C’è chi avrebbe il fegato chi solamente il cuore, c’è chi alzerebbe il tono della voce per gridare. Anche l’aria può ferire, perché siamo composti di fragilità fantasma, siamo quel che mangiamo e quel che abbandoniamo sulla tavola, sangue d’angelo e piume nere e marce dopo un grido, addormentarsi per non farsi domande, perché non cè una risposta.
Anche in questo caso si deve iniziare per forza dall’amaro? Forse non è il caso, perché alla fine ciò che conta è l’esito finale e alla fine della fiera siamo andati in scena al meglio di noi stessi, regalando e regalandoci energie positive.
Ho lasciato il campo di Jerzu per salire su un trenino verde d’altri tempi e immergermi con il gruppo di lavoro a Mandas e Gesico, due paesini stupendi, gioielli ancora inesplorati, che saranno il luogo in cui il 5 e il 6 settembre porteremo in scena Air Can Hurt You e Requiem Natura. Partiamo con una borsa e una serie di performances che chiamiamo L’Arte come veicolo, insceniamo contemporaneamente in vari posti bellissimi per prendere contatto con l’ambiente e per far prendere all’ambiente contatto con noi.
Facciamo quasi tutti teatro di mestiere, abbiamo tutti la stessa malattia, una malattia che può contagiare chi non ce l’ha e renderlo portatore sano oppure malato terminale, persona destinata a morire e naufragare in preda ai fumi del nonavercapitouncazzo. E’ la vita. E l’arte è spietata perchè non fa vittime. Dicevo, facciamo quasi tutti teatro di mestiere, ma il Baratto non prevede soldi in gioco, solo vite che decidono di dare qualcosa in cambio di altro. E quel qualcosa e quell’altro sono talmente preziosi da non meritare una volgare mercificazione che qualcuno chiama “dare valore e avere rispetto del proprio e dell’altrui lavoro”. Cazzate.
Se i soldi significassero valore e rispetto, l’Arte non esisterebbe, esisterebbe un mercato spietato e arido di prodotti in scatola e basta. Invece l’Arte vera, quella che scuote gli animi, agita le coscienze, muove il mondo, cambia la vita delle persone, è altro. John Lennon (mica mia zia in carriola) diceva che le cose migliori della vita sono gratis. Aveva ragione. Noi del Baratto cerchiamo umilmente, come fecero quelli dell’Odin Teatret ai tempi che furono, di dare pezzi di vita veri per ricevere altri pezzi di vita, tutto qua.
Poi se devo guadagnare faccio altro, e magari non mi metto neanche in gioco così tanto.
Due giorni di fuoco, in cui i paesi ci hanno accolto a braccia aperte e ci aspettano a settembre, scalpitando.
yugaoshodo
28 luglio 2009 at 9:01 AM
Purtroppo l’arte sta diventando un prodotto commerciale di facile consumo e di effimera durata, alcuni pensano che debba essere questo il suo destino “post moderno”…io, invece, credo che la vera arte sia chiusa nei cassetti delle menti geniali e forse, tra decenni, ci sarà la gloria che merita.
andreina
28 luglio 2009 at 7:36 PM
sono contenta di aver letto questi tuoi pensieri mi hanno molto aiutato nelle mie decisioni…artistiche
Andrea Ibba Monni
29 luglio 2009 at 10:29 PM
Boh…