Archivio per 11 Agosto 2008

Le persone

Posted in non classificato on 11 Agosto 2008 by Andrea Ibba Monni

Siediti anche tu, per favore. Perché anche a te voglio raccontare una storia. Se mi farai la cortesia di ascoltarla e soprattutto di sentirla, sentirla col cuore e con le viscere, ti prometto che nulla sarà più come prima. Qualcosa deve cambiare, sennò non avrebbe senso mettersi a sedere e leggere delle parole insignificanti oppure dei significati senza le parole giuste. E allora mi ci metto di impegno a scrivere questa lettera per cercare con le parole giuste i significati giusti di provocare un cambiamento giusto. O almeno questo è ciò che spero.

Mi ci è voluto tanto e forse fin troppo tempo per decidermi a buttare giù queste righe, perché quando si parla di amore non lo si deve fare alla leggera, ma bisogna dosare bene le forze in gioco: dall’anima bisogna filtrare con la mente, e dalla mente c’è un filtro che passa per le mani. E poi bisogna scrivere in maniera opportuna (correttamente e intelligibilmente) e far si che i filtri che ci metterai tu (i tuoi occhi e il cuore e le viscere) non abbiano tanta influenza. Si parla d’amore per dio, mica del sesso degli angeli o delle frivolezze qualsiasi.

Questa storia inizia adesso, nel momento in cui la scrivo, forse nel momento in cui la leggi. No, prima no, perché l’amore è nella storia del mondo e quindi non riuscendo ad attribuirle una data di nascita, non riesco neanche a darle una scadenza. È eterna: sempre ci sono state e sempre ci saranno le storie che parlano d’amore. Pensa a quelle eterne perché vere o verosimili della storia o della letteratura.

Questa storia parla di Francesco e di come ha vissuto e vive l’amore. Ha smesso di cercare le ragioni per le quali ha certe abitudini durante la quotidianità e cerca anche di correggere quelle che reputa sbagliate, quindi ha deciso di non interrogarsi brutalmente sulle ragioni che legano la sua visione dell’amore alla sofferenza. Si, Francesco soffre, soffre da sempre e in maniere sempre diverse su come, quando e perché le circostanze che lo legano alle relazioni con il mondo sono strane. Francesco vuole la normalità, ma vorrebbe anche capire cosa significa la normalità per poi ottenerla e fare come fanno gli altri, per i quali tutto è più facile, tutto è più lineare, meno difficile. Cosi a lui sembra.

Francesco non vuole sapere perché si sente da una vita un combattente che forse perderà la battaglia, che forse si ritroverà davvero solo al mondo. Questo perché non vuole dare le colpe della sua situazione alla sua famiglia o alle persone che l’hanno circondato fino ad ora: un po’ perché ha paura che la colpa sia davvero la loro e non vuole odiarli, un po’ perché pensa che la colpa sia solo la sua, anzi, del destino che ha voluto questa anormalità per tutte le cose che gli sono accadute.

Cominciamo dall’inizio: anormale è stata la sua nascita, podalica e sofferta; anormale la sua crescita circondato solo da donne; anormale il rapporto con suo padre che è sempre stato apparentemente lontano e distaccato; anormale il rapporto con il suo corpo troppo grande e grosso per la sua età e poi troppo pieno di acne e poi troppo magro e sgraziato repentinamente; anormale il suo andamento scolastico che dal mediocre raggiungeva picchi di eccellenza e poi di mediocrità in un turbinio di liti e polemiche infinite con insegnanti; anormali le sue amicizie che si aprono con passione e si chiudono con disprezzo; spesso coi soldi necessari a tutto e spesso a fare la fame quando nessuno lo verrà mai a sapere. Anormale in tutto, anormale per tutto, dalla A alla Z.

Anormale anche l’amore che prova. Francesco è innamorato di se stesso finalmente. Ha imparato ad avere l’unica cosa normale della sua vita: si ama incondizionatamente. Francesco ha stabilito la sua scala di valori e di priorità e la rispetta. Francesco rispetta se stesso e ciò che vuole. Francesco decide sui suoi sentimenti. Francesco ama le donne. Francesco ama gli uomini. Francesco ama sia le donne che gli uomini, anzi, come dice lui, Francesco “ama le persone”. Inconsapevolmente o meno Francesco ha fatto l’anormalità una sua caratteristica e non crede che ci sia nulla di male in tutto ciò. Francesco è felice di essere nato grande, di essere cresciuto grasso e brufoloso, di avere avuto la famiglia che ha avuto, di aver litigato con i docenti ignoranti e di non essersi mai ammazzato per avere un andamento scolastico lineare, Francesco è orgoglioso delle amicizie nate con precocità e morte con amarezza, gli dispiace di passare periodi di disagio economico ma è la vita. La cosa importante è che ama se stesso e “le persone”.

È stato picchiato, deriso, assoggettato, minacciato, usato, lapidato, isolato e chissà che altro ancora perché ama “le persone”. Ora la cosa che più lo rattrista è il fatto che le botte, le prese in giro, le minacce, le pietre scagliategli e tutto il resto, siano state frutto di cattiveria, di ignoranza: ma rifarebbe tutto, rivivrebbe tutto, perché senza tutto quel bagaglio di vita, di cose belle e di brutte esperienze, di persone conosciute e addii irrimediabili, di un papà distante e di una madre ancora più assente, Francesco non sarebbe ciò che adesso è: una persona che ama se stessa, che ama “le persone” e che non prova rancore per nulla e per nessuno.

Gli chiedo perché senta quest’impellenza di raccontarmi e raccontarti queste cose. Perché diavolo ha bisogno di spiegarci quest’amore bisessuale? Grande e vaccinato com’è, ormai nessuno lo picchierà più, nessuno lo potrà più rendere oggetto di scherno, insulti o bersaglio di pietre. La risposta è semplice. Francesco ha pianto. Francesco ha pianto tanto e forse troppo per tutte queste cose e ora vuole sapere se lo possiamo accettare cosi com’è, un bisessuale che ama “le persone”, vuole sapere se rispettiamo il suo passato solitario di sofferenza e di solitudine, Francesco vuole sapere se può contare su di me. Su di te può contare?

Francesco si è reso conto presto che provava lo stesso amore per le donne così come per gli uomini, un amore che va al di la dell’aspetto esteriore e del tipo di organi genitali che una persona si porta addosso. Un amore frutto di un’anima che parla ad un’anima senza preconcetti di sorta. Punto e basta. Anche se suo padre non gli parlava perché è stato assente fisicamente, l’assenza di sua madre è stata la medesima (perché una presenza distratta è come un’assenza, se non peggio), la loro educazione gli faceva capire che forse era sbagliato questo amore promiscuo. La solitudine che lo ha avviluppato per anni e anni di adolescenza prima lo ha arrestato, giudicato e condannato, colpevole di essere un anormale. Ma negli anni di carcere sentimentale, di cella di isolamento sociale, Francesco ha capito che forse era tutto il resto un errore, che forse la famiglia tradizionale come istituzione, la coppia eterosessuale o la vita dedicata a dio erano solo scelte fra tante, non le uniche scelte possibili. Una persona sceglie, deve scegliere. E spesso lo fa senza rendersene conto, andando verso ciò che a lei pare naturale. E per Francesco è naturale amare sia le donne che gli uomini, lontano dallo stereotipo che non ha mai capito e mai ha condiviso del macho conquistatore di mille fanciulle o dell’omosessuale gaio e poco maschio che vive l’amore soffrendo per sempre di una deficienza che si attribuisce da solo. Mai confondere l’amore col sesso e mai vivere ghettizzandosi e sentendosi diversi: la vergogna è il vergognarsi di ciò che si è.

E in questi tempi, dove ci si richiama alla famiglia come valore, Francesco pensa che l’unico valore a cui ci si debba aggrappare sia il valore dell’amore. E nel nome dell’amore fa la sua piccola rivoluzione, la rivoluzione individuale, la sola che è in grado, secondo lui, di cambiare il mondo. Perché l’uomo diventa forte quando riesce ad essere solo, la forza che ne deriva dall’unione con altre persone può essere solo espressione amplificata di una forza del singolo, sennò è gregge e come gregge è destinato a non cambiare nulla nella società.

Ci sono casi in cui parlare diventa un obbligo morale, un diritto irrinunciabile e un dovere verso se stessi e il mondo che ci circonda. E cosi l’amore lo spinge a parlare, a renderci partecipi senza pretendere nient’altro che l’ascolto e il sentire con il cuore e con le viscere. Perché non c’è niente di più normale che parlare ed essere ascoltati. Normale è avere la possibilità di essere ciò che si è senza essere giudicati se non da se stessi. Normale è il poter decidere della propria persona senza essere contestati. La normalità è questa.

Avendo avuto un percorso di vita anormale, nessuno ha mai ascoltato Francesco quando parlava ad eccezione del suo migliore amico che però ora è lontano. E si è giudicato, dio solo lo sa quanto è stato severo con se stesso quando s’interrogava sulle sue scelte consapevoli e sulle scelte istintivamente naturali che faceva. È stato contestato quando cercava di decidere di se stesso e mai è stato appoggiato se non da qualcuno che sporadicamente pareva stargli vicino: è stato il peggior giudice di se stesso e le condanne che si è inflitto non sono mai state tenere. Ma ora si sente un uomo libero, ha espiato ogni colpa che gli pareva dovesse scontare e il ciclo di sofferenza è chiuso.

Non vuole da me e da te un’approvazione oppure un giudizio. Vuole poter contare sul fatto che noi accettiamo lui e il suo passato e il suo presente e il suo futuro. Vuole parlare ed essere ascoltato. Essere sentito. Vuole che la normalità, la sua normalità, venga raggiunta.

Nel nome dell’amore.

Con la speranza di aver cambiato le cose