Ieri lo spettacolo è stato qualcosa di inimmaginabile, è andato davvero benissimo, la gente rideva di continuo e applaudiva da spellarsi le mani. Quando hanno acceso le luci per i saluti finali, ho visto davanti a me più di 500persone in una piazza che sembrava un oceano di gente. Sono rimasto senza parole.
Ora me ne parto al Rovermoot 2009, campo nazionale di Rover e Scolte, della Associazione Assoraider. sarà magnifico, un’esperienza unica che metterà davvero alla prova e risveglierà senza dubbio la voglia di strada…
C’è chi avrebbe il fegato chi solamente il cuore, c’è chi alzerebbe il tono della voce per gridare. Anche l’aria può ferire, perché siamo composti di fragilità fantasma, siamo quel che mangiamo e quel che abbandoniamo sulla tavola, sangue d’angelo e piume nere e marce dopo un grido, addormentarsi per non farsi domande, perché non cè una risposta.
Anche in questo caso si deve iniziare per forza dall’amaro? Forse non è il caso, perché alla fine ciò che conta è l’esito finale e alla fine della fiera siamo andati in scena al meglio di noi stessi, regalando e regalandoci energie positive.
Ho lasciato il campo di Jerzu per salire su un trenino verde d’altri tempi e immergermi con il gruppo di lavoro a Mandas e Gesico, due paesini stupendi, gioielli ancora inesplorati, che saranno il luogo in cui il 5 e il 6 settembre porteremo in scena Air Can Hurt You e Requiem Natura. Partiamo con una borsa e una serie di performances che chiamiamo L’Arte come veicolo, insceniamo contemporaneamente in vari posti bellissimi per prendere contatto con l’ambiente e per far prendere all’ambiente contatto con noi.
Facciamo quasi tutti teatro di mestiere, abbiamo tutti la stessa malattia, una malattia che può contagiare chi non ce l’ha e renderlo portatore sano oppure malato terminale, persona destinata a morire e naufragare in preda ai fumi del nonavercapitouncazzo. E’ la vita. E l’arte è spietata perchè non fa vittime. Dicevo, facciamo quasi tutti teatro di mestiere, ma il Baratto non prevede soldi in gioco, solo vite che decidono di dare qualcosa in cambio di altro. E quel qualcosa e quell’altro sono talmente preziosi da non meritare una volgare mercificazione che qualcuno chiama “dare valore e avere rispetto del proprio e dell’altrui lavoro”. Cazzate.
Se i soldi significassero valore e rispetto, l’Arte non esisterebbe, esisterebbe un mercato spietato e arido di prodotti in scatola e basta. Invece l’Arte vera, quella che scuote gli animi, agita le coscienze, muove il mondo, cambia la vita delle persone, è altro. John Lennon (mica mia zia in carriola) diceva che le cose migliori della vita sono gratis. Aveva ragione. Noi del Baratto cerchiamo umilmente, come fecero quelli dell’Odin Teatret ai tempi che furono, di dare pezzi di vita veri per ricevere altri pezzi di vita, tutto qua.
Poi se devo guadagnare faccio altro, e magari non mi metto neanche in gioco così tanto.
Due giorni di fuoco, in cui i paesi ci hanno accolto a braccia aperte e ci aspettano a settembre, scalpitando.
Poi arriva la stupidità umana, anzi si palesa e prende il sopravvento e tutto appare più squallido, nonostante resti indelebile la gioia di un attimo.
Non lo ripeterò mai abbastanza: gli scout sono la rovina dello scautismo. Così come i cristiani lo sono del cristianesimo, i musulmani rovinano l’islam e così via, l’omino, la personcina che sposa un’idea, non sempre ne porta avanti l’obiettivo finale. Ovvio che non tutti gli scout sono così, non tutti i cristiani, né i musulmani, non tutti gli uomini sono omini e le persone non sono per forza di cose “ine”, ma si dice che faccia più rumore un albero che cade rispetto ad uno che cresce.
La prima parte dei sette giorni, inizia a Jerzu, un paese arroccato sulle montagne, in cui si organizza un campo estivo scout con tre sezioni di cui una del Lazio. Mi presento insieme alle mie instancabili nostrome per dare una mano nonostante fino all’ultimo “non fossimo necessari”, e stiamo due in cucina per 100 teste da sfamare, una in reparto e una in branco. I giorni scorrono veloci e stancanti, le giornate sono fatte di venti ore di intenso lavoro e divertimento (l’esito finale è uno solo e uguale in entrambi i versanti: la stanchezza) e alla fine tra litigi, discussioni, infortuni più o meno gravi, svenimenti, seduzioni, duedipicche, camminate, caldo bestiale, resta solo una gran voglia di amore.
Amore, amicizia, si puòà chiamare in mille modi, fatto sta che nonostante la stupidità delle personcine e degli omini si faccia sempre largo in ogni situazione, alla fine del campo di Jerzu, sono nate amicizie e conoscenze, simpatie e solidarietà, proprio come Baden Powel avrebbe voluto.
E’ stato bello capire chi sono le persone che già conoscevo: ho rinsaldato sentimenti positivi, avuto piacevoli sorprese e piccolissime delusioni. Ho conosciuto ragazzi laziali fantastici che non dimenticherò e i bambini, i lupetti, che mi danno sempre un buon motivo per andare avanti.
Uragano di sentimenti, gioia e amore. E pazienza per tutto il resto, chi se ne frega.
Dopo aver fatto due spettacoli e un torneo di beach volley, me ne vo. Nell’ultima settimana avrò dormito 30 ore, e adesso nulla di meglio che cinque giorni di campo scout a dormire per terra e lavorare come un mulo. I miei lunghi capelli mi stanno mandando a quel paese tanto sono stressati (uno ha tentato il suicidio, uno si buca e svariati altri hanno iniziato a sniffare colla) e la mia pelle è una roba che Cassano sembra Nicole Kidman se mi si mette vicino. Però vado, per le mie nostrome e per tutti gli altri. Sarà sicuramente utile per capire tante cose.
Ad esempio: perché ho perso la voce nel bel mezzo dello spettacolo di due sere fa e in scena ieri sembravo Pavarotti, ma prima e dopo parlavo come cantava Romina Power?
Tra sei ore sarò in sala 6 con Ga’, ultimafilaposticentrali come piace a me a vedere Harry Potter e il Principe Mezzosangue.
Nel frattempo mi riposo. Ho fatto le pulizie, dopo aver vinto con il Quadrato Atlantis il primo girone del torneo di beach volley (tutta la mattina) e prima cosa fatta una puntata di Melrose Place su Rai4. Giornata impegnativa. E mo’ cazzeggio. Ho pure fatto un test sulla mia preparazione riguardo la saga di H.P.:
Ok, molla tutto (esami, lavoro, fidanzato/a) e metti pure in valigia la bacchetta e gli occhi di rospo, perche’ da un momento all’altro ti arriver a casa la tanto attesa strillettera di convocazione per Hogwarts. La tua conoscenza dell’universo di Harry Potter eccellente (i casi sono due: o sei preparatissimo come Hermione o hai scopiazzato come Ron) quindi sei pronto a entrare nel mondo magico. Corri subito al binario 9 e 3/4 di King’s Cross e preparati ad attraversare il muro che ti separa dalla Londra dei maghi: prendi una bella rincorsa e buttati a testa bassa contro la pensilina…Ti ritroverai a Diagon Alley. O all’ospedale.
Pare che Valeria Marini abbia fanculizzato tale Sara Tommasi, rea di averla chiamata sul palco apostrofandola “valeriona”.
All’affronto, la Marini ha risposto con il suo accento franco-austroungarico “ma come ti permetti?” e la Tommasi s’è giustificata con una roba tipo “La chiamano tutti così…pensavo si potesse”.
Non ha tutti i torti.
Però, più che il banale “valeriona”, poteva giocarsi altri nomignoli coi quali la gente chiama la Marini, tipo:
- incapace;
- oca;
- culona.
Non è stata una mossa brillante quella di Sara Tommasi, anche perchè se tutti dovessero chiamare le persone con il nome con cui vengono apostrofate, avremmo una confusione pazzesca.
Ad esempio in politica tra “coglioni” e “ladri” nessuno capirebbe di chi si parla e se uno chiama “pedofilo, liftingato, truccato” non si capisce se si riferisce a Michael Jackson o a Berlusconi.
Ed è successo anche a me! Dicevo a un’amica che ero “rincoglionito” e il mio amico Mauro è arrivato esclamando: “Parlavate di me? No, perché ho sentito rincoglionito”.
Quasi ossessionato dalla tv, più in passato che adesso, tra un TeleMike e un Grande Fratello, tra l’Isola dei Famosi e Ok! Il prezzo è giusto, mentre i programmi vari sono venuti e andati via, i telefilm sono sempre rimasti una forte costante e lo sono tutt’ora che la tv la accendo pocchissimo, anzi quasi mai. E ogni volta che guardavo un telefilm in tv e ora che li guardo al pc (w emule) ogni serial è accompagnato da strane fantasie e bizzarri desideri.
Melrose Place era (ed è tutt’ora granzie a Rai4) il sogno di avere un condominio, lavorare in una agenzia pubblicitaria e scoparsi tutti i maschioni del vicinato. Bella, ricca e stronza. Alzi la mano chi non ha mai sognato di essere Amanda Woodward e avere tutto dalla vita, tranne che l’amore vero. Ma vabbè, pazienza, sei vivi a Los Angeles, nel quartiere fighetto di Melrose, se hai soldi a palate e maschi a volontà, il resto è anche superfluo, no?
Vedevo questo telefilm sempre e comunque, riuscendo addirittura a scomparire ai pranzi domenicali a casa dei nonni, inforcando la bicicletta per andare a casa dei miei e godermi le ultime puntate in prima tv. Poi l’hanno ritrasmesso alle 3.30 del mattino, ero all’università, anno 2003. Ed io mi svegliavo a quell’ora, alle 4.30 studiavo per quattro ore circa e passavo il resto della giornata come uno zombie col sorriso sulle labbra.
Coglione? Forse, e allora?
Lost è tutto quanto. Una “roba incredibile” direbbe mia cognata (seppure lo odia).
Prendi un aereo che misteriosamente precipita con un concentrato di casi umani d’altre dimensioni, il 90% dei quali sono bellissime donne o uomini che non devono chiedere mai e mettili su un’isola deserta. Ecco che parte la mia insana voglia di mare e di misteri, ecco che la paranoia sale e mi chiedo se e quando nella mia vita la ragazza dell’ortofrutta l’ho incrociata e la incrocerò ancora; quanto tempo ci vorrà affinchè l’istruttore della mia palestra e il suo fascio di muscoli mi salvino la vita mentre cado da un monoelica pieno di statuette della Madonna ripiene di cocaina; quante persone ha ucciso e perchè lo ha fatto la postina che prima o poi prenderà un aereo con me e ci divideremo una noce di cocco?
Lost è un puzzle bellissimo che ha contribuito e contribuisce alla mia voglia di rendere lamia vita un tormento avvincente e inspiegabile.
Desperate Housewives mi ha fatto venire voglia di uccidere i miei vicini di casa (non che loro non abbiano contribuito a questa fantasia). Vivere in un bel quartiere pulito, con vicini belli e benestanti, un bel lavoro e una casa favolosa vale la pena anche se poi la vicina ha il marito in freezer o un fucile a pompa sotto il materasso.
Mike Delfino è un ex tossico che si impasticca? Pazienza, perchè come lava la macchina lui, senza maglietta e coi jeans attillati, non la lava nessuno.
Bree Odge Van de Kamp è un po’ psicolabile? Meglio di quando interpretava la folle Kimberly Shaw e viveva a Melrose Place, no?
Ho avuto anche strane voglie con altri telefilm: la voglia matta di rifare le superiori quando trasmettevano Beverly Hills 90210, la voglia matta di una babysitter guardando La Tata, la voglia matta di diventare un bombarolo serial killer guardando Dawson’s Creek (li odiavo tutti) e così via…
Si, ho un problema. Lo so. Ma non ci posso fare nulla. In mezzo a tanta fuffa sociale, a me il telefilm americano mi tiene su il morale e mi fa passare decentemente il poco tempo libero che ho.
Settimana dura, piena di impegni e stanchezza a mille.
Ho festeggiato due anni di fidanzamento nel miglior modo in cui si possono passare le celebrazioni: facendo ciò che piace. E infatti ho fatto anche teatro. Come quel Natale 2007 passato in sala prove con Zappareddu… Bellissimi ricordi.
Ieri mattina ero con 49 turisti su una corriera a fare il giro di Cagliari, poi di sera mi son fatto quattro ore di macchina (due per andare e due per tornare) per raggiungere Ottana dove sono andato in scena con Pinter non l’avrebbe mai scritto.
Sono tornato alle 3 del mattino.
Sono cotto come una bistecca alla brace.
Cotto ma appagato ovviamente.
Sarà un’estate di perenne cottura e appagamento. Sono pieno di impegni teatrali, scautistici e sociali e mi chiedo dove mi porteranno tutte queste esperienze favolose…di sicuro ad un autunno di fuoco, anche più dell’estate. Già lo so.
E va bene.
Mi sto rileggendo Harry Potter e il Principe Mezzosangue perché mercoledì sarò al cinema a vederlo sul grande schermo e non vedo l’ora!
Poi mi dedicherò alla lettura di Quel giorno sulla luna di Oriana Fallaci, e visto che la BUR sta ripubblicandoli tutti quanti, mi leggerò tutti i libri che mi mancavano della grande scrittrice fiorentina: Gli Antipatici e I sette peccati di Hollywood.
E finalmente mi ridedico alla scrittura, con un progetto teatrale per ora top secret e il mio diario di viaggio che troverà nuova linfa in questo 2009.
Chi l’avrebbe mai detto? Io, subito dopo che quella sera d’estate del 6 luglio 2007 ho scambiato con lui una conversazione sull’Arte. E ho riconosciuto la purezza, la coerenza, l’umanità. E mi sono follemente innamorato. E ci ho creduto fino in fondo.
Conviviamo da quattordici mesi, ma fin da subito è stato difficile dormire separati, perché una volta scoperto che nel mondo c’era quest’essere che ti apparteneva e a cui appartenevi, era disumano e ingiusto e sbagliato star lontani e non condividere il respiro della notte e i baci al mattino e le carezze tra le lenzuola.
Una volta toccato il cielo con un dito è difficile scendere. E in questi due anni io sto sempre su. Ho affianco una persona che mi ama incondizionatamente, che mi capisce, che mi sostiene, che mi sprona, che mi migliora, che mi dà tutto. Una persona con cui ho deciso di condividere, di costruire, di pontificare, di progettare, di essere un individuo che si lega a un altro individuo.
Non abbiamo mai litigato, non ci siamo mai mancati di rispetto, non una volta ci siamo lasciati, neanche per gioco, neanche per scherzo.
Gli sono grato. E’ un Uomo tutto d’un pezzo. Cerco sempre di rendergli tutto ciò che mi dona, e forse proprio per questo, credo che staremo insieme per sempre.
In un mese di palestra ho perso 6 chili e il cinque percento di massa grassa e ora la mollo. Sia perché il Sergente Hartman mi sta simpatico come un micino appeso ai testicoli, sia perché in questa seconda mensilità tra uscite scout, spettacoli, campi scout eccetera eccetera, avrei potuto andarci solo sei giorni. Quindi in attesa di tornare dal Rovermoot per ri-iscrivermi in palestra (la stessa? non so) devo stare attento e cercare fonti di allenamento sostitutive:
sesso a volontà? potrebbe essere un’idea, ma se avesse concrete conseguenze sul mio peso, non avrei mai preso quei famosi 15chili (che ora sono solo nove in più)
corsa e allenamento da solo? ma qui in Sardegna ci saranno 35 gradi Celsius, quindi o faccio l’alba per andare a correre con 20 gradi alle cinque del mattino oppure vedo di sfidare il mio cuore e correre comunque
fregarmene e sperare che i due campi scout e le varie attività mi facciano perdere peso.
Ora mi godo il mare. E il teatro. Per il resto chi se ne frega. Sono bello così come sono e questa sarà un’estate bellissima! Già lo è!
Banana2: Guarda quanto ce l’ha grande Andrea. Guarda in confronto agli altri! (e parlava di pollice della mano)
Silvia: Guarda io l’ho messa lì e tutti me l’hanno messa dietro! (la macchina)
Silvia: Devi sapere che Ga’ è un coglione (e intendeva proprio ciò che ha detto)
mese di Giugno un po’ avido di frasi a doppio senso, per chi s’aspettava che il summer party fosse occasione giusta, si sbagliava. E si che gli amici hanno fatto di tutto per rimpolpare il calendario, ma non c’è stato nulla da fare: ogni cinque minuti venivano a dire che tizio aveva detto o fatto….ma ci voleva una malizia pazzesca per trovarne doppi sensi. E’ andata così.
PIETRO E GIOVANNI: attori: Alessio Pes e Sara Serra
GIUDA: attore: Andrea Ibba Monni
Questi sono i video dello spettacolo, le schede dei testimoni. Successo di pubblico e di critica, grossa soddisfazione per me e dispiacere di averlo già finito. Il “mordi e fuggi” non mi piace.
Prometto che metto su presto le frasi del calendario Giugno 2009, ma ora non mi va.
La prima e unica volta che ho visto Pina Bausch danzare nel suo celeberrimo spettacolo Caffè Muller, ero a Barcelona, nel settembre 2008 al Teatro del Liceu sulla Rambla e mi sono sentito l’uomo più fortunato del mondo. Perché lei che ha inventato il Teatro Danza era un interprete gigantesca che mi ha lasciato senza parole, col cuore in gola e le lacrime agli occhi. Ho detto tutto.
I suoi danzatori sono stati più fortunati ancora di me.
E oggi, ventiquattro ore dopo la sua scomparsa a 69 anni, trattengo a malapena le lacrime dal dolore di aver perso un’Artista unica, un importantissimo pezzo della mia formazione teatrale. Una musa.
Fotografai Pina Bausch all’uscita del teatro e non si fermò, perché non c’era molto da dire alla folla urlante. Così mentre tutti la acclamavano io restavo di sasso di fronte a quella piccola tedesca che ha cambiato il teatro e la danza: ero davanti a un personaggio della Storian del Teatro.
Oggi mi sento privilegiato nell’essere riuscito a vederla in scena in una delle sue ultime performances. Oggi trattengo a malapena le lacrime perché non so quanto bisognerà aspettare affinché il mondo riesca a riavere una creativa del genere.
Oggi vado in scena col mio spettacolo che dedico umilmente a lei, che mi ha fatto capire la differenza tra il teatro del fare e del non fare.