E l’ho fatto, lo faccio prima di tutto con me stesso.

E qualche volta mi sono trovato ad invidiarli questi miei coetanei che se ne fregano e facendo proprio questo moto “me ne frego” sono i nuovi fascisti della società che non sono bianchi e non sono rossi, né cattolici, né atei, né sanno cosa sia tutto ciò, credono solo in loro stessi in quanto gruppo e non individuo, sono degli edonisti di massa superficiali che vivono ed impongono il loro estremismo nei confronti di chi non è nel gregge. E il gregge lo esclude, lo deride. Lo chiamano bullismo, bullismo un cazzo, questo è solo paura, frustrazione di essere nel gregge, è invidia per chi nel gregge non ci vuole stare, per chi non vuole brucare la stessa erba, per chi se la vuole scegliere quell’erba da brucare. Perché c’è ancora qualcuno che si vuole distinguere inconsciamente o meno. Come ho sempre fatto io a costo di pestaggi, di lapidazioni, di violenze psicologiche e fisiche.

Alla fine della fiera però, è sempre la solita vecchia storia del se potessi tornare indietro… Se potessi tornare indietro ovviamente rifarei gli stessi errori e le stesse giuste mosse sprecherei lo stesso tempo e rinvestirei quel poco che ho investito. Dovrei tornare indietro sapendo ciò che so ora e che spero che fra un po’ di tempo sarà nulla in confronto a ciò che imparerò con la vita. Impossibile.

« Les hommes sont si nécessairement fous que ce serait être fou par un autre tour de folie, de n’ être pas fou »

gli uomini sono cosi necessariamente pazzi che bisognerebbe essere pazzi di un’altra follia per non essere pazzi

Pascal

Io dico che bisogna essere pazzi di un’altra follia per capire la follia. Bisogna provare sulla propria pelle qualcosa di cui si vuole parlare. Ecco perché bisogna viverla per raccontarla e io la voglio raccontare per viverla.

20/9/2007 volo FR9932Y Cagliari-Pisa

Se dovessi dare retta in tutto e per tutto alla “mia” Oriana Fallaci, invece che scrivere queste righe facendo piano con la copia del Satyricon di Petronio che mi ha prestato Ga’, dovrei essere ancora a terra, sceso dall’aereo in preda a bestemmie. Sul bus che porta noi passeggeri all’aereo una ragazza piangeva. Piangevano tutti i bambini presenti qui nel velivolo. E dopo aver scelto con cura, precisione e scaltri movimenti il solito posto all’uscita di emergenza (così posso stendere il mio metro e venti di gamba), la donna accanto a me ha avuto un attacco di panico. “Questa porta sfiga” mi sono vergognato a pensare. Ora si è spostata. Per fortuna.

Dimensione viaggio e solito via vai di facce e storie che mi affascinano quasi mai e mi intrigano quasi sempre. Questi ultimi mesi in terra sarda (era da Aprile che non mettevo piede fuori dall’isola) sono stati molto impegnativi dal punto di vista emotivo. Ho perso il mio migliore amico e mia sorella, ho compromesso in maniera irrimediabile e non irrimediabile due amicizie e ne ho guadagnate tante altre. Ma soprattutto ho trovato l’amore. Anzi, sono stato fermo e mi sono fatto trovare. Ero pronto. Lo scossone emotivo causato da quelle due perdite mi ha fatto capire chi ero e cosa volevo, cosicché la serenità interiore mi ha permesso di essere finalmente pronto. E sono felice. Ormai da quasi tre mesi, non ho mai (mai) avuto un giorno triste. Mai. È fantastico. Ma voglio capire. Torno a Torino dopo un anno non meno intenso degli ultimi cinque mesi.

Torno in versione vacanziera a trovare l’amica di erasmus, Laura, che consegue la sua laurea magistrale. La vedrò finalmente con occhi sereni. Perché prima non lo ero, ora si. Vado alla sua laurea a godermi la bella Torino. E gli amici che mi accolsero tanto bene dodici mesi fa. Poi vado a Firenze. Magica Firenze. Dalla cara Micaela, Chiara e Yael che rivedo dopo due anni. Ma soprattutto vado a deporre un’orchidea sulla tomba di Oriana Fallaci. Un omaggio molto umile, non un pellegrinaggio.

E già c’è chi mi deride dopo aver saputo questo proposito. E chi se ne frega.

Fa freddo, ho paura per la mia schiena cui ieri è stata diagnosticata una mialgia lombo-costale guaribile in dieci giorni di analgesici e riposo. Quale riposo?

Sabato 22/9/2007 mattina

La schiena mi fa malissimo, davvero. Ieri è stata una giornata particolarmente faticosa. Ho preso il treno alle ore notturne, facendo un viaggio di otto ore in uno scompartimento dove un uomo puzzava, una vecchia ambigua mi fissava e una donna molestava un palmare con giocosa voluttà. Ho dormito seduto, ma poi all’uscita dalla stazione di Torino Porta Nuova, in via Nizza, la gioia mi ha pervaso. Mi sono goduto la caotica Torino sotto i ferri dei cantieri post-olimpiadi invernali delle sette e trenta del mattino, per una passeggiata di venti minuti fino a casa di Laura in Corso Marconi.

Poi da lì, tutto di corsa: la laurea, le foto, l’aperitivo, il pranzo, l’allestimento dell’esposizione delle foto che Laura ha fatto in Brasile, Sem Terra, l’aperitivo al Caffè Rossini, la gente con cui parlare, vecchi amici da aggiornare, i locali, e poi all’una e mezza del mattino finalmente a letto…e la schiena fa malissimo, davvero. A Laura poco importa di tutto ciò, lei è fatta così, non ci pensa o non ci vuole pensare. Tutto diverso da certa gente che mi asfissia pure con la propria finta apprensione. Tra l’altro tutti mi chiedono di fantasmi del passato a cui questa volta non penso neanche. E strano come la ruota gira.

Domenica 23/9/2007 mattina

Sono di nuovo vicino alla terrazza che da sulla Mole Antonelliana. Come un anno fa. In camera di Laura, piena di foto e di colori. Come un anno fa. Racconto la mia vita come un anno fa. Ma stavolta non fumo, la racconto a me stesso e le parole sono molto diverse. Sono parole dignitose, sono parole di vita.

Ho messo anche io un po’ di mio nella vicenda che più ci penso e più mi sembra assurda dell’ex amico che voleva farmi da educatore e per il quale avevo rinunciato ad essere vivo e vero. Non mi ha mai chiesto di farlo, ma è successo. E poi ha buttato al vento cinque anni con una e-mail, e poi è sparito, e poi è tornato con un’altra e-mail e poi ieri notte l’ho chiamato io per non lasciarmi l’amaro in bocca e la rabbia nel cuore. Ha fatto di tutto per far si che ciò accadesse, dopo pochi minuti di dialogo sereno ha di nuovo innescato una polemica non richiesta, cercando di pretendere (e allo stesso tempo allontanare) un’amicizia che non gli stavo rioffrendo per niente. Era solo un simbolo. Io, a Torino, come un anno fa. Tutto qui.

Solo dieci minuti di ritorno al passato per poi guardare al futuro senza rancori, perché certe volte si deve andare indietro per andare avanti, ognuno per se e dio per tutti. Se c’è una cosa che ho imparato è che nella vita voglio essere grato del momenti che passo con le persone, non voglio legarmi morbosamente e con rabbia possessiva a nessuno. Mai più.

Con Ga’, continuo a ripetermi, sono bellissimi e preziosi i momenti che passiamo insieme. Duri quel che duri. Poi se finirà almeno potrò dire di aver vissuto delle cose belle, vere, vive. È ciò che cerco di fare con l’ex amico che voleva farmi da educatore e per il quale avevo rinunciato ad essere vivo e vero.

No, non ci sono riuscito, mi resta un po’ di amaro in bocca. Perché lui è contraddittorio, irrisolto, incoerente, è poco vivo e poco vero. Com’ero io un anno fa. Ma poi le cose cambiano e le persone acquistano consapevolezza. Cosi spero succeda anche per lui. Per il suo bene.

Avrei voluto capisse quanto sono sereno, avrei voluto gioisse perché sono quello che lui ha sempre voluto che io fossi. Non posso pretendere nulla. That’s life e cosi sia.

Poi c’è Laura. Che per tre volte ieri ha ignorato una mia richiesta di dialogo. È che è strano voler restare amici a distanza, frequentandosi volontariamente organizzando viaggi e poi basare l’amicizia sulla superficialità. Superficialità.

Non sono arrabbiato, né infastidito. Sono affascinato da questa cosa. È certo strana la natura umana. Non faccio domande, me la vivo. Sono contento di come sta andando questo viaggio. Perché finalmente tutto ciò che mi turbava sta avendo risposta: il fallimento di Torino dell’anno scorso e l’ l’ex amico che voleva farmi da educatore e per il quale avevo rinunciato ad essere vivo e vero. Un anno fa ero avvilito e frustrato per non essere riuscito a farmi una vita qui. Ora so, che non solo non ho perso nulla, ma ho invece guadagnato. Non parlo di Laura che è un’amica, non parlo della città che è meravigliosa. Parlo di me. E l’ l’ex amico che voleva farmi da educatore e per il quale avevo rinunciato ad essere vivo e vero ora ha finalmente un ruolo nella mia vita. Ci ho messo cinque anni a darglielo e finalmente ci siamo. È il passato, un bel passato. Una transizione fruttuosa. Sentimentalmente spero che prima o poi ci si riveda e ci si rincontri. Pragmaticamente so che se leggesse queste righe si incazzerebbe moltissimo e non capirebbe (come non ha mai capito) che solo l’armonia con se stessi ci permette di essere in armonia con il prossimo.

Tutto scorre, le cose cambiano e si diventa grandi. Insieme o no. E la Mole Antonelliana è lì, che guarda le cose che cambiano…

Martedì 25/9/2007 pomeriggio

Dovrei essere su un treno eurostar che in due ore mi porta in prima classe a Firenze Santa Maria Novella, e invece sono su uno schifo di intercity che mi fa arrivare (spero) tra tre ore e mezza in una seconda classe a Firenze Santa Maria Novella. Incazzatissimo.

Non perché il mio dirimpettaio si fa panini al formaggio e affettati puzzolenti, ma perché oggi doveva essere “il giorno”. Invece “il giorno” sarà domattina. A Firenze, in via Senese, mi aspetta la visita al cimitero degli allori dove farò tributo alla grande giornalista e scrittore Oriana Fallaci. È fortemente simbolico per me. Ma ne parlerò in seguito se riterrò opportuno farlo. Oggi ho salutato Laura e come sempre mi sono commosso. Perché le voglio bene. Perché mi vuole bene a modo suo. Perché è triste e bello dirsi arrivederci. Sono cose della vita. A più tardi.

Mercoledì 26/7/2007 volo FR9935Y Pisa-Cagliari

Ecco fatto. Chiuso i conti con tutto ciò che dovevo chiudere. Con ordine.

Dopo aver salutato Laura con dispiacere (nel tempo mi dispiace sempre di più che questa ragazza speciale non sia una presenza fissa e costante e concreta nella mia vita) ho preso il treno per Firenze (sbagliando binario e quindi treno) e sono arrivato in serata nella bella casa di Micaela, la mia Tata.

Sono stato molto bene in un universo volutamente distante da me, dove gli amici sono pochi ma buone si parla senza particolari eventi o argomentazioni di sorta. Ho conosciuto Manuela (molto affascinante), Benjo (molto sexy) e Ernesto, un ragazzo calabrese di ventisei anni che lavora come restauratore, ha dipinto due quadri su commissione della produzione di “Marie Antoinette” di Sophia Coppola e cita interi dialoghi di film come “Scarlett” e “Titanic”. Ho capito, grazie alle sue pesanti avances, quanto amo e sono fedele alla mia dolce metà che mi aspetta a casa. Io fedele. Impensabile. E invece si.

Stamattina, in venti minuti di viaggio lungo via Senese, a Firenze, sono arrivato, accompagnato da Micaela ed Ernesto, al cimitero protestante evangelico degli Allori. Mi sono diretto al negozio interno di fiori, ho comprato le uniche due orchidee (brutte) rimaste, ho pagato e ho chiesto alla fioraia “Per la tomba dei Fallaci?”. Lei ha fatto una faccia di chi immaginava le intenzioni e le approvava e mi ha spiegato che stradina prendere e che avrei riconosciuto la tomba per il Cristo in veste rossa. Trattenevo le lacrime a stento salendo quella stradina bianca, fra le tante lapidi bianche e le croci bianche e le pietre bianche quand’ecco: il Cristo in veste rossa. Su una lapide. “Eccola” ho detto a Ernesto. Il cielo era uggioso. Una coppia si è allontanata poco dopo da là. Ho reso tributo a Tosca Fallaci, a Edoardo Fallaci, a Bruno e Neera Fallaci e poi eccola, la lapide che “Oriana pose con amore” in memoria di Alessandro Panagulis. Piccola. E al suo fianco , alta almeno un metro e mezzo: “Oriana Fallaci, scrittore”. Non ho provato nient’altro che gratitudine. Ho detto tra me e me “Oriana, ho mantenuto la promessa” mentre ponevo con gratitudine e rispetto i due rametti brutti brutti di orchidea, uno per Alekos e uno per Oriana. Per lei, per lui, per le poesie, gli articoli, il bambino mai nato, le interviste, inshallah, niente e cosi sia, l’apocalisse, la rabbia e l’orgoglio, la forza della ragione, un uomo, Penelope alla guerra, la lotta ai regimi, le loro due vite che valgono per mille vite e di vite ne hanno cambiate. Anche la mia. E sono andato via lanciando un bacio che il vento ha portato via. Tutto qui.

Yael è diventata bella e molto trendy. “L’israeliana” occhialuta e timida che ho incontrato in erasmus tre anni fa, ora è una biondina che si veste da modella. Abbiamo parlato (poco purtroppo) di Israele. Della colpa che lei dà a Israele e io no; dell’ignoranza della gente che lei perdona e io no; della guerra che lei ha visto e può argomentare e io no. Voglio andare in Israele. Voglio andare in Israele. Voglio andare in Israele. Voglio andare in Israele.

L’aereo sta decollando in questo istante. Ieri l’ex amico mi ha richiamato “per chiudere” un discorso per me mai riaperto. Voleva fare ancora polemica ci è riuscito. Il fatto è che non ho il suo rancore. Ho solo un bel ricordo. Siamo diversi e siamo cambiati: cosa che io non accettavo (ecco perché lui disse basta) e che ora è lui a non accettare (ecco perché io dico basta). Alla fine lui prende un aereo di sola andata per Londra, non so che cazzo vuole fare, ma è normale dopo l’eramsus. Gli ho detto che comunque vada spero che abbia un buon ricordo di me prima o poi. E che, con o senza di me, stia bene. Io starei bene con lui. E ci sto bene senza. Perché sono cambiato.

È talmente semplice come concetto che è difficile da capire, lo so e lo accetto. Se vorrà ci conosceremo come se mai ci fossimo incontrati. Sennò grazie (ma di cuore) arrivederci (in un’altra vita).

Ora torno, ma tra un mese vado a Barcellona e tra due mesi a Roma con Claudia.

Nessuna frase epica per chiudere il diario di questo viaggio, se non un semplice passo-e-chiudo, visto che è meglio parlino le mie emozioni che non voglio condividere. Passo e chiudo.

P.S: un fulmine ha colpito l’ala dell’aereo. La sfiga del viaggio di andata si è rivelata ora al viaggio di rientro. Meno male che posso scriverlo e raccontarlo.

 
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Pubblicato da su 22 febbraio 2010 in non classificato

 

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Sanremo 2010

Mi sento sempre in dovere di parlare e di dire la mia, ormai l’avrete capito. Ebbene, di quando in quando mi capita di guardare la tv la sera, sopratutto quando posso commentare a caldo via sms ciò che vedo sullo schermo, con amici distanti: accade ogni domenica con Amici di Maria de Filippi (che seguo solo per scriverne pungenti commenti e leggere quelli che mi manda la mia Amica di Bolzano), quasi ogni lunedì col Grande Fratello (che non vedevo più da anni) che commento con il mio amico Enrique e accadrà, già lo so, con l’Isola dei Famosi. C’è chi torna in tv, io ci torno davanti. Anche perché è sempre un’ottima compagnia quando mi metto a scrivere al portatile (il libro che vedrà la luce tra un mese, ma questa è un’altra storia). È accaduto così anche per il Festival di Sanremo 60a edizione. Mica cazzi, per dirla in forma educata.

Comincio con l’inserire l’immagine sopra, in cui Carmen Consoli ha accolto sul palco nientepopodimenoche Sally Spectra che ha farfugliato qualcosa in italiano e ha cantato un paio di frasi di canzoni di Nilla Pizzi in occasione della serata dedicata alla “legenda” del Festival. Ormai cantano cani e porci (e io li invidio tanto): dal principe dei sottaceti di Savoia aBelen Rodriguez, che non se la son cavata affatto male dai, nulla a paragone con quelli che vengono chimatati big. Guardate QUESTO VIDEO e attenti quando raggiungete il minuto 1.44 perché la stecca è colossale. Se ve la perdete insieme al cursore del video, la ripete al minuto 3,15 (dopo una stecca al 3,12): eh si, peccato l’abbiano eliminata questa canzone. Mamma mia.

Siccome ho una parola buona per tutti, ecco che Arisa sembra una pornodiva degli anni ’80, la sua canzone tormentone è banale e ruffiana. Non mi piace. Povia era etero e adesso sta con lui per dirla come la direbbe lui che si veste sempre più da Ramon, primo ballerino di balli latino americani di gruppo dichiaratamente omosessuale, anzi frocio, e che presto scriverà una canzone sulla tragedia di Haiti e appena potrà sfruttare un caso umano o un dolore privato. Patetico. E le sudate di Renga ieri? Peggio di Bonolis. Schifo….E avete notato l’armatura indossata da Dita Von Teese per il suo mini show burlesque? Divina e in tono con la semplicità che quest’anno hanno voluto dare al festival della canzone italiana.

Semplicità è la parola chiave di questa edizione. Si, hanno usato circa 3miliardi di paillettes solo per il vestito della Clerici, finiranno di contare quelle usate per coprire ogni cosa mobile e immobile dentro il teatro Ariston entro il 2046: gli abiti dell’orchestra, la scenografia, gli strumenti musicali, tutto è sbrilluccichìo, chincaglioso e kitch. Ma semplice, in tempi di austerity raiuno ha voluto restare sottotono. Appena un po’ di fumo da sotto la piattaforma che scende dall’alto con l’ospite dentro. Giusto i fuochi d’artificio nel megaschermo 40×40. Si sono risparmiati il leopardato ai fondali, perché? Una maschera zebrata ai coristi no?

E la bagarre su Morgan? Che ipocrisia…ma ormai il dado è tratto…alea iacta est…Si, quel che è fatto è fatto.

 

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Un soldo

Energia a mille.

Sarà che la piccola battaglia (ma grande, perché si tratta pur sempre di libertà) con la radio per caso mi ha fatto tirare fuori le unghie; sarà che gli attestati di solidarietà e le telefonate, i commenti, le email, l’articolo sul giornale, gli sms mi hanno rinfrancato; sarà che me la ridevo per il pronostico fatto da una persona (che non posso dire chi è perché è molto famosa) che già mi vedeva versus il ragazzino vestito da donna a combattere con boa di struzzo, pallettes e rimmel…comunque non è ancora finita.

La mia vita prosegue sempre bene con mille impegni e tante cose piacevoli che impreziosiscono la quotidianità: l’amore, gli amici, le risate, i film, il cinema, la musica, la palestra…Nuovi progetti all’orizzonte, tutte cose che svelerò a tempo debito ovviamente e nel frattempo raccolgo i meravigliosi frutti del lavoro iniziato a ottobre. I cinque laboratori in cui insegno (e che forse diverranno sei) stanno per sbocciare in tre spettacoli pazzeschi e guardo con orgoglio al lavoro fatto insieme a Ga e a queste settanta persone che hanno messo la loro vita nelle mie mani affinché la facessi accarezzare dal teatro.

Si, sono sereno, la felicità è qualcosa che mi è concessa in rari momenti e forse, proprio per questo è una sensazione così grande.

Ma sono sereno, tanto basta.

Sono libero, mica poco.

 
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Pubblicato da su 19 febbraio 2010 in non classificato

 

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L’articolo sul giornale…

dal Giornale di Sardegna” del 15/02/2010, a pag. 19
Radio-beffa in 2 puntate programma censurato
Microfoni spenti per “Spettacolando”: dopo appena due puntate la trasmissione curata da Andrea Ibba Monni sulle frequenze “virtuali” di RadioxCaso è stata cancellata dal palinsesto della webradio di TDM2000. Motivo? Incompatibilità. O per dirla con il vicepresidente, Michele Demontis «una concomitanza di circostanze negative che hanno portato alla scelta di interrompere la collaborazione». Il programma aveva avuto una partenza felice con una conversazione con l’attore e regista Enzo Parodo. «Molti commenti favorevoli», racconta Ibba Monni, «che lasciavano ben sperare per il futuro del programma, nonostante l’argomento un po’ elitario: il teatro. E alla terza puntata, quella che non si farà, sarebbe dovuto intervenire un pezzo da 90 della cagliaritanità doc: l’istrionico Giampaolo Loddo». La pietra dello scandalo è LucidoSottile: compagnia con ottimo seguito di pubblico, dallo stile impertinente se non provocatorio nel trattare temi d’attualità senza rinunciare all’ironia. Tiziana Troja e Michela Sale Musio, autrici e registe di spettacoli decisamente non convenzionali, parlano con disinvoltura di teatro pop-camp. Peccato che il senso originario, dichiarato inmtrasmissione, sia un corrispettivo alquanto offensivo di gay (nell’Inghilterra di oltre un secolo fa). «È scattata la censura» dice Ibba Monni.
A.B.

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2010 in non classificato

 

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GDS

Giornata che inizia presto e nella quotidiana rassegna stampa, scorgo a pagina 19 del Giornale di Sardegna un articolo di Anna Brotzu che ci riporta all’Inghilterra dell’800 nel suo racconto giornalistico della storia della radio on line. Il GDS si scarica  in pdf gratuitamente sul sito http://www.ilgiornaledisardegna.it

Oggi ho mille cose da fare, stasera, o al più tardi domani copio l’articolo sul blog. Nel frattempo mi segnalano insulti e quant’altro ai miei danni, nelle bacheche facebook dei benpensanti di radioxcaso. Cosa che li classifica e che fa capire molte cose.

Stay tuned!

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2010 in non classificato

 

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Puntini sulle i

Ho usato un termine sbagliato. Ciò che è successo alla mia trasmissione radio Spettacolando – di Andrea Ibba Monni non è affatto censura. No, censura significa “controllo, critica, disapprovazione da parte di un’autorità” e io non sono stato controllato, non sono stato controllato né disapprovato: io sono stato cacciato.

Queste precisazioni nascono da motivazioni ben precise, ancora più precise di quelle che mi hanno fatto scrivere di getto il post precedente, ossia nascono dalle 73 email che ho ricevuto in segno di solidarietà e sostegno; le parole che seguiranno sono frutto dalle tante telefonate ed sms e dei numerosi messaggi su facebook che mi sono stati rivolti al fine di incoraggiarmi e di capire ciò che è accaduto dalla mia viva voce (l’ultima chiamata è stata a mezzanotte di ieri da parte di Giampaolo Loddo); le cose che dirò prendono spunto cioè, da tutte quelle 40 persone che hanno scaricato la puntata su megaupload e di quel centinaio di  persone che l’hanno ascoltata su QOOB e che poi si sono sentite in dovere, in diritto, in bisogno, di dirmi la loro opinione.

Ossia che ciò che è successo è stato frutto di una schifosa e vergognosa censura.

Che la trasmissione non era volgare e che anzi era fresca e simpatica.

Che è un insulto all’intelligenza delle persone, un vero peccato e un fattore indicativo, che una radio online fatta da giovani e per i giovani non permetta al pubblico di sentir parlare d’arte e cultura contemporanei per motivi così sciocchi e banali, frutto di ignoranza. Chi ha paura di Lucidosottile? Titolava Francesco Pintore il 21 Agosto 2009 dalle pagine dell’Unione Sarda. Chi è l’omofobo? Colui che dice senza problemi la parola “frocio” contestualizzata all’interno di un discorso che parla di teatro, oppure chi preferisce che quella parola venga pronunciata solo in inglese (“potevi dire solo “camp” e nessuno se ne accorgeva” mi è stato detto in radio). Sono allibito, sono disgustato, sono amareggiato come sempre quando mi scontro con ipocriti, perbenisti, benpensanti e piccoletti.

Ieri ho parlato con il Presidente di TDM2000, persona intelligente e sveglia Luca, che s’è dimostrato solidale e onestamente cauto, uno che vuole portare avanti per se e per l’associazione una politica schietta e onesta e che, come immaginavo, era totalmente estraneo a ciò che accadeva dentro la radio (era proprio all’estero) e ha promesso chiarezza, ha parlato di giustizia e di voglia di verità in maniera che m’è parsa assolutamente sincera. Vedremo.

Nel frattempo i miei ex colleghi di radio non sanno decidere se la versione ufficiale è che la trasmissione era volgare e oscena oppure se dire che sono stato cacciato perché infamavo e diffamavo con l’intento di mettere scompiglio tra loro. Questo è ciò che più mi offende e che più mi fa ridere, come persona e come professionista del teatro. Ecco perché ho scritto ciò che ho scritto, raccontando gli antefatti e i fatti personali e privati, ecco perché anche quelli erano importanti: perché si sta cercando (per altro invano) di gettare discredito sulla mia professionalità. Non lo accetto. Sarò antipatico, non sarò in grado di fare radio e un gran nulla,  son pieno di difetti ma non accetto che mi si dica che non sono professionale. Io la dentro andavo coi miei ospiti la mattina, non incontravo quasi nessuno e a chi incontravo rivolgevo il buongiorno e basta.

E stasera vado a prendere la registrazione della puntata zero. A testa alta e schiena dritta ovviamente :)

 
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Pubblicato da su 11 febbraio 2010 in politica&società, teatro

 

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Una schifosa, vergognosa censura

Prima di iniziare il programma sulla radio online “radioxcaso” dell’associazione TDM2000, appena entrato nella grande famiglia (sic), ho ricevuto via email il verbale di una riunione nel quale si chiariva che:

L’inizio del programma di Andrea Ibba Monni ci ha visti divisi in pareri differenti. Importante ricordare l’intento con il quale nasce la nostra radio, ovvero dare la possibilità ai giovani cagliaritani di esprimersi con questo mezzo di comunicazione; le antipatie a livello personale devono star fuori dalla porta della radio; dobbiamo essere professionali al 100% e dare la possibilità agli altri di provare con RadioXCaso, come la possibilità è stata data a noi.

Proprio un bell’inizio. Sto sul culo a qualcuno e neanche mi conoscono. Strano, si strano davvero, peccato che scopro subito (perché qualcuno della” famiglia” ha parlato) che chi ha avuto da ridire sulla mia partecipazione al progetto è un ragazzino che ama vestirsi da donna” (cit. dal film “A Wong Foo, grazie di tutto…Julie Newmar“) e che mi conosce perché “ci ha tentato spudoratamente tempo fa e gli è andata abbastanza male. Poi il tempo è passato e adesso io sto con il suo ex fidanzato e la cosa non gli sta tanto bene.

Ma chi se ne frega? In riunione s’è detto che certe cose vanno lasciate fuori dalla porta…E infatti dopo la puntata zero il responsabile, un certo Andrea Altea, si complimenta per gli ascolti e per la qualità del programma (dice che gli sono arrivate parecchie attestazioni di ciò) e va tutto liscio. Ho invitato Enzo Parodo, uno che lavora a teatro da quarant’anni, ha tradotto Dario Fo, lavorato in Rai e fatto un pezzo di storia del teatro sardo.

Puntata uno: invito LucidoSottile, ossia Tiziana Troja e Michela Sale Musio. Gli ascolti raddoppiano letteralmente e gli utenti scrivono belle email, lasciano simpatici messaggi. Ci ascoltano perfino dal “continente”. Insomma va alla grande: in studio c’erano due frizzanti personaggi, una compagnia teatrale tra le poche riconosciute dal Ministero. Mica poco.

È successo. Il programma radiofonico Spettacolando – di Andrea Ibba Monni è stato sospeso, cancellato, dopo la prima puntata, nonostante tutto. Perché? Mi convocano stamattina, una riunione con Altea e Claudio Piredda, facendomi una grossissima ramanzina sui contenuti e la forma del programma andato online giovedì 4 febbraio, io cerco di far capire loro che il pane si chiama pane e il vino si chiama vino, che la malizia e la volgarità son negli occhi di chi guarda e nelle orecchie di chi ascolta. Tra l’altro, a scanso di equivoci per chi volesse  capire, la puntata è scaricabile gratuitamente CLICCANDO QUI e seguendo le procedure oppure la si può ascoltare (sempre gratuitamente) divisa in tre parti cliccando su:

Ci lasciamo stamane con un accordo: spiegare ancor meglio gli argomenti “forti” trattati e considerare uno spostamento di orario diverso per evitare di turbare qualcuno. Inutile spiegare che l’opera d’arte di Piero Manzoni “merda d’artista” non può esser chiamata “pupù” anche se qualche benpensante si sente offeso. Inutile spiegare che LucidoSottile non sono le prime venute, bensì una compagnia tra le più importanti in Sardegna, inutile lavar la testa all’asino: si sprecan tempo e sapone. Devo portare avanti la trasmissione, per me e per i numerosi professionisti già contattati che stanno lavorando con me alle prossime puntate: parlo di Giampaolo Loddo, Laura Fortuna, Filippo Grandulli, Marco Nateri, Fabio Marceddu e altri.

Torno a casa, accedo a Facebook e scrivo testuale status nel mio profilo pubblico (oltre 1200 esseri umani come contatti):

la malizia e la volgarità son negli occhi di chi guarda e ascolta. Un saluto speciale alla mia DRAG QUEEN preferita che tra una parrucca e un eye liner ha parlato troppo e me l’han detto….che pena!

Questo perché ho unito le due cose. Apriti cielo. Altea mi chiama al telefono vomitandomi addosso la sentenza: fuori dalla radio. Ne ha parlato, dice, dopo il nostro “arrivederci a giovedì per la diretta” con altri e ha convenuto che io non sia più persona gradita alla stazione. È perentorio e maleducato, mi minaccia di non so bene cosa, gli chiudo il telefono in faccia. Penso, rifletto. Sono stato appena cacciato per telefono da radioxcaso per qualcosa che non ho fatto e che non mi è stato dato neanche il modo e il tempo di spiegare. Sono allibito, deluso e incazzato per il fatto che i miei status su facebook siano stati strumentalizzati per grettezza, ignoranza e stupidità. Ancora più gretto, ignorante e stupido è non permettermi di parlare e dire la mia, spiegare e capire, anche io, che diavolo è successo. È chiaro che non mi interessa più partecipare e dare il mio apporto a un progetto che ritenevo interessante e stimolante, pulito e fresco. Perché forse non lo era. Ma almeno si poteva dialogare e non accusare senza dare la possibilità di replica. È un atteggiamento fuori dal mondo. Mi dispiace per me perché ci credevo davvero e mi dispiace per loro perché non credo che andrete molto lontano con la politica del pettegolezzo ma sopratutto con la politica del j’accuse totalitario e le minacce. Allibito.

Si chiama censura, si chiama fascismo. Ci vedo mala fede in quanto mi scrive:

Grazie per la tua collaborazione fino a questo momento, ci ha fatto piacere che tu abbia trovato interessante, pulito e fresco il nostro progetto, ma con il tuo modo di fare, spesso meschino, sporco e gretto stavi rovinando lo spirito di collaborazione che sta nascendo tra i collaboratori del progetto, per questo sono stato costretto a chiederti gentilmente di allontanarti. Mi dispiace che le cose siano finite così, ma, soprattutto in un associazione i membri devono rispettarsi a vicenda, altrimenti il senso stesso del progetto ed il motivo per il quale si portano avanti le attività cade.  Spero che tu abbia potuto imparare qualcosa da questa esperienza, anche se da questa tua missiva indirizzata agli altri partecipanti al progetto non sembrerebbe.
Andrea Altea

Si chiama censura, si chiama fascismo. Ci vedo mala fede in quanto mi scrive che sono stato allontanato per un motivo ben diverso da quello reale. Rovinando lo spirito di collaborazione? Io neanche avevo contatti con i collaboratori del progetto! E non ci sto. Tra l’altro l’email è stata inviata a parecchia gente. E io non ci sto.

I sani principi di una radio giovane mandati a farsi friggere dalla censura verso LucidoSottile! Censura mascherata con presunte rivalità e meschinità verso un ragazzino che si veste da donna e che non avevo neanche occasione di incrociare nei corridoi della radio. È vergognoso.

Io sfido chiunque a dimostrare che ciò che ho scritto non corrisponde a verità oggettiva. Questa è una schifosa, vergognosa censura.

 
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Pubblicato da su 9 febbraio 2010 in non classificato

 

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La Carmen

Due ore di musica raffinata e voce potente, testi poetici e energia positiva.

Peccato per la regia, ma GRAZIE cantantessa!

 
 

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Week-ing

Appena conclusa una bellissima settimana nella quale ho provato tutti gli stati d’animo possibili e immaginabili (quelli positivi), sono diventato zio e mi son divertito un sacco, mi appresto a cominciare un’altra pazzesca settimana ricca, ricchissima di eventi. Perché questa vita la si deve vivere alla stragrande, così come ogni breve e intenso respiro va assaporato con gusto.

Lunedì dopo un’intera giornata di lavoro laboratoriale alla Fondazione Stefania Randazzo e all’AIAS di Decimo, di corsa ci si prepara per quello che sarà il primo concerto dell’anno: quello di Carmen Consoli. Al Teatro Lirico di Cagliari, con Ga, Paola ed Elvio, si va a sentire la cantantessa in tutta la sua magnificenza per farsi divinamente riempire le orecchie, il cuore e lo stomaco di bella musica e raffinate parole.


Martedì dopo una mini riunione in radio e una mattina passata a cercare i costumi per gli spettacoli in un mercatino dell’usato segreto, si torna in palestra. Come un figliol prodigo rimetterò il mio corpo adiposo nelle maglie e nei pantaloncini ad hoc, e salirò sugli attrezzi che tanto mi son stati cari fino a metà dicembre. Quasi due mesi di lontananza dovuti a impegni di lavoro, viaggio in Germania (finirò di pubblicare il diario di viaggio presto) e poca voglia di sudare. Si ricomincia, senza indugi. L’obiettivo è facile e raggiungibile: perdere dieci chili in due mesi.

Mercoledì a parte il lavoro e la palestra, di sera si va con Ga’ e Filippo a vedere A Single Man di cui sto preventivamente leggendo il libro di Christopher Isherwood che Adelphi ha ripubblicato in occasione dell’uscita del film di Tom Ford. Si va al piccolo cinema d’essay con le dita incrociate affinché non sia uno di quei mini polpettoni ben confezionati sul male di vivere gayo.

Giovedì dovrebbe essere una giornata abbastanza tranquilla, con la terza puntata di Spettacolando – di Andrea Ibba Monni (ospite Giampaolo Loddo) e i due laboratori e basta. Quindi un po’ di riposo.

Venerdì sarò tutto il giorno solo soletto, perché Ga’ se ne va a finire delle riprese video per il nuovo progetto di Ferai Teatro e io credo uscirò con Enrique per un giro panoramico del centro storico di Cagliari e quattro chiacchiere d’altri tempi. Poi la sera l’ultimo spettacolo della rassegna SuperQuattro: La Mascula di Enzo Iannacci, con Egidia Bruno.

Sabato si carnevaleggia col Quadrato Atlantis alla grande, sperando di non rovinare la prima settimana in palestra con zeppole e quant’altro. Da cosa ci vestiremo? Ovviamente da bimbiminkia-emo-truzzi. Tunz Tunz Tunz…

Alla grandeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 
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Pubblicato da su 7 febbraio 2010 in non classificato

 

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Lui scrive, io scrivo

In grassetto, quel che ha scritto lui, il mio amico Enrique, nel suo blog dopo l’uscita di ieri per la prima volta. In verde (per problemi tecnici) ciò che scrivo io.

Uff dai dai che ce la devo fare…i capelli non si pettineranno da soli, giù di brutto con la piastra e via…Pantene, Fructis o chissà che diavolo è per lisciare, ed eccomi, perfetto: una chioma degna del miglior spot tv.
Scus a Ga, mi puoi dire qual’è il miglior modo di fare manovra? Uscire con sta macchina dal cortile di casa è un casino.
Ok ecco, quella è l’uscita…
Sì allora lì danno i biglietti: fila 16 posto 390, fila 16 posto 390, fil…ma cazzo non hai capito: ne voglio uno vicino ai nostri! Ecco, grazie mille.
Ah ma quello è…
Era partito tutto come uno scherzo, ci siamo conosciuti per caso su Facebook nel profilo che definisco “pubblico”  e  come con altre persone, ho scambiato parecchie battute. Tutto è partito come la solita impresa che mi intriga e mi porta lontano: non ho nulla da perdere, quasi quasi ci scambiamo il numero e prima o poi ci si vede. Ma questa è reale: troppo strano il fatto che abbiamo le stesse lunghezze d’onda, lo stesso modo di comunicare, le stesse esperienze affettive, lo stesso tipo di aggettivi attribuiteci dagli altri. Mica sarà un caso…scopriamolo, vediamo. Quasi quasi lo invito a vedere lo spettacolo.
Favolosissimo spettacolo, Speradiserabeltemposi…rosso! delle LucidoSottile. Il primo! Il primo? Ma davvero? Cioè questa è la tua prima volta a teatro e ti ci sto portando io? Oddio, che responsabilità, che bellezza, che destino! La sala è piena, gente di tutti i tipi. Solito gruppo di stereotipi LGBT, solita cerchia di stereotipi teatrali che vanno a questi spettacoli per criticarli (perché loro così in alto con così tanta leggerezza non ci sanno arrivare) Scenografia minimal, l’attenzione non era per quella. È seduto accanto a me, sento il suo Acqua di Roma ed è bello vedere le facce che fa, sentire come ride, scoprire questo nuovo e inesplorato mondo. La piuma viola, mi sono appeso all’orecchio quest’orecchino perché so come farmi notare con piccoli segni e infinitesimi dettagli, il rosso della pashmina mi salverà, lo so. Due ragazze  mi ti han sverginato, sì proprio a teatro caro Enrique, perché prima eri puro e ora il teatro ti ha contaminato, non guarirai più.
Un panino al freddo, e un buon bicchiere di vino rosso, tante chiacchiere calorose occhi negli occhi e scopriamo che siamo sempre stati veri anche davanti allo schermo del pc. Passato e presente si mescolano nei reciproci discorsi. Un gruppo di vogliosi, una congrega di omosessuali datati che ci fissa e chissà che vuole, meno male che Ga’ risolve tutto con la proverbiale simpatica perfidia; una camminata sotto i portici, poi il lungo mare illuminato malissimo qualche foto malriuscita fermi la nel porto di Cagliari. La mela sulla macchina che ci permette di riconoscere quel mezzo prestatoci che guido fino a casa sua. Le locandine lette per filo e per segno perché come sono io, anche a lui piace informarsi. Tutto Perfetto. Tutto perfetto.
“Perché il teatro è spifferi, polvere e scarafaggi!”
“Perché il teatro è spifferi, polvere e scarafaggi!”

Una cosa tremendamente d’altri tempi. :) !!!!!!!!!!!!!!!! E noi, per fortuna, siamo tremendamente d’altri tempi.
 
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Pubblicato da su 6 febbraio 2010 in amore&affetti vari

 

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A calci

Siamo tornati nel luogo del delitto, le LucidoSottile, il loro Speradiserabeltemposi…Rosso e quella inarrestabile energia sessuale, teatrale che sprigiona il duo consolidato formato da Michela Sale Musio e Tiziana Troja. Quello che colpisce è proprio la simpatia, vera, che va oltre il muro delle maldicenze e della malelingue di li a pochi passi…piccolo gretto mondo di piccoli gretti teatrantucoli… Loro se la ridono alla grandissima e ne hanno ben donde, dopo aver riempito anche stavolta un teatro con uno spettacolo alla ennesima replica e all’ennesima potenza.

Sono state mie ospiti in radio e sono davvero come le si vede sul palcoscenico. In sostanza, confermo quanti scrissi il 28 marzo dell’anno scorso. Queste due calciano culi!

E ci lavorerò insieme.

Vediamo…

 
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Pubblicato da su 6 febbraio 2010 in teatro

 

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IL FATTO DEL GIORNO

E allora?

La fiera dell’ipocrisia.

A Sanremo i cocainomani possono solo presentare o  andare ospiti?

 
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Pubblicato da su 3 febbraio 2010 in non classificato, scemo chi legge

 

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Cronaca per niente seria di una nascita e buoni propositi per il futuro della bambina

Quando sono arrivate le prime fitte la nonna (mia madre) si alzava per fissare la pancia della mamma (mia sorella) e non diceva nulla. Era abbastanza inquietante la situazione. La piccola Giulia è nata ieri alle 21.55, pesa 3,250 Kg ed è di 50centimetri. È sana. Non volevo che nascesse quando ero in Germania e infatti non l’ha fatto. Ma forse aspettava che facessi un altro viaggio prima di nascere, perché non solo è nata di una decina di giorni in ritardo, ma per di più ha fatto fare alla madre ben 17 ore e mezza di travaglio. Piccola stronza ingrata. Io (lo zio) ho avuto una paura fottuta di avvicinarmi all’ospedale, telefonavo di continuo e sentivo le urla da Emily Rose di mia sorella al telefono. Quando sono entrato all’ospedale, dopo essere stato avvisato del cesareo erano le 21.55 e la piccola è venuta fuori. Io, il mio uomo, mio padre e l’altra mia sorella eravamo tutti nella sala d’aspetto, appena la piccola è venuta fuori dall’ascensore (con le infermiere, ma ancora un po’ di tempo in pancione e ne sarebbe uscita con le sue gambe sorseggiando un caffè) mia madre le è andata dietro seguita dai rimproveri di mio padre, mia sorella e del mio uomo. Anche io l’ho rimproverata, mi sono voltato verso gli altri con l’aria sconfitta e poi…ho seguito mia madre! Sono stato il primo a prendere in braccio quella bella bimba che aveva le mani di un vecchio di centodieci anni, le pupille dilatate di un Morgan alla fine di una puntata di X Factor e i piedi di un giocatore di basket. Emozione…

E nel corridoio tutte le foto dei bambini piccolissimi nati in quel reparto…il muro degli orrori salvato da qualche pupo carino e rarissimi pupi belli. Per il resto tanti esserini scappati dall’inferno, gente nata dall’incontro tra Satana e un satiro,  uomini e donne del futuro, proseguimento della specie che è anello di congiunzione tra l’uomo e la fogna: mostruosi. E il lampo di mia sorella, la madre, quando le dico Tua figlia era talmente brutta che l’abbiamo fatta cambiare con questa, decisamente più carina, ma se neanche lei ti piace la facciamo portare indietro”.

Quanto ho pianto e riso allo stesso tempo andando all’ospedale…mi sento un po’ papà di questa pargola che ho già calcolato che a quattordici anni avrà lo zio quarantenne fighissimo, a venti lo zio quarantaseienne incazzatissimo e a venticinque lo zio cinquantunenne (sic!) orgogliosissimo…ma sempre fighissimo.

E cambia tutto ora:

  1. non sarò più io il piccolo di casa, vorranno più bene a lei;
  2. non riuscirò più a stare lontano da casa dei miei genitori in cui mamma e figlia vivranno;
  3. mia sorella puzzerà di vomitino e cacchina;
  4. tra un anno i soprammobili di mia madre verranno distrutti (un po’ glie lo insegnerò come si fa a rompere le cose di nonna, un po’ ci penserò io e darò la colpa a lei);
  5. parlerò solo in inglese con lei, come mi ha chiesto mia sorella, e le insegnerò colori e numeri per prima cosa, le parolacce non appena saprà come usarle nel miglior modo possibile.

E cambia tutto ora.

 
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Pubblicato da su 3 febbraio 2010 in amore&affetti vari, scemo chi legge

 

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Esisti

All’improvviso ho saputo che c’eri. Una goccia di vita scappata dal nulla.

È la donna più importante della mia vita. È il 1995 e quel corridoio è squallido, puzza di piscio, tutto quell’ospedale puzza di piscio e di merda stantii. In quella stanza numero 201 guardo quella donna che non c’è più. È morta dentro. Le chiedo se quando sarebbe morta fuori, poteva darmi un cenno, non lasciarmi mai. Mi dice di si, ma forse delira, non ha capito un cazzo. Il mostro le ha mangiato il cervello, mi chiama però figlio mio come sempre mi aveva chiamato. Guardo il cielo mentre vado via da quell’ospedale pieno di gente morta dentro. Mi sento terribilmente solo.

È la donna più importante della mia vita? È oggi, è poche ore fa e quel corridoio non è più squallido bensì accogliente, profuma di pulito, l’hanno riqualificata tutta quella struttura che ora è un policlinico. In quella stanza numero 201 guardo quella donna che è mia sorella. È stanca. Le chiedo se quella bambina che le hanno messo in braccio le piace, sennò – scherzo – glie la facciamo cambiare. Mi sorride. Guardo il cielo mentre vado via da quell’ospedale pieno di vita. Mi sento terribilmente felice.

E all’improvviso ho capito che c’eri.

 
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Pubblicato da su 2 febbraio 2010 in amore&affetti vari, i tempi andati

 

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nasceeeeeeeeeeeeeeee

 
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Pubblicato da su 2 febbraio 2010 in non classificato

 

A/B passeggiata perplessa…

Non lo so.

La brochure dice:

A|B è un testo sull’ambiguità dell’amicizia.

Nell’incontro con l’altro si cerca il riflesso della propria immagine, la misura di quello che siamo.

O non siamo.

Ma più che ambiguo a me è sembrato chiaro che le due fossero rivali, ostili, una persona sola che cade in mille contraddizioni e fobie e che si perde nella banalità del quotidiano. Non mi ha catturato seppure le attrici fossero brave, la scenografia bella e i video pure. Non c’era motivo forse. Non lo so.

Non ha toccato corde a me affini.

 

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E nasci….

Magari ti fa schifo nascere in un mondo del genere. Nessuno ti biasima.

Forse nessuno te lo fa fare di abbandonare quella calda dimora.

Però ti giuro che ne vale la pena. Parola mia che ne vale la pena anche quando penserai che il mondo fa schifo e ti chiederai chi te l’ha fatto fare di venire al mondo.

Ma dovevi nascere una decina giorni fa, vedi di darti una mossa, che non puoi ostinarti a voler nascere del segno del toro. Di questo passo ne verrai fuori con le tue gambe che parlerai già.

P.S: questo sfogo a mezzo stampa è dovuto al fatto che mia sorella ha avuto le doglie. Ma non la bambina. Pare che ancora ce ne vorrà (ma entro dopodomani nasce per forza, a costo di stanarla col ddt)

 
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Pubblicato da su 1 febbraio 2010 in non classificato

 

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