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Archivio Mensile: aprile 2009

Bucolico

Ormai sono un fattore. Due per tre? No, uno che ha una fattoria, o per lo meno un destino segnato. In una delle innumerevoli attività che io e le mie bellissime atlantidee facciamo col Quadrato Atlantis, ieri ho scoperto che il cerchio si chiude, il karma mosaico si compone, ed è un puzzle fatto di natura. Cacca, animali e erba.

pedro

Infatti ieri, spinto dalla voglia di far fare alle ragazze del lavoro vero, quello che sporca, sfianca e bagna, e spinto dal fatto0 che l’autofinanziamento è cosa buona e giusta, abbiamo fatto servizio di pulizia di un giardino. Che poi era una giungla. Che poi ho ucciso talmente tante lumache, che ho fatto pure servizio di disinfestazione (dico e preciso involontariamente, anche perché se avessi voluto ucciderle non l’avrei fatto a ginocchiate). Ci siamo divertiti, adoro quelle cinque piccole donne piene di garbo ma ognuna con il carattere giusto, la cazzimma necessaria per cominciare a farsi le ossa nella vita.

Inoltre……

Il giorno della mia festa a sorpresa (il 27 aprile, un giorno dopo il mio effetivo compleanno), mi è stato fatto un regalo particolare dai ragazzi del teatro. Mettendo la mano sull’enorme pacco ho sentito che sotto c’era una gabbia. Ho avuto paura. Ho pensato a un gatto, non so perché, forse perché la paura mi spingeva a tranquillizzarmi. Poi ho abbassato la testa e ho visto una mangiatoia con cibo. Non crocchette o latte o carne, ma bacche, semini. Ho creduto di morire. Un criceto no, dio ti prego, no.

Già mi ci vedevo sopra una sedia a liberare il criceto in cortile e darlo in pasto a 100 gatti chiamati per l’occasione tramite un evento su facebook…

Invece ecco tutto nero e batuffoloso un coniglio. Con gli occhi neri. Si perché se fosse stato bianco e con gli occhi rossi avrei traslocato e cambiato nome, visto che i conigli bianchi dagli occhi rossi mi fanno l’effetto che fa loro vedere un cane da caccia: paura.

Ora io e Pedro (l’ho chiamato così in onore dell’ultimo santo che ho interpretato sul palcoscenico e a grande richiesta di chi me l’ha donato), viviamo guardinghi una convivenza imposta che ci ha reso nervosi, ma giorno dopo giorno cerchiamo di abbattere i pregiudizi. Chi l’ha dura la vince, no?

 
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Pubblicato da su 30 aprile 2009 in non classificato

 

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Happy birthday to me

26 anni.

Mah.

Alle 23.35 del 26 aprile 1983, nascevo lungo 60centimetri per 5,1 chilogrammi. Cazzo, un vitello non saprebbe fare meglio.

Sveglia alle 5.30 de la puta manana, freddo, nuvole da armageddon e in scooter fino a Cagliari, per salutare le mie atlantidee in partenza senza di me.

Perché alle 10 c’era la prova generale de Sa Die, e lo scooter non poteva fare a meno di farsi scoppiare la gomma posteriore. Poi la prova generale, tutto molto bene, per poi pranzare a casa coi miei (mitico pani frattau) e dormire un’oretta a casa. Un po’ di cazzeggio, vado a prendere le mie atlantidee meravigliose e al ristorante per cena col mio amore. Tutto qua, serenamente, felice. Sono solo 26, che sarà mai?

Invece ieri, abbiamo fatto lo spettacolo vero e proprio e poi ho optato per una giornata a casa, con tutte le conseguenze del caso. Niente spazzola, creme per il viso, dormitina sul divano, pigiamone comodo e medicine per curare il principio di influenza. Brrrrr. A un certo punto Wallace mi attacca bottone nello studio e stiamo li a parlare ore, finché suonano alla porta e quando apro: SORPREEEEEEEEEEESAAAAAAA.

C’erano tutti: le mie atlantidee quasi al completo, i ragazzi del teatro, mia sorella, infiniti scout, Dadda, tutti, tutti quelli importanti, a cui ho dedicato molto in tutto questo tempo. E che ieri mi hanno omaggiato. E’ stato pazzesco, la mia prima reazione è stata fuggire in camera per rendermi presentabile e godermi la serata. Bellissima. Mi hanno regalato un paio di libri, l’elettrodomestico che tanto bramavo, una cintura, bicchieri favolosi fucsia e viola, una lampada di quelle psichedeliche meravigliose e poi Pedro, un coniglio nero piccolo piccolo che  già mi odia profondamente. Secondo me è una questione di karma. I conigli mi inquietano alquanto, ma ora lui è in cucina con la sua mela, le sue carotine e io ho intenzione di andarci d’accordo.

Auguri.

 
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Pubblicato da su 28 aprile 2009 in non classificato

 

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Sa Die, il Giorno.

28 aprile del 1794. Quel giorno, di tanti anni fa, i sardi si sono ribellati contro i piemontesi.

Il quartiere di Castello, a Cagliari, era riservato ai nobili e alle truppe: un reggimento piemontese e un reggimento svizzero. Cagliari era come una città occupata con al centro una grande caserma. E ci trattavano male. Sapete come ci chiamavano? Sardus molentis! Sardi asini!

Pensate che nel 1793 i francesi volevano conquistare la Sardegna e i piemontesi erano già pronti ad arrendersi, ma noi sardi abbiamo combattuto e abbiamo vinto. E il re di Torino, signor Savoia, sapete a chi ha dato i premi della vittoria? Ai piemontesi che comandavano qui e che non avevano combattuto.

I sardi dicevano “comenti? Nosus eus cumbattiu e su Rei at premiau custus mandronis” “Come? Noi sardi abbiamo combattuto e il Re ha premiato quei fannulloni!” “Chi funti bennius innoi langineddus e senz’e mudandas e s’indi andant grassus e arricus?” “Che sono venuti qui morti di fame e senza mutande e se ne vanno belli grassi e ricchi! Andiamo a protestare a Torino!” Una delegazione di personalità sarde va a Torino, dove, allora, c’era il Re e la sua corte. Ma il re non li riceveva. Allora scrivono agli altri compatrioti:

“Dobbiamo ribellarci a Cagliari perché qui il re e i suoi ministri non ci ascoltano”. Si decide di preparare la protesta per il 4 maggio, a sa torrada ‘e sant’Efis, la sera che la statua di S.Efisio torna da Nora: c’è la sfilata, i cavalli, gente, e si approfitterà per fare la protesta al vicerè Vincenzo Balbiano.

Ma una spia avverte il viceré, su visurrei baioccu, l’odiato Balbiano. Sapete cosa vuol dire “baioccu” in sardo? Orbo, era orbo ad un occhio, aveva una vistosa benda sull’occhio sinistro.

La mattina del 28 aprile, il Viceré Balbiano fa arrestare, come capi della rivolta, due cagliaritani molto conosciuti all’epoca: Vincenzo Cabras e Bernardo Pintore,. Ma invece di fermare la rivolta con questo gesto scatena la rivoluzione sarda.

Era cominciata la rivolta per liberare Cabras e Pintore. Dai quartieri popolari di Cagliari, Stampaxi, Sa Marina, Biddanoa, dalle chiese dove si erano radunati, erano partiti, uomini e donne, armati con tutto quello che potevano, per dare l’assalto a Castedd’e susu.

Per la cronaca, i piemontesi sono tornati in Sardegna 9mesi dopo, e ci sono rimasti fino all’Unità d’Italia.

Domani, 27 Aprile, in Piazza Palazzo a Cagliari, interpreterò un rivoltoso nella rievocazione storica di Sa Die.

 
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Pubblicato da su 25 aprile 2009 in non classificato

 

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Paturnia

top10qcreadercommentsVien voglia di mordersi le labbra fino a farle diventare rosse. Sangue. Odio chi si piange addosso, odio piangermi addosso. Paturnia. Paranoia. Sinonimo simpatico: gattino piccolo piccolo che con le sue unghiette piccine piccine si aggrappa con caparbietà alla pelle dei testicoli. Ahia, ma non troppo da far malissimo, il tanto poco che basta a dare un fastidio feroce, quasi assassino.

Non sopporto più. Tolleranza zero = intolleranza.

Mi sento male, debole e fiacco. Non è influenza purtroppo. E’ stanchezza.

Litigio con madre non aiuta. Insostenibile. Bisogna mantenere il livello dei discorsi superficiale. Bisogna mantenere le apparenze. Bisogna non permettere a chi si finge sordo di non sentire.

 
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Pubblicato da su 23 aprile 2009 in non classificato

 

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Certe cose non accadono per vanvera

fs1Stamattina mi sono svegliato e aprendo la mia pagina di Facebook ho visto che mia sorella mi ha inviato un gift, un regalo. Lo “scarto”: è Maria de Filippi.

Ieri c’era la cena col cast di Mercante di Libertà, e con il regista e il presidente della compagnia, abbiamo ricordato i bei vecchi tempi, per accorgerci e dirci che è meglio ora, che ci si evolve con gioia e intraprendenza, che è stato bello quello che abbiamo raggiunto insieme, ma quello che stiamo facendo qui e ora e quel che stiamo progettando per il futuro è sempre meglio. Così’ è bello ragionare: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato…

Ho lavorato per un mese alla preparazione della messa in scena di uno spettacolo, di cui la locandina sarebbe dovuta essere questa qui al lato, invece mi hanno stoppato per motivi di ordine pubblico. Lo spettacolo sarebbe stato troppo. Troppo. Quindi ho piacevolmente e felicemente “ripiegato” su un altro testo: Processo a Gesù di Diego Fabbri. Mica cotica.

Certe cose non accadono per vanvera. No.

E spesso la domanda è: ma perché? Il destino è una parte fondamentale dell’esistenza, insieme all’autodeterminazione del prorpio percorso. Ritengo che ogni uomo si fa da solo, ma a tutto c’è un senso e un significato.

Mi sono trovato talmente tante volte nel posto giusto al momento giusto, che ci credo. Anche se non capisco perché mia sorella mi abbia regalato Maria de Filippi su feisbuk.

Boh.

That’s life, e così sia.

 
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Pubblicato da su 22 aprile 2009 in non classificato

 

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io

Siediti anche tu, per favore. Perché anche a te voglio raccontare una storia.

Se mi farai la cortesia di ascoltarla e soprattutto di sentirla, sentirla col cuore e con le viscere, ti prometto che nulla sarà più come prima. Qualcosa deve cambiare, sennò non avrebbe senso mettersi a sedere e leggere delle parole insignificanti oppure dei significati senza le parole giuste. E allora mi ci metto di impegno a scrivere questa lettera per cercare con le parole giuste i significati giusti di provocare un cambiamento giusto. O almeno questo è ciò che spero.

Mi ci è voluto tanto e forse fin troppo tempo per decidermi a buttare giù queste righe, perché quando si parla di amore non lo si deve fare alla leggera, ma bisogna dosare bene le forze in gioco: dall’anima bisogna filtrare con la mente, e dalla mente c’è un filtro che passa per le mani. E poi bisogna scrivere in maniera opportuna (correttamente e intelligibilmente) e far si che i filtri che ci metterai tu (i tuoi occhi e il cuore e le viscere) non abbiano tanta influenza. Si parla d’amore per dio, mica del sesso degli angeli o delle frivolezze qualsiasi. Questa storia inizia adesso, nel momento in cui la scrivo, forse nel momento in cui la leggi. No, prima no, perché l’amore è nella storia del mondo e quindi non riuscendo ad attribuirle una data di nascita, non riesco neanche a darle una scadenza.

È eterna: sempre ci sono state e sempre ci saranno le storie che parlano d’amore. Pensa a quelle eterne perché vere o verosimili della storia o della letteratura. Questa storia parla di Francesco e di come ha vissuto e vive l’amore. Ha smesso di cercare le ragioni per le quali ha certe abitudini durante la quotidianità e cerca anche di correggere quelle che reputa sbagliate, quindi ha deciso di non interrogarsi brutalmente sulle ragioni che legano la sua visione dell’amore alla sofferenza. Si, Francesco soffre, soffre da sempre e in maniere sempre diverse su come, quando e perché le circostanze che lo legano alle relazioni con il mondo sono strane. Francesco vuole la normalità, ma vorrebbe anche capire cosa significa la normalità per poi ottenerla e fare come fanno gli altri, per i quali tutto è più facile, tutto è più lineare, meno difficile. Cosi a lui sembra. Francesco non vuole sapere perché si sente da una vita un combattente che forse perderà la battaglia, che forse si ritroverà davvero solo al mondo. Questo perché non vuole dare le colpe della sua situazione alla sua famiglia o alle persone che l’hanno circondato fino ad ora: un po’ perché ha paura che la colpa sia davvero la loro e non vuole odiarli, un po’ perché pensa che la colpa sia solo la sua, anzi, del destino che ha voluto questa anormalità per tutte le cose che gli sono accadute.

Cominciamo dall’inizio: anormale è stata la sua nascita, podalica e sofferta; anormale la sua crescita circondato solo da donne; anormale il rapporto con suo padre che è sempre stato apparentemente lontano e distaccato; anormale il rapporto con il suo corpo troppo grande e grosso per la sua età e poi troppo pieno di acne e poi troppo magro e sgraziato repentinamente; anormale il suo andamento scolastico che dal mediocre raggiungeva picchi di eccellenza e poi di mediocrità in un turbinio di liti e polemiche infinite con insegnanti; anormali le sue amicizie che si aprono con passione e si chiudono con disprezzo; spesso coi soldi necessari a tutto e spesso a fare la fame quando nessuno lo verrà mai a sapere. Anormale in tutto, anormale per tutto, dalla A alla Z. Anormale anche l’amore che prova. Francesco è innamorato di se stesso finalmente. Ha imparato ad avere l’unica cosa normale della sua vita: si ama incondizionatamente. Francesco ha stabilito la sua scala di valori e di priorità e la rispetta. Francesco rispetta se stesso e ciò che vuole. Francesco decide sui suoi sentimenti. Francesco ama le donne. Francesco ama gli uomini. Francesco ama sia le donne che gli uomini, anzi, come dice lui, Francesco “ama le persone”.

Inconsapevolmente o meno Francesco ha fatto l’anormalità una sua caratteristica e non crede che ci sia nulla di male in tutto ciò. Francesco è felice di essere nato grande, di essere cresciuto grasso e brufoloso, di avere avuto la famiglia che ha avuto, di aver litigato con i docenti ignoranti e di non essersi mai ammazzato per avere un andamento scolastico lineare, Francesco è orgoglioso delle amicizie nate con precocità e morte con amarezza, gli dispiace di passare periodi di disagio economico ma è la vita. La cosa importante è che ama se stesso e “le persone”. È stato picchiato, deriso, assoggettato, minacciato, usato, lapidato, isolato e chissà che altro ancora perché ama “le persone”. Ora la cosa che più lo rattrista è il fatto che le botte, le prese in giro, le minacce, le pietre scagliategli e tutto il resto, siano state frutto di cattiveria, di ignoranza: ma rifarebbe tutto, rivivrebbe tutto, perché senza tutto quel bagaglio di vita, di cose belle e di brutte esperienze, di persone conosciute e addii irrimediabili, di un papà distante e di una madre ancora più assente, Francesco non sarebbe ciò che adesso è: una persona che ama se stessa, che ama “le persone” e che non prova rancore per nulla e per nessuno. Gli chiedo perché senta quest’impellenza di raccontarmi e raccontarti queste cose. Perché diavolo ha bisogno di spiegarci quest’amore bisessuale? Grande e vaccinato com’è, ormai nessuno lo picchierà più, nessuno lo potrà più rendere oggetto di scherno, insulti o bersaglio di pietre.

La risposta è semplice. Francesco ha pianto. Francesco ha pianto tanto e forse troppo per tutte queste cose e ora vuole sapere se lo possiamo accettare cosi com’è, un bisessuale che ama “le persone”, vuole sapere se rispettiamo il suo passato solitario di sofferenza e di solitudine, Francesco vuole sapere se può contare su di me. Su di te può contare? Francesco si è reso conto presto che provava lo stesso amore per le donne così come per gli uomini, un amore che va al di la dell’aspetto esteriore e del tipo di organi genitali che una persona si porta addosso. Un amore frutto di un’anima che parla ad un’anima senza preconcetti di sorta. Punto e basta. Anche se suo padre non gli parlava perché è stato assente fisicamente, l’assenza di sua madre è stata la medesima (perché una presenza distratta è come un’assenza, se non peggio), la loro educazione gli faceva capire che forse era sbagliato questo amore promiscuo. La solitudine che lo ha avviluppato per anni e anni di adolescenza prima lo ha arrestato, giudicato e condannato, colpevole di essere un anormale. Ma negli anni di carcere sentimentale, di cella di isolamento sociale, Francesco ha capito che forse era tutto il resto un errore, che forse la famiglia tradizionale come istituzione, la coppia eterosessuale o la vita dedicata a dio erano solo scelte fra tante, non le uniche scelte possibili. Una persona sceglie, deve scegliere. E spesso lo fa senza rendersene conto, andando verso ciò che a lei pare naturale.

E per Francesco è naturale amare sia le donne che gli uomini, lontano dallo stereotipo che non ha mai capito e mai ha condiviso del macho conquistatore di mille fanciulle o dell’omosessuale gaio e poco maschio che vive l’amore soffrendo per sempre di una deficienza che si attribuisce da solo. Mai confondere l’amore col sesso e mai vivere ghettizzandosi e sentendosi diversi: la vergogna è il vergognarsi di ciò che si è. E in questi tempi, dove ci si richiama alla famiglia come valore, Francesco pensa che l’unico valore a cui ci si debba aggrappare sia il valore dell’amore. E nel nome dell’amore fa la sua piccola rivoluzione, la rivoluzione individuale, la sola che è in grado, secondo lui, di cambiare il mondo. Perché l’uomo diventa forte quando riesce ad essere solo, la forza che ne deriva dall’unione con altre persone può essere solo espressione amplificata di una forza del singolo, sennò è gregge e come gregge è destinato a non cambiare nulla nella società. Ci sono casi in cui parlare diventa un obbligo morale, un diritto irrinunciabile e un dovere verso se stessi e il mondo che ci circonda. E cosi l’amore lo spinge a parlare, a renderci partecipi senza pretendere nient’altro che l’ascolto e il sentire con il cuore e con le viscere. Perché non c’è niente di più normale che parlare ed essere ascoltati. Normale è avere la possibilità di essere ciò che si è senza essere giudicati se non da se stessi. Normale è il poter decidere della propria persona senza essere contestati.

La normalità è questa.

Avendo avuto un percorso di vita anormale, nessuno ha mai ascoltato Francesco quando parlava ad eccezione del suo migliore amico che però ora è lontano. E si è giudicato, dio solo lo sa quanto è stato severo con se stesso quando s’interrogava sulle sue scelte consapevoli e sulle scelte istintivamente naturali che faceva. È stato contestato quando cercava di decidere di se stesso e mai è stato appoggiato se non da qualcuno che sporadicamente pareva stargli vicino: è stato il peggior giudice di se stesso e le condanne che si è inflitto non sono mai state tenere. Ma ora si sente un uomo libero, ha espiato ogni colpa che gli pareva dovesse scontare e il ciclo di sofferenza è chiuso. Non vuole da me e da te un’approvazione oppure un giudizio. Vuole poter contare sul fatto che noi accettiamo lui e il suo passato e il suo presente e il suo futuro. Vuole parlare ed essere ascoltato. Essere sentito. Vuole che la normalità, la sua normalità, venga raggiunta.

Nel nome dell’amore.

Con la speranza di aver cambiato le cose

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2009 in non classificato

 

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Il curioso caso di Benjamin Button: Mariah Carey

mariah-carey-botox Sembra che Mariah Carey si sia trasformata in un cagnolino.

Questo botox è una “rogna” per il look delle star.

Bau bau…

 
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Pubblicato da su 19 aprile 2009 in non classificato

 

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Sardinian Socialite

Ieri abbiamo festeggiato i 18 anni di Ilenia all’Alfieri Cafe, a359_romaniniun po’ di gente, eleganza e open bar.

Open Bar.

Adoro la parola Open Bar, la scrivo maiuscolo perché porto rispetto e mostro gratitudine all’Open Bar. Quanti cocktails? Almeno 18, uno per ogni anno della pupa. No, non sarei in piedi dopo pochissime ore di sonno (ho prove di teatro stamattina).

Mancava alla festa la tipa nella foto, tale Michaela Romanini, scovata nel web e che subito colpisce per la freschezza e la sobrietà dell’immagine, un’immagine che sprizza salute e ispira natura. La chiamano Italian Socialite, che sarebbe il suo lavoro. Cioè va alle feste. Ma vaffanculo. Beata lei e tutto il botulino che le paralizza il viso. Sembra un incrocio di laboratoio tra Paola Perego, Nina Moric e un insalatiere.

Che i posteri sappiano che la pupa ha avuto in regalo da me e Ga’ due cose serie, perché è una donna e l’ha dimostrato ben prioma dei fatidici diciotto. Quindi ecco Beatriz e i Corpi Celesti della scrittrice valenciana  Lucia Etxebarria (che ho letto a Torino quando volevo diventare sabaudo) e Luminal della scrittrice e poetessa Isabella Santacroce. Mica Moccia.

Ci siamo divertiti un sacco e come ero bello tutto curato ed elegante. E poi ormai è ufficiale: sono dimagrito, perchè un mesetto fa la giacca gessata quando mi vedeva diventava la parte superiore di una tuta aderente, ieri era perfetta. Ma oggi salto l’allenamento perchè senno shekero un mix di cocktails che potrebbe causare un’esplosione tale da far finire la Sardegna sopra Bastia, Corsica. Effetto isola di Lost per intenderci.

Evviva gli Open Bars! Evviva le quattro ore di sonno! Sia giubilo nel regno!

 
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Pubblicato da su 19 aprile 2009 in non classificato

 

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Il curioso caso di Benjamin Button: Rupert Everett

jesusrupert1Queste persone che pensano che iniettandosi veleno in viso diventano più belle e attraenti mi fanno sorridere.

Rupert Everett e il suo fascino brizzolato e un po’ ammaccato mica da buttare via, hanno lasciato spazio a una sorta di Betty Boop coi capelli di Pippo Baudo.

In questi giorni ho troppe cose da fare e poco tempo per dedicarmi al blog. Peccato, ce ne sono tantissime di cose che voglio scrivere.

Buon fine settimana blog.

 
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Pubblicato da su 18 aprile 2009 in non classificato

 

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Checche, cioccolata e religioni varie: passata la pasqua , gabbato lo santo.

Buona Pasqua anche a tutti voi… commentando l’amico virtuale sarcotrafficante mi scappa l’articolo per il blog. Cose da raccontare di nessunissima rilevanza.

La domenica di Pasqua l’ho passata con i miei genitori (di cui padre sempre più figo bello magro), le mie sorelle Anastasia e Genoveffa e con due parenti che continuavano a guardare la mia dolce metà chiedendosi perché fosse li quel ragazzo che ci guardava come se fossimo dietro una lastra di vetro e la scritta “Non date da mangiare agli animali. Grazie”.
E mia sorella aveva addirittura al seguito un amico, un amico non omosessuale ma totalmente ricchionazzo che continua a farle battute orrende a triplo senso, fomentando ancor di più le paranoie di mia madre che crede che quel Cristiano Malgioglio incrociato con Moira Orfei si finga una checcona enorme per approfittarsi di lei, innocente creatura ingenua. Ora, giusto per chiarire, se quello è un finto gay, io sono un finto umano venuto a conquistare la Terra nel nome di Alpha33. Tra l’altro mia sorella è una Crudelia de Mon che come minimo si mangia la testa di chi s’accoppia con lei, mi ricordava con inquietudine Erika de Nardo, la ragazza assassina di Novi Ligure. E non dico altro.

527361959_01cfb2ce17E a proposito di festività, cito la mitica Bree Odge Van de Kamp delle Desperate Housewives che ha detto:

“non mi piacciono i cattolici, tutto quell’inginocchiarsi, rialzarsi, genuflettersi…io vado a pregare in chiesa, non a fare ginnastica!”

Ormai, inserendo tutto ciò nella rubrica chissenefrega, l’ho eletta a mio personaggio preferito. Perfino in un test di Facebook, probabilmente la cosa più inutile che abbia mai fatto su internet, l’ho inserita tra i cinque personaggi famosi che vorrei avere come vicini di casa. Insieme ai Beckham per andare alle loro feste, Tiziano Ferro per farci du spaghi e un paio di canzoni al karaoke e non ricordo chi altro.

Per la cronaca domenica 12 ho festeggiato un mese di allenamenti salendo sulla bilancia. Nonostante tutto non ho perso un grammo. Pare. Ma va bene lo stesso, mi sembrava comunque inutile andare a correre per tre quarti d’ora, mangiare poco a pranzo e sgarrare ogni sera, ogni cena. Un giorno c’era un compoleanno, l’indomani c’era l’anniversario, poi la pizzata di bentornato, la cena d’addio, la festa a sorpresa…è stato un mese duro per la mia dieta. Ma l’importante è che comunque si sia convertito un po’ di grasso in muscoli. Va bene così. E adoro andare a correre. Per la digestione degli stravizi pasquali consiglio l’idraulico liquido. Yuppy!

 
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Pubblicato da su 14 aprile 2009 in non classificato

 

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Love is the the air. E nient’altro.

loveIl nostro coinquilino Wallace e Fly si sono rincontrati dopo un mesetto di erasmus di lei e da venerdì sono partiti per un paio di giorni insieme. Che carini!

Anche Schiaccianoci e Gelsomina sono stati lontani per un po’ perché lui studia a Torino e in questi giorni sono  due piccioncini inseparabili, eccezion fatta per oggi che si dedicano agli amici.

L’amore è nell’aria in questi giorni di festa.

Oggi è la mia prima vera giornata di vacanza dopo il tour de force dello spettacolo che da gennaio non mi ha lasciato tempo a molto altro. Oggi sveglia alle undici, giusto il tempo per fare pipì, controllare facebook ed emule e tornare tra le coperte tra le sue braccia. Non capivo dove iniziavo e dove finivo. Poi a mezzogiorno mi ha preparato la colazione e ci siamo visti un paio di puntate di Scrubs, dopo aver finito ieri la quarta serie di Desperate Housewives ed esserci visti il film Wall-E. Ora mentre la mia dolcissima metà si dedica allo studio (mr stakanov), io cazzeggio sul mio blog. Da ieri il gruppone di amici  festeggia la pasquetta, cosa di cui quest’anno mi sono lavato le mani, visto che non avevo la benchè minima intenzione di svagliarmi presto, dormire male, fare liste di spesa o giochi o altro. Ozium religiosorum. Abbiamo declinato un paio di proposte interessanti per fare di oggi la giornata mondiale del cazzeggio.

Evviva. Da domani ci sono un sacco di cose nuove da fare, cose che mi porteranno dritto dritto all’estate 2009. Non vedo l’ora.

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2009 in non classificato

 

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Jackass

hfg4-444-11fg8e5rtre1Mia madre mi ha spaccato le palle con la frase: chi è causa del suo male pianga se stesso, quando ero piccolo, duttile e malleabile come un qualsiasi metallo del cazzo.

Mia madre ha sempre ragione.

Aveva ragione quando mi diceva che quell’amicizia non era sana., infatti era un “amico” che cercava in me il padre che aveva appena perduto e l’amore che non aveva mai avuto. Aveva ragione quando mi diceva che quella ragazza non era quella giusta, infatti ora sto con un uomo. Aveva ragione quando col sopracciglio sollevato (che ora è mio) ripeteva chi è causa del suo male pianga se stesso, infatti ora sto qui a pensarci su.

Su che cosa?

Sul fatto che voglio fare il coglione in giro, spassarmela senza pensieri e senza tema del domani. Ma già se parlo come mio bisnonno è indicativo. L’avevo già detto e lo spiego meglio: io sono visto come una roccia, un approdo, un punto di riferimento. Nonostante io non voglia esserlo. Tre fattori sono a mio sfavore:

1. Sono troppo educato; dico buongiorno e buonasera, do del Lei a chi non conosco, non emetto aria dalla bocca o flatulenze dabbasso, non sono molto greve. Diciamo che in una scala universale io sono greve quanto Rita dalla Chiesa. Ecco, mi sono spiegato. Ecco perché ho dovuto convincere i miei amici che non mi importava se si sanciva il rutto  libero mentre si beveva o se volevano fare i cretini senza tregua. Non è detto che se io non lo faccio gli altri non devono. Sono cresciuto con la convinzione di non essere divertente, non essere simpatico, non essere ben accetto, ecco perché non faccio le cose che fanno loro. Mi vergogno, that’s all. Sono laureato, è un problema. Uso un italiano pressoché corretto. Ricordo ancora in prima superiore che misi forzatamente la parolaccia nel mio parlare, perché mi prendevano in giro. Non sto scherzando.

2. Sembro permaloso come una merda; con me basta arrivare con dieci minuti di ritardo per più di due volte di seguito che apro il mio quaderno con la copertina nera come la pece e segno con il sangue il nome dello sciagurato. Io ho bisogno, un bisogno fisico , di dire alle persone cosa c’è che non va. Perché così loro mi diranno cosa non gli piace di me e io cercherò di migliorarmi, di crescere e di fare del mio meglio. E poi una volta che dico cosa non mi va tutto passa, finisce e ti puoi fare anche i tuoi 10 minuti di ritardo, le carte sono in tavola. Invece, giustamente o meno, io dico cosa c’è che non va  e divento la merda secca spaccapalle. Ovviamente e senza dubbio non è il massimo ricevere un cazziatone da un amico, ma lo giuro sulle ragazze di Non è la Rai, non lo faccio per essere stronzo, è solo voglia  e necessità di schiettezza.

3. Sono sinceramente premuroso. Questo a mio avviso è il vero dramma, la vera colpa: chiedere a qualcuno come sta. Perché li inizia il declino della serata, la discesa verso la noia, la serietà, le lacrime. Ispiro troppa fiducia e questo certe volte non è un bene. La gente con me sente questa enorme voglia: dirmi le cose più tristi e deprimenti che hanno vissuto. Come se io potessi risolvere, farci qualcosa. Ed ecco che in una serata promettente si parla della demenza senile, di religione, di politica, di prostata, di divorzio, di aborto, eutanasia….certe volte vorrei spararmi. Io sono solo uno che si informa e che per il lavoro che fa tocca cose serie, non ho voglia di impelagarmi in cose pesanti anche quando esce con gli amici. Ma questo non è sempre positivo.

In sostanza: voglio fare bagordi, voglio fare cazzate, voglio fare senza pensare. Non voglio più essere visto e considerato come la coscienza, il guru o la roccia. Voglio essere un punto confuso nella massa una volta tanto. Certo è colpa mia, mi piaceva questo ruolo, appagava il mio ego, mi faceva sentire utile. Ma poi la gente mi tratta come tratterebbe Rita Levi Montalcini in birreria  e questo non va.

Voglio essere uno di Jackass….

 
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Pubblicato da su 8 aprile 2009 in non classificato

 

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Chi è senza peccato?

- Si, ma Gesù salvò l’adultera quando volevano lapidarla
- Non pretenderai che Gesù si scomodi ogni qualvolta sulla testa di un marito cresce qualche cosa
- Ma lui l’ha fatto una per tutte, l’intervento di Gesù servirebbe quale esempio
- Eh si, se si dovesse lapidare ogni donna che sgarra, care mie, bisognerebbe mettersi tutti a raccatar pietre!

big_00ditavonteeseFinalmente ho aggiunto nuove foto SUL MIO FLICKR.COM.

L’ho sfogliato e ho rivisto il mio bellissimo passato, tremando al pensiero del mio futuro. Un tremore positivo. Una bella sensazione. Non sai mai cosa fotograferai, non sai mai cosa butterai giù a scrivere la prossima volta, quale sensazione formidabile t’aspetta.

La cosa più bizzarra è che a una foto, a un post del blog, io associo anche ciò che non ho voluto o potuto raccontare. Ogni segreto, mai immortalato in una fotografia, mai imprigionato nero su bianco su una pagina web, io ce l’ho ben in testa. Incancellabile.

Stamattina ho aperto facebook e ho trovato la notizia del terremoto nel centro Italia sul profilo dei miei amici romani. Non so perché ma m’è venuto in mente ciò che ne scrisse Aldo Palazzeschi nel suo Codice di Perelà: una cosa tipo che gli uomini si innalzano tanto verso dio perché si credono superiori a lui, e dio ogni tanto da quache scossone e ne acciacca qualcuno, ogni tanto butta giù un albero, ma qualcuno si scansa. E se la scampa.

Non so perchè mi sia venuta in mente sta cosa.

 
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Pubblicato da su 6 aprile 2009 in non classificato

 

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E chi ci crede?

tTiziano Ferro ha appena detto a Verissimo :

io ho diversi buchi inutilizzati del mio corpo

Si riferiva al fatto che non indossa più orecchini. Whatever.

Preparavo il pranzo.

Sono scusato.

Ho appena acceso il ferro da stiro nuovo senza togliergli la plastichina.

Coglione.

Ieri fatto le 4 del mattino.

Bella serata.

Il fututo è sempre più roseo.

Sperem.

 
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Pubblicato da su 4 aprile 2009 in non classificato

 

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PORNO: ovvero Perché Oggi Rivelerei Notizie Oscene

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Notti su notti che faccio sogni erotici. Con protagonisti che nella vita reale non potrebbero neanche stringermi la mano. Ogni mattina solita nausea del dopo-sogno erotico. Dovrei smetterla di leggere fino a tarderrimo, ma è più forte di me.  Sto rileggendo Inshallah, che il buon San Gemiliano mi regalò a Roma (Amor) tre anni fa, perché è un libro talmente grosso e sfaccettato e ricco che mi fu difficile seguirlo.

Sono in tournè con lo spettacolo Mercante di Libertà, oggi ci sarà la terza replica. Non c’è moltissima emozione, sarà che questo personaggio mi è entrato dentro silenzioso e pacato, sarà che sono tre mesi che ogni sera ci entro dentro, o lui entra dentro di me, ma ogni volta vado in scena sereno e mi muovo senza indugio, come se fossi a casa mia. Poi, finito tutto, dopo un po’ che magari mi strucco o torno alla quotidianità mi viene una gran voglia di piangere. Non so perché, sto cercando di capirci qualcosa.

Non vedo l’ora di andare a correre. Ormai è da tre settimane che a giorni alterni mi ritaglio questo spazio solo per me, me lo godo, me lo sudo, me lo dedico (“me lo+ verbo” espressione tipica sarda che rende l’idea, o per lo meno ci prova).

Sono felice. Ho due progetti teatrali nuovi in ballo, più il baratto che è alle porte, due viaggi (forse quattro) e tutta l’estate che arriva.

Erezione perenne.

Oggi rivelerei notizie oscene, cose privatissime, senza l’ausilio dell’alcool. Non so perché. Mi sento come la banana della foto.

 
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Pubblicato da su 3 aprile 2009 in non classificato

 

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!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! CE L’HO FATTA!!!!!!!!!

Questa volta ho toccato il cielo con un dito e credo che ci resterò appiccicato!!!!!!!!!

Ho passato il provino e a giugno parto a Sydney per preparare lo spettacolo con la Sydney Theatre Company:

“Pound Elephant Scientists Cross Elvis” per la regia di Cate Blanchett!

 
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Pubblicato da su 1 aprile 2009 in non classificato

 

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Frasi da calendario: marzo 2009

Durante lo spettacolo l’attore: “Ma questi malati sono incuLabili!” No, non era cinese.

Il regista alle prove: “Ma se diamo il culo così come se niente fosse…” Non si recita dando le spalle al pubblico. Quasi mai.

Il nostro coinquilino Wallace: “I titoli del film in inglese sottolineati” E non aveva ancora bevuto.

La mitica ANdreina: “Che dici Andre, ce lo facciamo un filmino nella gabbia?” Non parlava di porno e non ci ha messo doppi sensi. Giuro.

 
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Pubblicato da su 1 aprile 2009 in non classificato

 

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