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Archivio Mensile: marzo 2009

Mercante di Libertà

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La storia è poco conosciuta: l’incredibile parabola terrena di San Pietro Nolasco, fondatore dell’ordine religioso dei Mercedari, che in piena conquista spagnola da parte dell’islam all’inizio del tredicesimo secolo, piuttosto che lo scontro di religione o la passività sociale, cerca di fare qualcosa. Decide di comprare i cristiani fatti schiavi dai saraceni con le stoffe che commercia e i soldi che  ottiene chiedendo  l’elemosina. Ma non basta più, non basta mai, e allora ecco l’idea: offrirsi, fino a sacrificare la propria vita, perché nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici.

Questa compagnia, la Compagnia Teatro Santa Lucia, nasce nel 1996 e io ci lavoro dal 2001. Il suo scopo è da sempre quello di percorrere una ricerca nell’ambito del teatro dello spirito, l’ageografia e sopratutto portare il teatro laddove il teatro non arriva di solito. Quest’anno è stato fatto uno strappo alla regola, e nella rassegna di teatro itinerante, toccheremo molti spazi teatrali piuttosto che case di riposo,  chiese, orfanotrofi e carceri come invece è successo nei primi otto anni.

Uno spettacolo rock che rappresenta un’altra generazione di giovani, quelli dei primi decenni del ’200, che hanno davvero lasciato il segno, senza una Maria de Filippi, ma solo con la passione e credendo fermamente in qualcosa. Che tra l’altro,  dura da ben otto secoli.

Beati loro.

 
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Pubblicato da su 30 marzo 2009 in non classificato

 

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La sottile lucidità

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Cosa vorranno vedere? Cosa vorranno capire?

Premetto due cose.

La prima è che erano tre mesi che non avevo una serata libera dal lavoro a teatro, quindi è stato terribilmente fuorviante per il mio intelletto-intestino-cuore andare a teatro ieri sera a vedere qualcun altro che si esibiva. Vestirsi finalmente senza il problema di doversi sporcare, fare la piastra ai capelli senza il problema di dover mettere e togliere  i copricapo di scena (ho addirittura messo i cristalli liquidi!), mettersi un paio di spruzzate di D&G al collo sapendo che non si sarebbero mischiati agli odori di naftalina dei costumi di scena. Insomma gente: ero già felice di mio. Ma di certo le sparkling LucidoSottile ci han messo del loro.

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La seconda è che le luci del teatro amplificano: se sei presente diventi enorme, bellissimo, uno spirito elegante che entra dentro. Se sei una sega ci sono centomila specchi che ti svergognano e ti denudano nel più umiliante dei modi. E loro erano presenti, quindi gioco facile.

Avevo visto Blu Sangue, era il 2005, ero un coglioncello, ero meno sofisticato, ma mi aveva comunque lasciato l’amaro in bocca, c’erano state cose che non mi erano piaciute, io così attento al dettaglio a tutti i costi, io così attento all’estetica, io che ero nel mio periodo intellettualoide (=illuso di avere una cultura) ma che ero, come sono, intellettualmente onesto e sincero in azioni e reazioni.

Ho visto Stanze Tirate a Lucido l’estate scorsa e ho provato la stessa sensazione per motivi diversi, al pari di un’altra cosa, stavolta una certezza: io con “quelle due” ci devo lavorare, perché in questi quattro anni hanno raggiunto quella dimensione di pop che tanto mi piace. Perché il pubblico lo devi catturare senza alibi e senza polemiche. Ormai la tv ha fagocitato e continua a fagocitare tutto e amen. Quindi senza stare nella torre d’avorio devi trovare nuovi linguaggi (anche se sono vecchi linguaggi, l’originalità mica ti vietano di usarla).

Ieri ho visto Speradiserabeltemposi…rosso un mix molto ben riuscito che parte dalle origini delle due interpreti, cioè la danza di Tiziana Troja e Michela Sale Musio (qui a lato nella toccante e delicata Isottah Romanif di Stanze Tirate a Lucido). E iniziando dalla danza e dall’uso e abuso che se ne fa a teatro e in tv, si sono cucite addosso uno show spassoso, sopratutto quando ha toccato temi e argomenti del mio passato artistico e lavorativo. Uno show delizioso, se fossi ancora in preda ai fumi di ieri notte direi che se Pina Bausch fosse comica e logorroica farebbe spettacoli molto simili. Ma non sono in preda ai fumi di ieri notte e  mi odio se divento reverenziale. Ma in inghilterra ho imparato, tra le altre cose, un modo di dire che calza a pennello: they kicked arses,  hanno calciato culi. Si, in inglese suona più figo. Scenografia essenziale, con poltroncine fighette e albero di Natale non addobbato, luci semplici (=efficaci), costumi semplici (=duttili e malleabili), attrici in forma  compagni di scena come valide spalle, colonna sonora troooooooooppo figa!

E poi la consapevolezza che fa guadagnare mille punti nel mio personale e inutile elenco di voti. Consapevolezza di essere il nuovo che avanza continuando a guardare negli occhi le persone; consapevolezza di essere piccole icone della piccola comunità lgbtq della piccola Cagliari (che stucchevole melassa quella che le ricopre ogni volta che le persone omosessuali mi parlano delle LucidoSottile!) senza perdere di vista il fatto di essere persone che fanno Arte; consapevolezza di non abbandonarla mai quell’Arte; anche e sopratutto quando mettono su uno spettacolo che prende per il culo teatro, teatranti, teatro-danza, danza-teatro, coreografi, registi e scosciate ballerine;  consapevolezza che comunque sia quel pubblico che va a vederle è fatto da persone eterogenee che magari si tirano a lucido (con addirittura i cristalli liquidi nei capelli!), ma cosa vorranno vedere? Cosa vorranno capire?

Propositi per il nuovo anno: andare più spesso a teatro a vedere spettacoli di artisti che non conosco personalmente, così da essere libero, come mi sono sentitro ieri mentre mi godevo lo spettacolo e così come mi sento oggi mentre ne scrivo.

E io con “quelle due” ci devo lavorare.

 
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Pubblicato da su 28 marzo 2009 in non classificato

 

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Chiedere è lecito. Rispondere è cortesia.

wonderMi è stato chiesto di scrivere della povertà e della ricchezza come strumento della fede. Lo farò. Per tre edizioni ho studiato e interpretato San Francesco, che ha dato le sue ricchezze per ascendere al cielo e da gennaio interpreto invece San Pietro Nolasco, che contemporaneamente al frate di Assisi, in Spagna, usava il denaro e le sue ricchezze per comprare schiavi cristiani in mano ai musulmani. Tutt’e due ricchi. Tutt’e due mercanti di stoffe. Tutt’e due a contatto con l’islam del ’200. Tutt’e due santi. Tutt’e due han lasciato il segno.

Mi è stato chiesto di essere meno brillante. Ci tenterò. Una persecuzione. Troppo. Io sono troppo. Quasi fosse un rimprovero, una colpa che ho, mi si dice che devo fare meno, dire meno, produrre meno, essere meno. Ma perché? Considerando il fatto che non credo di essere io troppo, ma piuttosto gli altri troppo poco, vivo due volte la sofferenza: lo sbattimento per correre e le parole di chi non mi riesce a stare dietro.

Mi è stato chiesto di mettere su un laboratorio teatrale dopo tentativi altrui fallimentari. L’ho fatto da cinque anni e ancora lo sto facendo. Un esperimento, un tentativo. Vediamo cosa succede mi ha detto il presidente della compagnia di teatro per la quale lavoro. Di li a due mesi, portando a casa la laurea in Scienze Politiche, ho messo su un laboratorio di una decina di giovani e uno spettacolo, scritto da me e da MrG, “Che fine ha fatto Barbie”, una cosetta carina, dignitosa. E da quel giorno, dopo che abbiamo ipnotizzato trecento persone all’anfiteatro sul lungo mare a Marina Piccola, non ci siamo più fermati. Ho tirato su un sacco di ragazze  e ragazzi, gli ho fatto conoscere il “mio” teatro, il mio modo di viverlo e vederlo, una grossissima responsabilità che pesa tantissimo, ma regala, talvolta, bellissime soddisfazioni. A giugno ci sarà l’ennesimo esito scenico che per ora ho chiamato “Una, nessuna o un milione”. E’  una costante palestra anche per me, un laboratorio di esperimenti. Ossigeno.

Mi è stato chiesto di crescere. Ci stiamo lavorando. Non so, forse voglio credere che ho ancora tanta strada da fare nel mondo dei grandi, ma anche qui, nessuno accetta più che io sbagli, chieda aiuto, cerchi il confronto per crescere e farmi uomo. L’emblema di tutto questo è il rapporto coi miei genitori fino a un paio d’anni fa: la pretesa di un figlio adulto e responsabile che a loro piacimento trattavano da ragazzino idiota. Poi ho sbottato. Ho messo sul piatto la mia vita, i successi ottenuti con e senza di loro, gli ho detto che ero innamorato, gli ho detto di chi e quali erano le mie intenzioni, gli ho fatto capire che era diventato un gioco alla pari tra me e loro. E così è. Ma è tremendamente difficile crescere e non sentirti sempre più vicino alla fine. So che non è così, mi han detto che la vita ti tiene sempre sulla corda, ma per me un punto guadagnato significa fine di quella battaglia. E fine non è una parola che mi sconfinfera.

Mi è stato chiesto di andare all’inferno. Sono tornato. Io sono una fenice. A molte persone e a tante situazioni questo mio status non ha fatto comodo. Mi sono comportato molto male nella mia vita, ma anche molto bene, eppure di maledizioni senza perdono me ne sono beccato a fiotti. Eppure le ho sempre digerite, evitate o rilanciate. Mi sono sempre rialzato e ce l’ho sempre fatta. Nonostante tutto e tutti, e ogni volta ero sempre più forte. Si.

Mi è stato chiesto di salvare Atlantide. Ci sto provando.

Mi è stato chiesto di cambiare, ma chi è nato rotondo non muore quadrato.  Illusi.

Mi è stato chiesto di essere perfetto. No.

Mi è stato chiesto di amare incondizionatamente. Ni.

Mi è stato chiesto di perdonare. No.

Mi è stato chiesto di essere. Si.

Mi è stato chiesto di me. Eccomi.

W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R W O N D E R

In mezzo a una bolgia divertente c’è quasi un impulso irrefrenabile a raccontarmi cose tremendamente seriose. Perchè? No answer.

Forse ispiro fiducia, mi ha detto Flavia da Nurberg, la Principessa Garnett. La prossima volta farò, seguendo un suo consiglio, spallucce. Poi dirò “Su con la vita” dando una pacchetta sulla spalla altrui e fuggirò. Funziona. L’avrò visto fare a Flavia da Nurberg, la Principessa Garnett, mille volte. Quella ragazza è un piccolo genio. E dire che me ne avevano parlato tutti malissimo… L’acqua cheta distrugge i ponti invece.

 
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Pubblicato da su 26 marzo 2009 in non classificato

 

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Spettri d’Acque Profonde

arkhee_shoutFinalmente il viaggio è iniziato, non a febbraio quando abbiamo cominciato a prepararlo, ma adesso che è on line in the world wide web, nella ragnatela intorno al mondo. Perchè partiamo ora, prima facevamo le valigie e ora che il tempo stringe, siamo sempre più pronti al progetto estivo del baratto teatrale che l’anno scorso è stato un successo e che quest’anno sarà ancor più organizzato in grande.

Questo video, di cui trovi il link sotto, è lo studio su “Spettri” di Henrik Ibsen, da un punto di vista tutto mio.

Un viaggio mentale… “Spettri, si, un paragone appropriato”,  Spettri d’acque profonde,  anzi,  profondissime, dove non riconosci più il fresco scorrere delle impressione dal gelido lago dell’incoscienza.

Spettri d’Acque Profonde è un progetto di baratto teatrale www.ilbaratto.wordpress.com

Direzione e Montaggio – Andrea Ibba Monni

con

Andrea Ibba Monni

Andreina del Raso

Giulia Paderi

Comparsi nello scorrere della coscienza: Mauro Ferrari, Camilla Mulas, Alessio Pes

CLICCA QUI PER VEDERE  SPETTRI D’ACQUE PROFONDE

 
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Pubblicato da su 24 marzo 2009 in non classificato

 

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Desperate Dandy e Andreina

desperateSi, Andreina ha sempre ragione.

Lei è una persona fantastica, ha un entusiasmo che spesso viene frainteso e deriso, invece è tutto ciò che si dovrebbe essere in età matura: saggi ma smaliziati e innocenti. E’ una donna ormai nonna di splendide bambine che sembrano angeli scesi in terra, ma è un tipo che si mimetizza tra quelle pargole, tant’è la sua gioia di vivere e il modo in cui si butta sulla vita. E’ una mia compagna di teatro e l’unica persona, a parte Ga’, che è anche Amica nella vita. E dire che Amici ne ho proprio pochissimi, a teatro c’è solo lei. Lei che mi intercetta al foyer di un teatro, ero bambino e la gente si cagava solo mia madre che era all’apice della carriera. Lei invece mi guarda, mi chiede chi sono e cominciamo a parlare di libri. Lei che mi chiama a recitare per quel teatro (la mia gavetta), lei che mi presenta PFZ, lei che c’è sempre, lei che è una vera Attrice con una professionalità rara, lei che è sbadata come me, lei che mi dà sempre saggi consigli. Unica.

Perché ha sempre ragione? Potrei elencare all’infinito, ma mi soffermo sull’ultima sua telefonata, poco fa, di primo mattino. Suonava più o meno così:

“Abbello che c’avevi ieri alle prove? Mi sembravi stanco, stai facendo troppe cose, perché non ti riposi un po’? Mi permetto di farti da vicemamma, lo sai che c’abbiamo un rapporto io e te…dai ciao ciao”

Così, senza lasciarmi spazio alla risposta, una discrezione che ho sempre ammirato e subito fatto mia. Quel te-lo-dico-perché-ti-voglio-bene-ma-non-sono-cazzi-miei che adoro. Ecco, per questo Andreina ha ragione. E sarà perché è l’ennesima volta, sarà perché quando ho risposto ero fresco come un pesce crudo fuori dal frigo per tre settimane, mi sono commosso. No, non ho pianto, mi sono commosso dentro, che è ancora più profondo come concetto. Inesplicabile.

Invece ho pianto l’altro giorno. Guardando la settima puntata della terza serie di Desperate Housewives, titolata “Bang”, in cui moriva un po’ di gente e Mary ALice Young compariva nei sogni di Lynette Scavo. E io giù a piangere come un vitello. Si, Andreina ha sempre ragione: sono troppo stanco.

 
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Pubblicato da su 20 marzo 2009 in non classificato

 

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Destinazione libertà.

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Oh freedom, oh cielo io tremo un po’. E’ il vento o il mare, noi insieme qui, mentre un’altra estate muore già.

Oh freedom, oh amico mi mancherai, io parto nel viaggio, la libertà.

Pensami se un giorno torni qua, io penso a voi se un giorno tornerò qua, io penso a voi se un giorno tornerò qua. Se un giorno tornerò… Oh freedom

(Freedom, Timoria)

Ieri siamo andati in un locale a salutare due amici che partono, Francesca e Raimondo. La malinconia prende oggi, ieri sera l’ho lasciata a chi li conosce da più tempo e aveva bisogno di manifestarla.  E’ stata una serata strana. Ma c’erano due delle mie quadratine Altlantidee, abbiamo cantato al karaoke, una delle mie migliori performances, sembravo un redivivo Baroni…mi posso dire bravo da solo? Certo che si, questa è casa mia e faccio ciò che voglio! Bravo Dandy! E un po’ di impressione l’ho provata quando mi hanno chiamato a “dedicare una canzone a cappella ai partenti” e tutti insieme, o quasi (perché mancava qualcuno), come ai vecchi tempi, o quasi (perché siamo persone abbastanza diverse, chi più chi meno), abbiamo cantato “Freedom” dei Timoria, o quasi (perché come sempre non ricordavo le parole). Io, Ga’, Wallace, Rita, Checcho, Patatina e la sua Claudia, Fagiolino, Francesca e Raimondo tutti abbracciati in semicerchio a sgolarci con Renga e i suoi. E Karen lontana a guardare una scena che forse non le è mai piaciuta tanto. Non ci crede forse. Boh. Io e lei abbiamo due visioni dell’amicizia molto diverse e ho imparato ad accettarlo.

Mah.

Ne è passata di acqua sotto i ponti, eppure era una bella estate quella del 2007, sopratutto la fine. Si respirava amicizia vera, spensieratezza, voglia di condividere senza impegno. Poi tra di loro hanno litigato tutti con tutti e “il gruppo” ha preso un po’ strade diverse. Potevano evitare molte cose secondo me, ma alla fine solo loro sanno i vari perché e poi l’importante è che nessuno si sia dimenticato niente. Quando un’amicizia finisce, ma poi ci si può trovare abbracciati a cantare una canzone tutti insieme e a piangere, allora ne è valsa la pena. E’ quando di un’amicizia non resta nulla che ci si deve rendere conto di aver perso tempo.

E ora partono. Francesca e Raimondo sono stati due amici che ho visto innamorarsi. Sono stato il primo a capire che c’era qualcosa, anche quando loro non lo avevano ancora capito. Sono stato chiamato prima da uno e poi dall’altra per avere consigli. Lui ha 22 anni, lei quasi 31, e sono una bellissima coppia perché lei ha saputo tornare “bambina” e lui ha saputo diventare più maturo. E così dev’essere. E ora han fatto un colpo di testa, una vera botta di vita. Lasciano tutto e tutti e vanno a Tenerife a cercare una vita ancor migliore.

Non posso dir nulla ora, ho un po’ di magone, scrivo solo banalità.

Mucha suerte amigos.


 
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Pubblicato da su 19 marzo 2009 in non classificato

 

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“disclaimer” vuol dire “diniego” e “diniego” significa “negazione, rifiuto”

Stanco. Canticchio seek and tired di Anastacia di continuo e non ne posso fare a meno. Ho voglia di smettere di scrivere ogni volta che qualcuno usa questo sito per credere di sapere cosa penso. Cazzate. Scrivo cazzate, ma se leggi cazzate non è colpa mia. Gli occhi di chi guarda sono importanti. Così come i retroscena di chi scrive. Non voglio essere giudicato per questi post su questo blogghetto. Peggio per chi lo fa (non è la prima volta che mi capita, ma mi cascano le braccia): i complimenti che ricevo e le critiche che mi si muovono non hanno fondamenta. E’ aria. Fritta. Scrivo banalità, acqua calda. E se qualcuno dà più importanza a queste cose rispetto  a quella che do io, è fuori strada. Non ci posso fare nulla, lo so. Ma perché mai bisogna dare peso a cose che scrivo mentre ascolto The Puppini Sisters, scarico Desperate Housewives (third season per la precisione) e navigo sui siti porno? It doesn’t make sense.

Non si può usare contro di me sopratutto una cosa che è tuttaltro che negativa. Cazzo.

Polemico, come sempre, as usual. E mi sto trattenendo dallo scrivere in inglese, cosa che faccio quando sono agitato. A distanza di quattro anni dal mio eramsus in Inghilterra mi agito in inglese  e certe volte so come si dice una parola in inglese ma non ricordo il corrispettivo in italiano. Cosa c’entra? Nulla, cerco di distrarmi. Riapro questo artcolo e lo aggiorno con questo paragrafo in cui esprimo un po’ di cose. Numero uno mi sto rincoglionendo a guardare le Casalinghe Disperate; numero due ho ancora da raccontare dello scherzo-esperimento sociologico che ho fatto questi giorni; numero tre devo pensare di meno, troppa masturbazione mentale; numero quattro domani giornata di coppia.

Che poi è oggi, domenica 15 marzo duemilanove. Solo io e Ga’. Il mare e il sole (ed era ora facesse bel tempo), le carteda gioco e le lenzuola. Il cibo e un buon film (ho scelto Un Giorno Perfetto di Ferzan Ozpetek). E speriamo sia un giorno perfetto.

Rifletto, mi specchio, sospiro, mi muovo, cambio, cresco e rimugino. Evolvo, evanesco.

Puff.

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Pubblicato da su 14 marzo 2009 in non classificato

 

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Un paio di metodi anti-sfiga: perché non si sa mai

cy16413721englands-frank-laQuando le cose sembrano andare meglio;

Quando la mattina ti svegli e sorridi alla vita;

Quando hai voglia solo di amore e serenità;

Quando tutto sembra rosa shocking;

Attento: te la stanno per mettere in quel posto.

Nessuna cosa va storta, anzi tutto procede benissimo, il fatto è che cerco di vedere la vita con molta cautela perché non si sa mai cosa potrebbe accadere, sopratutto ora che saremo in tre a breve, ora che stanno per succedere tantissime cose importanti a scadenze brevissime.

Mancano esattamente 18 giorni al debutto dello spettacolo che stiamo preparando da gennaio: Mercante di Libertà, storia di San Pietro Nolasco, che fondò l’Ordine dei Mercedari, una comunità che aveva il proposito di riscattare gli schiavi cristiani che i musulmani catturavano nel Mediterraneo, a costo di scamnbiarli con loro stessi “offrirsi fino a sacrificare la propria vita, nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici”. Uno spettacolo bellissimo. Le mie azioni antisfiga sono allertate: che nessuno pronunci questo titolo dell’opera di Shakespeare in mia presenza, rischio di essere violento. L’ultima volta che un coglione osò gridare quel nome più volte  perché non credeva alla sfiga della “scottish play” di Shakespeare,  lo spettacolo andò malissimo nel senso che a un attore morì un amico, un altro  si ammalò, la produttrice abbandonò, la scenografia cedette alle prove generali, l’attore protagonista si spaccò una gamba salendo le scale della scena che franarono e si dovettero sostituire tre personaggi. Per la cronaca lo spettacolo era il mio debutto inglese da regista, Pinocchio: true fake! e il coglione che osò gridare quel nome più volte perché non credeva alla sfiga della “scottish play” di Shakespeare ero io. Chi è causa del suo male pianga se stesso. E se il copione cade a terra, prima di raccoglierlo lo batto a terra tre volte e guai a chi non lo fa. Tutto qua, non ho altri metodi scaccia-sfiga, fondamentalmente non ci credo, ma non si sa mai.

Ecco perché, dopo che è andato a monte il nostro ultimo viaggio, il prossimo è già top secret da mesi, perché da mesi organizzato in gran segreto. Facciamo che se non scrivo più da una settimana è perché sono partito? Ok, bene. Preferisco tenere la cosa segreta. Funziona, funziona.

Buon week-end.

 
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Pubblicato da su 14 marzo 2009 in non classificato

 

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Sfogo a mezzo canoro.

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La mia ignoranza è sconfinata. Io sono un tipo eclettico al limite della superficialità secondo me. Della serie di tutto un po’ per intenderci. Ho i miei punti culturali forti ma non è abbastanza,  sempre secondo me. Scopro così recentemente, grazie alle Atlantidee, il testo di questa canzone che è un po’ il filo conduttore di stavolta.

Lucio Battisti signore e signori, mica pizza co’ li fichi.

In un mondo che non ci vuole più  il mio canto libero sei tu. E l’immensità si apre intorno a noi al di là del limite degli occhi tuoi. Nasce il sentimento, nasce in mezzo al pianto  e s’innalza altissimo e va; e vola sulle accuse della gente a tutti i suoi retaggi indifferente sorretto da un anelito d’amore di vero amore. Pietre un giorno case ricoperte dalle rose selvatiche  rivivono ci chiamano. Boschi abbandonati perciò sopravvissuti vergini  si aprono ormai ci abbracciano. Nuove sensazioni giovani emozioni si esprimono purissime in noi. La veste dei fantasmi del passato cadendo lascia il quadro immacolato e s’alza un vento tiepido d’amore di vero amore.
E riscopro te dolce compagna che non sai domandare ma sai che ovunque andrai al fianco tuo mi avrai se tu lo vuoi.

Detesto il sentire comune, il pensare comune, la gente comune. Comune per me è sinonimo di mediocre. Mi sono sempre distinto dalla massa, a tutti i costi, anche per il gusto di andare controcorrente come mammà mi raccontava che faceva quando era ragazza: negli anni ’70 era l’unica a dichiararsi apertamente fascista in un mondo giovane di comunisti e si beccò sputi e risse anche se non sapeva cos’era il fascismo (il limite tra anticonformista e idiota è da sempre molto molto sottile). E alla fine diciamo che ci ho preso gusto e anticonformista ci sono diventato davvero, perché grazie agli studi che ho fatto e alle esperienze che ho passato ho scoperto che ciò che era largamente condiviso era anche ciò che mi repelleva, perché si basava e si alimentava di inconsapevolezza. Ed è così che anche io, come la mia mamma, mi sono cacciato nei guai. Più o meno gravi. Sono stato lapidato fuori da scuola ad esempio. Quella sassaiola mi è rimasta impressa, anche perché ho rischiato la cecità solo perché ero uno che tirava dritto per la sua strada. E lo sono tuttora e tuttora mi becco dei sassi (grazie al cielo in senso figurato) ma spesso è stancante, spiacevole, faticoso. E’ faticoso essere me.

Mi scontri con un mondo che non mi vuole, con le accuse della gente e i suoi retaggi più di quanto vorrei augurare al mio peggior nemico. La diversità è sempre ostacolata. E non parlo di tendenze sessuali, razza, religione o cose così. Parlo di personalità. Parlo di essere. Parlo del dolore nello scoprire che dai il tuo cuore a qualcuno che prima o poi ne viene fuori che è pronto a pagarti un prezzo non-si-dà-niente-per-niente. Questa è la cosa che più mi atterrisce e mi fa stare di sasso: la gente che non crede e non crederà mai all’amicizia, all’affetto, alla stima incondizionati. Ci dev’essere sempre qualcosa sotto.

E poi c’è chi ti pugnala quando si sente scoperto. Scoperto nel senso di nudo. Magari tu vuoi bene a delle persone. magari queste persone sono giovani e inesperte. Magari giocano a fare già le donne e gli uomini e non hanno idea di quanto sia in realtà una sofferenza e una responsabilità essere donne e uomini. Ma tu vuoi aiutarli in questo gioco, perché non è mai male cercare di crescere. E li tratti da donne e uomini, alla pari, perché solo alla pari si può crescere insieme. Ovviamente sei tu a sbagliare, perché non si può mettere una persona davanti a uno specchio e aspettarsi che ti ringrazi. E quindi si inferocisce e ti dice delle cose che sono sassi scagliati che ti fanno male. Le persone davanti allo specchio devono arrivarci da sole, è una cosa troppo intima da condividere.

Si cresce sempre, non si smette mai. Tutto serve. Per fortuna.

Canta Eugenio Finardi:


C’era un tipo che viveva in un abbaino, per avere il cielo sempre vicino voleva passare sulla vita come un aeroplano perché a lui non importava niente di quello che faceva la gente: solo una cosa per lui era importante e si esercitava continuamente per sviluppare quel talento latente che è nascosto tra le pieghe della mente. E la notte sdraiato sul letto, guardando le stelle dalla finestra nel tetto con un messaggio voleva prendere contatto, diceva:

“Extraterrestre portami via voglio una stella che sia tutta mia. Extraterrestre vienimi a cercare voglio un pianeta su cui ricominciare”

Una notte il suo messaggio fu ricevuto ed in un istante é stato trasportato, senza dolore, su un pianeta sconosciuto . Il cielo un po’ più viola del normale, un po’ più caldo il sole, ma nell’aria un buon sapore: terra da esplorare, e dopo la terra il mare: un pianeta intero con cui giocare e lentamente la consapevolezza mista ad una dolce sicurezza: “l’universo é la mia fortezza!”

Ma dopo un po’ di tempo la sua sicurezza comincia a dare segni di incertezza,  si sente crescere dentro l’amarezza perché adesso che il suo scopo é stato realizzato si sente ancora vuoto, si accorge che in lui niente é cambiato ,  che le sue paure non se ne sono andate anzi che semmai sono aumentate dalla solitudine amplificate e adesso passa la vita a cercare ancora di comunicare con qualcuno che lo possa far tornare, dice:

“Extraterrestre portami via voglio tornare indietro a casa mia”.

 
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Pubblicato da su 12 marzo 2009 in non classificato

 

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E poi all’improvviso, sei arrivato tu

vitaPassato.

Quando tutto sembrava aver preso una piega abbastanza definita, senza bussare ma dolcemente, sei apparso tu che hai saputo dare luce a un grigiore abbastanza palese. Quando tutto sembrava aver preso una piega abbastanza definita, hai visto oltre, sei andato a cercare al di là di quel muro che mattone dopo mattone avevo tirato su con tanta perizia e moltissimo impegno. Li dentro, protetto dal mondo esterno riuscivo a farmi del male senza disturbo. E permettevo l’ingresso solo a chi mi prometteva di contribuire alla condanna che mi ero auto inflitto. Dovevo stare male, troppa era la lontananza da lei e nessuno avrebbe potuto capire come dovevano andare le cose. Quando tutto sembrava aver preso una piega abbastanza definita mi hai fatto scoprire l’amore che non chiede nulla in cambio. E per questo sarò per sempre felice.

Presente.

Ormai la nostra vita è definita, delineata e felice. Abbiamo una casa che  il nostro nido d’amore  e un’altra che è il tuo passato non sempre felice, ma che ti ha reso l’uomo forte che sei. Abbiamo una famiglia, e  siamo io e te. Abbiamo anche una famiglia che ci ama, ed è la mia famiglia d’origine. Abbiamo amici che ci vogliono bene. Abbiamo progetti, speranze, vita. Quando tutto sembra aver preso una piega abbastanza definita, il destino ci mette in condizioni di essere ancora più felici. Decidiamo di avere un bambino. Sei vita, sei il mio “zoi” e mi dai la vita.

Ti amo e ti amerò per sempre. Grazie e infinitamente grazie.

Mi hai reso e mi rendi sempre di più, l’uomo più felice del mondo: io ora sono l’uomo più vicino a dio.

Seven heaven.

 
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Pubblicato da su 10 marzo 2009 in non classificato

 

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saremo genitori!!!

finalmente è successo

nascerà a novembre

 
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Pubblicato da su 9 marzo 2009 in non classificato

 

Domani

Forse domani sapremo se le nostre vite cambieranno irrimediabilmente.

Incrocio le dita. Spero di si.

 
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Pubblicato da su 8 marzo 2009 in non classificato

 

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I sette vizi capitali

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I sette vizi capitali sono come i sette nani di Biancaneve: te ne ricordi sempre e solo sei, ricominci a elencarli, ma poi ti ritrovi sempre al punto di prima: sei.

Grazie a Wikipedia e ad uno spettacolo di danza che ho fatto a luglio, riesco ora a dirli tutti di fila e tra l’altro secondo una mia personale classifica li elenco a partire dal vizio che mi caratterizza maggiormente:

1. Lussuria: dedizione al piacere e al sesso; un buon 50% di me. L’ho fatto e lo farei ovunque, più volte, ripetutamente, in mille modi diversi e in situazioni estreme. Diciamo che potrei far arrossire  Melissa P. Vedo i suoi cento colpi di spazzola e rilancio con trenta colpi di phon. Tiè!

2. Gola: abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola; assolutamente un 20%. Non posso non fare copia e incolla del vizio precedente: l’ho fatto e lo farei ovunque, più volte, ripetutamente, in mille modi diversi e in situazioni estreme. Infatti appartengo alla categoria di Quelli della Dieta Perpetua: siamo un ordine mistico-religioso che adora idoli al cioccolato e crema pasticcera, ma il nostro Dio Bilancia ci punisce in continuazione. Disdetta.

3. Ira: il lasciarsi facilmente andare alla collera, qui siamo almeno al 11%. Memorabili le mie sfuriate e il modo in cui reagisco alle situazioni di nervosismo. Vi dico solo che ero troppo per il pubblico parlante di Amici, ho fatto dire “ma cazzo!” a Giovanni Paolo Secondo e fatto piangere Adriano Pappalardo e Mike Tyson. Scherzi a parte, chi mi cerca trova pane marmoreo per i suoi dentini da latte. Quando sbotto e scoppio è meglio mettersi al riparo.

4. Superbia: sfoggio della propria superiorità rispetto agli altri, 9% di me non ne può fare a meno. Seriamente è un problema, perché credo che inconsapevolemnte faccio sentire la gente a disagio, giudicata. Non lo faccio apposta, ma ho il sopracciglio sinistro che ha una vita propria e quando sento qualche cazzata colossale lui si alza perché vuole andare via. E credo che la gente lo noti. Sto stronzo mi fa fare certe figure…

5. Avarizia: mancanza di generosità, colui che è taccagno, ma in origine indicava la tendenza all’accumulo eccessivo ed ingiustificato, la tesaurizzazione. Prima la percentuale era più alta, oggi mi fermo al 5%, giuro! Diciamo che non mi piace sperperare adesso. Prima mi mettevo problemi per due euro di shampoo, facevo davvero schifo quanto ero avaro. Ora mi tratto meglio, guadagnandomi la pagnotta mi piace spenderla e spanderla senza eccessi alla Jennifer Lopez e il suo cesso d’oro.

6. Invidia: desiderio malsano verso chi possiede qualità, beni o situazioni migliori delle proprie. Se proprio lo devo quantificare vale 3%, ma è difficile che sia malsano in questo sentimento, rosico per la bellezza perfetta di certe persone e immagino come sarei se fossi un fusto sceso dal cielo. Oppure se avessi tanti soldi come qualcun altro. Ma non perdo tempo e energie a lanciare maledizioni e makumbe varie. Lascio ad altri queste cose.

7. Accidia: pigrizia, ozio, poca voglia di fare, apatia, disinteresse verso gli altri, verso se stessi e verso al vita. Mi fermo al 2% solo perché mi capita di essere accidioso 2 giorni su 100. Io sono colui che crede e porta avanti da anni la causa del ciclo spermatico maschile: non mi crede nessuno, ma ogni 90-100 giorni, noi uomini abbiamo un ricambio totale dello sperma nello scroto e conseguente sindrome premestruale come le donne: stronzi come le donne, col mal di testa come le donne, col mal di pancia come le donne, con poca voglia di fare come le donne. Insomma in quei giorni lì, chiaro?

Per la cronaca ho fatto anche uno spettacolo su Biancaneve ma lì non elencavo i nomi dei nani e quindi mi sono fregato su quel frangente. Cazzo.

foto tratta da www.river-blog.com

 
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Pubblicato da su 5 marzo 2009 in non classificato

 

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Cupido è morto, ma io sto piuttosto bene

cupido1 Abbiamo fatto la festa di auto finanziamento per il Rovermoot 2009, il gia citato Cupido Party che è andato benissimo sia a livello organizzativo che a livello di raccolta fondi. La gente s’è divertita, ha mangiato bene  e ha partecipato molto entusiasta. Oltre ogni aspettativa. Michy non c’era perché aveva l’influenza, Ile ha bellato tra crepes e torte, Julia ha fatto la sua porca figura, Manu è stata un’ape strepitosamente simpatica, Marta e la sua ananas flambé erano da paura, Giovanni ha venduto un po’ dibaci che però nessuno ha voluto sul serio e Ga’ a ritratto culi a destra e a manca. Poi gli Highlanders se la sono spassata, il Boscaiolo ha “cantato” Tiziano Ferro non stop, Aldo e Lalla erano i più eleganti di tutti, la mia Karen Walker ha duettato con Marie Antoinette per la seconda volta (dio c’è eccome!!), Wallace, Baloo e Banana se la sono risa sotto ai baffi birrosi e io e Aki ci siamo inaspettatamente esibiti in un duetto sanremese cantando La Forza Mia di Marco Carta e Sincerità di Arisa (e chi pensava di saperle?). Insomma l’amore ha trionfato come doveva succedere. E pure le finanze del Quadrato! E ora la domanda è solo una: chi ci libererà da tutta quella nutella che è avanzata ora che Cupido è morto per troppa glicemia e io sono a dieta forzata?

Avevo un sacco di pregiudizi sugli scout e la cosa sconcertante è che avevo ragione quasi su tutto, ma per fortuna c’è lo scautismo. In sostanza lo scautismo  è una sorta di dottrina che però è spesso violentata, messa in discussione e perpetrata male da quelli che si definiscono adepti e unici conservatori della vera fede. Come tutte le dottrine. Ma mi piace pensare che anche grazie a me, i ragazzi con cui sono in contatto  non diventeranno mai delle persone orribili che fanno dello scautismo un terreno di caccia al potere, caccia alle streghe, classismo, snobismo, falsità e ipocrisia. E lo dico nel mio piccolo, da ultimo arrivato e stavolta con cognizione di causa. Se non ci fosse del buono (e dei buoni) non starei certo al gioco. Mi diverto. Faccio servizio. Cammino, dormo in tenda, accendo fuochi, li spengo, mi faccio venire idee, parlo e dialogo con tutti i ragazzi, imparo cose nuove sia per me come individuo che per la mia vitain generale. Non ho la sacra passione come invece ce l’hanno in tanti. Prima me ne facevo quasi un problema, mi dicevo “faccio parte di una cosa che non mi fa svenare”. Ma poi ho visto che gli entusiasti  paladini scout sono quelli che meno potrebbero definirsi tali. E allora me la vivo da me. Come al solito senza farmi indottrinare, ma con spirito critico. Non l’avrei mai detto che sarei diventato un boy scout. E invece si. Cercavo qualcosa di concreto da fare come volontariato e mi son beccato proprio l’unica cosa che ho sempre disdegnato nella mia vita. Chi disprezza compra si dice. Se non ci fossero i miei (ormai ex) lupetti, i ragazzi del reparto, le mie atlantidee non sarei certo con un foulard al collo.

Continua la mia opera di distruzione degli scout dall’interno….

 
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Pubblicato da su 3 marzo 2009 in non classificato

 

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Frasi da calnedario: Febbraio 2009

La bambina di quattro anni chiede: “Nonna ma è vero che sei una stronza?”

Mauro ha la coda di paglia: “Stavate parlando di me? No, perché ho sentito <<rincoglionito>>”

Il regista all’attrice: “Andreina non puoi fare anche la schiava! Sei la Madonna, sei tua zia, poi ti metti un bastone in culo e scopi pure il palco!”

 
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Pubblicato da su 2 marzo 2009 in non classificato

 

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