Addio. E grazie di cuore.
La prima e unica volta che ho visto Pina Bausch danzare nel suo celeberrimo spettacolo Caffè Muller, ero a Barcelona, nel settembre 2008 al Teatro del Liceu sulla Rambla e mi sono sentito l’uomo più fortunato del mondo. Perché lei che ha inventato il Teatro Danza era un interprete gigantesca che mi ha lasciato senza parole, col cuore in gola e le lacrime agli occhi. Ho detto tutto.
I suoi danzatori sono stati più fortunati ancora di me.
E oggi, ventiquattro ore dopo la sua scomparsa a 69 anni, trattengo a malapena le lacrime dal dolore di aver perso un’Artista unica, un importantissimo pezzo della mia formazione teatrale. Una musa.
Fotografai Pina Bausch all’uscita del teatro e non si fermò, perché non c’era molto da dire alla folla urlante. Così mentre tutti la acclamavano io restavo di sasso di fronte a quella piccola tedesca che ha cambiato il teatro e la danza: ero davanti a un personaggio della Storian del Teatro.
Oggi mi sento privilegiato nell’essere riuscito a vederla in scena in una delle sue ultime performances. Oggi trattengo a malapena le lacrime perché non so quanto bisognerà aspettare affinché il mondo riesca a riavere una creativa del genere.
Oggi vado in scena col mio spettacolo che dedico umilmente a lei, che mi ha fatto capire la differenza tra il teatro del fare e del non fare.
Auf wiedersehen Frau Bausch, plus danke.